.Nisargadatta Maharaj. La meraviglia è l'alba della sapienza

L’appercezione in cui tutto sorge, è questa la realtà. Un’appercezione pura e chiara, quella che chiamano l’occhio di Dio.Karl Renz

« La persona non- risvegliata vive nel suo mondo, la persona risvegliata vive nel mondo. » Andrew Cohen

Finché immagino "come dovrei essere", continuerò ad essere quello che sono ora.U.G.Krishnamurti

"Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti." Eraclito

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezzaBenjamin Franklin

In televisione non c'è la pubblicità, il mezzo televisivo è "solo" pubblicità.Dioniso 777


giovedì 20 aprile 2017

Sorpresa, il maestro di Putin è Solženicyn







Russia's President Vladimir Putin (R) presents flowers to Alexander Solzhenitsyn after handing the State Prize for his achievements in humanitarian field as president visits his home in Troitse-Lykovo in Moscow, June 12, 2007. REUTERS/RIA Novosti/Kremlin (RUSSIA)

La sua faccia non sarà rassicurante e a qualcuno ricorderà forse il volto impassibile e glaciale del pugile russo Ivan Drago che sfida Silvester Stallone in Rocky IV.
Eppure, Vladimir Putin è ormai da tempo lo statista più longevo ed incisivo al mondo. Ha preso tra le mani un’ ex potenza allo sbando
e la ha riportata al centro della scena internazionale. Al punto che siamo oggi tornati ad una sorta di guerra fredda tra Usa e Russia, nonostante la Russia odierna sia davvero piccola cosa rispetto all’Urss di soli 30 anni fa.
Eppure nel 1998, pochi anni dopo la presidenza Eltsin, il paese viveva una crisi umana e finanziaria devastante ed era sull’orlo del default.
Ma da dove arriva Vladimir Putin? Il suo passato nel Kgb viene ricordato spesso e volentieri, ma nessuno, o quasi, sembra invece interessato a raccontare un altro fatto: che il maestro di Putin è stato nientemeno che il Premio Nobel per la pace Aleksandr Solženicyn.
Sì, l’autore di “Arcipelago Gulag“, colui che per decenni sfidò il regime comunista, dopo aver sperimentato la durezza dei campi di concentramento, è stato l’uomo che forse ha influito di più sulla visione del mondo dell’attuale presidente russo.
E’ Ljudmila Saraskina, in una monumentale biografia di 1432 pagine dal titoloSolženicyn”, a raccontare i “frequenti, stretti, ma non sempre pubblicizzati” incontri tra Solženicyn – il grande vecchio, l’eroe del popolo russo nemico del comunismo, ma deluso dai nuovi politici “democratici” – e il giovane uomo politico che sembrava destinato, come tanti altri, ad essere una meteora, con molti nemici, in un paese in decomposizione.
Il primo incontro avviene il 20 settembre 2000 a Troice-Lykovo: sono i coniugi Putin a recarsi in visita a casa dello scrittore. Il giorno seguente Solženicyn, nel programma Vesti, dichiara di aver conosciuto un uomo dall’intelligenza vivace e pronta, “preoccupato del destino della Russia e non del potere personale“. L’ex agente del KGB in visita ad un’ex vittima del KGB! La notizia occupa per molto tempo i giornali russi, che dovranno tornare sovente sul tema, visto che i due continueranno a vedersi per anni, talvolta pubblicamente, talvolta in modo riservato, per sfuggire alle polemiche degli avversari.
Cosa insegna Solženicyn al suo giovane ammiratore? Essenzialmente tre cose: che occorre frenare la catastrofe demografica, che fa perdere alla Russia circa un milione di persone l’anno e che è figlia del nichilismo comunista ma anche di quello occidentale; che bisogna rivedere le privatizzazioni selvagge realizzate nell’epoca di Eltsin, e gestite a vantaggio di pochi, ai danni del popolo; che è necessario impedire che il passaggio dal comunismo alla democrazia liberale segni la morte definitiva dell’anima religiosa russa, traghettando il paese dal materialismo comunista al consumismo materialista occidentale.
Da dissidente anticomunista, Solženicyn ha imparato cosa significhi la dittatura vera e propria, con le sue blandizie (la neolingua menzognera, che trasforma l’essenza delle cose) e la sua incredibile durezza (i gulag, la pena di morte…).
Nei suoi anni negli Usa, invece, si è convinto dell’esistenza di un’altra forma di dittatura, più morbida ma egualmente mortale, quella del pensiero unico imposto dalla “tribù istruita”, dai maître à penser delle televisioni e dei giornali “liberi”. Sono loro, in un paese che appare allo scrittore russo “disgregato” moralmente, spiritualmente “insano”, a decidere cosa la gente debba leggere e cosa debba pensare, generando un conformismo asfissiante e molto simile a quello imposto in Unione Sovietica dal comunismo.
Putin ascolta ciò che Solženicyn gli dice, sul suo paese e sugli Usa, e farà ciò che gli è stato suggerito: limitando il ricorso all’aborto e sostenendo la famiglia; emarginando gli oligarchi e restituendo così allo Stato e ai russi i loro beni nazionali; riagganciando il suo paese alle tradizioni religiose combattute dal comunismo ed anche, in altro modo, in Occidente.
Quanto alla politica estera, per capire la posizione di Putin di oggi, occorre forse ancora una volta ricordare cosa pensava il suo venerato maestro, allorchè, nella primavera del 1999, commentando i bombardamenti a tappeto dell’amministrazione Bill Clinton sulla Serbia, dichiarava: “Non bisogna illudersi che l’America e la Nato abbiano come scopo la difesa dei kossovari… La cosa più spaventosa è che la Nato ci ha introdotti in una nuova epoca… chi è più forte, schiacci“.
Nel 2008, anno della sua morte, Solženicyn avrebbe dichiarato: “Impiantare la democrazia in tutto il pianeta. Impiantare! E infatti hanno cominciato a impiantarla. Prima in Bosnia. Con un bagno di sangue… Un grande successo, in Iraq! Un grande successo della democrazia. Adesso a chi toccherà? Chi sarà il prossimo? Forse l’Iran? … Non vale un soldo la democrazia che è arrivata con le baionette; da dieci anni stanno sviluppando il loro piano spudorato, la cui sostanza consiste nell’imporre in tutto il mondo la cosidetta democrazia all’americana“.
Ecco da dove proviene, almeno in parte, l’ avversione di Putin alla guerra in Libia (paese che, a sentire qualcuno, andava “liberato” dal tiranno), la sua politica in Siria, la sua simpatia per Trump (fiero smobilitatore della Nato), e l’ avversione per Hillary Clinton, la donna che ha votato sì a tutte le guerre per “impiantare” la democrazia.
Chi l’avrebbe mai detto che l’uomo che sfidò l’Urss, che svelò all’Occidente l’esistenza dei gulag, mettendo in crisi il comunismo internazionale, sarebbe poi diventato il consigliere, politico e spirituale, dell’uomo che oggi contende agli Usa il primato nella politica estera mondiale, e che nel contempo si contrappone anche sul terreno ideale della religione, della famiglia, dei cosiddetti diritti civili, alle politiche abortiste e pro LGBT di Obama e della Clinton?
Un intellettuale, al potere, dunque, anche dopo la sua morte? Così scrissero spesso i giornali russi, in quegli anni, paragonando il rapporto tra Solženicyn e Putin a quello tra Nicola I e Aleksandr Puškin. Certamente Solženicyn avrebbe detto di no: uomo coltissimo, si riteneva però un figlio del popolo russo. Considerava gli intellettuali una schiagura: propugnatori del comunismo, in Oriente, corruttori della libertà e della verità, in Occidente.
La Verità, 29 settembre 2016

domenica 16 aprile 2017

PERSONALITA’ OSCE

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Pubblico questo appunto del fondatore di Alleanza Cattolica perché istruttivo della mentalità che si acquista lavorando per organizzazioni sovrannazionali. Il Nostro ha avuto un periodo all’OSCE, Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione Europea (che si dichiara “impegnata a garantire la pace, la democrazia e la stabilità a oltre un miliardo di persone”), che evidentemente è stata per lui un’esperienza centrale, indelebile.
Sapeste quanti ne ho visti, da giornalista inviato nelle guerre balcaniche e altre, di queste personalità segnate indelebilmente. Osservatori Onu, funzionari dell’Unione Europea, Ispettori Osce, su gipponi bianchi fiammanti e spesso con elmetto azzurro e giubbotto antiproiettile nuovo di zecca, quando arrivano in una zona di conflitto, la prima cosa che facevano era, appunto, questa: rimproverare la parte più debole e inerme del conflitto. Perché vi siete messi con Saddam, voi cristiani? Se vi mettevate con i wahabiti sareste ancora nelle vostre case. E voi del Donbass, cosa vi è venuto in mente di prendere le armi contro Kiev? Lo sapete da chi è sostenuto? Dovevate stare con Soros, con Goldman Sachs, con la signora Nuland e non vi sarebbe successo niente di male. Invece vi fate aiutare da Putin, che è un gradasso; ma lo sapete che perderà? E voi cristiani di Siria, è da anni che vi critico: state con Assad, invece che adeguarvi al regime del Califfato. Ma non vedete che è rifornito dagli aerei americani? Siete proprio imperdonabili: è colpa vostra se venite sterminati. Non venite a lamentarvi dall’Osce. No, non vi aiuto, siete troppo irragionevoli. Anzi, vado a stilare un rapporto contro di voi.
E via coi loro gipponi bianchi. Circonfusi di quella inconcussa radiosità , imperturbabile davanti ai sofferenti, agli affamati, ai feriti, che viene dalla serena coscienza di una superiorità morale assoluta rispetto a quegli straccioni che si fanno decapitare dall’Is, da cristiani che hanno sbagliato schieramento, perché ostinatamente non capiscono chi è più forte, chi comanda davvero. Quindi non meritano la “democrazia, la stabilità e la pace” che l’OSCE sparge a piene mani – e nemmeno gli aiuti alimentari internazionali – fino a quando non ravvedono.
Che personalità ammirevoli. Ne riconoscono lo stile nella alterigia da regina offesa Boldrini, nella presunzione bruxellese della Mogherini, in Mario Monti, nel noto banchiere centrale – chiunque passi fra le oligarchie sovrannazionali, acquista la coscienza, l’eloquio blasé e la altezzosità aristocratica dell’oligarca.

mercoledì 5 aprile 2017

Giornalisti Servi! Tutti contro Assad e Putin, ma qui nessuno è scemo!!

Fonte http://www.stopeuro.org/giornalisti-servi-tutti-contro-assad-e-putin-ma-qui-nessuno-e-scemo/
Ancora una volta la fabbrica del falso inventa i crimini della Russia, e di Assad, che presuppongono una stupidità assoluta da parte di Mosca e di Damasco per usare armi chimiche senza pensare alle conseguenze a livello mondiale di un gesto simile. Nè Putin, né Assad sono stupidi e non lo siamo nemmeno noi, è finito il tempo delle vostre bugie in prima pagina, la becera propaganda che vi impongono di divulgare per continuare questo teatrino che lascia morte e distruzione da troppo anni.
Con il fatto gravissimo, vergognoso e di una crudeltà assurda dell’attacco chimico, la stampa di potere si è rivelata per quel che è, ovvero serva e falsa, affidandosi a una centrale del falso come “L’osservatorio per i diritti umani in Siria” con sede a Londra e finanziato da tutti i “nemici” di Assad. I nostri “prestigiosi” (si fa per dire) giornali tra cui anche il Fatto Quotidiano, intitolavano la notizia “Assad attacca con le armi chimiche” ma dove sono le prove? Come può una testata giornalistica divulgare una notizia del genere senza una prova certa? Questi cari miei, sono gli stessi giornalisti che accusavano Saddam di possedere armi di distruzione di massa e ci raccontavano la storiella delle “fosse comuni” di Gheddafi in Libia, entrambe si sono rilevate false! Bufale belle e buone, in seguito smentite da loro stessi. Ma la guerra va giustifica in qualche modo no? Allora eccoli tutti “questi prestigiosi giornalisti” che si prestano a questo sporco gioco per poi piangere le vittime sui loro stessi giornali.
No, questa volta no, non siete più credibili, l’Occidente non ha mai rinunciato alla Siria e ora ne siamo certi, quel bombardamento viene da coloro che hanno le armi chimiche. E che  hanno bombardato i civili per far ricadere la colpa su Mosca e su Damasco. Un’altra, sanguinosa e mostruosa false flag operation. Fatta sapendo che l’esercito dei giornalisti mainstream la sventolerà senza sosta.

Salvini unico contro le cazzate dei media