.Nisargadatta Maharaj. La meraviglia è l'alba della sapienza

L’appercezione in cui tutto sorge, è questa la realtà. Un’appercezione pura e chiara, quella che chiamano l’occhio di Dio.Karl Renz

« La persona non- risvegliata vive nel suo mondo, la persona risvegliata vive nel mondo. » Andrew Cohen

Finché immagino "come dovrei essere", continuerò ad essere quello che sono ora.U.G.Krishnamurti

"Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti." Eraclito

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezzaBenjamin Franklin

In televisione non c'è la pubblicità, il mezzo televisivo è "solo" pubblicità.Dioniso 777


Upton Sinclair, “è difficile far capire qualcosa ad un uomo quando il suo stipendio dipende dal suo non capire”.


mercoledì 30 aprile 2014

Putin: “In Russia leggi russe. Chi preferisce leggi islamiche vada da un’altra parte”

Le fonti più grandi di gioia,sono le DIVERSITA,viva perciò le varie nazionalità,per chi ama il multiculturalismo  ci sono tanti stati come brasile ,stati uniti, numerosi stati europei,tuteliamo le identita nazionali,i canguri sono compatibili solo in australia,ogni regione deve tutelare le sue originaltà.
Vladimir Putin: “Chi non vuole parlare russo e rispettare leggi russe può tranquillamente andarsene da qualche altra parte. La Russia non ha bisogno di queste minoranze e non abbiamo intenzione di cambiare le nostre leggi per loro”
Putin-cnbc
Vladimir Putin, il presidente russo, ha indirizzato alla Duma (il Parlamento russo) un discorso riguardante le tensioni con alcune minoranze:
In Russia vivono i russi. Qualsiasi mino­ranza, da qualsiasi luogo, se vuole vivere in Russia, per lavorare e mangiare in Russia, dovrebbe parlare russo, e dovrebbe rispet­tare le leggi russe. Se preferiscono la legge della Sharia, allora noi li consigliamo di an­darsene in quei Paesi dove questa è la legge dello Stato. La Russia non ha bisogno di minoranze. Le minoranze hanno bisogno della Russia, e noi non concederemo loro privilegi speciali, o provare a cambiare le nostre leggi per soddisfare i loro desideri: non importa quanto forte urleranno ‘ discr­iminazione’.
Noi apprendiamo dai suicidi in America, In­ghilterra, Olanda e Francia, se vogliamo sopravvivere come nazione. Gli usi e le tradizioni russe non sono compatibili con la mancanza di cultura o dei modi primitivi della maggior parte delle minoranze.
Quando questo onorevole corpo legislativo pensa di creare nuove leggi, dovrebbe avere in mente prima l’interesse nazionale, osse­rvando che le minoranze non sono russi.
I politici della Duma hanno tributato a Putin una standing ovation di cinque minuti!

Accumulare soldi per comprarci della sofferenza

Conosco tante persone
che accumulano soldi per andare in case di riposo
probabilmente il loro sogno si avvererà,
ognuno con i propri pensieri 
crea la propria realtà,
per me sono proprio coglioni,
esistono modi molto più intelligenti
per utilizzare i soldi, 
ma come dice un amico,
è meglio che mi faccio 
 i cazzi miei.
Ma vedere certe follie
a mio avviso
denota soltanto
quanto l"umanita sia caduta in basso,
meglio sti selvaggi qua sotto.



martedì 29 aprile 2014

Specchiati

Non hai idea di quanto sia stato difficile
trovare un dono da portarti.
Nulla sembrava la cosa giusta.
Che senso ha portare oro ad una miniera d"oro,
oppure acqua all"oceano.
Ogni cosa che trovavo
era come portare spezie in oriente.
Non ti posso donare il mio cuore e la mia anima
perchè sono già Tue.
Cosi ti ho portato uno specchio.
Guardami e ricordami.

Moulâna Jalâl âl-Dîn Rûmî





Tutto quanto

Tutto quanto concerne l'Anima si 
svela spontaneamente ed ogni 
sforzo razionale non fa che allontanarla. 
Questo perche' la sua natura 
non e' fenomenica. Si coglie 
col cuore come una poesia,come 
un'opera d'arte. Si sente,si ama 
ma nessun concetto,come ombra 
fugace,e' ad essa adeguato".
Jalal al-Din Rumi

domenica 27 aprile 2014

Sonniferi la paura

La paura ,colei che addormenta più di tutti la coscienza.Ultimo post sui metodi per addormentare la coscienza 
I pensieri di paura poi,qui non tutti probabilmente riusciranno a seguirmi,creeranno la violenza,parlo con una metafora,non la faccio lunga,perche certe cose non sono dimostrabili anche se per me sono verissime.Se si incontra un cane,non addomesticato,e si ha paura dello stesso,non c"è scampo si sarà assaliti,la nostra paura agira come un magnete,ed attirera l"evento,i nostri pensieri creano la realta,e chi è ossessionato dalla paura dei diversi,state sicuri che presto o tardi saranno assaliti dagli stessi diversi.Ma non è il diverso che assale voi, siete voi che  lo permettete,voi attirerete il diverso,in quanto la realta di ognuno è frutto dei pensieri predominanti,ed avere sempre pensieri di paura ,FARA INESORABILMENTE TRAMUTARE IN REALTA LA PAURA.

Per questo in televisione,invece di darci belle notizie ci ossessionano con le piu brutte disgrazie,una persona che ha paura,mai sara creativa,mai sara indagatrice,mai capira il mondo,e chi dirige questo manicomio umano,potra continuare a farlo.
Addestrare la mente all"esplorazione a porsi domande,è impossibile per chi è ossessionato dalla paura,che al più chiedera protezione allo stato alla polizia,nel caso delle malattie alle autorita mediche,INVECE d"INDAGARE SULL"ORIGINE DI QUESTA PAURA;CHE NON é UN FATTORE ESTERNO BENSI INTERIORE.Chiudo con un fatto che mai dimentichero,e che riguarda la mia infanzia.Ho una madre ossessionata dalle vipere,bene tutte le volte che con i miei compagni andavo a caccia di lucertole,nei boschi vicino casa,be io ero ossessionato in continuazione dall"essere morsicato dalla vipera,non andavo a lucertole pensavo alle vipere.Mi ci sono voluti tantissimi anni per superare questo incubo,mai sarei potuto andare  nel sudest asiatico e nella giungla con tale paranoia,perciò chiudo,LA PAURA RIDUCE LE NOSTRE PERCEZIONI,CI SI PERDE L"IMMENSITA MERAVIGLIOSA DELLA VITA,MENO SI PERCEPISCE E MENO SI COMPRENDE,LA PAURA CI CHIUDE NELLA GABBIA DEI NOSTRI PENSIERI,MAI SI COMPRENDERA CHI SIAMO E IL MONDO.
LA PAURA é LA PRIGIONE MENTALE INSTALLATA DAL SISTEMA PREDOMINANTE;CHI NON HA PAURA,NON PUO CHE SCOPRIRE LE PROPRIE IMMENSE POTENZIALITA,LA CASTA PREDOMINANTE,HA CAPITO MOLTO BENE CHE PER CONTINUARE A REGNARE,DEVE SOPPRIMERE LO SVILUPPO NATURALE DELL"INTELLIGENZA,LA PAURA é UNO DEGLI STRUMENTI PIù OPPURTUNI PER RENDERCI CIECHI.

giovedì 24 aprile 2014

Hopkins: filiera corta, la nostra rivoluzione fa miracoli

Se la crescita globale e globalizzata andava bene per il ventesimo secolo, quando c’erano combustibili fossili a basso prezzo, ora non è più fattibile. Bisogna utilizzare la resilienza e far sì che siano le persone normali a fare accadere il cambiamento. Io viaggio per tutto il mondo e vedo che queste cose stanno accadendo. I governi possono fare delle cose, le aziende e le imprese possono farne altre, ma per superare la crisi ci vuole la gente normale, che rappresenta la grande riserva di risorse, di energia, non sfruttata. Io sono uno dei fondatori del movimento “Transition Town, Transition Network”. Uno dei progetti che abbiamo in atto è proprio la Transition Town, la Totnes. “Transition” è un processo bottom up, parte dal basso verso l’alto per rendere la comunità locale resiliente. Non è un movimento politico, non è una cosa di destra odi sinistra, non è verde, non è contro la crescita né a favore della crescita, ma mira semplicemente a coinvolgere tutte le persone, la popolazione locale, nel creare questa forma di resilienza come forma di sviluppo economico.
Come forma di sviluppo abbiamo la creazione di società energetiche, di piccole società agricole, l’agricoltura urbana, il tentativo di rivitalizzare a Rob Hopkinslivello locale le comunità, dare supporto a agli imprenditori locali. Nella città di Bristol, una delle Transition Town, c’è la valuta locale, hanno fatto la Sterlina di Bristol con il supporto dell’amministrazione comunale. Uno dei progetti realizzato recentemente da Transition Network è “The New Economy in Twenty Enterprises”, la nuova economia in venti imprese. Abbiamo mappato tutto il territorio del Regno Unito e scelto venti imprese rappresentative dell’economia di transizione, che potevano essere replicate ovunque, non dipendenti perciò da una particolare situazione geografica o altro. Abbiamo scelto una banca della comunità, la comunità che aveva la propria valuta, piuttosto che il proprio sistema di trasporti, gestito dalla comunità, l’agricoltura, le aziende agricole della comunità, fonti energetiche.
Alcune di queste iniziative nascono e si sviluppano in modo del tutto spontaneo; la differenza che fa “Transition” è creare un collegamento tra tutte queste cose. Infatti dalla natura, dall’ecologia, abbiamo imparato che la cosa potente è il collegamento tra i vari elementi, che vanno così a formare un sistema. “Transition” fa questo: tesse il tessuto che collega l’economia locale, Bristol, transition peopleconsentendo a queste iniziative di parlare le une con le altre facendo sì che la resilienza della comunità diventi una forma di sviluppo economico.
“Transition” è nata nel Regno Unito nel 2005 e da allora si è diffusa in tutto il mondo: siamo presenti in 44 paesi e ci sono migliaia di iniziative “Transition” in tutto il mondo. E’ è un movimento che si auto-organizza, nel senso che noi non siamo come un franchising della Coca Cola, che è sempre uguale ovunque esso si trovi, il nostro modello è diverso a seconda di dove nasce.
C’è un movimento “Transition”, un’organizzazione, un Network Transition anche in Italia, che è stato uno dei primi posti a replicarlo, con grande successo, nel paese di Monteveglio, in provincia di Bologna. C’è questa storiamolto positiva, dove l’amministrazione locale ha promulgato una risoluzione per rendere il paese più resiliente, quindi esiste “Transition Italy”, Ci sono a disposizione possibilità di training, di collaborare a dei progetti. C’è una rete molto attiva, molto vitale, in Italia, cui ci si può collegare se si è interessati a “Transition”. Spesso pensiamo che il cambiamento possa accadere soltanto attraverso le proteste, i picchetti con i cartelli, le dimostrazioni, e sottovalutiamo quello che è il potere di ritirare il nostro supporto a ciò che non ci piace. C’è un movimento negli Stati Uniti che si chiama Divest, cioèMonteveglio“disinvestite”, che invita e incoraggia a disinvestire dal combustibile fossile per investire invece nelle rinnovabili.
Si può disinvestire in un modo molto semplice, cioè con la spesa che facciamo ogni giorno: invece di fare delle scelte di acquisto che vanno a privilegiare l’economia “corporate”, quella delle grandi aziende, si scelgono prodotti che stimolano la resilienza locale, una economia locale, più inclusiva. Ogni giorno possiamo scegliere dove depositare i nostri risparmi, se dare supporto alle aziende locali o meno. Ho letto, per esempio, che negli Stati Uniti, prima che scoppiasse la guerra con l’Iraq, l’amministrazione Bush aveva previsto le dimostrazioni, ma era anche altrettanto sicuro che quella protesta non si sarebbe tradotta in cambiamento di modello del consumo – infatti le persone non hanno smesso di comprare benzina. Quindi il sistema è concepito proprio per lasciar sfogo a questo rumore, a queste dimostrazioni, perché tanto questo non corrisponde a un cambiamento delle azioni delle persone. Oggi, dare supporto all’economia locale rappresenta una delle scelte più radicali che si possano fare.
(Rob Hopkins, “La transizione verso le economie locali”, sintesi del video-intervento di Hopkins sul blog di Beppe Grillo del 24 marzo 2014).

La vita

Per capire la vita
basta osservare madre natura
dove tutto muta e muore
per rinascere.
Non bisogna essere intellettuali
per capire il significato
di questa magica esistenza,
ogni giorno siamo inondati
dai magici raggi del sole
che poi scompaiono
ma il giorno dopo ci saranno ancora,
solo il giorno
 sarà un po diverso
ma il sole è sempre lui,
basta semplicemente
riflettere su ciò,
ed avere la risposta
su chi siamo veramente.

mercoledì 23 aprile 2014

Tutto

Son qui   son li
in alto    in basso
dolce amaro    bianco scuro
bene male    infinito e  uno 
la vita
un continuo immergersi
nelle più svariate esperienze
senza fermarsi mai.
Non può annoiarmi 
la vita
infatti le combinazioni sono infinite
le voglio gustare tutte
e ripeterle anche se impossibile
non è un problema
 se opportunamente distanziate
da milioni di altre esperienze.
Esistiamo solamente
per comprendere la nostra immortalità
immersa nelle infinite esperienze.
04 10 1994

  

martedì 22 aprile 2014

Aforismi

Riuscire ad abbandonare i trucchi e le astuzie: questo è il trucco più astuto!
Rumi
Esistono due tipi di sciocchi. Uno dice:
“Questo è vecchio, quindi va bene”; l’altro dice: “Questo è nuovo, quindi va
meglio”.
William R. Inge
Lo stupido rifiuta ciò che vede, non ciò che pensa; il saggio rifiuta ciò che
pensa, non ciò che vede.
Huang-Po
Rallenta, e ciò che stai inseguendo si avvicinerà e ti prenderà.
Detto Zen
La persona saggia mette in dubbio se stessa; quella sciocca, gli altri.
Henri Arnold
È piacevole grattarsi un prurito, ma è ancora più piacevole essere senza
pruriti.
Allo stesso modo, vi è un piacere nei desideri terreni, ma essere senza
desideri è ancora più piacevole.
Nagarjuna
Molta felicità non viene vista, perché non costa niente.
William Odgen
All'età di cinquant'anni ogni uomo ha la faccia che si merita.
George Orwell
Sono sempre contento di ciò che accade;
infatti, so che quello che Dio sceglie è meglio di quello che scelgo io.
Epitteto
Chiunque può contare i semi in una mela,
nessuno può contare le mele in un seme.
Anonimo

lunedì 21 aprile 2014

FICO AGLI ITALIANI: 'NON FATEVI INGANNARE'

Ahimè conoscendo molti italiani,sarà molto probabile


Segui TzeTze:  




Il deputato 5 Stelle Roberto Fico smaschera Renzi e il suo governicchio direttamente dalla sua pagina Facebook, con un messaggio nel quale viene messo in luce il doppiogiochismo del governo su questioni di vitale importanza per gli italiani, come il Fiscal Compact. Ecco il suo messaggio:

"Il fiscal compact ci costerà tra i 40 e i 50 miliardi di euro l'anno. É inutile sostenere il contrario. Tra gli irresponsabili che hanno votato questo trattato c'è il PD. Io e il mio gruppo parlamentare quel giorno votammo contro. Oggi Renzi si atteggia come colui che parla alla pari con la Merkel ma nei fatti è solo un suddito che rende tutti noi dei sudditi; basta andare a controllore le votazioni sulle questioni europee. Renzi ha due facce pronte all'uso, a seconda della situazione

Poi Fico si rivolge direttamente ai cittadini e li invita a fare attenzione alle fonti da cui prendono le informazioni e a non farsi ingannare, adducendo che in ballo non c'è solo il futuro del Movimento 5 Stelle, ma anche quello dell'Italia intera:

Io vi chiedo di andare a cercare le informazioni, controllate le fonti, condividete, confrontate. Non vi affidate ad una "Repubblica" qualunque che ieri ha inaugurato una campagna elettorale senza precedenti nella sua storia con la foto del premier in prima pagina e con una "lista della spesa" di cose mai fatte. Si sa': la paura fa 90. Voi siate curiosi, non fatevi ingannare per l'ennesima volta, in ballo non c'e' il destino del movimento cinque stelle ma quello dell' Italia intera. Sono sicuro che ce la possiamo fare! Ogni giorno insieme a migliaia di persone lavoro affinché questo cambio sostanziale nei modi, nella costruzione di un futuro diverso e della nostra comunità avvenga davvero. Buona Pasqua a tutti. Coraggio, ‪#‎vinciamonoi‬!"

La McDonaldizzazione è l"essenza del capitalismo moderno

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Di Lorenzo Pennacchi
Nata nel 1937 da un chiosco di hot dog, la McDonald’s corporation è diventata la maggiore catena di ristoranti “fast food”. Presente in ogni parte del globo, la sua ascesa planetaria è determinata dall’incredibile forza che questo marchio riesce a conferire all’apparenza, attraverso una pubblicità ingannevole ed onnipresente. Un clown, un logo scintillante, cibo economico, un’atmosfera di bontà e semplicità: così il McDonald’s si presenta agli occhi delle persone. Ma la realtà è ben differente. Nella sua interezza rappresenta il simbolo del sistema odierno: il capitalismo di stampo neoliberista. Un modello fondato sulla produzione di massa, reso possibile dal “libero” mercato globale, alimentato dal consumo sfrenato e finalizzato unicamente al profitto. Questo marchio multinazionale è uno dei massimi artefici della globalizzazione economica che, lentamente e velatamente, continua il suo progetto di distruzione delle differenze naturali e culturali. A farne le spese è la Natura nel suo insieme: deforestazione, massacro animale e sfruttamento umano.
Ettari ed ettari di foreste pluviali vengono abbattuti ogni anno, privando la Terra dei suoi polmoni, per far posto ad allevamenti di animali destinati al macello e a monocolture di soia riservate all’industria della carne. Le conseguenze per gli animali non umani sono devastanti: alcuni di essi vengono privati del loro habitat, gli altri condannati ad una vita di schiavitù negli allevamenti intensivi. Di certo, gli umani non se la passano meglio. Le tribù indigene, presenti perlopiù in America latina, Africa ed India, pagano a caro prezzo i costi del progresso. Le loro culture, armoniose nei confronti del Pianeta, vengono costantemente distrutte dai marchi multinazionali, interessati solamente ad ingrandire il proprio dominio e ad alimentare il mercato. Nello stesso tempo, a seguito di una politica alimentare insostenibile, mossa unicamente da interessi privati, siamo vittime di un paradossale squilibrio: mentre in differenti parti del Mondo le persone muoiono di fame, in altre obesità e diabete dilagano. Il destino di un bambino asiatico e di un americano, come quello di una foresta e di un pollo, sono in stretta connessione, minata, oggi più che mai, dalle logiche del sistema.
Il processo di “americanizzazione”, definito da George Ritzer come propagazione di idee, usanze, modelli sociali, industria e capitale americani nel mondo, vede nella “McDonaldizzazione” il suo esempio più significativo. Sempre per il sociologo statunitense, questa rappresenta un processo profondo e di ampia portata di cambiamento globale, in grado di coinvolgere un gran numero di attori sociali e reso possibile dalla riproducibilità universale dei principi di efficienza, calcolabilità, prevedibilità e controllo. In questo senso, i macchinari tendono sempre più a sostituire il lavoro umano e, quando questo non è possibile, è l’uomo stesso, “ingabbiato” nella routine, a divenire macchina. Questa metamorfosi incarna l’essenza del capitalismo: il passaggio da essere vivente a produttore, consumatore e merce. La disumanizzazione segna, tra le altre cose, la scissione definitiva nei confronti del Pianeta, visto dalle multinazionali solamente come un enorme territorio da depredare e dove accrescere la propria ricchezza. La struttura armoniosa della Terra viene sempre più distrutta dagli interessi criminali di pochi marchi. All’interno di questo scenario, la diversità, valore caratterizzante della Natura, viene soppiantata dalla globalizzazione, ovvero il fenomeno che consiste nel rendere le cose sempre più uguali in ogni parte del mondo. Inoltre, questa omologazione globale, sempre come osserva Ritzer, può essere definita “del nulla”, in quanto è concepita e controllata da organismi centrali, interessati a svuotare i soggetti dei propri caratteri distintivi, così da poter presentare loro i propri prodotti come caratteristici e locali.
Il McDonald’s è riuscito a creare un mondo a sua immagine e somiglianza. Il carattere più inquietante dell’egemonia globale delle multinazionali è rappresentato dal fatto, che esse riescono a diffondere tranquillamente la propria logica perversa, in masse del tutto ignare di ciò che accade intorno a loro. Oggi come oggi, un cittadino medio ignora che dietro a dei loghi apparentemente innocui si nascondono reali crudeltà. Quanti boicottano la Nestlé, promotrice, tra le altre cose, della massiccia deforestazione nel Borneo per la produzione di olio di palma? Quanti rifiutano di indossare delle Nike, in seguito ai numerosi processi per sfruttamento minorile? E quanti ancora vedono nella Monsanto, maggiore produttrice di alimenti geneticamente modificati, un nemico per se stessi e per la Terra? Gli esempi potrebbero continuare all’infinito, ma ciò che (drammaticamente) conta è che, queste persone fuori dal coro, sono decisamente poche. Tuttavia, sono proprio questi casi eccezionali ad impedire il trionfo totale del sistema, resistendo alla società capitalistica. La resistenza assume oggi un carattere trasversale, mai così tanto accentuato in passato. Può essere manifestata nel quotidiano dal contadino, dal commerciante, dal filosofo, dallo scienziato; tutti possono resistere facendo consapevolmente la spesa, scegliendo chi finanziare e cosa comprare.  Ottenuta la consapevolezza dei propri mezzi, a volte, i singoli decidono di unirsi in movimenti per opporsi direttamente alle minacce del proprio tempo e costituire delle alternative. Basteranno questi dissidenti a trasformare la resistenza in rivoluzione?  

Fonte:http://www.lintellettualedissidente.it/la-mcdonaldizzazione-e-lessenza-del-capitalismo/

domenica 20 aprile 2014

La felicità eterna di Douglas Harding

3ème Millénaire n. 79 – Traduzione della Dr.ssa Luciana Scalabrini

(Ps. Oggi Douglas ha quasi 100 anni, l’intervista chiede oggi, oggi qual’è il suo messaggio)
3ème Mill.: Qual è l’essenziale per voi oggi? Cos’è oggi la cosa più importante da comunicare?
D.H. Douglas HardingE questo sbalordimento è gioia. Questo  mi fa porre sempre la domanda perché… Perché c’è qualcosa? Ma non è una domanda a cui si può rispondere. E’ una domanda senza risposta. Trovare la risposta a questa domanda sarebbe una tragedia, un disastro per sempre, l’inferno della noia eterna, un’eternità di noia… Grazie a Dio, non si può trovare la risposta a questa domanda, ma bisogna farla… Per me e i miei amici che condividono questo meravigliarsi, fare questa domanda è una gioia. E’ perciò questo sublime sbalordimento che desidero condividere.
La seconda cosa che voglio condividere è molto diversa: è scoprire,  il prezzo da pagare per avere un viso, ma anche il modo d’evitare di pagarne il prezzo. Certo, ho un viso umano, è un viso unico che non somiglia a quello di nessun’altro. Quando le persone vedono questo viso, mi riconoscono, mi salutano. I miei occhi, il mio naso, la mia barba formano un tutto unico. E ho bisogno di questo. Tutto  questo è “Douglas”… Ma c’è un prezzo da pagare, un prezzo molto alto. L’invecchiamento è la metà del prezzo. L’altra metà ha un prezzo ancora più alto è la morte. La decapitazione: si diventa vittime della ghigliottina. E’  un prezzo molto duro. Sono nato come Douglas e Douglas muore. Ciò che nasce muore. Non dico che lo si dovrebbe o potrebbe evitare. Dico che si dovrebbe conoscere il debito da pagare e accettare questo canone che è la morte.
Ciò che nasce muore.
Si, ma esiste un rimedio, una risposta , un modo di saldare quel debito, d’evitare l’esecuzione: non essere mai nati. Chi non è nato, non può morire. Chi non è, non può essere giustiziato.
Allora, guardo questo a partire da cosa guardo, invece di guardare là fuori… E questo a partire da ciò che guardo non esiste, è vuoto, una vacuità. Non c’è niente qui al centro di me stesso. Dunque quello non può morire. Tutte le cose là fuori muoiono, Douglas muore, grazie a Dio, ma questo qui, al centro di me stesso non può morire perché non è mai nato. Cosi’ il rimedio per la morte, è vedere dove la morte si pone. Io mantengo la morte là fuori. E qui al centro c’è la mia gioia eterna. Una vacuità assoluta, intensamente cosciente di se stessa, in quanto niente. Tutte le cose del mondo sommate le une alle altre non sono niente a paragone di questo niente qui. Capite? E’ la libertà, la verità, la gioia raggiante.
Questa esperienza è la seconda cosa che desidero condividere finché è possibile.
Il sublime stupore che ci sia qualcosa e la vacuità raggiante al centro di noi stessi… dovremmo danzare di gioia prendendo coscienza della nostra divina ignoranza.

Passare l’inferno di Ken Wilber

3ème Millénaire n.91 – Traduzione di Luciana Scalabrini
Lo stato reale del bambino è: l’inferno incosciente.
Ciò che accade, intanto, è che cominciate a risvegliarvi all’alienazione del mondo in voi e attorno a voi. Passate dall’inferno incosciente all’inferno cosciente.
Essere coscienti dell’inferno, del samsara, del lato disperato dell’esistenza, è ciò che fa crescere, e ci fa diventare adulti, l’incubo della miseria e dell’alienazione.
Il sé del bambino è relativamente in pace, non perché vive in paradiso, ma perché non è abbastanza cosciente per vedere le fiamme dell’inferno attorno a lui. Il bambino è totalmente immerso nel samsara, ma non lo sa, semplicemente.
Non è abbastanza cosciente da realizzarlo, e il risveglio non è certo un ritorno a quello stadio infantile! O una versione adulta di quello stadio!
Il sé del bambino, come il mio cane, non ha né senso di colpa, né angoscia, né sofferenza, ma il risveglio non consiste nel ritrovare lo stadio di coscienza di un cane (o una forma più matura della coscienza di un cane)!
Il sé del bambino che cresce in risveglio e in lucidità, diviene lentamente cosciente della sofferenza intrinseca all’esistenza, del tormento inerente al samsara, del meccanismo di follia del mondo manifesto. Comincia a soffrire.
E’ introdotto alla prima Nobile Verità, un’iniziazione al mondo della percezione, che è costituita dalla tortura del fuoco, causato dai desideri inestinguibili che non possono essere estinti. Non è un mondo privo di ogni desiderio quello del precedente stadio di immersione del bambino, ma semplicemente il mondo che dominava quello stadio lo faceva inconsciamente, e di quello stadio il sé diventa lentamente consapevole nel dolore, e in modo tragico.
Così, crescendo nella coscienza, il sé passa dall’inferno incosciente all’inferno cosciente.
E lì può passare tutta la vita, cercando con ogni mezzo le numerose consolazioni che possono temperare le emozioni brutali e tormentose, frenare la immagini della disperazione.
La vita diventa come drogata con la morfina. Trovandosi avviluppato dallo sfavillio anestetizzante di tutte le sue compensazioni, può perfino arrivare a convincersi, per un apprezzabile periodo di tempo cosparso di petali di rose e di profumo di lavanda, che il mondo duale è qualcosa di gradevole.
Ma come alternativa a tutto questo, il sé può continuare la sua crescita e il suo sviluppo nell’ambito veramente spirituale: trascendendo il senso di separazione, si innalza verso il Divino. L’unione col Divino, una unione che era presente ma inconsapevole fin dall’inizio, infiamma la coscienza in una illuminazione brillante in uno choc ineffabile: egli realizza la sua Identità Suprema con la stessa Mente.
Ed ecco dunque il percorso dello sviluppo umano: dall’inferno inconsapevole all’inferno cosciente al paradiso cosciente.

venerdì 18 aprile 2014

Agnelli

Non mangio agnelli,ma capisco chi li mangia.
Le  pecore,alleviamo le pecore un po ovunque.
Non c"è bisogno di tanti montoni,pochi bastano e avanzano.
Se non si uccidessero gli agnelli,si scornerebbero da soli.
E allora,finche si alleveranno le pecore,bisognera far fuori gli agnelli.
Non alleviamo le pecore, le lasciamo libere,se le mangeranno gran parte i lupi.
Insomma il loro destino è segnato.
Ma se noi facciamo fuori lupi e volpi,povere erbe spontanee,
le pecore ne faranno strage.

martedì 15 aprile 2014

Bomba del giorno di Carlo Sibilia

Oggi le comiche...oggi le nomine. 
Il cambiamento è arrivato grazie al Governo Renzi. Onestà e meritocrazia nelle nomine dei vertici di Poste, ENI e Finmeccanica. AD di poste sarà Luisa Todini. Il quotidiano Europa (pagato con finanziamenti pubblici) la definisce così: Una donna che piace a destra senza però dispiacere al centrosinistra. E che ha conquistato il grande pubblico discutendo in talk show televisivi come Ballarò, Piazzapulita, Annozero. È importante la presenza in questi talk show, fondamentale. Altrimenti come lo conquisti il grande pubblico? Nella foto qui sotto in tenere effusioni con Renata Polverini (Forza Italia), solo indagata per finanziamento illecito.
Alla guida di ENI, succede al condannato Scaroni, Emma Marcegaglia. Emma è il nuovo che avanza. Era solo presidente di Confindustria, presidente dell'Università Luiss Guido Carli, dal 2013 presidente di Business Europe, associazioni di mega industriali con sede a Bruxelles. Insomma una che viene da un mondo indipendente. La piccola impresa.
Alcuni anni fa il fratello Antonio ha patteggiato una pena per corruzione relativamente a una vicenda giudiziaria che ha coinvolto Enipower ed Enelpower.
Alcune accese polemiche che hanno coinvolto l’azienda di famiglia hanno riguardato i costi e i lavori per alcune strutture alla Maddalena che sarebbero dovute servire per il G8 e furono poi abbandonate perché l’evento si tenne nell’Aquila terremotata. Per quei lavori, Marcegaglia ha chiesto allo stato un risarcimento danni per 149 milioni di euro. La Marcegaglia fa anche inceneritori per Vendola. Nella foto scambia chiacchiere con un noto pregiudicato.
Infine Mauro Moretti. Lo avete già sentito nominare? Si è proprio lui. Quello che comandava a Trenitalia. Quello che è saltato dalla sedia quando gli hanno detto che doveva tagliarsi lo stipendio annuo di 400mila euro. Un manager pubblico in media, in Europa, percepisce giusto la metà del suo lauto stipendio. Quindi salta dalla sedia per atterrare sulla sedia di AD di Finmeccanica. Nella foto immagino che Renzi gli stia dicendo "Senti, fatti li cazzi tuoi, non fare troppa caciara sul taglio di stipendio, altrimenti mi devo inventare 80 € di cazzate per gli italiani. Stai zitto che poi ti mettiamo a fare l'AD di Finmeccanica che prende 800mila euro più benefit."
Ecco qua. Che gentaglia! Godetevi l'ultima nomina. Le prossime le faremo noi del 5 stelle con cv pubblico e senza conflitto d'interessi tollerato. La prossima volta vi siederete con il culo per terra.


NON HA PIU’ SENSO VOTARE BERLUSCONI OSTAGGIO

BUONE RAGIONI PER NON VOTARE BERLUSCONI Se fossi il Procuratore della Repubblica che ha formulato il parere sull’affidamento in prova ai Servizi Sociali di Berlusconi, avrei fatto capire ai suoi difensori, ma non avrei mai messo per iscritto, che la Procura dà parere favorevole, ma si riserva di chiedere la revoca dell’affidamento qualora Berlusconi torni a criticare in un certo modo i magistrati. E non solo per la brutta tinta che ha un simile messaggio in se stesso, ma soprattutto perché esso può indurre coloro che credono che Berlusconi sia perseguitato da una certa associazione di magistrati per fini politici e a sostegno della sinistra, a pensare e ad agire come segue:
“Non voterò più per Berlusconi, ma voterò per il M5S o la Lega Nord o Fratelli d’Italia, perché Berlusconi ormai ha perduto la libertà politica, trovandosi sotto costante ricatto giudiziario e dovendo fare ciò che gli dicono per poter conservare, o sperare di conservare, non l’agibilità politica, ma una parziale libertà personale in alternativa alla reclusione. Se, grazie alla sua autosufficienza economica, aveva un po’ di libertà e originalità politica rispetto agli altri politicanti italiani del cavolo, ora gliela hanno tolta, gli hanno messo il guinzaglio. Probabilmente ciò che Silvio è andato recentemente a dire alle orecchie giuste è che, per evitare il carcere, mette il suo partito e i voti dei suoi elettori a disposizione incondizionata dei poteri forti. Il partito della grande finanza euro-americana può così prendersi, dopo la sinistra “moderata”, “liberale”, anche Forza Italia: potrà avere la maggioranza, il premio di maggioranza, e il controllo (giudiziario) dell’opposizione, o di una sua parte significativa.
Già molto prima Berlusconi aveva mancato praticamente a tutte le sue promesse di ammodernamento, razionalizzazioni, riforme liberali, rilancio economico.
Già aveva sempre governato oscillando tra una timida difesa degli interessi italiani e una complessiva compiacenza a quelli, contrari, di Germania e Francia, prestandosi sostanzialmente ad assecondare questi ultimi.
Già si era piegato al golpe dello spread, quell’operazione svelata al grande pubblico da Alan Friedman, che era stata decisa prima a porte chiuse e successivamente spinta avanti con la manovra bancaria, soprattutto tedesca, contro il BTP.
Già aveva sostenuto il governo e la politica di Monti, che minavano l’economia nazionale, dilatato il debito pubblico, e depredavano il risparmio italiano per garantire immorali lucri ai banchieri franco-tedeschi nelle loro speculazioni sui paesi più deboli.
Già aveva sostenuto il governo e la politica di Letta, altro grande economista, famoso autore di “Euro sì – Morire per l’Euro”, e che, inerme e inconcludente, ha peggiorato ulteriormente le cose.
Già ha avallato la porcata della riforma della Banca d’Italia [v. in proposito il mio e-book Sbankitalia, 2a edizione, Arianna editrice] nonché l’istituzione della dittatura del premier (o del suo puparo) in corso oggi con la riforma elettorale e del Senato [v. in proposito il mio articolo “Con Renzi preparano la dittatura del prossimo premier”].
Quindi è chiaro che Silvio Berlusconi ha sempre raccolto voti con precise promesse, per poi tradire i suoi elettori. E’ probabile che faccia questo ora, e forse da sempre, per tutelare se stesso e le aziende di famiglia, cioè che cerchi accordi con certi potentati offrendo in cambio di sterilizzare i voti che raccoglie con la promessa di andare contro quei medesimi potentati. Ciò porta al regime i voti dissidenti. Trasforma il dissenso in consenso. E’ chiaro che ora addirittura deve obbedire a bacchetta, perché sta sotto costante minaccia del carcere.
Quindi che senso ha votarlo? Io non lo voto. Voto contro il sistema, cioè voto o Lega o Grillo o Fratelli d’Italia, sperando che facciano fronte comune tra loro e con altri simili movimenti europei, perché ho una speranza di cambiare le cose e ancora non mi rassegno ad emigrare accettando le conclusioni rinunciatarie dell’autore di questo articolo.”
Marco Della Luna, 13.04.14

Una lettura olistica della storia

Una lettura olistica della storia permette di assegnare a ogni avvenimento delle coordinate specifiche, che gli sono proprie e che non si ripetono mai in maniera identica, proprio perché la storia è soggetta a un movimento perenne, pur avendo a che fare con una medesima tipologia umana: essa ha la forma geometrica della spirale.
In tal senso lo schiavismo allestito dagli europei nelle loro colonie era sostanzialmente diverso da quello antico, e per almeno tre ragioni:
  1. gli schiavi greco-romani non lavoravano per un’esportazione di tipo capitalistico, in cui quello che conta è accumulare capitali. L’obiettivo era quello di far vivere nel lusso lo schiavista e i suoi parenti, che in genere sperperavano i loro capitali o ambivano ad avere cariche prestigiose e assai raramente si preoccupavano di migliorare le tecniche produttive. Viceversa sotto il capitalismo l’obiettivo finale della produzione non dipende neppure dalla volontà del singolo imprenditore;
  2. là dove è presente un rapporto di lavoro di tipo contrattuale, lo schiavismo viene considerato economicamente superato e politicamente viene combattuto (si veda p.es. la guerra civile tra nordisti e sudisti: gli americani poi si presenteranno in tutta l’America latina come “liberatori dallo schiavismo ispano-lusitano”);
  3. là dove è radicato il cristianesimo, il rapporto schiavistico è malvisto se lo stesso schiavo è un cristiano: di qui la sua trasformazione in servaggio, dove il lavoratore ha una parte di diritti. In America latina, dopo l’arrivo degli europei, si passò abbastanza facilmente, grazie agli statunitensi, dallo schiavismo rurale (impiantato da un cristianesimo para-feudale, col pretesto che gli indigeni non erano cristiani e che dall’Europa si faceva fatica a controllare l’operato di questi neo-schiavisti) al capitalismo vero e proprio, saltando la fase del feudalesimo. Infatti lo schiavismo delle colonie era già finalizzato a una produzione capitalistica (l’esportazione di materie prime: cotone, cacao, caffè, spezie, tabacco ecc.) verso i paesi capitalistici europei e verso gli stessi Usa. Quest’ultimi cioè non ebbero bisogno di dimostrare che l’operaio salariato era più libero del servo della gleba, ma che lo era molto di più nei confronti dello schiavo rurale creato dagli europei nelle colonie. E vi riuscirono molto facilmente proprio perché nella cultura urbanizzata si percepiva come intollerante (anche perché poco produttivo), quel tipo di rapporto di lavoro.
D’altro canto senza cristianesimo il capitalismo sarebbe impensabile. Il capitalismo non è altro che cristianesimo laicizzato, prima nella forma cattolica (1000-1500), poi in quella protestantica (1500-2000), e quest’ultima nelle colonie non ha ovviamente dovuto ripercorrere le stesse tappe emancipative dell’Europa occidentale, così come non fece la Russia, quando passò dal feudalesimo al socialismo di stato.
Il capitalismo calvinista è tuttora dominante nel mondo, benché in Cina si stia sviluppando una forma di capitalismo che non proviene direttamente dal calvinismo, ma da tradizioni culturali autoctone, che hanno assemblato lo stalinismo agrario chiamato maoismo, l’antico modo di produzione asiatico e le varie religioni che impongono il rispetto delle autorità. In un qualunque paese asiatico il capitalismo non deve comunque essere tenuto sotto il controllo di un’istanza politica superiore. Qui il concetto di “persona” è molto debole, ma in compenso è molto forte quello di Stato, che in genere è proprietario di tutta la terra. Questo tipo di capitalismo non è esportabile finché i governi dittatoriali non comprenderanno l’importanza della finzione giuridica che garantisce la libertà formale e quindi l’importanza della democrazia borghese come sistema politico. La Cina in futuro potrà davvero superare gli Usa solo quando l’uso della forza dello Stato sarà accompagnato da un uso spregiudicato del diritto e dei valori umani, che non potrà certo essere inferiore a quello delle attuali forze occidentali.
Ecco perché, se vogliamo davvero parlare di schiavismo in epoca moderna e contemporanea, dobbiamo intenderlo in maniera traslata, come “schiavitù salariata”, in cui la libertà formale giuridica è parte strutturale, organica a un rapporto di lavoro iniquo (cosa che nello schiavismo classico era impensabile, proprio perché non si aveva in alcun modo il concetto di “persona”, avente diritti inalienabili di natura).

domenica 13 aprile 2014

Articolo da incorniciare. Tutti tutti i dirigenti del Pd sono pienamente consapevoli di essere servi del capitalismo anglo-americano

Tumore, metastasi, cellule metastasiche…

di Elisabetta Teghil

La lettura corrente presenta Renzi come un bamboccione , un esperto della comunicazione, un gran imbonitore che racconta bugie e fa false promesse e, magari, un Berlusconi in sedicesimo.

Una lettura riduttiva che non va al cuore del problema.

Non si spiegherebbe, altrimenti, come avrebbe fatto a vincere le primarie del partito e a diventarne segretario nonostante dovesse battere la corrente che fa capo al padre padrone del PD, cioè senza giri di parole, a D’Alema.

Quest’ultimo gli aveva ricordato con un linguaggio cifrato che avrebbe potuto farsi male, ma lui ha fatto spallucce ed è andato per la sua strada.

Questo perché Renzi è l’uomo di fiducia di quelli che genericamente si chiamano poteri forti ma che dovrebbero essere chiamati multinazionali anglo-americane.

Questa sì che è la vera anomalia italiana: il partito di riferimento delle multinazionali anglo-americane, per quanto abbia dalla sua media, finanza, iper-borghesia, Servizi e chi più ne ha più ne metta, non riesce a trasformare questa situazione di forza in un successo elettorale.

E così come è accaduto con il governo Prodi, l’esito elettorale è stato manomesso inducendo una pattuglia di senatori e deputati ad appoggiare il governo Letta e ora Renzi, come a suo tempo era stato fatto con il governo D’Alema.

In pratica si tratta di realizzare compiutamente il neoliberismo in Italia, quello che il PD, quando ha guidato questo paese, da solo o con alleanze spurie, ha realizzato a macchia di leopardo.

Dobbiamo essere dei politologi, degli addetti ai lavori? No, il neoliberismo compiuto è la società americana ed è il PD che deve realizzare il passaggio dalla democrazia autoritaria alla tecnocrazia autoritaria e tutti/e sembrano dimenticare che Renzi è il segretario del PD.

Potenza mediatica.

In definitiva cosa ci aspetta?

Intanto due partiti, falsamente alternativi, che praticano un’alternanza al servizio delle multinazionali, con l’aggravante che, in questo caso, sono quelle anglo-americane.

Da qui la svendita dei gioielli di famiglia e le privatizzazioni che non sono la vendita ai privati, come il termine potrebbe far credere, perché non esistono privati che possano mangiare e digerire bocconi così grandi come sono i beni pubblici e/o statali.

Questo con lo smantellamento puntuale e preciso dello stato sociale e l’esigenza di salute, di pensione, di istruzione relegate nella sfera del guadagno e del profitto a vantaggio dei soliti noti.

Altresì vuol dire la distruzione dell’economia marginale che non significa che non ci saranno più… bagarini… parcheggiatori… prostitute… ma dovranno essere” legalizzati”, appartenere a qualche società e non lavoreranno più in proprio, ma al servizio di gruppi economici che per la legge del mercato santificata ed elevata a parola di dio, diventeranno sempre di più a dimensione nazionale e poi saranno fagocitate da multinazionali, quasi sicuramente anglo-americane.

Questo è il destino dei liberi professionisti, dovranno mettersi l’abito divisa e lavorare negli studi, dapprima nazionali e poi, parola magica, internazionali, e tutti diventare una branca di una multinazionale.

Destino analogo è riservato ai padroncini, alle piccole e medie imprese.


Il patto sociale che ha governato questo paese nel dopoguerra è saltato e non per le lotte della classe operaia, ma per il processo di auto valorizzazione della iper-borghesia o borghesia imperialista che dir si voglia.Da parte nostra il bisogno primario è sviluppare il processo di ricostituzione di una composizione di classe all’altezza della situazione politica che si è determinata e si va determinando.


La ridefinizione degli assetti istituzionali è necessaria al governo delle multinazionali. Tanto più in un paese storicamente a sovranità limitata.

E’ questo il senso di presentare il ridimensionamento della così detta borghesia di Stato come un problema di tangenti e di moralità e di utilizzare la così detta guerra di mafia e la guerra all’evasione fiscale

La lotta all’evasione fiscale non è altro che fagocitare i risparmi e le case degli italiani.

Anche qui come negli Stati Uniti, dove per evasione fiscale si finisce in carcere e, allo stesso tempo, la forbice tra i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri si allarga a dismisura.

Tutto ciò si sta già sperimentando in corpore vili in Grecia.

L’aumento dei suicidi e delle esplosioni di violenza, come succede in America, sono accompagnate dalle rituali condoglianze, omettendo sempre che alla base c’è la disperazione sociale ed economica e la cultura della depoliticizzazione.

I disastri naturali e i guasti dell’uomo vengono messi in preventivo e con numerose vittime, e gli uni e gli altri hanno una risposta nella militarizzazione del territorio e nel trasformare una tragedia in un’occasione di profitto.


Il cambiamento del senso delle parole…riforma…sicurezza…è stato strumento fondante per togliere ogni riferimento politico-sociale e per questo ha acquistato grande importanza presentare le conquiste del mondo del lavoro come obsolete, a partire dai contratti nazionali, far apparire la precarietà come norma e il lavoro pubblico e a tempo indeterminato come eccezione, proclamare la fine delle ideologie.

La ridefinizione degli assetti istituzionali viene promossa da meta concetti… lotta al terrorismo… lotta alla mafia… lotta agli sprechi… moralizzazione della vita pubblica… caccia ai fannulloni e agli evasori fiscali… ai falsi invalidi...


Il tutto accompagnato dal processo di distruzione delle economie altre e, perciò, le guerre di aggressione nei confronti degli Stati che tentano di sottrarsi a questa logica inesorabile si incentiveranno tramite l’uso della polizia internazionale che si chiama Nato. L’Italia neoliberista sarà chiamata a parteciparvi sia pure in un ruolo subalterno e gregario anche contro i propri interessi, così come è successo, su richiesta pressante del PD e della più alta carica istituzionale, in Libia.

L’attuazione compiuta del programma neoliberista significa l’impoverimento di sempre maggiori strati della popolazione, anche di quelli che si sentivano al riparo.

La realizzazione del TTIP non sarà altro che il dominio delle multinazionali.

Non c’è nessuna crisi o, più esattamente, è l’autoespansione del capitale che ha portato al neoliberismo e quest’ultimo comporta una divaricazione accentuata tra l’iper-borghesia e il resto della popolazione con il concentrarsi delle ricchezze nelle mani degli appartenenti a quest’ultima.

Così come, del resto, negli Stati Uniti.

Gli Usa si pongono come Stato del capitale e spostare il discorso dichiarando che ci sono più imperialismi ( anche l’Italia nel suo piccolo lo è) nasconde, dietro l’ovvietà della dichiarazione, una voluta trasposizione di piani e il tentativo di confondere e di occultare.

Il controllo sociale nei confronti di tutto e di tutti, con l’aumento della popolazione detenuta e sottoposta a misure limitative della libertà, come accade già negli Usa, non è più un’opzione da esercitare in questa o in quell’altra occasione, ma è essenziale come lo scorrere del sangue in un essere vivente.


I media non sono asserviti al potere, ma ne sono una componente.

In questo disegno, la Costituzione, nata dalla Resistenza, pur con le sue limitazioni, è destinata ad essere rimossa, e non più violata in maniera episodica come in occasione dell’aggressione alla Jugoslavia o del finanziamento pubblico alle scuole private, ma riscritta da capo a fondo.

La separazione dei poteri, dei compiti e delle istituzioni che, pur con evidenti limiti e carenze, caratterizzava questa società, è diventata un ostacolo. Poliziotti, magistrati, militari devono essere pronti a scambiarsi i ruoli.

Per far questo è necessario per il dominio, di volta in volta, individuare un momento organizzato, una componente sociale da demonizzare, su cui scaricare tutte le colpe... Ogni forma di resistenza al neoliberismo va asfaltata.

Il potere dovrà concentrarsi tutto nelle mani dell’esecutivo, espressione degli interessi delle multinazionali che scelgono, di volta in volta, chi è più spendibile sul mercato elettorale, così come del resto avviene sempre negli Stati Uniti.

Il neoliberismo è la realizzazione compiuta di una società nuova, nazista per la rottura di ogni forma di mediazione fra i cittadini e il potere, aristocratica per il ruolo che si attribuisce l’iper-borghesia, medioevale per l’accentuazione degli aspetti corporativi e per la disperazione dei/delle più e per le differenze sociali.

Il neoliberismo è un tumore e il Pd ne è la metastasi nella società italiana. I suo militanti e le sue appendici ne sono le cellule metastatiche.
Fonte http://www.sinistrainrete.info/

sabato 12 aprile 2014

mercoledì 9 aprile 2014

ELEZIONI IN UNGHERIA - OCCHIO ALLE ETICHETTE !

DI NEIL CLARK    
Da una parte c'è un governo che ha rinazionalizzato le aziende, si è scontrato con le imprese energetiche straniere, è riuscito a far crescere i salari reali e ad abbassare la disoccupazione. Ma questo governo ha anche imposto una tassa allebanche e ha preso altre misure per aiutare la gente - come un taglio sulle bollette energetiche - per decreto governativo.
Dall'altra parte, c'è una alleanza di opposizione che  vuole altre privatizzazionivuolepiù politiche a favore degli "investitori globali" , è spudoratamente a favore dei banchieri e della globalizzazione, dove il partito maggiore dell'alleanza, quando ful'ultima volta al governo, fece drastici alla spesa pubblica, distrusse le aziende statali, tra cui la compagnia di bandiera Malevlasciando milioni di persone disperate.


Ora, qualcuno potrebbe pensare che il governo di cui parliamo fosse un governo "socialista" o "di sinistra" e che  l'opposizione fosse "conservatrice". Ma in realtà, è tutto il contrarioIl governo unghereseche è appena tornato al potere con circa il 45 per cento dei voti, ha indubitabilmente fatto più per la gente comune che i “socialisti” dell'opposizione, quando erano al potere nel 2002-10 (e lo dico io che da sempre sono stato socialista, non amo Fidesz).L'Ungheria ci fa capire che dobbiamo stare "attenti alle etichette" quando si arriva alle elezioni in questa era di neoliberalismo e di globalizzazione. Perché qualche volta è un partito “conservatore” quello che può – e vuole – dare alla gente comune molto più di quanto possono e vogliono dare i “socialisti”, o meglio, quelli che dicono di essere “di sinistra” o di “centro-sinistra”.
UNA FALSA SINISTRA
In tutta Europa negli ultimi anni abbiamo visto i partiti  della cosiddetta "sinistra" o  "centro-sinistra"  appoggiare le guerre illegali della NATO,privatizzare tutto il pritatizzabile, imporre "austerità riforme", tutto per il bene dell'1%.Quando in Francia la gente ha votato socialista alle elezioni presidenziali del 2012, probabilmente non pensava che stava votando per unpresidente, ancor più guerrafondaio di Nicolas Sarkozy, quello che aveva bombardato la Libiama è questo esattamente quello che ha eletto.

Come non potevano immaginare, gli elettori britannici che votarono Laburista nel 1997 che Tony Blair avrebbe portato il paese in una serie diguerre di aggressione illegalio che, con i laburisti al governo, il divario tra ricchi e poveri potesse  continuare a crescere come sotto i conservatori.

E neppure i tedeschi che votarono per il Partito Socialdemocratico (SPD) nel 1998, avrebbero creduto che il partito avrebbe introdotto riformeneo-liberali che andavano oltre quanto aveva fatto la precedente amministrazione democristiana.

La sinistra europea non è certamente più quello che era 40 anni faquando esistevano partiti autenticamente socialisti guidati da 
autenticisocialistiQuando oggi andiamo a votare alle elezioni dobbiamo essere pienamente consapevoli che esiste un "falso di sinistra" e che i partiti della sinistra in Europanegli ultimi anni, sono diventati la "longa manu" dei guerrafondai e dei globalisti, cioè delle forze pro-neoliberiste che hanno la missione di distruggere tutte le ultime vestigia del socialismo e della democrazia sociale - per uniformare la politica estera del paesecon quella degli Stati Uniti, mentre dichiarano fedeltà agli accordi UE e danno un forte sostegno alla politica di Israele.  Free Image Hosting at www.ImageShack.us

  IlPrimo Ministro Ungherese Viktor Orban (C) chiacchiera con gli scrutinatori, mentre sua moglie Aniko Levai (D) prende le schede al seggio elettorale di una  scuola nel 12° distretto di Budapest il 6  April, 2014.(AFP Photo / Attila Kisbenedek)
LE ETICHETTE
Per non farci ingannareè importante che non giudicare i politici o partitidal nome che si danno, ma da quello che fannoMentre la "destra" ungherese del Primo Ministro Viktor Orbanstava riprendendosi leimprese del settore energetico privatizzatol'ex premier Gordon Bajnaiil suo avversario della"sinistra liberale", protestava perché si tornasse ad una "politica-razionale (Cioè ad unapolitica economica estera più aperta ai bisogni del Capitale)
"Dobbiamo proporre affari per gli investitori: Offrire tagli alle tasse per far tornare gli investimenti", ha detto Bajnai.

E mentre il M
inistro dell'Economia ungherese, Mihaly Varga, avvertiva che le sanzioni alla Russia non avrebbero favorito gli interessi nazionali dell'Ungheria (cosa evidente) Bajnai e altri membri della Alleanza Unita “progressista-liberale-di sinistra”, hanno condannato la latitanza del governo per non aver fatto "sentire la sua voce” a favore dell'Ucraina contro la Russia. L'agenda dell'opposizione ungherese è a disposizione di tutti.
Gli ungheresi, va detto a loro merito, non sono stati tanto pazzi da credere ai globalisti delle grandi imprese mascherati da “progressisti” alle elezioni: tutto il blocco dell'opposizione ha preso solo il 25%.
La reazione internazionale per il risultato elettorale ungherese sta rivelando il trucco. Già abbiamo visto una quantità di tweet e di articoli dicommentatori occidentali esprimere l'allarme per la crescita di Jobbikun partito ultra-nazionalista radicale, che ha preso circa il 20% dei voti, mentre era al 4% fino a quattro anni fa.

Però, curiosamente, la stessa banda di commentatori, che ci mettono in guardia sui pericoli di Jobbik in Ungheriasolo poche settimane faappoggiava un colpo di stato violento guidato da una estrema-destra/neo-Nazista contro un governo democraticamente eletto nella vicinaUcrainaSembra come se NOI non ci fossimo resi conto del problema che costituisca avere al governo in Ucraina, dei razzistiantisemiti eomofobi. Al contrario dovremmo passare notti insonni per non sentirci colpevoli di non opporcia Jobbik in Ungheriaanche se Jobbik nonmetterà dentro il governo tanti estremisti di destra come hanno fatto quelli di Kiev.

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Supporters del partito FIDESZ dopo la vittoria alle elezioni parlamentari del 6 Aprile 2014 a Budapest.(AFP Photo / Attila Kisbenedek)
L'IMPOPOLARE POPOLARE 

Perché questa doppia morale?BehJobbik è anti-EU, ma non èanti-russo, a differenza dei gruppiultranazionalisti radicali in Ucraina.In altre parolele élite occidentalibasano le loro opinioni sui partitiultranazionalisti non su una valutazione obiettiva degli stessi gruppie su quanto essi siano realmente estremisti e neo-nazisti, ma sulla loro posizione nei confronti della Russia e se questi partiti possono essere utili per raggiungere i loro obbiettivi geo-strategici.

Dovremmo odiare Jobbik per vendicarcima non dobbiamo odiare i gruppi della destra più estrema e più violenta, che mettono le maschere, che lanciando molotov eche rovesciano con la volenza un governo democratico in Ucraina
NON dovremmo nemmeno farci caso a questi.
La copertura mediatica negativa fatta dalle elite occidentali contro il governo ungherese, ha gli stessi motivi.Il governo ungherese ha tutta la stampa avversa, perché è diventato sempre più scettico verso l'UE, ha messo da parte il neo-liberismo, ha imposto tasse sulle multinazionali straniere e - forse il suo più grande " crimine " - ha allacciato più stretti legami finanziari ed una maggiorecooperazione con la Russia.La politica di Orban vuole rimanere nella UE, ma vuole anche respingere il bullismo della UE e fare quello che è meglio per l'Ungheria. E' un atteggiamento chiaramente popolare con gli elettori, ma non con Bruxelles. Le élite occidentali odiano non solo il socialismo - come il socialismo puro di tipo venezuelano - ma qualsiasi governo che combini un moderato nazionalismo con il populismo economico, come fa Orban. Le multinazionali straniere ebbero vita facile in Ungheria nel periodo 2002-2010 quando i "socialisti" erano al potere, quando svendevano il patrimonio del paese e chiedevano prestiti dal FMI anche se il paese non ne aveva bisogno. Adesso il Capitalismo-globale non è tanto contento che l' Ungheria abbia preso una strada più indipendente.
Lungi dall'essere contento di vedere un governo " conservatore " in Ungheria, chi si sente veramente  "di sinistra" dovrebbe essere felice che LA FALSA SINISTRA sia stata sonoramente sconfitta ancora una volta, come lo fu nel 2010. C'è una speranza, adesso che si crei una vera opposizione anti-imperialista, anti-globalista, anti-neoliberale e anti-elitaria di sinistra, una opposizione che voglia sfidare il governo e Jobbik da una posizione socialista alle prossime elezioni. In ogni caso, dando uno sguardo agli ultimi 12 anni, è possibile che un governo Fidesz possa dare alla gente comune più di quello che avrebbe avuto se avesse vinto l'opposizione.Dando uno sguardo al quadro generale, la speranza è che la distruzione di una FALSA SINISTRA, in Ungheria possa portare alla distruzione della falsa sinistra anche in altri paesi; con i partiti socialisti-progressisti-falsi che possano essere sostituiti da quelli originali, da partiti che mettano gli interessi della maggioranza in primo piano. In Germania, questo processo è ben avviato con Die Linke (il partito di sinistra) che costituisce una sfida forte per la SPD collaborazionista.
Nel frattempo, possiamo aspettarci che l'attacco occidentale contro l'Ungheria continui. Dopo tutto è il solito trattamento previsto per tutte le nazioni, dove alle elezioni non vincono quelli dell'1%
Neil Clark
Fonte:http://rt.com
Link: Get short
8.04.2014
Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l'autore della traduzione Bosque Primario.