.Nisargadatta Maharaj. La meraviglia è l'alba della sapienza

L’appercezione in cui tutto sorge, è questa la realtà. Un’appercezione pura e chiara, quella che chiamano l’occhio di Dio.Karl Renz

« La persona non- risvegliata vive nel suo mondo, la persona risvegliata vive nel mondo. » Andrew Cohen

Finché immagino "come dovrei essere", continuerò ad essere quello che sono ora.U.G.Krishnamurti

"Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti." Eraclito

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezzaBenjamin Franklin

In televisione non c'è la pubblicità, il mezzo televisivo è "solo" pubblicità.Dioniso 777


mercoledì 28 dicembre 2016

La sofferenza è costituita da elementi di non-sofferenza – Thich Nhat Hann

C’è un’enorme gioia dentro di noi, persino nelle cose che contengono sofferenza.
Il Buddha, per esempio, vedeva che la vecchiaia racchiudeva sofferenza. Ma io sono vecchio e sono felice. Ho scoperto che la tarda età è qualcosa di davvero delizioso. Quando invecchiamo non abbiamo tutta l’eccitazione e lo stress che i giovani possono provare. Vantiamo una maggiore maturità e abbiamo imparato da anni di esperienza maldestra a essere più abili.
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Quindi la vecchiaia è magnifica. Quando sei giovane sei come un ruscello, incontri molte rocce, molti ostacoli e difficoltà sulla tua strada. Ti affretti a superare tali intralci per arrivare all’oceano. Ma mentre il ruscello scende attraverso i campi diventa più ampio e calmo e può godersi il riflesso del cielo. È magnifico. Arriverai comunque al mare, quindi goditi il viaggio. Goditi la luce del sole, il tramonto, la luna, gli uccelli, gli alberi e le numerose bellezze lungo la strada. Goditi ogni momento della tua vita quotidiana. La tarda età può essere molto piacevole.
Diciamo, inoltre, che la malattia è sofferenza. Ma la malattia può rafforzare il tuo sistema immunitario, aiutandoti a fronteggiare infezioni successive. Quando una persona è molto malata durante l’infanzia, a volte diventa un adolescente molto forte. Inoltre, essere malati rappresenta spesso l’unico modo in cui possiamo prenderci del tempo per riposare. Quando sei malato e non puoi uscire hai il tempo di osservare a fondo e di passare un po’ di tempo con te stesso. Potrebbe essere una delle poche occasioni in cui ti sdrai e trascorri davvero un po’ di tempo tornando a te stesso.
Nemmeno la morte è esattamente sofferenza. Fa anch’essa parte della vita. Non è il nemico. Sappiamo che molte cellule del nostro corpo stanno morendo in ogni istante, così che possano nascerne di nuove. Quindi la morte avviene di continuo. Senza morte non è possibile la nascita. Immagina che la morte non esista: ci sarebbero soltanto persone molto anziane che si aggirano per il pianeta, e non ci sarebbe posto per i neonati! Quindi possiamo lavorare al fine di accettare la morte senza paura. La morte è qualcosa di naturale. Inoltre, se osserviamo a fondo, vediamo che non stiamo davvero morendo: continueremo a vivere con forme diverse. Passare da una forma all’altra può essere qualcosa di gioioso.

sabato 17 dicembre 2016

Queimada un bellissimo film

Queimada", film manuale sulla rivoluzione e sul marxismo,  mi piace ricordarlo  per la scena in cui Marlon Brando spiega ai proprietari terrieri quanto sia più conveniente un lavoratore salariato, rispetto ad uno schiavo, facendo una briosa analogia e chiedendo se convenga di più sposarsi o andare a puttane.
Lo schiavo è come la moglie ,mentre l"operaio è la puttana.
Nel vederlo si comprendono tantissime cose ,sulle cosiddette rivoluzioni
 colorate di oggi,logiche evoluzioni di quello che si vede in questo film
.Imperdibile


venerdì 16 dicembre 2016

Mani Pulite” fu un vero e proprio colpo di Stato

di Diego Fusaro

“Mani Pulite” continua ad essere agiograficamente celebrato come un evento decisivo, come una liberazione, vuoi anche come il trionfo della democrazia sulla corrottissima “Prima Repubblica”. Ma siamo davvero sicuri che sia questo il corretto modo di intendere quanto accaduto?

Mani pulite
Mi permetto di dubitarne, sollevando il dubbio metodico di marca cartesiana. Il compito della filosofia, forse, risiede proprio nel problematizzare l’ovvio o, come diceva Heidegger, nel fare emergere come “in ogni cosa risaputa si celi ancora qualcosa degno di essere pensato”.
Sarò telegrafico, esponendo in forma apodittica (per mezzo del puro ragionamento) la mia tesi, che ho meglio argomentato nello studio “Il futuro è nostro. Filosofia dell’azione” (Bompiani 2014, cap. VI). “Mani Pulite”, con buona pace delle retoriche edificanti e della “pappa del cuore” per anime belle, fu un vero e proprio colpo di Stato che rese possibile l’abbandono del welfare State e di quelle forme politiche che, pur corrottissime, ancora ponevano in primo piano la comunità umana e i suoi bisogni concreti, l’istruzione e la sanità garantite, non certo il mercato sovrano e assoluto.
Libri e varie...
IL SANGUE DEGLI ILLUMINATI
Dalla P2 al caso "Orlandi": tracce di una storia antica. Tanti imperi, una sola famiglia
di Diego Marin, Stefania Marin

Una storia sepolta tutta da scoprire.
 Un'opera preziosa che aiuta il lettore a capire i poteri occulti, che dominano anche la nostra attualità. Uno studio dettagliato e approfondito che attinge da fonti storiche e documentarie.
 Durante le indagini sulla Strage di Piazza Fontana, a Milano, il giudice Emilio Alessandrini si imbatté nel “Rapporto RDS/1Zeta n°230”, un dossier con tre note informative sulla CIA, il Bilderberg e l’Americans for Democratic Action. Questo dossier affermava l’esistenza di un governo mondiale invisibile, che aveva interferito, e interferiva da anni, con ogni mezzo, nella vita politica dei paesi occidentali.
 Il testo chiudeva dichiarando che era stata scatenata una guerra occulta a suon di stragi e omicidi in molteplici territori dell’occidente europeo. Alessandrini fu assassinato il 29 gennaio 1979.
 I cosiddetti “anni di piombo” fecero emergere in Italia più che altrove le prove concrete di una struttura mondiale che agiva, e agisce, alle spalle della politica e che è capace di mobilitare tanto le istituzioni ufficiali quanto i gruppi criminali organizzati. Essa ha scatenato eventi tristemente spettacolari con l’intenzione di suscitare nel popolo un senso impellente di “bisogna fare qualcosa”, usando quindi i mass media per far coincidere quel “qualcosa” con i propri desideri.
 Il libro ripercorre gli anni di piombo e porta alla luce i documenti del “governo occulto” e della lotta di potere tra “famiglie”. Lo stesso sangue si manifesta al vertice dei grandi imperi del passato e dei maggiori bacini di cultura (Egitto, Israele, Grecia), accompagnato e protetto da un circolo di “saggi” che assomiglia alla moderna massoneria e che ne è il precursore. Una storia sepolta tutta da scoprire....
L'ARISTOCRAZIA NERA
La storia occulta dell’èlite che da secoli controlla la guerra, il culto, la cultura e l’economia
di Riccardo Tristano Tuis

Questo monumentale saggio unico nel suo genere tratta l‘occulta firma storica dell‘aristocrazia nera, ovvero le famiglie che da secoli controllano la guerra, il culto, la cultura e l‘economia del pianeta, presentando alcuni eventi temporali circoscritti che hanno portato questa a incarnare le eminenze grigie dietro la politica mondiale.
 La sanguinaria storia dell’aristocrazia nera che nel tempo prende le sembianze delle famiglie di banchieri europei legate alla Chiesa e ad alcune specifiche casate reali eurasiatiche, non sono realmente europee poiché provenienti da alcuni popoli noti come Kazari, Sarmati e Sadducei che a un certo punto conversero perlopiù all’interno di un gruppo noto come Askenaziti, mascherandosi come ebrei ortodossi o paladini della Cristianità, raggiungendo le più alte cariche in tutta Europa.
 Queste famiglie iniziarono a spartirsi gli Stati europei, dando così vita a faide interne come quella dei guelfi e dei ghibellini e a uno scontro diretto con tutti i loro oppositori, fino a giungere all’attuale Nuovo Ordine Mondiale con il suo occulto controllo globale attraverso una rete di organi sovranazionali, congregazioni religiose, corporazioni economiche e di comunicazione di massa con uno specifico fil rouge simbolico che ne palesa la loro affiliazione all’agenda di questi occulti burattinai.
 Quest’opera riesce a mettere a nudo alcuni dei più intimi segreti di questa oscura élite smascherando l’intricata rete che lega le religioni mondiali con le più piccole sette e movimenti, le società segrete con la politica e i servizi segreti e di come dietro a tutto ciò si celi un pyramidion di potere insospettabile cui la stessa aristocrazia nera ne incarna lo strumento....
CHIESA ROMANA CATTOLICA E MASSONERIA
Realmente così diverse?
di Mauro Biglino

Il libro è indirizzato a tutti coloro che desiderano approfondire per comprendere e scoprire che spesso la realtà è profondamente diversa da ciò che comunemente si crede. L'autore da circa trent'anni si occupa di storia delle religioni e da più di dieci si interessa di Massoneria come organizzazione iniziatica e simbolica che ha avuto notevole influenza nelle vicende dell'Occidente.
 La Chiesa cattolica è tradizionalmente ostile alla Massoneria, ma alcuni documenti pubblicati sul sito del Vaticano, le Esortazioni apostoliche dell'attuale Pontefice, la Dottrina sociale della Chiesa, il libro-intervista di Giovanni Paolo II Varcare la soglia della speranza, dichiarazioni pubbliche e scritti di alti prelati (card. Bagnasco, Martini...) fanno comprendere che le sue affermazioni e le sue indicazioni programmatiche trovano una sorprendente corrispondenza, nelle dottrine massoniche ufficialmente condannate....
MASSONERIA E SETTE SEGRETE
La faccia occulta della storia
di Epiphanius

Scriveva Honoré de Balzac, egli stesso martinista, nel romanzo Le illusioni perdute: ?Vi sono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata, la storia ad usum delphini, e la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa?.
 Questa ?storia vergognosa?, spesso grondante di sangue, è l'oggetto di questo libro. Viene descritto in dettaglio, a partire da documenti sicuri, come da diversi secoli potenti cenacoli anticristiani (la massoneria, il B'nai B'rith, il Bilderberg Group, la Trilaterale e così via), di ispirazione ermetico-cabalistica, si accaniscano con efficacia a scalzare e distruggere gli stessi fondamenti della civiltà europea.
 Ispirata dalla potenza delle tenebre questa vera Controchiesa si è impadronita a poco a poco di ogni centro di potere religioso, politico, economico e culturale. I suoi caratteri sono quelli dell'Alta Loggia e dell'Alta Finanza: Alta Loggia in cui domina il mago attraverso l'esoterismo e la magia, che pianifica, dirige, impartisce correzioni di rotta, e l'Alta Finanza che, concentrando nelle sue mani, ogni giorno di più, tutte le ricchezze mondiali, le orienta al fine della dominazione mondiale perseguita dall'Alta Loggia.
 Sulla scorta di decine e decine di opere e di rari documenti, viene denunciato il complotto mondiale, indicando infine i mezzi per lottare e non cedere allo scoraggiamento.
 Un'opera di ampio respiro, indispensabile ad ogni sincero ricercatore della verità dei fatti.
 Presentata da Henry Coston, forse il massimo esperto in materia di società segrete e mondialismo, quest'opera, giunta in Francia alla sua terza edizione, è stata considerata anche Oltralpe il libro più completo e documentato su questi temi, delicatissimi e accuratamente occultati dai mass media al gran pubblico.
 Questa quarta edizione italiana, di un'opera divenuta ormai un classico, ampliata e aggiornata nel testo, esce con un corredo di foto e immagini ulteriormente arricchito.
  
  Lettera-prefazione di Henry Coston.
 Esistono vertici sovversivi occulti?
 La Gnosi. Il suo grande rientro
 nel tardo Medioevo. La Cabala.
 I Rosacroce. L'assalto al trono:
 gli Illuminati di Baviera.
 Le rivoluzioni del 1848.
 Il Risorgimento italiano.
 Le società segrete europee.
 Saint-Yves D'Alveydre. Il socialismo.
 La via cristiana alla Sinarchia.
 La rivoluzione del 1917.
 La lunga strada del comunismo.
 Crisi, guerra, rivoluzione:
 la seconda guerra mondiale.
 Le Nazioni Unite e il Governo mondiale.
 Pornografia, droga ed ecologia.
 Chiesa postconciliare e Nazioni Unite.
 Il razzismo nella strategia degli alti iniziati.
 Il Lucis Trust e la nuova Era dell'Acquario.
 Struttura delle società segrete.
 Le principali associazioni mondialiste....
LA MASSONERIA
Storia e Iniziazione
di Christian Jacq

"Noi possediamo dei segreti che consistono in segni grafici e parole sacre, e che compongono un linguaggio tanto muto quanto eloquente, grazie al quale possiamo dialogare a distanza con tutti i nostri Confratelli."
 Una vera e propria inchiesta sull'avventura spirituale e storia dei Liberi Muratori: dalle mitiche origini alla fine del mondo antico, dall'alba del Medio Evo al principio del XVIII secolo, dal 1717 ai giorni nostri. 
 Un saggio scritto con esemplare chiarezza che svela i molti e difformi aspetti che si celano nella Libera Muratoria considerata con l'obbiettività che compete a un fenomeno storico senza indulgere, quindi, nell'apologia o nello scandalismo.
 La storia della Massoneria è una pietra fondamentale della tradizione esoterica dell'Occidente e i simboli massonici, ai quali è dedicato ampio spazio in questo volume, sono il codice cifrato con cui si è tramandata la saggezza di antiche civiltà....

La logica dialettica di sviluppo del capitalismo, è quella della progressiva estensione della forma merce a ogni ambito e, insieme, della distruzione di ogni limite che a tale movimento si opponga: “ogni limite è per il capitale un ostacolo”, sapeva già Marx. Il capitale procede allora al superamento degli ostacoli, per imporre la forma merce ovunque, di modo da rispecchiarsi in ogni cellula della realtà integralmente reificata.
Ora, con la “prima repubblica” vi era certo la corruzione (che non mi sogno di negare o anche solo di ridimensionare!), ma vi era pur sempre un governo ispirato a valori non coincidenti con quelli del mercatoe, anzi, potenzialmente in grado di prendere posizione contro di essi.  DC e PCI, pur diversissimi, erano accomunati da un’attenzione per il sociale, che oggi è scomparsa su tutto il giro d’orizzonte, a destra come a sinistra. Il fanatismo dell’economia doveva abbattere esattamente tutto questo, per sostituirlo con una politica che non fosse altro che la continuazione dell’economia con altri mezzi.
Pool di Mani PuliteFu ciò che, appunto, “Mani Pulite” rese possibile. Non era possibile farlo tramite un aperto colpo di Stato militare, proprio come gli USA non possono bombardare i popoli esibendo l’autentica ragione, cioè la criminale brama di dominio imperialistico sul mondo. E proprio come gli USA, dal 1989 ad oggi (in quella che, con Costanzo Preve, ho definito la “quarta guerra mondiale”), bombardano sempre in nome dei diritti umani e della libertà, della democrazia e dell’umanità, analogamente “Mani Pulite” distrusse i diritti sociali e una politica non ancora subordinata integralmente all’economia, e lo fece in nome della lotta alla corruzione e della giustizia, dell’onestà e della questione morale.
Lo fece, cioè, trovando l’appoggio di un’opinione pubblica artatamente pilotata e, di più, rincretinita ad opera del circo mediatico e dal clero giornalistico, tramite parole d’ordine come “lotta alla corruzione” e “onestà”; parole d’ordine che, trovando subito il consenso universale, fecero sì che gli italiani acconsentissero e, di più, volessero la distruzione dell’Italia stessa come Paese sovrano e non ancora integralmente sottomesso al fanatismo economico.
Il grado di ipocrisia fu, grosso modo, lo stesso che riscontriamo abitualmente nelle politiche estere statunitensila lotta contro la corruzione divenne il casus belli per distruggere lo Stato, la politica e i diritti sociali conquistati, e dunque per aprire l’esiziale ciclo delle privatizzazioni in nome del sacro dogma – sempre ripetuto ancora oggi nelle omelie neoliberali – della competitività in assenza di lacci e lacciuoli dello Stato.
Non diversamente, gli USA continuano a usare barbuti dittatori come pretesto per massacrare i popoli (Iraq, Libia, ecc.), sempre in nome – citando Preve – dell’intervenitismo umanitario, del bombardamento etico e dell’embargo terapeutico. Questo è il punto. Occorreva attuare la cosiddetta “rivoluzione liberista”, ossia la privatizzazione neoliberale dell’intera società, con aziendalizzazione del sociale, rimozione del diritti sociali (sostituiti dai diritti civili, innalzati a soli diritti esistenti), distruzione della politica, sostituzione dei politici con maggiordomi della finanza e del vecchio capitalismo europeo dotato di welfare state, con il capitalismo selvaggio americano senza diritti e garanzie.
Mani pulite colpo di stato giudiziarioQuesto fece Mani Pulite, con buona pace delle grandi narrazioni ripetute urbi et orbi dalla propaganda ufficiale. Mani Pulite fu un colpo di Stato giudiziario ed extraparlamentare con cui, in coerenza con la nuova politica globale, si era precocemente iniziato a distruggere il lascito di uno Stato sociale di stampo keynesiano, sia pure in preda alla corruzione.
Si aprì, così, nel consenso generale, e nel trionfo di scene patetiche come quella del lancio delle monetine a Bettino Craxi, il ciclo irresistibile di politiche interscambiabili di centro-destra e di centro-sinistra, in un’alternanza senza alternativa, in cui a vincere era sempre e solo il mercato, sempre e solo il nesso di forza capitalistico, sempre e solo il fanatismo dell’economia. Da qui occorre tornare a riflettere, per comprendere le vicende degli ultimi vent’anni, il piano inclinato che ci ha portati dove attualmente siamo.
Articolo di Diego Fusaro

venerdì 9 dicembre 2016

PERCHE’ L’ITALIA E’ IN DEPRESSIONE. LO SPIEGA GALLONI.

Non si finisce mai di imparare e quando vengono alla luce determinate verità, ci si rimane davvero meravigliati della falsità che fa da padrona in questo mondo corrotto.
Ormai non si governa per portare avanti un popolo, non si vive con ideali veri…Ma si va avanti con l’esigenza di sopraffare l’altro a tutti i costi e con ogni mezzo a disposizione!
Il primo colpo storico contro l’Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica, incalzato dall’allora Ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e “nonno” della Grande Privatizzazione che ha smantellato l’industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia. E’ il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d’Italia dal Tesoro, e Ciampi esegue. Obiettivo:impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre banche centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese.
Il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anno dopo, quando crolla il Muro di Berlino. La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell’Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l’Est i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all’euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso: noi……
A Roma non mancano complici: pur di togliere il potere sovrano dalle mani della “casta” corrotta della Prima Repubblica, c’è chi è pronto a sacrificare l’Italia all’Europa “tedesca”, naturalmente all’insaputa degli italiani.
E’ la drammatica ricostruzione che Nino Galloni, manager pubblico e alto dirigente di Stato, fornisce a Claudio Messora per il blog “Byoblu”. Nel  1989, Galloni era consulente del governo su invito dell’eterno Giulio Andreotti, il primo statista europeo che ebbe la prontezza di affermare di temere la riunificazione tedesca.
Andreotti era al corrente del piano contro l’Italia e tentò di opporvisi. Poi a Roma arrivò una telefonata del cancelliere Helmut Kohl, che si lamentò col ministro Guido Carli: qualcuno “remava contro” il piano franco-tedesco. La telefonata di Kohl fu decisiva per indurre il governo a metterlo fuori gioco. «Ottenni dal ministro la verità», racconta l’ex super-consulente, ridottosi a comunicare con l’aiuto di pezzi di carta perché il ministro «temeva ci fossero dei microfoni». Sul “pizzino”, scrisse la domanda decisiva: “Ci sono state pressioni anche dalla Germania sul ministro Carli perché io smetta di fare quello che stiamo facendo?”. Eccome: «Lui mi fece di sì con la testa».
Questa, riassume Galloni, è l’origine della “inspiegabile” tragedia nazionale nella quale stiamo sprofondando. I super-poteri egemonici, prima atlantici e poi europei, hanno sempre temuto l’Italia. Il primo è l’omicidio di Enrico Mattei, e il secondo è l’eliminazione di Aldo Moro, l’uomo del compromesso storico col Pci di Berlinguer assassinato dalle “seconde Br”: non più l’organizzazione eversiva fondata da Renato Curcio ma le Br di Mario Moretti, «fortemente collegate con i servizi, con deviazioni dei servizi, con i servizi americani e israeliani». Il leader della Dc era nel mirino di killer molto più potenti dei neo-brigatisti: «Kissinger gliel’aveva giurata, aveva minacciato Moro di morte poco tempo prima». Tragico preambolo, la strana uccisione di Pier Paolo Pasolini, che nel romanzo “Petrolio” aveva denunciato i mandanti dell’omicidio Mattei, a lungo presentato come incidente aereo. Recenti inchieste collegano alla morte del fondatore dell’Eni quella del giornalista siciliano Mauro De Mauro. Probabilmente, De Mauro aveva scoperto una pista “francese”: agenti dell’ex Oas inquadrati dalla Cia nell’organizzazione terroristica “Stay Behind” (in Italia, “Gladio”) avrebbero sabotato l’aereo di Mattei con l’aiuto di manovalanza mafiosa.
Alla fine degli anni ‘80, Ciampi, Andreatta e De Mita, secondo Galloni, lavorano per cedere la sovranità nazionale pur di sottrarre potere alla classe politica più corrotta d’Europa. Col divorzio tra Bankitalia e Tesoro, per la prima volta il paese è in crisi finanziaria: prima, infatti, era la Banca d’Italia a fare da “prestatrice di ultima istanza” comprando titoli di Stato e, di fatto, emettendo moneta destinata all’ investimento pubblico. Chiuso il rubinetto della lira, la situazione precipita: con l’impennarsi degli interessi (da pagare a quel punto ai nuovi “investitori” privati) il debito pubblico esploderà fino a superare il Pil. Non è un “problema”, ma esattamente l’obiettivo voluto: mettere in crisi lo Stato, disabilitando la sua funzione strategica di spesa pubblica a costo zero per i cittadini, a favore dell’industria e dell’occupazione.Al piano anti-italiano partecipa anche la grande industria privata, a partire dalla Fiat, che di colpo smette di investire nella produzione e preferisce comprare titoli di Stato: da quando la Banca d’Italia non li acquista più, i tassi sono saliti e la finanza pubblica si trasforma in un ghiottissimo business privato. L’industria passa in secondo piano e – da lì in poi – dovrà costare il meno possibile. «In quegli anni la Confindustria era solo presa dall’ idea di introdurre forme di flessibilizzazione sempre più forti, che poi avrebbero prodotto la precarizzazione». Aumentare i profitti: «Una visione poco profonda di quello che è lo sviluppo industriale». Risultato: «Perdita di valore delle imprese, perché le imprese acquistano valore se hanno prospettive di profitto». Dati che parlano da soli. E spiegano tutto: racconta Galloni , “feci una ricerca che dimostrava che i 50 gruppi più importanti pubblici e i 50 gruppi più importanti privati investivano la metà dei loro profitti non in attività produttive ma nell’ acquisto di titoli di Stato, per la semplice ragione che i titoli di Stato italiani rendevano tantissimo e quindi si guadagnava di più facendo investimenti finanziari invece che facendo investimenti produttivi. Questo è stato l’inizio della nostra deindustrializzazione».
Alla caduta del Muro, il potenziale italiano è già compromesso dal sabotaggio della finanza pubblica, ma non tutto è perduto… Eravamo ancora «qualcosa di grosso dal punto di vista industriale e manifatturiero», ricorda Galloni: «Bastavano alcuni interventi, bisognava riprendere degli investimenti pubblici». E invece, si corre nella direzione opposta: con le grandi privatizzazioni strategiche, negli anni ’90 «quasi scompare la nostra industria a partecipazione statale», il “motore” di sviluppo tanto temuto da tedeschi e francesi. Deindustrializzazione: «Significa che non si fanno più politiche industriali». Galloni cita Pierluigi Bersani: quando era ministro dell’industria «teorizzò che le strategie industriali non servivano». Si avvicinava la fine dell’Iri, gestita da Prodi in collaborazione col solito Andreatta e Giuliano Amato. Lo smembramento di un colosso mondiale: Finsider-Ilva, Finmeccanica, Fincantieri, Italstat, Stet e Telecom, Alfa Romeo, Alitalia, Sme (alimentare), nonché la BancaCommerciale Italiana, il Banco di Roma, il Credito Italiano.
Le banche, altro passaggio decisivo: con la fine del “Glass-Steagall Act” nasce la “banca universale”, cioè si consente alle banche di occuparsi di meno del credito all’ economia reale, e le si autorizza a concentrarsi sulle attività finanziarie speculative. Denaro ricavato da denaro, con scommesse a rischio sulla perdita. E’ il preludio al disastro planetario di oggi. In confronto, dice Galloni, i debiti pubblici sono bruscolini: nel caso delle perdite delle banche stiamo parlando di tre-quattromila trilioni. Un trilione sono mille miliardi: «Grandezze stratosferiche», pari a 6 volte il Pil mondiale. «Sono cose spaventose». La frana è cominciata nel 2001con il crollo della new-economy digitale e la fuga della finanza che l’aveva sostenuta, puntando sul boom dell’e-commerce. Per sostenere gli investitori, le banche allora si tuffano nel mercato-truffa dei derivati: raccolgono denaro per garantire i rendimenti, ma senza copertura per gli ultimi sottoscrittori della “catena di Sant’Antonio”, tenuti buoni con la storiella della “fiducia” nell’imminente “ripresa”, sempre data per certa, ogni tre mesi, da «centri studi, economisti, osservatori, studiosi e ricercatori, tutti sui loro libri paga».
Quindi, aggiunge Galloni, siamo andati avanti per anni con queste operazioni di derivazione e con l’emissione di altri titoli tossici. Finché nel 2007 si è scoperto che il sistema bancario era saltato: nessuna banca prestava liquidità all’ altra, sapendo che l’altra faceva le stesse cose, cioè speculazioni in perdita. «Di qui la crisi di liquidità, che deriva da questo: le perdite superavano i depositi e i conti correnti». Come sappiamo, la falla è stata provvisoriamente tamponata dalla Fed, che dal 2008 al 2011 ha trasferito nelle banche – americane ed europee – qualcosa come 17.000 miliardi di dollari, cioè «più del Pil americano e più di tutto il debito pubblico americano».
Va nella stessa direzione – liquidità per le sole banche, non per gli Stati – il “quantitative easing” della Bce di Draghi, che ovviamente non risolve la crisi economica perché «chi è ai vertici delle banche, e lo abbiamo visto anche al Monte dei Paschi, guadagna sulle perdite». Il profitto non deriva dalle performance economiche, come sarebbe logico, ma dal numero delle operazioni finanziarie speculative: «Questa gente si porta a casa i 50, i 60 milioni di dollari e di euro, scompare nei paradisi fiscali e poi le banche possono andare a ramengo». Non falliscono solo perché poi le banche centrali, controllate dalle stesse banche-canaglia, le riforniscono di nuova liquidità. A monte: a soffrire è l’intero sistema-Italia, da quando – nel lontano 1981 – la finanzia pubblica è stata “disabilitata” col divorzio tra Tesoro e Bankitalia.
Un percorso suicida, completato in modo disastroso dalla tragedia finale dell’ingresso nell’Eurozona, che toglie allo Stato la moneta ma anche il potere sovrano della spesa pubblica, attraverso dispositivi come il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio.
Per l’Europa “lacrime e sangue”, il risanamento dei conti pubblici viene prima dello sviluppo. «Questa strada si sa che è impossibile, perché tu non puoi fare il pareggio di bilancio o perseguire obiettivi ancora più ambiziosi se non c’è la ripresa». E in piena recessione, ridurre la spesa pubblica significa solo arrivare alla depressione irreversibile. Vie d’uscita? Archiviare subito gli specialisti del disastro – da Angela Merkel a Mario Monti – ribaltando la politica europea: bisogna tornare alla sovranità monetaria, dice Galloni, e cancellare il debito pubblico come problema.
Basta puntare sulla ricchezza nazionale, che vale 10 volte il Pil.
Non è vero che non riusciremmo a ripagarlo, il debito. Il problema è che il debito, semplicemente, non va ripagato: «L’importante è ridurre i tassi di interesse», che devono essere «più bassi dei tassi di crescita».
A quel punto, il debito non è più un problema: «Questo è il modo sano di affrontare il tema del debito pubblico».

giovedì 8 dicembre 2016

Euroignoranti: siete il veleno che ci ucciderà tutti!

Fonte http://www.studiolegalemarcomori.it/
Se qualcuno, dialogando con voi vi raccontasse, tentando di convincervi, che la Terra è piatta o che il Sole le gira intorno, voi ne rispettereste l’opinione o cercheresti di spiegargli che sta dicendo una clamorosa sciocchezza?
Esatto! Come minimo lo bollereste come un ignorante di proporzioni immense. Quando si tratta di fatti inconfutabili ed ormai scientificamente accertati le opinioni “stanno letteralmente a zero”, non c’è spazio per visioni alternative. Chi non conosce la verità e la discute non esprime opinioni, ma deve semplicemente andare a studiare.
Ecco, oggi con l’euro e l’UE succede esattamente questo: un esercito di ignoranti, rivendica le sciocchezze che proferisce come l’esercizio del proprio diritto di opinione. Così, nel mentre perdiamo tempo a cercare di convincere ignoranti colossali, il Paese viene letteralmente mangiato dal regime violento della finanza internazionale.
Non è un’opinione, ma un fatto scientificamente inconfutabile che i trattati europei creino le condizioni per la tempesta perfetta atta a determinare lo smantellamento sistematico dello Stato, imponendogli di autodistruggersi attraverso politiche di austerità perenni. Se lo Stato tassa più di quanto spende la differenza la può prendere solo dalle nostre tasche. Quando la moneta nell’economia reale diventa troppo poca, il Paese collassa.
Mi sono fatto un’idea precisa di quale sia il punto nodale che la pletora di ignoranti euristi proprio non riesce a capire, che gli impedisce di comprendere perché il debito pubblico di uno Stato sia, in realtà, credito privato e costituisca il nostro risparmio. Se non capiscono che l’austerità, con bassa inflazione o addirittura in deflazione, è un atto criminale equivalente ad uccidere, è solo e semplicemente perché non sanno cosa sia la moneta! Pensano che sia una risorsa naturale limitata, o che addirittura sia rara. Pensano persino che la moneta vada guadagnata!
Sono ignoranti, ignoranti colossali. La moneta si crea senza alcun limite quantitativo, la potestà di farlo oggi è riservata dai trattati europei alla BCE, che però non la può dare per legge agli Stati (lo scopo ovviamente è solo quello di smantellarli, chi ha scritto i trattati non era ignorante, ma era in malafede). Persino Amato, un europeista convinto, definì pretesa “Faustiana” il creare un Europa senza banca centrale prestatrice illimitata di ultima istanza.
Ergo oggi noi potremmo disporre di tutta la moneta che desideriamo, con il vantaggio di avere ampio spazio per immetterla nell’economia visto che siamo in deflazione ed abbiamo (nonostante l’austerità) un grande tessuto produttivo.Eppure ci chiedono di tagliare, la gente resta disoccupata perché mancano… i soldi!
Si tengono grandi strati della società e della produzione inerti perché, alla luce dell’imbecille criterio finanziario in voga, il fatto di rendere tutti più ricchi creando la giusta quantità di moneta, alla fine… non renderebbe! Keynes lo scriveva già in autarchia economica del 1933.
Se tu disponi oggi del materiale per costruire un ospedale che manca, se hai anche gli operai, ma non lo costruisci perché “mancano i soldi”, soldi che potresti creare con un click su un terminale, sei solo un grandissimo e stupefacente imbecille.
La moneta è dunque uno strumento, uno strumento alternativo al baratto per scambiare beni e servizi. Se ne abbiamo troppa poca nell’economia, dato accertato dalla deflazione, dobbiamo immettere quella che manca, e questa immissione si fa con la più importante componente positiva del PIL: la spesa pubblica.
Ah, ma il debito pubblico è alto, dicono gli irrecuperabili ignoranti che appestano i nostri tempi! Capre!
Il debito pubblico sarà tanto più alto quanto è più alto il risparmio in un Paese, visto che è semplicemente la sommatoria dei deficit annui dello Stato, ovvero dei soldi che vengono ogni anno lasciati nell’economia e nelle nostre tasche. Il debito è la nostra ricchezza e non ha nulla a che vedere con i debiti di una famiglia o di un’impresa, famiglie ed imprese non creano moneta.
Il debito pubblico infatti diventa un problema solo laddove lo Stato non può più creare la moneta in cui esso è denominato: a quel punto lo Stato è retrocesso al livello di qualsiasi soggetto privato e può essere ricattato dai mercati di capitali, a quel punto lo Stato può addirittura fallire per ragioni di diritto commerciale!
Io più semplicemente di così non riesco a spiegarvelo… se ancora pensate che abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità o che il debito esista perché qualcuno ha rubato, siete solo e semplicemente degli ignoranti.
La quantità di moneta complessiva nel Paese e nel mondo non sarà mai, né una in più, né una in meno, di quanta ne è stata creata! I reati non la riducono! La moneta non viene bruciata anche quanto passa di mano in mano in virtù di una transazione illecita! Semplicemente si sposta.
Tutti i soldi che avete nel vostro portafoglio sono passati anche da transazioni illecite! E lo hanno fatto più volte, eppure li avete in ogni caso in tasca. La moneta circola.
I reati sono un problema di giustizia sociale e di redistribuzione della ricchezza, ma non c’entrano nulla con la crisi. Esattamente come non c’entra nulla l’evasione fiscale, che al pari degli altri reati non fa sparire la moneta. Anzi oggi, con uno Stato che pretende di tassare più di quanto spende, l’evasione aiuta l’economia.
Allo stesso modo recuperare i proventi dalle attività illecite, sempre evasione compresa quindi, non moltiplica i pani ed i pesci, la moneta totale resta sempre la stessa, resta sempre solo quella che è stata creata dal nulla. Semplicemente con la lotta agli illeciti la moneta viene redistribuita e non è nemmeno detto che venga redistribuita in modo automaticamente più vantaggioso. Giustizia e macroeconomia non vanno necessariamente di pari passo.
Ma redistribuire ricchezza quando si è in deflazione non importa nulla. La moneta è troppo poca e dunque ne serve solo di più, per tutti. Serve uno Stato che spenda di più e tassi meno di quanto spende, facendo deficit!
Serve uno Stato che abbia nuovamente la sua sovranità monetaria e metta al centro gli obiettivi della Costituzione del 1948, in primis la piena occupazione e la corretta redistribuzione delle ricchezze, disciplinando l’economia e stoppando la criminale ideologia neoliberista.
Oggi invece abbiamo un governo (di traditori) che pensa, ad esempio, di salvare le nostre banche facendosi prestare soldi a strozzo da un organismo terzo (il MES), a cui prima abbiamo dato miliardi per capitalizzarlo, drenandoli direttamente dalle nostre tasche. Lo si fa per imporre meccanismi, per dirla alla Monti, di enforcement (costrizione) idonei ad impedire ad un futuro governo di riscattare la nostra sovranità, spaventandolo con la leva del debito. Si punta a creare paure irrazionali ovviamente, uno Stato sovrano al MES lo prende a calci in culo. Uno Stato sovrano prende i suoi componenti e li sbatte in galera. Uno Stato sovrano è Dio sul proprio territorio, e la sovranità interna è incondizionata ed incondizionabile, toccarla è un delitto punito con l’ergastolo.
Avete capito, ignoranti? Adesso mettetemi sul rogo… io dirò sempre “eppur si muove”…
Avv. Marco Mori – Riscossa Italia – autore de “Il tramonto della democrazia, analisi giuridica della genesi di una dittatura europea” disponibile on line su ibs (per approfondire tecnicamente quanto ho scritto in questo pezzo).

venerdì 2 dicembre 2016

Cercano di condizionarvi. Cercano di intimidirvi. Non permettetelo


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“Tu popolo, sei esangue, ma ti viene chiesto di donare altro sangue; in un ciclo che sembra non aver mai fine. Perché aumentano la povertà e la criminalità, mentre i giovani non trovano lavoro e sono costretti a emigrare; mentre il debito pubblico, per quanti sforzi si faccia, non cala mai.
Lo scopo finale è chiaro: far implodere gli Stati nazionali e delegare ogni potere a quegli stessi organismi internazionali, magari attraverso la creazione degli Stati Uniti d’Europa dove i singoli popoli non conterebbero più nulla.
I premier che si sono succeduti in Italia negli ultimi anni sono funzionali a questo disegno: Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi.
Confesso: ero pessimista sul futuro dell’Europa. Ma poi, lo scorso giugno, qualcosa è cambiato.
I Britannici hanno detto basta, sebbene avessero in teoria molto da perdere perché la loro economia era tra le migliori al mondo e perché all’interno dell’Unione Europea – oltre a tenere la sterlina – avevano il diritto di sottrarsi a diversi vincoli. Quando c’è stato il referendum le élite hanno cercato di terrorizzarli in ogni modo. Non è servito. I Britannici hanno voluto riprendersi la libertà e preservare i valori fondanti della loro democrazia, della loro identità nazionale e hanno votato per la Brexit.
Anche gli Americani si sono ribellati a un processo economico che ha provocato un continuo impoverimento della classe media e alla rottura del patto sociale con le élite, incapace di autocritica e di discernimento. Anche loro sono stati sottoposti a una campagna martellante da parte dei media e alla minaccia di uno tsunami finanziario, ma non si sono lasciati spaventare e hanno eletto Trump, che era il candidato più temuto dall’establishment transanazionale.
Un’onda si è alzata, portentosa e inaspettata. Un’onda che potrebbe diventare travolgente il 4 dicembre se gli Italiani voteranno no e se gli Austriaci eleggeranno presidente il candidato della destra Hofer, inviando un altro segnale di netta rottura all’establishment di Bruxelles.
Ma come, dirà qualcuno, questa è una riforma che consente all’Italia di cambiare, di diventare più efficiente… Sicuri? quali riforme? E con quali scopi? Renzi vuole pieni poteri per poter realizzare ancor più rapidamente l’agenda delle élite globaliste e, dunque, per spogliare ancor di più l’Italia. E non lasciatevi ingannare dall’Economist che improvvisamente lo abbandona e invita a votare No. L’Economist forse ha capito che il premier è bruciato o forse mette semplicemente le mani avanti, avendo già pronta la soluzione alternativa: un altro governo tecnico. Grazie. Ma abbiamo già dato.
E non lasciatevi ingannare dai titoli terroristici sullo spread che torna a salire e da quelli del Financial Times secondo cui se il referendum venisse bocciato, otto banche fallirebbero; come se ci fosse un nesso casuale tra il dissesto degli istituti e il voto popolare. Se le banche devono fallire, falliranno comunque, statene certi. Questa è propaganda, come quella per il sì che occupa ogni spazio pubblico, soprattutto, martellando senza tregua gli Italiani, con logiche da regime autoritario.
Cercano di condizionarvi. Cercano di intimidirvi. Non permettetelo.
Fate come gli Americani e i Britannici. E votate NO.”

giovedì 1 dicembre 2016

MIO DIO

Mio Dio
Apro gli occhi: sei Tu.
Il cuore che batte: sei Tu.
Un pensiero di tenerezza: sei Tu
Un dolore nel corpo: sei Tu
Un momento di paura: sei Tu
Un bel tramonto: sei Tu
Il giorno peggiore: sei Tu
La delusione piu’ cocente: sei Tu
L’ uomo che mi ama: sei Tu
L’uomo che mi ferisce: sei Tu
Quando non capisco: sei Tu
Quando non decido: sei Tu
Quando sono sfiduciato: sei Tu
Nella gioia più inattesa: sei Tu
Le mie interpretazioni: sei Tu
I miei concetti: sei Tu
Il dentro il fuori il bello il brutto… sei Tu
Sei Tu
Sei sempre Tu
Sei solo Tu
Non c’è niente altro che Tu.
Nessun altro che Tu.
E io ? sei Tu