.Nisargadatta Maharaj. La meraviglia è l'alba della sapienza

L’appercezione in cui tutto sorge, è questa la realtà. Un’appercezione pura e chiara, quella che chiamano l’occhio di Dio.Karl Renz

« La persona non- risvegliata vive nel suo mondo, la persona risvegliata vive nel mondo. » Andrew Cohen

Finché immagino "come dovrei essere", continuerò ad essere quello che sono ora.U.G.Krishnamurti

"Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti." Eraclito

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezzaBenjamin Franklin

In televisione non c'è la pubblicità, il mezzo televisivo è "solo" pubblicità.Dioniso 777


Upton Sinclair, “è difficile far capire qualcosa ad un uomo quando il suo stipendio dipende dal suo non capire”.


venerdì 29 aprile 2016

Protocolli dei savi anziani di sion

Per capire il mondo basta leggere questa roba qua http://www.juliusevola.it/pdf/protocolli.pdf
per chi non ha tempo sentire dal minuto 56 quest"altra roba qua.https://www.mixcloud.com/francesca-romana/controcorrente-28aprile2016-ryarradio-paolo-buonarroti-paolo-izzo-mario-quaranta/
qui un breve assaggio preso da profondissimo Mario Quaranta su facebook
https://www.facebook.com/IlQuartoQuattro/?fref=ts
RICORDIAMO QUESTA ROBA E' del 1905


IL QUARTO QUATTRO pubblica a puntate i 24 PROTOCOLLI DEI SAVI ANZIANI DI SION (edizione italiana del 1921, in "La vita italiana - Rassegna mensile di politica", Via dell'Unità 25)
Puntata 2: Protocollo 2
LA POLITICA DEI FANTOCCI - UTILI IDIOTI
"Sceglieremo fra il pubblico amministratori che abbiano tendenze servili. Essi non avranno esperienza dell'arte di governare, e perciò saranno facilmente trasformati in altrettante pedine del nostro giuoco; pedine che saranno nelle mani dei nostri astuti ed eruditi consiglieri, specialmente educati fino dall'infanzia nell'arte di governare il mondo."
Per il nostro scopo è indispensabile che le guerre non producano modificazioni territoriali. In tal modo, senza alterazioni territoriali, la guerra verrebbe trasferita sopra una base economica. Allora le nazioni dovranno riconoscere la nostra superiorità per l'assistenza che sapremo dare ad esse, e questo stato di cose metterà entrambe le parti alla mercè dei nostri intermediari internazionali dagli occhi di lince, i quali hanno inoltre mezzi assolutamente illimitati. Allora i nostri diritti internazionali cancelleranno le leggi del mondo e noi governeremo i paesi nello stesso modo che i singoli governi governano i loro sudditi.
Sceglieremo fra il pubblico amministratori che abbiano tendenze servili. Essi non avranno esperienza dell'arte di governare, e perciò saranno facilmente trasformati in altrettante pedine del nostro giuoco; pedine che saranno nelle mani dei nostri astuti ed eruditi consiglieri, specialmente educati fino dall'infanzia nell'arte di governare il mondo. Come già sapete, questi uomini hanno studiato la scienza del governo dai nostri piani politici, dall'esperienza dataci dalla storia e dalla osservazione degli avvenimenti che si susseguono. I Gentili non traggono profitto da costanti osservazioni storiche, ma seguono una routine teorica senza considerare quali possano esserne le conseguenze, quindi non occorre prenderli in considerazione. Lasciamo che si divertano finché l'ora suonerà, oppure lasciamoli vivere nella speranza di nuovi divertimenti, o nel ricordo di godimenti che furono. Lasciamoli nella convinzione che le leggi teoriche, che abbiamo ispirato loro, siano per essi di suprema importanza. Con questa mèta in vista e coll'aiuto della nostra stampa, aumentiamo continuamente la loro cieca fiducia in queste leggi. Le classi istruite dei Gentili si vanteranno della propria erudizione e metteranno in pratica, senza verificarle, le cognizioni ottenute dalla scienza che i nostri agenti scodellarono loro allo scopo prefisso di educarne le menti secondo le nostre direttive. Non crediate che le nostre asserzioni siano parole vane: notate il successo di Darwin, di Marx e di Nietzsche, che fu intieramente preparato da noi. L'azione demoralizzatrice di queste scienze sulle menti dei Gentili dovrebbe certamente esserci evidente. Per evitare di commettere errori nella nostra politica e nel nostro lavoro di amministrazione, è per noi essenziale di studiare e di tener presente l'attuale andamento del pensiero, le caratteristiche e le tendenze delle nazioni.
Il successo del nostro piano consiste nella sua adattabilità al temperamento delle nazioni colle quali veniamo a contatto. Esso non può riuscire se la sua applicazione pratica non è basata sull'esperienza del passato, integrata con le osservazioni dell'ora presente. La stampa è una grande forza nelle mani dei presenti Governi, i quali per suo mezzo controllano le menti popolari. La stampa dimostra le pretese vitali della popolazione, ne rende note le lagnanze e talvolta crea lo scontento nella plebe. La realizzazione della libertà di parola nacque nella stampa, ma i governi non seppero usufruire di questa forza ed essa cadde nelle nostre mani. Per mezzo della stampa acquistammo influenza pur rimanendo dietro le quinte. In virtù della stampa accumulammo l'oro: ci costò fiumi di sangue ed il sacrificio di molta gente nostra, ma ogni sacrificio dal lato nostro, vale migliaia di Gentili nel cospetto di Dio.
Video esplicativo: https://youtu.be/GStiI7QHoSg


lunedì 25 aprile 2016

Sanders e i bari del globalismo-canaglia, da Hillary a Renzi

Gli avvocati del Free Trade cominciano a preoccuparsi per le critiche che piovono sulla globalizzazione selvaggia da tutti i maggiori candidati in corsa per la Casa Bianca, dal repubblicano Trump al democratico-socialista Sanders, senza escludere la democratica moderata Hillary Clinton che, dimentica di quanto sostenuto in passato assieme al marito ultraliberista, oggi corteggia gli elettori radicali di Sanders con dichiarazioni contro il TTIP, temendo che le neghino l’appoggio nel caso quasi certo che sia lei correre per le presidenziali di novembre. Dopo Zuckerberg, che giorni fa ha tuonato contro gli anacronistici costruttori di muri che vorrebbero farci regredire al medioevo, è intervenuta la segaligna managing director del Fmi, Christine Lagarde: «Non entro nelle campagne politiche, ma dico che chi mette in discussione il free trade sbaglia», ha detto, per poi aggiungere: «I commerci internazionali portano benessere per tutti e la loro contrazione costa cara soprattutto ai paesi più poveri». Quindi è stata la volta del boss dei boss Bill Gates, il quale ha dichiarato al “Financial Times”: «Qualcuno dovrà pure ricordare alla gente che gli Stati Uniti sono stati di gran lunga il maggiore beneficiario della globalizzazione».
Insomma chi beneficia della globalizzazione: i paesi più poveri? Gli Stati Uniti? Tutti? La risposta sta nel fatto che queste indignate reazioni bersaglino soprattutto il repubblicano Trump e i populismi europei di destra. Questo perché sono bersagli Bernie Sanders“facili”, a causa del loro sgangherato razzismo contro i migranti. Più difficile misurarsi con Sanders che, nei suoi discorsi, smaschera sia le menzogne dei guru americani della New Economy, dimostrando cifre alla mano che a beneficiare del free trade non è stato il popolo americano (che al contrario ha perso milioni di posti di lavoro, oltre a subire tagli ai salari e al welfare) ma la casta dei super ricchi, sia quella della Lagarde, dimostrando che i presunti “benefici” per i paesi poveri consistono nella schiavizzazione di milioni di lavoratori in fabbriche lager come le maquilladoras messicane e la cinese Foxconn.
E la battaglia di Sanders serve a smascherare anche le menzogne degli ex socialdemocratici convertiti al neoliberismo, i quali, da Blair a Renzi, celebrano a loro volta le magnifiche sorti e progressive di un mondo sempre più interconnesso, “libero” e “felice”. Inoltre, nella misura in cui dimostra che si può essere contro laglobalizzazione dei flussi finanziari senza demonizzare i flussi migratori, può forse instillare un po’ di saggezza nei cervelli assopiti di quegli intellettuali della “sinistra radicale” che credono che la globalizzazione, ad onta dei “danni collaterali” che provoca, sia cosa buona perché favorisce la modernizzazione, l’innovazione, lo sviluppo delle forze produttive, ecc., alimentando l’equivoco che il cosmopolitismo borghese dei Gates e dei Zuckerberg possa avere qualcosa da spartire con l’alter mondialismo progressista.
(Carlo Formenti, “A chi giova la globalizzazione? Il dibattito alle primarie Usa”, da “Micromega” del 20 aprile 2016).

sabato 23 aprile 2016

Un atto sovranista: emarginare le Organizzazioni non governative (Ong)

di SIMONE GARILLI (ARS Lombardia) Fonte http://www.appelloalpopolo.it/
Ogni anno una simpatica organizzazione non governativa, Reporters Sans Frontieressi diverte a pitturare di arancione, rosso e nero i Paesi scomodi all’imperialismo a stelle e strisce. Ecco allora che gli Stati Uniti, nei quali è quasi impossibile distinguere dove inizino le lobby e dove il giornalismo, si tingono di giallo (che significa “libertà di stampa soddisfacente”) mentre la Russia è naturalmente tutta rossa (situazione difficile), la Cina addirittura nero petrolio (situazione molto grave), il Sud America quasi tutto arancione (situazione problematica) e il virtuoso blocco Nato europeo va dal giallo al bianco (situazione ideale), ma con alcune interessanti eccezioni, tutte concentrate nell’instabile Sud Europa, strategico per posizione geopolitica, essendo il crocevia tra Nord Africa, Medioriente e continente asiatico.
L’Italia, in quanto maggiore economia sudeuropea, è tinta di arancione, “problematica”, e si situa in classifica dopo Paesi africani in preda a dittature, instabilità estrema e guerre civili. Ora, a nessuno viene in mente di difendere l’informazione italiana, nel complesso scandalosa. La questione è: quale informazione di uno Stato a capitalismo avanzato può considerarsi libera e soddisfacente? E quindi: quali sono i parametri secondo i quali l’Italia segue in classifica Paesi impresentabili secondo la stessa retorica atlantista? Paesi cosiddetti incivili perché non (ancora) rigidamente capitalistici?
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In un articolo del blog online Il Post si spiega abbastanza bene come a stilare la classifica siano arbitri per nulla terzi. In pratica, semplificando all’osso, a decidere il colore dell’Italia sono i tanti livorosi “travaglini” che considerano “merda” il proprio Paese e lo vincolerebbero tranquillamente come e più di ora alle potenze estere, considerate acriticamente virtuose e moralmente superiori.
A farsi vettori di questa propaganda imperialista sono sempre le Organizzazioni non governative (ONG), che si fregiano volentieri di essere “senza frontiere”, strizzando l’occhio all’ideologia dominante che vuole i confini nazionali come aberrazioni comunitariste, anti-moderne e fasciste. “Senza frontiere” vorrebbe dire “terze”, “imparziali”, secondo gli ingenuotti che ogni anno prendono come oro colato questa presa in giro. Si distingue come al solito per idiozia conformistica il Fatto Quotidiano.
Una politica sovranista dovrà per forza tener conto di queste infide ONG. Bisognerà emarginarle politicamente e culturalmente, come retaggi di un passato globalista e anti-costituzionale.

giovedì 21 aprile 2016

La cura del guardare (e camminare)

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di Franco Arminio Fonte http://comune-info.net/
Penso al guardare come una cosa da fare ogni giorno, anche sotto casa. Non c’è bisogno di un altrove per attivare la voglia di vedere. L’Italia è La Mecca dello sguardo. La sua forza è la sua disunità. Convivono in pochissimo spazio tanti luoghi assai diversi tra loro. Una città come Palermo basta cambiare strada e ti cambia sotto gli occhi. Questo è il tempo dei luoghi. Conta lo spazio più che il tempo. Non si sa se è finita la storia, di certo non è finita la geografia. Strabone nel suo antico Grand Tour ci ricorda
“L’utilità della geografia, intendo dire, presuppone che il geografo sia egli stesso un filosofo, un uomo che impegna se stesso nella ricerca dell’arte di vivere, o detto in altro modo, della felicità”.
Quando pensiamo alla geografia, pensiamo all’aperto: monti, fiumi, pianure. E invece oggi la geografia è un riparo, un luogo in cui proteggersi dall’evanescenza digitale. La geografia al posto della psicologia, la percezione al posto dell’opinione.


ARTICOLI CORRELATIIL MARE SENZA PAESE ROSARIA GASPARRO
“Dovremmo fare ogni giorno esercizio di natura per curare la frattura tra gli esseri umani e i suoi elementi, per renderci partecipi di uno spettacolo non mediatico, fatto di onde, di cielo e di vento…”
LA SCOMPARSA DELLO SGUARDO PAOLO MOTTANA 
L’esperienza di guardare ed essere guardati è tramontata, gli occhi sono stati ingoiati da quei prodigiosi apparecchi che sono i moderni cellulari. Abbiamo perso gli sguardi sul mondo reale, con cui alludere a un comune destino
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Concedetevi una vacanza intorno a un filo d’erba, concedetevi al silenzio e alla luce, alla muta lussuria di una rosa. A dispetto degli scellerati decenni passati, dove l’Italia sembrava aver voltato le spalle alle corriere dell’arcaico, al Dio dei tratturi e dell’uvaspina, la campagna c’è ancora.
Le nostre erbe, il miele, l’aria, il silenzio, le ceramiche, l’uncinetto: ogni cosa va accudita di queste nostre terre. La sagoma di una tegola, il ritornello di una canzone, un nomignolo, una bevuta nei campi, l’inflessione di una voce, un sorriso, rughe e pianti, il grano falciato, l’uva sui tralci, sono cose che deperiscono prima di altre in un tempo in cui il grande abbaglio del progredire ha velocemente scollato quel mastice di confidenze e solidali sicurezze della vista e del sentire che già seppe rendere abitabili le campagne italiane. Capolavori a oltranza
La bellezza dell’Italia è la bellezza delle sue piazze storiche. Ce ne sono migliaia, una diversa dall’altra, piccole e grandi, simili a un braccio, a una nuvola, a un imbuto, a una ciambella di pane. Medioevo e Rinascimento, e poi il Barocco e il Settecento: Siena e VolterraMilano e FabrianoRomaNapoli,Pienza e tantissime altre, fino al capolavoro delle Piazze di Padova, una dopo l’altra, un’incredibile sequenza di bellezza ravvicinata in una città vicina al miracolo di Venezia e vicina a Treviso, a Vicenza, a Mantova. In altre parti del mondo ci sono città straordinarie, ma sono atti unici. In Italia i capolavori si danno a oltranza, si addensano in piccole galassie: pensate al triangolo PerugiaArezzo,Urbino o alla sequenza di città magnifiche da Bologna a Parma. E poi ci sono i luoghi che hanno il vigore delle cose che hanno parlato poco, delle cose trascurate o malviste. Matera e un po’ tutta la Lucania sono l’emblema di questa Italia in cui l’Italia sembra anche altro: basti pensare ai castelli di Melfi eLagopesole, a Venosa e alle Dolomiti lucane, al Pollino, alle rovine di Craco e ai calanchi di Aliano.

Foto tratta dal sito del Comune di Perugia
Roma è un grande corpo in dialisi, un sangue che si è fatto scialbo. La città non è più in grado di accogliere, di mescolare. I turisti vagano, gli indigeni pure, a ciascuno il suo percorso prestampato tra monumenti, ristoranti e uffici. Tutto questo non fa anima. Forse le rovine del grande impero non emanano più il fascino che emanavano ai tempi di Goethe. Una decadenza che non rilascia lirismo, che non si porta dietro nemmeno una striatura di sacro. Roma andrebbe aiutata. Deve ritrovare la capacità di filtrare la miseria spirituale che la circonda come una volta la circondava la natura. Ogni grande capitale dell’occidente ha glorie e miserie che subito saltano all’occhio. Forse oggi Goethe  vedrebbe Roma corrosa dall’acido di un’umanità senza batticuore. Forse tutta l’Italia gli apparirebbe come la patria della scontentezza e del disincanto. Gli italiani guardano ai problemi dei luoghi in cui vivono più che alla solenne bellezza ancora diffusa quasi ovunque. Bisogna passare dagli sguardi scoraggiati agli sguardi incantati. Forse per questo sarebbe assai utile leggere il viaggio in Italia di Goethe, la sua pacata disposizione alla meraviglia.
Oggi la bellezza dei luoghi è diventata un farmaco per alleviare i dolori che ci vengono dai rapporti equivoci e dolenti con le persone. Bisogna andare in giro per congedarsi dall’infiammazione della residenza, dalle muffe e dal sudore freddo che ci incollano addosso le abitudini, bisogna andare in giro perché i luoghi hanno ancora un’innocenza che le persone non hanno più. Oggi forse nessuno può concedersi il lusso di un Grand Tour, ma ogni giorno un Petit Tour possiamo concedercelo, magari nei dintorni. Invece di andare in farmacia o dall’analista, possiamo uscire e guardare. Esiste un voyeurismo buono, quello del paesaggio. Spiare come stanno, dove stanno le cose: quel cancello, quel vaso di gerani, il vecchio sulla panchina, la macchina parcheggiata, la ragazza col telefonino, la cattedrale e l’albero solitario. È la meraviglia del mondo esterno, e noi siamo animali che abbiamo bisogno d’aria per vivere, dovremmo ogni volta che è possibile fare solo due cose, camminare e guardare.
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Foto tratta dalla pagina fb della Casa della paesologia
C’è una clamorosa infermità che ci accomuna, è la schiavitù di noi stessi. Siamo diventati schiavi dei nostri affari e non conta che siano loschi o degnissimi. Siamo avvinti all’idea del ricavo e ci istighiamo a tutta una serie di obblighi che fanno parte della nostra vita attiva, obblighi da cui ci aspettiamo ricompense, profitti, un salario monetario o morale. La via per uscire da questa schiavitù di ricavare continuamente qualcosa da noi stessi è quella di osservare le cose che stanno sotto il cielo. Portare il mondo esterno dentro di noi è stata l’operazione che ha fatto nascere la lingua. Dal corpo alla metafora. Viene in mente la formula di Gian Battista Vico: il vivente sensibile che si trasforma in vivente linguistico. Sul grande storico partenopeo Goethe scrisse: “È molto bello per un popolo possedere un tal patriarca”. Il partito dello sguardo Tra quelli che provano a cambiarla l’Italia, sempre meno per la verità, e quelli che fanno di tutto per conservarla, c’è una terza possibilità: il partito dello sguardo. Uno sguardo onnivoro, che raccoglie quello che era bello un tempo e quello che ci sembra bello adesso. L’Italia del Grand Tour c’è ancora e vale la pena di visitarla, ma è venuta fuori un’altra Italia. Ai tempi di Goethe nessuno sapeva niente di Matera, Lecce, Cosenza. Oggi un paesaggio senza capannoni e officine e pompe di benzina ci sembra solenne, lirico. Ai tempi di Goethe tutta l’Italia era così. La pianura padana non era quello che è adesso, una grande azienda che include al suo interno paesi e città. Certamente Goethe farebbe ancora un salto nel Veneto, ma si stupirebbe non poco di trovare villette e capannoni ovunque. E a Firenze forse resterebbe ancora meno delle tre ore dedicate a suo tempo. Forse sarebbe affascinato da L’Aquila e da Taranto, per la loro bellezza coniugata allo sfacelo del terremoto e della fabbrica. Difficile capire l’effetto che oggi farebbe Napoli. A parte l’incredibile assedio alle falde del Vesuvio, Napoli è una delle poche città non globalizzate dell’Occidente. Se l’Italia di oggi si caratterizza per l’adiacenza di fregio e sfregio, se gloriosa antichità e modernità incivile si contendono ogni spazio, Napoli è l’apoteosi di tutto questo. Se in Italia ci fosse un piano regolatore del silenzio avremmo sicuramente più turisti stranieri. E se Goethe volesse sfuggire al rumore delle città italiane dovrebbe rifugiarsi sui monti delle Alpi e dell’Appennino. Allora potremmo consigliargli un paese come Trevico dove la densità di silenzio è altissima, ma è un silenzio che fa bene solo a chi lo vive ogni tanto. Se non hai voglia di fare la fila per vedere la Cappella Sistina, se il tuo bar vicino alla campagna è più al centro di piazza di Spagna, trovati uno scalino, riposati con la faccia al sole. Guarda con dolcezza chi è fermo, chi cammina. Se c’è qualcuno che parla ascoltalo, per tornare a casa aspetta che sia sera, usa il buio come un fiocco per chiudere la giornata e fanne dono a chi ti vuole bene.

Articolo pubblicato sul blog https://comunitaprovvisorie.wordpress.com/, uscito sul National Geographic di aprile 2016.

lunedì 18 aprile 2016

Referendum fallito.Bisogna tornare nei bar,abbandonare il computer

Vecchissimo post di Barnard,che spiega l"oggi.
Fonte http://www.paolobarnard.info/

Dovete andare al bar, se volete salvarvi e salvare l’Italia. Non è una battuta. Scegliete il bar rionale per eccellenza, quello con Sky calcio, con avventori di mezza età e anziani in maggioranza, quello dove la sera vanno per la partita a briscola il meccanico, il macellaio, l’odontotecnico, i pensionati; quello dove al pomeriggio scendono le impiegate per il caffè, o le mamme che comprano il gelato al bimbo. E fate domande semplici. 
Prima di continuare, vi informo di cosa sta motivando questa mia bizzarra apertura.
Ormai da troppo tempo, dopo aver preso le posizioni di critica ai noti ‘paladini’ dell’Antisistema, agli "industriali della denuncia e dell’indignazione", cioè ai Rizzo, Stella, Travaglio, Grillo, Gomez,Gabanelli, Ricca ecc., ricevo regolari contestazioni da cittadini attivi che si riassumono così:
1) Attacchi gli unici rimasti a fare ancora uno straccio di vera informazione. Se eliminiamo loro cosa rimane?
2)  Senza di loro, noi non avremmo mai saputo di questo o di quello scandalo, o di queste e quelle trame di potere e di quanto sia deviata questa politica.
3)  L’informazione disponibile ai cittadini è quasi nulla, ed è tutta falsa o controllata. Per questo i cittadini italiani non si oppongono al ‘regime’. Per fortuna che ci sono i Travaglio e soci a guidare l’opposizione ad esso.
(nota: ricevo anche molte lettere di condivisione, ma non ci interessano ora)
So di aver già spiegato e rispiegato la mia idea in diversi interventi, non voglio annoiarvi, ma per scrupolo e per rispetto delle legittime ansie di molti cittadini che ancora mi scrivono o che mi contestano sui blog provo a chiarire per l'ultima volta.
Punto 1). Non ho mai detto che l'informazione dei sopraccitati ‘paladini’ debba essere del tutto fermata. Dico che essa dovrebbe essere il 20% dell'intero pacchetto, mentre l'azione civica dei cittadini dovrebbe coprire l'80% delle attività dell’Antisistema. Oggi invece manca del tutto l'80% di azione e l'informazione antagonista è divenuta il 99,9% dell'attività dell'Antisistema italiano. Anzi, è diventata il sostituto dell'azione, l'alibi per non agire. Questo è tragico. Di fatto la stragrande maggioranza dei cittadini oggi seguaci dell’Antisistema spendono la quasi totalità del loro tempo a divorare libri, articoli in rete, a partecipare a dibattiti, blog, discussioni, a mandarsi link, petizioni, o a partecipare a feste di piazza, girotondi o X-day vari.
Il dramma è che manca tutto il resto, cioè il lavoro dicambiamento della Storia, quello che si fa come lo si è sempre fatto dalla rivoluzione francese agli anni ’70 del XX secolo. Manca totalmente, totalmente, la comunicazione di creazione del consenso dai seguaci dei ‘paladini’ verso i cittadini italiani medi (il 90%), quella che va fatta con pazienza e senza tanta adrenalina nei luoghi della gente comune; come fecero gli americani dell’era Reagan, e come hanno fatto oggi con Obama. E allora io dico, da anni, che invece di propinare e ingozzarci di informazione antagonista a tamburo battente, si deve accorrere con urgenza a ricreare quel resto che manca. L'ho scritto ovunque nel mio sito. Ho detto ai noti Guru dell’Antisistema di sgonfiarsi, e di dedicare molto più tempo a permettere alle PERSONE COMUNI di ingrandirsi, proprio per ricreare quella parte di cambiamento della Storia di cui non siamo più capaci.
Punti 2) e 3) Come si fa a dire, oggi in Italia e dopo 60 anni di vita repubblicana, che i cittadini non sanno, che non sono informati delle malattie di questo Paese, e che se sapessero allora sì che agirebbero… e dunque è per questo che i ‘paladini’ sono essenziali. Ma dite sul serio?  Siete così presuntuosi da decretare che chi oggi ha 50, o 65, o 72 anni e non ha mai letto Regime o La Casta o non ha mai navigato nei blog, non sa, è ignaro? Ma avete un’idea di cosa hanno vissuto quei milioni diitaliani/e di quelle generazioni? Hanno vissuto la DC; i petrolchimici e l’amianto; le stragi e i ‘nessun colpevole’; l’Irpinia, la Napoli dei Gava; l’urbanizzazione selvaggia, i palazzinari; la P2-Calvi-Sindona, la giustizia del caso Tortora e dello spostamento da Milano a Roma delle indagini sulla P2 (1981!); l’IRI con Mach di Palmstein e i miliardi a Gianni Letta; la mafia delle stragi, Falcone e Borsellino e  la pavidità dei governi; le mazzette da pagare alla Guardia di Finanza o ai Comuni per la tabaccheria, per il banchetto ambulante, per il laboratorio artigiano; e poi Tangentopoli-Craxi-Forlani, i processi in diretta e il crollo di una Repubblica sotto la vergogna delle accuse, e tutto questo è stato per decenni sui comuni giornali italiani nelle cronache nazionali e locali, in Tv, nei comizi di piazza, nelle assemblee dei luoghi di lavoro, e dunque fra le mura di ogni casa. Hanno vissuto l’erosione della sicurezza del lavoro, del valore delle loro pensioni e degli stipendi per 35 anni di fila!; i tradimenti dei sindacati sempre più affaristici e sempre meno ‘compagni’; la sanità dei baroni, gli ospedali dei raccomandati, le raccomandazioni come unica speranza per sistemarsi o per curarsi decentemente; la pratica epidemica dell’evasione fiscale e il ricatto del “vuole proprio la fattura?” in casa, nello studio del primario, dal dentista. E ancora, la cittadinanza a doppio binariodi impunità e di diritti, con i Vip dell’economia, della politica e dello spettacolo o sport da una parte e tutti gli altri molto più sotto; hanno vissuto la sparizione del tempo minimo necessario per dedicarsi alla loro vita, alla loro anima, ai figli.
Non sanno? Ma di cosa parlate? Ne hanno già viste abbastanzaper scoppiare. Per urlare BASTA! Per agire con furia persino. Sono sessant’anni che ne sanno fin sopra i capelli.
Ma a fronte di tutto ciò mi si viene a dire che ci vuole più Grillo, perché se no sono ignari e non si muovono. Che gli italiani medi rimangono nell’ovatta perché nessuno al TG1 gli racconta i dettagli del caso De Magistris, o della sentenza 841 nel libro numero 86 di Travaglio-Gomez, che, Cristo! sono essenziali. Mi si dice che dovrebbero conoscere le filastrocche del dibattito numero 1.151 dei medesimi ‘paladini’, allora sì che voterebbero giusto! Madite sul serio?
La realtà, lo ripeto, è che se si parla agli italiani comuni è chiarissimo che essi sanno perfettamente che la politica è una fogna, e che l’Italia puzza da vomitare, lo sanno da 60, 40, 20 anni, ma in parte se ne fregano e in parte non sanno che farci. Oggi la maggioranza lo vota il Berlusconi, e questo è un fatto. E l'altro 40% degli elettori, quelli che votano la versione tiepida della stessa minestra, replicano molto spesso la meschinità italica nei loro comportamenti quotidiani sul lavoro, nel business, nella vita civica, nelle relazioni, nel rapporto con le regole (leggete i libri di Gherardo Colombo).
Lo volete verificare?  Andate al bar e chiedete agli avventori cosa sanno dell’Italia, della politica, della giustizia, del futuro dei loro figli. Fatelo davvero e scoprirete cose rivelatrici.
Concludo. Questo ping-pong demenziale dei 'paladini' dell'Antisistema di gridarci la miliardesima nozione sullo stesso tema a fronte del chissenefrega o della paralisi stramaggioritari degli italiani da 60 anni, serve solo a loro, a divenire famosi e ricchi. Vi prendono per il sedere. Lo sanno benissimo che la gran parte di questo popolo non ha né il tempo, né l’energia, né il coraggio, né l’autostima, L’AUTOSTIMA, per ribellarsi e per cambiare il Paese, anche se gli è noto fino alla nausea cosa non va. Ma invece di rinunciare alla loro ipertrofica presenza, al loro parossistico martellamento di denunce, e mettersi a lavorare SULLE REALI CAUSE DELLA PARALISI CIVICA che blocca gli informatissimi italiani da sempre, i 'paladini' vi rassicurano: venite in libreria che presentiamo il nuovo libro, è la cosa giusta.
I popoli cambiano la Storia, lo hanno sempre fatto anche quando non esistevano Tv, internet e Antisistema. Perché noi no? Perché noi mai?

domenica 17 aprile 2016

Con la luna quasi piena

Vagando nella notte con la luna  che intravedo da sotto gli alberi,è fantastico,psichedelico,ma ecco dei rumori,dal bordo della strada,chissà che animale sarà,sono un po di più sul chi vive,ma non è un grosso animale,forse dei topi campagnoli,ma sono all"erta.
I rumori cessano,trovo una panchina,improvvisamente dell"aria gelida,ma subito dopo un fantastico profumo,ah che bello,ma poi arrivano 2 pipistrelli ,non mi vedono forse sono in amore questa è la stagione degli amori,poco dopo sono sotto l"albero di giuda,è in piena fioritura,la natura è totalmente viva ,vibra,anche la mia schiena vibra,tanti la chiamano kundalini,io semplice vitalità,quando sei immerso nella natura mi succede spesso,poi siccome sono maschio,la luna che è femmina ,mi manda in orgasmo,ahahah.
Trovo un altra panchina ma sono sotto un lampione,sono sotto una pianta di castagne non buone da mangiare,sono in piena fioritura,ma sono inesorabilmente attratto dal tronco,al diavolo gli stupendi fiori,è come se fossi sotto fungo allucinogeno,godo immensamente nell"osservarlo,le sue striature con la mia creatività,si trasformano in opere d"arte.
Pensieri questi nati,dall"incontro col magico Tutto,ma se leggo un libro,si acchiappano altri pensieri,tutto scorre davanti a me,sono un osservatore di pensieri,che la mia presenza crea,o legge creati da altri.
Ma vale molto di più un attimo d"intenso profumo,sei profumo,sei inondato di creatività,tu non ci sei ,c"è solo la creatività,mi metto a danzare sotto la luna,anche questo è creatività,sento delle vibrazioni,che per ora pochissimi avvertono,se lo dico in giro,mi rinchiudono in manicomio,non spargete la voce,ahahah.


Albero di giuda,che spettacolo,preso in rete,non porto quasi mai il telefonino,se anche lo portassi, preferirei sicuramente essere inondato dal magico presente,senza intermediari tecnologici,la mia consapevolezza,è anche la mia macchina fotografica.


venerdì 15 aprile 2016

Di tutto un po

Oggi  ancora nei boschi,con una vecchia volpe,che riconosce i boschi e i prugnoli,in un modo per me impossibile,io in un bosco non mi posso perdere,ma trovare i prugnoli,ricordarsi dove sono,per me è come cercare un ago in un pagliaio.
Questa volpe un uomo di ben 78 anni,non è mai cascato,io al contrario capitomboli in continuazione,ma sono una molla,no problem,ahahah,dimenticavo dipendeva dalle scarpe,ma sinceramente di comprarle nuove non ne vale la pena,in certi posti estremi ci vado qualche giorno all"anno,per il resto ,sapere di non averle nuove e viscide,mi rende molto più consapevole,ricorderò sempre un trekking in asia,io con scarponi superaccessoriati,mentre la guida thai,con delle scarpe miserabili,camminava meglio di me,insomma non contano gli accessori,bensi te stesso,la tua selvaggitudine,ed io sono molto selvaggio.
Scrivo male anche per questo,non m"importa un tubo di scrivere bene,questa è roba per selvaggi incolti totalmente IGNORANTI.
Vuoi star bene IGNORA,tutte le informazioni che becchi su internet su tv e giornali,guarda a un passo da te stesso,puoi trovare o una pietra preziosa(Prugnolo)o una vipera che ti può complicare la vita,o precipitare in un abisso,l"abisso è per tutti,la morte è un abisso che prima o poi c"inghiottira,
Ed allora guardiamo fino a dove arrivano i sensi,se vuoi stare in paradiso,basta questo semplice trucco,è vero vedo scie chimiche,ma gli spignoli(prugnoli) crescono ancora,la primavera è anticipata,ma fino a che la natura ci da i suoi frutti,di cosa cazzo ci possiamo preoccupare????
Siamo noi i creatori della nostra realta,ogni essere umano ha il suo universo dove immergersi,chi non ha tanti pensieri per la testa e vive di semplici sensazioni,e naturalmente in paradiso,oggi ancora una volta ho rivisto il paradiso,chi pensa sogna,e si scollega dal paradiso,vede solo l"inferno.
Le grandi metropoli,servono appunto a questo a scollegarci dal paradiso,nella natura dove bazzico quasi tutto il giorno,non possono sorgere desideri ,in paradiso non ci sono desideri,mangiai la mela della conoscenza,ma il suo effetto è svanito,mi sono perso nel bosco,è bellissimo perdersi nel bosco.



giovedì 14 aprile 2016

Andando nei boschi

Oggi a due passi da casa ho esplorato un posto nuovo,coperto di rovi ginestre asparagi e tanti alberi che stanno riempiendosi di foglie,un certo momento vista l"eccessiva pendenza a due passi dalla strada,ero bloccato,rovi e ginestre m"impedivano il passaggio,di ritornare indietro visto che non sono un gran alpinista,sarebbe stato molto pericoloso,con pazienza e dopo molti graffi ho trovato una via e delle stupende roccie,ero  sano e con mezzo kg di asparagi,ma un po di riflessioni.
A 2 passi da casa l"incognito,l"inaspettato,il mio stato naturalmente meditativo,ogni passo mi potevo graffiare,cadere,o essere morso da una vipera,finche potro fare questo esercizio meditativo, i medici non mi vedranno,questo è poco ma sicuro.
Il camminare in precario equilibrio,l"arrampicarsi,scansare i rovi,stare totalmente nel presente ad occhi ed orecchie apertissimi,rimanere a bocca aperta nel vedere asparagi,raramente qualche prugnolo,e le roccie dalle misteriose forme,alberi, fiori,che dire ora che sono sensibilissimo,posso sicuramente fare a meno di qualunque viaggio,come scrissi anni fa quest"aforisma,sono totalmente in pace con me stesso tutto è magico,,la meraviglia è l"alba della sapienza.


Lungo la stradina in salita 
che porta al tempio.
Ma che cosa sto facendo
il mio paesino,o Mae hong son
non sono forse la stessa cosa
se uno è in pace con se stesso?
Qui in asia si è quasi violentati
dalle molteplici sensazioni
ed io se posso dire io
sono tranquillamente a sedere
come potrei esserlo
a due passi da casa mia
a guardare il panorama di Mae hong son.
Sto troppo bene in me
le molteplici sensazioni
mi allontanano da me stesso
verso il fare
non so proprio che pesci pigliare.
Mae hong son  Thailand 03 12 2004


venerdì 8 aprile 2016

Il mio cuore canta

Questa mattina alle 7,ho dovuto accompagnare un amico,timoroso dei boschi ,visto che ha una certa eta,ha raccogliere gli asparagi,lui posti comodi,io naturalmente scomodi,ho più di 50 anni,per la precisione 52,ma quando mi casco ,mi rialzo ancora come una molla,andare ad asparagi,è la mia meditazione preferita,parliamo di cose concrete,ne ho raccolti 980 grammi,questa sera mi va di dare i numeri,ahahah.
Durante il raccolto piovigginava,avrei smesso volentieri in caso di nubifragio,mi sarei fatto un bagno fuori programma,ho messo patate, ceci,cicerchia ,bietola,carote,prezzemolo,porri,tutti semi ed all"aperto,oggi perciò tutto il giorno ho pregato che piovesse.
Be questa sera alle 19,30 finalmente tantissima acqua,ora 20.54,do i numeri sono ebbro,ancora moltissima acqua sta cadendo,che goduria,sicuramente lunedi raccoglierò tantissimi prugnoli.
Grazie magico tutto,siamo insignificanti,solo la natura,ci permette di goderci,questa spettacolare esistenza.


giovedì 7 aprile 2016

L’identificazione con l’io: la porta dell’inferno

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Si sa da millenni, si sa fin dalle antiche civiltà, ma saperlo non basta.
Pensare di essere una persona significa pensare di essere scollegati dal resto dell’universo, quando invece se fa completamente parte.
Credere di essere una persona significa creare un io capace di avere una sete di potere e ricchezza incolmabili.
Essere convinti che quell’io sia davvero reale significa accecare la coscienza e metterla a servizio di un’illusione.
Le conseguenze saranno catastrofiche non solo per il singolo individuo ma per tutta l’umanità.
Immaginare di essere troppo piccoli per poter partecipare al cambiamento globale a favore di una nuova umanità significa già essere intrappolati in quell’io, significa aver già spalancato le porte dell’inferno.
Dante aveva posto il girone degli ignavi proprio alla soglia dell’inferno. E quel girone era il più ampio  proprio come se fosse un collettore, un imbuto destinato a poter accogliere il maggior numero di anime.
Essere un individuo “sanza infamia e sanza lodo, non significa essere un individuo tutto sommato innocuo.
Un individuo “sanza infamia e sanza lodo” è un individuo che spalanca inconsciamente le porte dell’inferno a tutta l’umanità.
E quell’inferno non è al di là di questa esistenza. Quell’inferno è qui, ora e i fatti di violenza, morte e povertà lo testimoniano ogni giorno.
Oggi il cosiddetto occidente trema, ma dov’erano gli individui del cosiddetto occidente, quando i popoli del cosiddetto terzo mondo soffrivano le pene dell’inferno?
Illuminare il proprio pensiero con la luce del cuore vuol dire diventare spirituali.
Essere individui spirituali significa essere individui che obbediscono alla coscienza, non servi del proprio ego.
La mente umana può essere un buon servitore e di certo è un pessimo padrone.
Trascorrere la propria esistenza nell’identificazione con l’ego significa attuare un crimine contro noi stessi, contro l’intera umanità e contro madre terra.
Diventare individui sottomessi alla coscienza significa diventare individui finalmente liberi.

Ajad Akaam

mercoledì 6 aprile 2016

Carpeoro: l’élite ricorre alle bombe perché adesso ha paura

Siamo in pericolo, e lo saremo sempre di più. Motivo: l’élite planetaria, quella che oggi ricorre anche al terrorismo stragista, sta cominciando ad avere paura. Teme, per la prima volta, di perdere il potere assoluto che ha esercitato, negli ultimi decenni, in modo incontrastato. A inquietare le super-oligarchie mondiali non è solo il progressivo risveglio democratico di una parte dell’opinione pubblica, sempre più scettica di fronte alla narrazione ufficiale degli eventi. Pesa, soprattutto, la clamorosa diserzione di una parte consistente di quello stesso vertice di potere, spaventato dalle rovinose conseguenze, su scala mondiale, della “dittatura” neoliberista, il cui obiettivo è chiaro: confiscarci ogni diritto e retrocedere tutti noi a livelli di sfruttamento da terzo mondo. Lo afferma Gianfranco Carpeoro, giornalista e scrittore, acuto osservatore dei retroscena internazionali anche in virtù della sua lunga militanza nella massoneria indipendente. Già avvocato, eminente studioso della cultura simbolica esoterica, Carpeoro è oggi schierato con Gioele Magaldi nella denuncia degli abusi sempre più devastanti che costellano la deriva autoritaria della leadership globale. Qualcuno, lassù, ha cominciato a sfilarsi. E il massimopotere si è spaventato a morte, al punto da pianificare stragi, affidate alla manovalanza dell’Isis.
Questa la sintesi della posizione di Carpeoro, espressa durante un lungo intervento alla trasmissione web-radio “Border Nights” del 29 marzo, condotta da Fabio Frabetti con la partecipazione di Paolo Franceschetti, indagatore di molti misteri irrisolti Bruxelles, attentatidella cronaca italiana. Sul tappeto, l’analisi della situazione internazionale all’indomani dell’ultima ondata di attentati terroristici, da Bruxelles al Pakistan. «E’ evidente che il problema non è l’Isis, ma chi lo manovra», premette Carpeoro, che peraltro denuncia come “deliranti” le tante fantasie complottiste che inondano il web: «Assurdo perdere tempo a domandarsi se è autentico o meno il video di un attentato trasmesso in televisione: i morti sono reali, e nessuno si sforza di capire cosa c’è dietro all’organizzazione stragistica». Certo la colpa non è dell’Islam: «Per secoli, i musulmani hanno protetto ogni minoranza perseguitata, compresi gli ebrei». Siamo noi, colonialisti occidentali, che nell’ultimo scorcio storico abbiamo represso e depresso i popoli arabi, “coltivando” deliberatamente la disperazione di massa che oggi può produrre anche il fenomeno dei kamikaze. Ma bisogna sapere che si tratta di dinamiche accuratamente pilotate: non dal Califfo, ma da chi detiene ilpotere reale, economico e finanziario, in Occidente.
Nel suo libro “Massoni”, Gioele Magaldi denuncia apertamente – per la prima volta – il ruolo criminoso di alcune superlogge segrete del vertice occulto internazionale, come ha “Hathor Pentalpha” creata dai Bush, cui avrebbero aderito anche personaggi come Blair, Sarkozy e lo stesso Erdogan. Una macchina perfetta per attuare la strategia della tensione a livello geopolitico, dall’11 Settembre fino alla creazione dell’Isis per destabilizzare il Medio Oriente e imporre ovunque la logica della guerra. Dal canto suo, Carpeoro cita spesso un grande intellettuale come Francesco Saba Sardi, che nel saggio “Dominio” condanna la natura oppressiva del potere sorto all’epoca della prima civilizzazione: con la scoperta dell’agricoltura nasce la guerra per il possesso della terra, quindi lo sfruttamento del lavoro e l’istituzione religiosa per la manipolazione psicologica di soldatiNoam Chomskye lavoratori. Carpeoro segnala il progressivo e fatale deterioramento delle condizioni sociali, imposto da un potere che ricorre ad un pensiero di tipo “magico”: fa’ quello che ti dico e avrai un premio, l’importante è che non ti chieda mai il vero perché delle cose.
«Per sua natura, il potere tende sempre a degradarsi col passare del tempo: un vecchio boss mafioso non avrebbe mai seppellito scorie tossiche nel prato dove giocano i suoi figli». Un ragionamento che prende in prestito da Noam Chomsky una celebre riflessione sulla comunicazione mainstream, ispirata dal potere: il pubblico viene “astratto” dalla percezione del reale e rinchiuso in un “cerchio magico”, in cui vigono le regole del “mago”, il persuasore di massa, il cui obiettivo è sempre la manipolazione, quindi la neutralizzazione della coscienza critica di chi ascolta. «A questo scopo, viene regolarmente fabbricato un nemico da detestare». Quando questo nemico tramonta – esempio, Al-Qaeda – c’è già pronto il nuovo nemico, l’Isis. «L’importante è che noi odiamo il Gianfranco Carpeoronemico di turno, senza collegare le cose e senza mai domandarci chi vi sta dietro, a chi serve tutto il male che viene creato a suon di bombe». E’ la legge della paura, per paralizzare la società: strategia della tensione, appunto.
«L’intensità del terrorismo sta crescendo – sottolinea Carpeoro – perché, evidentemente, chi lo organizza pensa di non avere più altre chances per dominarci». A preoccupare i registi occulti del terrore, sempre secondo Carpeoro, sono le importanti defezioni che ormai si registrano in tutto l’Occidente, dall’Europa agli Usa, anche nel mondo massonico e finanziario, ma non solo: «Alle primarie americane un “socialista” dichiarato come Bernie Sanders si è imposto nello Stato di Washington: un segnale inequivocabile». Qualcosa si è incrinato, nell’élite dipotere, e i vecchi “dominus” non si sentono più così al sicuro: temono di perdere l’attuale onnipotenza, che consente loro – attraverso la finanza – di fare e disfare popoli, guerre, crisi, esodi (e affari colossali, nell’impunità più assoluta). Ed ecco allora il crescere dell’instabilità, il ricorso sistematico al terrore. I grandi assenti? Manco a dirlo, siamo noi: serve una contro-politica, per imporre un nuovo sistema di valori, capace di farci uscire dal delirio crisi-guerra. Se scoppiano più bombe, dice Carpeoro, è perché chi comanda ha paura che si possa arrivare a un rovesciamento dell’attuale governance. Problema: «Ci vorrà molto tempo, e intanto la situazione peggiorerà ancora. Non possiamo restare a guardare, bisognerà pur fare qualcosa». E cioè: spingere la società a risvegliarsi, per rompere l’assedio dell’orrore, ormai sistematico e quotidiano.