giovedì 4 settembre 2014

La costruzione di una società e di un mondo migliore sono realmente possibili

Fonte http://informazioneconsapevole.blogspot.it/


Di Salvatore Santoru

Tutti parlano di costruire un mondo e una società migliori, ma a parte gli slogan di concreto c'è ben poco.

La causa di ciò è da ricercare nel fatto che tale ideale è visto come qualcosa di astratto,meramente utopico e comunque ben poco realizzabile.

Ma non è così: o perlomeno non se si guarda tale concetto da un'altro punto di vista.

Il fatto è che la costruzione della società e di un mondo migliore ci viene presentata spesso come risultato dell'adesione ad una determinata ideologia, un preciso stile di vita e così via.

Ma per costruire realmente una società e un mondo migliore, tutto ciò non è necessario.

Difatti, non bisogna aspettare una mitica "rivoluzione" futura o chissà cos'altro, perchè per costruire una società e un mondo migliore si deve cominciare dal presente.



Inoltre, si deve avere ben chiaro che cosa si vuole veramente cambiare, senza i soliti astrattismi ideologici, che spesso hanno ben poco a che vedere con la realtà.

Bisogna tener presente che la società, e di conseguenza il mondo, cambiano anche grazie alle nostre scelte personali, dal modo di intraprendere le relazioni personali e sociali, e così via.



Su questo punto si deve lavorare per realizzare un radicale e consapevole miglioramento delle nostre e altrui condizioni.


Riflettiamo un'attimo sui problemi che attanagliano la nostra società.

Essi sono a un livello più basso il dilagare dell'arroganza, dell'egoismo più sfrenato, della spavalderia, e a un livello più alto della corruzione, del degrado e della degenerazione dominante, e a un livello ancora più alto della violenza, dei conflitti, delle guerre e così via.

Tutto ciò che viviamo nella nostra quotidianità, si riflette negli avvenimenti politici internazionali, e viceversa.

Come in alto, così in basso.


Come nella nostra società accettiamo che ci sia qualcuno che aggredisca un'altro, perchè visto come più "debole", a livello internazionale assistiamo e ci rassegniamo a vedere paesi che aggrediscono altri paesi, in quanto più "deboli": pensiamo agli States e complici, e alla loro politica aggressiva nei confronti della Libia, della Siria e di altre nazioni sovrane e indipendenti.


Come nella nostra società accettiamo che prevalga l'arrivismo e la spavalderia perchè va di moda e costituisce prestigio sociale, così politicamente assistiamo e ci rassegniamo alla dilagante corruzione che domina incontrastata nel nostro, come in altri, paesi.


Come nella nostra società ci disinteressiamo della cultura per occuparci solo di frivolezze, così politicamente ci ritroviamo i nostri cosiddetti "rappresentanti" che pensano più a spassarsela, piuttosto che fare gli interessi di coloro che dovrebbero rappresentare.


Come nella nostra società screditiamo i valori etici e non meramente materialisti e edonisti, così ci ritroviamo economicamente devastati dal modello consumista.


Come nella nostra società consideriamo il denaro il valore più importante, così economicamente e politicamente accettiamo e ci rassegniamo allo strapotere dei banchieri e delle più avide multinazionali, o per dirla in altre parole dell'usurocrazia e della plutocrazia internazionale.


Sia ben chiaro: noi non siamo direttamente e consciamente responsabili di tutto questo, ma inconsciamente accettiamo tale situazione perchè crediamo che non ci sia alternativa, e questo è un grande errore.

Il fatto è che grazie alla continua manipolazione operata dai mass media in questi ultimi anni, ci hanno convinto a pensare così, ad essere così e in tal modo a credere che non c'è alternativa a tutto questo.

Ma l'alternativa esiste.


Così come la manipolazione mediatica ha modificato totalmente la società, distrutto valori, identità e culture, così noi, nel nostro piccolo, possiamo iniziare a modificare positivamente la nostra e altrui situazione, e il resto sarà una conseguenza.

Iniziamo dai piccoli passi, visto che come disse Lao Tzu, "Ogni lungo viaggio inizia con un primo passo".



Al posto di privilegiare l'arroganza e la spavalderia, tuteliamo e valorizziamo la gentilezza e la sensibilità.


Siddharta Gautama, popolarmente noto come Buddha, disse :

« La gentilezza dovrebbe diventare il modo naturale della vita, non l'eccezione » .

La scrittrice statunitense Susan Cain ha affermato« Il desiderio universale di paradiso non ha tanto a che fare con l’immortalità, quanto con l’augurio di un mondo in cui tutti siano sempre gentili » .


Al posto di elevare a norma di prestigio individuale o sociale gli atteggiamenti predatori o antisociali, perchè fanno "figo", tuteliamo e valorizziamo la riflessione e la creatività più alta.

Al posto di privilegiare gli aspetti distruttivi e degradanti, tuteliamo e valorizziamo quelli costruttivi.

Al posto di privilegiare tutto ciò che riguarda degrado, degenerazione o violenza ( sia artisticamente che no), valorizziamo ciò che è equilibrio, armonia e bellezza ( intesa in senso interiore ).


Al posto della mera bellezza fisica, valorizziamo sopratutto quella interiore.

Al posto degli aspetti più superficiali, valorizziamo e sosteniamo quelli più legati al nostro sentire interiore, e quindi al posto dei soli aspetti estroversi, valorizziamo maggiormente anche quelli introversi della nostra personalità.


Chiaramente ciò è visto socialmente come assai disfunzionale, questo perchè siamo influenzati da troppi modelli limitanti e distruttivi, che introiettiamo ogni giorno grazie ai mass media e all'intero circuito della "cultura" di massa moderna, la quale è egemonizzata da una classe dominante totalmente corrotta e degradata, che pretende di imporre i suoi modelli all'umanità intera.


Visto che dobbiamo liberarci da ciò, facciamo il primo passo.

Visto che siamo stanchi della diffusione di modelli degradanti, violenti e parassitari veicolati dalla "cultura" di massa dominante, facciamo qualcosa nel nostro piccolo:boicottiamoli, o se non va bene ciò, informiamo su ciò, perchè l'informazione è la prima risorsa per una seria presa di coscienza.




Valorizziamo ciò che è costruttivo anche all'interno di tale ambiente, e sopratutto non dipendiamo più da tutti questi modelli veicolati, perchè il nostro vero modello deve essere e siamo noi stessi prima di tutto.

"Non dovremmo più vivere invidiando o imitando le gesta di questo o quel VIP, non dovremmo più dipendere così tanto dalle illusioni che i media usano per manipolarci, ma semplicemente ritornare ad essere noi stessi e a migliorare, nel nostro piccolo e nei nostri limiti, la nostra e altrui situazione."

Salvatore Santoru
http://informazioneconsapevole.blogspot.it/

Non restiamo più indifferenti, facciamo qualcosa, e i risultati arriveranno.

Lamentarsi e basta non serve a molto.

Per reagire costruttivamente alla disinformazione operata dai mass media, adoperiamoci per informarci e informare sempre di più in modo libero e indipendente, per reagire costruttivamente ai (non) valori che ci vengono imposti dal mondo del cinema, dell' "arte" e della "musica" dominante, costruiamone altri in modo originale, o rifacendosi a modelli costruttivi e veramente creativi del passato.



Per reagire all'impostazione dello stile di vita degradante e disfunzionale alimentare e sociale che ci viene imposto, optiamo sempre di più per un'alimentazione sana, rapporti sociali equilibrati, e anche divertimento sano e consapevole, amore per la cultura al contrario dell'esaltazione dell'ignoranza dominante.


Per reagire alla propaganda di omologazione culturale e mondiale che l'UE,le più grandi multinazionali,l'ONU e altre organizzazioni di potere ci inculcano e impostano, adoperiamoci per un mondo basato sulla valorizzazione e difesa della biodiversità naturale e della diversità umana e non.


Per reagire alla costruzione di un mondo distopico senza valori, senza limiti e senza distinzioni, adoperiamoci per la costruzione di una società e di un mondo migliore, dove non ci sia più così tanto spazio per gli aspetti distruttivi e parassitari come avviene oggi.

Idee, proposte e azione: il resto verrà da sè.


Questa è la vera Rivoluzione, una Rivoluzione Consapevole.

IL TOCCO DELL’AMORE… L’ARTE DEL MASSAGGIO.

Il mondo ha bisogno di massaggio poiché l’amore è scomparso.
Una volta il semplice tocco di due amanti era sufficiente. Una mamma toccava il suo bambino, giocava con il suo corpo e questo era massaggio.
Un marito giocava con il corpo della sua donna e questo era massaggio.
Era sufficiente, più che sufficiente.
Era profondo rilassamento e parte dell’amore.
Ma ciò è scomparso da mondo.

Piano piano abbiamo dimenticato dove toccare, come toccare, quanto profondamente toccare.
Il tocco è di fatto diventato uno dei linguaggi più dimenticati.
Quando tocchi il corpo di qualcuno fallo come una preghiera, come se dio in persona fosse lì, e tu lo stessi servendo.
Fluisci con energia totale, e appena ti accorgi che il corpo fluisce e l’energia crea una nuova situazione di armonia, ti sentirai deliziato come mai lo sei stato prima.
Cadrai in uno stato di meditazione profonda.
Mentre massaggi, semplicemente massaggia.
Non pensare ad altre cose perché sarebbero solo distrazioni. Sii nelle tue dita, nelle tue mani come se tutto il tuo essere, tutta la tua anima fossero lì.
Non lasciare che sia solo un tocco di un corpo.
Tutta la tua anima entra nel corpo dell’altro, lo penetra,rilassa i suoi complessi più profondi.
E fallo diventare un gioco.
Non farlo come un lavoro, ma in maniera giocosa e divertente.
Divertiti e lascia che anche l’altro si diverta.
Osho Rajneesh
Fonte: www.ayurvedaitalia.it/

SEMPRE E SOLO MENZOGNE PERCHÉ TU GLIELO PERMETTI

putin handoff
DI DAVID SWANSON
Come pensavano di farla franca sostenendo che in Iraq ce n'erano grandi quantità di armi chimiche, biologiche e perfino nucleari?
I disertori avevano chiaramente affermato che le armi chimiche e quelle biologiche (alcune fornite dagli  stessi USA) erano state distrutte. Gli ispettori avevano ispezionato quasi ogni centimetro dell'Iraq ed avevano detto che mancavano pochi centimetri ancora se gli avessero dato qualche giorno in più.
L'Iraq stava urlando che non era in possesso di tali armi. Molte nazioni nel mondo gli davano ragione. Lo stesso staff di Colin Powell lo avvertiva che le sue affermazioni non sarebbero state considerate plausibili.


Eppure, l'hanno fatta franca al punto che ancora oggi molta gente di buone intenzioni negli Stati Uniti sostiene che nessuno può essere certo che Bush, Cheney e gli altri, sapessero che le loro dichiarazioni erano false al momento che le facevano.
"Tutto ciò e' ispirato dal principio -- che e' vero in se stesso -- che nella grande bugia esiste sempre una certa forza di credibilità; perché le vaste masse di una nazione sono sempre facilmente corruttibili nel profondo della loro natura emotiva piuttosto che coscientemente o volontariamente; e cosi nella primitiva semplicità delle loro menti cadono più facilmente vittime di una grande bugia anziché di una piccola, in quanto essi stessi dicono spesso delle piccole bugie su piccole cose ma si vergognerebbero di ricorrere a delle falsità su larga scala." ― Adolf Hitler
I media americani hanno sostenuto ripetutamente che la Russia ha invaso l'Ucraina. Lo sostengono per un po', poi si scopre che non c'è stata nessuna invasione,  cosi fanno una pausa. Dopo lo sostengono ancora una volta. Oppure sostengono che un convoglio di aiuti costituisce un'invasione. Eppure questi convogli di aiuti sembrano proprio dei convogli di aiuti in tutte le fotografie, e nessuno e' stato capace di produrre fotografie simili di un'invasione. Quando i mezzi corazzati ucraini entrarono nel est del paese e vennero circondati dai civili, abbiamo visto le fotografie e i video. Ora esiste soltanto una foto satellitare della serie “reperti Colin-Powell”, fornita dalla NATO e che si suppone indichi artiglieria russa in Ucraina.
L'invasione principale russa che apparentemente e' in offerta speciale con un repellente per giornalisti, si dice consista di 1,000 soldati -- ossia lo stesso numero di truppe che gli USA hanno mandato ancora una volta in Iraq della cui invasione evidentemente non ci dobbiamo preoccupare.
Ma dove sono questi 1000 soldati russi che invadono l'Ucraina? L'Ucraina sostiene di aver catturato 10 di questi anche se questi 10 non sembrano concordare con questa versione. Che cosa e' successo agli altri 990? Come e' stato possibile per qualcuno avvicinarsi tanto da fare 10 prigionieri ma non aver potuto fare una fotografia degli altri 990?
Nel frattempo la Russia smentisce tutto e sollecita  pubblicamente gli Stati Uniti di impegnarsi diplomaticamente con l'Ucraina e il governo di quest'ultima di smettere di bombardare i propri cittadini e di elaborare un sistema federalista che rappresenti ognuno nelle proprie frontiere.
Ma la NATO non ha tempo, e' impegnata ad annunciare una contro-invasione per far fronte all'invisibile invasione russa. 
Come pensano che la faranno franca con questo? Vediamo...
Nemmeno uno dei responsabili per le menzogne che causarono la distruzione dell'Iraq e la morte di alcune milioni di persone insieme al prevedibile e previsto caos che ora tormenta il paese e tutta la regione, non e' stato mai ed in nessun modo chiamato a rispondere.
La menzogna che Ghedaffi stesse per massacrare degli innocenti, la bugia che ha facilitato l'attacco  in Libia e l'inferno che sta regnando ora in quel paese -- Nessuno e' stato chiamato a rispondere in qualsiasi modo.
La menzogna che la Casa Bianca avesse le prove che Assad aveva usato armi biologiche -- Nessuno e' stato chiamato a rispondere. Addirittura nessuno si e' sentito obbligato di giustificarsi quando hanno cambiato obbiettivo e proposto di bombardare i nemici di Assad.
La menzogna che gli attacchi d ei droni non uccidono innocenti e non uccidono quelli che, invece, potrebbero essere arrestati facilmente  -- Nessuno e' stato chiamato a rispondere.
La menzogna che gli Stati Uniti avessero la prova che ad abbattere l'aereo sopra l'Ucraina fosse stata la Russia  -- Nessuno e' stato chiamato a rispondere, e gli USA si oppongono ad una investigazione indipendente. 
La menzogna che la tortura ci garantisce la sicurezza, una menzogna che ha portato gli USA a torturare della gente -- Nessuno ai livelli degli uffici ad aria condizionata e' stato mai chiamato a rispondere.
Perché pensano di poter farla franca? 
Perché tu glielo permetti. Perché non vuoi credere che commettono tali atrocità. Perché non  vuoi credere che sono tanto bugiardi.
Sai una cosa... c'è gente che si sentono come degli idioti  perché hanno creduto alle menzogne sull'Iraq.
Immagina come si sentiranno quando scopriranno che avevano creduto all'invasione di una nazione che non era mai stata invasa.
David Swanson
3.08.2014

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org a cura da GEORGIOS

mercoledì 3 settembre 2014

Toh, un italiano che vuol fare gli interessi degli italiani

Fonte http://www.progettoalternativo.com/

Salvini: «No alla Ue anti-Putin Vado in Russia per cercare il dialogo»

Matteo Salvini, al rientro da Cina e Corea del Nord, boccia la politica estera di Bruxelles: «Suicidio politico ed economico»

Matteo Salvini con Pak Doo Ik, autore del goal che eliminò l'Italia nei mondiali del 1966

Matteo Salvini con Pak Doo Ik, autore del goal che eliminò l'Italia nei mondiali del 1966


Il dialogo e gli scambi commerciali al posto delle sanzioni, degli embarghi e delle guerre. L'Europa non sta sbagliando solo l'approccio economico, ma anche quello geopolitico con gli stati non occidentali. Ne è convinto Matteo Salvini che proprio per questo motivo è volato per una settimana in Corea del Nord e in Cina per una missione conoscitiva che ha destato molta curiosità. Ma era solo il primo passo di una strategia più ampia che a metà ottobre porterà il segretario della Lega Nord anche in Russia e nelle zone contese del conflitto con l'Ucraina.
Segretario, il viaggio in Corea del Nord ha sorpreso molte persone. Perché ha voluto imbarcarsi in questa missione?
«Per tre motivi. Innanzitutto per curiosità. La Corea del Nord è una delle terre più lontane e ignote del mondo e quindi, da persona curiosa, l'idea mi ha subito interessato. Poi perché la Corea del Nord è l'ultimo pezzo di mondo non raggiunto da internet, telefoni cellulari e satelitti. Ma soprattutto perché, dal punto di vista geopolitico, ritengo che il dialogo valga più degli embarghi e delle minacce nucleari. Mettiamola così: volevo portare una voce di vicinanza e non di pregiudizio a prescindere».
Con voi c'erano anche delle delegazioni commerciali italiane.
«Sì, c'erano imprenditori del settore agricolo, del settore turistico-alberghiero e anche del settore sportivo. Abbiamo constato che in Corea del Nord c'è tanto spazio per le imprese italiane. Loro hanno bisogno delle nostre imprese nel campo dell'edilizia, delle energie rinnovabili e anche dell'agricoltura». 
Saranno possibili degli scambi?
«Non lo so. So però che in passato la Corea ha chiesto due navi da crociera all'Italia e l'Italia, in modo secondo me idiota, ha detto di no in nome dell'embargo. Noi diciamo no e poi a fare la stessa cosa arrivano i tedeschi...».
Il giudizio finale di questa trasferta coreana?
«E' stata un'esperienza interessante dal punto di vista umano, culturale e politico. Certo, la Corea resta un mondo lontano anni luce dal nostro. Non c'è libertà, non c'è libertà di stampa e nemmeno di religione, però un conto è sentirne parlare e un altro conto poi è vedere queste realtà coi propri occhi». L'altra parte della missione è stata in Cina. 
«Un Paese che cresce a una velocità impressionante e dove si sta costruendo il futuro. In Cina abbiamo toccato con mano il fatto, peraltro già noto, di come loro riescono a fare in 5 mesi un'opera pubblica per cui a noi in Italia occorrono cinque anni. Lì ti rendi conto di come a Bruxelles e a Roma vivano su un altro pianeta quando parlano di sindacati, legge 626, salario minimo garantito, limiti all'agricoltura, embargo alla Russia... A queste persone ricordo che la Cina produce quello che produciamo noi a un quinto del costo, che possiede la metà del debito pubblico americano e che si sta comprando mezza Africa. Quindi se non ci defindiamo e non rilanciamo, per noi è finita».
Tuttavia ci sono diversi modi per "difendersi e rilanciare": c'è la via della forza e quella del dialogo. Con la Russia, ad esempio, l'Europa sembra avere scelto la via della forza: la Nato ha allestito una forza d'intervento rapido nei territori di confine con la Russia e a questa forza parteciperà anche l'Italia.
«Questo è un suicidio. Il mito dell'esportazione della democrazia in Iraq, in Afghanistan e in Libia ha dato pessimi risultati. Scherzare con la Russia è scherzare con il fuoco ed è una cosa assolutamente folle. Ecco perché a metà ottobre andrò in Russia per portare là l'atteggiamento opposto a quello che sta adottando l'Europa, cioé dialogo, confronto, collaborazione e partenariato. Anche perché questo maledetto embargo costa alle imprese italiane almeno un miliardo di euro. Non è un prezzo che ci possiamo permettere di pagare per gli sghiribizzi di Bruxelles e di Washington».
Chi incontrerà in Russia?
«Il viaggio lo stiamo ancora organizzando, ma sicuramente andremo alla Duma. Io, però, vorrei riuscire ad andare anche nelle zone contese, in particolare in Crimea, per vedere la situazione con i miei occhi».
L'Italia, con la nomina della Mogherini a ministro degli Esteri europei, potrebbe giocare un ruolo rilevante in questa crisi?
«La Mogherini non conta un fico secco. Già faticava Lady Ashton, figuriamoci Federica Mogherini: in Europa e nel mondo, con tutto il rispetto per lei, non la conosce nessuno. Il problema però è il ruolo. Il rappresentante della politica estera europea è un ruolo di pura rappresentanza, alla Renzi. Fossi stato al posto di Renzi, infatti, io avrei chiesto il Commissario europeo al commercio, all'industria o alle politiche agricole. Insomma, qualcosa di utile alle nostre imprese, non, ripeto, un ruolo di pura rappresentanza».
Dalla Mogherini però ci si aspettava un atteggiamento distensivo nei confronti della Russia. Le sue prime esternazioni invece sono state molto sbilanciate contro Mosca.
«Perché la Mogherini è assolutamente allineata e coperta con Bruxelles, Berlino e Washington. Se l'hanno messa lì è perché sapevano che non sarebbe stata un ostacolo. Peccato però che queste posizioni rappresentino l'esatto contrario di quelle che sono le necessità dell'Italia: dal punto di vista energetico, commerciale, industriale e anche culturale».
A proposito di politica internazionale, i nostri marò continuano a rimanere prigionieri in India e l'Italia e l'Europa non riescono a riportarli a casa. Una vicenda grottesca.
«L'errora madornale, del Governo Monti, fu di rimandarli indietro. Detto questo però la vicenda dei nostri marò è la dimostrazione plastica del fatto che l'Europa non esiste. Se la stessa vicenda fosse accaduta a due militari tedeschi, sicuramente sarebbero già tornati a casa. Ma sono italiani e allora l'Europa se ne sbatte le palle». 
Tra pochi giorni la Scozia potrà votare la propria indipendenza. Il voto potrebbe essere uno scossone anche per l'Europa. Come vede questa "partita"?
«Non benissimo. Mi sembra ci sia una spesa economica spropositata da parte degli unionisti che stanno promettendo di tutto a tutti. Non vorrei che si stessero comprando i voti uno per uno, in stile 80 euro. Temo che i grandi finanziatori stiano concentrando le forze in massa. Detto questo, è bello che un referendum per l'Indipendenza ci sia e noi continuiamo a sperare di poter festeggiare, il 21 settembre prossimo a Cittadella, la grande vittoria del popolo scozzese».

martedì 2 settembre 2014

Guerra: c’è chi è pronto e chi no


di Pino Cabras. Fonte http://pino-cabras.blogspot.it/

Consiglio a tutti i lettori la visione della conferenza stampa tenuta il 24 agosto scorso dai capi dei territori ribelli dell’Ucraina orientale. Per chi vorrà capire davvero chi è pronto alla guerra e chi non lo è, sarà una mezz’ora ben spesa.

http://www.pandoratv.it/?p=1757
Il video di Pandora TV riporta l'intera conferenza stampa di Aleksandr V. Zakharchenko, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Nazionale del Donetsk, tenutasi il 24 agosto 2014 nel pieno dell'offensiva delle forze armate ribelli, che hanno sbaragliato le meglio armate e più numerose forze armate del governo di Kiev.

Sarà l'Ucraina, sarà il richiamo bellico dell'anno quattordici, sarà che ormai le dichiarazioni di molti politici europei già annunciano la carneficina all'orizzonte, sarà a causa di tutto questo che si stanno moltiplicando ogni giorno le nuoveevocazioni di una guerra mondiale, mentre cresce per molti una sensazione di pericolo.

Evocare è facile, ma essere davvero pronti all’anticamera dell’Apocalisse è un’altra cosa.

Non sono certo pronti i popoli europei: vivono in una bolla televisiva che fa loro sperare di essere ancora a lungo i consumatori che sono stati negli ultimi decenni. La cuccagna non è stata ancora smontata, perciò il ricordo dell’ultima guerra mondiale rimane annacquato. Gli europei medi non riescono più a immaginare la guerra come catastrofe. I telegiornali e i grandi quotidiani li ammaestrano all'isteria bellica, alla propaganda più sfacciata, alla russofobia, questo sì. Ma occultano l'idea che la distruzione possa entrare nelle loro case o sommergere intere coorti dei loro figli.
Nessun europeo medio ha saputo cosa è accaduto in Ucraina negli ultimi sei mesi, dal golpe in poi. Tanto meno sa cosa c'era prima. Né sa che il governo di Kiev ha martoriato la popolazione civile delle regioni orientali. L’europeo medio ignora gli interessi predatori di quei capitalisti mafiosi che vorrebbero svuotare quelle regioni dei loro abitanti russofoni. Ignora che le forze di sicurezza ucraine sono in mano adavventurieri imbevuti di ideologie naziste. Non sa nulla della Russia. Non sa nulla di nulla, e si ritroverà nella guerra vasta che annuncia il neopresidente polacco del Consiglio europeo,Donald Tusk (un burattino atlantista), e peggio di lui il ministro della difesa ucraino Gheletei, senza sapere ancora nulla.

Chi è pronto, allora?
In teoria si è già apparecchiato Tusk; è ormai pronto il regime dell'Unione europea; è già scalpitante il primo ministro britannico Cameron (vista la sicumera con cui costoro lanciano sanzioni e annunciano forze d’intervento NATO).
Sono tutti pronti, così come era pronta anche la giunta ucraina: ma in modo totalmente irresponsabile, con una tragica incapacità di valutare gli interessi dei russi e - di questi - la determinazione (cioè una prontezza reale) a pagare e infliggere il prezzo di una guerra vera.

Quel che accade ora in Ucraina spiega la dimensione di queste diverse “prontezze”.

Da un lato abbiamo i popoli occidentali anestetizzati dai loro media e che non hanno alcuna misura dei fatti, e abbiamo altresì il popolo ucraino che si sorprende di dover subire unadisfatta (in Italia si direbbe una Caporetto), come nel caso delle mamme e sorelle disperate che chiedono conto delle notizie di una brigata di 4700 uomini, di cui sono tornati con le proprie gambe in appena 83. Hanno appena riscoperto il concetto di “carne da cannone”. Sono le avanguardie delle mamme che ripeteranno la scena in tante altre lingue, anche da noi, nelle capitali in bancarotta dell’Europa ai comandi di Bruxelles e Francoforte.


Dall’altro lato abbiamo i militari del Donbass che vediamo nella conferenza stampa che vi esponiamo. Colpisce la sicurezza e l’agghiacciante autorevolezza – in un dosaggio di gravitas e brutale ironia - con cui questi partigiani dei nostri giorni parlano di migliaia di vittime di guerra.

La gravitas:
«Per alcuni, forse questa sarà una terribile notizia: Ci sono ancora diverse centinaia di soldati delle forze armate dell'esercito ucraino presso Panovka, Saur-Mohyla, che risultano dispersi. Le famiglie ricevono lettere che li dichiarano "dispersi in azione". In realtà sono morti. Le autorità di Kiev lo fanno apposta. Centinaia e migliaia di morti in qualche decina di tombe. Lo annuncio ufficialmente. Ognuno sappia che se hai ricevuto una lettera che lo definisce "disperso in azione", allora molto probabilmente, tuo marito, fratello o figlio è stato ucciso».
L’ironia:
«Purtroppo, cari giornalisti, l'Occidente cerca di invaderci con una frequenza di 30-50 anni. Cioè, ogni 30-50 anni la civiltà occidentale cerca di imporci la sua opinione e il suo modo di vivere. La prima guerra mondiale, la Grande guerra patriottica, la guerra di Crimea prima ancora, e così via nelle profondità della storia. Come risultato, l’Occidente tradizionalmente ottiene la caduta di Berlino, Parigi, ecc. [...] L'Occidente arriva ogni 30-50 anni per ottenere ciò che si merita. Ora nel 2014, sono un po’ in ritardo.»
O anche, in risposta al giornalista che chiede “Perché avete deciso di far sfilare i prigionieri di guerra?”:  
«Kiev aveva detto che avrebbero marciato in parata a Donetsk il giorno 24. E così han fatto».
Purtroppo l’esordio di Federica Mogherini, appena eletta Alta rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, non poteva essere più desolante: «Se non esiste più un partenariato strategico – dichiara la nuova Lady Pesc - è per scelta di Mosca». Ovvero: nessuna autocritica ai piani alti dell’Ovest, non si ascoltano più le voci sagge che chiedono di fermarsi a riflettere.
Ecco, Mogherini non è pronta. Fa interamente sua tutta l’eredità della NATO e della UE in questi anni di crisi internazionali, destabilizzazioni, aggressioni ed escalation: cioè un bilancio disastroso e criminale, dall’Iraqall’Afghanistan al dossier libico, alla Siria, e ora all’Ucraina. Il rendiconto consisterebbe in un caos funesto interamente imputabile alla lunga “guerra infinita”scatenata dalle capitali dell’atlantismo.
Su «The Times» del 26 agosto 2008, subito dopo la guerra dell’Ossetia del Sud, venne ricordato che 
«Lord Salisbury, ministro degli esteri e Primo Ministro ai tempi dell'Impero Britannico, irradiò un potere globale immenso; il che non significa che amasse giocare con questo potere. Di fronte a proposte di scelte politiche britanniche che riteneva in grado di danneggiare profondamente gli interessi di altre grandi potenze, Salisbury avrebbe guardato i suoi colleghi negli occhi chiedendo semplicemente: “siete davvero pronti a combattere? Altrimenti, non imbarcatevi in questa politica”.»
Nell’Europa politicamente desertificata dall’obbedienza alla NATO si continua ad agire come se la Russia fosse ancora oggi lo Stato esausto degli anni novanta su cui si muoveva etilicamente Boris Eltsin e sul cui collo si stringeva il capestro del Fondo Monetario Internazionale. La situazione è completamente diversa, eppure si va lo stesso alloscontro. O si va proprio per questo, nel momento in cui i BRICS picconano il Dollar Standard. E gli USA non possono accettare un mondo multipolare in cui il dollaro non sia l'architrave.

«Siete davvero pronti a combattere?», è la domanda giusta, quella che non vi hanno ancora fatto.

Sappiate dunque la risposta, che potete udire dai due comandanti militari del video, ossia da chi ha preso le misure della guerra:
«Diremo a chiunque venga a farci del male sul nostro territorio: ci batteremo con le unghie e con i denti per la nostra Patria. Kiev e l'Occidente hanno fatto un grosso sbaglio a risvegliarci. Noi siamo gente laboriosa. Mentre altri saltavano a Maidan per 300 grivne, la nostra gente era giù in miniera a estrarre carbone, a fondere metallo e a seminare le colture. Nessuno di noi ha avuto il tempo di saltare, eravamo impegnati a lavorare. Quando un tizio che appena ieri lavorava con un martello pneumatico o guidava una mietitrebbia, oggi si trovi a stare dietro al volante di un carro armato o di un Grad, o a raccogliere un mitra, la linea è stata passata e non lo potete più fermare. Quello che ha dovuto lasciare il proprio lavoro sa che combatterà fino alla fine e fino al suo ultimo respiro. Potete dirlo in giro: non svegliate la bestia. Non fatelo, davvero. Finché c’è ancora la possibilità, lasciate che le madri risparmino i propri figli.»
Questa è la risposta di chi è attaccato dall’Occidente. Ma anche tutti noi siamo attaccati dall’Occidente - o meglio: dal suo ponte di comando che ci vuole poveri e in guerra – e perciò una risposta dovremo darla anche noi, cittadini in pericolo, con un nuovo grande Movimento per la pace che sappia scegliersi la parte. Il momento è adesso.

lunedì 1 settembre 2014

La rivoluzione in Rojava(Siria)

Articolo intero qui
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L'alternativa? Sovranità autonoma curda in Siria
I curdi sono noti per essere la più ampia nazione al mondo priva del proprio stato. La storia dei curdi viene spesso associata ad innumerevoli rivolte davanti all'oppressione sistematica degli stati nazione che controllavano le loro terre. Dalla creazione degli stati nazione dopo il collasso dell'Impero Ottomano per mano dei colonialisti britannici e francesi, il Curdistan è stato diviso tra quattro paesi: Iran, Iraq, Siria e Turchia. I curdi sono stati le prime vittime degli accordi coloniali.
L'accordo segreto Sykes-Picot nel 1916 ha ignorato il diritto di sovranità dei curdi sulla propria terra. Ciò ha portato a molti decenni di massacri, oppressione ed assimilazione. La lingua curda è stata bandita, i loro diritti negati, e sono stati sfollati dalle proprie terre ancestrali. I confini artificiali concordati sia nell'accordo Sykes-Picot che nel Trattato di Losanna del 1923 che stabiliva i confini della Turchia continuano a tormentare la popolazione curda che vi vive attorno.
Le persone bisognose di cibo e medicinali nella regione curda della Siria non possono ottenere nessun aiuto dalle loro famiglie che vivono dall'altra parte del confine. Mentre la maggior parte delle armi e dell'equipaggiamento militare sono stati forniti ai ribelli siriani attraverso la Turchia, il confine tra le due regioni curde è stato chiuso, e sono stati costruiti molti nuovi presidi militari.
Come summenzionato, la Siria sta attualmente assistendo alla manifestazione più terrificante di queste storiche politiche di divide et impera nel Medio Oriente. La situazione sociopolitica in Siria non lascia spazio all'immaginazione. Dunque il cercare un'alternativa e rafforzare il proprio fronte è cruciale per la sinistra. Con in mente la convinzione che nei posti pià inconsueti possano emergere le alternative più realistiche, la regione di Rojava in Siria (Rojava sta per “Occidente”, come nella locuzione "Curdistan Occidentale" — un termine utilizzato in riferimento alla regione curda della Siria) può proporre un'alternativa per il futuro dell'area.
I curdi in Siria hanno mostrato la propria abilità e volontà di essere una voce alternativa nel mezzo del tumulto della regione. Da quando il conflitto siriano si è intensificato e si è trasformato in guerra civile, il movimento curdo in Siria guidato dal PYD (Partito di Unione Democratica) ha preso il controllo della maggioranza della regione curda in questo paese. Nel novembre 2013, il PYD ha annunciato di avere ultimato tutte le preparazioni per dichiarare l'autonomia, ed è stata proposta una costituzione chiamata Carta del Contratto Sociale.
La rivoluzione popolare in Rojava ha prodotto la costruzione di una regione autonoma, divisa in tre cantoni autonomi - ciascuno con il proprio autogoverno democratico e autonomo. Il Cantone di Cizire (Al-Jazeera) ha dichiarato l'autonomia il 21 gennaio, seguito dal Cantone di Kobane il 27 gennaio, e dal Cantone di Efrin il 29 gennaio.
Il PYD insiste nel formare un'alternativa per tutti e non perseguire le rivendicazioni e gli interessi specifici di un qualsiasi gruppo etnico. Nel contempo, hanno rifiutato di prendere parte alla guerra civile in Siria, dichiarando che avrebbero utilizzato le proprie forze militari solamente per difendersi da qualsiasi assalto provenisse indistintamente dal regime di Assad o dai gruppi di opposizione sostenuti dalla NATO - inclusi i gruppi jihadisti come l'ISIS ed il Fronte Al-Nusra. Eppure, questi tre cantoni hanno subito innumerevoli attacchi da parte dell'ISIS.
Ad oggi, l'ISIS ha concentrato i propri attacchi sul cantone di Kobane in cui le forze di autodifesa curde dell'YPG (le Unità di Difesa del Popolo) stanno tenendo a bada i determinati militanti radicali dell'ISIS, in uno storico atto di resistenza.

Similitudini intercontinentali
La Rojava sta divenendo il Chiapas del Medio Oriente? E' questa la domanda che pongo ogniqualvolta ascolto ulteriori storie provenienti da questa piccola regione, a proposito dell'unico barlume di speranza in mezzo a questo caos. Seppur difficilmente, accademicamente parlando, i curdi possano essere considerati un "gruppo indigeno", il loro status e la loro situazione politica nel Medio Oriente possono essere paragonati a quelle di alcune popolazioni indigene in America Latina.
Nonostante alcune differenze politiche tra l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) in Chiapas ed il movimento curdo guidato dal PYD in Siria, ci sono molte similitudini tra i due in termini di loro posizioni sia negli affari regionali che internazionali. Il perseguimento della creazione di un governo autonomo, l'ascesa delle assemblee popolari, l'enfasi sull'eguaglianza di genere e l'emancipazione delle donne in ogni aspetto della vita politica e sociale, l'ideologia anti-imperialista ed anti-autoritaria, l'enfasi sulla salvaguardia dell'ambiente ed il rispetto per tutte le creature viventi, l'autodifesa e molti altri aspetti indicano come la rivoluzione di Rojava ricordi la resistenza degli zapatisti nel Sud del Messico.
La Carta del Contratto Sociale, come fondamento dei cantoni autonomi di Rojava è una svolta storica nella regione in termini di principi democratici che guidino la vita sociale e politica. La Carta, che sta venendo attualmente implementata in tutti e tre i cantoni autonomi, nasce come accordo democratico - inclusivo di tutte le parti coinvolte nel governo di Rojava. Senza esagerazioni, è la costituzione più democratica che la popolazione di questa regione abbia mai avuto.
Il primo paragrafo del preambolo della Carta afferma:
“Noi, popoli delle zone democratiche di auto-amministrazione; curdi, arabi, assiri (assiri caldei, aramei), turcomanni, armeni e ceceni, per nostra libera volontà, annunciamo la presente per assicurare giustizia, libertà, democrazia ed i diritti delle donne e dei bambini in accordo con i principi dell'equilibrio ecologico, della libertà di religione e credo e dell'eguaglianza senza discriminazione sulle basi della razza, della religione, del credo, della dottrina o del genere, per conseguire il tessuto politico e morale di una società democratica al fine di operare nella mutua comprensione e coesistenza nella diversità e nel rispetto per il principio di autodeterminazione ed autodifesa dei popoli.”
E continua,
“Le aree autonome dell'autogoverno democratico non riconoscono il concetto di stato nazione e lo stato basato sul potere militare, la religione ed il centralismo” (traduzione dell'autore).
Il Movimento della Società Democratica, o TEV-Dem come è noto in curdo, è il responsabile per l'implementazione di questi principi nella vita quotidiana. Senza dubbio una società ideale è ancora da conseguire, ed il movimento ammette che è tuttora impegnato nel processo di costruzione. Tenendo in mente che la regione di Rojava è stata sottoposta ad uno spietato isolamento da tutte le parti, tra cui le più importanti sono i governi siriani e turchi, i gruppi ribelli siriani ed il filo-occidentale governo regionale curdo in Iraq. I media occidentali, inclusi quelli indipendenti ed alternativi, hanno in larga parte ignorato la loro resistenza, od hanno altrimenti mancato di prestarvi attenzione. I curdi non hanno ricevuto la solidarità ed il sostegno che meritano.
Ertugrul Korkcu, un parlamentare turco del partito della sinistra filo-curda HDP (Partito Democratico del Popolo), ha affermato di recente che i curdi stiano giocando il ruolo dei russi in Europa nel dopoguerra del primo conflitto mondiale. Politicamente parlando, i curdi non sono un gruppo omogeneo, ma c'è della verità nell'affermazione di Kurkcu, dato che la situazione in Medio Oriente rievoca l'immagine dell'Europa nel primo ventesimo secolo. Più precisamente, i gruppi jihadisti sono diventati strumenti nelle mani delle potenze coloniali e dei regimi autoritari per stabilire e rinforzare la propria egemonia nella regione.
La Rojava può essere un'alternativa, dato che esibisce una potenziale forma di autogoverno che lancia una sfida esistenziale ai rituali oppressivi entro le comunità religiose e propone una traccia di lavoro di coesistenza con tutte le culture e le credenze della zona, senza violare i diritti di nessuna. L'esperienza di autonomia di Rojava può essere un modello per un confederalismo democratico nel Medio Oriente, in cui ogni comunità abbia il diritto all'autodeterminazione ed all'autogoverno. Inoltre, rappresenta un esperimento assai progressista, dato che le donne sono il principale motore del cambiamento. Hevi Ibrahim, a capo del cantone autonomo di Efrin, ne è solo un luminoso esempio.
L'alternativa di Rojava non è né immaginaria né utopica. Questa alternativa ha già provato la propria fattibilità attraverso soluzioni pratiche e la quotidiana realizzazione delle idee presentate nella Carta del Contratto Sociale. Di fatto, Rojava si propone come l'alternativa democratica più realistica nel più inconsueto dei luoghi. Esprimere solidarietà con la rivoluzione di Rojava è un compito urgente per chiunque abbia a cuore il futuro del Medio Oriente.
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"Kurde Azad Sinora Nasnake - I curdi liberi non riconoscono i confini"
Sardar Saadi è un attivista di base a Toronto e dottorando di ricerca in antropologia all'Università di Toronto.

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