.Nisargadatta Maharaj. La meraviglia è l'alba della sapienza

L’appercezione in cui tutto sorge, è questa la realtà. Un’appercezione pura e chiara, quella che chiamano l’occhio di Dio.Karl Renz

« La persona non- risvegliata vive nel suo mondo, la persona risvegliata vive nel mondo. » Andrew Cohen

Finché immagino "come dovrei essere", continuerò ad essere quello che sono ora.U.G.Krishnamurti

"Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti." Eraclito

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezzaBenjamin Franklin

In televisione non c'è la pubblicità, il mezzo televisivo è "solo" pubblicità.Dioniso 777


Upton Sinclair, “è difficile far capire qualcosa ad un uomo quando il suo stipendio dipende dal suo non capire”.


sabato 30 maggio 2015

LA FREQUENZA INFERNALE…

di CRISTINA PERTILE Fonte http://www.multytheme.com/

…trovate il tempo, oggi o nei prossimi giorni per leggere quello che segue, forse all’inizio sembrerá una pizza, ma andando avanti comincerete a capire…
Nessuno mi crede mai quando dico: “non fare ascoltare ai bambini questa roba!” mi dicono che mi drogo quando ad un’amica con dei problemi dico di ascoltare determinati compositori piuttosto che altri…. Leggete e smettetela di credere che siamo padroni del mondo, potremmo esserlo, conoscendo di piú e credendo di piú alla semplicitá… chissá perché quando proponi soluzioni di una semplicitá vergognosa, nessuno ti crede mai…
Tutto è vibrazione ed energia (la fisica quantistica lo prova abbondantemente) e di conseguenza il suono e la musica sono elementi fondamentali che possono influenzare ciascun individuo.

…continuando le ricerche sulle vibrazioni 8hz x combattere le scie... ed ecco il risultato!
Non meno grave delle scie stesse...

Un ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels creò un decreto universale nel 1939 con il quale si esortava tutti i musicisti a intonare il LA a 440 Hz invece di 432 Hz.
Dal 1939 fino ad oggi si suona a questa frequenza.
Perché abbiamo cambiato l'intonazione del LA da 432Hz di frequenza a 440 Hz?
Questo fa sì che la gente possa pensare e sentire in un certo modo e la tiene impantanata in un disordine interno.
Nel 1953 il decreto Göbbels è stato approvato dalla International Organization for Standardization (ISO).
Il cambiamento di frequenza è stata effettuata a 440Hz nonostante Dussaut professore al Conservatorio di Parigi abbia raccolto le firme di 23.000 musicisti francesi, per un referendum, che erano a favore della conservazione a 432 Hz, per preservare l'armonia musicale con la vibrazione musicale dell'universo.

La frequenza del pianeta Terra è di 8 Hz, anche se ultimamente sta cambiando. Le onde alfa, la frequenza del cervello in uno stato rilassato sono onde a 8Hz. Accordare a 440 Hz, significa che la base non è 8 ma 8'25, il che significa che le onde o vibrazioni che vengono generate non sono in armonia con il pianeta.

L'Essere Umano opera in un range di frequenza che va 16-32 Hertz, equivalente nella scala musicale, da Do a Do, vale a dire un ottavo.
La frequenza a 440 Hz non è in armonia nemmeno con la frequenza dell’essere umano, perché la base è 16.5. La prima modifica fisica che si nota quando abbiamo ascoltato un po’ di musica, è la stanchezza, la fatica, voglia di fare niente, e questo perché la frequenza della musica non si adatta con la frequenza vibrazionale dell'essere umano.

La ricerca indica che la musica dovrebbe essere basata su frequenze naturali di armonia cosmica dell'universo per essere utile al genere umano, così avrebbe un principio "organico". L'Istituto Schiller chiede un cambiamento del tono da 440 Hz a 432 Hz di nuovo, perché il 432 Hz è naturalmente e profondamente attinente al Creato. L'impostazione attuale della musica in base a 440 Hz non armonizza a nessun livello corrispondente al movimento cosmico, ritmo o vibrazione naturale.
La differenza tra 440 Hz e 432 Hz è di soli 8 vibrazioni al secondo, ma è una notevole differenza nell'esperienza della coscienza umana. La mancanza di intonazione, di frequenze e di accordo musicale dell'universo, è un fattore che crea uno squilibrio nell'armonia della nostra società, di noi stessi. Mentre la musica apre le porte a dimensioni che ci permettono di sentire la gioia, la pace, le emozioni positive.

E quando la musica manca di armonia ... aggrava le emozioni negative, favorisce la ribellione, la negatività ... Quindi di blocchi nella vostra energia, che favorisce le malattie fisiche. La musica ci permette di entrare in sintonia con la conoscenza dell'universo che ci circonda in modo più intuitivo, per un risveglio a nuovi livelli di consapevolezza e di conoscenza. Se si ascolta la musica con una frequenza di 432, automaticamente si entra in armonia con il tutto.

Giuseppe Verdi fu un attivo e appassionato sostenitore, insieme a fisici Meerens, Sauver, Savart e scienziati italiani come Grassi Landi e Montanelli, che il tono (pitch) a 432 Hz fosse un requisito naturale di matematica per la composizione. Anche Mozart e altri musicisti accordarono le loro orchestre a 432 Hz. Esperimenti sulla frequenza di 8 Hz subsonico dei delfini (inudibile per l'uomo) hanno mostrato effetti benefici sul sistema psico-fisico delle persone coinvolte, si sono sentite più rilassate e meno stressate.

Gli esperimenti dimostrano che 8 Hz sono in grado di penetrare qualsiasi barriera fisica o energetica, rivelando come la sua natura di "Matrice Multidimensionale" NON SIA il tema del nostro spazio-tempo attuale. Da ciò la confusione ed il disagio che regna nell'animo e nella mente umana, non permettondoci ci evolvere.

La recente riscoperta della vera natura della energia vibrazionale indica che l'uso di messa a punto a 440 Hz genera un effetto intenzionale malsano destinato all'ambiente e agli esseri viventi. Questo produce un cambiamento fuori dal normale, dalle leggi di natura, di 8 Hz, sia nel modo in cui pensiamo e sia come il nostro DNA regola il nostro patrimonio genetico. Il tono LA = 432Hz, è il fondamento della musica, il disegno intelligente nella natura ha una base armonica a 432 vibrazioni al secondo.
Ci sono ulteriori studi, più profondi, basati sul moto dei pianeti e i toni armonici che conferiscono un ulteriore supporto "organico" basato su 432 Hz come una solida base per la struttura musicale e la regolazione della nostra salute. Dal momento che sono apparse queste informazioni segrete, ci sono indagini di molte persone, tra cui Ananda Bosman, Mick Jagger dei Rolling Stones, per i risultati nelle reazioni positive del pubblico, con le frequenze di 432 Hz.

Altri sono Adele, Pink Floid, Sade, ecc. vi lascio il piacere di scoprirlo...

Ora il Problema è sempre quello della divulgazione! Farlo conoscere mi sembra molto più che doveroso... ci vorrebbe una campagna mediatica! Perchè....?????
1) il benessere in sè,
2) Il risveglio globale rapido e senza metodi lunghi, costosi a volte, faticosi altre, impegnativi quasi sempre, ecc.
3) l'ENIGMA è l' universo sta cambiando vibrazione perchè si usa il 440 e lo stiamo influenzando, noi involontaria-inconsapevol-mente... ma "altri" con scopi ben definiti con anni di progettazioni...?
8 vibrazioni in più al secondo moltiplicato per 8 miliardi di persone si può immaginare che potenza Malefica sia? A proposito... Hitler la usava perchè l'esercito diventava più determinato e violento, e suoi ricercatori erano dei geni è noto.

Questo mi sembra perfino peggio della geoingegneria e delle scie chimiche! Possibile che nessun art-music-ista si sia posto il problema? A me pare un GROSSO problema di coscienza per una persona che è al corrente di ciò. Ma il Mondo Culturale (sto pensando da un po' di tempo) specialmente quello Italiano, non è proprio un mondo rivoluzionario e dedito alla giustizia... oltre qualche piccolo gesto di solidarietà, che se sai come funziona, di loro tasca non ci rimettono proprio nulla... non porta avanti grandi battaglie.
Allora IMPARIAMO A SCEGLIERE ciò che entra dalle nostre orecchie che non è meno importante di ciò che ingeriamo dalla bocca.

Sonido, Vibración y Frecuencias:440 Hz - 432 Hz NPE / OVNI

 
Christine, la macchina infernale - Promo Rai Movie

mercoledì 27 maggio 2015

DAVID DeGRAW: 20 Giugno Manifestazione Mondiale Presso le Banche Centrali

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L’attivista e scrittore David DeGraw, intervistato da Lee Camp, propone una massiva protesta mondiale presso tutte le banche centrali sottolineando che è lì che risiede il vero potere da combattere mentre la politica elettorale è solo uno show, uno scherzo, un intrattenimento e i politici non sono altro che burattini tirati dai fili della finanza.
Nel momento in cui queste banche centrali possono stampare trilioni di dollari dal nulla, la povertà diventa palesemente un crimine e ogni problema sociale non risolto dai politici per mancanza di fondi, appare per quello che è: una bugia colossale che inchioda la loro complicità al sistema bancario.
Quindi è ora di riportare l’attenzione verso i banchieri centrali, verso il sistema finanziario e quello della creazione della moneta, puntare l’indice contro questi squali spietati, piuttosto che perdere tempo ed energie ad eleggere il pupazzo che ci piace di più, o meglio, quello che ci fa meno schifo degli altri.
Una protesta simile sarebbe un forte messaggio ai poteri forti che griderebbe chiaro il fatto che abbiamo compreso il loro sporco gioco sulla nostra pelle.
Guardate il video e per maggiori informazioni vi rimando all’articolo di Salvo Mandaràche ha tradotto quello orginale di David DeGraw, da lì potete avere tutte le info per la manifestazione e rimanere aggiornati.

Gli sciamani secondo Matteo Guarnaccia (e secondo me)

Fonte http://de-crea-zione.blogspot.it/



(Disegno di Matteo Guarnaccia, riprodotto con la sua autorizzazione)







"L’esperienza sciamanica ci ricorda che l’uomo è parte integrante della natura, ma non deve assolutamente considerarsi al di sopra di essa, come invece accade da tempo con risultati catastrofici sullo stato di salute del pianeta. Per la terra siamo diventati una forma di vita decisamente ingombrante, e lo sciamanesimo può senz’altro aiutare a ricordarci qual è il nostro posto nel mondo."

“In ogni tradizione lo sciamano compie un ‘volo magico’ attraverso i vari livelli del cosmo, superando ostacoli e difficoltà sempre crescenti, fino a raggiungere un certo grado di conoscenza. Dopodiché ritorna indietro, portando ciò che ha ottenuto a beneficio di tutti. Mantiene così un equilibrio sociale. Vuole compiere il viaggio non per sé, ma per gli altri”. 

"Come dicevamo prima, lo sciamanesimo ci accompagna da sempre, ed è parte del nostro vissuto. Uno dei territori in cui i “segni” dello sciamanesimo permangono e sono maggiormente protetti e si fanno più nitidi è proprio l’arte, in ogni sua manifestazione.

Nella concezione originale dei sogni dei maledetti francesi dell’Ottocento l’arte dovrebbe corrispondere alla vita, l’arte è la vita stessa, anche se di fatto poi la civilizzazione occidentale ha operato una sorta di “specializzazione” delle esperienze emozionali. Se l’antico sciamano era di fatto medico, artista, poeta, psicologo, il mondo moderno non sa che farsene di una figura aperta a tutta una serie di esperienze differenti. Anzi, per chi detiene il potere, una figura completa e libera, capace di sopravvivere in assoluta solitudine, eppure con un proprio ruolo centrale nella comunità come lo sciamano, è piuttosto pericolosa e destabilizzante. Il potere ha bisogno di gente “asservita”. Nelle culture tribali, anche se ogni membro aveva proprie caratteristiche e ruoli, non fuggiva dalle esperienze in altri ambiti. Già in quel tempo, avevano compreso che ogni uomo è in realtà molte persone differenti, come ci ricorda Jodorowsky. L’arte è l’ambito in cui storicamente il potere ha concesso che certe energie venissero esplicitate. E se si tratta di vera arte, pur popolare che sia, essa smuove sempre le energie interiori dell’artista e di chi fruisce della sua opera o del suo gesto artistico. L’artista “fruga” dentro sé senza sapere a priori cosa potrà tirare fuori, e si tratterà sempre di qualcosa che è a priori “non spendibile”. Magari lo diventerà decenni o secoli dopo. L’arte è il territorio in cui tutto è già stato fatto, ma quando ancora non era il momento. E’ l’offrire un nuovo punto di vista sulla vita. E’ far cambiare aria alla società quando è pressoché asfissiata."


"Lo sciamano ha il compito di mostrare alla comunità i livelli di conoscenza ai quali è possibile arrivare, e lo fa attraverso delle esperienze di viaggio che sa padroneggiare. In questo senso parliamo del costume come di una “mappa”. Alle stesse esperienze l’uomo comune potrebbe arrivare per casualità, studio, incidente, ma per lui sarebbe difficile tornare indietro per elaborare, comprendere e comunicare l’esperienza ad altri. Il costume dello sciamano, come la musica, la poesia, e altri mezzi, racconta l’esperienza alla comunità. Dichiararsi “uomo”, o scientificamente Homo Sapiens, significa poter dire di conoscere il proprio posto nel mondo. Il costume dello sciamano è la mappa su cui è segnato questo posto."

“Tutti noi abbiamo sperimentato nella nostra infanzia l’esperienza sciamanica, anche se tendiamo a dimenticarcene. Uno stato naturale che scaturisce dalla possibilità di muoversi su diversi piani di coscienza e di attingere a piacere – e, aggiungiamo, con piacere – a una molteplicità di sensazioni e stimoli (…) I bambini vedono passare gli angeli, parlano con cose (apparentemente) inanimate, hanno amici invisibili, si sdoppiano, si servono di oggetti magici. Amano le vertigini e sanno come procurasele: ruotano come folli, fanno capriole, urlano, trattengono il respiro, ripetono frasi senza senso, inanellano parole in loop, si fanno lanciare in aria da mamma e papà. E che dire di quanto apprezzano il suono dei sonagli e delle percussioni? Ognuno di noi, da bambino, è abilitato ad un uso emancipato dell’immaginazione, in fase non ancora formattata dal controllo e dalla riprovazione sociale”. 

“Lo sciamano è qualcuno che, con disciplina, coraggio, perseveranza, esercizio mentale, riesce a mantenere e controllare questo stato ‘infantile’, mettendolo al servizio della sua evoluzione mentale/spirituale e del benessere della sua comunità”.


Brani di Matteo Guarnaccia tratti da questa intervista e da quest'articolo sul suo nuovo libro, Sciamani: istruzioni per l'uso, edito da Shake Edizioni.

Pare che il titolo inizialmente dovesse essere Sciamani: istruzioni per l'uso culturale (Xl riporta addirittura l'immagine di copertina con questo titolo).

Non ho ancora letto questo libro (lo farò al più presto) ma mi sembra, dall'intervista e dall'articolo, che sia proprio questo taglio culturale, e anche artistico, la sua peculiarità e ciò che lo rende particolarmente interessante e appettibile rispetto per esempio a tanta vastissima letteratura sull'argomento di taglio New Age, o comunque spiritualeggiante, o invece rispetto ai tanti libri (interessantissimi ma più specifici) sulle manifestazioni dello sciamanesimo in specifiche culture, di taglio antropologico oppure di testimonianze dirette di esponenti delle varie culture native.


Lo sciamano quindi come categoria dello spirito umano, anzi come qualità spontanea innata umana che tutti i bambini hanno.

"Sciamano" è chi mantiene attive queste capacità di vedere oltre le apparenze, di entrare in contatto con l'invisibile, di dialogare con le forze della Natura o con "Spiriti" o "Demoni" apparentemente inesistenti ma che hanno un'effettiva potentissima incidenza sugli individui e sulle società, influenza benefica o devastante (esempi potrebbero essere: il "demone della prevaricazione sulla natura" o "il demone dell'individualismo e dell'incomunicabilità" oppure invece "lo Spirito che ci riconnette e ci fa sentire una cosa sola con la Natura, o con qualcosa o con qualcuno").

Lo differenzia dal bambino, come dice Guarnaccia, l'apprendimento, anche duro, pieno a volte di sofferenza, della padronanza di queste forze e capacità, la possibilità di lasciarle esprimere, "parlare" ma di controllarle, cavalcare questo Caos primigenio di Creatività assoluta e Sogno tellurico per dirigerlo verso gli scopi voluti. O per meglio dire, forse, per trovare accordi tra la legittima espressione di queste Forze indomabili e le necessità dell'essere umano. 

Come l'artista (e a differenza dello psicotico, che pure per altri aspetti assomiglia sia all'artista che allo sciamano) sa "tornare" dal viaggio e "raccontare" storie su queste realtà sottili, rappresentare e inscenare drammi in cui gli altri fratelli umani possano entrare anch'essi in contatto con gli aspetti più primordiali, selvatici, enigmatici, paradossali, tragici o meravigliosi del reale, con tutto quel magma ribollente pullulante Energia che sta al di sotto della realtà quotidianamente e socialmente riconosciuta - sa quindi gettare ponti tra la gente e questi aspetti nascosti, per esempio la Natura Selvatica dimenticata e distrutta, e riaprire i cuori della gente perchè vi sia ancora spazio per ascoltare tutti questi aspetti tralasciati, negati, rinnegati - e nel far questo aiuta la gente a stare bene, a riconnettersi con parti di sè e del mondo che creano alienazione e sofferenza continua se rigettate, non riconosciute, abbandonate, perse. Un ricucitore di fratture, una cassa di risonanza dell'impeto del Grande Torrente Cosmico, che temiamo ma di cui abbiamo disperatamente bisogno.





(Disegno di Matteo Guarnaccia, riprodotto con la sua autorizzazione)




Come l'artista, lo sciamano mi sembra un individuo che rimane al di là dei canoni sociali riconosciuti, come il bambino affacciato su altri mondi, finestre immaginarie su aspetti straordinari o viceversa su aspetti "demoniaci" nascosti della realtà, ma al contrario del bambino sa comunicare almeno una parte di ciò agli altri, alla società, in una forma intellegibile, e perciò il suo mondo di Sogno ha una funzionesociale.

"Funzione sociale" è in realtà un'espressione ambigua: lo sciamano e l'artista, per essere tali, nella misura in cui sono tali (mentre per il resto la loro vita è come quella di tutti gli altri) sono al di là delle funzioni, liberi di recepire e di risuonare ed entrare in risonanza completamente privi di alcuna intenzione di modificare, alterare, piegare a scopi estranei, funzioni.

Sarebbe meglio parlare di una ricaduta, secondaria, della Visione dello sciamano o dell'artista, una ricaduta benefica e taumaturgica, ma la Visione in quanto tale è aliena da qualsiasi scopo o inquadramento sociale, può avere luogo proprio perchè si accede a uno stato di coscienza in cui i canoni sociali e gli scopi umani non hanno alcuna voce in capitolo.


E' la terapeuticità - a volte dolorosa - del riconnettersi a un'area dell'esistenza che prescinde dai concetti di utile o inutile, e che proprio per questo - solo per questo - è sacra, può dare nuova vita, nuova energia, nuove Visioni a popoli inariditi e persi nel Nulla, nuovi Sogni - può rifar sgorgare sorgenti interiori spente o colpire con Fulmini/Intuizioni individui e società dando uno sguardo nuovo su contraddizioni apparentemente insanabili.


Infine, una differenza tra sciamano ed artista: lo sciamano è inserito in un quadro mitologico-religioso ben definito, e la sua funzione è rispettata, riconosciuta e onorata da tutti, ha un Contesto sacro ben definito nel quale opera (anche se secondo me, lo ripeto, interiormente probabilmente è libero da qualsiasi funzione e credenza sociale) mentre l'artista - parlo dell'artista contemporaneo - è un esule, vive in una società che ha perso ogni certezza, ogni Dio e ogni sacralità e vive spesso ai margini, alla periferia rispetto al centro della società in cui avvengono le "cose che contano" - messaggero inascoltato, Cassandra derisa, profeta che farfuglia cose incomprensibili, mistico solitario, visionario incompreso, "suicidato dalla società" o nel migliore dei casi comunicatore osannato dalle mode del momento, ma il cui messaggio - il nocciolo profondo del suo messaggio - resta continuamente frainteso, sminuito, tradito proprio da chi ne decreta il successo mediatico.




Ma i tempi cambiano, le voci discordanti, dissonanti e diverse di artisti e visionari cominciano ad essere più ascoltate e forse anche più comprese, e:









"Sì, è così: il tempo ci ha riavvicinati alle antiche formule magiche, a lungo dimenticate eppure sempre presenti. Il senso incomincia, esitando, a filtrare nella grande opera a cui tutti lavoriamo, e che ci tiene avvinti." (E. Jünger, Lettera dalla Sicilia all'uomo nella Luna)









lunedì 25 maggio 2015

Cretinismo economico

Chiedeva un amico su facebook: che cosa è il cretinismo economico? Ho risposto così:
“Cretinismo economico è tante cose. In primo luogo, l’idea che esista l’economia e non l’economia politica. Poi l’idea che gli economisti vadano al governo in qualità di economisti e non come sostenitori di una politica economica o che i giornalisti economici siano espressione di una pluralità di punti di vista e politiche economiche differenti, soltanto perché scrivono sul Corriere di Bazoli, la Stampa di Agnelli, Il sole24ore di Confindustria, La Repubblica di De Benedetti, o parlano dalle reti mediaset di Berlusconi, da la Sette di Tronchetti Proveira-Pirelli, dalle reti di Murdoch, dalla Rai unionista-confindustriale-globalista-filostatunitense. Poi l’idea che abbassare le tasse ai ricchi possa essere una cosa utile “per l’economia”, senza dare per scontato che si tratta di un’idea diffusa da un “paraculo”. Poi l’Idea che uno Stato sia come una famiglia e per sostenersi debba prendere denaro in prestito da qualcuno. Poi l’idea folle e ovviamente smentita dai fatti, che Monti, siccome “esperto”, ci avrebbe salvato. Poi ignorare il ruolo che ha assunto la Banca d’Italia nella politica Italiana (Carli, Ciampi, Dini, Siniscalchi, Draghi), senza riflettere sul significato storico dell’evento e la quasi unicità del caso Italiano. E moltissime altre cose. Viviamo avvolti dal cretinismo economico e la maggioranza degli italiani, “intellettuali” compresi, ne è impregnata”.

venerdì 22 maggio 2015

Parla Craxi

Fonte http://ilblogdilameduck.blogspot.it/


Quelle che seguono sono alcune citazioni che ho estratto dal volume "Io parlo e continuerò a parlare", una raccolta di note e appunti di Bettino Craxi dall'esilio, redatti negli anni novanta fino alla morte avvenuta nel 2000. Sono a metà della lettura del libro e questi sono i passaggi che ho trovato finora particolarmente significativi ed in alcuni casi sorprendenti, agghiaccianti, al limite della preveggenza. 
I  pericoli che Craxi vede, vent'anni fa,  per il futuro dell'Italia, sono ora qui davanti a noi in tutta la loro crudezza. Coloro che "si sono salvati" a differenza di chi, come lui,  è finito tra i sommersi, ora sono i protagonisti assoluti di quella che il leader socialista chiamò allora violenta normalizzazione
Craxi è uno sconfitto e ne ha per tutti: per Prodi, per D'Alema, per l'adesso doppiamente emerito Napolitano che, dice Craxi, essendo stato il responsabile delle relazioni internazionali del PCI, potrebbe finalmente raccontare come funzionava veramente il meccanismo - assolutamente bipartizan - di finanziamento occulto dei partiti.  Sembrano giudizi scaturiti dal mero rancore personale ma la Storia ormai sta dando ragione al leader socialista di tanta severità di giudizio.
Soprattutto, al di là della semplificazione comune che vorrebbe Craxi come corresponsabile dello sfacelo attuale e quindi indegno di parlare, questi appunti ci riconsegnano un uomo politico che, a confronto dei figuri attuali, dei monumenti all'incompetenza, delle azdore, degli antistatisti sociopatici fautori del patricidio, risulta un assoluto gigante della politica.

Vediamo assieme questi passaggi salienti di una testimonianza storica interessantissima e della quale consiglio vivamente la lettura.

Craxi si è fatto un'idea assai realistica dei veri scopi della globalizzazione, a differenza di certi progressisti in ecopellaccia che conosciamo.
"La pace [che] si organizza con la cooperazione, la collaborazione, il negoziato e non con la spericolata globalizzazione forzata. Ogni Nazione ha una sua identità, una sua storia, un ruolo geopolitico cui non può rinunciare. Più Nazioni possono associarsi, mediante trattati per perseguire fini comuni, economici, sociali, culturali, politici, ambientali.  Cancellare il ruolo delle Nazioni significa offendere un diritto dei popoli e creare le basi per lo svuotamento, la disintegrazione, secondo processi imprevedibili, delle più ampie unità che si vogliono costruire. Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente  finanziaria e militare." (pag. 6, "Incipit")
Identità nazionale? Nazione in maiuscolo? Ohibò! Nel nuovo secolo del "patriottismo sovranazionale" dei lottacontinuisti, del multisubculturalismo e del razzismo al contrario, ovvero di quello contro i propri simili, propugnati dalla vera sinistra (secondo la definizione data del PD dell'on. Serracchiani)  queste parole sembra impossibile provengano da un leader socialista.
Eppure Craxi intuisce che dietro all'attacco alla partitocrazia potrebbe celarsi un progetto di delegittimazione della politica intesa come strumento di democrazia, mirante a costruire un futuro di alzamanos senza alcun vero potere rappresentativo popolare ma solo la delega ad "eseguire gli ordini" delle élite secondo il classico schema della banalità del male.

"I partiti dipinti come congreghe parassitarie divoratrici del danaro pubblico, sono una caricatura falsa e spregevole di chi ha della democrazia un'idea tutta sua, fatta di sé, del suo clan, dei suoi interessi e della sua ideologia illiberale." (pag. 12, "Era un sistema")
"Fa meraviglia, invece, come negli anni più recenti ci siano state grandi ruberie sulle quali nessuno ha indagato. Basti pensare che solo in occasione di una svalutazione della lira, dopo una dissennata difesa del livello di cambio compiuta con uno sperpero di risorse enorme ed assurdo dalle autorità competenti, gruppi finanziari collegati alla finanza internazionale, diversi gruppi, speculando sulla lira evidentemente sulla base di informazioni certe, che un'indagine tempestiva e penetrante avrebbe potuto facilmente individuare, hanno guadagnato in pochi giorni un numero di miliardi pari alle entrate straordinarie della politica di alcuni anni.
Per non dire di tante inchieste finite letteralmente nel nulla." (pag. 17)
"Me lo dissero, anzi me lo scrissero, nel mese di luglio. Il mese dei veleni della politica, il mese in cui cadono i regimi, si fanno o si preparano le crisi, si ordiscono congiure prima di andare in vacanza." (pag. 60 "Una nota di luglio", 1994)

Già, il mese di luglio che ritornerà prepotentemente d'attualità nel 2011, quando, tra scambi di lettere e trame sotterranee, proprio nella mezza estate, si preparerà il golpe della Troika e l'arrivo dei "supertecnici" per l'autunno.
"Il regime avanza inesorabilmente. Lo fa passo dopo passo, facendosi precedere dalle spedizioni militari del braccio armato. La giustizia politica è sopra ogni altra l'arma preferita. Il resto è affidato all'informazione, in gran parte controllata e condizionata, alla tattica ed alla conquista di aree di influenza.
Il regime avanza con la conquista sistematica di cariche, sottocariche, minicariche, e con una invasione nel mondo della informazione, dello spettacolo, della cultura e della sottocultura che è ormai straripante." (pagg. 75-76, "Il ventennio", 1997)
L'informazione, la propaganda, l'infiltrazione del pensiero unico in ogni ganglio della repubblica. Le riforme...
"Non contenti dei risultati disastrosi provocati dal maggioritario, si vorrebbe da qualche parte dare un ulteriore giro di vite, sopprimendo la quota proporzionale per giungere finalmente alla agognata meta di due blocchi disomogenei, multicolorati, forzati ed imposti. Partiti che sono ben lontani dalla maggioranza assoluta pensano in questo modo di potersi imporre con una sorta di violenta normalizzazione." (pag. 81, "I più puri che epurano")
Ancora sulla globalizzazione e il ruolo sempre più subalterno dell'Italia.
"Sono oggi evidentissime le influenze determinanti di alcune lobbies economiche e finanziarie e di gruppi di potere oligarchici.
A ciò si aggiunga la presenza sempre più pressante della finanza internazionale, il pericolo della svendita del patrimonio pubblico, mentre peraltro continua la quotidiana, demagogica esaltazione della privatizzazione.
La privatizzazione è presentata come una sorta di liberazione dal male, come un passaggio da una sfera infernale ad una sfera paradisiaca. Una falsità che i fatti si sono già incaricati di illustrare, mettendo in luce il contrasto che talvolta si apre non solo con gli interessi del mondo del lavoro ma anche con i più generali interessi della collettività nazionale.
La "globalizzazione" non viene affrontata dall'Italia con la forza, la consapevolezza, l'autorità di una vera e grande Nazione, ma piuttosto viene subìta in forma subalterna in un contesto di cui è sempre più difficile intravedere un avvenire, che non sia quello di un degrado continuo, di un impoverimento della società, di una sostanziale perdita di indipendenza." (pag. 88-89, "Globalizzazione")
I salvati e come si salvarono.
"D'Alema ha detto che con la caduta del muro di Berlino si aprirono le porte ad un nuovo sistema politico. Noi non abbiamo la memoria corta. Nell'anno della caduta del muro, nel 1989, venne varata dal Parlamento italiano una amnistia con la quale si cancellavano i reati di finanziamento illegale commessi sino ad allora.
La legge venne approvata in tutta fretta e alla chetichella. Non fu neppure richiesta la discussione in aula. Le Commissioni, in sede legislativa, evidentemente senza opposizioni o comunque senza opposizioni rumorose, diedero vita, maggioranza e comunisti d'amore e d'accordo, a un vero e proprio colpo di spugna.
La caduta del muro di Berlino aveva posto l'esigenza di un urgente "colpo di spugna".
Sul sistema di finanziamento illegale dei partiti e delle attività politiche, in funzione dal dopoguerra, e adottato da tutti anche in violazione della legge sul finanziamento dei partiti entrata in vigore nel 1974, veniva posto un coperchio." ( pag. 124 "Il colpo di spugna")
"La montagna ha partorito il topolino. Anzi il topaccio. Se la Prima Repubblica era una fogna, è in questa fogna che, come amministratore pubblico, il signor Prodi si è fatto le ossa." Pag. 135. "L'uomo nuovo")
Quelle sull'Europa ed i suoi parametri, infine, sono tra le pagine più profetiche delle memorie craxiane. E' inevitabile confrontare queste parole con le appassionate difese dell'euro dei vari giannizzeri, sindacalisti, economisti embedded e ministri per caso.
"I parametri di Maastricht non si compongono di regole divine. Non stanno scritti nella Bibbia. Non sono un'appendice ai dieci comandamenti.
I criteri con i quali si è oggi alle prese furono adottati in una situazione data, con calcoli e previsioni date. L'andamento di questi anni non ha corrisposto alle previsioni dei sottoscrittori. La situazione odierna è diversa da quella sperata.
Più complessa, più spinosa, più difficile da inquadrare se si vogliono evitare fratture e inaccettabili scompensi sociali. Poiché si tratta di un Trattato, la cui applicazione e portata è di grande importanza per il futuro dell'Europa Comunitaria, come tutti i Trattati può essere rinegoziato, aggiornato, adattato alle condizioni reali ed alle nuove esigenze di un gran numero ormai di paesi aderenti.
Questa è la regola del buon senso, dell'equilibrio politico, della gestione concreta e pratica della realtà.
Su di un altro piano stanno i declamatori retorici dell'Europa, il delirio europeistico che non tiene contro della realtà, la scelta della crisi, della stagnazione e della conseguente disoccupazione [...].
Affidare effetti taumaturgici e miracolose resurrezioni alla moneta unica europea, dopo aver provveduto a isterilire, rinunciare, accrescere i conflitti sociali, è una fantastica illusione che i fatti e le realtà economiche e finanziarie del mondo non tarderanno a mettere in chiaro [...]. (pagg. 152-153, "Comandamenti e parametri", 1997.)

giovedì 21 maggio 2015

LA VERA RIVOLUZIONE? – L’autoproduzione

autoproduzione
CREDO SOLO A QUELLO CHE PRODUCO PERSONALMENTE E CERCO DI COMPRARE MENO COSE POSSIBILI, certo ognuno fa le scelte in base al suo stile di vita. “Ma secondo Te l’ autoproduzione ha ancora senso? Sono rimasta un po’ stupita dalla domanda, lo ammetto. Poi mi sono accorta che avevo cominciato a dare per scontate parecchie cose che faccio quotidianamente. L’autoproduzione è fondamentale. Può trasformare radicalmente il bilancio mondiale, può alterare gli equilibri di potere, può essere realmente un’azione sovversiva, probabilmente la principale. Non essere più dipendenti dal supermercato perché il pomodoro cresce coltivato da noi e con i semi che noi abbiamo conservato è una possibilità reale, è lì, una realtà concreta, vuol dire aver già intrapreso una rivoluzione di indipendenza e aver fatto una dichiarazione pubblica di non accettare il controllo dell’industria alimentare. Perché è da questa che parte tutto. Dal fatto che 60 anni fa, tra voi e il vostro pomodoro c’era al massimo un contadino, un grossista e un bottegaio, mentre oggi ci sono fino a venti passaggi e ricarichi. Questi ricarichi che sono mediatori, grossisti, autotrasportatori, autostrade, confezionamento, smistamento, certificazione ecc., fanno sì che il vostro pomodoro invece di costarvi l’equivalente di due minuti del vostro lavoro, ve ne costi quindici e che quindi per acquistare quello che vi serve davvero e quello che vi faranno credere che vi serva, finirete a lavorare quelle 40-60 ore settimanali senza vivere mai davvero. E’ una moderna forma di schiavismo, che al contrario delle precedenti nella storia è molto più allargata. L’unica via reale, praticabile e urgente è l’autoproduzione: produrre il più possibile in proprio, consumare il resto scegliendo criticamente. E DIFFONDERE, DIFFONDERE, DIFFONDERE. Perché solo così possiamo uscire da questo schiavismo moderno, da questo controllo del mondo che passa attraverso il controllo del cibo.”
*Grazia Erbaviola
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org

lunedì 18 maggio 2015

Onorio Belussi e una vita dedicata al "non fare"

Fonte http://www.ilcambiamento.it/

Questa è la storia di un uomo che trent'anni fa, grazie a un libro, decide di rivoluzionare completamente la propria vita e oggi, a 73 anni, ci mostra con orgoglio e gioia i risultati di quella scelta: un campo di 3mila metri quadri coltivato secondo gli insegnamenti di Masanobu Fukuoka e dell’agricoltura del non fare. Uno dei campi più grandi d'Europa che ha fatto di Onorio uno dei massimi esperti in merito e un punto di riferimento per tutti coloro che si vogliono avvicinare al metodo naturale.

di Elena Tioli - 18 Maggio 2015






Onorio Belussi, bresciano, classe 1942, un amore viscerale per la terra, nel 1987, leggendo La rivoluzione del filo di pagliadi Fukuoka, decide di cambiare vita: “Quando lessi per la prima volta Fukuoka avevo 50 anni ed ero dipendente comunale. Prima di leggerlo, se qualcuno mi avesse chiesto se mi interessasse tornare a fare il contadino, la mia risposta sarebbe stata no. Appena aver letto il testo di Fukuoka invece sentii riaffiorare tutto l’amore che avevo per la terra e decisi di mollare tutto per dedicarmi all’agricoltura”. Ma non all’agricoltura tradizionale, quella che aveva conosciuto da piccolo e che lui stesso aveva praticato: “Io volevo seminare paradisi terrestri” (campi coltivati con il metodo naturale insegnato da Fukuoka, ndr).  
E quale miglior occasione per creare un paradiso terrestre di un campo arido e sterile che non voleva nessuno? “Questo campo era in vendita da cinque anni ma nessuno lo comprava. Tutti dicevano che non ci sarebbe cresciuto neanche un filo d’erba e, inoltre, non vi arrivava acqua, se non quella piovana…” Un pessimo affare per tutti, ma non per Onorio che a quei 3mila metri quadri, da quel momento in poi, dedicò la sua vita.





Quando ha iniziato, nel 1989, è stata dura: “Venivo criticato e beffeggiato da tutti. Nessuno conosceva questo metodo e a nessuno sembrava convincere il mio comportamento. Oggi molte di quelle stesse persone vengono per farmi i complimenti”. Del resto lui non ha mai avuto un minimo dubbio sulla sua validità: “Quando ho iniziato il mio obiettivo era dimostrare che il metodo naturale, riassumibile nei cinque principi del non lavorare il terreno, non fertilizzarlo, non usare antiparassitari, non potare le piante, non eliminare le erbe, fosse fattibile anche in Italia. Volevo far vedere a tutti che con l’agricoltura del non fare si sarebbe potuto aumentare i raccolti e i guadagni diminuendo al contempo le fatiche e le spese. Insomma che ci si sarebbe potuto campare o, ancora meglio, vivere bene in tanti”.
E per raggiungere i suoi obiettivi Onorio iniziò a studiare e a imparare dai più importanti maestri nel campo del non fare: “Innanzitutto ho fatto il corso con Panaiotis Manikis, allievo di Fukuoka e presidente dell’agricoltura naturale a livello europeo, poi ho fatto il corso di permacultura con David Holmgren e anche con Emilia Hazelip”.
I risultati non tardarono ad arrivare: “All’epoca con i miei 3mila metri quadri di paradiso terrestre riuscivo a guadagnare di più del mio vicino con i suoi 15mila metri quadri di campo coltivato a mais in modo tradizionale. Senza rischi, senza spese e senza desertificare il terreno”. Una soddisfazione non da poco ma, certamente, non un traguardo: “Quando ho incontrato Fukuoka di persona ho capito che il mio obiettivo non poteva essere solo quello di seminare paradisi terrestri. Per Fukuoka, infatti, bisognava andare oltre: rinverdire deserti e rinnovare cuori umani. Abbracciai quindi questi pensieri e li feci miei”.
Oggi il campo di Onorio è lasciato in uno stato quasi selvatico: “Non mi ci dedico più per la produzione ma per la divulgazione. Le persone vengono qui a visitare il mio campo per imparare e io stesso faccio molti corsi in giro. Non ho più tempo per la produzione e la vendita. Ma quello che raccolgo è sufficiente per me, la mia famiglia, l’autoproduzione di molti alimenti e per chiunque passi di qui e voglia raccogliere qualcosa”.





Anche per questo il confine esterno è cosparso di fragoline “così chi passa le può prendere”. Non ci sono paletti o recinzioni, solo una regola: "Non calpestare il terreno, passare sui sentieri". Per il resto massima libertà, alla natura di fare e all'uomo di raccogliere. E ce n'è per tutti! All’interno del terreno ogni centimetro quadrato non solo è produttivo ma è anche commestibile. La vigorosità della natura è sorprendente: le piante sono bellissime, il sottobosco è talmente fertile che al di fuori dei “sentieri” delineati da sterpaglie è difficile vedere il terreno, la natura è ovunque ed è completamente appagata. “Quando entro qui mi dico: vediamo cosa mi ha preparato la natura oggi”, mi dice Onorio con ammirazione e orgoglio.
Orgoglio che scaturisce soprattutto dalle sue piccole e grandi vittorie: “Prima tutti mi davano del matto, mi criticavano e le critiche diventavano pregiudizi e luoghi comuni. Un cacciatore un giorno mi disse: ‘Se ci fosse ancora qui tuo padre, ti darebbe tanti di quei calci nel sedere! Ma si può tenere un campo così?’ Qualche anno dopo mentre ero al campo sento una voce che dice: ‘Guarda qui che meraviglia, finalmente qualcuno che capisce qualcosa!’ Era lo stesso signore di prima”. Negli ultimi anni anche alcune scuole hanno iniziato a bussare alla porta di Onorio: “Mi chiamano per fare corsi e insegnare ai ragazzi il mio metodo. Persino il preside dopo aver visitato il mio giardino ha iniziato a coltivare il suo orto con il metodo naturale”. 
Ma non per tutti è facile capire il valore del lavoro di Onorio e ammettere la validità di questo metodo: “Oggi i piccoli contadini cominciano ad avere grandi difficoltà economiche. E cosa fanno invece di cambiare metodo? Cedono i terreni. Tra poco qui sarà tutto in mano a pochi grandi aziende che continueranno a devastare il nostro territorio con monocolture intensive... Ma del resto non è facile avere la testa del non fare in una società del fare, è come dire nel Medioevo che il sole gira attorno alla terra”.
Anche per questo Onorio continuerà nella sua missione: “Nel mio piccolo non posso far altro che continuare a spargere semi, con le braccia e con le parole, sperando che un giorno qualcuno di questi semi dia buoni frutti e che - magari - quando non ci sarò più questo paradiso terrestre rimanga ancora ‘abbandonato’ a se stesso”.


http://onoriobelussi.altervista.org/

domenica 17 maggio 2015

La famiglia è il più grande nemico del mercato globale. Per questo la odiano.

Le multinazionali fondamentalmente sono grandi famiglie,dove però non esiste assolutamente nessun principio amorevole,solo profitto, niente empatia e contatto umano.
Il principio familiare,è all"inizio del dividi et impera,nelle multinazionali è al suo estremo livello,oggi i risultati sono sotto i nostri occhi.

Pubblicato su 17 Maggio 2015 da FRONTE DI LIBERAZIONE DAI BANCHIERI - CM in IPHARRA
di Benedetta Scotti
(cinquepassi.org) – Nella biblioteca di una nota scuola di business un giovane universitario compila nervosamente il suo Curriculum Vitae. Appena sotto il proprio nome ha aggiunto: “celibe”. Incuriosito, un amico gli domanda il perché di quell’informazione specifica. Il giovane, come sorpreso dall’ingenuità della domanda, replica che spera, in tale modo, di aumentare le chances di essere assunto: “Se non hai famiglia, l’azienda sa che sei più flessibile in termini di orari e di spostamenti. Così hai più possibilità di essere selezionato”. Risposta emblema di quella mutazione socio-economica che potremmo riassumere così: dal “tengo famiglia” al “non tengo famiglia”. Da principio e fine dell’agire economico a deprecabile fardello e impedimento.
Con un’affermazione forse ardita, potremmo dire che oggigiorno la famiglia, economicamente intesa come prima scuola di solidarietà e di ponderato uso delle risorse, è un elemento eversivo, nel senso che è estranea ai meccanismi che regolano il mercato globale. Infatti, la naturale propensione al risparmio e la struttura solidaristica del focolare domestico mal si conciliano con un sistema economico costruito su una spesa consumistica senza limiti e fondato su uno spirito di competizione esasperante. Inoltre, i tempi e le logiche della vita familiare sono incompatibili con i – troppo spesso – massacranti ritmi di lavoro imposti dal mercato, da accettare docilmente pena il benservito per mancanza di competitività. Come suggerisce l’episodio (reale) del giovane studente alle prese con il curriculum, in Occidente il non tenere famiglia è divenuto un vero e proprio vantaggio competitivo. Ma come si è potuti arrivare al “non tengo famiglia”? L’economista americano Steven Horwitz fornisce una spiegazione alla questione chiara e sistematica che, probabilmente a sua insaputa, riprende quanto già preconizzato dai due amici scrittori Chesterton e Belloc all’inizio del Novecento. Secondo Horwitz, l’evoluzione della famiglia può interpretarsi come un movimento dal nucleo familiare propriamente inteso verso il mercato (in inglese “from the household to the market”), cominciato con quell’industrializzazione che segnò l’avvento dei moderni sistemi di produzione. Nell’era pre-industriale era la famiglia (o al più le corporazioni nel contesto urbano) e non la fabbrica a rappresentare l’unità produttiva fondamentale e la stessa produzione, agricola nelle campagne e artigianale nei centri urbani, era orientata alla sussistenza e non alla “crescita”. Inoltre, data la scarsità di capitale tecnologico, l’attività economica dipendeva crucialmente dalla manodopera, da cui conseguiva che una figliolanza numerosa fosse altamente desiderabile, anche come garanzia in vista della vecchiaia. “Domus” e “labor” costituivano, pertanto, un binomio inscindibile. Come scrive Chesterton, fu l’avvento del sistema capitalista, con l’affermazione del lavoro salariato, “a far sì che gli uomini abbandonassero le loro case per cercare lavoro” e che vivessero “vicino alle loro fabbriche o alle loro ditte invece che alle loro famiglie”. Venuto meno il legame tra “domus” et “labor”, venne meno anche la funzione originaria del nucleo familiare che, da unità produttiva fondamentale del sistema economico, è stata progressivamente declassata a passivo e borghese centro di consumo. Il lavoro salariato, oltre a incarnare la frattura tra tra “produzione” e “proprietà”, contribuì ad alimentare una concezione individualistica del sistema economico dal momento che rendeva possibile sopravvivere al di fuori della famiglia o di un gruppo socio-economico (quale, appunto, le corporazioni), vendendo il proprio lavoro al miglior offerente (da qui il movimento verso il mercato sopracitato). E infatti, nel sistema economico odierno, ciò che conta economicamente non è la famiglia, bensì l’individuo (o meglio il consumatore), come dimostra anche la scarsissima attenzione prestata in genere alla prima nei corsi universitari di economia (piccola nota autobiografica: il professore di Economia Aziendale eliminò dal programma d’esame il capitolo relativo alla famiglia liquidandolo come “di scarsa importanza”). Nefasta miopia se si considera che le imprese a conduzione familiare sono ancora il fondamento e il vanto di un’economia quale quella italiana, per quanto vengano spesso criticate per l’inefficienza che sarebbe insita a quello che viene ossimoricamente chiamato – alla luce di quanto discusso sopra – “capitalismo familiare”. La stessa ossessione per il consumo nasce da questa separazione tra “domus” e “labor” che ha mutato radicalmente il fine dell’agire economico: non più una ragionevole sussistenza bensì la crescita infinita, costruita sullo spasmodico aumento dei consumi tipico della società di massa. Una famiglia che risparmia è un pericoloso corpo estraneo in un sistema economico che concepisce i figli non più come una risorsa e una benedizione ma come un lusso (perché allevare un figlio nella società dei consumi “costa quanto una Ferrari”, recitava uno studio di qualche tempo fa) e come un ostacolo alla competitività lavorativa (vedi l’inquietante caso della Apple e di Facebook che hanno proposto alle loro giovani impiegate di congelare i propri ovuli per rimandare la gravidanza il più possibile).
Per concludere, come nota il filosofo francese Fabrice Hadjadj, la famiglia è anarchica perché è anteriore, oltre che al diritto e allo Stato, anche al Mercato. E in un sistema economico onnivoro e totalizzante, che non conosce regole se non quelle del profitto, questa anarchia, che segue altre logiche, si risolve in un amaro paradosso: la famiglia è il nemico numero uno del mercato globale.
Tratto da:http://www.azionetradizionale.com

sabato 16 maggio 2015

“Ministro nordcoreano ucciso a cannonate”: la Bufala è finita! E pure l’Informazione.


Frana ormai rovinosamente la bufala planetaria del ministro della Difesa della Corea del Nord, generale Hyon Yong-chol, “fucilato il 30 aprile con un’arma antiaerea, per essersi appisolato durante una cerimonia pubblica”. Bufala – come al solito – non solo non smentita, ma neanche presa in considerazione dalle autorità di Pyongyang che si stanno limitando a mostrare in televisione foto  e video del ministro partecipante, in questi giorni, a manifestazioni ufficiali. Immagini di repertorio? Nessuno tra gli innumerevoli media mainstream che aveva alimentato la bufala osa affermarlo anche perché dovrebbe poi spiegare per quale motivo il “regime canaglia di Pyongyang” , invece di relegarla in una damnatio memoriae, darebbe oggi lustro ad una sua ennesima “vittima”. Meglio, quindi, spegnere i riflettori su questa storia.
Fine della storia? Si, ma – oltre all’avvilimento per la faccia tosta dei giornalisti che non ritengono doveroso spendere oggi una sola parola di scuse per la menzogna che hanno propagato – due considerazioni.
La prima sull’”operazione Razzi”. Quando già la bufala cominciava a scricchiolare, tutti i media main stream  non hanno trovato nulla di meglio che aggrapparsi alla smentita di questa profferita da tale Antonio Razzi: senatore di Forza Italia e colorito personaggio che, anche per le sue (più o meno intenzionali) gags e per i suoi rapporti con la Corea del Nord, è diventato uno zimbello per molti su Facebook e un Giuda per il PD. Eppure la smentita di Razzi appariva non solo plausibile  (ricordiamo la sua demolizione della bufala dell’”omicidio” di Hyon Song Wol “amante del leader coreano Kim Jong”) ma era, a suo dire, supportata da quanto gli aveva riferito l’ambasciatore della Corea del Nord in Italia. Ovviamente non un solo giornalista italiano si è preso la briga di chiedere una conferma all’ambasciatore ma tutti, continuando a sbandierare una foto satellitare farlocca, si sono concentrati sulla “eccentricità” di Razzi quasi a suggerire che chi mette in dubbio la malvagità dello Stato Canaglia di turno sia un “fenomeno da baraccone”.
Poi c’è l’evidente assurdità della bufala: “fucilato con un arma antiaerea”. Come se Hyon Yong-chol fosse stato una quaglia. Avessero detto “fucilato” e basta, la bufala, certamente, sarebbe stata più credibile. Ma non abbastanza intrigante per alimentare (oggi, con i giornali alla fame) il click-system, la pubblicità su internet. Più o meno come l’aviazione di Assad che (invece di bombe) lancia sulle popolazioni siriane “barili carichi di esplosivo, chiodi e catrame”; o come i cecchini di Assad che sparano sulle donne incinte. “Notizie” sempre più incredibili ma che, pur vorticosamente sostituite dopo qualche ora, finiscono per azzerare ogni senso critico. Anche perché, non si fa in tempo ad analizzarle ed, eventualmente, a smontarle che già sono scomparse dalla scena. Come l’”omicidio di Hyon Song Wol, amante del leader coreano Kim Jong”. In realtà è viva e ora è colonnello dell’esercito della Corea del Nord. Corea del Nord, “lo stato più odiato al mondo”, come afferma il buon Crozza: sessantamila “mi piace”.
La Redazione di Sibialiria