.Nisargadatta Maharaj. La meraviglia è l'alba della sapienza

L’appercezione in cui tutto sorge, è questa la realtà. Un’appercezione pura e chiara, quella che chiamano l’occhio di Dio.Karl Renz

« La persona non- risvegliata vive nel suo mondo, la persona risvegliata vive nel mondo. » Andrew Cohen

Finché immagino "come dovrei essere", continuerò ad essere quello che sono ora.U.G.Krishnamurti

"Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti." Eraclito

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezzaBenjamin Franklin

In televisione non c'è la pubblicità, il mezzo televisivo è "solo" pubblicità.Dioniso 777


sabato 15 luglio 2017

John Pilger: PERCHE' LA PALESTINA E' ANCORA IL PROBLEMA

Quando da giornalista in erba mi recai per la prima volta in Palestina negli anni ’60, alloggiai in un kibbutz. Le persone che incontrai erano instancabili, spiritose e si autodefinivano socialiste. Mi piacevano.
Una sera a cena chiesi di chi fossero le sagome di persone che vedevo in lontananza, oltre il nostro perimetro.


“Arabi”, dissero, “nomadi”. Le parole erano quasi sputate fuori. Israele, dicevano intendendo la Palestina, era stato per lo più una terra desolata e uno dei grandi progetti dell’iniziativa sionista era stata quella di trasformare in zona verde il deserto.
Usarono come esempio il raccolto di arance di Jaffa, esportate in tutto il mondo, quale trionfo sulla natura e sulla noncuranza umana.
Era la prima bugia. La maggior parte degli aranceti e dei vigneti appartenevano ai palestinesi che avevano lavorato il suolo ed esportato le arance e le uve in Europa fin dal XVIII secolo. L’ex città palestinese di Jaffa era conosciuta dai suoi abitanti precedenti come “la casa delle arance tristi”.
Nel kibbutz, la parola “palestinese” non si usava mai. Perché, chiesi. La risposta fu un silenzio imbarazzato.
In tutto il mondo colonizzato, la sovranità reale dei popoli indigeni è temuta da coloro che non possono mai del tutto coprire il fatto, e il crimine, che stanno vivendo su terra rubata.
Il passo successivo è negare l’umanità della gente – come il popolo ebraico sa fin troppo bene. Inquinare la dignità, la cultura e l’orgoglio della gente ne consegue logicamente, come pure la violenza.
A Ramallah, dopo un’invasione della Cisgiordania da parte del defunto Ariel Sharon nel 2002, ho attraversato strade piene di macchine schiacciate e case demolite, per raggiungere il Centro Culturale Palestinese. Fino a quella mattina vi si erano accampati i soldati israeliani.
Mi venne incontro la direttrice del centro, la scrittrice Liana Badr, i cui manoscritti originali si trovavano sparsi e strappati sul pavimento. Il disco rigido contenente la sua narrativa e una biblioteca di drammi e poesie erano stati presi dai soldati israeliani. Quasi tutto era distrutto e insudiciato.
Non un solo libro si era salvato con tutte le pagine; non un singolo nastro master di una delle migliori collezioni del cinema palestinese.
I soldati avevano urinato e defecato sui pavimenti, sulle scrivanie, sui ricami e sulle opere d’arte. Avevano spalmato le feci sui dipinti dei bambini e scritto – con la merda – “Nato per uccidere”.
Liana Badr aveva le lacrime agli occhi, ma rimaneva indomita. Disse: “Rimetteremo tutto a posto”.
Ciò che più fa infuriare quelli che colonizzano e occupano, rubano e opprimono, vandalizzano e contaminano è il rifiuto delle vittime di assecondarli. E questo è il tributo che tutti dovremmo pagare ai palestinesi. Si rifiutano di abbassare la testa. Tirano avanti, aspettano – finché è ora di combattere nuovamente. E lo fanno persino quando chi li governa collabora con gli oppressori.
Nel bel mezzo del bombardamento israeliano di Gaza del 2014, il giornalista palestinese Mohammed Omer non smise mai di comunicare. Lui e la sua famiglia furono colpiti; lui si accodò per cibo e acqua e li portò tra le macerie. Quando lo chiamavo, potevo sentire le bombe fuori dalla porta di casa sua. Si è rifiutato di abbassare la testa.
Gli articoli di Mohammed, illustrati da fotografie esplicite, sono stati un modello di giornalismo professionale che ha svergognato i reportage conformi e vili del cosiddetto mainstream in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. La nozione di obiettività della BBC – che amplifica miti e menzogne delle autorità, una pratica di cui è orgogliosa – viene ogni giorno smascherata da gente come Mohamed Omer.
Sono più di 40 anni che testimonio il rifiuto del popolo della Palestina di compiacere i loro oppressori: Israele, Stati Uniti, Gran Bretagna, Unione Europea.
Dal 2008 solo la Gran Bretagna ha concesso permessi per l’esportazione di armi e missili, droni e fucili da cecchino in Israele per il valore di 434 milioni di sterline.
Coloro che, senza armi, si sono ribellati a tutto questo, quelli che si sono rifiutati di abbassare la testa, sono tra i palestinesi che ho avuto il privilegio di conoscere: il mio amico, il defunto Mohammed Jarella, che lavorava per l’agenzia delle Nazioni Unite UNRWA, che nel 1967 mi mostrò un campo profughi palestinese per la prima volta. Era una gelida giornata invernale e gli scolari erano scossi dal freddo. “Un giorno…” mi disse. “Un giorno…”
Mustafa Barghouti, la cui eloquenza rimane indiscussa, che descrisse la tolleranza che esisteva in Palestina tra ebrei, musulmani e cristiani fino a quando, mi disse, “i sionisti hanno voluto uno stato a spese dei palestinesi”.
La dottoressa Mona El-Farra, medico a Gaza, il cui obiettivo era di raccogliere fondi per la chirurgia plastica di bambini sfigurati da pallottole e da schegge di proiettili israeliani. Il suo ospedale fu raso al suolo dalle bombe israeliane nel 2014.
Il dottor Khalid Dahlan, psichiatra, le cui cliniche per bambini a Gaza – bambini resi quasi pazzi dalla violenza israeliana – erano oasi di civiltà.
Fatima e Nasser sono una coppia la cui casa si trovava in un villaggio vicino a Gerusalemme designato come “Zona A e B”, il che significa che la terra è stata dichiarata per soli ebrei. I loro genitori vi avevano vissuto; i loro nonni vi avevano vissuto. Lì oggi i bulldozer stanno costruendo strade per soli ebrei, protetti da leggi per soli ebrei.
Era passata la mezzanotte quando Fatima, incinta del secondo figlio, accusò dolori di parto. Il bambino era prematuro. Quando arrivarono ad un posto di blocco, con l’ospedale in vista, il giovane soldato israeliano disse che avevano bisogno di un altro documento.
Fatima stava sanguinando copiosamente. Il soldato, ridendo, imitava i suoi gemiti, poi disse: “Andate a casa”. Il bambino nacque lì, in un camion. Era blu dal freddo e presto, senza cure, morì di ipotermia. Il nome del bambino era Sultan.
Per i palestinesi, queste sono storie note. La domanda è: perché non sono note a Londra e Washington, Bruxelles e Sydney?
In Siria, una recente causa per diffamazione – una causa alla George Clooney – è foraggiata generosamente in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, nonostante i beneficiari, i cosiddetti ribelli, siano dominati da fanatici jihadisti, il prodotto dell’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq e della distruzione della moderna Libia.
Tuttavia, la più lunga occupazione e resistenza dei nostri tempi non è riconosciuta. Quando le Nazioni Unite improvvisamente si svegliano e definiscono Israele uno stato dove vige l’apartheid, come è avvenuto quest’anno, tutti s’indignano – ma non contro uno stato il cui “scopo principale” è il razzismo, ma contro una commissione ONU che ha osato rompere il silenzio.
“La Palestina”, affermava Nelson Mandela, “è la più grande questione morale del nostro tempo”.
Perché questa verità è soppressa, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno?
Su Israele – lo stato dell’apartheid colpevole di crimini contro l’umanità e di aver infranto più leggi internazionali di chiunque altro – il silenzio persiste tra coloro che sanno e il cui compito è quello di dire le cose come stanno.
Su Israele, il giornalismo è così intimidito e controllato da un pensiero unico che richiede il silenzio sulla Palestina mentre il giornalismo corretto è diventato dissidenza: una metafora metropolitana.
Una sola parola – “conflitto” – consente questo silenzio. “Il conflitto arabo-israeliano”, declamano i robot leggendo il telesuggeritore. Quando un giornalista veterano della BBC, un uomo che conosce la verità, si riferisce a “due narrazioni”, la stortura morale è completa.
Non c’è conflitto, né due narrazioni, con le loro ragioni morali. C’è un’occupazione militare imposta da una potenza nucleare sostenuta dal potere militare più grande sulla terra; e c’è un’ingiustizia epica.
La parola “occupazione” può essere vietata, cancellata dal dizionario. Ma la memoria storica della verità non può essere bandita: l’espulsione sistemica dei palestinesi dalla loro patria. “Piano D” gli israeliani lo chiamarono nel 1948.
Lo storico israeliano Benny Morris racconta come a David Ben-Gurion, primo primo ministro Israeliano, sia stato chiesto da uno dei suoi generali: “Cosa dobbiamo farne degli arabi?”
Il primo ministro, scrive Morris, “fece un gesto energico e dispregiativo con la sua mano”. “Scacciateli!” disse.
Settant’anni dopo, questo crimine è cancellato nella cultura intellettuale e politica dell’Occidente. O è discutibile o semplicemente controverso. Giornalisti profumatamente pagati accettano di buon grado i viaggi governativi israeliani, l’ospitalità e l’adulazione, e poi sono aggressivi nelle loro proteste di indipendenza. Il termine “utili idioti”, fu coniato per loro.
Nel 2011 mi colpì la facilità con cui uno dei più acclamati scrittori britannici, Ian McEwan, un uomo immerso nel bagliore dell’illuminazione borghese, accettò il “Jerusalem Prize” per la letteratura nello stato dell’apartheid.
McEwan sarebbe andato a Sun City nel Sud Africa dell’apartheid? Anche lì danno via premi, con tutte le spese pagate. McEwan giustificò il suo atto con alcune parole subdole sull’indipendenza della “società civile”.
Propaganda – come quella che McEwan ha elargito, con la simbolica bacchettata sulle mani dei suoi ospiti felici – è un’arma per gli oppressori della Palestina. Come lo zucchero, oggi si insinua dappertutto.
Comprendere e analizzare punto per punto la propaganda di stato e culturale è il nostro compito più importante. Stanno facendoci marciare al passo dell’oca verso una seconda guerra fredda il cui obiettivo finale è quello di sottomettere e balcanizzare la Russia e intimidire la Cina.
Quando Donald Trump e Vladimir Putin hanno parlato privatamente per più di due ore alla riunione del G20 ad Amburgo, a quanto pare sulla necessità di non combattere tra di loro, gli obiettori più vociferi sono stati coloro che avevano sequestrato il liberalismo, come lo scrittore politico sionista del Guardian.
“Non c’è da meravigliarsi che ad Amburgo Putin sorridesse”, ha scritto Jonathan Freedland. “Sa di aver raggiunto il suo obiettivo principale: rendere nuovamente debole l’America”. Aggiungere il sibilo del malvagio Vlad.
Questi propagandisti non hanno mai conosciuto la guerra, ma amano il gioco imperiale della guerra. Ciò che Ian McEwan chiama “società civile” è diventato una ricca fonte di propaganda correlata.
Prendiamo un termine spesso usato dai tutori della società civile – “diritti umani”. Come un altro nobile concetto, “democrazia”, “diritti umani” è stato quasi del tutto svuotato del suo significato e del suo scopo.
Come il “processo di pace” e la “road map”, i diritti umani in Palestina sono stati sequestrati dai governi occidentali e dalle ONG aziendali che loro stessi finanziano e che pretendono di avere un’autorità morale idealista.
Perciò, quando Israele è chiamato dai governi e dalle ONG a “rispettare i diritti umani” in Palestina, non succede nulla, perché tutti sanno che non c’è niente da temere; nulla cambierà.
Guardate al silenzio dell’Unione Europea, che fa i comodi di Israele, mentre si rifiuta di mantenere i propri impegni nei confronti del popolo di Gaza, come quello di tenere aperto un corridoio vitale al confine con la frontiera di Rafah: una misura accettata come parte del suo ruolo nella cessazione dei combattimenti nel 2014. Un porto marittimo per Gaza, un progetto concordato da Bruxelles nel 2014, è stato abbandonato.
La commissione ONU che ho citato – il cui nome completo è la Commissione Economica e Sociale delle Nazioni Unite per l’Asia occidentale – ha descritto Israele come, e cito, “progettato per lo scopo principale” di discriminazione razziale.
Milioni lo capiscono. Quello che i governi di Londra, Washington, Bruxelles e Tel Aviv non possono controllare è che l’umanità, di base, sta cambiando forse come mai prima.
Le persone in tutto il mondo sono in fermento e sono più consapevoli che mai, a mio avviso. Alcuni sono già in aperta rivolta. L’atrocità della Torre di Grenfell a Londra ha unito le comunità in una vibrante resistenza quasi a livello nazionale.
Grazie ad una campagna popolare, l’autorità giudiziaria sta oggi esaminando le prove per un possibile procedimento penale nei confronti di Tony Blair per crimini di guerra. Anche se questo dovesse fallire, è uno sviluppo cruciale, che demolisce un’altra barriera tra il pubblico e il suo riconoscimento della natura vorace dei crimini del potere di stato – il sistematico spregio per l’umanità perpetrato in Iraq, nella Torre di Grenfell, in Palestina. Quelli sono i puntini in attesa di essere collegati.
Per la maggior parte del XXI secolo, la frode del potere aziendale che si fingeva democrazia è stata dipendente dalla propaganda della distrazione: in gran parte per il culto del “me-ismo” progettato per disorientare il nostro senso di guardare agli altri, di agire insieme, di giustizia sociale e internazionalismo.
Classe, genere e razza sono stati dilaniati. Il personale è diventato il politico e i media il messaggio. La promozione del privilegio borghese è stata presentata come politica “progressiva”. Non lo era. Non lo è mai. È la promozione del privilegio e del potere.
Tra i giovani, l’internazionalismo ha trovato un nuovo e vasto pubblico. Guardate al sostegno per Jeremy Corbyn e l’accoglienza che il circo del G20 ha ricevuto ad Amburgo. Nel capire la verità e gli imperativi dell’internazionalismo e nel rifiutare il colonialismo, possiamo comprendere la lotta della Palestina.
Mandela affermava: “Sappiamo fin troppo bene che la nostra libertà è incompleta senza la libertà dei palestinesi”.
Nel cuore del Medio Oriente c’è la storica ingiustizia in Palestina. Fino a quando non si risolve, dando ai palestinesi la loro libertà e patria, ed uguaglianza di fronte alla legge di israeliani e palestinesi, non ci sarà pace nella regione, o forse da nessuna parte.
Quello che Mandela intendeva dire è che la libertà stessa è precaria, finché i governi potenti possono negare la giustizia ad altri, terrorizzare gli altri, imprigionare e uccidere gli altri, nel nostro nome. Israele capisce di certo la minaccia che un giorno potrebbe dover essere normale.
Ecco perché il suo ambasciatore in Gran Bretagna è Mark Regev, conosciuto ai giornalisti come un propagandista professionista e perché l'”enorme bluff” delle accuse di antisemitismo, come lo ha chiamato Ilan Pappe, è riuscito a scoordinare il partito laburista e minare Jeremy Corbyn come leader. Il punto è che non ci è riuscito.
Ora gli eventi si muovono con rapidità. La notevole campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) sta avendo successo, giorno per giorno; paesi e città, sindacati e organismi studenteschi la stanno avallando. Il tentativo del governo britannico di limitare i comitati locali nel far valere il BDS è fallito nei tribunali.
Queste non sono parole al vento. Quando i palestinesi sorgeranno di nuovo, e lo faranno, forse non ci riusciranno in un primo momento – ma infine ci riusciranno, se noi capiremo che loro sono noi e noi siamo loro.

John Pilger

Fonte: www.counterpunch.org
Link: https://www.counterpunch.org/2017/07/11/why-palestine-is-still-the-issue/
11.07.2017

Tradotto per Comedonchisciotte  a cura di GIANNI ELLENA

lunedì 3 luglio 2017

WASHINGTON E' IN GUERRA DA 16 ANNI: PERCHE'?



Sono sedici anni che gli Stati Uniti sono in guerra in Medio Oriente e Nord Africa, spendendo trilioni, commettendo crimini di guerra e mandando milioni di rifugiati in Europa. Contemporaneamente Washington dice di non potersi permettere le obbligazioni di Social Security e Medicare o di non poter finanziare un servizio sanitario nazionale.


Considerando le enormi esigenze che non possono essere soddisfatte a causa del massiccio costo di queste guerre, si potrebbe pensare che il popolo americano si chieda lo scopo di queste. Cosa si sta realizzando a questi enormi costi? Le esigenze domestiche sono trascurate in modo che il complesso militare/sicurezza possa ingrassare sui guadagni di guerra.
La mancanza di curiosità da parte del popolo americano, dei media e del Congresso sullo scopo di queste guerre, fondate interamente su menzogne, è straordinaria. Qual è il motivo di tale incredibile disinteresse per lo spreco di soldi e vite?
I cittadini sembrano accettare queste guerre in quanto risposta del governo all’11 settembre. Il che è anche peggio, dato che Iraq, Libia, Siria, Yemen, Afghanistan ed Iran (non ancora attaccato ma minacciato e sanzionato) non hanno nulla a che fare col 9/11. Ma questi paesi sono musulmani, e il regime Bush e i media presstitute sono riusciti ad associare l’11 settembre con gli islamici in generale.
Forse se gli americani e i loro “rappresentanti” al Congresso capissero per cosa si fanno le guerre, forse si opporrebbero. Perciò dirò il motivo della guerra in Siria e della futura in Iran. Pronti?
Ci sono tre ragioni per cui Washington (non l’America ma Washington, che non riflette l’America) fa guerra in Siria. La prima ha a che fare con i profitti del complesso militare.
Quest’ultimo è una combinazione di potenti interessi privati e governativi che necessitano di una minaccia per giustificare un budget che supera il PIL di molti paesi. La guerra svolge questo compito, e per essa si stanziano enormi somme pagate dai contribuenti, che sono vent’anni che vedono salire i propri debiti.
La seconda ragione ha a che fare con l’ideologia neocon dell’egemonia mondiale americana. Secondo i neoconservatori, che sono tutto tranne che conservatori, il crollo del comunismo e del socialismo significa che la Storia ha scelto il “capitalismo democratico”, che non è né democratico né capitalistico, come il sistema socioeconomico-politico mondiale: è dunque responsabilità di Washington imporre l’americanismo in tutto il mondo. Paesi come la Russia, la Cina, la Siria e l’Iran, che respingono l’egemonia americana, devono essere destabilizzati in quanto ostacoli all’unilateralismo yankee.
La terza ragione ha a che fare col fatto che Israele ha bisogno delle risorse idriche del Libano meridionale. Due volte Israele ha inviato l’esercito ad occupare quella regione e per due volte è stato cacciato dagli Hezbollah, milizia sostenuta da Siria e Iran.
Per dirla tutta, Gerusalemme sta usando l’America per eliminare i governi siriano e iraniano, che forniscono sostegno militare ed economico agli Hezbollah. Se i fornitori di Hezbollah venissero eliminati dagli americani, gli israeliani potrebbero occupare il sud del Libano, proprio come hanno fatto con la Palestina e parti della Siria.
Ecco i fatti: per 16 anni l’insopportabile popolo americano ha consentito al governo corrotto di Washington di buttare trilioni di dollari necessari a livello nazionale, ma assegnati ai profitti del complesso militare, al servizio dei neocon e di Israele.
La democrazia americana è chiaramente una farsa. Serve tutti, tranne gli americani.
Quali saranno le probabili conseguenze?
Il best case scenario è povertà per tutti, il peggiore è l’armageddon nucleare.
Washington ignora totalmente alcuni fatti incontrovertibili.
L’interesse di Israele a rovesciare Siria ed Iran è totalmente incompatibile conl’interesse russo di impedire l’invasione del jihadismo nel proprio paese ed in Asia centrale. Di conseguenza, Israele ha messo gli U.S.A. in diretto conflitto militare con Putin.
Gli interessi finanziari del military/security complex americano di circondare la Russia con siti missilistici sono incompatibili con la sovranità di quel paese, così come lo è l’enfasi neocon sull’egemonia mondiale statunitense.
Trump non controlla Washington. Il complesso citato (vedasi il discorso di Eisenhower), la lobby israeliana ed i neocon sì. Questi tre gruppi sovrastano il popolo americano, privo di voce in capitolo.
Tutti i parlamentari che hanno parlato male di Israele sono stati sconfitti nella loro campagna di rielezione. Questo è il motivo per cui se Israele vuole qualcosa, questa passa all’unanimità al Congresso. Come pubblicamente dichiarato dall’ammiraglio Tom Moorer, capo delle operazioni navali e chairman dei Joint Chiefs of Staff: “Nessun presidente americano può andar contro Israele”. Israele ottiene ciò che vuole, a prescindere dalle conseguenze per l’America.
L’ammiraglio Moorer aveva ragione. Gli Stati Uniti ogni anno danno ad Israele abbastanza soldi per acquistarne il governo. E quelli lo fanno. Il governo americano risponde molto più ad Israele che al proprio popolo. I voti di Camera e Senato lo dimostrano.
Incapace di resistere ad un paese minuscolo, Washington pensa di poter travolgere Russia e Cina. Continuare a provocarle è evidente segno di demenza. Invece di intelligenza vediamo hybris e arroganza, segni distintivi degli stupidi.
Il pianeta ha invece bisogno di leader occidentali intelligenti, con coscienza morale, che rispettino la verità e che comprendano i limiti del proprio potere.
Paul Craig Roberts
Fonte: http://www.paulcraigroberts.org
Link: http://www.paulcraigroberts.org/2017/06/29/washington-war-16-years/
29.06.2017

Traduzione per www.comedonchisciotteorg a cura di HMG

martedì 27 giugno 2017

Berlino, la polizia ordina: non dite la verità sul terrorismo

Il “Corriere del Ticino”, principale testata del gruppo che dirigo, ha pubblicato questa mattina un documento riservato del Bundeskriminalamt (Bka), la polizia criminale tedesca. Si intitola “Come agire in presenza di attacchi terroristici” e contiene le linee guida sulle informazioni da trasmettere alla stampa in queste circostanze. L’intenzione è lodevole: evitare il diffondere di allarmismi, ma le conseguenze pratiche sono sorprendenti. E inquietanti. La premessa dà già il tono: «Nell’anno elettorale 2017 non ci sarà alcun attentato, almeno se si sarà in grado di evitarlo. Ciò significa che, non importa quanto siano sicuri dei fatti i funzionari in campo, davanti alla stampa e all’opinione pubblica, per cominciare, si deve negare sempre tutto. Lo staff di consulenza del governo ha bisogno di tempo per illustrare l’accaduto e per mettere insieme un racconto credibile agli occhi dell’opinione pubblica». Capito? E ancora: «Le lettere di rivendicazione devono essere citate solo se necessario, ma senza fornire particolari. In caso di dubbio, escludere l’attacco terroristico. Divulgare la teoria dell’autore singolo, come pure quella della persona psichicamente disturbata. In aggiunta: evitare sempre, per cominciare, di parlare di Is (Stato islamico, ndr) o di Islam».
L’autore dello scoop, Stefan Müller, cita un esempio concreto: l’attentato di Dortmund dell’11 aprile contro il bus dell’omonima squadra di calcio. La polizia, dopo una decina di giorni, annunciò che era stato compiuto da Sergej W. (28enne russo-tedesco, Angela Merkelnel frattempo arrestato a Tubinga), che aveva ordito l’attentato per speculare in Borsa. Versione che all’epoca aveva suscitato non poche perplessità. Dal documento scoperto dal “Corriere del Ticino” si scopre che era giunta una rivendicazione dell’Isis, mai però comunicata ai media. Inevitabile chiedersi adesso: chi è stato davvero? Sergej o un fanatico del Califfo? Molto interessante anche la parte del documento in cui, rilevando un netto aumento dei fenomeni terroristici in Europa, si osserva che il quadro è andato peggiorando con «l’apertura delle frontiere da parte di Merkel». Ovvero, la polizia criminale tedesca avvalora l’equazione che le sinistre tendono a liquidare come un pregiudizio o un teorema populista: più immigrati fuori controllo, più terrorismo. La Bka parla di un traffico di passaporti rubati usati dagli attivisti dell’Isis in Europa.
«Dieci milioni di visitatori stranieri all’anno entrano in Germania con passaporti falsi o rubati. In tal senso è possibile correlare la quantità di passaporti rubati con Al-Qaeda (Is) e le attività terroristiche islamiste». Sono menzognere anche le cifre sull’immigrazione clandestina, almeno quelle comunicate in Germania. Leggete questo passaggio del rapporto: «La percentuale degli ingressi illegali è cresciuta del 70%. I colleghi italiani prevedono l’arrivo di circa 350 mila, fino a 400 mila migranti dall’Africa nell’anno 2017. Verso l’esterno, alla stampa e ad altri media, indichiamo una cifra di 250 mila unità». E lo stesso vale per i crimini ordinari commessi dagli immigrati. Nel 2015 erano 309 mila, nel 2016 sono saliti a 465 mila. Queste cifre, peraltro, non contengono reati contro l’asilo e la socialità. Ma «ai media – si legge nel rapporto – si parla rispettivamente di 209 mila reati e di 295 mila». Ben 170 mila in meno. Decisamente esplosivo questo passaggio del rapporto: «Mai parlare di migranti economici. La sollecitazione giunge direttamente dal ministro della Cancelleria e dal portavoce del governo. Queste Polizia tedescaindicazioni sono tassative, per chi non le rispetta sono previste sanzioni severe, procedure disciplinari e il licenziamento dalla polizia».
Sia chiaro: le autorità, da sempre, si riservano una certa discrezionalità nel diffondere le notizie più sensibili o per proteggere agenti infiltrati. Non dicono mai tutta la verità, com’è ovvio. Ma il quadro che emerge da questo rapporto va oltre i normali confini dell’intelligence. Quando si modificano sistematicamente le statistiche, quando si tenta di dissimulare gli attentati fino a dare istruzioni per fabbricare versioni credibili agli occhi dell’opinione pubblica, quando un governo vieta di parlare di “migranti economici” si è in presenza di un metodo per la creazione di post-verità governative o, se preferite, di una manipolazione sistematica delle informazioni. E tutto questo al fine di non turbare il processo elettorale, dunque di non intralciare la campagna elettorale della cancelliera Merkel. Cose che capitano nella democratica Germania.
(Marcello Foa, “La polizia tedesca ordina: non dite la verità sul terrorismo islamico”, dal blog di Foa sul “Giornale” del 20 giugno 2017).

domenica 18 giugno 2017

AFORISMA

Nulla al mondo è normale. Tutto ciò che esiste è un frammento del grande enigma. Anche tu lo sei: noi siamo l'enigma che nessuno risolve. (Jostein Gaarder)

giovedì 8 giugno 2017

L’inqualificabile puntata di “Porta a Porta” sulle “medicine alternative”

di Enrico Galoppini
Vaccinazione per Bruno Vespa nello studio di "Porta a Porta"Qualcuno di voi ha seguito la puntata di “Porta a Porta” di ieri sera? Pensate che una trasmissione del genere sia degna di un Paese civile? No, una cosa del genere è un insulto alla dignità umana. Oltre che una palese e smaccata presa per il culo per tutti coloro ai quali è stato estorto il canone Rai in bolletta. Loro, con i nostri soldi s’arricchiscono ed imbastiscono spettacoli vergognosi a senso unico, dove sul banco degli imputati viene messo tutto quello che non è allineato alla loro cara “medicina ufficiale”. Non si salva nessuno, come nella più stereotipata delle inquisizioni: fitoterapia, naturopatia, agopuntura, omeopatia. Quest’ultima, nel clima isterico che ha prodotto il decreto che rende obbligatorie dodici (12) vaccinazioni, è diventata l’altra minaccia all’ordine costituito. Va circonfusa d’un alone di mistero, di zolfo. Tranne i “baroni” della medicina ufficiale (che il conduttore s’ostina a chiamare “tradizionale”) tutti gli altri sono maghi e stregoni.
Sono alla frutta, C’è un sacco di gente che s’è rotta i coglioni delle loro cazzate. Hanno i giorni contati e si vede lontano un miglio. Non sanno più cosa almanaccare per tenere in piedi un sistema criminale che ha sulla coscienza milioni di persone danneggiate e ammazzate da cosiddette “cure” che non curano un bel niente. Per questo mettono su tutto un apparato che coinvolge anche il cosiddetto “intrattenimento” fatto di telefilm come “Braccialetti Rossi”.
Ad un certo punto, per sostenere che di malattie infettive ed esantematiche, grazie ai vaccini, non muore praticamente più nessuno (ma come? non eravamo abbondantemente sotto la soglia del 95% di vaccinati e non muore più nessuno lo stesso???), hanno elencato la prima e la seconda causa di morte: 1) patologie cardiovascolari; 2) tumori. E la terza, occultata, sapete qual è? Ve la dico io: è quella iatrogena, cioè quella prodotta dall’assunzione di farmaci (di sintesi) e dall’intervento dei medici!
Ma “Porta a Porta” è la stessa trasmissione nella quale i papaveroni della “salute”, che hanno tanto a cuore il nostro benessere psico-fisico, si sono fatti iniettare in diretta dei vaccini (veri o finti che fossero non importa: l’importante era la sceneggiata). Quindi c’è poco da meravigliarsi che questo letame pagato coi nostri soldi entri nelle case degli italiani per sostenere uno spudorato interesse di parte.
Penso che di fronte ad un livello simile di attacco alla dignità umana non servano più le manifestazioni pacifiche, gli articoli o i commenti su Facebook. Perché questa gente non è affatto pacifica. Si sentono minacciati nei loro corposi interessi ed usano lo Stato, la macchina coercitiva di cui dispone, per forzare le persone entro dentro la gabbia che loro hanno predisposto per mantenere il loro dominio illegittimo.
Serve una forza politica che gli faccia capire chiaro e tondo che la musica deve cambiare. Che c’è un sacco di gente che non ci sta a farsi mettere, dopo le mani nel portafoglio con ogni scusa, persino le mani addosso, espropriandoci anche del nostro corpo per interessi inconfessabili. Il M5S è in altre faccende affaccendato. Forse sta raccogliendo gli scontrini per dimostrare che è “onesto”. Qui ci vuole ben altro, perché se ci si fa vedere sempre remissivi viene il giorno in cui vi venderanno come schiavi al mercato!

lunedì 29 maggio 2017

CINQUE STELLE (NON) FANNO CLIC di Piemme

  Sempre più deluso dai 5 stelle
[ 29 maggio 2017 ]

Gli iscritti alla piattaforma del Movimento 5 Stelle sono 135.000.
Sulla proposta di leggete elettorale s/proporzionale alla tedesca (la nostra critica QUI e QUIhanno votato 29.005 iscritti. Si sono insomma "scomodati" di fare CLIC dal loro dispositivo elettronico (computer, tablet o smartphone) solo il 21,5% degli aventi diritto. Di questi 27.473 hanno votato Sì e 1.532 hanno votato No.

La cosa colpisce, e sotto diversi profili.

(1) Un più che modesto (per usare un eufemismo) 20% degli iscritti al M5S ha quindi confermato la sciagurata decisione del Comitato Centrale pentastellato.
A scanso di equivoci: ogni partito o movimento ha il diritto di stabilire con quali modalità adottare le proprie sovrane decisioni. E però... 
Che una legge da cui dipende in gran parte l'architettura istituzionale di un Paese, venga convalidata da una minuscola minoranza del 20% dovrebbe far saltare sulla sedia ogni sincero democratico. Se questo è il modello di democrazia diretta c'è da mettersi le mani nei capelli.

(2) E' grave, anzi inquietante, che gli iscritti siano stati chiamati al voto per esprimersi su una proposta unica. Questa non è vera democrazia. Democrazia è esprimersi tra diverse tesi. Chiamare al voto su una sola tesi si chiama plebiscito. Sotto le mentite spoglie della "democrazia diretta" abbiamo quella che i giuristi chiamano "democrazia plebiscitaria"

(3) Questa "democrazia plebiscitaria" spiega l'altissima percentuale di astensioni al voto (in pratica l'80%). Forse ci sbagliamo, ma il fatto che la stragrande maggioranza dei cittadini pentastellati non si sia nemmeno degnata di fare CLIC, è indice di uno scontento crescente verso questi metodi plebiscitari e autoritari.

Beppe Grillo, nel suo editoriale di ieri (LEGGE ELETTORALE E VOTO ANTICIPATO: LE CONDIZIONI DI M5S), non solo non sembra minimamente curarsi dei sintomi evidenti del male che affligge il suo movimento, insiste nella bugia secondo cui lo s/proporzionale tedesco
«... con soglia di sbarramento al 5% ed eventuali correttivi, costituzionalmente legittimi, per garantire una maggiore governabilità ... È una legge elettorale costituzionale, la prima ad esserlo dopo la vergogna del Porcellum e dopo il pastrocchio dell'Italicum che è stato stroncato dalla Consulta»
A parte l'accettazione del dogma che assilla l'establishment, quello della governabilità, qui si affermano TRE bugie in una. 

(1) Con uno sbarramento al 5% il sistema tedesco non è affatto proporzionale e di fatto implica un grosso premio in seggi al primo partito. Basta solo vedere quanto accaduto in Germania alle ultime elezioni. Non è un caso che trovi d'accordo Berlusconi, Salvini e Renzi...

(2) Per questo il sistema elettorale tedesco, coerente con la Costituzione ordoliberista tedesca, cozza frontalmente con la Costituzione italiana, che fa del principio della rappresentanza la sua stella polare e non invece quello della "governabilità" 

(3) Che il modello tedesco, ove fosse adottato, sia "la prima legge elettorale costituzionale" è un'affermazione grave perché falsa. Occorre proprio avere la memoria corta per dimenticare che fino al 1994 gli italiani hanno votato con un sistema proporzionale puro e che la maledetta "Seconda repubblica" nacque di fatto con il famigerato referendum Segni del 18 aprile 1993 che, in ossequio al dogma della "governabilità", abolì il meccanismo proporzionale. Cosa accadde nelle elezioni del 1994 è noto: vinse Berlusconi.

Chi ha memoria corta non va molto lontano...

Fonte http://sollevazione.blogspot.it

mercoledì 24 maggio 2017

Parole vere per una società sana, equa, solidale

Fonte http://www.mauroscardovelli.it
Le parole vere ci sono. Cominciamo ad usare le parole in modo corretto per creare una società, interna ed esterna, più giusta.
Oggi viviamo in cachistocrazia, cioè nel governo dei peggiori (internamente ed esternamente), non in democrazia. I migliori sono coloro che sono dediti alla verità, al bene, alla giustizia, alla libertà. Alla libertà di tutti dal bisogno e alla libertà di tutti nel realizzare se stessi e i propri talenti. I migliori sono coloro che si prendono cura delle sorti della comunità umana, cioè del vivere guidato dalla legge del dono reciproco.
La democrazia presuppone una crescente consapevolezza diffusa tra i membri della comunità, la formazione libera e informata della loro volontà. E quindi con il tempo la vera democrazia porta alla scelta dei governanti migliori. Oggi non è il popolo “sovrano” che influisce sulla scelta dei governanti e sulle scelte dei governi, ma sono le èlite internazionali della finanza, cioè coloro che hanno a cuore non le comunità umane, ma la loro distruzione, al fini di speculare sulle loro disgrazie.
 
L’internazionalismo, l’apertura dei confini, oggi ritenuto universalmente un valore, è una ottima cosa o è una pessima cosa (qui putroppo non disponiamo di due parole diverse). E’ ottimo l’internazionalismo dei popoli, delle culture, delle scienze, delle arti. E’ pessimo l’internazionalismo dei capitali, della finanza, della speculazione. E pessimo anche l’internazionalismo delle merci, se è guidato dalla competizione senza regole che proteggano i paesi più deboli, o, ancora peggio, se le regole ci sono, ma a tutto vantaggio dei più forti.
Nessuna comunità internazionale può formarsi in questo modo, se non c’è solidarietà, se i paesi più forti non aiutano quelli più deboli. Parlare di economia internazionale in tal caso è fare uso scorretto e manipolativo della parola economia, che etimologicamente significa cura della casa, dell’ambiente in cui viviamo, della comunità, per il benessere di tutti. La parola giusta è guerra, non economia, guerra portata avanti con altri mezzi rispetto alle armi.

La parola economia, una delle più ricorrenti nel lessico della politica, in realtà viene quasi sempre utilizzata in modo falso. Non di economia si tratta, ma di crematistica, coè l’attività non diretta a creare i beni utili e necessari, ma diretta a fare soldi con i soldi, cioè dal nulla. Un’attività priva di ogni senso, se per senso intendiamo il perseguimento del vero, del bene, del giusto, del bello. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la ricchezza mondiale si accentra in un numero sempre più ristretto di persone. Tutti gli altri si impoveriscono.
La parola politica è altra parola che merita la massima attenzione. L’uso che ne viene fatto è totalmente scorretto. Politica significa governare la polis per il bene della polis stessa, cioè della comunità che risiede su un territorio. Ma significa anche contribuire al bene della polis come cittadini. Non significa affatto perseguire i propri interessi particolari a scapito della comunità. Per dire questo c’è un’altra parola diponibile: affarismo, che è la versione peggiorativa del fare affari.

La parola comunità ha seguto una sorte anche peggiore. Non viene più usata nel linguaggio mainstream. O viene usata solo per generare una sorte di allergia o rifiuto incondizionato: comunità uguale comunismo, comunismo uguale oppressione. Viva la libertà. Viva la libertà da ogni legame. A questo tipo di libertà Aristotele assegnava un altro nome: schiavitù. Schiavi sono coloro che non hanno legami, nè con il territorio, né con altre persone, e possono essere utilizzate come merci. E’ questa la fine che vogliamo fare?
Veramente libere sono le persone che hanno tanti legami, tante relazioni segnificative, basate non sullo sfruttamento, ma sul dono reciproco. Oltre ad essere libere, queste persone sono anche ricche, in senso vero, in senso spirituale, e anche felici.
Camogli, 20 maggio 2017
Mauro Scardovelli

domenica 21 maggio 2017

Ministra Lorenzin si dimetta quanto prima. GRAZIE Marcello Pamio

Fonte http://www.disinformazione.it
Potete ingannare tutti per un po’
potete ingannare qualcuno per sempre
ma non potete ingannare tutti per sempre.
Abramo Lincoln

 
Gentile Beatrice Lorenzin quasi giornalmente i media italiani pubblicano le sue interviste nelle quali si evince che le starebbe a cuore la salute degli italiani, di tutti gli italiani bambini inclusi.
Se questo fosse vero allora sarebbe di interesse nazionale se si dimettesse all’istante iniziando a fare la mamma a tempo pieno, così al massimo potrà fare danni pedagogici in famiglia, nella sua famiglia!
Sono convinto che il suo comportamento non sia dettato da profonda ignoranza, ma sia l’applicazione di occulte manovre impostole dall’alto, molto in alto.
Anche se ciò fosse vero però non la esonera da responsabilità personali e morali gravissime, di cui prima o poi ne dovrà rispondere...
Invece di occuparsi seriamente di cancro e delle centinaia di migliaia di persone che ogni anno muoiono a seguito delle cure ufficiali e nonostante le parole e i numeri confortanti che vengono snocciolati dagli esperti in tv, cosa fa? Niente.
Invece di migliorare facendo progredire scientificamente l’oncologia rimasta arenata a teorie assurde di oltre 70 anni fa, cosa fa? Niente.
Invece di pensare alla condizione alimentare in Italia, paese che vede circa 1 milione di bambini e ragazzi obesi, il cui destino e futuro sono già segnati, cosa fa? Niente.
Invece di indignarsi pubblicamente nei confronti dei medici assassini, dei criminali in camice bianco che per soldi e cupidigia giocano con il dolore e la vita di milioni di persone, cosa fa? Niente
Invece di aprire indagini interne su primari ospedalieri, baroni universitari e dirigenti del suo stesso Ministero corrotti fino al midollo, cosa fa? Niente.
Niente di niente, perché il suo prezioso tempo lo spende per attacchi vergognosi alle medicine non convenzionali; per avvallare squallide censure mediatiche, radiazioni assolutamente ingiustificate a medici onesti e competenti, il tutto ammantato dalla priorità nazionale: rendere obbligatori i vaccini per i bambini!
E’ molto più importante vaccinare contro la volontà dei genitori piuttosto che indagare e arrestare medici delinquenti che ammazzano pazienti ogni giorno per il dio denaro.
Non va bene inviare carabinieri e guardia di finanza nelle sedi delle lobbies farmaceutiche, perché l’Arma serve per prelevare i neonati dalle loro calde culle per portarli nelle mani sapienti dei medici vaccinatori che inoculeranno loro dei veleni.
Il tutto per il bene degli italiani. Ovvio.
La fantomatica quanto ridicola “immunità di gregge” per malattie esistenti e per epidemie inventate dai media (sars, aviaria, suina, meningite e ora morbillo) è molto più importante che ripulire il sistema dai vermi contenuti nelle mele marce che stanno inquinando e marcendo la fiducia della gente nel sistema sanitario italiano.
Mai a memoria d’uomo la medicina ha toccato un punto così basso, e lei come Ministro ne ha piena responsabilità.
Anche se la Verità è figlia del tempo non staremo seduti sulla sponda del fiume ad attendere il passaggio del cadavere suo e quello di medici e dirigenti ministeriali corrotti e collusi, perché le coscienze delle persone si stanno svegliando dal letargo cerebrale. Il paradigma sta saltando e ne siete assolutamente consapevoli, e questo è il motivo per cui avete pigiato la leva dell’acceleratore attaccando tutto e tutti.
Ma non ce la farete perché sempre più organizzazioni spontanee, movimenti, comitati, associazioni si stanno formando in Italia, riunendo milioni di persone, per manifestare il diritto sacrosanto della Libertà di scelta e di cura. Basta con la corruzione e la cupidigia; basta con una medicina controllata, diretta e gestita dalle lobbies farmaceutiche in combutta con medici, dirigenti e baroni universitari corrotti e privi di coscienza.
Detto questo accetti un consiglio: prepari in fretta le valigie sgomberando il Ministero perché di danni ne ha fatti a sufficienza.

 
Con nessuna stima
Marcello Pamio

lunedì 15 maggio 2017

Dieta Km0: ha un fondamento scientifico?

Fonte  https://www.luogocomune.net
di Federico Giovannini [Fefochip]
Nel precedente articolo "La terra e il microbiota" ho focalizzato l'attenzione sul fatto che i batteri nella terra costituiscono la maggior parte della biomassa terrestre.
Di conseguenza con ogni probabilità la fertilità di un terreno è funzione della loro armonia, e quindi l'uso di diserbanti e pesticidi (ed altri inquinanti di sintesi) che percolano nel terreno certo non possono lasciare inalterato questo equilibrio di microorganismi, ponendoci di fronte a scenari ecologico/agrari che nessuno ha previsto.

Cerchiamo di unire altri puntini a questo disegno.

Dalle ricerche scientifiche sappiamo che il core-microbiota [1] non cambia e che ce ne sono di diversi tipi. Sappiamo che il core-microbiota di un bambino del Burkina Faso [2] è uguale a quello di un elefante della stessa zona. [...]
Possiamo quindi semplicemente dire che in realtà gli stessi batteri (in prevalenza anaerobi) che sono nella terra sono presenti anche nel nostro intestino e in quello degli altri animali superiori.
Ovviamente questa comunità microbica sarà modulata dalla dieta che avrà l’animale che li ospita, tanto da specializzarsi a seconda che sia carnivoro, erbivoro, onnivoro.
E’ ragionevole pensare allora, in questo scenario, che gli stessi microorganismi che colonizzano e si cibano dei nutrienti delle piante che crescono su un territorio siano anche quelli presenti nei nostri intestini.
Da qui l’idea: con ogni probabilità i cibi prodotti su terreni a noi prossimi sono cibi più facilmente riconosciuti dal nostro microbiota, perche quest’ultimo, proveniendo dalla terra su cui viviamo, è abituato a metabolizzare le piante e i nutrienti della stessa terra.
Questa considerazione apre un ulteriore punto di vista interessante sull’importanza dell’alimentazione a Km0, che sarebbe più compatibile semplicemente perché si adatta meglio al microbiota.
Un pensiero simile si potrebbe applicare ai cibi fuori stagione e leggere il tutto sempre in chiave microbiologica.
E cosa pensare invece degli OGM? Proteine sconosciute al nostro microbiota si infilano nella nostra vita, e le conseguenze attualmente non possono essere previste.
NOTE:

[1] Il core-microbiota è lo strato nativo più intimo di batteri intestinali che allo stato attuale delle ricerche non cambia durante tutto l’arco della vita.
[2] https://youtu.be/9dVEsP8DT7M?t=387

lunedì 8 maggio 2017

Fausto Carotenuto, e il vero salto che dobbiamo compiere

  Fonte  Alberto Medici
 
Ho avuto l’onore ed il piacere di assistere di persona ad una presentazione del dr. Fausto Carotenuto, che avevo già sentito dal web (www.coscienzeinrete.net), e devo dire che mi è piaciuta moltissimo. Il suo discorso fila liscio, va dritto al cuore, scioglie i nodi e dà spunti importanti di riflessione.
Voglio solo citarne uno che mi ha particolarmente colpito, anche perchè, come complottista “doc” mi sono sentito coinvolto e, manco a dirlo, sottoscrivo al 100% il suo pensiero.
Quando si pensa al risveglio, a quel processo che ormai sta prendendo moltissime persone, che si rendono conto che il mondo non è come ci pareva, e che ci dicono un sacco di bugie, si pensa ad un passaggio di una barriera, di uno spartiacque che in qualche modo divide quelli che “hanno capito“, da quelli che “ancora dormono“. Ad esempio, fra quelli che hanno capito come funziona il denaro e quelli che ancora non lo sanno; fra quelli che hanno capito come funziona la medicina e il nostro corpo, e quelli che ancora si occupano di combattere le malattie come aggressori esterni, e così via.

Esiste però un altro tipo di crescita, di salto quantico da fare che è ancora più importante: quando si capisce profondamente lo scopo della nostra vita, e il motivo per cui siamo a questo mondo, ci si rende conto che l’unica cosa che conta veramente è l’Amore: la nostra capacità cioè di operare per il bene degli altri, uscendo da un atteggiamento depredatorio, egoico, che caratterizza, se vogliamo, il bambino, incentrato solo su sè stesso e sui propri bisogni, per arrivare a quello adulto, del genitore, che sa sacrificarsi e trova maggior gioia nel dare ed occuparsi degli altri (come ben spiegato da George Lucas). Il vero spartiacque allora può essere questo:

La combinazione di questi due schemi ne suggerisce un terzo, molto interessante ed esemplificativo di dove ci si può collocare, a seconda del proprio livello di maturazione e di presa di coscienza, che indico sotto.

Nel quadro A staranno, idealmente, le persone che non si sono ancora risvegliate e che si occupano principalmente del proprio io, cercando di curare i propri bisogni ed interpretando il passaggio su questa terra come unicamente, o principalmente, un’occasione per depredare e per “portare a casa” il massimo dell’utile, o del piacere, o dei soldi, per sè stessi. Nel quadro “B” troveremo quelli che, invece, si sono resi conto del grande imbroglio, delle menzogne che ci sono state racconatate nei vari campi, allo scopo di tenerci nella paura: un primo passo verso la libertà.
Ma è il riquadro C che rappresenta il vero punto di arrivo: perchè, se non si riesce ad uscire da un’ottica di divisione e di contrapposizione, aver scoperto tutte le malefatte di questo mondo non ci serve a nulla. Al limite, tanto meglio era stare nel D, dove la crescita spirituale porta ad amare e a condividere anche senza aver compiuto nessun tipo di risveglio.
Avendo in mente questa semplice schematizzazione è forse più facile comprendere il comportamento dei poteri occulti. Ai poteri occulti può dare fastidio che la gente si risvegli (passaggio da A->B), perchè si accorgerebbe che le paire sono alimentate ad arte per tenerle prigioniere. Ma ancora più fastidio dà il passaggio da B->C ! Per questo, in alcuni casi, alcune notizie possono essere lasciate trapelare, anche se apparentemente sarebbero contrarie agli interessi dei poteri forti: perchè se, da una parte, svelano qualche malefatta, dall’altra possono essere strumentali a ravvivare sentimenti di odio, rancore, rabbia, divisione, che impediscono alla gente di maturare e crescere spiritualmente.
Per questo un comico che aizza e invita al “vaffa” day può essere strumentale ai poteri forti che opprimono: perchè, pur nella finzione di stare dalla parte degli oppressi, in realtà fa gli interessi di chi vuole impedire questo risveglio spirituale, che renderebbe le persone veramente libere e non più manipolabili. Perchè, l’abbiamo detto più volte, non c’è nessuno meno controllabile e più libero di chi ha un “gancio” in Cielo, e sta due spanne sopra alle miserie di questo mondo grazie alla propria prospettiva eterna, Molto meglio, per chi ambisce al controllo delle masse, avere degli utili idioti arrabbiati e non evoluti spiritualmente, più facili da abbindolare!
Ricordo un mio senso di frustrazione quando, appena publicato il lbro “Ingannati” ricevevo moltissimi feedback di persone che, insieme ai complimenti, lasciavano trasparire una grande rabbia, un odio che erano esattamente il contrario di quello che volevo ottenere. Da cui poi l’addendum “Papillon: manuale di fuga fai-da-teche ho inserito alla fine del libro. Perchè se il risveglio doveva essere solo l’interruttore di una rabbia, allora lo scopo era completamente perso. Lo scopo era uscire da una sorta di falsa “comfort zone” per andare in un’altra, di vero comfort, senza più odio, rabbia e divisione. Ma non l’avevo mai trovato spiegato così bene come ieri, da Carotenuto. Adesso spero sia tutto molto più chiaro.
Una conferenza di Carotenuto:


venerdì 5 maggio 2017

Ero grillino come Becchi,ma anch'io ho cambiato idea


Fonte http://www.intelligonews.it

E' scontro aperto tra Macron e Le Pen, dopo il duro confronto televisivo proseguono i veleni nell'ultimo giorno di campagna elettorale. L'ex ministro dell'economia, dato per netto favorito dai sondaggi, ha denunciato la leader del Front National per l'accusa di avere un conto alle Bahamas. La Le Pen si è difesa spiegando che era solo una domanda. IntelligoNews ne ha parlato con il professor Paolo Becchi, filosofo e accademico italiano, che prevede uno scontro sul filo di lana che sarà deciso dall'astensionismo.

Elezioni in Francia, Becchi: 'Sui conti ha ragione la Le Pen, non credo vincerà Macron'
Tra Macron e la Le Pen siamo arrivati alle denunce per la questione del conto alle Bahamas. Che idea si è fatto?

'''La Le Pen secondo me ha perfettamente ragione. I nostri giornaloni continuano a dire che Macron ha già vinto, ma io non ci credo, anche lo scontro tv per me è andato più a favore del leader del Front National che ha insistito su punti chiave fondamentale, come il lavoro. L'altro è un fantoccio delle banche e non ha personalità. Io credo che il confronto sarà molto aperto e tutto dipenderà dall'astensionismo, visto che c'è anche un ponte di mezzo e i ponti li fanno anche in Francia. Gli elettori della Le Pen sono molto più determinati e politicizzati, non è detto che quelli di Macron vadano a votare. Se ci sarà un'astensione tra il 7% e il 10% sono convinto che la Le Pen vincerà sul filo di lana. Tutti i sondaggi pubblicati sono falsi, teniamo conto di quanto è successo con Trump. Lo scandalo di Macron non è sicuramente un punto a suo favore".


 In caso di vittoria di Macron si rischia una Francia eterodiretta dall'Europa?

''Macron è il Di Maio italiano, se diventasse presidente vincerebbe l'Europa, l'euro, la Nato e l'establishment, esattamente come succederà in Italia se vincerà il Movimento 5 Stelle. L'unica differenza è che Macron ha una cultura superiore a quella di Di Maio, la sostanza non cambia".

Non le sembra un paragone un po' forzato visto che il Movimento 5 Stelle nasce come forza contro il sistema mentre Macron è un ex ministro dell'Economia che ha lavorato per Rothschild?

'''Non ci vedo nessuna differenza, è una fake news dire che il Movimento 5 Stelle è populista, ormai sono del tutto legati al sistema e la grande finanza punta tutto su di loro. Non è Renzi il Macron italiano, è Di Maio. Grillo sul suo blog lo ha scritto esplicitamente. E' esattamente lo stesso neoliberismo che ci sta distruggendo, come è successo anche in Grecia".
Una vittoria della Le Pen che ripercussioni avrebbe sull'Europa?

"Crollerebbe tutto il sistema europeo e crollerebbe anche in Italia. Se Salvini saprà sfruttarla e dare una svolta congressuale, ci saranno nuove prospettive rispetto a quelle che danno ormai per scontata la vittoria del M5S. Il voto francese influenzerà l'intera Europa e soprattutto il nostro Paese".

mercoledì 3 maggio 2017

Il nuovo ordine mondiale di Putin



Il nuovo ordine mondiale di Putin
 fonte http://sakeritalia.it
Vladimir Putin è il leader russo più popolare di tutti i tempi?
Sembra proprio di sì: in una recente indagine condotta dal Centro di Ricerca per la Pubblica Opinione di Tutte le Russie, l’indice di gradimento di Putin è salito ad uno strabiliante 86 per cento, il doppio di quello di Obama quando lasciò l’incarico nel 2016. E quel che è più sorprendente è che la popolarità di Putin ha resistito nonostante una grave crisi economica e quasi due decenni in carica. A differenza della maggior parte dei politici, la cui popolarità dura tra i 4 e gli 8 anni, l’ammirazione del pubblico per Putin è cresciuta sempre di più nel tempo.
E il fenomeno non è limitato alla Russia: secondo una recente indagine condotta dal sito di sondaggi YouGov, “Putin è il terzo uomo più ammirato in Egitto, il quarto in Cina, Arabia Saudita e Marocco e il sesto uomo più ammirato in Germania, Francia e Svezia”. E non parliamo nemmeno della Siria, dove impazza la moda di chiamare i neonati come il presidente russo.
Putin ha vinto anche il prestigioso premio della rivista Time – Uomo dell’Anno nel 2007, e nell’ultimo decennio è rimasto tra i primi dieci di quella lista. L’unico paese in cui Putin non è popolare sono gli Stati Uniti, dove viene ininterrottamente demonizzato dai media come “sgherro del KGB” o “nuovo Hitler”. Secondo un sondaggio Gallup del 2017, solo “il 22% degli Americani ha un’opinione favorevole di Putin” mentre “il 72% ha un’opinione sfavorevole di lui”.
Non c’è dubbio che gli attacchi personali dei media a Putin abbiano drammaticamente influenzato la sua popolarità. La domanda che le persone con una mentalità aperta devono farsi è se il loro parere su Putin sia il risultato di una propria ricerca, o se le loro opinioni siano state plasmate dalla scorrettezza dei media corporativi, che denigrano tutti coloro che ostacolano le ambizioni geopolitiche di Washington? Il mio consiglio a queste persone è semplicemente di leggere le parole di Putin da soli, e trarre le proprie conclusioni.
I media occidentali sostengono che Putin è responsabile di una serie di reati, tra cui l’uccisione di noti giornalisti e rivali politici. Ma è vero? L’uomo che è tanto venerato dalla grande maggioranza dei Russi, è un comune sicario mafioso che elimina i suoi nemici senza battere ciglio?
Non posso rispondere, ma dopo aver seguito la carriera di Putin (e letto molti dei suoi discorsi) da quando ha sostituito Boris Eltsin nel dicembre 1999, credo che sia molto improbabile. La spiegazione più probabile è che la politica estera della Russia ha creato ostacoli insormontabili a Washington in luoghi come l’Ucraina e la Siria, così Washington ha ordinato al suo ministero della propaganda (alias – i media) di ritrarre Putin come un malvagio tiranno e un bandito. Almeno questo è il modo in cui i media si sono comportati in passato.
La classe politica statunitense amava ovviamente Eltsin, perché Eltsin era un buffone compiacente che ha sventrato lo stato e ha ceduto a tutte le richieste delle corporazioni occidentali. Non così Putin, che ha compiuto grandi passi avanti nella ricostruzione del paese mediante la nazionalizzazione di una parte dell’industria petrolifera, affermando la sua autorità sugli oligarchi e ripristinando il potere del governo centrale.
Cosa più importante, Putin ha ripetutamente condannato la bellicosità unilaterale di Washington in tutto il mondo, infatti il ​​presidente russo è diventato il leader de facto di un crescente movimento di resistenza il cui obiettivo primario è fermare le destabilizzanti guerre di Washington e ricostruire la sicurezza globale sul principio fondamentali della sovranità nazionale. Ecco come Putin ha riassunto tutto questo al Club Valdaj:
“Non ci sono dubbi che la sovranità sia la nozione centrale dell’intero sistema delle relazioni internazionali. Il rispetto di essa e il suo consolidamento contribuiranno a rinforzare la pace e la stabilità sia a livello nazionale che internazionale… In primo luogo, occorre garantire una sicurezza uguale e indivisibile per tutti gli Stati” (Riunione del Club di Discussione Internazionale Valdaj, Il Futuro in Corso: Dare Forma al Mondo di Domani, Dall’Ufficio del Presidente della Russia)
Questo è un tema familiare di Putin, e risale al suo famoso manifesto di Monaco nel 2007, un discorso che chiunque abbia il minimo interesse per gli affari esteri dovrebbe leggere integralmente. Ecco un estratto:
“Stiamo assistendo ad un disprezzo sempre più grande per i principi fondamentali del diritto internazionale. E le norme giuridiche indipendenti stanno, di fatto, diventando sempre più simili al sistema giuridico di un singolo Stato. Uno Stato, il più importante, gli Stati Uniti ovviamente, che ha superato in ogni modo le proprie frontiere nazionali. Questo è visibile nelle politiche economiche, politiche, culturali ed educative che impone ad altre nazioni. Beh, a chi piace questo? Chi è felice di questo?…”
“Sono convinto che abbiamo raggiunto quel momento decisivo in cui dobbiamo pensare seriamente all’architettura della sicurezza globale. E dobbiamo cercare un ragionevole equilibrio tra gli interessi di tutti i partecipanti al dialogo internazionale” (“Le Guerre non Diminuiscono”: l’iconico discorso di Putin del 2007 a Monaco di Baviera, YouTube)
Il discorso di Monaco venne fatto quattro anni dopo che Washington lanciò la sua sanguinosa invasione dell’Iraq, un’invasione alla quale Putin si oppose duramente. Il discorso mostra la maturità di pensiero di Putin che, a differenza degli altri leader mondiali, non è svelto a giudicare né a trarre conclusioni affrettate. Al contrario, si prende il suo tempo, analizza una situazione accuratamente e poi agisce di conseguenza. Una volta che si è fatto un’idea, raramente tentenna. Non è un voltagabbana.
L’opposizione di Putin al dominio mondiale unipolare, ovvero la politica autoritaria di Washington e tutti coloro che la appoggiano, non è un segno di antiamericanismo, ma di pragmatismo. L’aggressione che dura da 16 anni di Washington in Asia Centrale, Nord Africa e Medio Oriente ha solo intensificato le crisi, alimentato l’instabilità, coltivato il terrorismo e incrementato morte e distruzione. Non ci sono state vittorie nella Guerra al Terrore, solo violenza infinita e montagne di cadaveri. E soprattutto (come dice Putin) “Nessuno si sente al sicuro”.
Ecco perché Putin ha tracciato una linea nella sabbia in Siria e in Ucraina. Il presidente russo ha ora inviato truppe e aerei per fermare il comportamento aggressivo di Washington. Ancora una volta, questo non perché odia l’America o cerca lo scontro, ma perché il sostegno di Washington agli estremisti violenti richiede una risposta ferma. Non c’è altro modo. Allo stesso tempo, Mosca continua a cercare attivamente una soluzione pacifica per entrambe le crisi. Ecco ancora Putin:
“Solo dopo aver posto fine ai conflitti armati e assicurato lo sviluppo pacifico di tutti i paesi saremo in grado di parlare del progresso economico e della risoluzione dei problemi sociali, umanitari e di altro tipo…
È essenziale fornire condizioni per il lavoro creativo e la crescita economica ad un ritmo che porrebbe fine alla divisione del mondo tra vincitori permanenti e perdenti permanenti. Le regole del gioco dovrebbero dare alle economie in via di sviluppo almeno una possibilità di raggiungere coloro che riteniamo economie sviluppate. Dovremmo lavorare per equilibrare il ritmo dello sviluppo economico e rafforzare i paesi e le regioni in ritardo, in modo da rendere il frutto della crescita economica e del progresso tecnologico accessibile a tutti. In particolare, ciò contribuirebbe a porre fine alla povertà, uno dei peggiori problemi contemporanei.
Un’altra priorità è la sanità globale… Tutte le persone del mondo, non solo le élite, dovrebbero avere il diritto a vita sana, lunga e piena. Questo è un obiettivo nobile. In breve, dobbiamo costruire oggi le basi per il mondo futuro investendo in tutte le aree prioritarie dello sviluppo umano” (Riunione del Club Internazionale Valdaj)
Ecco perché penso che le storie di Putin che uccide i giornalisti sono assurdità. Sembra veramente improbabile che un uomo che crede nell’assistenza sanitaria universale, nel lavoro creativo, nel mettere fine alla povertà e nell’“investire in tutte le aree prioritarie dello sviluppo umano”, abbia ucciso allo stesso tempo rivali politici come un comune gangster. Lo trovo estremamente difficile da credere.
La parte più interessante del discorso di Valdaj di Putin è la sua analisi degli sconvolgimenti sociali che hanno attraversato l’UE e gli Stati Uniti, con conseguente diffuso rifiuto dei candidati politici tradizionali e dei loro partiti. Putin ha osservato attentamente questi sviluppi e ha espresso una grande quantità di pensieri. Ecco quello che dice:
“Con l’agenda politica già eviscerata così com’è e con le elezioni (americane) che hanno smesso di essere uno strumento per il cambiamento, ma che costituisce invece un’occasione per creare scandalo e gettare fango… E sinceramente, uno sguardo alle piattaforme dei diversi candidati dà l’impressione che siano stati fatti con lo stesso stampo – la differenza è lieve, se esiste…
Sì, formalmente, i paesi moderni hanno tutti gli attributi della democrazia: elezioni, libertà di parola, accesso all’informazione, libertà di espressione. Ma anche nelle democrazie più avanzate la maggioranza dei cittadini non ha alcuna reale influenza sul processo politico e non ha un’influenza diretta e reale sul potere…
Sembra che le élite non vedano la stratificazione sempre più profonda nella società e l’erosione della classe media… (ma la situazione) crea un clima di incertezza che ha un impatto diretto sullo stato d’animo della gente.
Studi sociologici condotti in tutto il mondo mostrano che le persone di diversi paesi e di diversi continenti tendono a vedere il futuro come torbido e scuro. Questo è triste. Il futuro non li attrae, ma li spaventa. Allo stesso tempo, le persone non vedono alcuna opportunità o mezzo per cambiare qualcosa, influenzare gli eventi e modellare la politica.
Quanto alla pretesa che le frange e i populisti abbiano sconfitto la saggia, sobria e responsabile minoranza – non stiamo parlando di populisti o simili, ma di persone ordinarie, cittadini comuni che stanno perdendo fiducia nella classe dominante. Questo è il problema…
La gente percepisce un divario sempre crescente tra i suoi interessi e la visione dell’elite dell’unico corso possibile, un corso scelto dalla stessa élite. Il risultato è che spesso i referendum e le elezioni creano sorprese per le autorità. Le persone non votano affatto come gli hanno consigliato i media ufficiali e rispettabili, né come gli hanno consigliato i partiti principali. I movimenti pubblici che di recente sono stati troppo di estrema sinistra o troppo di estrema destra si stanno prendendo la scena, e stanno spingendo da parte i pesi massimi politici.
In un primo momento, questi risultati scomodi sono stati frettolosamente dichiarati anomalie o colpi di fortuna. Ma quando sono diventati più frequenti, le persone hanno cominciato a dire che la società non capisce quelli che si trovano al potere, e che non è ancora sufficientemente matura per valutare il lavoro delle autorità per il bene pubblico. Oppure sprofondano nell’isteria e dichiarano il risultato opera della propaganda straniera, di solito quella russa” (Riunione del Club di Discussione Internazionale Valdaj)
Putin esprime alcuni punti importanti, quindi riassumiamo:
1/ Le elezioni non sono più uno strumento per il cambiamento.
2/ L’aspetto della democrazia rimane, ma la gente non ha più il potere di cambiare le politiche o il processo politico.
3/ L’impotenza politica ha portato alla frustrazione, alla depressione e alla rabbia. Sono emersi nuovi movimenti e candidati che abbracciano rimedi più estremi perché i partiti tradizionali non rappresentano più la volontà del popolo.
4/ Le élite isolate sono diventate più ottuse e non capiscono la rabbia che ribolle appena sotto la superficie di una società apparentemente tranquilla.
5/ Sempre più persone hanno paura del futuro. Non vedono speranze per sé stessi, i loro figli o il paese. Il divario fra ricchi e poveri continua ad alimentare la diffusa rabbia populista.
6/ L’elezione di Trump indica un ampio rifiuto della classe politica del Paese, dei suoi media, del suo sistema economico e delle sue istituzioni primarie.
Questa è un’analisi di prima classe da parte di un uomo che non solo ha trascorso molto tempo a pensare a queste cose, ma ha anche individuato il particolare evento da cui è emersa l’attuale crisi; la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ecco quello che dice:
“L’anno scorso, i partecipanti al forum Valdaj hanno discusso i problemi dell’attuale ordine mondiale. Purtroppo, poco è migliorato in questi ultimi mesi, anzi, sarebbe più onesto affermare che nulla è cambiato.
Le tensioni generate dai cambiamenti nella distribuzione dell’influenza economica e politica continuano a crescere… Essenzialmente, l’intero progetto di globalizzazione oggi è in crisi e in Europa, come sappiamo bene, sentiamo voci che ora affermano che il multiculturalismo è fallito.
Penso che questa situazione sia per molti aspetti il ​​risultato di scelte sbagliate, frettolose e, in certa misura, fatte con troppa sicurezza di sé da élite di alcuni paesi un quarto di secolo fa. All’epoca, alla fine degli anni ‘80 e agli inizi degli anni ‘90, c’era la possibilità non solo di accelerare il processo di globalizzazione, ma anche di dargli una qualità diversa e renderlo più armonioso e sostenibile.
Ma alcuni paesi che si sono visti vittoriosi nella Guerra Fredda non solo si sono considerati tali, ma lo hanno detto apertamente, e hanno avviato il processo riformando semplicemente l’ordine politico ed economico globale per adattarlo ai propri interessi.
Nella loro euforia essi hanno sostanzialmente abbandonarono un dialogo proficuo e alla pari con altri attori della vita internazionale, e scelsero di non migliorare o creare istituzioni universali; tentarono invece di sottomettere l’intero mondo alle proprie organizzazioni, norme e regole. Scelsero la strada della globalizzazione e della sicurezza per loro stessi, per pochi eletti, e non per tutti” (Riunione del Club di Discussione Internazionale Valdai)
Ha ragione, vero? Il progetto di globalizzazione è in crisi, e il motivo per cui è in crisi è perché tutti i vantaggi sono andati alle persone che hanno creato la politica originale, l’1 per cento. Così ora le persone negli Stati Uniti e nell’UE stanno schiumando di rabbia, stanno prendendo misure disperate per riaffermare il controllo sul sistema. Ecco cosa riguardava la Brexit; ecco cosa riguardava l’elezione di Trump; ed è proprio questo che riguarda lo scontro tra Macron e la Le Pen. Tutti e tre sono esempi della rabbia populista sommersa rivolta contro le élite che hanno imposto il loro sistema di auto-avvantaggiamento su tutti gli altri, aggravando il costante declino degli standard di vita, la grande insicurezza economica e la perdita della sovranità nazionale.
Questa è la prima volta che ho visto l’attuale ondata di turbolenza sociale fatta risalire alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, ma ha completamente senso. Le élite occidentali hanno visto il collasso dell’URSS come una luce verde per perseguire maniacalmente la propria agenda globale e imporre il loro modello economico neoliberista al mondo, un processo che ha accelerato notevolmente dopo l’11 Settembre. Gli attacchi terroristici alle Torri Gemelle sono diventati l’evento cruciale che ha innescato la riduzione delle libertà civili, la valorizzazione dei poteri esecutivi e l’inizio di una guerra globale al Terrore. Senza essere ostacolati da un rivale serio, Washington si è sentita libera di imporre il proprio sistema amico delle corporazioni al mondo, rivedere la mappa del Medio Oriente, occupare i paesi dell’Asia centrale e rovesciare i regimi laici ovunque andasse. Il trionfalismo del capitalismo occidentale è stato riassunto nelle parole giubilanti del presidente George H. W. Bush, che ha dichiarato nel 1990, prima del lancio di Desert Storm: (D’ora in avanti) “si fa quello che diciamo noi”. Il pronunciamento è stato una dichiarazione inequivocabile della volontà di Washington di governare il mondo e di stabilire un nuovo ordine.
Ora, 27 anni dopo, gli Stati Uniti sono rimasti bloccati in Siria e in Ucraina. Nuovi centri di potere economico stanno emergendo, si formano nuove alleanze politiche e l’autorità di Washington viene apertamente contestata. Il compito di Putin è quello di bloccare i progressi di Washington, creare disincentivi tangibili all’aggressione e porre fine agli interventi stranieri. Il presidente russo potrebbe dover fare qualche passo indietro per evitare la Terza Guerra Mondiale, ma in ultima analisi l’obiettivo è chiaro e raggiungibile. Lo Zio Sam deve essere tenuto a freno, la guerra deve fermarsi, la sicurezza globale deve essere ristabilita e la gente deve essere libera di tornare alle proprie case in pace.
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Articolo di Mike Whitney pubblicato su Counterpunch il 28 aprile 2017.
Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.