venerdì 4 dicembre 2015

Dal libro Illusione o realta di Ranit Maharaj

14 maggio 1998 (Parigi)
Domanda:  Quando  sono  in  sua  presenza  sono  commosso  e  mi  sento  meno
attaccato al mondo. Questo distacco provoca una certa tristezza in me. Poi ho
l’impressione di sapere qualcosa e sento che l’ego è presente.


Maharaj:Quando dimentichi tutto provi tristezza perché non sai ancora cosa devi
fare. Tutti passano attraverso questa tristezza, questo vuoto. La maggior parte
arriva  fino  al   punto  zero,  poi  torna  indietro.  Tu  devi  andare  oltre  lo  zero,
trascendere lo spazio.
Sei tanto sottile! Provi tristezza e vuoto perché non capisci. Quando capisci che
tutto è illusione, allora tutto si dissipa. Ti chiedi che cosa devi fare, vuoi sempre
conoscere qualcosa. Voler sapere è abitudine della mente. Ma chi conoscerà? Ecco
perché la tristezza ti invade.A questo punto è necessario un maestro che ti porti a destinazione. Non dovresti
provare questo vuoto, questa tristezza: questo stato è dovuto all’ignoranza, allo
zero. Hai dimenticato te stesso, che fare adesso? Perciò ti devi spingere al di là
dello zero. Zero significa niente, e tu sei triste per questo? Hai paura perché
desideri che ci sia qualcosa. E’ normale che la mente senta il pericolo perché sta per
morire e, a questo punto, non c’è più alcuna entità. La dualità persiste finché c’è la
mente,  devi  dunque  capire  senza  la  mente.  La  mente  vuole sempre  qualcosa  di
esterno, un oggetto, ma il maestro ti guida verso la comprensione che non è una
conoscenza oggettiva. In questa comprensione non c’è né gioia né tristezza, ci sei
solo tu e nient’altro è necessario. Si chiama unità. Non c’è più dualità, significa che
non c’è né tristezza né vuoto.  Quando ti svegli la mattina sei fresco e riposato.
Questa freschezza proviene dal fatto che hai dimenticato il mondo, ed una vera
allegria penetra il tuo spirito. La tristezza si dilegua.
E’ naturale sentirsi bene in presenza del maestro ed anche chiedersi: ‘’Come fare
senza di lui?’’ Il maestro ti conduce al posto giusto e la mente deve seguire. Allora
tutto andrà bene, anche se sei lontano da lui fisicamente. Il problema è che la mente
non vuole morire, così si rivolge alle cose del mondo; gli manca sempre qualcosa,
vuole oggetti tangibili. Ma quando capisci che tutto quello che fai è niente, che cosa
ti può portare il ‘’di più ’’? In questo modo il maestro non ti può dare niente perché
tutto è niente. Tu sei la Realtà.
Hai dimenticato te stesso, ecco perché il maestro ti dice tutto ciò. La Realtà è che
tu ed il maestro siete una cosa sola. Quando non c’è niente, cosa resta? Te stesso.
Dimentica l’ego, l’io, e mai più proverai tristezza. Tutto è la Realtà, ecco tutto: lo
chiamano stato senza stato, o Realtà senza pensiero. Tu cerchi la gioia ed il piacere,
ma là più niente rimane. La gioia e la tristezza fanno parte del funzionamento della
mente. Dimentica la mente perché, se non l’abbandoni, non sarai mai felice. Non c’è
niente da ottenere, devi solo conoscere te stesso. E’ la conoscenza a creare tutti
questi stati, ma essa stessa è soltanto un pensiero. Finché provi qualcosa significa
che  la  mente  non  è  sparita  del  tutto.  L’illusione  deve  essere  eliminata
completamente ovvero, quello che non è deve sparire. Allora soltanto potrai capire.
Tutto si è sovrapposto alla Realtà: il mondo intero non è altro che la sua ombra. Se
capisci questo che cosa resta da compiere o da ottenere? L’ombra non è reale, è
quello che sta alla base che è reale. La tristezza proviene dall’amore per l’illusione;
non appena vuoi qualcosa di più significa che hai dimenticato te stesso. Non c’è
niente  da  acquisire,  in  questo  stesso  momento  tutti  sono  la  Realtà.  Una  volta
eliminati i concetti sbagliati, la comprensione chiara e penetrante si rivela.  Il
maestro deve essere abbastanza forte per condurti a questo punto. Quando sei
stato lontano da casa per molto tempo sei contento di tornare a casa. Qui è la
stessa cosa: per numerose vite hai dimenticato la tua origine e quando ritrovi te
stesso sei contento: ‘’Non sono né questo né quello, ma la Realtà.’’ Allora non ti crucci
più di niente.
Quando hai lavorato per anni aspiri alla pensione e, quando sei in pensione, ti chiedi
come occupare il tempo.  La mente cerca sempre uno stato diverso e vuole solo
quello che non ha. E’ necessaria dunque la morte della mente, dell’ego.

Fonte questo fantastico libro.  http://www.isabelladisoragna.eu/ebooks/Illusione-o-realta.pdf

mercoledì 2 dicembre 2015

La vita in atto – Jacques Castermane

«… quando nella meditazione porto l’attenzione al va e vieni della respirazione, osservo un’azione dell’essere. … La piena coscienza del respiro apre la porta alla calma interiore, qualità d’essere che è già presente nel più profondo dell’essere ma che spesso ignoro perché sono chiuso in quell’altro livello d’essere che è il me inquieto e agitato. Facendo regolarmente l’esercizio della meditazione, rinnovo l’esperienza della calma, sintomo dello stato di salute fondamentale dell’essere umano. …»
3Ml: In un cammino di conoscenza di sé ci si trova confrontati rapidamente con la questione dell’io, del me. In altri termini, chi agisce? Come vivere il modo in cui l’io può avere forme multiple in un cammino a finalità spirituale?
J.C. Ognuno di noi si identifica a quel livello d’essere che riassume nella parola me, senza dubitare che ci possa essere un’altra parte di sé, un altro livello d’essere, cui avere accesso. Credo che sia ciò che mi ha toccato nell’incontro con K.G.Durkheim. Egli parla del me esistenziale e di un altro livello d’essere che chiama Essere Essenziale. Preferisco Natura Essenziale.
Un’azione ordinaria, della vita quotidiana, l’azione di un artigiano o di un artista, può radicarsi nel me ordinario, ma può anche radicarsi a un livello più profondo, la nostra essenza. La questione allora è sapere se esiste un metodo permanente di scoprire quest’altro livello e rimanerci. Durkheim ci propone degli esercizi che permettono il passaggio da un livello all’altro. Io ho avuto la fortuna di praticare l’aikido, il tiro con l’arco e la cerimonia del tè. Questi sono cammini di scoperta e di conoscenza di sé.
Partecipando ad una settimana di pratica intensiva di meditazione senza oggetto, diretta da un maestro Zen giapponese, avevamo un colloquio quotidiano con lui. Avevo molte domande da porgli. Ma ecco che lui mi fece una domanda: “Quando respiri, chi è che respira?”
Ho trovato questo così ridicolo e superficiale in confronto alle domande su di me, che alzando le spalle gli risposi: “ma, quando respiro, sono io che respiro.”
Fu preso d un folle riso che mi meravigliò, ma poi il suo viso cambiò e con uno sguardo severo mi disse: “Se sei tu che respiri, smetti di respirare!”
Fu uno shock decisivo per l’intera mia vita. Facevo l’esperienza che c’è una realtà in me che partecipa all’impossibile, un livello d’essere dove il me non può fare niente.
E che quell’impossibile è l’origine stessa della mia vita, della mia esistenza. Siamo condizionati a cercare l’Essenza in una trascendenza, a cercare l’origine all’esterno. E là per me è stata la scoperta dell’essenza immanente. Questo mi ha immerso in una quiete interiore, in una serenità di cui non avevo ancora fatto l’esperienza. Quando vivete nella pienezza dell’essere, non si pone più la questione del senso della vita, perché ciò che sentite dà un senso. Avevo l’impressione di non aver più rapporto col passato e coll’avvenire. Non c’era che il presente. E questo elimina i rimpianti e le preoccupazioni!
(da sviluppocoscienza.it – Jacques Castermane – La vita in atto – 3ème Millénaire n. 93 – Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini)

lunedì 30 novembre 2015

Le comunità resilenti cambiano il mondo

Fonte: comune-info.net 


Coordinato da Grove Harris, venerdì 16 ottobre di quest’anno, al Parliament of World’s Religions di Salt Lake City (Utah) c’è stato uno sfavillante incontro tra Vandana Shiva e Starhawk. Questa sessione del parlamento, fondato nel 1893 a Chicago da Swami Vivekananda, Charles Bonney e Susan B. Anthony con l’intento di portare a uno scambio permanente tra il pensiero religioso d’Oriente e d’Occidente e che ha continuato da allora a riunirsi in varie parti del mondo, aveva messo a tema quattro filoni di riflessione, su questioni molto attuali e realmente interreligiose: la dignità delle donne e i diritti umani, i conflitti interreligiosi, il cambiamento climatico e le culture delle comunità indigene.
È stata la prima volta che la spiritualità femminile ha avuto voce autonoma e il tavolo con Vandana Shiva e Starhawk ha intrecciato nel migliore dei modi possibili il pensiero delle donne con il pensiero della crisi ecologica.
Il titolo della discussione era “Comunità resilienti, pace giustizia cibo e acqua”. Vandana Shiva, potente reincarnazione di Durga che combatte contro i demoni, ha esordito con molta franchezza e determinazione sottolineando come ogni forma di “comunità” sia ciò che maggiormente viene ostacolato dai detentori degli attuali interessi economici e politici, a cui il mantenimento delle disastrose condizioni attuali è del tutto funzionale, non importa se alla fine resterà solo terra bruciata e miliardi di profughi ambientali. Distruggere le comunità esistenti e rendere difficile la formazione di nuove serve a ridurre le persone a singoli individui privi di terra, di tradizioni e di diritti e non è altro che la prima, vecchissima regola dei sistemi di dominanza. Perché le comunità sono ricche di relazioni e dalle relazioni tra persone nascono le soluzioni ai problemi, la forza, il coraggio e le energie che portano a risultati positivi.
org
Enumera quindi tre punti cruciali per comprendere dove ciascuno/a di noi si colloca e che ruolo siamo pronti/e a giocare: il primo, come ci relazioniamo alla terra? Attraverso il possesso o la cura? La terra dà i suoi doni nel ciclo della nascita, crescita e raccolto, ma sta a noi accoglierli nel modo giusto. Un modo giusto e indispensabile nel presente è difendere i semi come beni comuni che ci sono stati affidati dai nostri Antenati/e. Occorre anche chiederci se abbiamo finora saputo difenderli in maniera efficace. O se invece ci siamo fatti istupidire dai prodigi e dalle promesse delle tecnologie agroalimentari che assicuravano (e nel breve periodo garantivano) semi abbondanti come prima mai se ne erano visti.
Diventando dipendenti da una scienza che in realtà è profondamente stupida perché seguendo il successo a breve termine e l’illusione che ci saranno sempre nuove terre da usare e poi gettare, ha rovinato ovunque e continua a farlo il sottile strato fertile del suolo coltivabile, prodotto da millenni di sapiente accumulazione di scarti, rifiuti, materiali in decomposizione.
Come Barbara Mann della Toledo University ha mostrato in un’altra sessione del parlamento (“Colei che dà la vita, Colei che dà la forma”), le donne native americane, per esempio, sono state le creatrici della terra su cui camminiamo attraverso un paziente e sacro lavoro di “terraforming”. Gli studiosi europei solo da poco cominciano a capirlo, chiamando la terra composta dalle donne “Terra Scura”. Ma non si trattava soltanto di compost, bensì di una sapiente miscela che conteneva molte sostanze nutrienti, dall’azoto al fosforo. Le donne erano particolarmente attive nelle cosiddette terre “marginali”, come quelle delle argille rosse e compatte del Sudest Americano. Quando arrivarono, gli Europei trovarono una terra straordinariamente produttiva per uno spessore di una trentina di centimetri almeno. Dopo averlo sconsideratamente dissodato con i loro aratri a versoio, lo strato di terreno fertile è andato distrutto dallo sfruttamento intensivo con coltivazioni estremamente esigenti, come il cotone e il tabacco. Nell’arco di soli 60 anni, dal 1778 al 1840, gli Europei hanno sfruttato e consumato tutto lo strato fertile, lasciando solo il substrato di argilla rossa, senza capire che la Terra Scura era stata deliberatamente e accuratamente prodotta e conservata dalle donne indigene,alle quali apparteneva.
Le monoculture della mente, ripete Vandana Shiva da almeno vent’anni ovunque la invitino a parlare, producono le monoculture dell’agricoltura intensiva, deserti ordinati di filari di piante solitarie che per crescere hanno bisogno di concimi artificiali e di massiccia protezione dai parassiti, non contenuti da nessuna difesa da parte di altre piante che normalmente costituiscono la biodiversità naturale di un campo o di un bosco qualsiasi.
9644455591_b421c3622d_b
Secondo: reclamare la biodiversità, perché tutto è interconnesso. Una scienza che ignora questo è una scienza ignorante. L’oggettività scientifica, che tanto ha imbonito le menti dei cittadini della modernità, semplicemente non esiste, perché non esistono”oggetti” in natura e anche le piante sono creature senzienti. Queste verità stanno ri-emergendo rapidamente alla consapevolezza dei tanti e le uniche vere risorse economiche che la stessa scienza appena nominata sta fornendo sono il prozac come rimedio all’ansia crescente, la chirurgia plastica per “disfare quel se stessi” in cui non ci si trova più a proprio agio e la vendita della merce “informazioni allarmistiche”. E chiude il suo intervento ricordando come già nel 2007 avesse scritto Soil not Oil (terra non petrolio) e oggi, in cui tutti cominciano ad andare in panico, lancia un altro slogan: Stop Panic Become Organic.
Ed è a questo punto che prende la parola Starhawk, con molta tranquillità e apparentemente sottotono: non a caso la moderatrice la introduce come the most uncommon common woman.
“Ho da poco finito di scrivere il seguito a La Quinta Cosa Sacra (testo amatissimo da un’intera generazione di ecofemministe), racconta, si chiama City of Refuge e raccontacome fare la rivoluzione”. E prosegue dicendo come non sia possibile parlare di sacralità della terra senza parlare di rifiuti (dirt): questa è la strada per evitare i gadgets con cui la scienza e il sistema cercano di rispondere al panico. E passa a parlare delle molte connessioni tra suolo e donne, di come le nostre priorità siano adesso “la terra, la gente, il futuro”. E, approfondendo il tema della comunità, invita a fare attenzione alla corretta accezione della parola: non ha più senso parlare solo di comunità umana, la parola comunità deve comprendere gli umani, gli animali, le piante, i batteri, i suoli ecc. ecc.
I batteri, prosegue, sono una stupenda manifestazione della Madre, e una comunità è fatta da tutti quanti vivono su uno stesso luogo della terra; si realizza pienamente nel momento in cui questa consapevolezza arriva alla coscienza e quando prendiamo decisioni che tengono insieme tutti questi aspetti di una comunità. È tempo di ragionare per “ecosistemi massivi” che includono tutti i sistemi viventi.
Noi sappiamo come rigenerare i suoli e le acque, abbiamo accumulato enormi abilità e capacità, non è questo sapere che ci manca per rispondere al panico, manca la volontà politica di mettere in atto ciò che sappiamo e possiamo fare da subito. Quando ci alziamo in difesa dei beni comuni, stiamo facendo un gesto sacro, proteggiamo noi e la sacralità della terra.
Infine, rispondendo ad alcune domande dei presenti, attenti e affascinati, a una domanda su Navdania Vandana Shiva risponde che, lungi dall’essere una consociazione brevettata di semi di piante indiane, nove è il numero che indica il più alto livello di diversità e quindi ogni luogo, ogni clima ha la sua combinazione esemplare di nove semi. E che acqua e suolo sono la stessa cosa. Il furto della terra (land grabbing) è il furto dell’acqua e viceversa, uno non esiste senza l’altra. Come piccolo ma chiaro exemplum finale ricorda che vari luoghi del pianeta si stanno difendendo dal saccheggio delle multinazionali agroalimentari dichiarandosi “zone coca cola free” e scuole che si proclamano “coca cola free”.
.
*Attiva nel movimento delle donne dagli anni Settanta, Luciana Percovich si è occupata di formazione presso la Libera Università delle Donne di Milano, ha diretto collane di saggistica (attualmente la collana Le Civette/Saggi per l’Editrice Venexia) e scritto su varie riviste occupandosi di medicina delle donne, scienza, antropologia, mitologia e spiritualità femminile (tra i suoi libri più importanti «Colei che dà la vita, Colei che dà la forma. Miti di creazione femminili, Venexia, 2009»). 
.
DA LEGGERE
Difende la sua terra dal business del petrolio, quindi va condannata
I frutti dispersi dai movimenti delle donne
C’è bisogno dell’empatia delle donne, per vedere e capire il mondo
È il mondo di tutti, dicono le donne Veronika Bennholdt-Thomsen
Una civiltà della post-crescita ha bisogno di un modo nuovo di pensare, in cui il cambiamento è concreto, corporeo, cooperativo, favorisce senso di responsabilità. E viene dal basso. Per farlo, lo slogan della decrescita deve intrecciarsi con una prospettiva di genere
La donne difendono la terra e creano un mondo diverso

Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it 

sabato 28 novembre 2015

Luther Burbank

Dopo tanto viaggiare,ho messo radici come le piante,dopo tante pratiche agricole,e infinite informazioni,http://unlungosogno.blogspot.it/2014/05/quello-che-producoo-raccolgo.html ecco uno che m"ispira moltissimo

Fonte http://www.erbatisana.it/laboratorio-di-erboristeria/luther-burbank/tutte-le-pagine

Luther Burbank è considerato il più famoso orticoltore americano, è nato a Lancaster, Massachusetts, il 7 marzo 1849.

Nonostante avesse ricevuto solo un'istruzione elementare, Burbank ha sviluppato più di 800 ceppi e varietà di piante, tra cui 113 varietà di susine e prugne secche, 10 varietà di frutti di bosco, 50 varietà di gigli, e la pesca Freestone.

Luther Burbank e la storia della patata

Volendo migliorare la patata comune irlandese, Luther Burbank si mise a coltivare e a studiare 23 piantine di patate provenienti dal genere Early Rose. Una piantina tra queste produsse 2-3 volte di più i tuberi e di una dimensione maggiore delle altre. La sua patata è stata introdotta in Irlanda per combattere l'epidemia di ruggine. La specie Burbank il ceppo coltivato e commercializzato dalla sua ditta (dal nome dell'inventore), venne adottata dalla gran parte dei coltivatori di patate negli Stati Uniti nel 1871. In seguito fu soprannominata la patata dell'Idaho.
Burbank vendette i diritti per la patata a 150 dollari, somma con la quale si recò a Santa Rosa, California. Qui ha fondato una vivaio, dotato di speciali serre, e la fattoria sperimentale che sono diventati famosi in tutto il mondo.


Frutta e vegetali famosi

Oltre alla famosa patata dell'Idaho, Luther Burbank si dedicò alla speriementazione nella coltivazione di: fiori come la margherita Shasta, pesche ( Burbank July Elberta Peach ) nettarine Gold Flaming che si diffusero in Virginia, prugne Santa Rosa e l'altrettanto famosa varietà Rutland, noci Royal, fragole Robusta, aglio gigante, e molte altre delizie .

Brevetti SULLE PIANTE

Le nuove piante non erano state considerate un'invenzione brevettabile fino al 1930. Di conseguenza, Luther Burbank ha ottenuto i brevetti sulle piante solo dopo tale data. Proprio in seguito alla pubblicazione del libro di Luther Burbank, "How Plants Are Treated to Work for Man" scritto nel 1921 si sviluppò il dibattito in cui le sue tesi ebbero un ruolo determinante nella promulgazione della legge per l'estensione del brevetto anche per gli ibridi vegetali il Plant Act del 1930.
E 'stato inserito nell'elenco nazionale americano delle persone famose e degli inventori nel 1986. In California, il suo compleanno è celebrato come Arbor Day e in quel giorno gli alberi sono piantati in sua memoria. Se Burbank fosse vissuto qualche decennio dopo, senza dubbio sarebbe stato da tutti considerato come il padre dell'agricoltura americana.
  



UN
BOTANICO
CALIFORNIANO


 
Il segreto per migliorare la riproduzione delle piante, a parte la conoscenza scientifica”, disse Luther Burbank, “è l’amore”. Soprannominato “il mago dell’orticoltura”, con la sua affermazione Burbank rivela la semplicità e l’umiltà con cui fece le scoperte più straordinarie. L. Burbank, un botanico americano nato nel 1849, spiegò che, semplicemente parlando alle piante, creava per esse uno spazio sicuro e pieno d’affetto. Usando questo metodo poco ortodosso, riuscì ad ‘incoraggiare’ un cactus del deserto a perdere le spine. Confortava la pianta dicendole: “Non hai nulla da temere. Non hai bisogno di queste spine per difenderti. Ti proteggerò io”.
Sviluppando una profonda comunione con il regno vegetale, Burbank entrò in quel mondo per migliorare fiori, frutti e vegetali comuni eliminandone le caratteristiche indesiderate. Egli creò nuove varietà di prugne, ciliegie, gigli, rose, mele, pesche, mele cotogne, pescanoce, patate, pomodori, mais, asparagi ed altre piante. Il suo stesso nome — Burbank — è diventato un verbo inserito nel dizionario per indicare il miglioramento delle piante attraverso una riproduzione selettiva, come nell’incrocio o nell’innesto. I Giardini Burbank sono stati conservati sino ad oggi a Santa Rosa, in California.


Un cactus modificò la sua forma


Un cactus modificò la sua forma convinto da qualcuno a farlo.
Uno dei ricercatori più di successo, l¹americano Luther Burbank, parlava alle sue piante come fossero sue buone amiche. Così facendo, egli riuscì ad ottenere un cactus privo di spine. Burbank confidò al famoso Yogi Paramahansa Yogananda, di parlare spesso con le sue cactacee per avvolgerle in un¹aura di amore, dicendo loro: ³non dovete avere paura, non avete bisogno delle vostre spine perché io vi proteggerò.
Ci vollero anni ma alla fine Burbank poté sfoggiare il suo cactus senza spine.

Ulteriori esperimenti dimostrarono che le piante e le persone che si prendono cura di loro, sono legate da un rapporto molto stretto che permane anche a distanza. Una conoscente di Backster fece un viaggio di 3000 miglia attraverso l¹America e ad ogni atterraggio e successivo nuovo decollo, le piante reagivano alle sensazioni di paura della persona che le accudiva. Essa infatti aveva una paura incontrollata di volare. Backster decise quindi di spostare le piante e di metterle in una gabbia di Faraday, nonché in un contenitore di piombo isolato. Tutte queste schermature si rivelarono però completamente inutili, poiché nessuno di questi accorgimenti fu in grado di spezzare l¹unione tra questa persona e le sue piante.

Che spiegazione dare a questi esperimenti?

Le piante, gli uomini e gli animali, sono collegati tra loro attraverso i cosiddetti campi morfici. Il biologo H.C. Waddington, dedusse dalle sue ricerche sui campi morfogenetici che la natura possiede una memoria ed il naturalista Rupert Sheldrake confermò questa asserzione con i risultati delle proprie ricerche: esiste un collegamento di tipo telepatico che unisce tra loro tutti gli esseri viventi.

L'amicizia con Yogananda

Il potere dell'erba medica

Tra coloro che divennero i suoi studenti erano numerose figure di rilievo nel campo della scienza, delle imprese, e le arti, comprese orticoltore Luther Burbank, soprano Amelita Galli-Curci, George Eastman (inventore della macchina fotografica Kodak), poeta Edwin Markham, direttore d'orchestra e la sinfonia Leopold Stokowski . Nel 1927, è stato ufficialmente ricevuto alla Casa Bianca dal presidente Calvin Coolidge, che aveva iniziato a interessarsi nei rapporti quotidiani della sua attività.

Yogananda ha segnalato in alcune occasioni come l'erba medica, su suggerimento di Luther Burbank sia una pianta dotata di particolari virtù e proprietà nutritive. Per far capire l'importanza di questa pianta, Egli disse che, se per assurdo la terra fosse improvvisamente privata di ogni alimento, l'erba medica da sola sarebbe sufficiente a fornire all'uomo la giusta dieta per continuare a vivere tranquillamente.

Nei suoi scritti sull'alimentazione Yoga, Egli disse:

«Erba Medica. Il mio studente e amico personale, il defunto Luther Burbank, famoso mago delle piante, diceva che l'erba medica contiene alcune delle più importanti sostanze nutritive conosciute, e che sarebbe diventata il futuro cibo dell'uomo. L'erba medica è chiamata anche alfalfa, che è un antico nome arabo che significa "padre di tutti i cibi". Sta scritto che centinaia d'anni prima di Cristo i Persiani invasero la Grecia servendosi di cavalli che avevano avuto per foraggio dell'erba medica. Appare chiaro che il suo alto valore curativo e nutritivo può essere spiegato dal fatto che ha le radici più lunghe di qualsiasi altra pianta conosciuta, raggiungendo a volte i quindici metri di lunghezza. Perciò si capisce facilmente come una radice che si faccia strada così profondamente nelle viscere della terra sia destinata ad assorbire delle potenti qualità magnetiche, e ad estrarre probabilmente dei minerali di una forza più concentrata e intensa di quelli più prossimi alla superficie terrestre. Questo fatto, unito al suo sistema di coltivazione simile a quello del fieno e al suo processo d'essiccazione in cumuli, che la saturano letteralmente di vitamina D (la vitamina della luce del sole) forma all'interno della sua fibra una polarizzazione elettro-magnetica che produce una pianta più potente di quanto si possa immaginare. Contrariamente a quanto si crede, non appartiene alla famiglia del fieno. Come il pisello e il fagiolo appartiene alla famiglia delle leguminose e si nutre dell'azoto dell'aria, ricevendo in tal modo la sua grande percentuale di proteine (il ricostituente). È il più ricco di tutti i vegetali a foglia. Fino a poco tempo fa, in America era usata solo per nutrire e fare ingrassare i maiali; quando si scoprì che produceva ottimi esemplari nella struttura ossea e nella crescita in generale, e si notò pure la scomparsa delle solite malattie dei suini, alcuni pionieri intraprendenti pensarono che ciò che era buono per i maialini poteva avere lo stesso effetto sui bambini. Da allora ha guadagnato fama come alimento dotato di miracolose proprietà curative e ricostituenti per gli esseri umani. A causa del suo alto contenuto di potassio (37%) è particolarmente specifico per tutte le condizioni sfavorevoli femminili (come ricorderete, il potassio è l'elemento chimico femminile), e dov'essere usato liberamente dalla madre incinta e da quella che allatta, dalle ragazze mature e dalle donne di mezza età. Tuttavia le sue virtù non sono confinate a un solo sesso; ed è un rimedio altamente raccomandato per molti altri disordini. Inoltre contiene una grande quantità di cloro, noto come il lavandaio del corpo, perché distrugge il pus, previene la costipazione, favorisce le secrezioni, assiste nella secrezione dei succhi gastrici, previene la piorrea e la cancrena, neutralizza l'acidità nel corpo e ha molte altre qualità purificanti. Dall'alfalfa si può ricavare una bevanda deliziosa e molto salutare. Per ogni tazza desiderata, usate un cucchiaio di alfalfa. Mettetela nell'acqua fredda e portatela lentamente al punto di ebollizione. Lasciate in infusione. Scolate. Potete aggiungere del miele a piacere. Del succo d'arancia spremuto in essa gli dà un gusto e un aroma delizioso. Si può prendere un cucchiaino di alfalfa secco in polvere ogni giorno, sia annaffiato con un bel bicchiere d'acqua, o cosparso sull'insalata, o aggiunto al succo d'arancia.» (ParamahansaYogananda, Alimentazione Yoga, Edizioni Vidyananda).

Yogananda scrisse queste parole negli anni '40. Recenti studi di laboratorio condotti sull'erba medica confermano le intuzioni di Yogananda e sembrano concretizzare la " profezia" di Luther Burbank (a cui Yogananda dedica il capitolo dell'"Autobiografia di uno Yogi" intitolato "Un santo tra le rose"). E' notizia recente infatti che, nell'ambito di Fralupro, un progetto di ricerca avviato nel 1997 e cofinanziato dall'Unione Europea, è stato possibile estrarre dall’erba medica una proteina, denominata Rubisco, con un valore nutritivo uguale a quello del latte di mucca e superiore a quello della soia. Questa proteina contiene i nove principali aminoacidi. L'erba medica potrebbe costituire una validissima alternativa alla soia transgenica. "Il rubisco costituirebbe anche un possibile ingrediente per prodotti destinati all'alimentazione umana, aprendo prospettive interessanti per combattere la denutrizione e la malnutrizione, in particolare per quanto riguarda i bambini nei paesi in via di sviluppo".
LINK:

venerdì 27 novembre 2015

Riflessivo articolo dal blog di Blondet

In mancanza di fondamento metafisico la Liberté ha come esito l’individualismo, l’Egalité il totalitarismo, la Fraternité la globalizzazione in nome della quale giustificare, come osservava Carl Schmitt, la guerra contro i “Nemici dell’Umanità” ossia contro chi disturba l’ordine imposto a tutela del Mercato Mondiale, del Mammona che l’Occidente adora come proprio “dio”.
Qui l"intero post...http://www.maurizioblondet.it/per-quali-valori-ci-chiedono-di-combattere/

giovedì 26 novembre 2015

SE DOMANI ANDATE IN AUTO DAL DOTTORE, CAGATEVI SOTTO. ALTRO CHE ISIS

Ma quanto siamo scemi? Voglio dire, se stiamo sulla paura, adesso divenuta panico, che la morte anzi tempo ci stia soffiando sul collo ora perché chissà quanti assassini ISIS stanno nascosti nelle nostre città, bè allora siamo veramente scemi.
Se esco di casa, mi metto in auto e vado dal medico di famiglia (o mi ricovero) rischio la vita migliaia di volte di più del pericolo ISIS.
Nella nostra Europa 25.000 di noi muoiono ogni anno in incidenti stradali (3.788 in Francia). L’aperitivo e poi la serata drinks ci ammazzano in 10.000 all’anno. (Eurostat – EU Driving Safety Coucil)
Nella nostra Europa 200.000 di noi crepano all’anno perché i medici ci hanno prescritto il farmaco sbagliato (la 4a causa di morte fra gli occidentali, Commissione UE).
All’ISIS per ammazzarci così occorrerebbero, sempre all’anno, 1.822 attacchi come quello di Parigi.
Scusate eh, ma se devo aver paura di lasciarci le penne anzi tempo PER COLPE DI UN CRIMINALE (ubriaco al volante, uno a 180 in autostrada, o un medico indegno del camice), sinceramente il terrorismo islamico mi fa ridere. Allora perché la nostra allarmatissima classe politica, che dovrebbe proteggerci dai pericoli, sta per lanciare la terza guerra mondiale contro l’ISIS con l'intento di farci… vivere sicuri?
Se domani andate in auto dal dottore, cagatevi sotto, altro che Al-Baghdadi.

mercoledì 25 novembre 2015

Il segreto del TAO

L"importanza, della lotta,della sofferenza,del conflitto,per la crescita spirituale


Questo mondo esiste solo grazie al respiro, ossia del…vento! Siete potente, dormendo un pensiero sorge e voi create un altro mondo, un sogno...