.Nisargadatta Maharaj. La meraviglia è l'alba della sapienza

L’appercezione in cui tutto sorge, è questa la realtà. Un’appercezione pura e chiara, quella che chiamano l’occhio di Dio.Karl Renz

« La persona non- risvegliata vive nel suo mondo, la persona risvegliata vive nel mondo. » Andrew Cohen

Finché immagino "come dovrei essere", continuerò ad essere quello che sono ora.U.G.Krishnamurti

"Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti." Eraclito

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezzaBenjamin Franklin

In televisione non c'è la pubblicità, il mezzo televisivo è "solo" pubblicità.Dioniso 777


Upton Sinclair, “è difficile far capire qualcosa ad un uomo quando il suo stipendio dipende dal suo non capire”.


venerdì 13 settembre 2019

L’avvocato del diavolo: vinci se nessuno sa chi sei davvero


Fonte https://www.libreidee.org
Vinco perché nessuno mi nota, nessuno mi vede mai arrivare: lo dice Al Pacino al giovane Keanu Reeves nel film “L’avvocato del diavolo”. Una parte che sembra attagliarsi bene a un attore come Giuseppe Conte, fino a ieri perfettamente sconosciuto. Ma il due volte premier, prima al servizio del sovranismo-populismo gialloverde e ora prediletto dall’Ue, non era l’avvocato del popolo? Tutto si tiene, se si rilegge la storia con le lenti della pellicola di Taylor Hackford, uscita nel ‘97: puoi fare bingo, se nessuno sa veramente chi sei. Quando lo scoprono è ormai troppo tardi: siedi già a Palazzo Chigi. Da lì obbedirai ai tuoi veri padrini. Dietro a Conte, sostiene Fausto Carotenuto (già analista strategico dei servizi segreti) c’è lo stesso potentissimo club vaticano sul quale poteva contare l’eterno Giulio Andreotti, ininterrottamente in sella per mezzo secolo. Altra stoffa, certo. Ma identici mandanti? «Conte può, come Di Maio, essere interprete ed esecutore di spartiti anche opposti», scrive il giornalista della “Stampa” Jacopo Iacoboni, nel libro “L’esecuzione”, edito da Laterza. «È un Di Maio 2.0 nel momento in cui Di Maio non viene creduto più». Del resto ne ha fatta, di strada, il devoto di Padre Pio. «Partito da Volturara Appula, a Roma ha costruito un network trasversale di relazioni che spazia tra il mondo dei giuristi-grand commis dello Stato e il Vaticano».
Quando il suo nome viene ufficiosamente fatto pervenire sul tavolo di Sergio Mattarella da Di Maio e Salvini, a maggio del 2018, si avviano discreti sondaggi (non solo da parte del consigliere Ugo Zampetti) per avere qualche notizia in più su questo  Contegiurista, «che il capo dello Stato non conosce personalmente», scrive Iacoboni. Si attiva così un informale giro di pareri, «nessuno dei quali si rivelerà negativo». Viene tenuto in considerazione Giacinto Della Cananea, un altro giurista (allievo di Sabino Cassese) che Di Maio aveva messo a capo di una strana entità, il “Comitato per valutare la compatibilità del programma M5S con i programmi degli altri partiti”. I commenti provenienti dal mondo di più influenti giuristi romani pervengono a Bernardo Giorgio Mattarella, figlio del presidente della Repubblica e docente di diritto amministrativo a Siena, oltre che condirettore del master in management della pubblica amministrazione alla Luiss di Roma (dove anche Conte tiene corsi). «I rapporti accademici di questo avvocato pugliese sono, insomma, ben coltivati». Conte figura tra i relatori – ben più illustri – del forum annuale sulla strategia energetica nazionale: tra questi il consigliere di Stato Luigi Carbone, lo stesso Bernardo Giorgio Mattarella e un altro Cassese-bioy, Giulio Napolitano, figlio di Re Giorgio e professore di diritto amministrativo a Tor Vergata.
«Insomma, Conte ha un profilo pacato e ben inserito», sintetizza Iacoboni. E, ciò che più conta, «non attiva veti di nessuno sulla sua figura: è talmente poco noto e silente che non fa rumore, si muove abbastanza in sordina, non è osteggiato da influenti colleghi giuristi del Palazzo». Spiega “l’avvocato del diavolo”, nel film di Hackford, all’aitante apprendista: «Non se ne devono accorgere, che arrivi. Devi mantenere un profilo basso. Sembrare insignificante: uno stronzetto, emarginato. Sottovalutato, dal giorno della nascita». Mario Calabresi, all’epoca direttore di “Repubblica”, osserva che è singolarissima la circostanza di un uomo che arriva sulla soglia di Palazzo Chigi senza che nessuno abbia mai sentito il suo tono di voce, o sappia se è in grado di parlare in pubblico. «Conte però sa eseguire, e non è uno con la cattiva fama di voler strafare», continua Iacoboni. «L’esecuzione potrebbe aver trovato il suo uomo. Una capacità che, forse, è stata affinata fin da ragazzo tra le felpate Al Pacino nel film L'avvocato del diavolostanze di Villa Nazareth, il collegio cattolico che aiuta i giovani studenti di famiglie non abbienti a mantenersi (anche Conte ci  ha studiato, ma da non residente all’interno della struttura; per essere residenti bisognava che in famiglia entrasse un solo stipendio)».
L’Istituto Nazareth – fondato nel dopoguerra da monsignor Domenico Tardini, che dopo la morte darà il nome alla Fondazione che gestisce il centro – è un luogo simbolo del cattolicesimo democratico italiano. «Dietro i suoi cancelli, andando a ritroso, sono transitati negli anni, come professori o come ospiti, Sergio Mattarella, Romano Prodi, Oscar Luigi Scalfaro, fino ad Aldo Moro», ricorda Iacoboni. Il porporato di peso che tiene d’occhio nella sua prima formazione lo studente Conte è – guardacaso – monsignor Pietro Parolin, oggi segretario di Stato del Vaticano. «Nel corso degli anni si fa sempre più stretto il rapporto di affetto di Conte verso monsignor Parolin, un uomo che in più di una occasione – a Roma come a Washington, e all’ambasciata presso la Santa Sede – Luigi Di Maio ha incontrato e consultato, spesso nella massima riservatezza, nel processo di avvicinamento del Movimento Cinque Stelle alle stanze vaticane, e al governo». In quella fase, a metà maggio 2018, non sono in pochi, anche nel mondo cattolico romano delle più diverse ispirazioni – non solo a Villa Nazareth – a interessarsi a quel movimento «così plasmabile, malleabile, apparentemente romanizzabile», e quindi «così potenzialmente utile per tramandare l’eterna struttura, immutata, del potere temporale e spirituale della romanità».
Certo – aggiunge Iacoboni – è assai diverso il cattolicesimo di Parolin da quello del cardinale Raymond Burke, l’ultraconservatore amico di Steve Bannon, l’ex “strategist” della Casa Bianca, «anche lui di casa sia Oltretevere che nella politica italiana post-4 marzo, e in particolare nel Movimento Cinque Stelle con cui, come sappiamo, Bannon ha dichiarato di aver avuto diversi incontri». Tra parentesi: l’ideologo sovranista Bannon, massone reazionario, è stato formato alla Georgetown University di Washington, culla del potere gesuitico negli Usa. E dunque, si domanda Iacoboni: quale Vaticano sta vincendo, nel 2018, con l’insediamento del primo governo guidato dal premier Giuseppe Conte? Il Vaticano di Parolin o quello di Burke? «Chi prevale nel conflitto, che da allora diventerà endemico di questa stagione italiana: il Conte teorico del sovranismo, allineato agli interessi di Salvini e Casaleggio, o il Conte apprezzato nell’ambiente dei giuristi romani, e nel Jacopo IacoboniVaticano moderato e più “politico”, il Conte che a dicembre del 2018 porta a casa – certamente incoraggiato e quasi guidato  dalla presidenza della Repubblica – il negoziato con l’Europa per evitare la procedura d’infrazione, che a un certo punto il suo governo era sembrato quasi cercare?».
La figura del premier-esecutore «riassume in sé tutta l’ambiguità di questo biennio, le ombre e i poteri che si addensano e circondano l’esecuzione, e il fatto che molti segmenti istituzionali, o pezzi di centrosinistra, siano ancora convinti, o a volte semplicemente fiduciosi, di poter disarticolare il Movimento, e usarlo, assimilarlo, ricondurlo nelle spire sempre avvolgenti della romanità». E tuttavia, di nuovo: «L’esecuzione è esecuzione di cosa, e per conto di chi?». Il fine ultimo di questo intreccio così appassionante di storie e relazioni, umane e politiche, resta controverso, conclude Iacoboni nel suo libro, in commercio dal 28 marzo. «Sebbene il governo Lega-Movimento e la pulsione estremista-sovranista appaiano resistenti e tenaci, nell’autunno-inverno del 2018-2019, degli spread, del degrado dei rapporti dell’Italia con l’Unione Europea e degli editti dei Cinque Stelle contro i giornali, una cosa è certa: non tutto cambia, nel “governo del cambiamento”. Molti poteri sono all’opera per resistere immutati, cambiare tutto per non cambiare nulla o, al limite, staccare il Movimento dalla Lega». Facile profeta, Iacoboni. Il potere che ha messo Conte a Palazzo Chigi con la Lega ora si gode il Conte-bis col Pd. «Tu non mi crederesti mai un padrone dell’universo, non è vero?», domanda Al Pacino a Keanu Reeves, a cui l’anonimo e insignificante “avvocato del diavolo” svela la sua arma infallibile: «La gente non mi vede arrivare».

domenica 18 agosto 2019

Finestra di Overton sempre più aperta sulla pedofilia

Marcello Pamio     fonte https://disinformazione.it
La «Finestra di Overton» («The Overton Window») è una vera e propria tecnologia di persuasione delle masse. Stiamo parlando di «ingegneria sociale»: un modello di rappresentazione delle possibilità di cambiamenti nell’opinione pubblica.
Il nucleo è il seguente: qualsiasi idea, anche la più incredibile e inaccettabile, per potersi sviluppare nella società ha una cosiddetta «finestra di opportunità». Da qui il nome Finestra di Overton.
In tale finestra (window), una idea può essere invisa, attaccata, derisa, discussa, per poi lentamente e paradossalmente andare a modificare la legge in suo favore.
Avviene qualcosa di incredibile all’interno di questa «finestra di opportunità», perché l’idea iniziale passa dallo stadio di «impensabile» a quello di un pubblico dibattito, per poi finire all’accettazione totale da parte della massa, divenendo «normalità».
La cosa più inquietante di tutto questo è che le «idee» nascono sempre da uno sparuto gruppo e a vantaggio solo di pochi, con danni per tutti gli altri…
Attenzione, non stiamo parlando del classico lavaggio del cervello, perché qui abbiamo a che fare con una tecnica molto più sottile e soprattutto efficace. Lo scopo è portare il dibattito fino al cuore della società - attraverso i compiacenti media - per modificare la percezione del suddito, affinché questo se ne appropri e la faccia diventare sua.
Sembra impossibile? Spesso addirittura è sufficiente che un personaggio noto al pubblico, o un politico, promuova una «idea», anche in modo caricaturale e/o estremo, per far sì che il resto del pubblico o della classe politica inizi col dibattito.
Il risultato non importa, l’idea è nata, il virus è stato inoculato e la «tecnologia» ha iniziato a lavorare...
«Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli», con questo aforisma, il grande Oscar Wild dimostra di avere capito il meccanismo quasi un secolo prima di Joseph Overton…
Chi era Joseph Overton
Possiamo dire che Overton non è stato un personaggio importantissimo e noto, anzi, ma quello che ha studiato e scoperto è estremamente interessante per tutti.
Joseph P. Overton (1960-2003) è stato un sociologo e attivista statunitense, già senior Vice-President del «Mackinac Center for Public Policy», un think tank conservatore che si occupa di politiche liberiste.
Morì molto giovane a seguito delle ferite riportate dallo schianto dell’ultraleggero su cui volava. Un incidente strano visto che le cause non furono immediatamente chiare.
Per cui la sua «finestra» è postuma.
Overton semplicemente voleva studiare gli effetti sulla popolazione dei «serbatoi di pensiero», i cosiddetti «think tank», e delle centrali di influenza del processo politico.
Da questa ricerca concepì che una qualsiasi idea ricade in un intervallo di possibilità che la rende più o meno accettata dalla società. Tutti gli uomini importanti, quelli che contano (politici, economisti, banchieri, pubblicitari, ecc.) si attengono alle idee che la sua Finestra ritiene accettabili.

I sei stadi secondo i quali ogni idea evolve, sono i seguenti:
  • «Unthinkable» («impensabile», «inconcepibile» cioè inaccettabile, vietato);
  • «Radical» («radicale», ancora vietato ma con delle eccezioni);
  • «Acceptable» («accettabile», l’opinione pubblica sta cambiando);
  • «Sensible» («sensata», cioè razionale);
  • «Popular» («popolare», «diffusa», socialmente accettabile dalla società);
  • «Policy» («legalizzata», l’idea diviene parte concreta della politica).
Grazie a questa «ingegneria sociale», con gradualità qualsivoglia tabù può essere infranto e reso accettabile dalla società. E’ solo questione di tempo e di propaganda...
Viene sempre citato l’esempio della rana bollita perché è perfetto.
Se una rana viva viene gettata in una pentola con l’acqua bollente, questa salta fuori immediatamente, ma se il povero animale viene messo nell’acqua fredda e lentamente si fa aumentare la temperatura, molto gradualmente, questa resta immobile fino alla lessatura.
Nelle politiche sociali è importantissimo avanzare per gradi e molto lentamente, a parte qualche caso in cui serve invece la tecnica militare chiamata «shock and awe», del «colpisci e terrorizza», ma questa è un’altra storia.

La parola «omosessuale», per esempio, è stata introdotta nella fase in cui l’idea da «impensabile» e «radicale», doveva divenire «accettabile» e «sensata».
Agli inizi degli anni Settanta in America i convegni dell’APA, (l’American Psichiatric Association, la casta degli psichiatri) venivano costantemente occupati dagli attivisti dell’associazione LGBT e il risultato fu la cancellazione dell’omofilia dalla lista delle malattie sessuali del DSM, il Manuale Diagnostico-Statistico dei disordini mentali (1973).
Oggi è normalissimo parlare di omosessualità, ma cinquant’anni fa non era assolutamente così!
Traguardi indiscutibili dell’emancipazione, del rispetto e delle libertà, o manipolazione delle coscienze?
Moltissime idee contemporanee erano assolutamente inconcepibili solo qualche decina di anni fa, ma poi sono diventate accettabili per la legge e per la società.
Siamo veramente sicuri che tali «riforme» societarie, siano state ispirate dal bene comune e per gli interessi del gregge? O piuttosto per altri motivi, magari meno etici?
Oggi le «finestre» sono state aperte su moltissimi concetti e idee: gender, microchip sottocutaneo, eliminazione della moneta contante, uteri in affitto, vaccini obbligatori, geoingegneria atmosferica (scie chimiche), immigrazioni di massa, eutanasia, pedofilia, incesto, ecc.
La cornice della finestra
I media con i dibattiti giocano un ruolo decisivo.
TED sta per «Technology Entertainment Design» e ormai è un marchio di conferenze statunitensi gestite dall’organizzazione privata non-profit «The Sapling Foundation». TED è nato nel febbraio 1984 come evento singolo, poi nel tempo si è trasformato in una conferenza annuale tenuta a Monterey in California, e ogni due anni in altre città del mondo.
Con la scusa della mission: «ideas worth spreading», cioè «idee degne di essere diffuse» vengono invitati personaggi illustrissimi che ovviamente fanno molto comodo al Sistema e al paradigma….
Ricordiamo l’intervento di Bill Gates nel febbraio del 2010 sul tema molto caro ai neo-eugenetisti: il «riscaldamento globale». La colpa dell’innalzamento del livello di anidride carbonica e quindi del Global Warming è, come da copione, del cancro-uomo e delle sue attività.
Una diagnosi corretta ha già in sé anche la terapia. La soluzione per il patron della Microsoft è la riduzione della popolazione mondiale. Come? Vaccinazioni di massa e “servizi sanitari orientati alla riproduzione”, che tradotto farebbe più o meno “controllo delle nascite e aborti”.
Ecco le sue precise parole: «prima di tutto, abbiamo la popolazione. Il mondo oggi ospita 6,8 miliardi di abitanti, e tale cifra sta crescendo speditamente verso i 9 miliardi. Ora, se davvero facessimo uno splendido lavoro in relazione a nuovi vaccini, sanità e servizi sanitari orientati alla riproduzione (aborti), noi potremo probabilmente ridurre quest’ultimo numero di una percentuale valutabile intorno al 15%»
Saltiamo in Germania all’University of Wurzburg, il 5 maggio 2018 durante l’edizione europea di TED. Questa volta il tema trattato era «Future Societys» e la relatrice Mirjam Heine.
Questa studentessa di medicina ha tenuto un monologo di circa 13 minuti davanti ad una vasta platea di persone applaudenti, in cui parlava in termini positivi della pedofilia, intesa come «normale orientamento sessuale».
«Pedophilia is an unchangeable sexual orientation. Anyone could be born that way», la pedofilia è un orientamento sessuale immutabile, e “chiunque” potrebbe nascere così!
Non una gravissima e inaccettabile deviazione patologica, ma un banalissimo orientamento sessuale.
La Finestra di Overton si è spalancata sulla pedofilia, ed ecco il meccanismo...
Dalla fase uno («impensabile», «inaccettabile»), ci troviamo nella fase due «radicale» («vietato ma con delle eccezioni»), per cui si inizia a parlarne.
La seconda fase continua con il dibattimento in piccoli convegni (TED è solo l’inizio) dove stimati scienziati faranno delle dichiarazioni sotto forma di discussioni «scientifiche».
Contemporaneamente e/o precedentemente, in sintonia con il dibattito pseudoscientifico, si costituiscono associazioni di pedofili, le cui dichiarazioni vengono - non a caso - amplificate dai media.
Associazioni e partiti propedofilia sono nati da tempo. La Nambla per esempio (North American Man-Boy Love Association) è l’associazione di pedofili americani che ha chiesto perfino l’abolizione dei limiti di età per i rapporti sessuali. In Olanda è sorto NVD, il partito di pedofili (poi scioltosi) il cui motto era: «Amore per il prossimo, Libertà e Diversità».
Sempre nel paese dei tulipani vi è pure la Fondazione «Stitching Martijn» che promuove la pedofilia.
L’argomento quindi cessa di essere un tabù e s’introduce nello spazio d’informazione.
Questo scatenerà fortissimi e aspri dibattiti mediatici: ci saranno esperti a favore (all’inizio pochissimi) e contrari (molti). Anche la popolazione si dividerà, per poi alla fine passare alla fase tre: l’«accettazione».
Attenzione perché il meccanismo è stato messo in moto...

sabato 13 luglio 2019

Robert Adams – DA, La Collezione dei Satsangs da Agosto 1990 a Giugno 1993

 Lo stato senza ego che è alla base di ogni cosa o regno. Significa che non c’è causa per l’esistenza e se lo comprendi vivi nel momento automaticamente. Esattamente come nel sogno. C’è forse una causa, un inizio nel sogno? A un tratto vivi un sogno e tutto esiste. Da dove è venuto? Dalla mente. Il solo modo di uscirne è di…svegliarsi! Anche questo è una specie di sogno, è transitorio e non c’è nessun ego dietro ad esso. È solo l’ego che lo rende reale. Se non c’è ego non ci sono limiti, malattie, morte, nulla di tutto questo.
fonte  http://www.isabelladisoragna.com/e-book/robert-adams-versione-italiana/

martedì 11 giugno 2019

Quando l’omosessualità si trasforma in ideologia



“L’omosessualità in sé non mi turba affatto. Non mi chiedo nemmeno da che cosa dipenda. Mi dà fastidio, invece, quando (come il femminismo) si trasforma in ideologia. In categoria, in partito, in lobby economico-cultural-sessuale. E grazie a ciò diventa uno strumento politico, un’arma di ricatto, un abuso Sexually Correct. O-fai-quello-che-voglio-io-o-ti-faccio-perdere-le-elezioni. Pensi al massiccio voto con cui in America ricattarono Clinton e con cui in Spagna hanno ricattato Zapatero. Sicché il primo provvedimento che Clinton prese appena eletto fu quello di inserire gli omosessuali nell’esercito e uno dei primi presi da Zapatero è stato quello di rovesciare il concetto biologico di famiglia nonché autorizzare il matrimonio e l’adozione gay.
……….
Un essere umano nasce da due individui di sesso diverso. Un pesce, un uccello, un elefante, un insetto, lo stesso. Per essere concepiti, ci vuole un ovulo e uno spermatozoo. Che ci piaccia o no, su questo pianeta la vita funziona così. Bè, alcuni esperti di biogenetica sostengono che in futuro si potrà fare a meno dello spermatozoo. Ma dell’ovulo no. Sia che si tratti di mammiferi sia che si tratti di ovipari, l’ovulo ci vorrà sempre. L’ovulo, l’uovo, che nel caso degli esseri umani sta dentro un ventre di donna e che fecondato si trasforma in una stilla di Vita poi in un germoglio di Vita, e attraverso il meraviglioso viaggio della gravidanza diventa un’altra Vita. Un altro essere umano. Infatti sono assolutamente convinta che a guidare l’innamoramento o il trasporto dei sensi sia l’istinto di sopravvivenza cioè la necessità di continuare la specie. Vivere anche quando siamo morti, continuare attraverso chi viene e verrà dopo di noi. E sono ossessionata dal concetto di maternità. Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l’anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all’ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere). Ma essendo donna, e in più una donna ferita dalla sfortuna di non esser riuscita ad avere figli, capisco meglio il concetto di maternità.
……..
Ma qualcun altro me lo chiederà. Quindi ecco. Un omosessuale maschio l’ovulo non ce l’ha. Il ventre di donna, l’utero per trapiantarcelo, nemmeno. E non c’è biogenetica al mondo che possa risolvergli tale problema. Clonazione inclusa. L’omosessuale femmina, si, l’ovulo ce l’ha. Il ventre di donna necessario a fargli compiere il meraviglioso viaggio che porta una stilla di Vita a diventare un germoglio di Vita poi un’altra Vita, un altro essere umano, idem. Ma la sua partner non può fecondarla. Sicché se non si unisce a un uomo o non chiede a un uomo per-favore-dammi-qualche-spermatozoo, si trova nelle stesse condizioni dell’omosessuale maschio. E a priori, non perché è sfortunata e i suoi bambini muoiono prima di nascere, non partecipa alla continuazione della sua specie. Al dovere di perpetuare la sua specie attraverso chi viene e verrà dopo di lei.
Con quale diritto, dunque, una coppia di omosessuali (maschi o femmine) chiede d’adottare un bambino? Con quale diritto pretende d’allevare un bambino dentro una visione distorta della Vita cioè con due babbi o due mamme al posto del babbo o della mamma? E nel caso di due omosessuali maschi, con quale diritto la coppia si serve d’un ventre di donna per procurarsi un bambino e magari comprarselo come si compra un’automobile? Con quale diritto, insomma, ruba a una donna la pena e il miracolo della maternità? Il diritto che il signor Zapatero ha inventato per pagare il suo debito verso gli omosessuali che hanno votato per lui?!? Io quando parlano di adozione-gay mi sento derubata nel mio ventre di donna. Anche se non ho bambini mi sento usata, sfruttata, come una mucca che partorisce vitelli destinati al mattatoio. E nell’immagine di due uomini o di due donne che col neonato in mezzo recitano la commedia di Maria Vergine e San Giuseppe vedo qualcosa di mostruosamente sbagliato. Qualcosa che mi offende anzi mi umilia come donna, come mamma mancata, mamma sfortunata. E come cittadina. Sicché offesa e umiliata dico: mi indigna il silenzio, l’ipocrisia, la vigliaccheria, che circonda questa faccenda. Mi infuria la gente che tace, che ha paura di parlarne, di dire la verità. E la verità è che le leggi dello Stato non possono ignorare le leggi della Natura. Non possono falsare con l’ambiguità delle parole «genitori» e «coniugi» le Leggi della Vita.
Lo Stato non può consegnare un bambino, cioè una creatura indifesa e ignara, a genitori coi quali egli vivrà credendo che si nasce da due babbi o due mamme non da un babbo e una mamma. E a chi ricatta con la storia dei bambini senza cibo o senza casa (storia che oltretutto non regge in quanto la nostra società abbonda di coppie normali e pronte ad adottarli) rispondo: un bambino non è un cane o un gatto da nutrire e basta, alloggiare e basta. E’ un essere umano, un cittadino, con diritti inalienabili. Ben più inalienabili dei diritti o presunti diritti di due omosessuali con le smanie materne o paterne. E il primo di questi diritti è sapere come si nasce sul nostro pianeta, come funziona la Vita nella nostra specie. Cosa più che possibile con una madre senza marito. Del tutto impossibile con due «genitori» del medesimo sesso”
Oriana Fallaci fonte http://www.imolaoggi.it
Il 29 giugno ricorre il 90° Anniversario della sua nascita. Buon compleanno Oriana!
Armando Manocchia, per celebrare la ricorrenza del grande scrittore, organizza all’Hotel dei Cavalieri di Milano un Cocktail Event dal titolo: 90 anni, in 90 immagini e 90 frasi. Numerosi e prestigiosi gli invitati

mercoledì 15 maggio 2019

Avaaz, il braccio armato di Soros & C.






Marcello Pamio fonte https://disinformazione.it/
Con la solita scusante delle Fake News, il social più seguito al mondo, Facebook, ha fatto chiudere 24 pagine che sembravano a favore del governo. Stiamo parlando di pagine con più di 2 milioni di utenti.
L’accusa è pesantissima, perché questi utenti screanzati «condividevano informazioni false e contenuti divisivi su migranti, antivaccini e antisemiti a ridosso delle elezioni europee, oltre la metà a sostegno di Lega e 5 Stelle». Chiaro?
Attenzione che il giudice in questione, cioè colui che afferma, senza commettere errori, che una notizia è falsa, non è Facebook. In questo caso la marionetta Zuckemberg è solo il mandatario, perché il mandante della censura è la ong Avaaz.
La segnalazione sembra infatti essere partita dal sito spuntato dal nulla negli Stati Uniti nel 2007.
Ma cos’è Avaaz? Diciamo che è una sorta di «organizzazione di comitati di propaganda elettorale», che con la scusa della raccolta firme contro questo o a favore di quello, incamera colossali indirizzari mail (gentilmente consegnate dai firmatari delle petizioni online) per poi invadere i computer di tutti gli iscritti con post sponsorizzati e promossi su tutti i social.
Anche in questo caso di mezzo c’è sempre lui, George Soros, l’ebreo ungaro naturalizzato americano che con la sua potentissima corazzata miliardaria Open Society, controlla a cascata le ong di mezzo mondo.
La sua fondazione, con badilate di dollaroni è in grado di condizionare la politica, l’economia e la finanza del pianeta; non a caso tutte le famose «rivoluzioni» sono opera sua.
Ricordiamo anche che nell’International Board di Open Society siede una certa Emma Bonino (ex Bilderberg), già commissario UE e oggi a capo del partito che chiede "sempre + Europa".
Formazione politica questa ben oliata dall’amico Soros.
Per capire che Avaaz non è un organo imparziale basta osservarne le segnalazioni e le battaglie politiche, chiaramente orientate e non certo super-partes. Per non parlare dei finanziamenti di cui ha beneficiato.
Avaaz.org infatti è stata co-fondata da «Res Publica» e dal gruppo progressista «MoveOn.org», movimento quest’ultimo vicino al partito democratico americano, che solo nel 2004, stando al Washington Post, ha ricevuto ben «1,6 milioni di dollari da Soros».
Nel 2018 Avaaz ha lanciato l’ennesima petizione contro l’organizzazione dei Mondiali in Russia, ma nel mirino ovviamente c’erano Vladimir Putin e il presidente della Siria Bashar al-Assad: «Da tutto il mondo vi chiediamo con forza di opporvi ai crimini contro l’umanità che la Russia sta perpetrando in Siria».
Nel febbraio dello scorso anno, come scriveva Franceso Boezi su «Il Giornale.it», sempre Avaaz invitava a votare contro la coalizione di centro-destra, data per vincente in tutti i sondaggi: tant’è che sulla sua pagina Facebook veniva pubblicato un video dal contenuto eloquente: «La coalizione Berlusconi, Salvini e Meloni è quasi maggioranza. Maggioranza. Ma possiamo fermarli.»
Ha ancora senso continua a firmare petizioni con Avaaz?

martedì 16 aprile 2019

Venezuela, l'uomo nuovo secondo Aristobulo Isturiz, ministro dell'Educazione

 


di Geraldina Colotti fonte https://www.lantidiplomatico.it
  La piazza è gremita di giovani, venuti ad ascoltare Aristobulo Isturiz, ministro venezuelano dell'Educazione. Con lui, ci sono la vicepresidente dell'Assemblea Nazionale Costituente, Tania Diaz e altri dirigenti del PSUV. Siamo a Caracas, nei giorni del sabotaggio elettrico che ha lasciato il paese al buio. Aristobulo è capace di orientare e alfabetizzare, indicando sempre il punto d'azione: non per niente lo chiamano “el profe”, il prof. Al termine del comizio, andiamo a visitare l'Unità educativa Simon Bolivar. Le classi sono sospese anche perché il trasporto non è stato ancora ripristinato, ma la scuola funziona come mensa. Le cuoche, che fanno parte del movimento Cocineras y Cocineros de la Patria- Frente Fernanda Bolaños hanno fatto i salti mortali per arrivare, ma hanno tenuto aperto per i bambini dalle 12 alle 14.
“Nel paese – ci spiega il ministro – abbiamo 22.800 scuole provviste di mense, ovviamente gratuite, e un movimento di Cuoche della Patria composto da 78.000 persone”. Erika posa lo strofinaccio e si avvicina: “Qui – dice – diamo da mangiare a circa 200 bambini, lavoriamo in sinergia con tutta la comunità, con le altre organizzazioni popolari, anche questo è un luogo in cui costruiamo coscienza collettiva. Aprire la mensa nonostante questo atto terrorista che abbiamo subito è una dimostrazione di resistenza. Qui nessuno si arrende”.
Il Prof scherza con i bambini, tutti vogliono farsi una foto, poi lo accompagnamo al ministero dell'Educazione, dove si svolge questa intervista.

Nei paesi dell'Unione Europea è in corso da anni una tendenza a privatizzare e a subordinare i sistemi educativi agli interessi del grande capitale. Come funziona nella rivoluzione bolivariana?

Il ruolo della rivoluzione è quello di costruire una società basata su valori alternativi a quelli del capitalismo: giustizia, solidarietà, amore per il prossimo. Nella scuola non basta parlare di uguaglianza e di pari opportunità, bisogna costruire le condizioni affinché vi sia giustizia: un bambino malnutrito o privato dell'affetto in un'età cruciale come quella che va da zero a sei anni, presenterà dei problemi a scuola e non avrà un buon rendimento.Se la famiglia non ha i soldi per comprare i libri o i quaderni, il bambino non andrà bene a scuola. Durante la Quarta Repubblica, bisognava pagare una tassa d'iscrizione. I genitori dovevano fare un versamento in banca e portare un tagliando a comprova. Questo escludeva i più poveri che non mandavano i figli a scuola. Chavez ha messo fine alla pratica dei tagliandi. L'istruzione gratuita ora copre anche gli studi di dottorato e quelli all'estero. Lo Stato fornisce i libri, lo zaino, la divisa per la scuola e quella per le attività sportive, il portatile, e ora stiamo dando anche le scarpe. Ai maestri e ai professori viene consegnato un computer con un programma di aggiornamento incorporato perché la loro formazione sia continua. In ogni scuola ora c'è una biblioteca. Prima della rivoluzione ho visitato molto le carceri, vi andavo ogni fine settimana perché facevo parte della Commissione per gli Affari Penitenziari. C'era molta ingiustizia, molti innocenti. Chiedevo al giudice o alla guardia: perché questi giovani si trovano qui? Si trattava, infatti, soprattutto di giovani. Mi rispondevano: perché hanno rubato, fatto rapine, ucciso... Io ribattevo: no, stanno qui perché non hanno avuto una buona educazione primaria e una corretta educazione affettiva. Le loro mamme, infatti, erano povere, dovevano lavorare per mantenerli e non avevano tempo per curarne l'educazione. Per questo ora nelle scuole pubbliche ci occupiamo di tutti questi aspetti, soprattutto dal prescolare alla materna, e facendo attenzione alla situazione della famiglia al momento della nascita. Per creare condizioni di giustizia, da noi tutti i servizi sono sussidiati: luce, trasporti, gas, la borsa di alimentazione (Clap), che sul mercato varrebbe più di venti dollari, viene venduta alle famiglie a 100 bolivar. Noi crediamo in uno stato di diritto ma anche di giustizia, senza la quale il diritto non può essere effettivo. Il concetto di uguaglianza senza giustizia risulta penalizzante per chi non ha le stesse condizioni di partenza.

venerdì 5 aprile 2019

I RICCHI DI STATO SONO PER L’ACCOGLIENZA. Poi la scaricano a Torre Maura

Immancabile, la Procura di Roma indaga  su quelli che a Torre Maura hanno protestato con violenza contro  lo scarico, nel loro quartiere, di 70  zingari.  Ha posto l’aggravante dell’”odio razziale”  come movente.
Nelle  stesse ore,  è apparsa la foto  di un personaggio  attivamente pro-immigrati.

Il figlio di Tria.  Era secondo skipper della barca a vela-civetta che accompagnava la Mar Jonio di Casarin e soci,  finanziata da Banc Etica e vari Fratoianni. La vela, alta sul mare, serviva a rendere visibili ai clandestini nel gommone la nave-soccorso.  Rimasto solo al largo, lo yacht è arrivato a fatica a Lampedusa, riferisce la  Verità.

Quel che importa è come  lo vediamo nella foto: bello, palestrato, palesemente ricco.
Le cronache non ci restituiscono invece le foto  di Niccolò Ciappini,  il  figliastro del ministro Tria, figlio della seconda moglie Maristella Vicini;  ma possiamo giurare che avrà l’aspetto ricco . Questa è la jeunesse dorée . Il ragazzo  di cui le cronache ci  narrano come sia stato assunto  nel gruppo Tinexta  da Pier  Andrea Chevallard  amministratore delegato della medesima, nonché “compagno” di Claudia Bugno,  la consulente che Tria vuole assolutamente  al suo fianco perché non sa privarsi  della sua  preziosa professionalità, comprovata nella presenza della brillante professionista nel consiglio  d’amministrazione di Banca Etruria (a fianco di papà Boschi) durante il crack (Bankitalia, non conscia delle sue alte qualità, l’aveva multata per 121 mila euro), poi alla vicepresidenza Alitalia   da cui  se n’è andata perché l’ex commissario Luigi Gubitosi non la voleva più lì».
Veronica Padoan
Se aggiungiamo che la figlia dell’ex ministro  Padoan,  Veronica, è ricordata per aver capeggiato la rivolta degli immigrati senza documenti sbarcati   e offerti allo sfruttamento del caporalato di Rosarno,  possiamo concludere che i militanti dell’accoglienza, che schifano i razzisti di Torre Maura,  appartengono alla speciale categoria dei Ricchi di Stato.

Una categoria tutta italiana. I ricchi esistono ovviamente in  ogni parte del mondo, anche miliardari, ma sono dei privati a capo di imprese private.
All’estero,  lavorare per lo Stato,  anche  ai  vertici, non rende ricchi.  Qui  sì, come ha mostrato un recente servizio di Milena Gabanelli.

All’estero, pagati molto meno.
https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/rai-43-dirigenti-incassano-stesso-stipendio-dell-amministratore-delegato/9a79d3e8-53b4-11e9-96c3-69d40ecc7f9b-va.shtml
Questa dei ricchi di Stato  è una categoria speciale.  Non devono lottare per sopravvivere, non devono competere, non  conoscono la precarietà del lavoro come il resto degli italiani.  Cadono sempre in piedi, come dimostra il caso di Claudia Bugno: cacciati da una partecipata, vengono assunti da un’altra e ai vertici.
Il  caso ancor più notevole è quello di Maria Cannata, la dirigente altissima che per 17 anni ha gestito il debito pubblico italiano  contraendo derivati con Morgan Stanley in modo così abile,   che secondo  la Corte dei Conti   ha  concorso a creare un danno allo Stato da 4,1 miliardi di euro , ma che secondo  le stime di Luca Piana de L’Espresso,  nel tempo, tra il 2016 e il 2021 le perdite saranno  24 miliardi.
Processo? Prigione? In qualunque altro paese, non nell’Italia dei Ricchi di Stato.  La Cannata è uscita dal Tesoro solo per godersi la  profumata pensione che spetta tali pubblici dirigenti.  Anche perché sarebbe ingiusto prendersela con la dottoressa Cannata, e  non “il suo predecessore Vincenzo La Via e gli ex direttori del Tesoro Domenico Siniscalco, poi passato alla stessa Morgan Stanley, e Vittorio Grilli, ora a Jp Morgan”.
https://www.lettera43.it/it/articoli/economia/2018/02/16/derivati-stato-italia/217902/
Per  livello di emolumenti senza confronto con quelli del settore privato, per impunità e intoccabilità, per la rete di relazioni utili  che hanno intrecciato attorno a sé e nel loro ambiente per i loro rampolli, questa corrisponde perfettamente alla definizione di una oligarchia. Mantenuta da denaro pubblico.
Questa oligarchia è,  vediamo, militante dell’accoglienza senza limiti di tutti i clandestini che arrivano dall’Africa;  perché tanto, poi lo scarica  a Torre Maura e simili quartieri, sulle spalle di quei razzisti che, se hanno un lavoro, prendono sul migliaio di euro.  I fortunati, perché c’è  anche  la donna di  88 anni che  racconta:  “Viviamo in questo appartamento  comunale  da 41 anni . Prendo 600 euro di pensione al mese, il soffitto del bagno mi sta per crollare in testa. Quando chiamo il Comune, mi tengono in attesa un tempo infinito e ora mantengono questi rom“.
Naturalmente hanno contro i giornalisti,  che sono per l’accoglienza in quanto appartenenti alla casta dei Ricchi di Satto – almeno quelli della Rai TV.

(I neo-assunti hanno uno stipendio superiore del 30 per cento a quello che percepiva Blondet dopo 37 anni di anzianità)
Essi, molto ricchi, hanno trovato rivoltante che i nazifascisti razzisti diTorre Maura da 600 euro almese o disoccupati, hanno calpestato il pane destinato dal Comune agli zingari.  Sono pieni di buoni sentimenti progressisti; essere di sinistra, in Italia, esige  un certo reddito,  l’appartenenza a una certa rete oligarchica privilegiata
Chi ha calpestato il pane ieri notte a , per giunta gridando “ dovete morire di fame”, ha compiuto un gesto sacrilego che tormenta le coscienze di tutti noi
gad
Hanno contro anche i giudici,  che prendono, fra annessi a connessi, 145 mila euro annui,  abbastanza da non sentire la durezza del vivere e poter coltivare sentimenti umanitari riguardo ai ROM. Dunque giudici che incrimini  per odio razziale gente che spacca tutto quando gli mettono vicino i 70 Rom che sono, sostanzialmente, mantenuti  dal denaro pubblico, favoriti e  alleviati di pesi come pagare le  bollette, o i  canoni d’affitto.
Questi italiani razzisti se fossero in Francia, sarebbero noti come ”la France péripherique”, quella parte della società  descritta dal sociologo-geografo Christophe Guilly,   “la gente che si trova  anche territorialmente, nei territori che contano  poco”, più abbandonata delle stesse minoranze etniche e  di nuova immigrazione, perché la  ““metropoli mondializzata popolata di radical chic  progressisti,  che si crogiolano nel liberalismo economico, la società aperta, i comportamenti consumisti libertari”  fa’ vivere le minoranze etnicizzate delle banlieues nella luce dei suoi consumi  di lusso, del suo benessere, del suo superfluo, della sua “creatività senza pregiudizi” e senza tabù.  I nuovi immigrati vi si concentrano perché godono degli affitti “sociali” delle grandi metropoli, mentre “le classi popolari sono intrappolate lontano  dalle zone che creano  posti di lavoro, e non godendo di affitti sociali, spendono per il diesel 250 euro al mese, un quarto del salario minimo”.
In Francia, questi  sono i Gilet Gialli.  Ossia un  popolo che si è riconoscuuto unito nell’insurrezione e nell’opposizione, dalla Normandia alla Provenza, che ha  riscoperto la fraternità cantando l’inno  nazionale, che  ha la coscienza politica unitaria, messaggi politici generali perfettamente enunciati (Macron dégage!), la costanza di scendere in piazza da venti settimane sfidando le percosse della polizia  del Potere.  A Torre Maura, non viene a nessuno l’idea di indossare il gilet giallo.   Anche in Sardegna, i pastori che hanno protestato per il prezzo del latte, non l’hanno fatto. Indossare un gilet giallo è   fare appello al popolo,  al proprio popolo, agitare una bandiera, chiamare  gli altri a combattere insieme. I pastori sardi non   hanno chiesto al resto degli italiani – anche poveri e periferici – di unirsi a loro: non solo perché la loro  rivendicazione  era particolare e particolarista , ma anche (soprattutto) perché non si aspettano che, avessero fatto appello al resto del popolo, questo sarebbe sceso in piazza e li avrebbe capiti e sostenuti. Nessuna categoria di oppressi si aspetta di essere compresa e aiutata dall’altra?

Pongo la domanda. Perché finisce così: che la Procura da 145 mila all’anno incriminerà  per  odio razziale aggravato   i quattro gatti di Casa Pound o  di Forza Nuova già noti e stranoti alla Digos,  i giornalisti Rai da 90-240 mila faranno servizi sul razzismo nero pericolossimo,  il figlio di Tria  tornerà   con lo yacht degli amici  a “salvare”  i clandestini (che  hanno pagato il biglietto per essere “salvati”) e l’oligarchia li scaricherà  da qualche parte  tipo Torre  Maura, certo  non ai Parioli o a Capalbio.

sabato 16 marzo 2019

MEGLIO LA CINA CHE GLI U.S.A. di Piemme


[ 16 marzo 2019 ]
C'è qualcosa che non quadra in questo casino sul Memorandum of  Understanding (MoU –Memorandum d’Intesa) che l’Italia dovrebbe essere sottoscrivere con la Cina in merito alla “Nuova via della seta“ o Belt and Road Initiative (BRI) — il grande progetto con cui Pechino punta a rilanciare la connettività infrastrutturale e commerciale della grande massa continentale eurasiatica e a edificare una nuova architettura economico-commerciale. Conviene all'Italia diventare un partner strategico di Pechino? Secondo noi certamente sì.


*  *  *
Come un sol uomo, contro l'accordo tra Italia e Cina, stanno lanciando strali la Casa Bianca e la Commissione europea —quindi in Italia Pd e camerieri vari, tra cui Matteo Salvini e la Meloni. Due le parole chiave: “minaccia” e “rischio”: “Sono minacciati i valori economici dell’Occidente democratico” e “col 5G della Huawei è a rischio la sicurezza nazionale”
La piddina Mogherini, “Alto” commissario, e Katainen rincarano la dose:
«La Cina è oramai un avversario sistemico che ha modelli di governance diversi, dobbiamo difendere principi e valori… sono a rischio la prosperità, il modello sociale e i valori della Ue nel lungo periodo…. Nessuno può effettivamente raggiungere i propri obbiettivi con la Cina da solo, tutti hanno la responsabilità di assicurare il rispetto del diritto e delle pratiche europee»
[Corriere della sera del 12 marzo]
Che è come dire che all’Italia, già duramente penalizzata dalla moneta unica e dalle regole euriste, dev’essere impedito di perseguire una politica commerciale ed estera sovrana.
Quindi la Commissione si lamenta che le aziende europee
«… scontano un deficit di competitività poiché quelle cinesi hanno alle spalle o lo Stato o enormi sussidi pubblici oltre che differenti standard aziendali e sindacali».
Quel che si dice far la pipì fuori dal vaso. Senza accorgersene i soloni della Commissione europea ammettono che il loro tanto decantato efficientismo liberista ha fatto
fallimento, che non regge lo scontro col capitalismo made in China, a causa del ruolo centrale dello Stato che là non si genuflette al mercato ma tenta di regolarlo e perché Pechino ha il pieno controllo del sistema bancario e se ne sbatte del “pareggio di bilancio”. Per quanto concerne i salari ed i diritti dei lavoratori vale ricordare che essi in Cina sono triplicati in un ventennio e mentre qui da noi i salari stanno scendendo ed i diritti che c’erano una volta sono oramai un miraggio.

Due pesi e due misure

Non si possono dunque, per gli eurocrati, fare affare con la Repubblica popolare cinese, anche perché, dice sempre la Commissione europea, ci sono di mezzo “i diritti umani che la Cina calpesta” e infine, udite! udite! per una questione di “cambiamenti climatici, visto che la Cina sarebbe “il più grande produttore di emissioni di carbonio”.
Ci sarebbe da far notare a lorsignori che gli Stati Uniti, tanto dopo che Trump ha stracciato gli accordi di Parigi sul clima, sono il secondo produttore subito dopo la Cina, e malgrado ciò non solo si fanno affaroni con gli Stati Uniti, ma si continua, in nome dalla “solidarietà atlantica” ad essere loro strettissimi alleati. Per non parlare degli affari, e dei legami strategici, che l’Unione europea, Italia compresa, intrattiene col fior fiore dei paesi in cui i diritti umani vengono calpestati o sono responsabili di politiche razziste e guerrafondaie, tre esempi su tutti: Israele, Arabia Saudita e Ucraina.

Senti chi parla!

Ci sono altre chicche nelle raccomandazioni della Commissione europea al governo italiano per impedirgli (anche in questo campo) di perseguire l’interesse nazionale.
Ad un certo punto si dice che l’espansione cinese sarebbe dannosa per i paesi africani poiché
«gli investimenti cinesi si trasformano spesso in alto livello di indebitamento e nel trasferimento del controllo di risorse e asset strategici».
Ah! Ah! Ah! I lupi di Bruxelles, travestiti da agnelli che compiono una descrizione perfetta delle politiche colonialiste e poi imperialiste con cui l’Occidente, depredando le genti del Sud del mondo, ha alimentato la bestia del suo capitalismo vorace. Davvero formidabile la chicca sul debito: vero che la Cina non va in Africa (e altrove) a far regali, che segue un modus operandi predatorio, che pone i propri interessi davanti a quelli dei partner, che i vende i suoi investimenti a prezzi salati (sempre meno di quelli occidentali). Ma che dire del capitalismo casinò, del capitalismo iper-finanziarizzato, che proprio sul ricatto del debito si basa? Che col debito ricatta stati e compra governi? Che dire dell’Unione europea che a causa del pretesto del debito ha affondato una intera nazione, la Grecia, e che col motivo del debito ha sequestrato la sovranità italiana e di altri paesi?

Chi spia chi?

L’ultimo motivo di chi vuole far recedere il governo Conte, ed anzitutto i 5 Stelle, costringendoli a stracciare l’Intesa con la Cina è quello del 5G, lo standard di ultima generazione dove Huawei e Zte sono aziende fortissime in termini di competitività e brevetti.
Com’è noto la Casa Bianca ha già stabilito che Huawei negli USA non entra perché “con i suoi telefoni la Cina spia il mondo”. Gli americani vorrebbero che il colosso cinese fornisse loro le chiavi di decriptazione dei loro sistemi. Richiesta che Huawei si rifiuta giustamente di soddisfare, per la semplice ragione che ove lo facesse finirebbe per azzerare il vantaggio che oggi ha sui suoi concorrenti (americani).
Sta di fatto che l’amministrazione americana ha apertamente messo in guardia l’Italia (e nel caso la Germania), pena ritorsioni, dall’adottare le tecnologie cinesi per il 5G — il che significa utilizzare solo quella a stelle e striscie. C’è chi fa notare la natura pretestuosa della pressione americana, visto che Huawei vende in Italia telefoni e router a migliaia di aziende, Tim compresa.
Ammettiamo ora che sia vero che via Huawei Pechino voglia spiarci. Che forse oggi gli americani non ci spiano? E’ un segreto di pulcinella non solo che Google, facebook, Amazon, Apple e Microsoft origlino e sorveglino miliardi di cittadini, che questi colossi passino poi le loro sterminate informazioni agli organismi di sicurezza come Nsa, Cia ecc. E non è un segreto che l’Unione europea dovette sostituire tutti i computer Microsoft a Bruxelles poiché attraverso essi gli USA spiavano sistematicamente i lavori della Commissione europea e tutti i suoi dipartimenti. Com’è noto che aveva servizi segreti americani spiino addirittura governi e capi di stato — tra cui la stessa Merkel. Vogliamo poi parlare della NATO e delle centinaia di basi militari americani disseminate in Europa? Non si tratta forse di strumenti con cui gli USA ci obbligano ad una sovranità limitata?
Insomma, gli americani sono gli ultimi a poter dare lezioni di fair play, non credibili quando chiedono il rispetto delle regole. Essi sono i primi a violare la sicurezza e la sovranità degli altri stati.


Salvini l'atlantista

Per cui è davvero patetico che anche Matteo Salvini si sia allineato al “partito americano”, mettendo in difficoltà non solo Conte e Di Maio ma lo stesso Michele Geraci che per mesi han lavorato all’intesa con Pechino. C’è chi si era illuso su questo “sovranista” e si stupisce per l’atto di fede atlantista di Salvini, — già dimenticato ha dimenticato il suo viaggio Israele? Già scordato il voltafaccia salviniano sulle sanzioni alla Russia ed altre porcherie in politica estera?
Insomma, ben fa il governo, in barba alle minacce USA ed ai mugugni di Piddini, Berluscones e Salvini, ad allacciare più solide relazioni commerciali con la Cina. Ciò non solo è nell’interesse del Paese, ma va fatto e può essere fatto senza cedere un millimetro di sovranità nazionale. Basta volerlo davvero, ovvero compiere un duplice gesto di disobbedienza, agli USA e alla Commissione europea.

venerdì 22 febbraio 2019

Gli indizi del sogno sono presenti dappertutto; avresti dovuto o almeno potuto riconoscerli prima.


Il seguente brano è tratto dal capitolo 11 del libro “Lo Straniero Misterioso” di Mark Twain. Il personaggio di nome Satana non si riferisce a quello della religione cristiana, ma è soltanto un nome fittizio dato ad personaggio che, nel racconto di Twain, rappresenta un messaggero di un sapere talmente forte e profondo da essere stato occultato dalla mente ordinaria.
Per quasi un anno Satana ha continuato queste visite, ma alla fine è venuto con meno frequenza. Questo mi ha reso più solitario e malinconico. Sentivo che stava perdendo interesse per il nostro piccolo mondo e potrebbe in qualsiasi momento abbandonare completamente le sue visite.
Quando un giorno finalmente venne da me, ero molto felice, ma solo per un po’. Era venuto a dire addio, mi ha detto, e per l’ultima volta. Aveva investigato ed esplorato ogni angolo dell’universo, e questo lo avrebbe tenuto occupato fino al suo prossimo ritorno.
“E tu stai andando via e non tornerai più? “
“Sì,” ha detto. “Abbiamo chiacchierato a lungo insieme ed è stato piacevole per entrambi; ma devo andare ora e non ci vedremo più. “
“In questa vita, Satana, ma in un altra si? Ci incontreremo in un altra vita, vero? “
Poi, tutto con tranquillità e sobrietà, mi ha dato una strana risposta, “non c’è nessun’altra vita”.
Una sottile influenza soffiò sul mio spirito dal suo, portando con sé una vaga, fioca, ma benedetta e fiduciosa sensazione che le sue parole incredibili potrebbero essere vere.
“Non hai mai sospettato questo, Theodor? “
“No. Come potevo? Ma come può essere vero ciò che dici…? “
“È vero”.
Una raffica di gratitudine fiorì nel mio petto, ma subito emerse un dubbio mai sorto prima e ho detto: “Ma poco fa abbiamo visto la probabile vita futura”.
“È stata soltanto una visione – non aveva alcuna esistenza”.
Riuscivo a malapena a respirare per la grande speranza che mi stava circondando. “Una visione? –una vi… “
“La vita stessa è solo una visione, un sogno”.
Era elettrizzato. Oh mio Dio! Avevo avuto quel pensiero mille volte durante le mie riflessioni!
“Nulla esiste; tutto è un sogno. Dio, l’uomo, il mondo, il sole, la luna, il deserto, le stelle… sono un sogno, tutto un sogno; non hanno alcuna esistenza. Nulla esiste salvo lo spazio vuoto e tu!
“Io!”
“E tu non sei tu, non sei il tu che credi di essere – non sei il corpo, né il sangue, né le ossa, tu sei solo un pensiero. Io stesso non ho alcuna esistenza; io sono solo un sogno – il tuo sogno, una creatura della tua immaginazione.
In un attimo avrai realizzato questo, poi verrò escluso dalle tue visioni e io mi dissolverò nel nulla da cui tu mi hai fatto… Sto morendo già adesso – sto crollando – sto passando via, mi sto dissolvendo. In poco tempo rimarrete soltanto tu e lo spazio vuoto.
A te rimarrà solamente un pensiero, l’unico pensiero davvero esistente, dalla natura inestinguibile, indistruttibile. Mentre io, il tuo povero servo, ti ho rivelato a te stesso, ho rivelato la tua vera natura e così ti ha reso libero. D’ora in avanti puoi sognare altri sogni, migliori di questo!
Strano! che tu non abbia sospettato già anni fa – secoli, millenni fa! – di questo sapere. Te ne saresti dovuto accorgere, perché sei sempre esistito, senza compagnia, attraverso tutte le eternità. Strano che tu non abbia sospettato che il tuo universo e il suo contenuto fossero solo sogni, visioni, finzione!
Strano, perché questi contenuti sono così francamente e istericamente folli – proprio come tutti i sogni…
Tu percepisci, ora, che queste cose che ti circondano in questo mondo sono tutte possibili soltanto in un sogno. Percepisci che si tratta di fantasie puerili, allucinazioni, creazioni di un’immaginazione che non è consapevole delle grottesche illusioni – in una parola, percepisci che sono un sogno e tu sei il creatore di esso. Gli indizi del sogno sono presenti dappertutto; avresti dovuto o almeno potuto riconoscerli prima.
Fidati, è vero, quello che ti ho appena rivelato; non c’è Dio, nessun universo, nessuna razza umana, nessuna vita terrena, nessun paradiso, nessun inferno. È tutto un sogno – un sogno grottesco e decisamente sciocco. Non esiste nulla, eccetto te stesso. E tu sei solo un pensiero – un pensiero ambulante, un pensiero vuoto, un pensiero vagabondo senzatetto, che vaga nella vacua eternità!”
Dopo questa rivelazione scomparve e mi lasciò sgomento; perché sapevo e avevo ben capito che tutto quello che aveva detto era vero.
Fonte: https://www.animalibera.net/2019/02/gli-indizi-del-sogno-sono-presenti.html

sabato 2 febbraio 2019

Povera Patria

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La sera del 25 Gennaio 2019, poco prima di mezzanotte, è andata in onda la prima puntata di Povera Patria. Una data che rimarrà uno spartiacque nella storia della tv pubblica italiana. In questi ultimi anni abbiamo visto nascere e morire decine di talk-show. Nonostante i nomi dei programmi e dei conduttori cambiassero, si è sempre avuta la sensazione di guardare lo stesso, identico show. A parte rare eccezioni, solitamente soppressi (come La Gabbia), il talk-show base italiano ha sempre offerto la medesima solfa. Quale? Conduttore adepto del pensiero unico globalista, servizi orientati in tal senso, ospiti non allineati messi in minoranza e ricoperti di fango, ospiti allineati accolti con riverenza. Una schifezza alla quale ci hanno abituati, spacciata ogni volta per civile ed illuminata disamina dei fatti. L’abisso di servilismo e conformismo è stato raggiunto da La7, un canale divenuto inguardabile per chiunque coltivi il dubbio. E la Rai? Non è stata da meno. Agorà, #cartabianca, Porta a Porta, Mezz’ora in più, Che Tempo che Fa… una sfilza di salotti permeati dalla stessa visione di mondo dipinta come imprescindibile. Covi di serpi pronte ad avventarsi sulle voci dissonanti, con domande tese esclusivamente ad affibbiare etichette e suscitare paure irrazionali nello spettatore. Carlo Freccero ha voluto rompere questa vergognosa tradizione. La sua Rai2 ha cominciato a prendere forma. Dapprima con un Tg che non fosse un pamphlet del Nazareno, poi con il talk Povera Patria. […]

La conduttrice non trasuda la bile che rende le Gruber e i Fazio insopportabili. O la supponenza che trasforma i Formigli e i Floris in ridicoli inquisitori. O l’ostilità di chi difende uno schieramento politico/ideologico a prescindere dai fatti che si ritrova in molti conduttori, dall’Annunziata fino alla Berlinguer e via dicendo. Il confronto è tutto sommato pacato. Ognuno riesce a dire la sua e l’intervista finale, pur non condividendone personalmente i contenuti, è piacevole. Ma la svolta più eclatante sta nei temi trattati. Qui accade qualcosa di inaspettato. Viene lanciato un servizio che, tramite una semplice infografica, tocca l’argomento tabù per eccellenza: la natura del Debito Pubblico. Il quale viene mostrato non come divina spada di Damocle, non come colpa blasfema degli italiani, bensì come l’effetto di precise scelte politiche ed economiche.  Viene citato il nefasto divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro avvenuto nel 1981, ad opera di Andreatta e Ciampi. Ovvero l’inizio della perdita della sovranità monetaria e del controllo sul debito pubblico stesso. Una scelta suicida di cui paghiamo le conseguenze tutt’oggi. Apriti cielo! La reazione alla messa in onda di tale servizio è l’esplosione di rabbia incontenibile da parte dei pasdaran neoliberisti. Due minuti di disegnini animati fanno impazzire la “sinistra” finanziaria, gli europeisti anti-italiani e la claque lobotomizzata a seguito. Come si osa parlare in questi termini del debito pubblico? I social sono presi d’assalto dalle mute di cani sguinzagliate per sbranare il dissenso. I giornaloni si apprestano ad urlare alla “fake news”. Immancabili arrivano le invocazioni alla lotta ai mulini a vento del totalitarismo sovranista. Trombettieri e giullari di corte, orfani del loro castello, strepitano in coro. Un sempre più imbarazzante Marattin (“signore con la barba che blatera” come l’ha giustamente apostrofato Mohamed Konare) fa una disamina del video appigliandosi a tutti i luoghi comuni dell’anti-sovranismo. La testa dell’eretico Freccero viene chiesta su un piatto d’argento. Ma cosa è avvenuto? Molto semplice: si è abbandonato il racconto fallace sul debito pubblico ripetuto come un mantra negli ultimi anni. La filastrocca la conosciamo tutti: lo Stato Italiano è come una famiglia che si è indebitata sperperando denaro ma è stata salvata da Sant’Europa da Bruxelles. Un’ignobile menzogna che usa la metafora (fuorviante) della famiglia senza soldi per colpire allo stomaco un intero popolo. E convincerlo di meritare politiche di austerity, privatizzazioni, cessioni di sovranità, tagli indiscriminati e un lento impoverimento. Una sorta di giusta punizione per una gestione dissennata dei propri denari, a differenza dei “virtuosi” vicini tedeschi e francesi. Insomma: la bugia regina, dalla quale si dipana tutto il resto del racconto europeista. Povera Patria, in pratica, ha tolto il velo di Maya sulla vera natura del debito pubblico. E lo ha fatto senza neppure andare in profondità, dato che l’infografica fa un sunto a grandissime linee di quello che successe nel 1981. Se nelle prossime puntate l’argomento verrà approfondito ulteriormente, questa sarà la bomba atomica televisiva del 2019 (e non solo).

E non finisce qui. Perché nella seconda metà della puntata viene lanciato un servizio sulla mafia nigeriana. Un altro tabù dei nostri giorni. Un pericolo in costante espansione, alimentato proprio dall’immigrazione scriteriata che ha contraddistinto gli anni passati. Un cancro che si sta espandendo in zone dove già operano le mafie nostrane. Riuscendo a prendere il controllo di interi paesi con una violenza inaudita. Soprattutto, un argomento spesso celato all’opinione pubblica per gli interessi economici legati al business dell’accoglienza, oltre a misere prese di posizione ideologiche. Non si tratta di un argomento del tutto sconosciuto, tuttavia finalmente lo si pone come problema reale, serio, impellente. Lo si mette sul tavolo del confronto, finora riempito di patetismo e propaganda immigrazionista da quattro soldi. Tutto questo avviene in simbiosi con l’approfondimento sul Franco CFA andato in onda proprio su Rai2, in Night Tabloid. Mafia nigeriana e assenza di sovranità monetaria delle ex (ex?) colonie francesi. Due temi dirompenti che cestinano il semplicistico e bambinesco “scappano dalle guerre”, con cui una certa parte politica liquida il problema dell’immigrazione di massa. A Carlo Freccero non posso dunque che fare i miei complimenti. Nel giro di una manciata di giorni, la sua Rai2 ha girato la testa degli italiani verso un’altra prospettiva. E lo ha fatto con metodica convinzione, incurante delle reazioni dei nemici del pluralismo in tv. Anzi, proprio le urla scomposte di certi personaggi e di certi ambienti sono la miglior prova della bontà del progetto Povera Patria. Gli attacchi saranno sempre più duri. Il fango arriverà a secchiate. L’idea che qualcuno inizi a narrare la realtà in modo dissimile dal passato fa imbestialire chi, proprio da quella narrazione, ha tratto maggior giovamento. Confido nella tenacia di Freccero e nel rinnovato interesse del pubblico. Se il direttore di Rai2 saprà resistere e tenere la barra dritta, il suo lavoro getterà le fondamenta di una nuova tv. Ho soffiato via la polvere dal tasto numero 2 sul telecomando. Cosa che ritenevo francamente impossibile. E invece ora mi ritrovo a canticchiare sottovoce: Sì che cambierà, vedrai che cambierà…

Matteo Brandi+

lunedì 21 gennaio 2019

Mazzucco: vaccini, vergogna nazionale. E i 5 Stelle, complici

 Fonte http://www.libreidee.org
Vaccini non sempre utili e non sempre sicuri, non testati come gli altri farmaci, e in alcuni casi pericolosi (letali) per i bambini. Vaccini non “spiegati”, imposti senza la necessaria trasparenza. E pagati dai cittadini con le tasse, a prezzi salatissimi: il costo è schizzato alle stelle dopo l’introduzione dell’obbligatorietà. In caso di problemi, chi paga? Sempre noi, con le imposte, perché è lo Stato a risarcire i danneggiati. Peggio ancora: il piano, evidente, mira a imporre l’obbligo a tutti, anche agli adulti (come in Argentina, dove alle vaccinazioni è vincolato il rinnovo del passaporto, come quello della patente di guida). Come chiamarlo, questo schifo? E poi: possibile che non ci sia un cane di politico che lo denunci? Non dovevano essere lì per quello, i 5 Stelle? Non a caso, infatti, sono stati votati da milioni di italiani. Molti dei quali oggi sono letteralmente inferociti: «Il mio voto non lo avranno mai più», annuncia Massimo Mazzucco, che accusa Giulia Grillo di essere la fotocopia di Beatrice Lorenzin. I militani più irriducibili “perdonano” i grillini, perché se non cedessero al ricatto-vaccini finirebbero fuori dal governo? Tanto meglio, dice Mazzucco: se avessero il coraggio di denunciare il marcio, avete idea di come la prenderebbero, gli elettori? Se i 5 Stelle si dimettessero in nome della sicurezza sanitaria dei cittadini, il giorno dopo verrebbe giù l’Italia. Ma non lo fanno: e questo ci fa capire chi sono, veramente.
E’ indignato, Mazzucco, di fronte alle esternazioni di Giulia Grillo a “Mattino 5”, sull’ammiraglia di Mediaset: «Vaccinarsi è fondamentale», dice il ministro: «Giusto l’obbligo, quando serve». Aggiunge: «Quello che è mancato è l’informazione: ai Giulia Grillocittadini bisogna spiegare l’importanza dei vaccini, che sono gratuiti e possono salvare da malattie gravi, in alcuni casi mortali». Davvero? «Detto da lei, che ormai sta dalla parte di Big Pharma, lamentare che in Italia è mancata l’informazione è fantastico: è veramente il capovolgimento del mondo in cui viviamo», protesta Mazzucco, in web-streaming su YouTube con Fabio Frabetti di “Border Nights”. Documentarista e video-reporter, Mazzucco aveva rivolto un preciso appello a Beppe Grillo perché ritirasse la sua firma dal “patto per la scienza” proposto dal virologo Roberto Burioni, massimo propagandista dell’obbligo vaccinale in Italia. Un appello firmato anche da Renzi e Mentana, che secondo Gianfranco Carpeoro – autore di una segnalazione alla magistratura – configurerebbe un reato di associazione a deliquere, attentando alla Costituzione laddove chiede di limitare la libertà d’opinione e anche la libera ricerca scientifica.
Burioni propone infatti di “fermare” – anche con la forza, per legge – le indagini indipendenti come quelle dei biologi italiani guidati da Vincenzo D’Anna, che hanno appena scoperto vaccini “sporchi” (con tracce di diserbanti e Dna di feti abortiti) e vaccini inefficaci, perché privi degli agenti immunizzanti indicati. Sempre Giulia Grillo dichiara, a “Presa diretta” su RaiTre: «In questo momento va posta particolare attenzione al morbillo, perché è in atto una diffusione abbastanza sostenuta che non riguarda solo i bambini ma anche gli adulti». Attenzione: «Invito anche gli adulti a fare il vaccino contro il morbillo – dice il ministro della salute – perché spesso sono loro che lo trasmettono ai bambini, e i casi più gravi li abbiamo avuti proprio tra gli adulti». Questo “retropensiero” esiste già da molto tempo, sottolinea Mazzucco: «La nostra beneamata Grillo sta solamente facendo il lavoro che evidentemente è stata messa lì a fare, perché è già da tempo che sento, tra le righe, che qualcuno appenaMazzuccopuò ci infila dentro anche gli adulti». Pericolo: «Tra “cominciare a pensare” anche agli adulti e arrivare all’obbligo, il passo è breve».
La cara Grillo dice che è mancata l’informazione? «Benissimo, allora la dia tutta, se vuole fare veramente il ministro della salute dei cittadini». Ovvero: «Dia i dati veri delle reazioni avverse, dica cosa si sono raccontati i virologi già 15 anni fa, in segreto fra di loro, ammettendo – nero su bianco – che sanno benissimo che c’è una correlazione statisticamente significativa tra vaccini e autismo». E magari Giulia Grillo informi gli italiani su quanto è successo a William Thompson, il medico americano che ha denunciato di esser stato «obbligato a distruggere tutti i documenti che rivelano la correlazione diretta tra vaccini e autismo». Faccia questa informazione, la Grillo, e smetta di «riempirsi la bocca di parole solo perché è il ministro della salute: questa è una vergogna assoluta». Aggiunge Mazzucco: «Il solo fatto di avere questa ministra della salute mi ha indotto a decidere di non votare mai più per i 5 Stelle: mai più, finché non avranno completamente capovolto questo tipo di politica. E se gli altri 5 Stelle stanno zitti, è anche colpa loro: sono complici di questo schifo».
Lo si può comprendere, Mazzucco, di fronte a quest’altra affermazione del ministro: «Se la popolazione autonomamente non si vaccina, certo che la si obbliga: prima si convince il cittadino, poi eventualmente lo si obbliga». Protesta Mazzucco: «Una cosa è obbligare ad allacciare le cinture di sicurezza: nessuno può discutere sul fatto che servano a salvarti la vita, e che non ci sono controindicazioni. Ma fin che tu non mi hai dimostrato che non ci sono danni da vaccino, e che il vaccino è veramente sicuro, tu non mi puoi obbligare». Questo dibattito, aggiunge Mazzucco, dura dall’800. Basta leggere quello che scriveva William White: «Vi sono poche cose, tra la gente di cultura, in cui le convinzioni siano così assolute e così poco informate Belpietrocome la vaccinazione. Ti diranno che ha eradicato il vaiolo e che non è assolutamente dannosa. E se oserai soltanto mettere in dubbio una di queste affermazioni, verrai etichettato come un sostenitore di quegli ignoranti e fanatici antivaccinisti».
«Se tu insisterai e chiederai quando, esattamente, il vaiolo sia stato eradicato, e quale sia esattamente il vaccino che non fa danni, ti verrà probabilmente risposto che queste faccende riguardano la medicina, e che i fatti non sono in discussione». Questo scriveva, White, nel lontano 1885, cioè 130 anni fa. «La situazione non è mai cambiata – dice Mazzucco – da quando è iniziato il dibattito sui vaccini: c’è sempre questa divisione plateale, manichea, tra il bene e il male – quelli che decidono cosa è giusto e cosa non è giusto – e quelli che protestano e cercano di difendere la libertà personale, la libertà individuale». Ma nell’Italia del 2018, il famoso “contratto di governo” firmato dai gialloverdi non prometteca di “superare la legge Lorenzin”? «Certo», commenta Mazzucco, sarcastico: ma “superarla” può vuol dire aggiungere altri 4 vaccini obbligatori. Salvo poi scoprire, come ha fatto il quotidiano “La Verità” diretto da Maurizio Belpietro, che – dopo la legge Lorenzin, incassato il business garantito dall’obbligatorietà – le case produttrici hanno fatto volare i prezzi dei vaccini: «Prima l’obbligo, poi la stangata».
Il costo delle vaccinazioni, a carico dello Stato, è aumentato del 62%. In soldoni: la spesa è cresciuta di 130 milioni tra il 2016 e il 2017. «La colpa non è dell’aumento del numero di immunizzazioni, ma del prezzo delle dosi, passato da 14,02 a 22,74 euro in media. Un affare, per le multinazionali del farmaco». Complimenti a Belpietro: ed è curioso – osserva Mazzucco – che la notizia non compaia sugli altri giornali. Dove sono, quelli che difendono la famosa informazione? Del resto, solo un altro quotidiano – “Il Tempo”, diretto da Franco Bechis – ha sparato la notizia-bomba dei vaccini “sporchi” scoperti dai biologi. E sui media è passata praticamente sotto silenzio anche la notizia della Puglia, unica Regione ad aver garantito un servizio di “farmacovigilanza attiva” per monitorare gli effetti delle vaccinazioni. Risultato-choc: in Puglia, 4 bambini su 10 hanno subito reazioni avverse.  «La cosa pazzesca di questa storia – riassume Mazzucco – è che prima hanno introdotto l’obbligo, poi si sono messi  a discutere il prezzo con le case farmaceutiche. Cioè: non si sono preoccupati di fissare il prezzo prima, per evitare sorprese. Così, quando ormai l’obbigo c’era (era legge), questi figli di buona donna hanno alzato i prezzi. La Lorenzin diceva: i vaccini sono gratuiti. Certo, all’Asl non devi pagare per l’iniezione, ma le tasse le paghi eccome. E quindi le case farmaceutiche vengono pagate con i nostri soldi». Paradosso assoluto: «Una presa per i fondelli meravigliosa: da una parte il cittadino deve Bianca Berlinguerpagarsi le vaccinazioni con le tasse, in più c’è l’obbligo vaccinale (quindi anche l’obbligo di pagare i vaccini). E in più, se per caso c’è un danneggiato da vaccino, chi lo risarcisce? Non la casa farmaceutica, coi soldi che le abbiamo appena dato, ma sempre noi cittadini, con i soldi dello Stato, perché è lo Stato che ti rimborsa».
Per Mazzucco, siamo di fronte a una frode clamorosa: «Da una parte siamo obbligati a pagare per farci vaccinare, e poi dobbiamo pure pagare per i danni che riceviamo, nel caso qualcosa vada storto. Gli altri invece si beccano i soldi e non rischiano nessuna denuncia». E non un politico che si alzi in piedi a denunciare l’incredibile raggiro. Anche Bianca Berlinguer e Mauro Corona, su RaiTre, insistono sull’obbligo dei vaccini? «E’ chiaro, quello che sta succedendo». Per Mazzucco «stanno arrivando degli ordini molto precisi, dall’alto: vogliono insistere su tutti i fronti mediatici, perché evidentemente hanno capito che la cosa non è passata. E per arrivare dove vogliono loro – cioè arrivare all’obbligo vaccinale imposto a tutti, anche agli adulti – bisogna battere tutti i tasti possibili». E Bianca Berlinguer si mette a fare propaganda anche lei, in questo modo, naturalmente senza essersi informata? Vergogna: dovrebbe ricordare ai suoi telespettatori, innanzitutto, che i vaccini «sono gli unici farmaci che non passano attraverso le forche caudine della sperimentazione». Fantastico: «In un bambino, così, puoi iniettare delle porcherie che in certi casi rischiano di ucciderlo, come è stato dimostrato». Un documento ufficiale delle case farmaceutiche, conferma Mazzucco, ammette che – nelle statistiche – almeno in 8 casi la famosa “sindrome da morte improvvisa” (la morte in culla) avviene nelle 24 ore che seguono alla somministrazione del vaccino esavalente. «Iniettare in un bambino un prodotto che rischia di ucciderlo, senza prima aver fatto la normale sperimentazione clinica, è un crimine vergognoso».
Come vedete, sintetizza Mazzucco, tutto quadra: l’intero sistema è concepito a protezione delle case farmaceutiche, non del bambino. «Il governo americano per primo, negli anni ‘80, ha deciso di creare il “tribunale dei vaccini”, nel quale è lo Stato – al posto delle case farmaceutiche – ad assumersi l’onere di risarcire i danneggiati da vaccino». Per Mazzucco, «vuol dire che da quel momento è partito il ricatto di Big Pharma». E questo tipo di legislazione è stato adottato in tutto il mondo, anche in Una campagna del CorvelvaItalia. «Quindi le case farmaceutiche sono libere di metterci quello che vogliono, nei vaccini. Non sono obbligate a sperimentarli, mentre tu sei obbligato a iniettarteli. E se per caso qualcosa va storto, non puoi nemmeno rivalerti su di loro». I militanti 5 Stelle piagnucolano: se osiamo alzare la voce sui vaccini, non ci lasciano più governare? «Bene, vadano a casa», replica Mazzucco. Dicano: “Noi volevamo eliminare l’obbligo vaccinale per motivi serissimi, ma non ce lo lasciano fare”. «Denuncino chi glielo impedisce e diano le dimissioni: così si tiene la schiena dritta. Troppo comodo, dire: se lo faccio, non mi lasciano governare. A cosa serve governare, se poi sei obbligato a piegare la schiena in questo modo? Ti ricattano le case farmaceutiche? Benissimo, le denunci e vai a casa. Non hai bisogno di fare per forza il ministro della salute».
Troppo comodo, insiste Mazzucco, «nascondersi dietro a questo, quando c’è di mezzo la vita, la salute degli altri». Tuttalpiù si potrebbero capire cedimenti e compromessi su questioni puramente economiche: sei obbligato a concedere le trivellazioni in mare? D’accordo: se non garantisci quel business, ti fanno cadere. «Lo capisco», dice Mazzucco: a volte tocca calarsi le braghe: «Ma non quando ci sono di mezzo la vita e la salute della gente». Per fare un esempio: «Provate a incontrare la mamma di un bambino danneggiato. Guardatela negli occhi. A quel punto mi dite ancora che si può permettere tutto questo, solo perché “altrimenti non ci fanno più governare”? No, devi denunciare. E oggi hai a disposizione l’intero palcoscenico italiano. Lo dici: Bruxelles ci impone l’obbligo vaccinale, pena la procedura d’infrazione. E quindi noi andiamo a casa, vedete voi per chi votare». Chiosa Mazzucco: «Sapete cosa succede, il giorno dopo? Viene giù il paese. Questo devi fare, se hai gli attributi». Se invece «ti piace stare lì a fare il ministro per avere il tuo stipendietto e l’accesso ai salotti che contano», allora non ci siamo. Come diceva, una volta, Beppe Grillo? «Vaffanculo».