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lunedì 13 giugno 2016

USA: la prova che le votazioni sono truccate.

Il comico satirico americano Lee Camp, da sempre impegnato nel trasformare in attivismo politico il suo mestiere, in questi giorni sta coraggiosamente denunciando un fatto gravissimo che sta accadendo negli USA in merito alle “primarie” che vedranno uscire fuori i due candidati per la carica di presidente: uno per i democratici e uno per i repubblicani, nello stile del sistema bipolare.
Lee Camp ha più volte sottolineato e dimostrato come i meccanismi di elezione, anche quando non manipolati, sono tutt’altro che democratici e non premiamo chi prende più voti poiché pesano molto di più gli stessi meccanismi elettorali piuttosto che la quantità cruda delle preferenze. Oltre a questo, il comico ha anche denunciato come i media siano tragicamente di parte quando documentano come le elezioni stiano andando per i candidati. Ma c’è ben altro. Qui si va molto oltre: stiamo parlando di una frode elettorale in senso stretto.
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Il comico sta denunciando, appunto attraverso video e testimonianze, che le macchine del voto (computer che in USA si usano per votare digitalmente) sono state truccate in modo che molti voti siano stati sottratti a Berine Sanders (politico socialista ma che concorre come esponente democratico) per “regalarli” a Hillary Clinton (altra esponente democratica che si contende il posto proprio con con Sanders).
Nel video che segue, tratto dalla sua trasmissione Redacted Tonight, Lee Camp mostra una riunione in cui dei testimoni, presenti durante i conteggi e i controlli di legge effettuati sulle macchine, dichiarano di avere visto con i loro occhi questi computer essere “manomessi” in favore di Hillary Clinton. La cosa preoccupante è che la commissione che ascolta queste testimonianze, piuttosto che allarmarsi e reagire di conseguenza, prima cerca di mettere in dubbio la capacità di analisi dei testimoni e poi minimizza con frasi che suonano come un “ok, vedremo che si può fare”.
La cosa che mi preoccupa non è tanto un’elezione truccata e meccanismi elettivi non democratici, poiché questa è purtroppo la norma e può essere una sorpresa solo per chi mai si è affacciato al di là del comodo parapetto offerto da mass media. Quello che davvero mi preoccupa è il contesto: abbiamo un candidato Repubblicano a dir poco tremendo, Trump, che incarna tutto quello che di sbagliato e pericoloso si possa concentrare in un singolo politico. Sia chiaro, la politica non è fatta per gli onesti e sicuramente la Clinton (come spiego più avanti) non è meglio di Trump, quello che intendo però è che Trump nemmeno finge di essere un buon politico e sta dando estrema prova della sua xenofobia, di quanto sia bugiardo, manipolatore, ignorante, guerrafondaio ecc. 
Quindi con un candidato del genere è facile pensare che, probabilmente, egli sia in corsa solo per far fare un sospiro di sollievo quando alla presidenza ci sarà qualcun altro, attuando quella classica manovra che il potere pone in essere per far accettare qualcosa di terribile all’opinione pubblica semplicemente sventolandogli davanti un pericolo ancora peggiore che poi non si concretizzerà.
Aggiungiamo a questo il fatto che, nella storia recente, un altro presidente ha raggiunto la propria carica grazie a pesanti manipolazioni delle macchine del voto, perché evidentemente doveva essere eletto: George W. Bush, cioè l’uomo che ha iniziato le due più grandi guerre in medio oriente, ha visto accadere il più grande false flag della storia e ha dato inizio alla guerra al terrorismo come la conosciamo oggi con annesse misure di sicurezza maggiorate, sistemi di controllo e distruzione della privacy.
Ecco, con queste premesse, io temo che Hillary Clinton possa essere il prossimo Bush, un personaggio che il potere vuole al comando per iniziare una nuova fase dell’agenda imperialistica USA, dando inizio ad un periodo, se possibile, ancora più tragico di quello che stiamo vivendo.

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