giovedì 11 febbraio 2016

14 paesi africani costretti a pagare tassa coloniale francese

Fonte http://www.africanews.it/

Sapevate che molti paesi africani continuano a pagare una tassa coloniale alla Francia dalla loro indipendenza fino ad oggi?

Quando Sékou Touré della Guinea decise nel 1958 di uscire dall’impero coloniale francese, e optò per l’indipendenza del paese, l’elite coloniale francese a Parigi andò su tutte le furie e, con uno storico gesto, l’amministrazione francese della Guinea distrusse qualsiasi cosa che nel paese rappresentasse quelli che definivano i vantaggi della colonizzazione francese.
Tremila francesi lasciarono il paese, prendendo tutte le proprietà e distruggendo qualsiasi cosa che non si muovesse: scuole, ambulatori, immobili dell’amministrazione pubblica furono distrutti; macchine, libri, strumenti degli istituti di ricerca, trattori furono sabotati; i cavalli e le mucche nelle fattorie furono uccisi, e le derrate alimentari nei magazzini furono bruciate o avvelenate.
L’obiettivo di questo gesto indegno era quello di mandare un messaggio chiaro a tutte le altre colonie che il costo di rigettare la Francia sarebbe stato molto alto.
Lentamente la paura serpeggiò tra le elite africane e nessuno dopo gli eventi della Guinea trovò mai il coraggio di seguire l’esempio di Sékou Touré, il cui slogan fu “Preferiamo la libertà in povertà all’opulenza nella schiavitù.”
Sylvanus Olympio, il primo presidente della Repubblica del Togo, un piccolo paese in Africa occidentale, trovò una soluzione a metà strada con i francesi. Non voleva che il suo paese continuasse ad essere un dominio francese, perciò rifiutò di siglare il patto di continuazione della colonizzazione proposto da De Gaule, tuttavia si accordò per pagare un debito annuale alla Francia per i cosiddetti benefici ottenuti dal Togo grazie alla colonizzazione francese. Era l’unica condizione affinché i francesi non distruggessero prima di lasciare. Tuttavia, l’ammontare chiesto dalla Francia era talmente elevato che il rimborso del cosiddetto “debito coloniale” si aggirava al 40% del debito del paese nel 1963. La situazione finanziaria del neo indipendente Togo era veramente instabile, così per risolvere la situazione, Olympio decise di uscire dalla moneta coloniale francese FCFA (il franco delle colonie africane francesi), e coniò la moneta del suo paese. Il 13 gennaio 1963, tre giorni dopo aver iniziato a stampare la moneta del suo paese, uno squadrone di soldati analfabeti appoggiati dalla Francia uccise il primo presidente eletto della neo indipendente Africa. Olympio fu ucciso da un ex sergente della Legione Straniera di nome Etienne Gnassingbe che si suppone ricevette un compenso di $612 dalla locale ambasciata francese per il lavoro di assassino. Il sogno di Olympio era quello di costruire un paese indipendente e autosufficiente. Tuttavia ai francesi non piaceva l’idea. Il 30 giugno 1962, Modiba Keita , il primo presidente della Repubblica del Mali, decise di uscire dalla moneta coloniale francese FCFA imposta a 12 neo indipendenti paesi africani. Per il presidente maliano, che era più incline ad un’economia socialista, era chiaro che il patto di continuazione della colonizzazione con la Francia era una trappola, un fardello per lo sviluppo del paese. Il 19 novembre 1968, proprio come Olympio, Keita fu vittima di un colpo di stato guidato da un altro ex soldato della Legione Straniera francese, il luogotenente Moussa TraoréInfatti durante quel turbolento periodo in cui gli africani lottavano per liberarsi dalla colonizzazione europea, la Francia usò ripetutamente molti ex legionari stranieri per guidare colpi di stato contro i presidente eletti:
  • – Il 1 gennaio 1966, Jean-Bédel Bokassa, un ex soldato francese della legione straniera, guidò un colpo di stato contro David Dacko, il primo presidente della Repubblica Centrafricana.
  • – Il 3 gennaio 1966, Maurice Yaméogo, il primo presidente della Repubblica dell’Alto Volta, oggi Burkina Faso, fu vittima di un colpo di stato condotto da Aboubacar Sangoulé Lamizana, un ex legionario francese che combatté con i francesi in Indonesia e Algeria contro le indipendenze di quei paesi.
  • – il 26 ottobre 1972, Mathieu Kérékou che era una guardia del corpo del presidenteHubert Maga, il primo presidente della Repubblica del Benin, guidò un colpo di stato contro il presidente, dopo aver frequentato le scuole militari francesi dal 1968 al 1970.
Negli ultimi 50 anni un totale di 67 colpi di stato si sono susseguiti in 26 paesi africani, 16 di quest’ultimi sono ex colonie francesi, il che significa che il 61% dei colpi di stato si sono verificati nell’Africa francofona.

mercoledì 10 febbraio 2016

Fanno il deserto e lo chiamano progresso

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Da Appelloalpopolo dell’8-2-2016 (N.d.d.)



L’Occidente spesso si definisce come “progressista”, ma che cos’è il progresso? L’enciclopedia Treccani definisce il progresso come “lo sviluppo verso forme di vita più elevate e complesse, perseguito attraverso l’avanzamento della cultura, delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, dell’organizzazione sociale, il raggiungimento delle libertà politiche e del benessere economico, al fine di procurare all’umanità un miglioramento generale del tenore di vita e un grado maggiore di liberazione dai disagi.” Dopo aver letto e riflettuto brevemente su questa definizione, sfiderei qualunque “occidentale” a definire ancora la società in cui vive come “progressista”.

La parte di mondo in cui viviamo è indubbiamente caratterizzata da un fortissimo progresso scientifico e tecnologico. Siamo in grado di inviare persone e satelliti vari nello spazio e siamo circondati da tecnologie molto avanzate, che hanno sicuramente rivoluzionato il nostro modo di vivere, probabilmente in meglio, ma è tutto qui. Al di là del progresso scientifico e tecnologico, per l’uomo occidentale non c’è nient’altro ed egli ha finito per confonderlo con il progresso tout court.

Affermare che la cultura europea sia progredita è praticamente una follia. La verità è che l’Europa non riesce neanche più ad affermare una propria cultura, tanto è succube di quella statunitense. Le università pubbliche, nel nostro Paese, sono praticamente abbandonate a sé stesse, poiché i finanziamenti che ricevono sono ridotti al minimo. Eppure nonostante ciò, gli studenti italiani vengono ancora ritenuti tra i migliori d’Europa e sono ricercatissimi all’estero. Questo dice tutto sul livello culturale e accademico dei nostri paesi vicini, sui quali non serve neanche spendere una parola.

Credere che la nostra società sia quella organizzata nella maniera migliore è altrettanto una follia. In realtà non si riesce a comprendere come le parole “organizzazione” e “disoccupazione” possano stare nella stessa frase. Nelle società cosiddette primitive, ampiamente studiate dagli antropologi, tutti avevano un compito, nessuno rimaneva un giorno senza fare nulla, il che significa che nessuno rimaneva fuori dalla “comunità”, eppure l’uomo occidentale, pieno di sé e della sua superiorità è convinto che questa sia una società meglio organizzata di quella primitiva.

Il raggiungimento delle libertà politiche senza cittadini che esplicano i loro diritti politici è praticamente fine a sé stesso. Oggi tutti hanno il diritto di voto, eppure molti non vanno a votare poiché si sentono impotenti nei confronti della politica. Il problema è che sono venuti meno i partiti e la loro funzione mediatrice, ossia non ci si pone più come una collettività nei confronti della politica, ma ci si pone come individui ed è dunque normale che si avverta un senso di forte impotenza. Questi corpi intermedi sono stati volutamente spazzati via da un contrattacco delle forze liberali e alto-borghesi, che per conservare i loro privilegi tendono a creare volontariamente questo sentimento d’impotenza. In pratica, siamo politicamente liberi, ma di questa libertà non sappiamo cosa farcene.

Riguardo il benessere economico e il miglioramento del tenore di vita dovuto alla liberazione dai disagi, probabilmente è anche superfluo parlare. È ormai lampante la distruzione totale della classe operaia italiana ed è a buon punto quella della classe media. Negli ultimi anni, la loro capacità d’acquisto è stata notevolmente limitata e ciò ha portato ad un impoverimento generale del nostro Paese e rende impossibile il raggiungimento di un diffuso benessere economico o un miglioramento del tenore di vita, anzi i disagi sono molto aumentati e non diminuiti. Ovviamente, tutte queste considerazioni valgono anche per gli altri Paesi “occidentali”.

Ora ditemi, siete ancora sicuri di vivere nella parte progressista del mondo? La verità è che fanno il deserto e lo chiamano progresso!

Luca Mancini

domenica 7 febbraio 2016

Djokovic, leggenda del tennis: la sua dieta? Via glutine, latte e zucchero.

2 personaggi che stimo molto.
Fonte http://cronacadiungirasole.blogspot.it/
NOVAK DIOKOVJC: I SEGRETI DELLA DIETA

Novak Djokovic è ormai una leggenda nel campo del tennis.
Il campione può vantare nella sua folgorante carriera: 11 titoli del Grande Slam, 26 Master 1000, 61 titoli in carriera e 5 World Finals frantumando record su record.
La dieta di Djokovic
Ricordiamo che nel 2015 Novak Djokovic ha messo in fila un record dopo l’altro, concludendo la stagione in bellezza con la vittoria alle ATP World Tour Finals.
All’inizio del 2016 ennesimo trionfo per il grande tennista che lascia solo tre game a Rafa Nadal nella finale del "Qatar Exxonmobil Open", torneo Atp 250 dotato di un montepremi di 1.221.320 che si è concluso a Doha.
6-1 6-2 in un'ora e 13 minuti.
Per Djokovic era la prima finale in Qatar, la 16esima consecutiva, l'86esima complessiva: 60 i titoli vinti.
In questi giorni il campione è balzato agli onori della cronaca, non solo per i suoi risultati eclatanti su campi da tennis, ma anche perché ha condiviso i segreti della sua dieta.
Il famoso tennista ha dichiarato di aver risolto i suoi problemi di salute che gli impedivano di essere al massimo della forma fisica con un’alimentazione in cui sono stati eliminati glutine zuccheri e latticini.
In concomitanza ha lanciato una linea di prodotti appositamente studiati per essere in forma, dimostrando di essere anche un ottimo imprenditore di se stesso...

 LA SUA DIETA
Vediamo ora l’alimentazione del campione.
La sua colazione è a base di super food, Mirtilli, frutti di bosco, bacche, semi come quelli di lino, di girasole, di sesamo. Apportano nutrienti sani, minerali, vitamine.
Al mattino anche barrette, centrifugati di frutta, uova
Poi, durante il giorno mangia riso o pasta senza glutine, molti legumi al vapore o crudi.
La sera predilige zuppe, pesce, cibo leggero e digeribile.
Tra un match e l’altro consiglia di prendere energia dalla frutta secca, in particolare dai datteri. Mi permettono di mantenere a lungo l’energia. Al contrario dello zucchero bianco che fa calare le forze.
Consiglia inoltra un consumo giornaliero di verdure.
Sponsorizza anche queste barrette presenti nella linea che ha lanciato e tra cui troviamo ad esempio: biscotti ai 3 semi (sesamo – fonte di minerali; lino – noto per il suo contenuto di Omega3; papavero- ricco di antiossidanti e vitamine), fette croccanti con farina di riso e avena; Barrette al sesamo e miele; Barrette con frutta e cereali; una bevanda a base di riso e latte di cocco.(N.B.Nella dieta dei gs ricordiamo che l’avena, che ha un seppur minimo contenuto di glutine, e l’unione di cerali con zuccheri nella dieta dei gs è sconsigliata)

Tra le sue abitudini principali ci sono bere tanta acqua tiepida durante il giorno e due cucchiai di miele a colazione. Nella seconda parte del suo libro ci sono anche le ricette del campione serbo. 
Nel testo specifica anche nei dettagli la sua colazione: superscodella di muesli e Avena senza glutine con Burro di anacardi e banana. Pranzo: pasta senza glutine con power pesto, Pasta primavera senza glutine, Insalata di spaghettini soba piccanti, insalata di pomodori secchi e quinoa. Per cena soprattutto pesce o carne: branzino con salsa di mango e papaya, pollo arrosto al limone, salmone alle erbe, lombata affumicata ai ferri, power burger senza panino, minestra di pollo e riso.
In dettaglio la sua colazione è questa:
Un mix di con miele, frutta, e cereali a base di avena. Lo stesso campione serbo in un intervista ha spiegato: “Il tuo corpo ha bisogno di zucchero e il mix miele e frutti sono fondamentali per iniziare al meglio la giornata”
Ingredienti:
1/2 tazza di fiocchi d’avena senza glutine
1/4 tazza di mirtilli secchi
1/4 tazza di uvetta
1/4 tazza di semi di zucca o di semi di girasole
1/4 tazza di mandorle affettate
I link da cui ho estrapolato le informazioni sul Campione.

DIFFERENZE TRA LA DIETA DI DJOKOVIC E LA DIETA DEI GS 
Questa testimonianza indiretta che ho cercato di riassumere prendendo spunto dai numerosi articoli che lo trattano, dimostra come la dieta senza glutine latticini e zuccheri possa contribuire ad ottenere le massime performance persino nello sport a livello agonistico.
La dieta dei gs
Tuttavia anche se la dieta del campione è in linea con la dieta dei gruppi sanguigni per l’esclusione del glutine, dei latticini e degli zuccheri, dobbiamo ricordare che la dieta dei gruppi sanguigni, oltre consigliare alimenti adatti per ogni gs, si differenzia per alcuni particolari come ad esempio l’uso suggerito da Djokovic dell’avena, che contiene glutine e l’associazione dei cerali o degli amidi con gli zuccheri, che in alcuni persone potrebbero causare disturbi e gonfiori.
Per approfondire le differenze e comprendere come si possa migliorare il nostro rendimento quando pratichiamo uno sport, condividerò un interessante video del Dottor Mozzi.
Vale la pena di provare, naturalmente se avete la stoffa del campione!

IL VIDEO

mercoledì 3 febbraio 2016

VITTORIA DI POPOLO

DSCN0931 Nicola Zegrini  Fonte https://sadefenza.wordpress.com
Credo di parlare a nome di tutti o quasi quelli che leggeranno questo articolo quando dico che, in questo periodo di tempo, ci si sente apatici, demotivati, stanchi, privi di energia e sconfortati.
Il punto è che, come mai prima d’ora, abbiamo il potere di distruggere, una volta per tutte le entità che, migliaia di anni fa, hanno creato la nostra realtà fittizia ed essi sono terrorizzati dal nostro potere, per questo siamo sotto attacco.
Qualche anno fa scrissi questo articolo in cui affermavo che la necessità di raggiungere una certa massa critica sufficiente da fare da innesco per un generale risveglio delle coscienze; allora era il 2012, a tre anni e mezzo di distanza mi sento di affermare che la massa critica necessaria -possibile- è stata raggiunta. Tutti ora diranno: allora perché non è avvenuto il contagio finale, quello che avrebbe dovuto risvegliare anche i più devoti servi del sistema? La risposta è semplice: non è possibile che questo avvenga e non avverrà mai, almeno finché vivremo in questo universo virtuale da molti chiamato matrix. Queste entità Arcontisono state molto brave a costruire la realtà fittizia in qui noi ora viviamo (o crediamo di vivere) e, oltre a creare un universo virtuale perché arrivassimo a crederlo reale, hanno creato gli strumenti per renderci schiavi del sistema e sempre più simili a macchine, affinché ci immergessimo sempre di più nella loro realtà illusoria, a scapito del nostro essere individui pensanti, connessi con una realtà superiore e capaci di provare emozioni. Basta guardarsi intorno: l’essere umano è perennemente collegato ad un qualsiasi strumento elettronico, sia esso telefono cellulare, tv o computer, al punto da dimenticarsi la realtà che esiste intorno a lui. Ha soppresso il proprio individualismo per omologarsi alla massa; ha quasi smesso di provare sentimenti, di porsi le domande più basilari dell’esistenza…
Date un occhiata: tutti o quasi gli esseri che vediamo intorno a noi sono disumanizzati, più simili a macchine radiocomandate che a esseri coscienti.
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Con questi individui non c’è niente da fare. Mi spiego: l’idea della massa critica era esatta (per chi non sapesse di cosa parlo è necessario leggere l’articolo citato sopra), avrebbe davvero potuto rappresentare la svolta per far crollare il sistema; ma gli arconti sapevano che, presto o tardi, avrebbe potuto succedere, per questo sono corsi ai ripari. L’essere umano disumanizzato è stata una delle loro creazioni più ingegnose ed è grazie ad esso che impediscono il risveglio. Pensateci bene: le scimmie, essendo animali, fanno totalmente affidamento al propio istinto: per loro, una volta che l’idea di pulire una patata prima di mangiarla, avesse raggiunto la massa critica, era la cosa più naturale del mondo seguire l’istinto e perpetuare il progresso della propria specie. Non è lo stesso per questi esseri “umani”, (le virgolette sono d’obbligo, perché, gli individui di cui parlo, di umano hanno ben poco) che hanno smesso di seguire intuizioni ed istinto e si affidano solo a quello che i mass media o lo spirito di emulazione gli suggeriscono. E’ impossibile quindi, al momento, che possano seguire la massa critica del risveglio. Per questo tutto è nelle nostre mani.
La realtà è questa: viviamo in un universo illusorio e, allo stesso modo in cui un televisore decodifica le onde elettromagnetiche presenti nell’etere per trasformarle in suoni ed immagini, il nostro cervello decodifica differenti frequenze per trasformarle in quella “realtà” solida e tridimenzionale che crediamo di vedere, percepire e sentire intorno a noi.
Noi stessi, gli esseri umani, essendo parte della matrix, anche se dotati di coscienza, non siamo altro che frequenze. Allo stesso modo, anche la “realtà” arcontica e gli Arconti stessi sono fatti di frequenze; l’unica differenza è che le loro, sono frequenze che non possono essere rilevate dalla percezione limitata dei nostri 5 sensi, sono pertanto invisibili ai nostri occhi. Ora, essendo dei parassiti, perché la loro realtà abbia consistenza, hanno bisogno che noi creiamo l’ambiente in cui le loro frequenze vibrano per creare la loro propria realtà. Questo ambiente, state bene attenti ora, è costituito dalle nostre emozioni negative quali odio, rabbia e dolore. Vi dice niente questo? Basta guardare per 5 minuti il telegiornale, ma non solo, per rendersi conto di quanto il diffondere negatività sia diventata quasi un ossessione per i mezzi di informazione che sono controllati dai servi di queste entità. Perché? Proprio perché sanno che gli individui cosiddetti Risvegliati, ovvero quelli che hanno imparato a rendersi conto dell’inganno globale nel quale viviamo, sono ora in numero sufficiente da poter, se fossero uniti in pensieri ed intenti, far collassare la frequenza vibrazionale nella quale queste entità sguazzano a nostre spese. Gli individui disumanizzati da soli non sarebbero in grado di tenerla in vita, proprio perché, come ho detto prima, essi non sono quasi più in grado di provare emozioni e sentimenti; il loro compito, nel disegno degli Arconti, ora è semplicemente quello di condizionare gli individui consapevoli e trascinarli in una spirale di odio, violenza e rassegnazione.
Tutto è nelle nostre mani quindi, se riuscissimo ad abbandonare nello stesso momento le emozioni negative tutto il castello di carte della matrix crollerebbe insieme alla realtà arcontica.
Quello che succede o sta per succedere:
si è creata una scissione tra i potenti di tutto il mondo, anch’essi servi degli Arconti, che hanno governato e governano tuttora il pianeta. Presto una branca di essi verrà sacrificata come capro espiatorio per addossarsi la colpa di parte, notate bene la parola parte, delle miserie, disgrazie e oscenità in cui ci hanno costretto a vivere. l’altra branca è quella che si sta organizzando per prendersi il merito del cambiamento: un cambiamento positivo ma assolutamente parziale. Per questo, negli ultimi tempi, quelli che fanno parte di questa seconda branca stanno creando i seguenti servizi o strumenti, tutti atti a perpetrare l’inganno: partiti politici sedicenti “alternativi”; scuole economiche sedicenti “alternative”; mezzi di informazione sempre mainstream ma che si dichiarano “alternativi”; addirittura movimenti massonici dichiaratamente “alternativi” e un papa, anch’esso, all’apparenza, “alternativo”. Tutti strumenti finalizzati ad attirare nella propria rete la totalità di coloro che percepivano la puzza di marcio del sistema attuale ma che sono ancora abbastanza fragili da farsi manipolare e ingannare da chiunque si presenti come “l’alternativa”. Tutti strumenti inoltre manovrati, nella facciata, da volti nuovi ma mossi, da dietro il sipario, sempre dagli stessi servi degli Arconti. Questi sistemi “alternativi” però, fateci caso, si guardano bene dal parlare approfonditamente di problemi reali quali scie chimiche, manipolazione mentale, signoraggio, inquinamento elettromagnetico, alterazione della storia o altro. Parlano solamente di questioni che fanno sì clamore tra il popolo di ipnotizzati dai media di regime ma che, il risolverle, non cambierebbe di una virgola la situazione.
Questa seconda branca è stata creata per fungere da artefice dei cambiamenti parziali, ma sbandierati come totali, dei quali essa si arrogherà il merito. Daranno la colpa a qualcuno per lo stato in cui si trova il pianeta, qualcun altro, vero o presunto responsabile, finirà in prigione e loro si dichiareranno gli artefici del cambiamento. Chi saranno i capri espiatori? La famiglia Bush è probabilmente tra le più quotate, aspettatevi quindi nei prossimi tempi una divulgazione, a piccoli passi, verso la verità sull’11 Settembre. Altri saranno i Rockefeller, forse i Rothschild, forse l’Arabia Saudita (il suo incolpamento è subordinato all’apertura verso nuove tecnologie), forse, e dico forse, lo stato di Israele, ma il primo tra tutti sarà il gruppo Bilderberg, che ormai non è un segreto per nessuno e simili associazioni paramassoniche oltre, naturalmente, alla solita mondezza sulla corruzione della politica e sulla collusione con mafie e banche. Sarà allora che i sedicenti “alternativi” si alzeranno in piedi con le dita puntate, pronti ad accusare questi bersagli di tutto tranne che dei problemi veri che abbiamo elencato sopra (anche se ho qualche seria speranza per il signoraggio) e pronti a qualunque rivelazione tranne il fatto che accusati e accusatori facevano parte dello stesso sistema.
Oltre questo ci sarà, per fortuna, una terza branca che vuole il cambiamento reale e totale. Questa terza branca è stata costretta ad allearsi con la seconda, quella degli accusatori, perché l’aiutassero ad aprirsi la strada ma sarà, credo e spero, pronta ad alzare la testa e a cavalcare il cavallo della Divulgazione non appena questa seconda branca prenderà il sopravvento.
Come sarà il mondo intermedio, quello governato dai responsabili che accusano altri responsabili?
Si starà sicuramente meglio del punto di vista economico, sarà diffuso qualche crimine del sistema finanziario attuale, ci sarà un po’ di divulgazione ma, a parte questo, sempre il solito brodo: odio e ancora odio, paura ed ancora paura e ancora un instancabile Divide et impera perché servono a tenere in vita il mondo degli Arconti. Possiamo accontentarci di questo? Se la risposta è no allora diamoci da fare e alziamo la testa ora. Come ho scritto sopra, se tutti gli uomini consapevoli si unissero e abbracciassero amore a scapito dell’odio il mondo degli Arconti crollerebbe in poco tempo e, con esso, il mondo illusorio, fatto di rabbia e odio, della matrix in cui viviamo. Gli Arconti lo sanno bene questo, e cercano di allontanarci dall’energia dell’Amore in tutti i modi possibili, per questo, come ho accennato all’inizio, tutti gli individui consapevoli, sono negli ultimi tempi sotto tiro e si sentono sempre più stanchi, tristi e demotivati (non succede anche a voi di non riuscire a meditare ultimamente?). Ma una consapevolezza di questa situazione potrebbe essere già un enorme passo avanti verso la svolta che desideriamo. Tiriamoci su le maniche, diamoci da fare, non arrendiamoci alle difficoltà e all’atmosfera di odio che respiriamo, continuiamo ad attivarci per creare, toccare, vedere amore intorno a noi anche quando tutto è freddo e buio. Impariamo a distinguere chi fa divulgazione seria perché vuole il cambiamento da chi lo fa soltanto per diffondere odio, paura e rabbia tra gli individui consapevoli. Non abbiamo paura di rimanere soli e di allontanare le persone che ci sono vicine quando non ci fanno sentire bene e ci succhiano l’energia. Andiamo a passeggiare in un prato, svegliamoci presto per ammirare l’alba, rendiamoci conto che siamo esseri vivi e vegeti, facciamo esperienze diverse, non trasformiamoci anche noi in macchine telecomandate. Sforziamoci di sentire amore anche quando c’è solo distruzione. Diffondiamo pace quando tutti parlano della terza guerra mondiale. Ricordiamoci chi siamo e non dimentichiamolo più.
Per ultimo continuiamo a tenere alta la guardia, non facciamoci bastare il contentino che ci stanno per offrire. Quello che vogliamo è un mondo in pace e nel quale potremo viverefinalmente liberi, non accontentiamoci di nulla di meno.
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Solo pochi giorni fa ho scoperto, con grande meraviglia, che il significato del mio nome, Nicola, dal greco è: “Vittoria del popolo”, sarà per questo che mi ostino a fare caparbiamente quello che faccio (non parlo solo di questo blog); credo però che tutti, o quasi, quelli che stanno leggendo questo articolo abbiano scelto di nascere in questo periodo storico per fare la differenza e per incarnare il cambiamento. Svegliamoci allora. Facciamolo.
La vittoria finale può essere molto vicina se solo noi lo vogliamo.
Nicola

martedì 2 febbraio 2016

A tu per tu con Varoufakis, senza peli sulla lingua (sull’Europa e non solo)

Visto da vicino, Yanis Varoufakis convince. Ho avuto il privilegio di intervistarlo pubblicamente a Lugano e poi di trascorrere alcune ore assieme a lui. E mi ha fatto un’eccellente impressione. Mi verrebbe dire che è un greco tutto d’un pezzo, uno spirito libero, capace di rompere gli schemi e di andare oltre le barriere ideologiche. Varoufakis ha presieduto il ministero delle Finanze di Atene per cinque mesi, durante i quali ha lasciato il segno.
Di solito un politico approfitta di ruoli così alti per costruire ulteriori avanzamenti. Lui, no; non aveva mire di carriera ad Atene né a Bruxelles. Di solito un politico ha debiti di riconoscenza verso sponsor o lobby economiche. Lui, no; dunque poteva permettersi di dire quel che pensava e di difendere davvero gli interessi del proprio Paese o almeno di provarci.
E’ un pensatore fuori dagli schemi anche nell’approccio economico: è di sinistra ma al governo si è battuto come un leone per tentare di impedire l’inasprimento delle tasse sulle società, nella consapevolezza che la Grecia non si sarebbe mai ripresa se le aziende non fossero state indotte a investire e a credere nel Paese.
Ma a impressionarmi è stata soprattutto la descrizione del Potere europeo vissuto da vicino. Altro che democrazia! Altro che libertà! Altro che, ancora una volta, sovranità! E’ molto peggio di quanto si intuisce da fuori.
varou primo piano
Un ministro delle Finanze di un Paese Ue soggetto alle “attenzioni” di Bruxelles ha la facoltà di cambiare ben poco, in compenso è chiamato ad obbedire spesso. Non al popolo, ma alla Ue o alla Bce o al Fondo monetario o ai tre assieme. Diciamola tutta: è quasi impotente, ma non può ammetterlo pubblicamente, per orgoglio personale e per ovvi motivi di opportunità. Varoufakis questo coraggio lo ha avuto. Ed è un miracolo che abbia resistito cinque mesi.
Già, perché all’Unione europea sono bastate 72 ore per fargli capire chi comandava davvero. Tre giorni dopo la sua nomina a ministro, il presidente dell’Eurogruppo con fare brusco gli ha intimato: o accetti tutte le nostre condizioni o chiudiamo le banche greche. Come avvenuto due anni prima a Cipro. Varoufakis si è rifiutato ma ben presto si è accorto che i nemici non erano solo a Bruxelles, ma anche in casa, nel suo ministero. Funzionari, che riferivano alla Troika quel che lui faceva. Sì, spie o se, preferite, traditori. Invisibili. Oltre a interi dipartimenti commissariati dagli “esperti” stranieri che di lui – ovvero del ministro eletto dal popolo – semplicemente si infischiavano.
Pensate che negli altri Paesi europei sia diverso? Gli Stati si controllano occupando i gangli vitali nei ministeri, nei tribunali, nella Banca centrale, nei grandi enti sovranazionali, laddove l’influenza di alti funzionari, quasi sempre sconosciuti al pubblico, risulta superiore anche a quella di un premier. Non dimenticatelo.
Varoufakis mi è simpatico perché, da vero combattente, ha cercato di aggirare l’invisibile dittatura. Aveva un piano B per garantire la liquidità all’economia reale nel caso, poi verificatosi, che la Bce avesse deciso di tagliare la liquidità alla Grecia ma per riuscirci doveva impossessarsi del sistema informatico fiscale, che – udite udite – era controllato dai funzionari europei. E allora affidò a un team segreto composto di sole cinque persone il compito di “crackarlo” ovvero di riappropriarsi dei codici. Per intenderci: è come se l’Agenzia delle Entrate rispondesse a Bruxelles anziché a Roma. E c’era persino riuscito ma, Tsipras bloccò tutto.
varou profiloMi è simpatico anche perché, pur rimanendo un convinto europeista, si interroga sull’uscita dall’euro con onestà intellettuale e fornendo validi motivi di riflessione a chi sostiene l’exit. Pensa che nonostante tutto si debba restare nella moneta unica, non fosse che per ragioni pratiche. Com’è possibile organizzare l’uscita dalla moneta unica se i funzionari che dovrebbero implementarla rispondono a Bruxelles prima ancora che al proprio Paese? Com’è possibile mantenere segreto un processo che solo per la stampa e per la distribuzione delle banconote e delle monete richiede almeno un anno di tempo? Ha ammesso che se la Grecia uscisse, dopo due anni l’economia tornerebbe a crescere ma è consapevole che nel frattempo dovrebbe affrontare un vero e proprio tsunami finanziario, causato dalla repentina violenza dei movimenti dei mercati, che avrebbe conseguenze umanitarie insostenibili per una Grecia già oggi ridotta a pelle ed ossa dalle “cure” della Troika.
E mi è simpatico perché ritiene da un lato che anche la Germania stia segando l’albero su cui è seduta, continuando ad accumulare insostenibili surplus commerciali (Bagnai docet), e dall’altro perché vede con chiarezza il disastro prossimo venturo. Se si va vanti di questo passo, tutta l’impalcatura europea crollerà. A meno che …
Ed è qui che il pragmatico Varoufakis lascia spazio al pensatore e forse all’utopista. Pensa che sia possibile convincere i tedeschi a cambiare le regole di Maastricht e di Lisbona, vetuste e infondate ; ritiene che la Grande Macchina Europea possa virare dolcemente abbandonando la strada che porta al precipizio. Come se a far da contraltare a una Germania sempre più potente e rigida ci fossero davvero degli statisti. E invece abbiamo gli Hollande e i Renzi e gli Juncker. E ci sono milioni di cittadini che non ne possono più dell’austerità.
E che non credono più a questa Europa.

venerdì 29 gennaio 2016

I miei post devono far riflettere

Come Hitler salvò l’economia (qualche idea per oggi)- 1

L’alluvione di capitali dagli Usa in Germania si era, nel 1933, già prosciugata. La crisi del ’29 a Wall Street, il brutale arretramento dell’economia americana, il tracollo della produzione industriale il gelo del commercio internazionale, segnarono la fine della “prima globalizzazione” finanziaria. Non solo gli Usa a la Gran Bretagna, la potenza missionaria del vangelo liberista, adotta il protezionismo, e impone forti dazi sulle importazioni;   nello stesso tempo, rinuncia al ruolo di fornitore internazionale di capitali. Passati i tempi in cui le imprese (e stati) esteri erano incoraggiati a chiedere prestiti sul mercato finanziario di Londra; dal ’31, in forma non ufficiale, si mette in vigore un embargo sulle emissioni titoli esteri in Inghilterra: il ‘mercato finanziario globale’ prima esaltato viene ridefinito ‘fuga di capitali”,osteggiato e punito.
L’Inghilterra si ritira dal mondo. Si ritira, intendiamoci, nel vasto e confortevole mercato asservito del suo impero coloniale: e fra le sue colonie vi sono i maggiori produttori mondiali di oro, il cui potere d’acquisto si rinforza col calo dei prezzi globali. Grande importatore di materie prime (è ancora una potenza industriale) il Regno Unito beneficia del crollo mondiale dei prezzi di queste. Dunque è doppiamente favorito: compra a poco con oro rivalutato.

sabato 23 gennaio 2016

U.G.KRISHNAMURTI da incorniciare

Unico Dialogo pubblico di U.G. dopo quella che lui chiama "Calamità"
Istituto Indiano della cultura per il mondo di Bangalore 1972 
 (Translation from English by Pierluigi Piazza.)
Lasciatemi, prima di tutto, ringraziare le autorità dell'istituto indiano per cultura umana per avermi dato l’opportunità di incontrarvi qui. Ero molto riluttante ad accettare l'invito del signor Venkataramaiah, ma in qualche modo, sono rimasto coinvolto, se mi permettete l'uso di questa parola.
Come ha sottolineato il signor Kothari, non amo affatto tenere discorsi. A voi piace molto ascoltare discorsi, conferenze, dibattiti o discussioni e via dicendo. Non so se avete mai realizzato da voi stessi e per voi stessi, che voi non ascoltate nessuno e niente in questo mondo. State sempre e solo ascoltando ciò che dite. Realmente io non so cosa dire in questa sede. Non so cosa voi vi aspettiate di sentire, o cosa vi aspettiate che io faccia.
Si suppone che questo sia un discorso, un dialogo. Io ribadisco molto spesso a quelli che vengono a farmi visita che nessun dialogo è possibile, che nessun dialogo è necessario. Questo può sembrarvi molto strano ad ogni modo è un fatto che ogni dialogo è impossibile e comunque non necessario.
Se me lo permettete dirò poche parole per "mettere in movimento la palla"; (è un espressione molto logora ma serve allo scopo).
Dirò poche cose sullo stato di "non conoscenza". Com'è possibile parlare della "non conoscenza"? Necessariamente si devono usare delle parole. E allora si possono usare le parole senza indulgere in concetti astratti? Io dico che è possibile ma nello stesso tempo non voglio asserire che questa sia una "comunicazione non verbale". E' una cosa assurda, non esiste assolutamente una cosa come la "comunicazione non verbale". Ma forse poche parole come queste vi permetteranno di capire che è proprio il pensiero che vi impedisce di sperimentare direttamente la vita ed i suoi movimenti.
Questo stato di non conoscenza non è un mio stato particolare, (Io lo chiamo lo stato naturale del nostro essere). Questo stato è tanto vostro quanto mio. Non è lo stato dell'uomo che ha realizzato Dio, ne lo stato dell'uomo auto realizzato, neanche è lo stato del santo. Esso è lo stato naturale di ciascuno di noi, ma siccome voi state cercando qualche altra cosa, state inseguendo qualche stato di liberazione, mutazione, o realizzazione, (non so che parola usare), voi siete persi.

Questo mondo esiste solo grazie al respiro, ossia del…vento! Siete potente, dormendo un pensiero sorge e voi create un altro mondo, un sogno...