mercoledì 24 settembre 2014

AFORISMI NIKOLA TESLA

Fonte http://obiettivi.wordpress.com/

Si lavora meglio di notte, perche’ la luce stellare e il pensiero sono strettamente correlati.

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 nessun uomo che era esistito, e’ morto. Si era trasformato in luce e come tale esiste ancora. Il segreto e’ che queste particelle di luce riprendono il loro stato originale.

Perche’ dovrebbe esserle chiaro , signor Smith? Basta crederci. Tutto e’ la luce.

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L’intero universo e’ in alcuni periodi stanco di se stesso e di noi. Scomparsa di una stella e la comparsa di comete avra’ effetto su di noi piu’ di quanto noi sospettiamo. I legami tra le creature della Terra sono ancora piu’ forti, a causa dei nostri sentimenti e pensieri un fiore lasciera’ forte un profumo o stara’ zitto. Queste verita’ dobbiamo apprendere sempre di nuovo per guarire. Il farmaco e’ nei nostri cuori e anche nel cuore dell’animale che noi chiamiamo l’universo.

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TESLA: Quando ad un uomo diventa chiaro che il suo piu’ alto obiettivo era di correre per una stella cadente e prova a prenderla, capira’ che la sua vita e’ stata data proprio per questo e sara’ salvato. Alla fine prendera’ la stella!

GIORNALISTA:
 E cosa accadra’ allora?

TESLA:
 Il Creatore ridera’ e dira': “Cadeva solo per farti correre da lei e prenderla.”

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Sulla terra c’e’ abbastanza elettricita’ per diventare un secondo sole.
La luce brillerebbe intorno all’equatore, come un anello intorno al Saturno.

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Tante persone mi chiamano sognatore, ridendo delle mie idee. Il nostro mondo è prodigo di persone superficiali. Il tempo farà da giudice.

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A volte, di notte, vedo le truppe Maya e gli Aztechi marciare sulle strade di questa terra, correndo verso le citta’ tra le porte del Sole e della Luna.

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La religione e la filosofia insegnano che l’uomo puo’ diventare Cristo, Budda e Zoroastro.
Quello che sto cercando e’ piu’ folle, assolutamente piu’ grande e piu’ impossibile.
Ovvero: cosa fare nell’universo, per far si che ogni uomo nasca come Cristo, Buddha e Zoroastro.

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una macchina spirituale, e se si trasmette nella realta’ fisica, smette di funzionare.

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A Colorado Springs, ho illuminato la Terra con l’elettricita’. Inoltre, la possiamo illuminare con altre energie, come, per esempio, l’energia positiva mentale.
Tali energie sono evidenti nelle musiche di Bach o Mozart, o nei versi di un grande poeta. All’interno della Terra, ci sono energie di allegria, pace e amore; si manifestano con un fiore che cresce dal terreno, ed il cibo che riceviamo da esso e tutto cio’ che fa risiedere l’uomo in quella determinata area. Ho trascorso alcuni anni a cercare il modo in cui questa energia potrebbe essere influenzata dalle persone.
La bellezza e il profumo delle rose puo’ essere usata come una medicina, ed i raggi del sole come il cibo.
La vita ha un numero infinito di forme, ed e’ dovere dello scienziato individuarla in ogni forma di materia.
Tre cose sono importanti in questo.
Tutto quello che faccio, e’ cercarle.
So che non le trovero’, ma, non ci rinuncio.

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…[ha] un magnifico abito matematico che affascina, abbaglia e rende la gente cieca di fronte ad errori impliciti. La teoria è come un mendicante vestito color porpora che la gente ignorante scambia per un re…, i suoi esponenti sono uomini brillanti, ma sono metafisici, più che fisici… (Tesla sulla teoria della relatività)

-

Io continuo a ritenere che lo spazio non possa essere curvo, per il semplice fatto che esso non può avere proprietà. Sarebbe come affermare allo stesso modo che Dio ha delle proprietà. Egli non ne ha, ma solo degli attributi di nostra invenzione. Di proprietà si può parlare solo per la materia che riempie lo spazio. Dire che in presenza di corpi enormi lo spazio diventa curvo è equivalente ad affermare che qualcosa possa agire secondo nulla. Io mi rifiuto di sottoscrivere un simile modo di vedere (Tesla)

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GIORNALISTA:

Le persone che La stimano criticano il suo attacco su Albert Einstein e sulla sua teoria della Relatività. E’ strana la sua affermazione che la materia non ha energia. Tutto è intriso di energia, da dove proviene?

TESLA: Prima era energia, poi materia.

GIORNALISTA:
Mr. Tesla, sarebbe come dire che lei ha generato suo padre non lui a lei.

TESLA:

Si funziona proprio cosi dalla nascita dell’universo. La materia è creata dall’energia primaria ed eterna, che noi conosciamo come luce. Ha brillato, e sono nate le stelle, i pianeti, l’uomo e tutto ciò che c’e’ sulla terra e nell’universo. La materia è l’espressione di infinite forme di luce, perché l’energia è più vecchia di lei. Ci sono quattro leggi sulla Creazione. La prima che la fonte di tutto sta nell’incompreso, la particella oscura che la mente non può concepire, o matematicamente misurare; in questa particella entra tutto l’universo. La seconda legge e’ la diffusione dell’oscurità che è la vera natura della luce, dall’incompreso e la sua trasformazione nella luce. La terza legge è necessità della luce di diventare materia. La quarta legge è: senza inizio e senza fine; le tre leggi precedenti ci sono sempre e la creazione è eterna.

-


TESLA:
 Nell’universo e nella natura vige una moralita’ superiore, uno scienziato dovrebbe
seguire solo quella.
In termini di etica umana, tutta la morale potrebbe essere sintetizzata in due parole: Sangue e Oro. “Il sangue che scorre e l’oro che splende!”.
Questi sono i versi di Adi Endre.
Cosiì sara’, fino a quando non dominera’ tra le popolazioni, la morale delle stelle.

GIORNALISTA:
 La morale delle stelle? Che cosa e’, signor Tesla?

TESLA:
 La piu’ antica dottrina filosofica delle leggi cosmiche e la gestione di esse.
Queste leggi sono in letargo, si dovrebbero riavviare.

GIORNALISTA:
 Il nostro giornale e’ intenzionato ad aprire la scuola di corrispondenza dell’Immortalita’. Gli insegnanti selezionati sono Platone, Omero, Kalidasa, Balmiki, Po Li, Shakespeare, Milton, Michelangelo, Raffaello, Cervantes, Goethe, Dostoevskij, Bach, Beethoven, Mozart ed altri. Ad ognuno verra’ dedicato il numero festivo di “Bulletin”, dove si raccontera’ del loro lavoro e della vita. Fortunatamente, lei e’ tra i vivi, quindi inizieremo da Lei. L’intervista puo’ essere assimilata alla prima ora di scuola.

TESLA:
 Si sbaglia, signor Smith! Tutti coloro che avete citato sono ancora vivi. Infatti, sono molto piu’ vivi loro che molti uomini, che in questo momento camminano sulla Terra.

GIORNALISTA:
 Senza dubbio, lei si accompagna sempre a loro. Ho pensato alla loro presenza fisica.

TESLA:
 C’e’ tempo, incontrera’ alcuni di loro e si togliera’ il cappello per salutarli. Ora sfruttiamo la fortuna della mia presenza fisica qui.

GIORNALISTA:
 Mi dica, per favore, quali sono i principi di adattamento di un angelo sulla terra?

TESLA:
 Ne ho dieci di principi. Scriva con precisione.

GIORNALISTA:
 Scrivero’ ogni sua parola, caro signor Tesla.

TESLA:
 Il primo principio e’ tanta consapevolezza della missione e del lavoro da svolgere. Si deve, anche se solo vagamente, intuire gia’ nei primissimi anni. Non bisogna essere falsamente modesti; la quercia sa ch’e’ la quercia, un cespuglio accanto ad essa sa che e’ un cespuglio. Gia’ da ragazzino a dodici anni ero sicuro di approdare a Niagara Falls. Per la maggior parte delle mie scoperte, fin dall’infanzia percepivo, anche se nebulosamente, che le avrei realizzate… Il secondo principio e’ la persistenza. Tutto cio’ che ho intrapreso, ho finito. Avevo diciannove anni quando, su consiglio di un amico, decisi di leggere tutte le opere di Voltaire. Il mostro letterario aveva scritto un centinaio di volumi di grande formato, con piccoli caratteri. L’ho letti tutti, ma non sono riuscito a scoprire se il mio amico ha fatto altrettanto. Con la stessa tenacia mi avvicinavo a tutto quello che facevo. Lei e’ diventata una parte di me, cosiì a qualche mia invenzione, tornavo anche dopo 30 anni per perfezionarla.

GIORNALISTA:
 Qual e’ il terzo principio di adattamento, signor Tesla?

TESLA:
 Indirizzare tutta l’energia vitale e spirituale alla produzione. Quindi, la purificazione di molte cose e il soddisfacimento delle esigenze dell’uomo. Io con cio’ non ho perso tempo, ma solo ricevuto. Ho ricevuto cosiì tanto, che sono felice ogni giorno e ogni notte. Scriva: Nikola Tesla e’ un uomo felice … Il quarto principio fa parte dell’adattamento della struttura del corpo verso l’operare.

GIORNALISTA:
 Cosa significa, signor Tesla?

TESLA:
 In primis, il mantenimento della struttura corporea. Il corpo umano e’ una macchina perfetta. Io conosco la struttura del mio corpo e cio’ che e’ bene per esso. Il cibo con cui si alimenta la maggior parte delle persone e’ dannoso e pericoloso per il sottoscritto. A volte immagino che tutti gli chef del mondo sono contro di me, in un complotto. Tocchi la mia mano.

GIORNALISTA:
 E’ fredda.

TESLA:
 Siì. Il sangue puo’ essere gestito, unitamente a molti processi dentro e intorno a noi. Perche’ e’ diventato pallido, giovanotto?

GIORNALISTA:
 Mi sono ricordato di una storia. Ma proseguiamo, per favore, signor Tesla.

TESLA:
 Non continueremo a parlare, finche’ non ascoltero’ di cosa si tratta.

GIORNALISTA:
 E’una storia, che Mark Twain scrisse su un misterioso straniero, un meraviglioso libro di Satana, ispirato da Lei.

TESLA:
 La parola “Lucifero” mi piace di piu’. Al signor Twain piace scherzare. Nell’infanzia una volta sono guarito leggendo i suoi libri. Quando ci siamo incontrati qui, gli avevo raccontato questo e lui si era commosso così tanto che aveva pianto. Siamo diventati amici e spesso veniva, nel mio laboratorio, a trovarmi. Una volta mi chiese di fargli provare la macchina che con le vibrazioni causava la sensazione della beatitudine. Era una di quelle invenzioni fatte per il divertimento, delle quali mi occupavo qualche volta. Ho avvertito il signor Twain, di non rimanere troppo sotto le vibrazioni. Lui non mi ha dato ascolto ed e’ rimasto piu’ a lungo. Si e’ conclusa che lui come un razzo, tenendosi per i pantaloni, e’ corso in una certa stanza. E’stato diabolicamente divertente, ma ho mostrato seriet’. Torniamo all’adattamento della struttura del corpo. Oltre al cibo, il sonno e’ molto importante. Dopo un lavoro lungo e faticoso, che aveva richiesto uno sforzo sovrumano, io dopo un’ora di sonno avrei completamente recuperato. Sono in grado di gestire il sonno, dormire e svegliarmi all’ora che ho prestabilito. Se qualcosa in quello che faccio non mi e’ chiaro, mi sforzo di pensare ad esso durante il sonno, e in tal modo trovo la soluzione.

GIORNALISTA:
 Bacone, dice che il genio a volte, durante il sonno, fugge dalla scrivania e dal laboratorio.

TESLA:
 Il quinto principio e’ la memoria. Forse, in molte persone il cervello e’ custode delle conoscenze del mondo e delle esperienze acquisite nella vita. Il mio cervello e’ impegnato in cose piu’ importanti della memoria; mi chiede cio’ di cui ha bisogno in un determinato momento. Cio’ che sta intorno a noi e basta soltanto prenderlo. Tutto cio’ che una volta abbiamo visto, sentito, letto ci segue sottoforma di particelle di luce. Queste particelle mi sono obbedienti e fedeli. Infatti, il Faust di Goethe, il mio libro preferito, che ho imparato, a memoria in tedesco, da studente, ora posso ancora recitarlo tutto. Le mie invenzioni per anni l’ho portato in “testa”, e solo dopo le ho realizzate.

GIORNALISTA:
 Lei, spesso, menziona il potere della visualizzazione.

TESLA:
 Essa, devo ringraziare per tutto cio’ che ho creato. Gli eventi della mia vita e le mie scoperte sono reali, davanti ai miei occhi, visibili come qualsiasi evento o soggetto. In gioventu’, ho avuto paura di cio’, non sapendo cosa fosse realmente, ma in seguito ho accettato questo potere, come un grande dono e risorsa. L’ho amato e custodito gelosamente. Con la visualizzazione, ho eseguito le correzioni nella maggior parte delle mie invenzioni, e poi una volta terminate, le realizzavo. Risolvevo equazioni matematiche complesse, senza scrivere i numeri. In Tibet, per questo dono mi avrebbero conferito lo status di alto Lama.

GIORNALISTA:
 Mozart avrebbe corretto solo due o tre note su uno spartito. La composizione era gia’ stata prodotta nella sua testa.

TESLA:
 Sì, si fa così. La mia vista e l’udito sono perfetti e, oserei dire, piu’ forte che in altre persone. Sento un tuono a centocinquanta miglia, e vedo i colori del cielo che gli altri non possono vedere. Questa sensi sopranaturali, gia’ la possedevo da bambino. In seguito li ho sviluppato con consapevolezza.

GIORNALISTA:
 Durante la gioventu’, piu’ volte ha avuto una grave malattia. Anche la malattia fa parte dell’adattamento degli elementi umani?

TESLA:
 Sì. Spesso e’ il risultato di una mancanza o di esaurimento della forza vitale, ma spesso e’ la purificazione della mente e del corpo dalle tossine che si sono accumulate. E’necessario che un uomo soffre di tanto in tanto. L’origine nella maggior parte delle malattie e’ nello spirito. Pertanto, lo spirito e’ in grado di curare la maggior parte delle malattie. Quando ero uno studente, mi ammalai di colera che imperversava in Lika. Guarii, perche’ mio padre acconsentiì a farmi intraprendere gli studi tecnici, che erano la mia vita. La Visione, per me non e’ una malattia, ma la capacita’ della mente di penetrare oltre le tre dimensioni della terra. L’ho avuta da sempre, e l’ho accettata, come tutti gli altri fenomeni che mi circondano. Una volta, da bambino, camminavo sulla riva al fiume insieme allo zio, e gli dissi: “dall’acqua emergera’ una trota, scagliero’ un sasso e la trancero'”. E cio’ avvenne realmente. Spaventato e stupito, mio zio grido': “Bade Satanas retro”! Era un uomo colto, e parlava la lingua latina … Ero a Parigi, quando ho visto la morte di mia madre. Nel cielo, pieno di luce e musica, aleggiavano delle creature meravigliose. Una di loro, aveva l’aspetto di mia madre, che mi guardava con infinito amore. Quando la visione spariì, gia’ sapevo che mia madre era morta.

GIORNALISTA:
 Qual e’ il settimo principio signor Tesla?

TESLA:
 La consapevolezza di poter trasformare l’energia fisica e vitale in cio’ che vogliamo, e ottenere il controllo di tutte le emozioni. Gli indu’, lo chiamano Kundalini Yoga. Questa consapevolezza si puo’ acquisire, ma occorrono molti anni, oppure e’ una dote naturale che si ha gia’ dalla nascita. Ho avuto la maggior parte delle mie capacita’ gia’ dalla nascita. Sono strettamente connessi con l’energia sessuale, che viene dopo la luce piu’ diffusa nell’universo. La donna e’ il piu’ grande ladro di questa energia, e quindi del potere spirituale. L’ho sempre saputo e mi sono controllato. Da solo ho fatto cio’ che volevo: sia la parte contemplativa che spirituale.

GIORNALISTA:
 Il nono principio, signor Tesla?

TESLA:
 Fare di tutto, qualora possibile, per non dimenticare chi siamo e perche’ siamo sulla Terra, ogni giorno e in ogni momento. Persone eccezionali, che soffrono nella vita per malattia, poverta’, o per problemi sociali che feriscono in modo eccessivo, con la loro stupidita’, incomprensioni, persecuzioni e altre privazioni di cui questa Terra e’ piena, come gli insetti in una palude, lasciando dietro di se incompiute le opere intraprese. Ci sono tanti Angeli caduti sulla Terra. Eckermann, domando’ a Goethe: cosa sarebbe accaduto, se la sua vita, svoltasi in modo armonioso e felice, fosse stata diversa? Egli rispose: “non mi accadrebbe di non utilizzare il jackpot”.

GIORNALISTA:
 Qual e’ il decimo principio?

TESLA:
 La cosa piu’ importante. Scriva che il signor Tesla ha giocato. Ha giocato, per tutta la sua vita e in modo eccezionale.

GIORNALISTA:
 Signor Tesla! Questo vale anche per il suo lavoro ed i suoi risultati? Sono un gioco?

TESLA:
 Sì, caro ragazzo. Mi piace tanto giocare con l’elettricita’! Sempre mi viene la pelle d’oca quando ascolto di quel greco che rubo’ il fuoco. E la terribile e disgustosa storia dell’aquile che colpivano il suo fegato. Ma Zeus, non aveva abbastanza tuoni e fulmini, e alla fine e’ stato raggirato? Qui, c’e’ qualche incomprensione … I fulmini sono i giocattoli piu’ belli che si possono trovare. Non dimentichi di evidenziare: Nikola Tesla fu il primo uomo che creo’ il fulmine.

GIORNALISTA:
 Signor Tesla, un attimo fa ha parlato degli Angeli e il loro adattamento sulla Terra.

TESLA:
 Davvero? Cio’ e’ lo stesso. Scriva anche questo: Lui ha avuto il coraggio di prendere su di se’ le prerogative di Indra, Zeus e Perun. Immagini una di queste divinita’, che la sera vestita di nero, con bombetta e guanti bianchi, organizzi per l’elite di New York, incendi, terremoti e tuoni!

GIORNALISTA:
 I lettori della rivista amano l’umorismo. Ma, lei mi ha confuso dicendo, che le sue scoperte, che rappresentano un immenso beneficio per il popolo, sono un gioco. Molti resteranno interdetti nel giudicarla.

TESLA:
 Caro signor Smith, il guaio e’ che le persone sono troppo serie. In caso contrario, sarebbero piu’ felici e vivrebbero di piu’. Un proverbio cinese dice che la serieta’ riduce la durata. Po Li credeva, che visitare la taverna, era visitare il Palazzo Imperiale. Ma, per un giudizio rasserenante su di me, torniamo alle cose che loro ritengono importanti.

GIORNALISTA:
 A loro, interesserebbe sapere, qual e’ la sua filosofia di vita.

TESLA:
 La vita, e’ un ritmo che deve essere conosciuto. Io, sento quel ritmo e mi faccio guidare da esso. Esso, mi e’ molto grato e mi ha fornito la sapienza che possiedo. Tutto cio’ che vive e’ unito da un profondo e meraviglioso legame: l’uomo e le stelle, ameba e il Sole, il nostro cuore e il moto d’infiniti mondi. Questi legami sono indistruttibili, ma possono essere ammansiti e soddisfatti, cosiì che, l’uomo inizia a tessere nuovi e diversi rapporti nel mondo, senza distruggere i vecchi. La sapienza viene dell’universo, la nostra visione e’ il suo ricevitore piu’ perfetto. Possediamo due occhi: il terreno e lo spirituale. Bisogna sforzarsi affinche’ diventino un solo occhio. L’universo e’ vivo in tutte le sue manifestazioni, come un animale pensante. La pietra e’ un essere pensante e emotivo, come sono le piante, gli animali e l’uomo. La stella che brilla ci invita a guardarla, e se non fossimo troppo occupati per noi stessi, avremmo recepito il suo linguaggio e il messaggio. L’uomo deve armonizzare il proprio respiro, gli occhi e le orecchie con il respiro, gli occhi e le orecchie dell’universo.


TESLA:
 Nell’universo e nella natura vige una moralita’ superiore, uno scienziato dovrebbe
seguire solo quella.
In termini di etica umana, tutta la morale potrebbe essere sintetizzata in due parole: Sangue e Oro. “Il sangue che scorre e l’oro che splende!”.
Questi sono i versi di Adi Endre.
Cosiì sara’, fino a quando non dominera’ tra le popolazioni, la morale delle stelle.

GIORNALISTA:
 La morale delle stelle? Che cosa e’, signor Tesla?

TESLA:
 La piu’ antica dottrina filosofica delle leggi cosmiche e la gestione di esse.
Queste leggi sono in letargo, si dovrebbero riavviare.

GIORNALISTA:
 Il nostro giornale e’ intenzionato ad aprire la scuola di corrispondenza dell’Immortalita’. Gli insegnanti selezionati sono Platone, Omero, Kalidasa, Balmiki, Po Li, Shakespeare, Milton, Michelangelo, Raffaello, Cervantes, Goethe, Dostoevskij, Bach, Beethoven, Mozart ed altri. Ad ognuno verra’ dedicato il numero festivo di “Bulletin”, dove si raccontera’ del loro lavoro e della vita. Fortunatamente, lei e’ tra i vivi, quindi inizieremo da Lei. L’intervista puo’ essere assimilata alla prima ora di scuola.

TESLA:
 Si sbaglia, signor Smith! Tutti coloro che avete citato sono ancora vivi. Infatti, sono molto piu’ vivi loro che molti uomini, che in questo momento camminano sulla Terra.

GIORNALISTA:
 Senza dubbio, lei si accompagna sempre a loro. Ho pensato alla loro presenza fisica.

TESLA:
 C’e’ tempo, incontrera’ alcuni di loro e si togliera’ il cappello per salutarli. Ora sfruttiamo la fortuna della mia presenza fisica qui.

GIORNALISTA:
 Mi dica, per favore, quali sono i principi di adattamento di un angelo sulla terra?

TESLA:
 Ne ho dieci di principi. Scriva con precisione.

GIORNALISTA:
 Scrivero’ ogni sua parola, caro signor Tesla.

TESLA:
 Il primo principio e’ tanta consapevolezza della missione e del lavoro da svolgere. Si deve, anche se solo vagamente, intuire gia’ nei primissimi anni. Non bisogna essere falsamente modesti; la quercia sa ch’e’ la quercia, un cespuglio accanto ad essa sa che e’ un cespuglio. Gia’ da ragazzino a dodici anni ero sicuro di approdare a Niagara Falls. Per la maggior parte delle mie scoperte, fin dall’infanzia percepivo, anche se nebulosamente, che le avrei realizzate… Il secondo principio e’ la persistenza. Tutto cio’ che ho intrapreso, ho finito. Avevo diciannove anni quando, su consiglio di un amico, decisi di leggere tutte le opere di Voltaire. Il mostro letterario aveva scritto un centinaio di volumi di grande formato, con piccoli caratteri. L’ho letti tutti, ma non sono riuscito a scoprire se il mio amico ha fatto altrettanto. Con la stessa tenacia mi avvicinavo a tutto quello che facevo. Lei e’ diventata una parte di me, cosiì a qualche mia invenzione, tornavo anche dopo 30 anni per perfezionarla.

GIORNALISTA:
 Qual e’ il terzo principio di adattamento, signor Tesla?

TESLA:
 Indirizzare tutta l’energia vitale e spirituale alla produzione. Quindi, la purificazione di molte cose e il soddisfacimento delle esigenze dell’uomo. Io con cio’ non ho perso tempo, ma solo ricevuto. Ho ricevuto cosiì tanto, che sono felice ogni giorno e ogni notte. Scriva: Nikola Tesla e’ un uomo felice … Il quarto principio fa parte dell’adattamento della struttura del corpo verso l’operare.

GIORNALISTA:
 Cosa significa, signor Tesla?

TESLA:
 In primis, il mantenimento della struttura corporea. Il corpo umano e’ una macchina perfetta. Io conosco la struttura del mio corpo e cio’ che e’ bene per esso. Il cibo con cui si alimenta la maggior parte delle persone e’ dannoso e pericoloso per il sottoscritto. A volte immagino che tutti gli chef del mondo sono contro di me, in un complotto. Tocchi la mia mano.

GIORNALISTA:
 E’ fredda.

TESLA:
 Siì. Il sangue puo’ essere gestito, unitamente a molti processi dentro e intorno a noi. Perche’ e’ diventato pallido, giovanotto?

GIORNALISTA:
 Mi sono ricordato di una storia. Ma proseguiamo, per favore, signor Tesla.

TESLA:
 Non continueremo a parlare, finche’ non ascoltero’ di cosa si tratta.

GIORNALISTA:
 E’una storia, che Mark Twain scrisse su un misterioso straniero, un meraviglioso libro di Satana, ispirato da Lei.

TESLA:
 La parola “Lucifero” mi piace di piu’. Al signor Twain piace scherzare. Nell’infanzia una volta sono guarito leggendo i suoi libri. Quando ci siamo incontrati qui, gli avevo raccontato questo e lui si era commosso così tanto che aveva pianto. Siamo diventati amici e spesso veniva, nel mio laboratorio, a trovarmi. Una volta mi chiese di fargli provare la macchina che con le vibrazioni causava la sensazione della beatitudine. Era una di quelle invenzioni fatte per il divertimento, delle quali mi occupavo qualche volta. Ho avvertito il signor Twain, di non rimanere troppo sotto le vibrazioni. Lui non mi ha dato ascolto ed e’ rimasto piu’ a lungo. Si e’ conclusa che lui come un razzo, tenendosi per i pantaloni, e’ corso in una certa stanza. E’stato diabolicamente divertente, ma ho mostrato seriet’. Torniamo all’adattamento della struttura del corpo. Oltre al cibo, il sonno e’ molto importante. Dopo un lavoro lungo e faticoso, che aveva richiesto uno sforzo sovrumano, io dopo un’ora di sonno avrei completamente recuperato. Sono in grado di gestire il sonno, dormire e svegliarmi all’ora che ho prestabilito. Se qualcosa in quello che faccio non mi e’ chiaro, mi sforzo di pensare ad esso durante il sonno, e in tal modo trovo la soluzione.

GIORNALISTA:
 Bacone, dice che il genio a volte, durante il sonno, fugge dalla scrivania e dal laboratorio.

TESLA:
 Il quinto principio e’ la memoria. Forse, in molte persone il cervello e’ custode delle conoscenze del mondo e delle esperienze acquisite nella vita. Il mio cervello e’ impegnato in cose piu’ importanti della memoria; mi chiede cio’ di cui ha bisogno in un determinato momento. Cio’ che sta intorno a noi e basta soltanto prenderlo. Tutto cio’ che una volta abbiamo visto, sentito, letto ci segue sottoforma di particelle di luce. Queste particelle mi sono obbedienti e fedeli. Infatti, il Faust di Goethe, il mio libro preferito, che ho imparato, a memoria in tedesco, da studente, ora posso ancora recitarlo tutto. Le mie invenzioni per anni l’ho portato in “testa”, e solo dopo le ho realizzate.

GIORNALISTA:
 Lei, spesso, menziona il potere della visualizzazione.

TESLA:
 Essa, devo ringraziare per tutto cio’ che ho creato. Gli eventi della mia vita e le mie scoperte sono reali, davanti ai miei occhi, visibili come qualsiasi evento o soggetto. In gioventu’, ho avuto paura di cio’, non sapendo cosa fosse realmente, ma in seguito ho accettato questo potere, come un grande dono e risorsa. L’ho amato e custodito gelosamente. Con la visualizzazione, ho eseguito le correzioni nella maggior parte delle mie invenzioni, e poi una volta terminate, le realizzavo. Risolvevo equazioni matematiche complesse, senza scrivere i numeri. In Tibet, per questo dono mi avrebbero conferito lo status di alto Lama.

GIORNALISTA:
 Mozart avrebbe corretto solo due o tre note su uno spartito. La composizione era gia’ stata prodotta nella sua testa.

TESLA:
 Sì, si fa così. La mia vista e l’udito sono perfetti e, oserei dire, piu’ forte che in altre persone. Sento un tuono a centocinquanta miglia, e vedo i colori del cielo che gli altri non possono vedere. Questa sensi sopranaturali, gia’ la possedevo da bambino. In seguito li ho sviluppato con consapevolezza.

GIORNALISTA:
 Durante la gioventu’, piu’ volte ha avuto una grave malattia. Anche la malattia fa parte dell’adattamento degli elementi umani?

TESLA:
 Sì. Spesso e’ il risultato di una mancanza o di esaurimento della forza vitale, ma spesso e’ la purificazione della mente e del corpo dalle tossine che si sono accumulate. E’necessario che un uomo soffre di tanto in tanto. L’origine nella maggior parte delle malattie e’ nello spirito. Pertanto, lo spirito e’ in grado di curare la maggior parte delle malattie. Quando ero uno studente, mi ammalai di colera che imperversava in Lika. Guarii, perche’ mio padre acconsentiì a farmi intraprendere gli studi tecnici, che erano la mia vita. La Visione, per me non e’ una malattia, ma la capacita’ della mente di penetrare oltre le tre dimensioni della terra. L’ho avuta da sempre, e l’ho accettata, come tutti gli altri fenomeni che mi circondano. Una volta, da bambino, camminavo sulla riva al fiume insieme allo zio, e gli dissi: “dall’acqua emergera’ una trota, scagliero’ un sasso e la trancero'”. E cio’ avvenne realmente. Spaventato e stupito, mio zio grido': “Bade Satanas retro”! Era un uomo colto, e parlava la lingua latina … Ero a Parigi, quando ho visto la morte di mia madre. Nel cielo, pieno di luce e musica, aleggiavano delle creature meravigliose. Una di loro, aveva l’aspetto di mia madre, che mi guardava con infinito amore. Quando la visione spariì, gia’ sapevo che mia madre era morta.

GIORNALISTA:
 Qual e’ il settimo principio signor Tesla?

TESLA:
 La consapevolezza di poter trasformare l’energia fisica e vitale in cio’ che vogliamo, e ottenere il controllo di tutte le emozioni. Gli indu’, lo chiamano Kundalini Yoga. Questa consapevolezza si puo’ acquisire, ma occorrono molti anni, oppure e’ una dote naturale che si ha gia’ dalla nascita. Ho avuto la maggior parte delle mie capacita’ gia’ dalla nascita. Sono strettamente connessi con l’energia sessuale, che viene dopo la luce piu’ diffusa nell’universo. La donna e’ il piu’ grande ladro di questa energia, e quindi del potere spirituale. L’ho sempre saputo e mi sono controllato. Da solo ho fatto cio’ che volevo: sia la parte contemplativa che spirituale.

GIORNALISTA:
 Il nono principio, signor Tesla?

TESLA:
 Fare di tutto, qualora possibile, per non dimenticare chi siamo e perche’ siamo sulla Terra, ogni giorno e in ogni momento. Persone eccezionali, che soffrono nella vita per malattia, poverta’, o per problemi sociali che feriscono in modo eccessivo, con la loro stupidita’, incomprensioni, persecuzioni e altre privazioni di cui questa Terra e’ piena, come gli insetti in una palude, lasciando dietro di se incompiute le opere intraprese. Ci sono tanti Angeli caduti sulla Terra. Eckermann, domando’ a Goethe: cosa sarebbe accaduto, se la sua vita, svoltasi in modo armonioso e felice, fosse stata diversa? Egli rispose: “non mi accadrebbe di non utilizzare il jackpot”.

GIORNALISTA:
 Qual e’ il decimo principio?

TESLA:
 La cosa piu’ importante. Scriva che il signor Tesla ha giocato. Ha giocato, per tutta la sua vita e in modo eccezionale.

GIORNALISTA:
 Signor Tesla! Questo vale anche per il suo lavoro ed i suoi risultati? Sono un gioco?

TESLA:
 Sì, caro ragazzo. Mi piace tanto giocare con l’elettricita’! Sempre mi viene la pelle d’oca quando ascolto di quel greco che rubo’ il fuoco. E la terribile e disgustosa storia dell’aquile che colpivano il suo fegato. Ma Zeus, non aveva abbastanza tuoni e fulmini, e alla fine e’ stato raggirato? Qui, c’e’ qualche incomprensione … I fulmini sono i giocattoli piu’ belli che si possono trovare. Non dimentichi di evidenziare: Nikola Tesla fu il primo uomo che creo’ il fulmine.

GIORNALISTA:
 Signor Tesla, un attimo fa ha parlato degli Angeli e il loro adattamento sulla Terra.

TESLA:
 Davvero? Cio’ e’ lo stesso. Scriva anche questo: Lui ha avuto il coraggio di prendere su di se’ le prerogative di Indra, Zeus e Perun. Immagini una di queste divinita’, che la sera vestita di nero, con bombetta e guanti bianchi, organizzi per l’elite di New York, incendi, terremoti e tuoni!

GIORNALISTA:
 I lettori della rivista amano l’umorismo. Ma, lei mi ha confuso dicendo, che le sue scoperte, che rappresentano un immenso beneficio per il popolo, sono un gioco. Molti resteranno interdetti nel giudicarla.

TESLA:
 Caro signor Smith, il guaio e’ che le persone sono troppo serie. In caso contrario, sarebbero piu’ felici e vivrebbero di piu’. Un proverbio cinese dice che la serieta’ riduce la durata. Po Li credeva, che visitare la taverna, era visitare il Palazzo Imperiale. Ma, per un giudizio rasserenante su di me, torniamo alle cose che loro ritengono importanti.

GIORNALISTA:
 A loro, interesserebbe sapere, qual e’ la sua filosofia di vita.

TESLA:
 La vita, e’ un ritmo che deve essere conosciuto. Io, sento quel ritmo e mi faccio guidare da esso. Esso, mi e’ molto grato e mi ha fornito la sapienza che possiedo. Tutto cio’ che vive e’ unito da un profondo e meraviglioso legame: l’uomo e le stelle, ameba e il Sole, il nostro cuore e il moto d’infiniti mondi. Questi legami sono indistruttibili, ma possono essere ammansiti e soddisfatti, cosiì che, l’uomo inizia a tessere nuovi e diversi rapporti nel mondo, senza distruggere i vecchi. La sapienza viene dell’universo, la nostra visione e’ il suo ricevitore piu’ perfetto. Possediamo due occhi: il terreno e lo spirituale. Bisogna sforzarsi affinche’ diventino un solo occhio. L’universo e’ vivo in tutte le sue manifestazioni, come un animale pensante. La pietra e’ un essere pensante e emotivo, come sono le piante, gli animali e l’uomo. La stella che brilla ci invita a guardarla, e se non fossimo troppo occupati per noi stessi, avremmo recepito il suo linguaggio e il messaggio. L’uomo deve armonizzare il proprio respiro, gli occhi e le orecchie con il respiro, gli occhi e le orecchie dell’universo.

martedì 23 settembre 2014

Interessantissima conferenza sull"abbattimento dei grattacieli 11 09 2001

La Ricerca della Dot.ssa Judy Wood sull' 11 settembre si basa sull'evidenza di certe prove e testimonianze, ed affermano che il crollo dei grattacieli durante l'11 settembre, sia stato reso possibile solo usando una tecnologia segreta di "disgregazione molecolare".
La distanza fra la tecnologia commerciale e quella realmente detenuta dall'umanità ( o parte di essa ) , lo ricordiamo, è di circa 200/250 anni.
Buona Visione.



domenica 21 settembre 2014

Le conseguenze del 9/11, una prospettiva spirituale


In evidenza

15 Settembre 2014Scritto da  Piero Cammerinesi
Sono trascorsi tredici anni dalla più incredibile, grottesca, criminale truffa di tutti i tempi: l'11 Settembre.
di Piero Cammerinesi (corrispondente dagli USA di Coscienzeinrete Magazine).
Un complotto mostruoso, una false flag la cui fantasiosa versione ufficiale è - incredibilmente - ancora ritenuta attendibile dalla maggior parte della gente.
Non entro neppure nel merito della questione, noto solo con piacere che oggi, nel tredicesimo anniversario di questa colossale menzogna, qualche timida voce inizia a far capolino anche sulla stampa mainstream nostrana[1].
Nonostante centinaia di scritti, di documentari[2], di prove documentali fornite da scienziati, piloti, tecnici indipendenti, che dimostrano come la versione governativa non possa scientificamente stare in piedi, la menzogna è stata più forte. Ha vinto.
La verità non ha avuto abbastanza vigore per farsi riconoscere.
Le forze in campo che l'hanno soffocata si sono dimostrate estremamente potenti ed organizzate.
Ora, magari, potremmo continuare a restare relativamente indifferenti di fronte a questa menzogna – ancora una volta l'anniversario delle due torri, ho altro a cui pensare, basta! - credendo che, in fondo, la cosa non ci riguardi direttamente.
Purtroppo non potremmo albergare in noi convinzione più fallace.
Conseguenze911aQuello che è scaturito da quella gigantesca truffa, le leggi speciali, la militarizzazione delle forze di polizia, il Patriot Act, lo spionaggio mondiale senza limiti, l'aggressione e la distruzione di Stati sovrani grazie a prove falsificate, le finte primavere, l'inarrestabile corsa verso un nuovo confronto militare globale, sono tutte dirette conseguenze di quella incapacità della verità di affermarsi.
Da un punto di vista personale sappiamo bene cosa significhi la menzogna.
Se ci accusano ingiustamente di un crimine che non abbiamo commesso, se ci rimproverano per un'azione che non abbiamo compiuto, sentiamo subito nascere in noi la ribellione, l'indignazione per l'ingiustizia patita. Se la persona che amiamo ci inganna o ci tradisce avvertiamo che qualcosa si rompe nella nostra esistenza.
Eppure di fronte ad un inganno globale, che raggira e tradisce non solo noi ma l'intera umanità, al massimo possiamo provare - oltre al dispiacere per le vittime innocenti – una pallida indignazione nei confronti degli autori di tale complotto.
Quanto pallida è facile riconoscerlo se ne paragoniamo l'intensità a quella del sentimento che proviamo quando qualcuno ci inganna personalmente.
Eppure gli effetti, le conseguenze di questo gigantesca menzogna superano di gran lunga per magnitudo le conseguenze di un inganno che subiamo personalmente.
Conseguenze911bCome è possibile, allora, una tale erronea percezione della dimensione reale di questo evento?
Il punto è che se guardiamo alla menzogna solo da un punto di vista personale, umano, ne vediamo esclusivamente gli aspetti egoistici immediati; quanto questa menzogna ci danneggia, quanto il mancato rispetto del reale svolgersi dei fatti può essere causa di conseguenze spiacevoli.
Ma quest'approccio alla verità è lo stesso che viene utilizzato da chi la verità tradisce e usa solo per il proprio tornaconto. Intendo dire che chi strumentalizza la storia non ha la benché minima considerazione per la verità; essa è un non-essere.
Non ha importanza come si siano svolti i fatti, quello che conta è quello che noi facciamo credere e che è utile ai nostri fini. Punto.
Da questa prospettiva nasce, sul piano umano, la totale alienazione dell'uomo rispetto alla realtà dei fatti, ma anche qualcosa di molto più grave, anche se ciò non è - a tutta prima - ravvisabile sul piano esteriore.
In realtà, da un punto di vista più ampio – comprendente sia il piano fisico che quello spirituale – la verità può essere definita un essere vivente.
Anche se in genere crediamo che i nostri pensieri siano poco più di ombre e che un pensiero di odio o di menzogna, in fondo, non possa danneggiare nessuno, se prestassimo maggiore attenzione alla nostra vita interiore, ci accorgeremmo che ogni pensiero, ogni sentimento è una realtà.
Conseguenze911cOgni volta che sentiamo di detestare qualcuno, in effetti, inviamo a questa persona dei pensieri e dei sentimenti che lo danneggiano.
Oltre, naturalmente a danneggiare noi stessi.
Ogni pensiero e ogni sentimento è una entità sul piano sovrasensibile e – per chi percorre un sentiero spirituale - è possibile sperimentare come pensieri o sentimenti negativi siano altrettanto dannosi delle azioni da loro eventualmente scaturite sul piano fisico.
Ora, l'odiare, il calunniare, l'avversare l'altro è menzogna, in quanto nega la parte di luce dell'altro, ne riduce l'entità a pura entità fisica, proferendo in tal modo la menzogna basilare: la negazione dello spirito.
Questo non riconoscere la verità dell'altro – vale a dire il suo essere sia fisico che spirituale – è di fatto un assassinio spirituale.
La menzogna è, dunque, un assassinio sul piano spirituale.
Ebbene, se noi moltiplichiamo esponenzialmente la menzogna, la calunnia che possiamo rivolgere a un nostro simile ed entriamo nell'ordine di grandezza di una menzogna globale come il 9/11, possiamo facilmente comprendere quali possano essere le conseguenze, i danni, a livello non solo umano, ma universale.
Se dire la verità su un mio simile significa creare una forma-pensiero che favorisce e aiuta la vita della persona, mentre mentire su di lui equivale a danneggiarne l'esistenza, non è difficile capire che lo stesso – con una magnitudo enormemente superiore – avvenga per eventi storici come quelli cui ci stiamo riferendo.
Conseguenze911dRudolf Steiner afferma, senza mezzi termini: "La menzogna è un assassinio. Ogni verità costituisce un fattore che favorisce la vita, ogni menzogna un fattore di danno per la vita[3]".
Se le cose stanno in questi termini, l'assassinio sul piano spirituale che la menzogna dell'11 Settembre ha provocato ha una dimensione ben superiore a quello delle migliaia di persone che pur hanno perduto la loro vita fisica in quell'occasione.
L'11 Settembre rappresenta un assassinio, una strage, a livello di umanità intera.
Evidentemente non potevamo aspettarci conseguenze meno nefaste di quelle che vediamo quotidianamente scaturire dalla tracotanza di chi ha imposto al genere umano questa menzogna colossale e continua ad alzare la posta in gioco, contando sull'insufficiente amore degli uomini per la verità.
Non sottovalutiamola questa menzogna, anche se non ci interessa più di tanto o se ci voltiamo dall'altra parte pensando di non poter far nulla e che "ormai quel che è stato è stato", essa continua ad agire, continua a uccidere.
[2] Imperdibile il monumentale ed esaustivo documentario di Massimo Mazzucco:https://www.youtube.com/watch?v=B3k_GMdZ5Gs
[3] Rudolf Steiner, Conferenza di Stoccarda, 23 Agosto 1906

sabato 20 settembre 2014

UNA CHIAVE DI LETTURA PER CAPIRE IL PERCHE' DELLA STUPIDA'


Shintaro Kago
DI DMITRY ORLOV
cluborlov.blogspot.it


[Compito a casa: leggere questo articolo e applicare i concetti espressi alle politiche dell'amministrazione Obamasu Ucraina e la Siria.... ma non solo].
Si è fatto di nuovo giorno in America .... E se invece fosse un'altra bolla dell'economia americana che sta per scoppiare (di nuovo), questa volta forse trascinandoci in un crollo in piena regola, di quelli che si fanno in cinque tappe, con accompagnamento sinfonico e fuochi d'artificio?


Un paese che cerca di gonfiarsi da solo è uno spettacolo da non perdere, e ci mette in condizione di interrogarci su un sacco di cose. Ad esempio, ci viene da chiedere se coloro che stanno provocando questa esclusione saranno considerati dei criminali. (Certo, possono esserlo per modo di dire, come un giudizio morale che arriva all'orecchio dei potenti dalla voce di chi potente non è, ma dal momento che nessuno di loro rischia davvero di vedere l'interno della cella di una prigione e nemmeno un tribunale né ora né mai, questa considerazione è ... del tutto irrilevante. Cerchiamo piuttosto di essere sicuri che daremo loro la caccia, una volta che cercheranno di scappare e di nascondersi) ma per restare ad un livello più basso e con i piedi per terra c'è una domanda migliore che dobbiamo farci:
                                          Perché siamo tutti così fottutamente stupidi?
Cosa intendo quando uso il termine "fottutamente stupido"? Non voglio che qualcuno prenda questo termine come offensivo, ma solo come espressione di una diagnosi precisa, anche se poco lusinghiera. Ecco prendiamola come una buona definizione, come se fosse una citazione tratta dall' Elogio Americano di Jim Quinn:
Se tu avessi detto a qualcuno il 10 settembre 2001, che dieci anni dopo l'America avrebbe avuto un deficit di 1.500 miliardi di dollari l'anno, che avrebbe scelto di combattere due guerre in paesi dove la gente del posto maledice la presenza degli americani, che l'America non sarebbe stata in grado di gtrovare i 100 [miliardi] di dollari per il buco del welfare - per il quale già non c'era abbastanza copertura - ma che anzi avrebbe aggiunto altri miliardi di spesa per il Medicare D e per l'Obamacare ....  Quel qualcuno,  il 10 settembre 2001, avrebbe pensato che tu fossi uno di quei pazzi furiosi che vanno in giro a predicare la fine del mondo. Poi ti avrebbero buttato in una cella di sicurezza, se avessi continuato a predire che i politici avrebbero abbassato le tasse per tre volte, ma solo per qualcuno, che le banche di Wall Street avrebbero gonfiato i loro bilanci  di quaranta volte e che,dopo aver distrutto il sistema finanziario, si sarebbero viste arrivare 2.000 (due-mila) miliardi di dollari presi dai fondi dei contribuenti, e con questi 2000 miliardi avrebbero cominciato a pagarsi dei bonus-multi-milionari, e che la Federal Reserve avrebbe triplicato il suo bilancio di 2.450 miliardi di dollari, mettendo al lavoro le sue macchine da stampa a una iper-velocità per riuscire a consegnare tutto il denaro promesso alle Mega-Banks di Wall Street.
Bene, ora siamo alla prova dei fatti, e quel pazzo furioso nella sua cella di sicurezza con le pareti imbottite si è rivelato essere un uomo incredibilmente lungimirante, quindi forse, oggi, dovremmo dargli retta. E adesso quindi, che cosa avrebbe da dire quel pazzo furioso? Mi permetto di indovinare che potrebbe dire qualcosa che suona pressappoco così:
Non c'è nessuna ragione di pensare che dobbiamo permettere a coloro che finora non sono stati capaci di prendere le dovute azioni correttive, ma che comunque sono rimasti attaccati  alle loro poltrone di comando, debbano continuare a comportarsi nello stesso identico modo. Dovrebbe essere assolutamente ovvio che questa situazione non potrà continuare all'infinito. E, per una questione di principio generale, le cose non possono continuare a non cambiare.
 
Torniamo alla domanda sulla stupidità: Perché siamo (come paese) tutti così fottutamente stupidi? Questa domanda mi ha lasciato perplesso per un certo periodo. Sembra che il problema della stupidità sia abbastanza diffuso: basta guardare qualsiasi grande organizzazione umana, e ci si può accorgere che è governata dalla stupidità. Non sono stato il primo ad inciampare nella congettura che l'intelligenza di un gruppo di persone gerarchicamente organizzate sia inversamente proporzionale alla sua dimensione, ma quale sia il meccanismo per cui funziona in questo modo, finora francamente mi era sfuggito. E' evidente che c'è qualcosa che non funziona con i gruppi che hanno una organizzazione gerarchica, esiste qualcosa che alla fine li porta tutti al collasso, ma di che cosa si tratta esattamente? Per cercare di dare una risposta a questa domanda, l'anno scorso ho passato un bel pò di tempo a fare ricerche sull'anarchia, e ho scritto una serie di articoli (Part IPart IIPart III) su questo argomento. Ho scoperto che le organizzazioni con una gerarchia molto articolata non esistino in natura, dove nasce spontaneamente solo una struttura anarchica e dove si tende ad organizzarsi direttamente, senza essere legati a catene di comando e senza un comando supremo. Ho scoperto che le organizzazioni anarchiche possono andare avanti per sempre, mentre quelle gerarchiche inevitabilmente finiscono per crollare. Ho esaminato alcune delle più recenti scoperte sulla teoria della complessità, che hanno rivelato le leggi che regolano i diversi fattori di scala nei sistemi naturali (anarchici organizzati, efficienti, stabili)  e innaturali (gerarchici, inefficienti, inclini al collasso).
 
Ma da nessuna parte ho trovato un principio o una spiegazione rigorosa che spieghi il difetto fatale che deve essere insito nella natura stessa dei sistemi gerarchici. Ho avuto un forte sospetto, però, sostenuto da molte prove aneddotiche, che si tratti solo di stupidità. Nelle società anarchiche dove i membri collaborano liberamente, l'intelligenza è una risorsa - è qualcosa in più - mentre nelle organizzazioni gerarchiche strutturate attorno a una catena di comando, l'intelligenza è un problema - è qualcosa che ostacola - : soldati o peones del rango più basso devono eseguire gli ordini senza discutere. Le loro facoltà critiche sono compromesse al 100% (sono un fastidio) e, se non si conformano agli ordini ricevuti, vengono sottoposti ad azione disciplinare. Anche il capo assoluto - il CEO, o altro - può essere di intelligenza piuttosto modesta, dal momento che questo requisito è contraddistingue il carattere di chi desidera a tutti i costi arrivare ad occupare un certo posto, passando sopra a qualsiasi altra cosa.  (Kurt Vonnegut esprime meglio questo concetto: "Solo delle teste d'uovo possono voler diventare presidente".) Ma oltre a questo, il leader supremo deve agire in modo tale da mantenere i soldati e i peones in linea, cosa che comporta ulteriori perdite intellettuali, che si aggravano di volta in volta in tutti i ranghi intermedi ed ogni anello della catena di comando contribuisce con un pò della propria stupidità ad ingrossare lo spessore della stupidità dell'organizzazione.
 
Non sono mai arrivato a sedere tra le fila del middle management, probabilmente per la mia tendenza a parlare alle riunioni e buttare là termini come "assurdo", "idiota", "senza cervello", "autolesionista" e "fottutamente stupido." Se i miei superiori avessero provato a zittirmi, io probabilmente sarei ricorso a dei giochi di parole, che sarebbero stati divertenti, ma ancora più difficili da ignorare. Non sono in grado di reprimere facilmente né le mie facoltà critiche, né il mio senso dell'umorismo. Sono stato relegato a seguire un sacco di progetti speciali, nei quali il vantaggio di essere in grado di pensare in modo indipendente non era considerato negativo e non era necessario dover eseguire degli (stupidi) ordini. Per me gerarchia = stupidità  è un apparente e palpabile assioma. Ma per molto tempo non ho avuto modo di spiegarlo bene e, anche se ci credo fermamente, finora non avevo potuto far altro che parlarne in senso generale esemplificandolo con degli aneddoti.
 
E quindi sono stato veramente felice quando di recente mi sono imbattuto in un articolo che diceva qualcosa in più della mia semplice "analisi-a-lume di-naso" e rispondeva a questa domanda con una certa precisione. Mats Alvesson e André Spicer, sul  Journal of Management Studies (49: November 7 2012) presentarono “Una teoria basata sulla Stupidità delle Organizzazioni”, in cui si definiva un termine chiave: lastupidità funzionale.
 
La stupidità è funzionale in quanto è necessaria per le organizzazioni con una pesante struttura gerarchica per evitare che la stessa struttura si disintegri o, quanto meno, possa funzionare senza che si produca un grande attrito al suo interno. E' una cosa stupida in quanto si tratta di una forma di spreco di valore intellettuale: "La Stupidità funzionale significa mancanza di riflessione, rifiuto di usare le proprie capacità intellettuali se non in modo miope, e  evitare di cercare scuse per questo spreco".
 
Alvesson e Spicer hanno definito le varie "... forme di gestione della stupidità che reprimono o emarginano qualsiasi dubbio e bloccano il flusso comunicativo" e hanno presentato uno schema di flussi informativi, strumentali a generare e a mantenere sufficienti livelli di stupidità all'interno delle organizzazioni.
 
Quello che segue è la mia sintesi della loro teoria. Prima di iniziare però, vorrei ricordare che, sebbene l'analisi degli autori si limiti a persone giuridiche, credo che la stessa analisi possa essere estesa ad altri sistemi burocratici con una organizzazione gerarchica complessa, come - ad esempio - i governi.
 
Alvesson e Spicer hanno usato come loro punto di partenza il principale filo conduttore della teoria di management contemporaneo, che è quella "Acutezza" - variamente definita come " conoscenza, informazione, competenza, saggezza, risorse, capacità, talento, e addestramento" -  che è emersa come principale asset aziendale e chiave per la competitività a per il cambiamento - visto che il cambiamento è ritenuto inevitabile per le economie industriali che si stiano trasformando, spostando il concetto di ricchezza dalle risorse interne alla conoscenza -. Tra l'altro, questo è un presupposto discutibile: Avete idea di quanti milioni di tonnellate di idrocarburi siano servite per creare lo smartphone? Ma questo filo conduttore è pervasivo, ed esemplificato da guru del management che ci scherzano sopra "la creatività crea una propria prerogativa." Gli autori sottolineano che esiste anche una vasta gamma di ricerche sulla irrazionalità delle organizzazioni e sui limiti dell'intelligenza organizzativa, che derivano da "elementi-inconsapevoli, da pensatoi-di-gruppo e da una rigida osservanza di quello che può essere solo un pio desiderio dettato dai capi. "Non mancano nemmeno ricerche sull'ignoranza organizzativa che esplorano i meccanismi che la provocano, sulla "razionalità limitata", su una incompetenza qualificata, su decisioni ininfluenti ( a c...o di cane), sulla stoltezza, sull'inconsapevolezza, e sulla negazione dell'ignoranza.
 
"Ma non stanno arrivando a niente di qualitativamente diverso dalla stupidità, per quello che realmente è. La stupidità funzionale non è né delirante, né irrazionale, né ignorante: le organizzazioni limitano la scaltrezza e l'intelligenza in modo razionale e consapevole, in modo da tutelare gli espliciti interessi dell'organizzazione.
E', se si vuole, una sorta di "stupidità illuminata":
La stupidità funzionale si verifica quando una impresa basa la propria organizzazione su una voluta mancanza di riflessività, di ragionamento sostanziale e di giustificazioni per tali comportamenti. Prevede il rifiuto dell’uso di risorse intellettuali facilmente reperibili, però al di fuori di uno spazio delimitato e "sicuro", in modo che l’organizzazione viva in quel senso di certezza che consente un funzionamento senza intoppi, evitando che dubbi e riflessioni possano provocare frizioni tra i suoi membri. La stupidità funzionale contribuisce anche a mantenere e a rafforzare l’ordine organizzativo e può motivare le persone, permettendo di lavorare per la propria carriera, subordinando le convinzioni a  forme aziendalmente più vantaggiose e più tollerate di gestione e di leadership. Per questo il raggiungimento dei risultati desiderati, può solo che rafforzare ulteriormente la stupidità funzionale.
 
I termini in neretto sono importanti, quindi cercheremo di definirli uno ad uno:
Riflessività si riferisce alla capacità e alla volontà di mettere in discussione regole, procedure e norme, piuttosto che eseguirle senza discutere. Il comportamento dell’impresa in cui lavoriamo è morale? Beh, questo non ha importanza, perché " nella nostra impresa quello che è giusto è quello che vogliono i nostri capi." Gli effetti di questo atteggiamento tendono ad allargarsi e le informazioni viaggiano veloci (o, in questo caso, vengono bloccate velocemente) su e giù per tutta la catena di comando: il capo potrebbe essere un bastardo corrotto, ma il big-boss non può assolutamente essere un criminale di guerra.

Motivazione si riferisce alla capacità e alla volontà di offrire ragioni o spiegazioni per le proprie azioni, e di valutare la sincerità, la legittimità, e la veridicità delle ragioni per le spiegazioni offerte dagli altri. In una società aperta dove esiste la libertà di espressione, si giustificano le proprie azioni per ottenere la collaborazione degli altri, mentre nei contesti strutturati si possono semplicemente impartire ordini, ed è sufficiente giustificarlo con un "perché l'ha detto il capo !"

Ragionamento sostanziale si riferisce alla capacità e alla volontà di andare oltre il "piccolo insieme di attività che delimitano la specifica logica organizzativa e professionale del proprio lavoro." Per esempio, gli economisti tendono a esprimere una vasta gamma di fenomeni solo con pochi numeri, senza preoccuparsi di pensare a quello che rappresentano questi numeri nella realtà. Allo stesso modo i grandi contesti organizzativi e professionali scoraggiano il proprio personale dall’uscire dai limiti previsti dalle proprie competenze e dalle specifiche del mansionario di lavoro, in sostanza li costringono a ridurre le loro capacità cognitive a quelle di idiot-savants.
La stupidità funzionale può sorgere spontaneamente, perché ci sono molti fattori soggettivi che motivano le persone all'interno delle organizzazioni a restringere il loro pensiero, fino a riuscirci. Una certa dose di chiusura mentale può essere sempre utile per la carriera, aiuta a presentarsi come persona affidabile, organizzativa, che non mette mai in discussione nemmeno la validità del paradigma organizzativo o professionale, che chi-se-ne-frega anche se è impresentabile.
Dall'altro lato mostrare il proprio rifiuto nel buttarsi, comunque, nell’occhio del ciclone può essere scambiato per un senso di ansia, insicurezza e di paura per dover mettere a repentaglio la propria posizione. E mentre, proprio come era prevedibile, la stupidità funzionale produce effetti negativi sui risultati generali dell'organizzazione stessa, al suo interno invece consente un funzionamento sociale tranquillo, senza doversi porre domande pericolose o scomode e con il vantaggio di evitare l'imbarazzo che i capi possano rimettere in discussione il giudizio sui propridipendenti-seguaci.

Ma questi fattori soggettivi hanno come ostacolo certe stupidità che possono caratterizzare i vertici di alcune organizzazioni. Al livello più alto, le organizzazioni tendono a concentrarsi su questioni puramente simboliche come "forte cultura sulla identità aziendale, corporate branding e leadership carismatica." I leader delle Corporate (e di altre organizzazioni) cercano di proiettare una identica immagine - che può avere poco a che fare con la realtà – sia all’interno che all’esterno dell'organizzazione. Questo è possibile solo gestendo la stupidità di gestione, il processo con il quale "i vari attori (tra cui manager e dirigenti, nonché figure esterne come consulenti, guru del business e del marketing) esercitano il potere di bloccare la comunicazione. Il risultato è che si incoraggia il consenso per i comunicati del management, scoraggiando qualsiasi critica o riflessione su quello che dicono. "

Mentre le persone all'interno dell'organizzazione interiorizzano questo messaggio, cominciano a impegnarsi per una autogestione della stupidità: tagliano corto e smettono di parlare di lavoro, rifiutando di porsi qualsiasi domanda inquietante, e concentrandosi invece su una visione positiva e coerente del loro ambiente e del ruolo che svolgono nell'organizzazione. Ma l'autogestione della stupidità può anche fallire quando la corrispondenza tra quello che dice il messaggio e la realtà diventa troppo difficile per essere ignorata, quando si va contro la morale. Una realtà nascosta ("Il re è nudo!") può diffondersi come un alito di vento portando il personale a un comportamento passivo-aggressivo-deliberato che spinge a sabotaggi, defezioni e dimissioni.

Le funzioni di gestione della stupidità servono a proiettare un'immagine, a incoraggiare l'autogestione della stupidità in difesa di una certa immagine, e per bloccare la comunicazione ogni volta che qualcuno cada nella riflessività, nel ragionamento sostanziale, o che chieda "perché?". La comunicazione è bloccata con l'esercizio del potere del capo. Gli autori (Mats Alvesson e André Spicer ) discutono sui quattro modi principali in cui i manager abitualmente esercitano il loro potere in difesa della stupidità funzionale: soppressione diretta, cancellare l’argomento dall’agenda, manipolazione ideologica e feticizzazione della leadership.
Soppressione diretta è di gran lunga li modo più semplice: il capetto dice chiaramente al suo subalterno che qualsiasi altra discussione su un certo argomento non sarà accettata, minacciando che seguiranno azioni disciplinari se questo non dovesse bastare.
Impostare l'agenda del giorno è una tecnica più sottile; per esempio, uno stratagemma tipico è quello di richiedere che tutte le critiche siano accompagnate da “suggerimenti costruttivi”, evitando di dover discutere tutti gli altri problemi che non abbiano soluzioni immediate ( la stragrande maggioranza).
Manipolazione ideologica è ancora più sottile; è una tecnica comune che enfatizza l'azione, mettendo intralci alla sua approvazione, e facendo un espresso riferimento al cliché aziendale di "smettere di pensarci e iniziare a farlo!"
Finalmente, la feticizzazione della leadership prevede la divisione in diversi gruppi di lavoro con un team-leader e dei followers, nei quali i leader cercano di lasciare una impronta personale a qualunque costo, pur di ottenere una promozione il più presto possibile. Per riuscirci devono sopprimere qualsiasi facoltà critica di chi li circonda, riconducendo il proprio ruolo a seguace obbediente.
La stupidità funzionale è auto-fortificante. L’autogestione della stupidità, si rinforza utilizzando le quattro tecniche manageriali di cui sopra, creando una specie di paraocchi che lasciano vedere solo le certezze. Rifiutando di guardare in certe direzioni, le persone riescono a fingere che quello che (non) vedono non esiste. Ma la realtà , prima o poi, tende a fare capolino nel loro campo di percezione, e la reazione che ne segue è quella di ritirarsi ancor di più nella stupidità funzionale: Quelli che riescono a non vedere la realtà per un tempo più lungo, sono quelli che vengono ricompensati e promossi. Un esempio per gli altri. 
Ma l'incantesimo può anche interrompersi quando la bolla della realtà artificiale, avvolta dal film immaginario della stupidità funzionale, viene perforata da un risultato troppo contraddittorio. Per un uomo, la prospettiva della disoccupazione o della fine di una carriera professionale riescono a far accendere improvvisamente certe lampadine: "Come ho potuto essere tanto stupido!" Allo stesso modo, intere organizzazioni possono essere scosse dal loro torpore da un fiasco catastrofico che le sottopone a un fuoco di fila di critiche pubbliche. Certe volte, i capi delle organizzazioni sono costretti a comparire dinanzi commissioni governative o ai media per rispondere a domande scomode  e .... questo fatto può servire come freno a certe esagerazioni -della-stupidità.
Una sfida molto scoraggiante sarebbe riuscire a far scoppiare la bolla della stupidità funzionale di un'intera nazione, anche perché non esisterebbe nessun forum pubblico a cui si possano costringere a sottoporsi i leader del paese per discutere su quello come si sono comportati, su quello che hanno fatto.
Speriamo che l'aver letto queste righe possa servire a testimoniare e a far comprendere quanto possa essere rapida la fine a cui può giungere una (qualsiasi) nazione,
Come abbiamo potuto essere così fottutamente stupidi?
Bene, ora lo sappiamo.
Dmitry Orlov
 

venerdì 19 settembre 2014

Ramesh Balsekar: "Non si tratta di trovare una risposta"




L'illuminazione significa semplicemente che scompare il senso di un
agente personale. Tutte le azioni sono viste come azioni della
Totalità.

All'inizio, il senso della presenza è impersonale. Quando ti svegli al
mattino, il primo barlume di presenza è impersonale. Poi diventa 'io
sono questo e quello'. L'identificazione personale sopraggiunge in un
secondo tempo. All'origine c'è solo il senso della presenza, il senso
impersonale della presenza.


Cioè non sei un 'io', non provi il senso di essere un 'io'.

Nel caso del dolore, tu testimoni il dolore finché, a un certo punto,
diventi il dolore. Il testimoniare si trasforma nell'esperienza del
dolore senza nessuno sperimentatore gettato nel panico. C'è
l'esperienza del dolore. Tu sei l'esperienza. Nell'esperienza, di
profondo terrore o di indicibile estasi, non c'è nessuno che faccia
l'esperienza.

Ogni esperienza è sempre esperienza nell'attimo.

Coscienza, Comprensione, Testimoniare, Esperienza... indicano tutti la
stessa cosa. C'è solo l'esperienza, nel momento presente. Lo
sperimentatore nasce successivamente, quando il pensiero pensa
all'esperienza e dice: «Che esperienza tremenda». Ma nel momento
dell'esperienza c'era puro terrore, tu eri il terrore. Poi la mente fa
sua l'esperienza e la riproietta.
La mente concettuale conserva il ricordo di quel terrore e continua a
proiettarlo. Di qui nascono le nostre paure: dal ricordo. Le paure
sono semplici proiezioni della mente basate sul ricordo. L'esperienza
è sempre nel momento presente.

Non puoi lottare contro l'io. Accettalo, e abbandonalo. Questa
comprensione lo farà recedere lentamente sullo sfondo. Non si tratta
di tenere sotto controllo il corpo e la psiche. I sensi, le emozioni e
i pensieri devono fluire spontaneamente, nella fiducia che assumeranno
un'armonia naturale. Voler controllare a forza la mente è come voler
schiacciare le onde con un'asse. Un simile tentativo non farà che
aumentare l'agitazione. Tentare a forza di unificarci significa
tentare di sottomettere l'organismo a un governo dittatoriale.
Schiavitù è quando la mente desidera o si affligge per qualcosa. La
mente desidera l'illuminazione e si affligge perché non è ancora
illuminata. «Ci provo da dieci, dodici, venticinque anni, e non è
successo niente». La mente si affligge perché non è 'successo niente'.
Vuole che qualcosa accada, e si addolore se non accade. Liberazione è
quando la mente non vuole, non desidera e non si affligge, quando è
vuota, quando è aperta. Mente vuota non significa l'incapacità mentale
di un deficiente: è una mente aperta e attenta, non condizionata. Non
cerca niente, non è intasata da niente.
Non si tratta di trovare una risposta, ma del fatto che, non trovando
risposta, la mente si placa.  Questa comprensione riconduce l''io'
alla sua sorgente. Il problema nasce piuttosto dall'aver paura
dell''io'. Accetta l''io', e tutto il resto, come parte dell'attività
della Totalità, e osserva che cosa accade. Allora i problemi
cesseranno.


In che senso 'accettare l'io'?

La persona comune, che non è un cercatore, non si fa problemi riguardo
al proprio 'io'. È perfettamente soddisfatto di essere un 'io'. Ma, in
conseguenza di migliaia di anni di condizionamento, il cercatore si
sente dire: «L'io è il problema. Devi uccidere l'io, devi fare così,
dive fare cosà». All'inizio, il cercatore riceve il messaggio che
l''io' è il cattivo della situazione. «Devi sbarazzartene». Ma chi se
ne sbarazzerà? L''io' non è disposto a fare hara-kiri, oppone
resistenza.

Comprensione significa assenza di aspettative, accettare tutto ciò che
viene.  La comprensione si fonda sulla non opposizione. Lascia che le
cose seguano la loro strada. Allora, sorprendentemente, le cose
sembrano prendere una strada più facile, più leggera.

Quando cominci a chiederti chi è che respira? Quando qualcosa non va
nel tuo respiro. Solo allora sei consapevole del respiro. Qualcosa non
va nel tuo processo digestivo, e solo allora diventi consapevole della
digestione.

In genere non si è consapevoli di questi processi naturali. Il sistema
nervoso, che è quanto di più complesso si possa immaginare, il
meccanismo respiratorio, il processo della digestione, vanno tutti
avanti da sé. Non ne prendiamo consapevolezza finché qualcosa non va.
Perciò ti domando: «Come mai, allora, sei consapevole del problema
della vita?». Perché c'è qualcosa che decisamente non va nella vita.
Se la vita fosse naturale, come una tranquilla respirazione o una
buona digestione, vivere non sarebbe un problema. Se la vita è un
problema significa che non stai vivendo in modo naturale. Non stai
vivendo in modo spontaneo"

Estratto di dialoghi con Ramesh Balsekar - La coscienza parla

(Fonte: La meditazione come via)

Questo mondo esiste solo grazie al respiro, ossia del…vento! Siete potente, dormendo un pensiero sorge e voi create un altro mondo, un sogno...