.Nisargadatta Maharaj. La meraviglia è l'alba della sapienza

L’appercezione in cui tutto sorge, è questa la realtà. Un’appercezione pura e chiara, quella che chiamano l’occhio di Dio.Karl Renz

« La persona non- risvegliata vive nel suo mondo, la persona risvegliata vive nel mondo. » Andrew Cohen

Finché immagino "come dovrei essere", continuerò ad essere quello che sono ora.U.G.Krishnamurti

"Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti." Eraclito

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezzaBenjamin Franklin

In televisione non c'è la pubblicità, il mezzo televisivo è "solo" pubblicità.Dioniso 777


domenica 27 settembre 2015

USA: ecco il Papa. Mito di povertà e Agenda Globalista...

  Jon Rappoport

“Le religioni e si, persino certi sistemi economici hanno predicato povertà come via di salvezza o almeno come vita "piu' onesta" . La povertà è promossa come un tipo di test sulla fede. Ma i promotori hanno sempre dei contanti in banca. Il trucco è questo: per maturare ricompense spirituali, un povero deve restare povero. Diversamente, come potrebbe continuare a conoscere la vera gloria? La versione moderna di questo è la seguente: una vittima è una vittima per sempre. Diversamente potrebbe eliminare il bisogno di "giustizia sociale" e il genio della truffa che la spaccia. Non spendere pochi dollari per pulire i sistemi idrici contaminati nei paesi del Terzo Mondo. Non ritornare buona terra da coltivare, che è stata rubata. La povertà e la fame sono attraenti. Danno vita ad ideologie umanitarie che fanno da copertura a  furto e distruzione su larga scala. ( trad. da The Underground, Jon Rappoport)
Eccolo, il Papa. Ed il suo messaggio gesuitico nascosto è: disfiamoci di nazioni separate, eliminiamo il profitto privato per le classi medie e ritorniamo a quei giorni gloriosi del Medio Evo; la mia Chiesa fiorisce a quelle condizioni; sappiamo come gestire il tormento che copre tutto il pavimento; oh ed ecco il piatto per la raccolta della questua! Costui è parte della banda internazionale che maltratta la parola "capitalismo" come fosse un peccato mortale.
Fare distinzioni non è il piatto forte del Papa.
Egli ignora le differenze tra le mega-multinazionali che si allineano con i governi (e la sua Chiesa) per creare l'Ordine Globalista…e i numeri infiniti di piccoli business i cui proprietari sono coloro che vogliono lavorare per guadagnarsi da vivere e trarvi un profitto. Per il Papa, questo è "capitalismo" .
Tutto dovrebbe essere gratis, che tradotto significa: quasi tutti dovrebbero essere poveri.
Migrazione di popolazioni? No problem. E' buona cosa. Dopotutto, sul lungo termine aiuta a cancellare i confini e le nazioni e a far tornare indietro l'orologio a tempi piu' tumultuosi.
Questa è l'operazione e il Papa...c'è saltato sopra. Lui ed Obama se la intenderanno bene. Obama ha il compito di fare in modo che comunità delle città che lui caldeggia, restino povere e nel loro biasimo prendano di mira grandi  obbiettivi.
Obama non ha mai inteso creare lavoro in quei nuclei interni delle città  nè trasformarle. Non è mai stato nel suo programma. Non ha mai inteso parlare su come i lavori  e le aziende li si sono persi, quando trattato globalista su trattato globalista ha spedito oltremare le fabbriche. Obama sta pubblicizzando nuovi trattati commerciali.
Lui e il Papa si daranno una gomitatina e si strizzeranno l'occhietto .
Se questi due si intenderanno bene, la  “solida scienza” relativa al surriscaldamento ad opera umana, scatenerà tagli globali nella produzione energetica (ad eccezione delle aziende favorite), creando cosi una povertà ancora piu' orrenda  tra i Paesi del Terzo Mondo (che si suppone “beneficino dalla distribuzione razionale dell'energia”).
Questi due uomini sanno come usare i discorsi "umanitari" per favorire i loro veri obbiettivi. Sanno come suonare la musica, instillando una adeguata quantità di colpa  lungo la via.
Il Papa e il Presidente faranno saltare i tappi dello champagne. Sarà una festa.
Obama: Sua Santità, sono un dilettante di rango quando si tratta di operazioni psicologiche [di guerra psicologica]. Voi gente  state facendo raggiri da un paio di millenni, piu' o meno. Quindi qualsiasi suggerimento mi potete offrire...
Papa: Non prendere in giro chi lo sa fare, Barack. Tu stai facendo un  ottimo lavoro . Hai cominciato il tutto con quella utopia messianica di salvezza e poi l'hai messa nel cassetto e sei andato per la giustizia sociale, che è una grossa cosa, poichè distoglie l'attenzione dal fatto che la piu' parte della gente voglia lavoro e denaro abbastanza per sopravvivere  e ovviamene questo non accadrà mai...
Nei suoi primi commenti alla stampa, dopo essere stato eletto come Papa, Francesco disse: “Questo è cio' che voglio, una chiesa povera per i poveri.”
1.2 miliardi di membri, una nazione separata (il Vaticano), una stima di 170 miliardi di dollari di spese voluttuarie annuali…si proprio vero, una chiesa povera.
La parte relativa a "per i poveri" della citazione del Papa è molto accurata. Come in: un ritorno a maggiore povertà. In un mondo simile, i signori feudali riempiranno di certo il piatto delle offerte.
C'è giusto un problema con l'Agenda Globalista del Vaticano: non si armonizza molto con la visione megacorporativa del Globalismo. Dato che sempre meno persone sul globo possono permettersi di comprare cio' che le multinazionali stanno vendendo, succederà uno schianto. Ma per il Papa, questi sono gretti dettagli. In superficie è con le megacorporations ma ad un livello più profondo, il Vaticano vuole cio' che ha sempre voluto: caos, povertà e controllo dall'alto.
by Jon Rappoport
traduzione Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net

sabato 26 settembre 2015

Hara - La forza dell'energia originaria (Massimo Beggio)



 Fonte http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/zen/beggio.htm

I

In un convegno a Verona del Settembre 2002 dal titolo “Curare e guarire come Via di conoscenza” introducevo alcune riflessioni sul tema di Hara citando una frase circa la malattia e la guarigione tratta da un libro di un autore tedesco, Karlfried Von Durckheim. La frase in questione dice: “Non vi è malato la cui guarigione non sia ostacolata anche da una intima tensione o contrazione. Del pari, non vi è guarigione che non sia agevolata dal risolversi di tali nodi. Proprio nella misura in cui tensioni siffatte sono connesse con la paura di un Io preoccupato o protervo, esse si sciolgono quando l’uomo apprende l’arte di mettere da parte l’Io e di affidarsi a quelle forze più profonde alle quali l’Hara certamente lo apre.” Hara è uno di quei termini piuttosto usati nel mondo delle discipline di origine giapponese (Shiatsu, arti marziali ed altre cose ancora). Nei corsi di Shiatsu, tanto per fare un esempio, gli allievi sono invitati ripetutamente all’uso di Hara nella tecnica di pressione. Ritengo però che, in genere, non sia abbastanza chiaro a cosa ci si riferisce quando si fa uso di questa parola.Credo che molti, tra i cultori di queste ‘arti’ di origine giapponese, ritengano che l’idea di Hara si esaurisca nell’ambito delle tecniche specifiche delle loro discipline e che non possa avere attinenza con nient’altro. Quindi che si tratti di qualcosa che riguarda solo ed esclusivamente quel loro mondo particolare.
Pochi forse pensano che l’essere in contatto con il proprio Hara  possa andare ben oltre la specificità della loro ‘arte’ e possa avere il significato di un atteggiamento più ampio che coinvolge il nostro modo di essere e di relazionarci con la vita.
Nella veste di insegnante di Shiatsu, quando mi capita l’occasione di parlare dell’Hara  mi piace fare qualche esempio per aiutare a comprendere come questo atteggiamento trova  applicazione anche nella quotidianità di molti  piccoli gesti.
Spiego, ad esempio, che c’è sicuramente  un ‘modo Hara’ di stringere la mano a una persona, oppure di abbracciarla, o di porgerle un oggetto, di servirle una tazza di thè (o un piatto di spaghetti, tanto per essere meno orientali). Credo anche che ci sia un ‘modo Hara’ di sferrare un pugno o di dare una carezza.
E penso che questa modalità permetta di rapportarci con l’altro in un modo molto più autentico e più sentito. E’ come se, nel rapporto con l’altra persona, manifestassimo una ‘presenza’ ed  una qualità  di gran lunga superiori allo standard abitudinario.
Questo ‘modo Hara’ di essere e di rapportarsi è un miscuglio di più cose: comprende il manifestare  una certa ‘energia’ nei gesti che facciamo e comprende anche una certa ‘intenzionalità’ e una certa ‘determinazione’ nel nostro agire.
Questo dell’agire con Hara è un modo che si colloca oltre le parole e oltre la mente razionale e che l’altra persona però riesce a cogliere molto bene. A volte, in quella stessa persona, capita di leggere addirittura un moto di stupore. Forse perché l’atteggiamento con il quale ci proponiamo non è troppo usuale nella vita di relazione e l’altro ne rimane quasi turbato (e in qualche modo anche affascinato).
Nell’ambito della pratica dello Shiatsu, questo modo di essere corrisponde a quel qualcosa in più che possiamo sentire in una pressione e che la riempie di quella qualità che la rende di molto superiore rispetto ad un’altra.
Questi sono però solo alcuni aspetti abbastanza marginali. Continuando nel nostro discorso vedremo che l’essere in contatto con Hara può significare molto di più di quanto abbiamo finora detto.
Come ben sappiamo la parola è di origine giapponese. Il modo come questa parola viene usata in alcune espressioni della lingua giapponese è molto interessante ai fini del discorso che stiamo facendo.
Una di queste espressioni, per esempio, è la seguente: “Hara no aru hito”, che letteralmente tradotta significa “L’uomo che possiede Hara”. Il senso è quello di indicare colui (o colei) che costantemente nella propria vita è in una dimensione di collegamento con il proprio Hara.
In una traduzione ancora più letterale la frase in questione diventa: “L’uomo che possiede un ventre”.Detto questo possiamo allora considerare la parola ‘ventre’ (o anche addome, o pancia ecc.) come una traduzione possibile della parola giapponese Hara.E’ evidente però che, poiché la pancia è un bene di tutti, il significato che i giapponesi vogliono dare a questo ‘Ventre’ va ben oltre questa particolare zona del nostro corpo. Anche se, lo vedremo, tutto l’insieme dei concetti legati alla parola Hara trova poi un suo riferimento ed una sua collocazione ‘anatomica’ proprio in zona addome, esattamente in un’area interna e profonda che si trova collocata a circa quattro dita sotto l’ombelico.Il nostro autore tedesco, che ho citato in apertura, è un esperto di cose giapponesi ed ha dedicato un intero libro su questo argomento (Hara: il centro vitale dell’uomo secondo lo Zen – Edizioni Mediterranee).
In questo libro troviamo un commento che può aiutarci a capire meglio questa espressione giapponese. Egli scrive: “…il significato complessivo di questa espressione (Hara no aru hito) è ‘l’uomo che possiede un centro’….. Colui che manca di un centro perde facilmente l’equilibrio, mentre chi lo ha lo conserva sempre. In più, in lui vi è qualcosa di calmo e che tutto abbraccia. Ha come una ‘ampiezza umana’. L’espressione Hara no aru hito significa anche questo, significa un uomo che ha una grandezza d’animo, che è generoso e che ha ampie vedute…. L’uomo che ha un centro giudica in modo sereno ed equilibrato, ha il senso di ciò che è importante e di ciò che non lo è. Lascia tranquillamente che la realtà gli si avvicini, nulla lo spaventa, nulla altera la sua calma prontezza ad intervenire in modo adeguato. Non si tratta di insensibilità ma dell’effetto di una data costituzione interiore da lui realizzata, caratterizzata da una elasticità ‘in profondità’ che gli permette di prendere posizione nel modo giusto di fronte ad ogni situazione, con naturalezza e con calma…. In un dato frangente sa quel che deve fare, non lasciando che nulla lo sconvolga.”
Diversamente, continua Von Durckheim, “…‘l’uomo che non possiede un ventre’ (che non possiede Hara) è esattamente l’opposto di tutto ciò. Gli manca una misura divenuta per lui una specie di seconda natura. Così egli reagisce a caso, in un modo puramente soggettivo, non distinguendo ciò che è essenziale da ciò che non lo è. Il suo giudizio non si basa sulla realtà ma risente di elementi contingenti personali, come lo stato d’animo, l’umore, lo stato dei suoi nervi. Si spaventa ed è nervoso, non perché sia particolarmente sensibile o i suoi nervi non siano a posto ma perché gli manca l’asse che gli permetterebbe di ‘non uscire dal proprio centro’ e di assumere in ogni situazione un atteggiamento adeguato agli stimoli che riceve e conforme alla realtà. E’ anche un individuo molto strutturato e rigido, mosso unicamente dalla testa oppure dall’emotività. Di fronte ad una situazione grave reagisce con ottusa ostinatezza, o resta senz’altro disorientato.”
In questa visione Hara è quel qualcosa che ‘centra’ un individuo e che gli conferisce un equilibrio nella vita. Un equilibrio a tutto campo: sia nell’aspetto propriamente fisico (Hara corrisponde anche al nostro ‘baricentro’, cioè a quel punto in cui si concentra tutta la massa del nostro corpo) che in tutte le situazioni della vita nelle quali possiamo trovarci, e nelle quali è importante essere ‘centrati’ perchè possano venire affrontate nel modo più appropriato.
Questa condizione, spiega ancora Von Durckheim, “…solo in parte è una disposizione congenita; essa è soprattutto il risultato di una esercitazione e di una disciplina continue, quindi il frutto di uno sviluppo personale di cui ognuno di noi ha la responsabilità.” Quindi suggerisce che anche ciascuno di noi, allenandosi ed esercitandosi, ha la possibilità di fare proprio questo modo di essere.
Mario Vatrini, nel suo libro “Strategie di Shiatsu”, dedica un breve capitolo all’argomento che stiamo affrontando. Il titolo è ‘Haragei – l’arte dell’addome’. Egli scrive: “Haragei equivale al saper risolvere un problema secondo un approccio irrazionale….. Per i Giapponesi l’addome è la sede dell’istinto, essi sono individui ipersensibilizzati a giudicare i pensieri e gli stati d’animo altrui non tanto per i contenuti verbali ma per le sensazioni che a loro volta ne ricavano. Ne consegue che le loro relazioni interpersonali sono fondamentalmente intuitive e viscerali, piuttosto che logiche o razionali.….Allo Shiatsuka (che vuole rifarsi all’uso di Hara) viene chiesto di escludere quegli schemi di pensiero e di comportamento a cui abitualmente si riferisce, per contare su qualcosa che usa di rado: la totalità delle sue percezioni.”
L’invito è quindi quello di abbandonare gli aspetti più logici e razionali del nostro comportamento al fine di stabilire una condizione che vada oltre questi soli aspetti, e che Vatrini definisce la totalità delle nostre percezioni.
Il rapporto che viene ad essere stabilito (mantenendo uno stato di coscienza vigile nella ‘totalità delle nostre percezioni’) si colloca in quella particolare condizione che i giapponesi chiamano Mushin (in cinese Wu Xin). In questo caso il significato più letterale di queste espressioni è ‘assenza di mente razionale’. Cioè una condizione dove tutto ‘avviene’ (dove tutto è percepito, elaborato e vissuto) in una dimensione che non si ferma al solo aspetto della razionalità.
Corrisponde a ciò che viene definito ‘il pensare e l’agire con la pancia’ che sembra essere, per quel che finora si è detto, una caratteristica particolare del popolo giapponese ma che in realtà non è del tutto assente, almeno come concetto, anche dalle nostre parti. Al punto che anche da noi, nel nostro linguaggio, il termine ‘viscerale’ sta ad indicare esattamente questo stesso modo ‘totale’ e profondo di partecipare e vivere le cose.
Una madre, ad esempio, in qualsiasi parte del mondo, vive il proprio figlio in modo viscerale. Per dire di un modo ampio e totale che va oltre la sola razionalità e che comprende corpo, mente e cuore. 
Questa è una condizione che possiamo riconoscere non solo ad una madre nei confronti del proprio figlio ma che possiamo trovare anche tra due amici, o tra due persone che si amano. E’ quindi una condizione che può esistere tra tutte le persone, purchè il rapporto sia profondo, purchè  sia cercato, voluto e mantenuto in profondità.
Riprendendo le parole di Vatrini, possiamo pertanto affermare che Hara non è solo, per l’individuo, ‘un centro’ che lo sostiene, ma è anche un ‘centro di elaborazione’ che gli permette una comprensione più ampia ed ‘istintiva’ di tutta la realtà che lo circonda.
In molte opere della cultura giapponese (romanzi, film ecc.) questa visione di Hara viene spesso riproposta ed evidenziata. Non si pensi però che questa condizione sia una caratteristica esclusiva di quel popolo. Se è certamente difficile, per l’uomo di oggi, vivere questa dimensione, è vero però che questa è la condizione che in qualsiasi parte del mondo ha sempre vissuto il guerriero, o il cacciatore che si muoveva nella foresta e che sapeva bene di doversi muovere nella totalità delle proprie percezioni, correndo il rischio, diversamente, di passare da cacciatore a preda e di perdere la propria vita.
Tornando allo Shiatsu, l’uso di Hara non è solo quel qualcosa che favorisce una qualità diversa nella pressione. Permette altre cose ancora. Ad esempio, muovendoci nella totalità delle nostre percezioni, possiamo sentire l’energia che scorre in un canale, la collocazione esatta di un punto, cogliere una condizione energetica (vuoto/pieno ecc.) ed altro ancora.

 

II


Mario Vatrini, nel suo libro, afferma che esiste qualche divergenza sull’esatta posizione di Hara. Ne suggerisce poi la collocazione in una zona (interna) compresa tra due e quattro dita sotto l’ombelico. Per chi ha qualche familiarità con gli agopunti della Medicina Tradizionale Cinese diremo che corrisponde alla zona  compresa tra due punti dislocati sul Meridiano energetico di Vaso Concezione. Essi sono Qi Hai (VC 6: Mare del Qi – Kikai in giapponese) e Guan Yuan (VC 4: Barriera, o passaggio, o cancello, della sorgente originaria – Kangen in giapponese. Punto Mu di Intestino Tenue).
La zona è quella. Forse ‘Guan Yuan’ (il 4 di VC, a quattro dita dall’ombelico) è la collocazione più esatta. Vedremo infatti che anche nella lettura degli ideogrammi di Hara e di Guan Yuan (o Kangen) sono presenti le maggiori affinità.
Prima di passare ad analizzare le caratteristiche energetiche di questi punti è interessante prendere in esame proprio gli ideogrammi che li rappresentano. Come sempre, quando si vanno a leggere ed interpretare in tutte le loro sfumature, permettono di comprendere molte cose.
Non essendo un esperto ho chiesto la collaborazione di Padre Luciano Mazzocchi, che è stato missionario in Giappone per circa 20 anni ed ha avuto modo di studiarne la lingua, specializzandosi anche nello studio degli ideogrammi cinesi (che sono la base della scrittura giapponese, pur se con qualche differenza nel modo di essere pronunciati).
Padre Mazzocchi mi ha fatto pervenire due ideogrammi che esprimono entrambi Hara, pur se con qualche differenza tra di loro. Cominciamo con l’esaminare il primo:     


Hara = ventre

Questo ideogramma, che si legge Hara (ma anche ‘Fuku’ in una pronuncia più simile a quella cinese) ha il significato di ‘ventre’ (addome, pancia).
E’ composto di più segni ideografici: a sinistra un radicale che significa ‘carne’, o anche ‘un corpo fatto di carne’ (per indicare che si tratta di un concetto che è poi ‘concretizzato’ in un corpo umano).
L’ideogramma di destra è composto di due segni: quello superiore indica un sole che sorge, quello inferiore una mano che si apre. Questi due segni (nel loro essere insieme) stanno ad indicare il rinnovarsi della vita.
Quindi, in questo primo ideogramma, Hara è Ventre inteso come quella zona del corpo dove l’energia della vita si rigenera e si rinnova. E’ da intendere proprio come  quella parte del nostro corpo (la zona addominale) che è sede di tutti quei processi indispensabili al mantenimento della nostra esistenza.
Il sole che sorge sta ad indicare il ripetersi ed il rinnovarsi ogni giorno del ciclo vitale, mentre la mano che si apre può forse avere il significato dell’accogliere questo continuo rigenerarsi. Il tutto come un fatto molto concreto in un corpo umano.
Analizziamo ora invece l’altro ideogramma la cui lettura è sempre Hara ma scritto con segni diversi:


Hara = radura – distesa incolta

Questo ideogramma si legge sempre Hara ma assume significati diversi. In questo caso troviamo espressa una ‘radura’, una distesa incolta e un po’ selvatica. “Un luogo selvatico che accoglie e protegge tante forme di vita animale e vegetale” suggerisce Padre Mazzocchi.
Aggiunge inoltre che sta anche ad indicare “…quelle radure dove cominciano a formarsi quei ruscelli che poi vanno ad irrorare i campi”. Credo possano essere intesi i cosiddetti ‘fontanili’ (come vengono chiamati dai nostri contadini), quelle sorgenti d’acqua di pianura importantissime per l’irrigazione dei campi, chiamate anche ‘risorgive’.
In questo secondo ideogramma, pertanto, con l’idea delle ‘risorgive’, troviamo il concetto di ‘Sorgente’. Infatti l’altra lettura (in cinese ‘nipponizzato’) di questo ideogramma è ‘Gen’ (corrispondente al cinese ‘Yuan’) il cui significato è proprio ‘Sorgente’ (o anche ‘Fonte Originaria’, ‘Origine’ecc.).
Troviamo poi questo ideogramma contenuto nel nome cinese di VC 4 (Guan Yuan: ‘Barriera dell’energia originaria’ o ‘Cancello della sorgente originaria’ ecc.) dove si accompagna all’ideogramma ‘Guan’ (Kan in giapponese – Kangen è sempre VC 4) che indica appunto una barriera, un cancello o un passaggio obbligato.  
Il tutto ci riporta quindi, anche concettualmente, a questo punto che è situato circa quattro dita sotto l’ombelico e che forse possiamo considerare proprio come il centro di quella zona del nostro corpo legata ad Hara.
Proviamo ora ad individuare le caratteristiche energetiche di questo punto e di altri punti presenti nella stessa zona analizzando quanto ne dicono i testi della Medicina Tradizionale Cinese.
Nei testi che ho avuto modo di consultare Guan Yuan viene dato come importante punto di riunione dei tre Canali Yin del basso (Milza, Fegato e Rene). Ha quindi un grande rapporto con lo Yin, cosa che gli torna anche abbastanza naturale essendo Vaso Concezione il ‘Mare dello Yin’ ed avendo questo Canale Straordinario la caratteristica del ‘prendersi carico’ della vita.
Il campo d’azione di questo punto è molto ampio e importante. Secondo Giovanni Maciocia (Fondamenti di M.T.C. – Ed. Ambrosiana): “…nutre lo Yin ed il Sangue, tonifica (e giova in generale) la Yuan Qi (energia originaria), tonifica i Reni, rafforza lo Yang, regola l’Utero, calma lo Shen e radica lo Hun.” Questa influenza ‘sedativa’ sugli aspetti spirituali di Cuore e Fegato è naturalmente dovuta anche alla sua forte azione sullo Yin, in una logica di equilibrio Yin/Yang. Risponde quindi, come azione generale, a tutto quanto ci potevamo aspettare, dato il suo rapporto con questa realtà molto profonda legata alle energie ‘originarie’.
Secondo un testo americano (Grasping the Wind) questo punto è “…la via di passaggio del Qi originario, l’incontro dello Yin e dello Yang originari, ed il posto dove il Qi originario è immagazzinato e conservato…. E il suo nome corrisponde al tentativo di esprimere tutte queste idee.”
Sempre lo stesso testo propone anche un elenco di ‘nomi alternativi’ che sono a volte usati per definire VC 4. Tra i molti, che vanno da ‘Cancello della vita’ a ‘Porta del bambino’ (per sottolinearne le funzioni ed i molteplici rapporti, ad es. con l’Utero), una denominazione importante è ‘Dan Dien’ o ‘Campo del Cinabro’. (Il punto infatti corrisponde anche al Dan Dien Inferiore).
Anche nella tradizione dello Yoga la zona è importante. Per qualche autore corrisponde alla zona del 3° Chakra (cfr. Jean-Michel Varenne ‘Lo Yoga’ – SugarCo Ed., che posiziona questo Chakra due dita sotto l’ombelico). Il nome del 3° Chakra è ‘Manipura Chakra’, che tradotto significa ‘La Città dei Gioielli’.
Manipura è ritenuto un centro importante per il risveglio della Shakti (Energia). Il nome ‘Città dei Gioielli’ sta ad indicare l’importanza di questo Centro, dal quale si dice abbia inizio il cammino evolutivo dell’uomo verso i ‘piani alti’ della coscienza. (Nei primi due Centri sottostanti Manipura sono invece predominanti le caratteristiche più istintivamente ‘vitali’: sessualità ecc.).
E’ interessante notare come l‘area di questo punto, (che in MTC viene anche chiamato  “Cancello del Fuoco della Vita”) nella tradizione indiana è considerata legata all’Elemento Fuoco, elemento molto importante per il risveglio e la realizzazione personale. Nella mitologia yogica, inoltre, Manipura è considerato come il ‘livello celestiale dell’esistenza’.
Tornando invece agli agopunti della MTC, sempre nella zona possiamo segnalare un altro punto che ha caratteristiche piuttosto simili a VC 4. Si tratta di Rene 13 (Qi Xue: ‘Foro - o Caverna - del Qi’) localizzato lateralmente a mezza distanza da VC 4.
Maciocia lo indica come punto che “…può essere usato per tonificare in modo profondo i Reni ed il Jing del Rene (come Guan Yuan – VC 4) grazie anche al fatto di essere un punto del Chong Mai, che fa circolare il Jing del Rene.”
‘Grasping the Wind’ ne parla come un punto di manifestazione del Qi renale e dice che nella tradizione anche qui vengono assegnati nomi diversi allo stesso punto: ‘Porta del Bambino’ al punto di destra e ‘Cancello dell’Utero’ a quello di sinistra. Sono questi dei nomi che avevamo già trovati in Guan Yuan, quindi possiamo ancora rilevare una certa ‘parentela’ tra questi punti che risiedono in questa zona legata all’Hara.
Un altro punto importante che si riferisce sempre a quest’area è VC 6 (Qi Hai: ‘Mare del Qi’) che troviamo posizionato circa due dita sotto l’ombelico.
Maciocia lo definisce “…uno dei maggiori punti del corpo, con un forte effetto sul Qi e lo Yang. Può essere usato per un forte esaurimento fisico e mentale e contro la depressione. Tonifica inoltre la Yuan Qi e lo Yang del Rene.” E’ un punto che reagisce molto bene alla tecnica di moxibustione ed è ottimo per quei pazienti che hanno la sensazione che ogni cosa nella vita sia una fatica. Quindi possiamo definire anche questo un forte punto di ‘rigenerazione’.
Il nostro testo americano lo dà come zona di grande riserva del Qi di tutto il corpo ed afferma che “…nelle pratiche Taoiste di meditazione il respiro viene portato in questa zona ed il Qi viene qui immagazzinato.”
Tra VC 4 e VC 6 abbiamo poi il punto Mu di Triplice Riscaldatore (VC 5 Shi Men: Porta di Pietra) che, anche per via del suo legame col T.R. (che è ‘Via maestra’ della Yuan Qi) ha una forte influenza sulla questa energia originaria: “…stimola la circolazione della Yuan Qi negli organi e nei meridiani.” (Maciocia). Rileviamo inoltre come anche Shi Men abbia tra i suoi nomi alternativi ‘Campo del Cinabro’ e ‘Cancello della vita’.
Riassumendo quindi le caratteristiche energetiche generali di quest’area, ne rileviamo una forte relazione con le nostre energie originarie (sempre abbiamo trovato riferimenti alla Yuan Qi). E’ un’area fortemente collegata con i Reni (come sede del Jing originario) e di grande rapporto con lo Yin e lo Yang del nostro organismo.
Inoltre, in tutti i punti che abbiamo potuto analizzare, abbiamo sempre trovato l’idea del rinnovamento e della rigenerazione che avevamo avuto modo di leggere anche negli ideogrammi.
Credo però che questa zona non ci apra solo ad un contatto con le nostre “Grandi Energie”, cioè le nostre energie costituzionali profonde. Nella citazione di Von Durckheim dalla quale siamo partiti, circa la malattia e la guarigione, si parla di Hara come di una possibile apertura a forze ancora più nascoste, profonde e potenti.
Molte sono le pagine che Von Durckheim dedica nel suo libro a questa ipotesi, da queste pagine possiamo partire per un’ultima riflessione sull’Hara.

 

III


Il nostro autore tedesco lascia intendere che la Via che porta allo sviluppo di questo nostro ‘Centro energetico’ ci apre a forze profonde e misteriose.
Queste forze sembrano andare ben oltre le nostre potenzialità’ individuali, qui ed ora (intendendo con questa espressione le nostre caratteristiche energetiche costituzionali prese così come sono in un determinato momento della nostra vita).
Egli afferma infatti che l’uomo che dispone di Hara non è rimesso solamente a sé stesso, in quanto “….questo ancorarsi nel Centro assicura all’uomo una forza che lo mette in grado di padroneggiare l’esistenza in modo diverso di quanto gli sarebbe possibile per mezzo del solo ‘Io’. E’ una forza che sostiene e che rinnova l’essere in maniera misteriosa, una forza che ordina e che dà forma, che risolve e rende interi, che unifica.”
Affidandosi ad Hara, dice ancora, l’uomo “….mette le proprie capacità al servizio di una forza profonda che compirà per lui l’opera  e l’azione quasi senza che egli intervenga. Ma l’attivazione di codesta forza ha per premessa l’ancoraggio dell’uomo all’Hara, nel Centro libero dall’Io.”
La Via che consente lo sviluppo di Hara permetterebbe quindi all’uomo di vivere questa forza nel suo duplice aspetto: come una forza speciale che può usare nella sua vita nel mondo e che, nel contempo, gli permette di entrare in contatto con le energie metafisiche della sua essenza più profonda.
Questo contatto, secondo Von Durckheim, è il senso più profondo di Hara. E il percorso che un individuo compie in questa Via di ricerca e di allenamento per lo sviluppo di Hara ha il senso di un percorso in una ‘Via Interiore’ che consente “…l’unità con l’Essere e l’Essenza sovramondani”.
Quindi il contatto profondo con Hara permetterebbe all’uomo di rapportarsi con una dimensione più ampia, aprendolo a quella che viene definita “la Grande Vita che sorregge e protegge”. In questa dimensione egli verrebbe ad acquisire un nuovo sentimento del vivere e  il senso di una nuova forza e di una nuova ‘vicinanza’.
“Non è – continua Von Durckheim – una forza che ‘si ha’ ma una forza nella quale ‘si è’ . In essa l’uomo percepisce la sua partecipazione ad un ‘Essere’ a cui, nel senso più profondo, appartiene e a cui è più legato che non al mondo. Sente anche che essa non costituisce solamente il fondo vero della sua vita ma altresì il principio più profondo dell’intero Universo.”
E’ interessante notare come in molte affermazioni di Von Durckheim ritornano quei concetti di ‘Sorgente’ e di ‘Origine’ che abbiamo continuamente avuto modo di leggere negli ideogrammi di Hara e negli agopunti che abbiamo analizzati, pur se nelle sue parole intendono assumere significati molto più ampi. 
Scrive infatti che “….E’ come se grazie all’Hara l’uomo percepisse ciò che esso è nel senso primordiale; come se egli scoprisse quella scaturigine profonda della propria natura….. Solo l’emergere di questa natura originaria e il contatto con l’Essere che essa stabilisce apre all’uomo la Via verso la sua vera autorealizzazione.” (Nella tradizione Yoga, d’altra parte, avevamo visto che l’aprirsi di Manipura Chakra permette l’inizio del cammino evolutivo dell’uomo verso i ‘piani alti’ della coscienza).
L’ultima parte del libro di Von Durckheim è poi dedicato all’importanza della ‘pratica’, e in queste righe leggiamo un’affermazione di grande importanza: “…non si capisce come ai nostri tempi si pensi che si possa prescindere da una pratica quando si tratta di aprirsi una Via verso la trascendenza.” Secondo le affermazioni di Von Durckheim, quella di Hara è quindi anche una grande forza trascendente, della quale non è certo facile dire cosa esattamente sia. Però, egli scrive, “…essa si manifesta quale forza cosmica in date varietà dell’esperienza vissuta e può venire assunta in una costituzione interiore grazie alla quale l’uomo per un lato la vive, dall’altro può dimostrarla nel mondo.”
Riflettendo su queste pagine non si può fare a meno di pensare che, pur se con terminologie diverse, possiamo trovare “tracce di Hara” (o di qualcosa di molto simile) anche in altre Vie di trascendenza (o in altri cammini religiosi, per usare parole più semplici e più adeguate alla nostra cultura e alle nostre tradizioni).
Nel suo libro Bendowa (Il cammino religioso – ed. Marietti) scritto nel 1231, Dogen, il Maestro  Zen fondatore della Scuola Soto, raccomanda di affidarsi completamente alla forza dell’Universo che tutto sostiene.
Affidandosi, nella pratica dello zazen, a questa forza “…si dischiude tutta l’ampiezza e la profondità del mondo senza limiti.”
La traduzione letterale di Bendowa significa ‘Sulla pratica della Via’, e contiene il cuore dell’insegnamento di Dogen.  Nella pratica concreta di assumere con il proprio corpo la posizione seduta della meditazione zen (zazen) è possibile affidarsi a questa grande forza trascendente.  Scrive Dogen: “A chiunque sin dalla nascita è dato con pienezza il principio della condizione in cui la persona vive il ‘Sé originale’ genuinamente.  Però, se non passa attraverso il fare praticamente proprio zazen, quel principio non appare manifestato e se non si evidenzia nello zazen in realtà non lo si ha….Solo la pratica effettiva dello zazen è direzione e forma fondamentale del vivere in modo autentico il Sé originale.”   Questo è quello che Dogen chiama “l’insegnamento misterioso e sottile trasmesso da tutti i Buddha e i Patriarchi”.
In questo senso, e con questa visione delle cose, anche alcune affermazioni di Meister Eckhart, mistico cristiano vissuto intorno al 1200, escono da quella genericità in cui troppo spesso le consideriamo, per assumere una concretezza diversa. Per fare un esempio: scrive Eckhart “Chi vuole penetrare nel fondo di Dio, in ciò che ha di più intimo, deve prima penetrare nel suo fondo proprio, in ciò che esso ha di più intimo.  In effetti nessuno può conoscere Dio, se prima non conosce se stesso.” (La Via del distacco – Mondadori).
Forse, con queste parole, Eckhart vuole proprio indicarci che esiste una possibilità di sperimentare concretamente quel ‘contatto’ con qualcosa che possiamo pensare come l’origine stessa della nostra esistenza.
Per  concludere, e tornando al pensiero dal quale eravamo partiti, Hara viene proposta anche come una grande forza di guarigione. Non ho mai potuto fare a meno di pensare alle parole del Maestro (e medico taoista) Jeffrey Yuen in una sua conferenza a Milano di qualche anno fa.
Parlando di alcune diverse modalità di intervento terapeutico, Jeffrey Yuen riconosceva l’esistenza e la possibilità, tra queste, di una modalità del tutto particolare, che lui definiva di tipo ‘sciamanico’. Una modalità che è oltre l’abilità soggettiva del terapeuta e oltre la condizione oggettiva del paziente. 
L’uso di questo termine ‘sciamanico’ non può fare a meno di rimandarci ancora una volta alla capacità di sapersi  affidare, da parte dell’uomo, a quelle forze profonde e misteriose alle quali, come dice Von Durckheim “…l’Hara certamente lo apre.”


venerdì 18 settembre 2015

Né “benessere" né "libertà” né “futuro”: questa la cosiddetta Europa che possiamo osservare con i nostri occhi.

Fonte http://civiumlibertas.blogspot.it/
I canali della propaganda di regime diffondono oggi il consueto bollettino del ragazzotto Matteo Renzi, assurto alla guida del paese Italia. Mi scuso per il tono, ma non riesco ad assumere un atteggiamento reverenziale verso una persona che tuttavia ricopre la massima carica dello Stato. Non riesco mai a seguire per intero i suoi discorsi, ben riassunti dai suoi slogan. L’ultimo di questi slogan parla di un’Europa, nata per abbattere muri, non per costruirli, e che sarebbe caratterizzata da “benessere”, “libertà”, “futuro”. Poiché non siamo tutti uguali, può darsi che vi siano persone che in questo slogan possano riconoscersi. Io non appartengo a questi pochi fortunati e vedo le cose esattamente all’opposto di come il capo di governo, mai eletto da nessuno, ce li presenta... En passant, il presidente siriano Assad in cosa sarebbe peggiore del nostro Renzi? Se qualche lettore sa dirmelo, pubblico volentieri il suo commento: che sia però una risposta seria, come è seria la domanda.

Voglio esser breve perché non voglio passare la mattinata a scrivere un lungo post. Richiamo alla memoria un mio insegnante del lontano 1976. Si chiamava Giuseppe Palomba e così profetizzava nel 1976: Non fatevi illusioni con questa Europa. I poveri diventeranno più poveri e i ricchi più ricchi. Mi sembra che le statistiche confermino questa previsione. Io ne ho comunque la netta percezione. Sto cercando di procurarmi gli scritti di quel mio insegnante per capire meglio come fosse giunto ad una previsione che mi pare azzeccata in piena. Nello stesso corso di lezioni, un Master  (oggi si direbbe così) presso il Ministero degli esteri, fra i tanti che ho ascoltato, ricordo anche una lezione di Altiero Spinelli, il quale quasi sottovoce ci avvertiva che i nostri (di allora) politici nazionali, in realtà non contavano nulla e non dovevamo perdere troppo tempo ad ascoltarli o meno che mai seguirli. Se penso a Matteo Renzi nel contesto europeo, nazionale, ovvero nel contesto dei poteri occulti che non amano i talk show (ci mandano la Gruber a dirigerli ed hanno a loro disposizione i capi delle televisioni), anche questa previsione di Spinelli si rivela azzeccata. Per la verità, quest’ultima non è previsione perché si riferiva all’anno 1976. Ma se era vera allora, lo è molto di più oggi.

La stessa Europa – un “sogno” nell’insulso linguaggio renziano – è in realtà la forma che gli USA (e Israele) – il Conquistatore del continente europeo nel 1945 – hanno deciso per meglio amministrare i loro possedimenti sull’estremo lembo occidentale dell’Eurasia. Esistono delle fondate analisi alle quali rinvio: a mente ricordo quella di Paye. Non sto esagerando: penso e credo seriamente a ciò che qui scrivo. Ognuno che lo voglia, ne abbia il tempo e i mezzi, può avviare lui un corso di studi per rendersi lui conto, autonomamente, di cosa sia questa Europa e quanto offra di “benessere”, “libertà”, “futuro” (?!). Quanto alla libertà di pensiero basti qui citare la legislazione europea sul cosiddetto “negazionismo”. In pratica, la libertà di pensiero e di consiste nel pensare e dire solo ciò che è autorizzato e sancito per legge. Tutti gli scenari orwelliani sono largamente superati.

Quanto al “benessere” non riesco ancora a capire come interpretare la recente sortita della Merkel, che si rivolge all’industria automobilistica tedesca perché assuma come metalmeccanici gli immigrati siriani. Vorrei che i siriani potessero stare e prosperare in benessere, libertà e futuro direttamente nel loro paese, in Siria, legittimamente governato da Assad, colpevole unicamente di non essersi voluto piegare al governo imperiale Usrael. Ma sapendo dell’enorme disoccupazione italiana ed europea, non capisco proprio perché questi “posti di lavoro” non vengano offerti a giovani italiani, europei, tedeschi che sono disoccupati... Insomma, è davvero strana questa Europa che ci viene spacciata come terra di “benessere”, “libertà”, “futuro”.

domenica 13 settembre 2015

Usa. North Carolina. I campi di concentramento Fema per i senza fissa dimora

Fonte http://www.tgvallesusa.it/

Dai campi Fema della North Carolina se ne esce soltanto se si accetta di farsi infilare un microchip sottocute.

Fema
di Massimo Bonato
Ai  detenuti nel campo  della  è stata posta la scelta se rimanere o se andarsene, ma solo a condizione che gli venga impiantato un chip. L’Rfid(Radio-frequency identification) servirebbe a monitorarli e a tenerli sotto controllo, in cambio di benefici di sopravvivenza, cibo, coperte, vestiario.
La notizia si è diffusa, per diverse ragioni: intanto il monitoraggio, e di fatto la limitazione delle libertà personali di uomini e donne che sono detenuti senza aver commesso reati, ma solo perché , senza fissa dimora, e senza occupazione. Ma ha riportato alla ribalta di nuovo anche la gestione della disoccupazione negli . Campi Fema. A chi ricorda il romanzo di John Steibeck Furore e il film che ne venne tratto non sarà difficile farsene un’idea.  
FemaChe cos’è Fema?
Fema è un’agenzia governativa (Federal Emergency Management Agency) nata per la gestione di emergenze umanitarie nel 1978, sotto la presidenza Carter (Wikipedia). Una sorta di Protezione civile sotto la supervisione del Dipartimento per la sicurezza nazionale.
Dopo le Twin Towers del 2001, e precisamente l’anno successivo, il procuratore generale John Ashcroft “annunciò il desiderio di avere dei campi per i cittadini statunitensi che egli reputava essere ‘nemici combattenti’,” e che il suo piano “gli permetterebbe di ordinare la detenzione a tempo indeterminato di cittadini statunitensi e spogliarli sommariamente dei loro diritti costituzionali e l’accesso ai tribunali, dichiarandoli nemici combattenti” («Los Angeles Times»). In breve si trasformò in ciò che è adesso, e che fa dire a truthisscary.com che la “Fema è un governo segreto, che può sospendere la legge, la costituzione americana, i diritti civili”.
Il suo percorso è tracciato dalla paranoia della prevenzione: prima per un attacco nucleare, poi per calamità naturali, poi per attacchi terroristici. Ora nei suoi campi rinchiude senza fissa dimora.
 Fema-Camps_1
I campi Fema
Fema ha a disposizione circa 800 campi dislocati in tutti gli Stati Uniti e può detenere fino a 2 milioni di persone: rifugiati ipotetici, secondo la sua mission. Ma non solo. La relativa autonomia ha condotto a una gestione non sempre uniforme di questi campi, perlopiù tenuti vuoti e pronti, per esempio in North Carolina negli anni Settanta, a una reclusione in massa degli attivisti di colore, se si fossero sollevati. Escogitur.com ricorda le parole espresse in merito dal capo della Fema nel 1987, Alonzo Chardy, al «Miami Herald», il quale aveva redatto un ordine esecutivo appunto destinato a sospendere la Costituzione con relativa dichiarazione della legge marziale se ve ne fosse stato bisogno. Una Guantanamoin grande, pronta peraltro ad accogliere anche infatti persone di fede islamica, dopo i fatti dell’11 settembre 2001.
Fema Camps_3All’onore delle cronache i campi Fema tornano di recente, quando ilNorth Carolinadiventa l’esempio di come anche solo il vagabondaggio possa essere perseguibile. L’agosto del 2013 il Columbia City Council approva il programma di creazione di forze speciali di polizia che perseguano la “quality of life”. Di fatto si tratta di pattuglie che, dall’ottobre dello stesso anno aprono le porte del campo Fema di Columbia. Perseguono i senza fissa dimora accusati di vagabondaggio o sorpresi nel sonno o a orinare contro una pianta, li caricano sui mezzi e li conducono nel campo, a pochi chilometri dalla città. Ne parlano i siti attivi sul fronte dei diritti umani, come trueactivist.com, ma pochi altri. Segregazione si accompagna a segretezza. Fino a quando almeno, agli inizi di novembre di quest’anno, una troupe della Nbc si trova a filmare nei pressi di New York una prigione abbandonata, per un servizio culturale, ma non ci riesce. L’operatore non ha tempo a cominciare le riprese che dalla prigione esce un graduato, non si capisce di che arma, e intima alla Nbc di allontanarsi. È un contractor. La prigione non è abbandonata, non si può filmare, e non è gestita da un Dipartimento di Stato bensì da una polizia privata (globalresearch.ca).
Il che fa il paio con il chip che si vorrebbe impiantare sotto cute agli homeless di Columbia in North Carolina, ma soprattutto comincia a far interessare gli statunitensi a questi luoghi di detenzione, quando il «Wall Street Journal» strombazza un giorno sì e uno no la diminuzione della disoccupazione che permetterebbe il rialzo dei tassi di interesse agli Usa e all’Inghilterra. Fatto salvo il fatto che i parametri con cui si stabilisce il tasso di disoccupazione rimangono segreti (e sotto il governo Thatcher in Inghilterra cambiarono 37 volte!), perché più che rendere conto di un fenomeno economico e sociale, risultano un dispostivo di accredito politico, volto a instillare maggior fiducia all’estero e maggior speranza e stabilità all’interno (“Non vorrai mica fare la rivoluzione ora che c’è !”).
Ma anche ci si interroga su quanto non sia generalizzato questo senso di “quality of life” ora in mano a polizie cittadine e private, a contractors. A difesa non soltanto dell’estetica metropolitana, ma anche, se non soprattutto, di quel divario sociale che sempre di più fa sorgere gated communities, quartieri privati, dotati di sorveglianza armata, recinzioni e filo spinato per tenere, queste sì, fuori la gente e non dentro. Gente in, gente out, da non vedere, o da vedere il meno possibile, segregare per non suscitare malesseri, per tenere le strade pulite.
“Ma è questa l’America che vogliamo?” si chiedono in molti.

venerdì 11 settembre 2015

Ghiandola pineale: ecco come la stanno uccidendo

ghiandola pinealeLa ghiandola pineale è una piccola ghiandola endocrina nel cervello dei vertebrati, (detta anche corpo pineale, epifisi cerebri, epifisi o “terzo occhio”Ghiandola pineale).
La ghiandola pineale produce la melatonina, derivato della serotonina, un ormone che influenza lo stato di sonno/veglia e le funzioni dei modelli stagionali. La sua forma ricorda una piccola pigna (da cui deriva il nome) ed è situata vicino al centro del cervello, tra i due emisferi, nascosta in una scanalatura in cui aderiscono i due corpi arrotondati dell’ipotalamo.

La verità: ecco cosa non vogliono farci sapere!

Negli esseri umani, la Ghiandola Pineale o terzo occhio può essere attivato a frequenze del mondo spirituale, permettendo di avere il senso della conoscenza del tutto, dell’euforia divina e dell’unità intorno a noi. Con l’aiuto della meditazione yoga o di alcuni metodi esoterici, la ghiandola pineale sembra possa permettere ad una persona di viaggiare in altre dimensioni cioè, viaggio astrale o proiezione astrale o anche visione remota.
Con molto esercizio e pratica di questi metodi è anche possibile poter controllare pensieri e azioni di persone nel mondo fisico. Questo potrà sembrare assurdo, ma gli Stati Uniti, i governi dell’ex Unione Sovietica e le varie organizzazioni occulte hanno eseguito queste ricerche con successo per molto tempo.
La Ghiandola pineale è rappresentata dalla Chiesa Cattolica Romana. Società antiche come uelle degli Egizi e dei Romani ne conoscevano i benefici e l’hanno rappresentata con simbologie contenenti l’immagine di un occhio. Troviamo anche un riferimento alla ghiandola pineale sul retro della banconota da un dollaro negli Stati Uniti, con il simbolo che viene chiamato “occhio che tutto vede”, che si riallaccia alla capacità di un individuo (o gruppo di individui) di utilizzare (purtroppo non a fin di bene) questa ghiandola per controllare i pensieri e le azioni di persone nel mondo fisico, conoscendone tutti i pensieri.
Molte delle ricerche effettuate, confermano che ci sono alcune ore nella notte, tra l’una e le quattro del mattino in cui vengono rilasciate sostanze chimiche nel cervello che provocano sentimenti di connessione a quella che possiamo chiamare fonte superiore.

Ecco come stanno uccidendo la nostra ghiandola pineale

Uno scienziato di nome Jennifer Luca, alla fine degli anni ’90 fece il primo studio sugli effetti del fluoruro di sodio sulla ghiandola pineale. E capì che la ghiandola pineale, situata al centro del cervello, veniva fortemente danneggiata da questo elemento. La ghiandola pineale semplicemente assorbe più fluoruro rispetto a qualsiasi altra parte fisica del corpo, anche più delle ossa.
ghiandola pinealeLa ghiandola pineale è come un magnete per il fluoruro di sodio. Questo alla fine calcifica la ghiandola e ne blocca la fondamentale funzione di bilanciare gli interi processi ormonali nel corpo. Svariati studi e ricerche sul fluoruro di sodio hanno dimostrato che esso va ad accumularsi proprio nella pineale, che è la ghiandola più importante nel cervello. Il fluoro è l’unica sostanza che ha il potere di attaccare il centro più importante del cervello.
Il Fluoruro è di sodio e si trova prevalentemente negli alimenti, nelle bevande e nell’acqua potabile: viene, ad esempio, aggiunto nel 90% delle acque di approvvigionamento degli Stati Uniti. Inoltre, i filtri per l’acqua che si acquistano nei supermercati non eliminano il fluoro dall’acqua. Questo può succedere solo con la distillazione e il processo di osmosi inversa. La soluzione più economica per evitare il fluoruro è quindi quello di acquistare un distillatore d’acqua.
Lo scopo? Instupidire le masse. Il fluoruro fu introdotto nell’acqua già dai nazisti e dai russi nei loro campi di concentramento, per rendere la popolazione dei campi più “docile”. Per quanto ci è possibile cerchiamo quindi di evitare di assumere il Fluoruro/fluoro in tutte le bevande, gli alimenti e altri prodotti in cui è presente.

giovedì 10 settembre 2015

Il documento fondativo di «Unità Popolare»

Occorre sostenere Unità Popolare (PU), che si pone in coerente continuità con il NO del popolo greco ai diktat dell’oligarchia euro-tedesca.

Unità Popolare chiama ad un grande fronte popolare per cancellare le condizioni dell’infame piano di salvataggio, ponendo fine alla servitù del debito  nazionalizzando il sistema bancario.
Unità Popolare afferma chiaramente che questo implica la rottura con il regime dell'euro emettendo una nuova moneta nazionale. Tutto ciò richiederà una rottura completa con le élite, rottura che potrà avvenire solo col pieno sostegno delle masse mobilitate e organizzate. In vista di tale trasformazione è necessaria un'assemblea costituente per passare dal regime eurocratico e neoliberista ad uno di democrazia popolare attiva.

Un successo elettorale di Unità Popolare darà una spinta enorme alle forze anti-sistemiche in Europa. Un successo che risulterà essere il migliore frutto di cinque anni di resistenza da parte delle classi popolari in Grecia.

Campo Antimperialista

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Alcune citazioni dal documento fondativo di Unità Popolare:

“Quello che ci serve è un grande fronte popolare patriottico, caratterizzato da credibilità, affidabilità e altruismo. Un fronte che farà rivivere le speranze tradite, che farà superare le paure, e fornirà una prospettiva di vittoria alla corrente popolare e giovanile del NO manifestatasi il 5 luglio".

“In questa iniziativa non ci sarà spazio per logiche monolitiche e le pretese di verità esclusiva. Una varietà di sensibilità sociali, tradizioni politiche, e preferenze ideologiche avranno il loro posto. Si tratta di un prerequisito per la sopravvivenza di questo fronte che il suo funzionamento sia democratico, centrato sugli attivisti stessi, le richieste e le risposte che essi avanzeranno”.

“Nazionalizzazione delle banche che funzioneranno in un regime di controllo sociale, con garanzie certe per i risparmi dei cittadini. Il nuovo sistema bancario nazionalizzato, liberato dalla morsa della Banca centrale europea (BCE), dovrà cancellare il debito per le famiglie stremate dalla crisi e fornirà la liquidità altrettanto necessaria per le piccole e medie imprese a rischio di chiusura”.

“Saranno necessarie politiche di pianificazione democratica a livello centrale e regionale, con la partecipazione e meccanismi di co-decisione che coinvolgano le comunità locali”.

“La richiesta di un'uscita dalla zona euro e di una rottura con le politiche neoliberiste e le scelte dell'Unione europea, che ha imboccato una traiettoria sempre più reazionaria e  antidemocratica, sarà posta all’ordine del giorno non come il prodotto di qualche ossessione ideologica ma nei termini di un decisivo realismo politico”.

“Quali che siano le inevitabili difficoltà dei primi mesi, nulla giustifica l'atteggiamento di quelle Cassandre che equiparano una tale mossa con il disastro economico e la rovina nazionale. Nel corso del XX secolo, sessantanove unioni monetarie sono crollate su questo pianeta senza che questo significasse la fine del mondo. L'introduzione di una valuta nazionale come prerequisito per l'attuazione di un programma progressista di ricostruzione e per l’uscita dal marasma, non è solo una valida opzione; è un'opzione di speranza, che renderà possibile avviare il paese su una nuova traiettoria di sviluppo”.

“Noi siamo contro la nuova "guerra fredda" e una nuova divisione dell'Europa con la costruzione di nuovi muri contro la Russia. Ci opponiamo alle opzioni  imperialiste e all’avventurismo militare della NATO. Ci impegniamo per l'uscita della Grecia da questa coalizione, una macchina da guerra che disintegra gli Stati, tiranneggia i popoli, e destabilizza un ampio arco geopolitico della nostra regione dall'Ucraina orientale al Medio Oriente. Faremo una campagna per la rimozione delle basi americane-NATO, per la non partecipazione della Grecia a qualsiasi organizzazione imperialista”.

“Lanceremo inoltre un'ampia consultazione sociale per una profonda revisione della Costituzione e del sistema politico e per eleggere una nuova assemblea costituente”.

“Per noi la conquista del potere governativo non è un fine in sé. Esso è subordinato all’obiettivo più generale di consegnare il potere politico alla più ampia alleanza popolare. Serve un programma per l’uscita immediata dall’impasse di oggi, cosa che può essere imposta solo da un governo sostenuto dal potere del popolo organizzato e dalle proprie istituzioni specifiche, dal movimento operaio, dal movimento giovanile, dai movimenti locali e ambientali e di solidarietà, dalle forme di autorganizzazione popolare”.