martedì 10 aprile 2018

Giannuli: Perché lascio il M5S


Il M5s ha tre meriti storici che nessuno può negare: aver abbattuto il falso bipolarismo Fi-Pd, aver posto in termini politici e non solo giornalistici il tema della casta ed aver impedito che la protesta che stava montando sfociasse in movimenti di estrema destra come Alba Dorata o il Front National. Per queste ragioni non sono affatto pentito di aver costeggiato ed appoggiato il M5s – pur senza mai entrare a farne parte – dal 2013 ad oggi.
Per la verità, non ho mai evitato di criticare singoli aspetti o scelte del movimento che, però, complessivamente ho sempre difeso.
Ma, come i lettori di questo blog hanno constatato, negli ultimi due anni, i motivi di dissenso sono andati crescendo e le critiche si sono fatte più frequenti e forse più aspre, per cui non è stato un caso che nelle recenti elezioni politiche, alla Camera non ho votato 5 stelle ma Potere al Popolo.
Non sono io che mi sono man mano allontanato dal M5s: io sono rimasto fermo, è il M5s che ha preso altre strade.
Il M5s al quale mi ero avvicinato era quello dell’ “Uno vale uno” che, pur non senza contraddizioni anche evidenti, rifiutava l’idea di un capo politico che decidesse tutto.
Oggi, nel movimento vige un regolamento che nessuno ha mai approvato e che dà pieni poteri al capo politico, sino al punto di dargli la possibilità di nominare i capigruppo parlamentari non più eletti (cosa che non ha precedenti nella storia del parlamento repubblicano).
Il M5s al quale mi ero avvicinato parlava di democrazia diretta, anche con un’enfasi eccessiva che si traduceva in un discutibile rifiuto della democrazia rappresentativa, oggi di democrazia diretta non si parla più ed è restato solo un antiparlamentarismo ancora più inquietante di ieri.
Il M5s cui mi ero accostato miscelava temi di destra (come l’ostilità verso gli immigrati) con temi di sinistra (come la difesa dell’art. 18), ma aveva una decisa avversione ai poteri finanziari (ricordiamoci le partecipazioni di Grillo alle assemblee degli azionisti Telecom); oggi il “Capo politico” del movimento dice che i governi devono tener conto dell’orientamento dei mercati finanziari.
Il M5s con il quale iniziai a collaborare si schierò decisamente per la legge elettorale proporzionale e contro la riforma renziana della Costituzione in difesa della Costituzione repubblicana del 1948. L’edizione più recente del M5s ha fatto non poche concessioni nel dibattito sulla legge elettorale (in particolare quando si parlò di metodo tedesco) e, con ogni evidenza, si appresta a sostenere il ritorno ad una qualche forma di maggioritario.
Quanto alla Costituzione, la pretesa di avere la Presidenza del Consiglio sulla base della maggioranza relativa ottenuta nel voto per l’elezione della Camera è solo la premessa logica di una riforma di indirizzo presidenziale. Ma allora, perché ci si è opposti alla riforma di Renzi? Io ho combattuto Renzi in quel Referendum perché ero contrario alla sua riforma, mi viene il dubbio che qualche altro ha combattuto quella riforma solo perché voleva togliere di mezzo Renzi. Sono cose molto diverse.
Il M5s di cinque anni fa entrò nelle stanze del potere per ribaltarle, quello di oggi non si sottrae all’abbraccio mortale del potere consolidato: non hanno cambiato il potere, ma il potere ha cambiato loro.
Il M5s con cui ho collaborato fece un’epica battaglia parlamentare contro la “riforma” della Banca d’Italia che ne faceva dono alle principali banche nazionali. La legge prevedeva tre anni di tempo per mettere sul mercato le azioni possedute in eccesso dai pochi oligopolisti, il limite è scaduto nel 2017 senza che sia avvenuto niente ed il M5s non dice niente, preferendo posare occhi vogliosi sulla Cassa Depositi e Prestiti, in perfetto stile spoil system. Certo, sin qui è stata gestita malissimo, ma quale è il rimedio? Piazzare qualche amico? Non so.
Il M5s di Roberto Casaleggio era contrario all’Euro senza se e senza ma (anche troppo e, semmai, ero io a moderare le cose dicendo che non si può uscire da un ordine monetario dalla sera alla mattina e senza sapere bene con cosa sostituirlo) oggi non solo non si parla proprio più di uscita dall’Euro, ma si fa dell’oltranzismo filo Ue, e si prospetta l’adesione al gruppo più eurista del parlamento europeo, En Marche.
Il M5s delle origini si diceva “Né di destra né di sinistra”, ma in realtà ospitava nel suo seno sia destra che sinistra, oggi quella ambiguità è sciolta e, pur continuando a dirsi né di destra né di sinistra, il Movimento sta imboccando una strada decisamente di destra.
Io ero e sono sempre rimasto di sinistra, potevo convivere con l’ambiguità iniziale, ma non con una cosa esplicitamente di destra.
Per cui, sapete che sono anticonformista ed, in un paese in cui (quasi) tutti salgono sul carro del vincitore, io scelgo di scendere dal carro del vincitore.
Sarò grato ai conduttori televisivi che non mi presenteranno più come “vicino al Movimento 5 stelle” ma come persona “che è stata a lungo vicina al M5s”. Nessuna acrimonia e nessuna ostilità preconcetta, quando il M5s farà scelte condivisibili lo difenderò, quando ne farà di segno opposto lo criticherò, ma sempre nel merito, perché, nonostante tutto, il M5s è ancora oggi una importante risorsa per il paese e sarebbe altamente auspicabile che correggesse questa discutibile rotta.
* da aldogiannuli.it

domenica 18 marzo 2018

Fasanella: sabotare l’Italia, tutti complici dei killer di Moro

Poi qualcuno si domanda com’è che siamo caduti così in basso – cioè con un tizio come Romano Prodi, il rottamatore dell’Iri, trasformato in paladino del popolo (s’intende: il popolo oppresso dall’Uomo Nero, quello delle tevisioni, delle olgettine e della P2). Al Cavaliere di Arcore, dagli anni ‘90 il copione oppose Prodi, advisor europeo della banca d’affari più famigerata del pianeta, la Goldman Sachs, nonché presidente dell’istituzione più medievale, l’infame Commissione Europea. Lo stesso Prodi che, quando ancora si stava posizionando nella galassia Dc, se ne uscì con una storia pittoresca su Aldo Moro: il nome “Gradoli”, presentato come possibile indizio sulla località della prigionia dello statista sequestrato dalle Brigate Rosse, disse che gli era stato rivelato nientemeno che nel corso di una seduta spiritica. Ancora oggi ci si domanda per quale servizio segreto lavorasse, quel famoso spiritello chiacchierone, mentre c’è chi – come Giovanni Fasanella, autore del bestseller “Il golpe inglese”, scritto con Mario José Cereghino – nel quarantennale della tragica scomparsa di Moro ha le idee più chiare. Dal suo lavoro emerge uno scenario ben poco “spiritico” e molto geopolitico: a eliminare il presidente della Dc sarebbero stati gli stessi poteri che ce l’avevano a morte con l’Italia, al punto da far assassinare il patron dell’Eni, Enrico Mattei, esploso in volo nel 1962 insieme al suo aereo dopo aver terrorizzato le Sette Sorelle offrendo condizioni eque ai paesi petrolieri.
Tutta da riscrivere, la verità su Moro: ora lo sa anche la magistratura, che ha appena ricevuto la dirompente relazione della commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Giuseppe Fioroni. Nel suo nuovo lavoro, “Il puzzle Moro”, edito da Romano ProdiChiarelettere, Fasanella riassume le sconvolgenti conclusioni della commissione: tutti i grandi poteri concorsero al rapimento, affidato alla manovalanza Br. Ma l’autore aggiunge un elemento inedito, altrettanto pesante, tratto dalle carte desecretate dell’archivio di Stato britannico: rivela l’iniziativa di Londra per “sovragestire” l’Italia, con il concorso dei maggiori servizi segreti, a cui Moro (vivo) faceva paura. Fasanella ne ha parlato in due recenti interviste, con Claudio Messora su “ByoBlu” e poi con Stefania Nicoletti a “Border Nights”, offrendo una sintesi decisamente vertiginosa. Punto primo: nel 1976, due anni prima del sequestro, la Gran Bretagna propone di organizzare un classico golpe militare, in Italia, per bloccare l’azione politica di Moro, considerato una minaccia mortale per gli interessi post-coloniali inglesi, in Medio Oriente e in Africa, dove l’Italia – come già all’epoca di Mattei – sta ridiventando un interlocutore privilegiato per i paesi poveri, in via di sviluppo, impegnati nella grande impresa della decolonizzazione. Seconda notizia: la Francia appoggia con entusiasmo l’idea di schierare carri armati nelle strade italiane. Ma a inglesi e francesi – terza notizia – si oppongono tedeschi e americani.
La Germania, ancora divisa in due e impaurita dall’Urss, teme che possa vacillare lo scudo Nato di fronte alla prevedibile reazione della sinistra italiana, allora fortissima, di fronte a un colpo di Stato militare in stile greco. Quanto agli Usa, la loro intelligence ha ancora le ossa rotte dopo la scandalo Watergate che ha appena travolto Nixon: meglio non impelagarsi in qualcosa di orrendo (e imbarazzante) in Italia. Al che, racconta Fasanella, Londra fa scattare il Piano-B: un progetto “eversivo” per sabotare l’Italia dall’interno. Il progetto è ancora protetto dal segreto, ammette il giornalista, ma il titolo del dossier compare negli archivi. E’ la prova che la Gran Bretagna ha programmato precise azioni per destabilizzare il nostro paese: la strategia della tensione. «Non a caso, da allora, esplose in modo inaudito la violenza politica tra gli opposti estremismi». Fino alla crescita rapida ed Giovanni Fasanellaesponenziale delle Brigate Rosse, che culmina con il caso Moro: un delitto perfetto. Soddisfatti gli inglesi, che insieme ai francesi hanno coronato il loro disegno neo-coloniale (amputare la politica estera italiana, filo-araba e filo-africana), e soddisfatti anche gli americani e i sovietici: i primi temevano che l’apertura di Moro al Pci trasformasse l’Italia in una nuova Jugoslavia, mentre i secondi vedevano in Berlinguer un pericoloso “eretico”, capace di allontanare dall’ortodossia di Mosca gli altri partiti comunisti europei.
Questo spiegherebbe la sostanziale collaborazione di tutte le strutture di intelligence, amiche e nemiche: le une e le altre, interessate a incassare la fine di Moro come risultato politico. Obiettivo principale, in Europa: mortificare le aspirazioni dell’Italia, congelandone la politica. Non andò esattamente così: con Craxi, il paese divenne un protagonista del G7, e l’Italia rialzò la testa anche in politica estera (inaudita la crisi di Sigonella). Quindi, dopo l’inevitabile liquidazione del leader socialista ribelle, arrivò la normalizzazione definitiva: il rigore Ue, la camincia di forza dell’Eurozona, il vecchio Prodi rimesso in campo per raccontare agli italiani le meraviglie dell’euro. Caduto l’ultimo alibi (Berluconi, l’Uomo Nero da odiare) ora affiorano verità scomode, incresciose, che risalgono agli anni ‘70. La trama è sempre la stessa: l’ha raccontata anche Gioele Magaldi, nel bestseller “Massoni”. Tema: impedire, ad ogni costo, che l’Italia diventi importante. Tutte le volte che ci ha provato – con Mattei e Moro, persino con Craxi – ha mandato nel panico i “sovragestori”, i veri signori dell’élite finanziaria (ieri industriale) che detesta la democrazia. Gli unici italiani tollerati, nei salotti che contano, sono quelli prontissimi a obbedire: Prodi e Ciampi, Draghi e Napolitano. Ora – dopo 40 anni – si scoperchia la vera tomba di Moro, e si scopre che i mandanti sono ancora in circolazione. Stanno lassù, come sempre, godendosi lo spettacolo del nostro “populismo” inconcludente: una protesta elettorale che non fa paura a nessuno.
(Il libro: Giovanni Fasanella, “Il puzzle Moro”, Chiarelettere, 368 pagine, euro 17,60).

giovedì 8 marzo 2018

Quei legami tra la Casaleggio e Soros che i grillini bollano come fake news

Spunta un documento nel quale appare che la società ricevette dal 2017 248mila dollari per controllare militanti e candidati


Hai voglia a prendere il 33%. Del peccato originale non ci si libera mai. E non stiamo parlando di uno come Rocco Casalino a capo della comunicazione o dei soldi in nero pagati al milionario Grillo.
Ma della vera anima nera dei 5 Stelle: la Casaleggio Associati Srl.
Adesso spunta qualcosa di grosso che rende bene l'idea delle astuzie della Casaleggio Associati, ben avvezza a certi stratagemmi. Un documento della discussa Open Society Foundations (una delle più grandi fondazioni private al mondo che supportano gruppi per i diritti umani, con un budget annuale di oltre 900 milioni di dollari), la società che fa capo all'87enne miliardario americano George Soros (nato a Budapest in una famiglia ebraica, ha un patrimonio di 25,2 miliardi di dollari, una delle trenta persone più ricche del mondo), molto chiacchierato per le sue attività speculative (condannato per insider trading) e di una filantropia sospetta (ha spostato 18 miliardi di dollari alla Open Society Foundations per pagare meno tasse in quanto le donazioni sfuggono alle imposte), dimostra che la Casaleggio Associati ha incassato dalla Open Society Foundations di Soros, 248mila dollari dall'agosto 2017 al marzo 2018 per un progetto volto «a cambiare, a spingere gli elettori e i candidati alle elezioni politiche del 2018 a cambiare strategia su migrazioni ed euroscetticismo». E viene indicato pure un referente, Luca Elauteri, socio fondatore e amministratore dal 2004 della Casaleggio Associati con tanto di e-mail (info@casaleggio.it). Elauteri si occupa di Content e Social Media Strategy nell'ambito di editoria digitale e dei new media. Questo documento è stato scoperto da Alessandro Cerboni, bioingegnere di Arezzo, vice presidente di Assocompliance, per anni vicino al M5s che conosce tutti gli scheletri negli armadi della Casaleggio, una persona troppo intelligente e qualificata per restare con la banda Di Maio (infatti lo segarono alle «parlamentarie»).
La Open Society Foundations ha iniziato a lavorare in Italia nel 2008, proprio un anno prima della fondazione del M5s. Ovviamente la Casaleggio Associati bolla la notizia come una fake news, ma il dubbio resta. Sarà per questo che per tutta la campagna elettorale il M5s non è stato più antieuro come lo era invece agli inizi e non si è più scagliato contro gli immigrati? Chi c'è al servizio delle lobby estere o viene influenzato dalle stesse? Ad avvalorare questo documento, la notizia che gli «uomini di Soros» avrebbero contribuito a scrivere il programma di governo del Movimento 5 stelle sui migranti: la denuncia, pubblicata a gennaio, fu fatta da Francesca Totolo che, su Il Primato Nazionale, scrisse un articolo dove dimostrava i legami tra la Open Society Foundations e il M5s. «Il ricollocamento dei richiedenti asilo» è stato redatto da Maurizio Veglio, noto avvocato tra i membri di Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione), associazione fondata e finanziata dalla Open Society Foundations. L'Asgi ha aderito a numerose campagne pro-immigrazione volte a favorire l'accoglienza dei migranti e pro-ius soli e c'è un collegamento diretto tra alcune parti del programma sui migranti del M5s e l'Asgi, associazione che spesso fa causa ai sindaci di centrodestra.
Del resto i legami tra i grillini e Soros esistono da sempre. Lorenzo Fioramonti, ministro ombra dello Sviluppo Economico per il cinquestelle, ha lavorato per la Fondazione Rockfeller e scrive su Open Democracy, sito legato alla Open Society Foundations.
E due anni fa Di Maio pranzò coi vertici della Commissione Trilaterale, la somma dei poteri forti dell'Occidente fondata dal banchiere Rockefeller, che insieme a Soros era considerato uno dei due burattinai del mondo. Onestà.

mercoledì 21 febbraio 2018

Da IO SONO QUELLO Nisargadatta Maharaj


77. 9 Novembre 1971
I.: Sono molto legata ai miei figli e alla famiglia. Come si vince l'attaccamento?
M.: L'attaccamento nasce con l'idea dell'"io" e del "mio". Trova il vero significato di
queste parole e sarai libera da ogni schiavitù. La mente si dispiega nel tempo. Le cose
ti accadono una dopo l'altra e ne resta il ricordo. Non c'è nulla di sbagliato in ciò. Il
problema sorge solo quando il ricordo dei dolori e dei piaceri trascorsi - che sono
essenziali a qualsiasi forma di vita - diventa un comportamento riflesso, e oppressivo.
Questo riflesso assume la forma dell'"io" e usa il corpo e la mente per i suoi scopi,
che sono invariabilmente la ricerca del piacere e la fuga dal dolore. Quando
riconoscerai l'"io" per quello che è, un grappolo di desideri e paure, e il "mio", come
il ricettacolo di tutto l'occorrente, in cose e persone, per evitare il dolore e assicurare
il piacere, vedrai che l'"io" e il "mio" sono falsi e infondati. Creati dalla mente, la
dominano finché sono presi per veri; non appena se ne dubita, dileguano. Poiché sono
di per sé insussistenti, hanno bisogno di un supporto che trovano nel corpo, il quale
diventa il loro punto di riferimento. Quando dici "mio" marito, i "miei" bambini,
intendi il marito e i figli del corpo. Abbandona l'idea di essere il corpo e affronta la
domanda: chi sono? Immediatamente si mette in moto un processo che ripristina la
realtà o che, piuttosto, riconduce la mente alla realtà. Basta non avere paura.
I.: Chi sono per averla?
M.: Entri nella realtà solo se abbandoni le idee di "io" e "mio". Allora ristabilisci il
tuo stato normale e naturale, nel quale non sei né il corpo né la mente, né l'"io", né il
"mio". È la pura consapevolezza di essere, senza essere questo o quello, e senza
identificarti con alcunché di particolare o generale. In quella limpida luce della
coscienza non c'è nulla, nemmeno l'idea del nulla. Solo luce.
I.: Ci sono persone che amo. Devo abbandonarle?
M.: Abbandona solo la presa psichica. Il resto riguarda loro. Potranno continuare a
interessarsi a te, oppure no.
I.: Come no? Non sono i miei cari?
M.: Sono i cari del tuo corpo, non di te. O meglio, non c'è nessuno che non sia un tuo
caro.
I.: E le mie proprietà?
M.: Se non c'è il "mio", dove sono le proprietà?
I.: Allora, se perdo l'"io" perderò tutto?
M.: Forse sì, forse no. E comunque per te sarà lo stesso. La tua perdita sarà il
guadagno di qualcun altro. Non t'importerà.
I.: Se non m'importerà, perderò proprio tutto!
M.: Se non hai nulla, non hai problemi.
I.: Mi resta quello della sopravvivenza.
M.: Ci pensa il corpo a risolverlo, mangiando, bevendo e dormendo. Ce n'è a
sufficienza per tutti, purché sia condiviso.
I.: La società è basata sul prendere, non sul condividere.
M.: Condividendo la cambierai.
I.: Non me la sento. Del resto, le mie proprietà sono già tassate.
M.: Non è lo stesso che condividere volontariamente. La società non cambierà con la
costrizione. Ci vuole un cambiamento nel cuore. Convinciti che niente è tuo, che tutto
è di tutti. Solo allora la società potrà cambiare.
I.: La comprensione di un uomo non porterà lontano il mondo.
M.: Il mondo in cui vivi sarà profondamente influenzato. Sarà sano, felice e aperto. Il
potere di un cuore sincero è immenso.
I.: Ditecene di più.
M.: Parlare non è il mio svago preferito. A volte parlo, a volte no. Il fatto che parli o
no, fa parte di una data situazione, e non dipende da me. Quando c'è una situazione in
cui devo farlo, mi ascolto parlare. Altre volte no. Per me è tutto lo stesso. Che parli o
no, la luce e l'amore dell'essere ciò che sono, restano intatti, né comunque dipendono
da me. Esistono e io lo so. C'è la lieta consapevolezza, ma nessuno che sia lieto. Non
che manchi il senso dell'identità, ma è l'identità di una traccia della memoria, come
quella di una serie di immagini sullo schermo. Senza la luce e lo schermo non c'è il
film. Riconoscere che il film è l'effetto di un gioco di luce sullo schermo, libera
dall'impressione che sia reale. Limitati a capire che tu ami il sé, che lui ti ama, e che
l'"io sono" è il vincolo tra voi, nonostante l'apparente diversità. Vedi l'"io sono" come
un segno d'amore fra l'interno e l'esterno, la realtà e l'apparenza. Come nel sogno
tutto è mutevole tranne la coscienza dell'"io" che ti fa dire "Ho sognato", così l'"io
sono" ti fa riconoscere "Sono ancora il vero me stesso. Non sono io che faccio, e
niente è fatto a me. Sono ciò che sono e nulla può influenzarmi. Sembro dipendere da
tutto, in realtà tutto dipende da me".
I.: Sostenete di non far nulla: non state forse parlando?
M.: Non ho la sensazione di farlo. Il parlare accade.
I.: Io parlo.
M.: Veramente? Piuttosto, ti ascolti parlare e dici: parlo.
I.: Chiunque dice: "io lavoro, vengo, vado".
M.: Non ho niente da obiettare alle convenzioni del tuo linguaggio, ma esse
distorcono e distruggono la realtà. Sarebbe più appropriato dire: "c'è un parlare, un
lavorare, un andare e venire". Perché accada una cosa, l'universo deve coincidere in
quel punto. È sbagliato credere che ogni singola cosa possa causare un evento. Ogni
causa è universale. Il tuo stesso corpo non esisterebbe se l'universo non contribuisse
alla sua creazione e sopravvivenza. Le cose accadono come accadono perché il
mondo è com'è. Per alterare il corso degli eventi, devo immettere un fattore nuovo,
che non può essere che me stesso, il potere dell'amore e della comprensione messi a
fuoco dentro di me.
Quando nasce il corpo, gli succedono un mucchio di cose alle quali tu, che ne sei solo
l'abitante, partecipi credendo di essere il corpo stesso. Piuttosto, sei come lo
spettatore che ride e piange per la trama del film. Basta che egli sposti l'attenzione
dallo schermo su di sé per rompere l'incantesimo. Quando il corpo muore, la vita che
vivi ora - un succedersi di eventi fisici e psichici - si estingue. Ma per quel tipo di
estinzione, potresti non attendere la morte del corpo; basterebbe trasferire l'attenzione
sul sé e mantenervela. Tutto avviene come se un potere misterioso creasse e
muovesse ogni cosa. Persuaditi che non sei colui che muove, ma solo l'osservatore, e
sarai in pace.
I.: Questo potere è separato da me?
M.: Naturalmente no. Ma devi anzitutto allenarti a diventare un osservatore
spassionato. Solo allora coglierai la tua vera natura di amante e attore universale.
Finché sei coinvolto nei triboli della persona, non puoi vedere nulla al di là. Verrà il
momento in cui scoprirai di non essere né il particolare - la persona che appari -, né
l'universale, ma al di là. Come la punta della matita può tracciare tantissimi disegni,
così il punto inesteso della consapevolezza traccia i contenuti dell'universo; trova
quel punto e sii libero.
I.: Con che cosa creo il mondo in cui sto?
M.: Con i tuoi ricordi. Finché ignori il tuo ruolo di creatore, vivi in un mondo limitato
e iterativo. Se non ti identifichi col passato, sei libero di creare un mondo nuovo
armonico e bello. Oppure, sii semplicemente - al di là dell'essere e del non-essere -.
I.: Che cosa mi resta se lascio andare i ricordi?
M.: Nulla.
I.: Ho paura.
M.: Avrai paura finché non assaggerai la libertà e le sue beatitudini. Naturalmente
qualche ricordo che ti aiuti a identificare il corpo e a guidarlo, può restare, ma è
l'attaccamento al corpo come tale, che devi estinguere; il corpo cessa di essere il
campo del desiderio e della paura. Non è difficile capirlo e attuarlo, ma devi tenerci.
Senza interesse non fai nulla.
Sei un grappolo di ricordi tenuti insieme dall'attaccamento. Saltane fuori e guarda.
Per la prima volta vedrai qualcosa che non è un ricordo. Cessi di essere il tal-dei-tali,
assorto nei fatti suoi. Sei finalmente in pace. Vedi che non c'è mai stato nulla di
sbagliato al mondo: lo sbagliato eri tu, e ora è tutto finito. Le maglie del desiderio,
che è figlio dell'ignoranza, non t'intrappolano più.

domenica 11 febbraio 2018

La sinistra mondialista mobilita la piazza in difesa dei migranti e della mafia nigeriana

di Luciano Lago fonte https://www.controinformazione.info
Ancora una volta, con il pretesto dei fatti di Macerata, la sinistra mondialista ha sfogato tutto il suo rancore contro la marea montante di ripulsa contro le politiche di accoglienza indiscriminata e la retorica immigrazionista. Niente di meglio che buttarla sull’antifascismo visto che, come è ormai noto, “l’antifascismo è diventato l’ultimo rifugio dei farabutti. Quando non hai più niente da dire, nulla di vero, di concreto, di significativo da esprimere, quando non hai nulla di serio su cui fondare la tua legittimità, quando non hai motivo per occupare un posto di potere e non hai un merito, una capacità, un valore allora tiri fuori l’antifascismo” (Marcello Veneziani).
Nella giornata di ieri si sono susseguiti cortei e manifestazioni a Macerata ed in altre città d’Italia come a Piacenza, a Pavia a Torino e molte altre , con corollario di incidenti, in alcuni casi con violenti scontri con la polizia ed in altri casi con una palese insofferenza da parte dei cittadini stanchi della retorica vuota dei partiti politici.
Il fatto saliente che ha caratterizzato le manifestazioni antifasciste è stato la protesta contro lo sparatore di Macerata, Traini, visto come una risorgenza di fascismo e “minaccia per la democrazia” ma, nello stesso tempo, la rabbia degli antifascisti della sinistra si è scatenata anche contro coloro, associazioni e formazioni politiche, che partecipavano alle commemorazioni dell’eccidio delle foibe, visto dai gruppi di sinistra come un episodio di “lotta partigiana” contro i fascisti istriani.
Nel corso della manifestazione indetta dalla sinistra di “Liberi e uguali” a Macerata, si sono sentite filastrocche e slogan come “”COME BELLE SON LE FOIBE DA TRIESTE IN GIU”. Da notare che alla manifestazione partecipavano alte cariche istituzionali dello Stato Italiano come Laura Boldrini e Pietro Grasso i quali, fino al momento, non risulta che abbiano preso le distanze da tali slogan,  provocando una reazione e adirata di Massimiliano Fedriga, capogruppo della Lega alla Camera. Vedi: La rivolta contro gli slogan shoc a Macerata...
Nel frattempo a Macerata, la povera Pamela, la ragazza diciottenne italiana assassinata e fatta a pezzi con scempio del suo corpo, come ormai sembra accertato da parte dei nigeriani, fratelli e compaesani dei 6 feriti dallo sparatore Traini, rimane un fatto di cronaca accantonato per cui non vengono neppure ammesse manifestazioni pubbliche, dato che queste potrebbero “offendere” la sensibilità dei migranti, spaventati dall’ondata di rabbia montante dalla popolazione.
Boldrini alla manifestazione
Contro i presunti autori dell’efferato omicidio, due dei quali arrestati a Milano, sono scattate le manette per omicidio volontario, vilipendio ed occultamenti di cadavere, si tratta in totale di quattro “risorse” che andranno ad infoltire il grande numero di delinquenti stranieri extracomunitari già ospiti delle carceri italiane.
Non è escluso che alle prossime manifestazioni, i compagni della sinistra canteranno slogans anche contro questa vittima che ha causato l’arresto di ben quattro “risorse” così coccolate dalla sinistra immigrazionista.
A prescindere da queste stanche manifestazioni di piazza preorganizzate, che riguardano ormai soltanto gli esagitati gregari delle frange della sinistra, la grande maggioranza dei cittadini italiani è ormai stanca di questa casta politica che ha voluto, programmato ed agevolato l’invasione anche delle peggiori fecce umane, come i trafficanti della mafia nigeriana, che hanno preso possesso di molti territori delle città italiane, anche di quelle una volta tranquille (come Macerata), dove oggi vige lo spaccio di droga, il racket della prostituzione e gli altri traffici delinquenziali gestiti dalla delinquenza di importazione, la più crudele ed efferata.
La sinistra teme una solenne bocciatura nelle prossime elezioni e cerca di “buttarla in cagnara” lanciando una massiccia campagna di antifascismo per nascondere la propria vergognosa subordinazione alle centrali finanziarie e transnazionali, le stesse che hanno imposto le migrazioni di massa all’Italia con l’obiettivo di ottenere la destabilizzazione sociale del paese. L’immigrazione fornisce una mano d’opera di riserva per le mafie, per le multinazionali e per lo sfruttamento del grande capitale e allo stesso tempo costituisce una massa di manovra per i partiti di potere della sinistra che, perdendo consenso presso il loro elettorato tradizionale, possono utilizzare questi nuovi arrivati in sostituzione del loro vecchio elettorato.
Questo spiega la foga e l’ossessione dei personaggi della sinistra mondialista nel voler far approvare a tutti i costi la legge dello “Ius soli” in modo da fornire anche il diritto di voto quanto prima a larghe masse di migranti, divenuti un preziosa base di consenso.
Per quanto la propaganda pro immigrazione sia massicciamente  sostenuta da tutte TV, dal Papa Bergoglio  e dai grandi media (persino al Festival di San Remo), sarebbe arrivata ormai l’ora che gli italiani possano aprire  gli occhi prima che sia troppo tardi.  Di fronte a nuovi fatti drammatici, un domani  i cittadini italiani dovrebbero  dare a colpa soltanto a se stessi per aver troppo dormito.

martedì 6 febbraio 2018

Per chi voteremo?


CIR Chi voteremoPer chi voteremo?
Per chi è in politica perché ci vuole bene… perché ama il prossimo e vuole amministrarci non per fini personali, ma per mettersi al servizio del Bene, del Bene di tutti…
Per chi non solo predica ma attua il Bene di tutti, soprattutto dei più deboli… E non solo il bene delle lobbies, dei poteri, degli amici, dei familiari… il proprio… Per qualcuno che lavora per tutti.
Certamente non voteremo per chi predica l’odio, l’orribile odio per gli indifesi ma anche quel veleno sottile che è l’odio per i cattivi, che ti rovina l’anima e ti rende facilmente manipolabile…
Voteremo per chi ha deciso di non dipendere da lobbies e poteri occulti, da quei poteri che controllano nel mondo ed in Italia...     la finanza, i governi, le istituzioni internazionali, le grandi religioni, gli eserciti, le banche, i servizi segreti, le burocrazie, le massonerie, le grandi istituzioni scientifiche e culturali, le multinazionali, le potenti industrie farmaceutiche, chimiche e alimentari che avvelenano i nostri corpi, l’aria, l’acqua e la terra, le grandi compagnie del grande fratello elettronico, da quei poteri che muovono, fondano e si impossessano di tutti i partiti politici, avvelenandoli rapidamente anche quando – forse - nascono con buone intenzioni.
Voteremo per chi negli occhi ha la fermezza nel Bene, ma anche la tenerezza e la compassione…

Conosciamo un partito così?
Conosciamo un candidato premier così?
Conosciamo qualche candidato che sia proprio così?
Se proprio li conosciamo, votiamoli… ma facciamoci prima un bell’esame di coscienza… non vendiamoci l’anima per un tozzo di pane o per una illusione…
Io vorrei votare per qualcuno che ci vuole bene, perché ci ama e vuole amministrarci non per fini personali, ma per mettersi al servizio del Bene, del Bene di tutti… qualcuno che non solo promette, ma fa il Bene, per qualcuno che non invita all’odio, per qualcuno veramente libero da qualsiasi ossequienza a qualsiasi potere, per qualcuno pieno di buoni sentimenti…
per qualcuno che ha negli occhi il coraggio di fare il Bene, ma anche la tenerezza e la compassione…
Lo troveremo?

domenica 28 gennaio 2018

Premio Nobel per la pace Mairead Corrigan: "La NATO va smantellata immediatamente"

Premio Nobel per la pace Mairead Corrigan: La NATO va smantellata immediatamente
 

Il Premio Nobel ha accolto un invito della Commissione Affari esteri del Movimento 5 Stelle a partecipare al Convegno "se non fosse NATO"

Fonte http://www.lantidiplomatico.it


di Marinella Correggia
 
Il premio Nobel per la pace Mairead Corrigan ha accolto l'invito della Commissione affari esteri del Movimento 5 Stelle a partecipare al Convegno “senonfosseNATO” che si terrà domani pomeriggio alla Camera dei Deputati dalle 16.00.

Le abbiamo rivolto alcune domande per l'AntiDiplomatico.
 
 
A novembre Lei ha guidato una missione umanitaria e di pace in Siria. Che situazione ha trovato e che messaggio ha da rivolgere a quell'occidente molto responsabile del disastro del paese?
 
Una delegazione da me guidata ma con attivisti da 12 paesi organizzata dal movimento siriano Mussalaha per la riconciliazione ha visitato la Siria, Damasco, Homs e Maalula a novembre. Il messaggio che la delegazione ha rivolto al mondo è chiaro: i paesi occidentali devono abolire le sanzioni che danneggiano il popolo della Siria, il conflitto in Siria deve essere risolto con il dialogo, deve essere il popolo siriano a decidere, il popolo siriano deve essere al centro della soluzione. La riconciliazione e' possibile solo se finiscono le ingerenze esterne.
Per questo chiedo ai parlamentari italiani di andare in Siria a vedere direttamente la situazione drammatica nel paese.

 
Quanta responsabilità ha la NATO nella distruzione del paese e come si dovrebbe relazionare con quest'organizzazione un paese membro come l'Italia?
 
La Nato dovrebbe essere abolita, smantellata, insieme al militarismo. Questo è quello che dovrebbe fare un paese membro come la NATO. La nonviolenza e' il mezzo per la risoluzione dei conflitti. L'agenda della NATO e' la guerra permanente. Ormai è chiaro a tutti coloro che vogliono informarsi veramente.
L'Italia dovrebbe uscire dalla Nato ed essere parte di processi di vera pace nel Mediterraneo e nel mondo.
 
 
Come è stato possibile che i paesi membri abbiano accettato questa evoluzione della NATO da strumento di difesa in uno di morte e di aggressione?
 
La Nato avrebbe dovuto essere abolita con la fine del Patto di Varsavia. Invece e' diventata una macchina da guerra aggressiva e le sue guerre ed espansione a Est sono mortali. Ha provocato guerre e destabilizzato interi paesi, Iraq, Libia, e ora la Siria.
Le guerre della Nato e dei suoi membri sono anche la causa di milioni di rifugiati che bussano alle porte dell'Europa dopo che i loro paesi sono stati distrutti.
Dunque la Nato va smantellata. Il denaro impiegato per fini sociali. NON C'E' FUTURO PER LA NATO, NON CI DEVE ESSERE.

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