venerdì 11 settembre 2015

Ghiandola pineale: ecco come la stanno uccidendo

ghiandola pinealeLa ghiandola pineale è una piccola ghiandola endocrina nel cervello dei vertebrati, (detta anche corpo pineale, epifisi cerebri, epifisi o “terzo occhio”Ghiandola pineale).
La ghiandola pineale produce la melatonina, derivato della serotonina, un ormone che influenza lo stato di sonno/veglia e le funzioni dei modelli stagionali. La sua forma ricorda una piccola pigna (da cui deriva il nome) ed è situata vicino al centro del cervello, tra i due emisferi, nascosta in una scanalatura in cui aderiscono i due corpi arrotondati dell’ipotalamo.

La verità: ecco cosa non vogliono farci sapere!

Negli esseri umani, la Ghiandola Pineale o terzo occhio può essere attivato a frequenze del mondo spirituale, permettendo di avere il senso della conoscenza del tutto, dell’euforia divina e dell’unità intorno a noi. Con l’aiuto della meditazione yoga o di alcuni metodi esoterici, la ghiandola pineale sembra possa permettere ad una persona di viaggiare in altre dimensioni cioè, viaggio astrale o proiezione astrale o anche visione remota.
Con molto esercizio e pratica di questi metodi è anche possibile poter controllare pensieri e azioni di persone nel mondo fisico. Questo potrà sembrare assurdo, ma gli Stati Uniti, i governi dell’ex Unione Sovietica e le varie organizzazioni occulte hanno eseguito queste ricerche con successo per molto tempo.
La Ghiandola pineale è rappresentata dalla Chiesa Cattolica Romana. Società antiche come uelle degli Egizi e dei Romani ne conoscevano i benefici e l’hanno rappresentata con simbologie contenenti l’immagine di un occhio. Troviamo anche un riferimento alla ghiandola pineale sul retro della banconota da un dollaro negli Stati Uniti, con il simbolo che viene chiamato “occhio che tutto vede”, che si riallaccia alla capacità di un individuo (o gruppo di individui) di utilizzare (purtroppo non a fin di bene) questa ghiandola per controllare i pensieri e le azioni di persone nel mondo fisico, conoscendone tutti i pensieri.
Molte delle ricerche effettuate, confermano che ci sono alcune ore nella notte, tra l’una e le quattro del mattino in cui vengono rilasciate sostanze chimiche nel cervello che provocano sentimenti di connessione a quella che possiamo chiamare fonte superiore.

Ecco come stanno uccidendo la nostra ghiandola pineale

Uno scienziato di nome Jennifer Luca, alla fine degli anni ’90 fece il primo studio sugli effetti del fluoruro di sodio sulla ghiandola pineale. E capì che la ghiandola pineale, situata al centro del cervello, veniva fortemente danneggiata da questo elemento. La ghiandola pineale semplicemente assorbe più fluoruro rispetto a qualsiasi altra parte fisica del corpo, anche più delle ossa.
ghiandola pinealeLa ghiandola pineale è come un magnete per il fluoruro di sodio. Questo alla fine calcifica la ghiandola e ne blocca la fondamentale funzione di bilanciare gli interi processi ormonali nel corpo. Svariati studi e ricerche sul fluoruro di sodio hanno dimostrato che esso va ad accumularsi proprio nella pineale, che è la ghiandola più importante nel cervello. Il fluoro è l’unica sostanza che ha il potere di attaccare il centro più importante del cervello.
Il Fluoruro è di sodio e si trova prevalentemente negli alimenti, nelle bevande e nell’acqua potabile: viene, ad esempio, aggiunto nel 90% delle acque di approvvigionamento degli Stati Uniti. Inoltre, i filtri per l’acqua che si acquistano nei supermercati non eliminano il fluoro dall’acqua. Questo può succedere solo con la distillazione e il processo di osmosi inversa. La soluzione più economica per evitare il fluoruro è quindi quello di acquistare un distillatore d’acqua.
Lo scopo? Instupidire le masse. Il fluoruro fu introdotto nell’acqua già dai nazisti e dai russi nei loro campi di concentramento, per rendere la popolazione dei campi più “docile”. Per quanto ci è possibile cerchiamo quindi di evitare di assumere il Fluoruro/fluoro in tutte le bevande, gli alimenti e altri prodotti in cui è presente.

giovedì 10 settembre 2015

Il documento fondativo di «Unità Popolare»

Occorre sostenere Unità Popolare (PU), che si pone in coerente continuità con il NO del popolo greco ai diktat dell’oligarchia euro-tedesca.

Unità Popolare chiama ad un grande fronte popolare per cancellare le condizioni dell’infame piano di salvataggio, ponendo fine alla servitù del debito  nazionalizzando il sistema bancario.
Unità Popolare afferma chiaramente che questo implica la rottura con il regime dell'euro emettendo una nuova moneta nazionale. Tutto ciò richiederà una rottura completa con le élite, rottura che potrà avvenire solo col pieno sostegno delle masse mobilitate e organizzate. In vista di tale trasformazione è necessaria un'assemblea costituente per passare dal regime eurocratico e neoliberista ad uno di democrazia popolare attiva.

Un successo elettorale di Unità Popolare darà una spinta enorme alle forze anti-sistemiche in Europa. Un successo che risulterà essere il migliore frutto di cinque anni di resistenza da parte delle classi popolari in Grecia.

Campo Antimperialista

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Alcune citazioni dal documento fondativo di Unità Popolare:

“Quello che ci serve è un grande fronte popolare patriottico, caratterizzato da credibilità, affidabilità e altruismo. Un fronte che farà rivivere le speranze tradite, che farà superare le paure, e fornirà una prospettiva di vittoria alla corrente popolare e giovanile del NO manifestatasi il 5 luglio".

“In questa iniziativa non ci sarà spazio per logiche monolitiche e le pretese di verità esclusiva. Una varietà di sensibilità sociali, tradizioni politiche, e preferenze ideologiche avranno il loro posto. Si tratta di un prerequisito per la sopravvivenza di questo fronte che il suo funzionamento sia democratico, centrato sugli attivisti stessi, le richieste e le risposte che essi avanzeranno”.

“Nazionalizzazione delle banche che funzioneranno in un regime di controllo sociale, con garanzie certe per i risparmi dei cittadini. Il nuovo sistema bancario nazionalizzato, liberato dalla morsa della Banca centrale europea (BCE), dovrà cancellare il debito per le famiglie stremate dalla crisi e fornirà la liquidità altrettanto necessaria per le piccole e medie imprese a rischio di chiusura”.

“Saranno necessarie politiche di pianificazione democratica a livello centrale e regionale, con la partecipazione e meccanismi di co-decisione che coinvolgano le comunità locali”.

“La richiesta di un'uscita dalla zona euro e di una rottura con le politiche neoliberiste e le scelte dell'Unione europea, che ha imboccato una traiettoria sempre più reazionaria e  antidemocratica, sarà posta all’ordine del giorno non come il prodotto di qualche ossessione ideologica ma nei termini di un decisivo realismo politico”.

“Quali che siano le inevitabili difficoltà dei primi mesi, nulla giustifica l'atteggiamento di quelle Cassandre che equiparano una tale mossa con il disastro economico e la rovina nazionale. Nel corso del XX secolo, sessantanove unioni monetarie sono crollate su questo pianeta senza che questo significasse la fine del mondo. L'introduzione di una valuta nazionale come prerequisito per l'attuazione di un programma progressista di ricostruzione e per l’uscita dal marasma, non è solo una valida opzione; è un'opzione di speranza, che renderà possibile avviare il paese su una nuova traiettoria di sviluppo”.

“Noi siamo contro la nuova "guerra fredda" e una nuova divisione dell'Europa con la costruzione di nuovi muri contro la Russia. Ci opponiamo alle opzioni  imperialiste e all’avventurismo militare della NATO. Ci impegniamo per l'uscita della Grecia da questa coalizione, una macchina da guerra che disintegra gli Stati, tiranneggia i popoli, e destabilizza un ampio arco geopolitico della nostra regione dall'Ucraina orientale al Medio Oriente. Faremo una campagna per la rimozione delle basi americane-NATO, per la non partecipazione della Grecia a qualsiasi organizzazione imperialista”.

“Lanceremo inoltre un'ampia consultazione sociale per una profonda revisione della Costituzione e del sistema politico e per eleggere una nuova assemblea costituente”.

“Per noi la conquista del potere governativo non è un fine in sé. Esso è subordinato all’obiettivo più generale di consegnare il potere politico alla più ampia alleanza popolare. Serve un programma per l’uscita immediata dall’impasse di oggi, cosa che può essere imposta solo da un governo sostenuto dal potere del popolo organizzato e dalle proprie istituzioni specifiche, dal movimento operaio, dal movimento giovanile, dai movimenti locali e ambientali e di solidarietà, dalle forme di autorganizzazione popolare”.

martedì 8 settembre 2015

Gary Webb: eroe moderno

Riporto il discorso finale di Gary Webb, tratto dal film che racconta la sua storia, “Kill the messenger“, in italiano “Le regole del gioco“. Spero non me lo blocchino per violazione del copyright, anche perchè vi invito caldamente a vedere questo film che riproduce fedelmente la storia del giornalista investigativo venuto a conoscenza del traffico di droga messo in atto dalla CIA (sì, proprio da loro, mentre dall’altra parte mettevano in galera migliaia di giovani americani, per lo più neri) con la scusa (puerile, per non dire criminale) di “finanziare la guerra dei terroristi in Nicaragua.”
La scena che riporto riguarda la cerimonia di premiazione come miglior giornalista dell’anno.Gary Webb aveva vinto quel premio per la pubblicazione online del dossier “The dark Alliance” (l’alleanza oscura) in cui denunciava i legami fra il governo degli USA e i trafficanti di droga (che poi alla fine erano indistinguibili, gli uni dagli altri). La scena inizia con la sua immaginazione: una apoteosi, tutti i colleghi e gli amici che si complimentano con lui… ma la realtà è ben diversa: ormai relegato in una sede di provincia, messo in condizione di abbandonare il giornalismo dai suoi stessi datori di lavoro, alla fine consegna le sue dimissioni ed esce da una sala fredda e distante.
Perchè? Ma perchè nessuno voleva sentirsi dire quello che lui aveva raccontato. Era troppo. Il mio governo alleato coi peggiori trafficanti? Peggio, il mio governo è il peggiore dei trafficanti? Non lo si può sentire. Ma lui non la pensava così. Lui pensava che il suo mestiere, il mestiere di ogni giornalista, fosse quello di raccontare la verità. Ma così non pensavano i suoi editori. Come raccontato dall’avvocato Paolo Franceschetti, nella sua breve esperienza di giornalista si era reso conto che lo scopo dei giornali non è quello di diffondere la verità, ma di nasconderla.
verita
Ogni giorno noi ci troviamo di fronte a scelte, grandi e piccole, che ci pongono di fronte ad un bivio:fare ciò che è giusto, anche quando questo costa fatica, sacrifici, rinuncia a certe comodità, o scegliere la via più comoda? A volte tali scelte sono esistenziali, a volte semplicemente scorciatoie. Ma dipendono sempre da noi E se non siamo capaci di perseguire sempre il bene, ad ogni costo, anche nelle piccole scelte, come quando scegliamo ad esempio di acquistare beni da multinazionali che sfuttano i lavoratori, solo perchè costano meno, beh, allora non lamentiamoci: saremmo falsi. Troppo facile prendersela col politico di turno. Cominciamo con le nostre scelte, nel nostro piccolo, ogni giorno.
Anche se l’unica (si fa per dire) soddisfazione fosse quella di sentirsi dire da qualcuno (dal figlio in quest caso): “Papà, sono orgoglioso di te“. Perchè non abbiamo altre vite. Questa è l’unica e dobbiamo impiegarla al meglio.

lunedì 7 settembre 2015

Il pathos mediatico per la morte di Aylan: dietro uno scopo politico più' grosso?

vignetta bimbo mortoFonte http://www.thelivingspirits.net/
"Da M. Blondet: "una manipolazione di troppo? La gente non la beve. Attenti, politici, alla frattura che state aprendo fra voi e i vostri popoli.


 E’ una manipolazione di troppo?
di   5 settembre 2015  
E’ proprio un’operazione. Come aveva annunciato detto il direttore della Stampa, Mario Calabresi, pubblico la foto del bambino perché “questa foto farà la storia. È l’ultima occasione per vedere se i governanti europei saranno all’altezza della Storia”. Sono le stesse parole di Bernard Henry Levy: “Questa immagine farà muovere quelli che ci governano”.
Insomma, è un ordine. 
Di colpo, tutti d’accordo. Il governo belga caccia i suoi senzatetto dai ricoveri per metterci i rifugiati. Il premier finlandese Sipila offre ai profughi dalla Siria la sua casa di campagna. Mattarella non offre niente (e sì che ne ha di metri quadri) ma ci dà tutte le lezioni del caso: quell’immagine è “straziante e confligge con i valori d’Europa” (devono averglielo scritto). La Mogherini: “Finito il tempo dello scaricabarile”. 
Persino Cameron, che fino a ieri no e poi no: “Piuttosto che prendere altri rifugiati, fare la pace in Siria”, adesso ha capito. Forse qualcuno gli ha telefonato, ed ora: “Prendiamo migliaia, migliaia di rifugiati”, e stanzia 100 milioni di sterline. E la Germania? “Ne prediamo ottocentomila, anzi senza limiti”: va bene che ha un problema di demografia e scarsezza di forza-lavoro, ma qui qualcosa puzza. Che la Merkel sia stata commossa dalla foto del bebé, è lecito nutrire qualche dubbio. Su Hollande – che ha deriso i cittadini poveri di Francia chiamandoli “i senza denti” – il dubbio è certezza. Eppure i due compari, vista la foto di Aylan, hanno indetto un vertice urgente ed…hanno imposto le quote: quote obbligatorie per tutti e ciascun paese d’Europa. 
Ora, alzare una solo critica espone ad accuse di disumanità, insensibilità, durezza di cuore. Ma tuttavia, le quote, che senso hanno? E perché obbligatorie? Perché devono essere intimate dalla Commissione e i suoi funzionari, a scanso di multe agli Stati membri? E’ un nuovo atto di forza contro le sovranità nazionali. L’idea stessa di una quota obbligatoria è ripugnante, perché va nel senso di una Europa diretta sempre più da un “diritto” che scavalca le volontà democratiche dei popoli. L’ennesimo golpe della tecnocrazia, che ha già celebrato la sua trista vittoria sulla Grecia. Ma inoltre, in uno spazio Schengen senza frontiere, fissare ‘quote’ per ogni paese è una idea stolta, inane: appena ottenuto asilo poniamo in Italia o Spagna, i profughi se la filano in Germania. 
La Germania avrà bisogno di 6 milioni di abitanti in più fra 15 anni; si sceglie i profughi “migliori”, siriani probabilmente mediamente istruiti e più facilmente integrabili; ha un’esperienza in proposito visti i milioni di turchi emigrati. Berlino agisce con un senso ben capito del suo interesse (come ha sempre fatto). Ma perché tutta questa messinscena? A che bisogno risponde questa lacrimazione mediatica, questo volerci strappare il pianto e la commozione ad ogni costo? La manovra della commozione – che in ogni momento si rivolta in un’accusa di disumanità per gli “insensibili” – ha chiaramente il senso di stroncare in Europa ogni dibattito su questo tema. 
Perché, probabilmente, c’è dietro uno scopo politico più grosso. 
bimbo morto siria
Su questo, alcune ipotesi:
“Israele vuole gettarci qui i palestinesi di Gaza”
E’ la tesi di Udo Ulfkotte, il giornalista di Frankurter Allgemeine Zeitung dove ha lavorato per 17 anni come notista politico, prima di diventare famoso denunciando di essere stato a libro-paga dei servizi Usa, e smascherando il controllo che sui media europei che esercita Washington, pagando i cari colleghi. 
Adesso Ufkotte indica un rapporto dell’Onu (Unctad) appena uscito, dove si afferma che “entro meno di cinque anni la striscia di Gaza diverrà inabitabile”. La popolazione vive ancora accampata sulle macerie prodotte dalle forze armate israeliane nel 2008 e poi ancora nel 2014. Il 72% delle famiglie di Gaza è in situazione di insicurezza alimentare, la disoccupazione è al 44%, il Pil della striscia è calato del 15 per cento. “La guerra (quella del 2014, a senso unico) ha eliminato ciò che restava della classe media – scrive il rapporto UNCTAD – relegando la totalità della popolazione alla miseria e alla dipendenza dall’aiuto umanitario internazionale”:
In breve: Israele ha ottenuto ciò che voleva. Rendere impossibile la vita ai palestinesi, per impadronirsi anche di quella Striscia , sacro suolo di Sion. Secondo Ulfkotte, la Merkel avrebbe stretto un accordo segreto con i giudei per prendere in Europa qualcosa come un milione e mezzo almeno di palestinesi. La grancassa sui rifugiati siriani sarebbe solo il pretesto per imporre “direttive” pan-europee – ecco il motivo delle quote – che liberino i giudei dai loro peso di sub-umani. Così finalmente Israele avrà sloggiato i goym e recuperato l’intero territorio biblico di re David. La perfetta ed ultima pulizia etnica. 
Ha ragione Ulfkotte? Io riferisco, staremo a vedere. La grancassa potrebbe anche essere mirata, magari come effetto secondario, ad un altro scopo politico: 
Provocare un “regime change” in Ungheria. Basta vedere e ascoltare le torme di giornalisti inviati sul posto, che sputano nei loro reportages alla lacrima e all’indignazione, contro i poveri poliziotti di Budapest, contro il cattivissimo Orban, colpevole d far rispettare le frontiere anche con l’esercito, se del caso. 
“Non ha capito che l’epoca delle frontiere è finita”. E soprattutto, i giornalisti non dimenticano mai di insinuare che Orban è un nazionalista, un autoritario, che in Ungheria la popolazione vota per i fascisti. Allora è necessaria una “primavera magiara”. Orban dovrà essere sostituito da un Mario Monti ungherese, uno al servizio della Commissione. 
Da segnalare che l’enorme grancassa mediatica, forse perché tanto esagerata, non ha convinto l’opinione pubblica. In Francia per esempio un sondaggio di Figaro mostra un forte scarto tra il sentimento popolare e la commozione mediatica pagata . Il popolo non la beve, “la maggioranza dei francesi rifiuta la quote di immigranti”; una maggioranza che tocca il 91% tra i simpatizzanti del Front National. A tal punto che Le Figaro si domanda se ciò “non segnali una frattura fra il popolo e le elites”. Il popolo non si lascia commuovere, sfida le elites che piangono sul bambinello siriano affogato a Bodrum . Un sentimento
Attenzione a questa frattura nella società: le “elites”, non solo francesi, stanno giocando col fuoco. 
La gente annusa la sopercheria e rigetta il ricatto morale a tal punto, che qua e là esprime un dubbio sul povero bambino fotografato sulla spiaggia. Era vero? E la “narrativa” che circonda la sua morte, è autentica?
Il papà di Aylani , che ha perso l’intera famiglia quando il suo canotto, con cui tentava di raggiungere Kos, s’è rovesciato, adesso non vuole più emigrare, vuole tornare a Kobani, dove abitava (dice) per seppellire i suoi: anzi ci è già tornato, i media hanno mostrato il seppellimento. In quella Kobani  da cui è fuggito per la guerra che vi combattono l’ISIS e i curdi. E’ tanto facile tornare in una città in guerra da cui si è fuggiti, con tre salme? 
In realtà, dal Wall Street Journal si apprende che il disperato padre ha lavorato a Damasco come barbiere, poi la guerra civile lo ha spinto a spostarsi a Kobane; ma da tre anni viveva in Turchia, lavorando come muratore. Ha un sito Facebook dove ha postato sue foto con la famigliola, mentre danno da mangiare ai piccioni di una famosa moschea di Istanbul. Ma guadagnava troppo poco, racconta (17 euro al giorno), e così ha pensato ad emigrare. Ha una sorella in Canada che ha fatto la richiesta per lui. Le autorità canadesi l’hanno rifiutato, considerandolo un profugo per ragioni economiche. 
E poi: “Passare dalla Siria in Turchia, pagare dei trafficanti per traversare il mare, sbarcare in Europa per prendere alla fine un aereo per il Canada? Difficile credere a un tale progetto”: così “Egalité et Réconciliation”. D’accordo, un  sito “Populista”: Ma dice il clima come si respira sui social di mezza Europa. Miriadi di vignette rivelano il dubbio sulla soperchieria. La gente non la beve. Una manipolazione di troppo? Attenti, politici, alla frattura che state aprendo fra voi e i vostri popoli.
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domenica 6 settembre 2015

IL PENSIERO CREA FORME... EGREGOR, GREX, GREGIS..


http://www.mutatemente.com/egregore.html

Il pensiero crea forme...
Il più banale degli esempi che posso farvi è: anche il computer che state usando per leggere questo articolo prima di essere creato solidamente è stato pensato.
Sappiamo bene che vi sono molte varietà di pensiero, in generale, possiamo dire che i pensieri maligni o egoisti, quelli cattivi per essere esplicito, si identificano con la materia più grossolana, mentre i pensieri buoni ed altruistici con quella più fine, quella dei "piani superiori".
Se il pensiero è sufficientemente forte e definito, si viene a creare una struttura energetica, chiamata comunemente forma-pensiero, che sarà tanto più potente e resistente, quanto più forte è stato il pensiero che l' ha generata. Quando i pensieri non sono individuali ma provenienti da un gruppo di persone, si generano "agglomerati energetici" chiamati anche "Egregore".
La parola “egregor” ha la medesima radice di aggregare e deriva dal latino “grex, gregis”.
La parola quindi significa raggruppare, mettere assieme.

Bisogna comunque distinguere "Egregoro" da "Egregora" perché sono due cose completamente diverse. Egregoro o Eggregoro per gli gnostici è un Essere (da alcuni è definito anche Angelo) connesso con la gerarchia superiore o con forme spirituali superiori altamente evolute, protegge ed ispira gli individui nel loro cammino evolutivo.
L’Egregora è come detto prima, un aggregato di energie mentali, di forze psichiche, di bassa o alta qualità, creata da uomini o da Egregori o da Intelligenze.
Più il tempo passa e più l'Egregora può crescere se alimentata costantemente dall'attività psichica conscia o inconscia. Le vibrazioni emesse da un pensiero tendono a riprodursi ogni qualvolta che ne hanno l'occasione. Perciò, quando urtano un altro corpo mentale, tendono a far nascere in esso una vibrazione simile a quella originaria.
Una forma-pensiero si può paragonare a un accumulatore di energia pronto a scaricarsi, o a caricarsi ancor di più, se trova delle vibrazioni simili a quelle che l'hanno generata. Pertanto la potenza del pensiero di più persone unite è sempre molto più grande della somma dei loro pensieri separati, può servire per il bene o per il male (dipende quale forma pensiero l' ha creata) e può crescere fino a diventare universale, immensa, ecco che diventa molto importante stare sempre molto attenti a cosa pensiamo, desideriamo o auguriamo.
Nel linguaggio massonico con il termine "Egregore" viene indicata una entità collettiva ideale, fondata e sviluppata spiritualmente da una catena fraterna che si riconosce solidale in una comune idea. I loro pensieri o desideri che vanno tutti nella medesima direzione formano un egregore impregnato, nutrito, modellato da quella collettività.
Tutte le religioni, tutti i movimenti spiritualisti hanno creato la loro. Lo stesso accade per i movimenti politici o per qualsiasi altra situazione che riunisca un gruppo di persone con lo stesso ideale.
Quando un nuovo membro si aggiungerà al gruppo, esso si sentirà più o meno a suo agio in base al suo modo di sentire e di pensare. Se il suo modo di sentire e di pensare è in generale accordo con lo spirito di gruppo, egli si troverà bene, altrimenti dovrà adattarsi cambiando il proprio modo di sentire e di pensare, oppure dovrà andarsene.

Le organizzazioni politiche, religiose, sportive, hanno tutte un logo che le rappresenta, e in quasi tutti i casi vengono usati simboli che hanno valori o significati molto potenti. Questi simboli hanno uno scopo preciso: concentrare e rafforzare la forma di pensiero che appartiene a quella società, organizzazione o movimento. Ecco perché generalmente le persone che vi appartengono, vedono come valide solo le idee proposte dalla loro associazione.
Praticamente ogni gruppo di persone sotto qualunque simbolo crea un'Egregora.
Quando una persona dichiara di far parte a qualche gruppo, che sia religioso, politico, la squadra di calcio o un' associazione, non è più una persona libera perché vincolata dalle sue regole, doveri, obblighi e costrizioni. Questo non deve essere inteso come una cosa negativa, soprattutto se il gruppo di appartenenza ha scopi benefici, l'importante è avere coscienza di quello che si fa per non trasmettere a qualcun' altro il frutto del nostro pensiero/operato, o per non farci prosciugare le energie dall'Egregora stessa.
In un gruppo con obiettivi spirituali lo spirito di gruppo può acquisire una ulteriore ed importante caratteristica. Se la persona che lo dirige ha degli obiettivi ben chiari e definiti, se tiene sempre conto delle leggi universali e lavora costantemente a tutto questo, allora avrà prodotto, attraverso il suo lavoro cosciente, la creazione di uno spirito di gruppo evoluto e connesso con la gerarchia superiore o con forme spirituali superiori altamente evolute che permetteranno di energizzare fortemente gli aspetti positivi dei componenti del gruppo, ottenendo protezione e ispirazione per il proprio lavoro spirituale o cammino evolutivo. Contrariamente per esempio, un gruppo di manifestanti di un qualsiasi movimento politico che si accinge a manifestare. Giorni prima iniziano i "riti" di preparazione, riunioni fra i diversi sottocapi, durante le quali si creano slogan e frasi che possano colpire il pubblico (mantra di potere).
Così tutti i partecipanti, come un esercito, perdono l'individualità e il tutto si trasforma in un unico essere, un'unica e sola mente che dirige il tutto: l'Egregora!
Così un essere pensante, un individuo, si converte in massa e può essere manipolato a volontà. Dovremmo poter partecipare a tutto senza appartenere a nulla, usare il pensiero con il cuore e desiderare con coscienza.

fonti ed ispirazioni:
The concept of EGREGORE in AMORC (Pierre S. Freeman)
http://salemos.tripod.com/index-50.html
http://www.thule-italia.com/esoterismo/egregore.html
http://www.eft-groups.com


"Nello stesso modo con cui possiamo avvelenare il corpo fisico, se consumiamo del cibo pericoloso, o purificarlo se ce ne prendiamo buona cura, così è possibile avvelenare o purificare le nostre personalità". (Daskalos)

"I pensieri sono azioni e sono i figli del rapporto raggiunto fra il mentale e l’ anima, e hanno la loro relazione con lo spirito e il piano di esistenza dell’ anima, come lo hanno sul piano fisico o terreno. Ciò che una persona pensa continuamente, lo diventa, ciò che si tiene caro nel cuore e nella mente diventa una parte della pulsazione del proprio cuore." (Edgar Cayce 3744-4)

venerdì 4 settembre 2015

QUESTA FOTO È UN RICATTO – DI MAURIZIO BLONDET

IL RICATTO
di Maurizio Blondet
Quando il CorriereLa Stampa, e Il Manifesto pubblicano la stessa foto in prima pagina , il lettore avvertito capisce che è in corso un’operazione. Non che la foto non sia straziante; deve esserlo. Il Manifesto quasi ha scoperto il gioco col suo titolo rivoltante, cinico : “Niente Asilo”. Una battuta ‘di spirito’  – chissà che risate –  sul corpicino, venuta sù come vomito dal peggior rigurgito romanesco, dimostra che i compagni del Manifesto, quando l’hanno escogitata e trovata buona, non stavano pensando al piccolo Aylan, o come si chiamava; stavano pensando a Salvini. E come con quella foto lo stavano inc***do.
Perché quello è il motivo della foto, dell’operazione:  stroncare ogni obiezione politica e razionale sulla “accoglienza senza limiti”, ogni ragionamento sul perché e sul come. E mobilitare il sentimentalismo della massa che vive nell’irrealtà (quella che su Facebook si scambia immagini di gattini), orripilarla, farla reagire di fronte a questa intrusione della realtà: “Bisogna fare qualcosa! Subito! Accoglierli!”.
Il più untuoso è stato il direttore de La Stampa, Mario Calabresi. Ha postato la foto con un commento in cui raccontava come si è macerato ed ha sofferto: non voleva pubblicarla, troppo cruda; poi “Ho cambiato idea…E’ l’ultima occasione per vedere se i governanti europei saranno all’altezza della Storia. E l’occasione per ognuno di noi di fare i conti con il senso ultimo dell’esistenza”.
Il suo commento è piaciuto alla cosca di RaiTre, che l’ha chiamato, il Calabresi, a lacrimare sulla necessità di accogliere. Ebbene: in un’ora, il direttore di uno dei maggiori giornali italiani, esperto di politica estera e americana, è riuscita a non dire chi sono i responsabili della tragedia che si è rovesciata sul popolo siriano. E’ riuscito a non pronunciare mai la parola “Stati Uniti”, a non dire che i terroristi in guerra contro Assad sono alimentati dai sauditi, addestrati dagli
americani, e sostenuti dalla Turchia, e i feriti dell’ISIS, sono curati negli ospedali israeliani.
Una disinformazione disonorevole, ma evidentemente Calabresi  fa’ il suo lavoro per queste operazioni. Perché il pubblico avvertito – ma non quello di Facebook – deve capire che foto atroci arrivano ogni giorno ai giornali, dalla Siria: impiccati, decapitati dai “ribelli anti-Assad”.
Quelle non si pubblicano, si ha rispetto del vostro stomaco, vi si lascia ad intenerirvi coi gattini. “Non le possiamo pubblicare”, ha sempre ripetuto Calabresi.
Dunque, il pubblico avvertito deve intuire che, se “questa” l’hanno pubblicata, è per suscitare un effetto. Un effetto psichico collettivo, su di voi. Convincervi che “la politica deve fare qualcosa, subito”.
E infatti la politica, sulla spinta della vostra emozione sapientemente provocata, “farà qualcosa”. Era già pronta a fare qualcosa, fra poche settimane il problema dei profughi sarà affrontato all’ONU…era tutto previsto. Ci mancava la foto che vi avrebbe fatto accettare quel che hanno già deciso.
Perché non dovete credere che Calabresi abbia il cuore tenero verso tutti i bambini.
Ha scelto di “non” pubblicare la foto che vedete qui [noi di losai l’abbiamo pixelata ma tanto si capisce…]:
ricatto
Un bambino di 5 anni, Raed Mohammed Sari, ucciso mentre giocava sulla spiaggia di Gaza da un aereo israeliano, senza motivo alcuno, il 16 luglio del 2014.
Come sapete, ce ne sono a dozzine di foto così da Gaza. Calabresi ha scelto di “non” pubblicarle. Per non farvi reagireall’orrore che Israele sta commettendo a Gaza, per non farvi gridare, di pancia, che “bisogna fare qualcosa”.
Gaza child 2011Dunque, se Calabresi, e quelli del Manifesto dalla battuta odiosa, e quelli del Corriere, hanno “scelto”, questa volta, di pubblicare quella foto, è perché vogliono esercitare il ricatto morale contro di voi.
Non vi dicono che cosa davvero succedere alla povera Siria, da cosa fuggono i siriani. La rete tedesca Deutsche Welle ha mostrato centinaia di camion carichi di materiali per l’ISIS in attesa, in lunga fila, nel posto di frontiera turco di Oncupinar, per poi scaricare i loro rifornimenti al Califfato; basterebbe che la Turchia fosse obbligata a smettere questo traffico, e la guerra finirebbe. Time Magazine ha raccontato in un reportage come equalmente Tal Abyad, la cittadina siriana di confine con la Turchia, era vitale per i rifornimenti dell’ISIS, e come la perdita di questa cittadina attaccata dai curdi avrebbe ridotto drasticamente la capacità combattiva dei decapitatori. Era giugno, e la AP vantava che i curdi avanzavano grazie agli intensi bombardamenti americani contro le posizioni del Califfato… quando per gli Usa, che hanno la base ad Incirlik in Turchia, non fanno nulla per tagliare le linee di rifornimento che dalla Turchia partono per il Califfo, sul confine dove operano commandos Usa e gente della Cia.
Le forze curde e quelle di Assad stanno sforzandosi entrambe di tagliare le linee di rifornimento del nemico. Ma sono entrambe limitate da una “zona di sicurezza” che gli Stati Uniti e i suoi alleati regionali hanno creato in territorio siriano alla frontiera, e che continuano ad allargare; quando l’armata siriana ha provato ad attaccare, l’aviazione turca e quella israeliana hanno aggredito le forze siriane, evidentemente per difendere questi “santuari” creati allo scopo di proteggere i terroristi jihadisti.
Gli Usa potrebbero eliminare l’ISIS in un mese – tagliando i rifornimenti – senza nemmeno entrare con alcuna truppa in territorio siriano. I profughi siriani tornerebbero a casa loro, l’orrore finirebbe…è vero, noi italiani resteremmo con il problema degli africani che non fuggono da nessuna guerra, i cui paesi sono in tumultuoso sviluppo – ma almeno Calabresi avrebbe finalmente fatto qualcosa per la pace – se avessero detto quel che continuano a tacere. I nomi dei colpevoli, e l’appello a “fare qualcosa”.

martedì 1 settembre 2015

L’arte di lasciare le vacche – Thich Nhat Hanh


Un giorno il Buddha sedeva nel bosco con trenta o quaranta monaci. Avevano fatto insieme un ottimo pranzo e stavano in buona compagnia l’uno dell’altro, sopraggiunse un contadino molto triste, che chiese al Buddha e ai monaci se avessero visto passare le sue vacche. Il Buddha rispose di no. Allora il contadino disse:
Buddha
«Monaci, sono così depresso. Avevo dodici vacche e non riesco a capire perché siano fuggite. Avevo anche una piantagione di sesamo di alcuni acri, ma gli insetti l’hanno interamente divorata. Sono tanto infelice che vorrei morire».
Il Buddha disse:
«Amico mio, non abbiamo visto alcuna vacca passare di qui. Forse devi cercarle nell’altra direzione».
Il contadino ringraziò e scappò via, mentre il Buddha si rivolgeva ai monaci:
«Amici miei, siete le persone più felici del mondo, perché non avete vacche da perdere. Se aveste vacche da allevare sareste indaffaratissimi. Perciò per essere felici, dovete imparare l’arte di lasciar andare le vacche. Lasciatele andare a una a una. All’inizio credevate che queste vacche fossero necessarie per essere felici, ma adesso vi rendete conto che non sono affatto essenziali per la vostra felicità, ma che, al contrario, costituiscono un ostacolo. Perciò vi siete decisi a lasciarle andare».
(da un discorso di Thich Nhat Hanh, Castelfusano, aprile 2003 – perle.risveglio.net)

Questo mondo esiste solo grazie al respiro, ossia del…vento! Siete potente, dormendo un pensiero sorge e voi create un altro mondo, un sogno...