.Nisargadatta Maharaj. La meraviglia è l'alba della sapienza

L’appercezione in cui tutto sorge, è questa la realtà. Un’appercezione pura e chiara, quella che chiamano l’occhio di Dio.Karl Renz

« La persona non- risvegliata vive nel suo mondo, la persona risvegliata vive nel mondo. » Andrew Cohen

Finché immagino "come dovrei essere", continuerò ad essere quello che sono ora.U.G.Krishnamurti

"Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti." Eraclito

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezzaBenjamin Franklin

In televisione non c'è la pubblicità, il mezzo televisivo è "solo" pubblicità.Dioniso 777


Upton Sinclair, “è difficile far capire qualcosa ad un uomo quando il suo stipendio dipende dal suo non capire”.


lunedì 21 gennaio 2019

Mazzucco: vaccini, vergogna nazionale. E i 5 Stelle, complici

 Fonte http://www.libreidee.org
Vaccini non sempre utili e non sempre sicuri, non testati come gli altri farmaci, e in alcuni casi pericolosi (letali) per i bambini. Vaccini non “spiegati”, imposti senza la necessaria trasparenza. E pagati dai cittadini con le tasse, a prezzi salatissimi: il costo è schizzato alle stelle dopo l’introduzione dell’obbligatorietà. In caso di problemi, chi paga? Sempre noi, con le imposte, perché è lo Stato a risarcire i danneggiati. Peggio ancora: il piano, evidente, mira a imporre l’obbligo a tutti, anche agli adulti (come in Argentina, dove alle vaccinazioni è vincolato il rinnovo del passaporto, come quello della patente di guida). Come chiamarlo, questo schifo? E poi: possibile che non ci sia un cane di politico che lo denunci? Non dovevano essere lì per quello, i 5 Stelle? Non a caso, infatti, sono stati votati da milioni di italiani. Molti dei quali oggi sono letteralmente inferociti: «Il mio voto non lo avranno mai più», annuncia Massimo Mazzucco, che accusa Giulia Grillo di essere la fotocopia di Beatrice Lorenzin. I militani più irriducibili “perdonano” i grillini, perché se non cedessero al ricatto-vaccini finirebbero fuori dal governo? Tanto meglio, dice Mazzucco: se avessero il coraggio di denunciare il marcio, avete idea di come la prenderebbero, gli elettori? Se i 5 Stelle si dimettessero in nome della sicurezza sanitaria dei cittadini, il giorno dopo verrebbe giù l’Italia. Ma non lo fanno: e questo ci fa capire chi sono, veramente.
E’ indignato, Mazzucco, di fronte alle esternazioni di Giulia Grillo a “Mattino 5”, sull’ammiraglia di Mediaset: «Vaccinarsi è fondamentale», dice il ministro: «Giusto l’obbligo, quando serve». Aggiunge: «Quello che è mancato è l’informazione: ai Giulia Grillocittadini bisogna spiegare l’importanza dei vaccini, che sono gratuiti e possono salvare da malattie gravi, in alcuni casi mortali». Davvero? «Detto da lei, che ormai sta dalla parte di Big Pharma, lamentare che in Italia è mancata l’informazione è fantastico: è veramente il capovolgimento del mondo in cui viviamo», protesta Mazzucco, in web-streaming su YouTube con Fabio Frabetti di “Border Nights”. Documentarista e video-reporter, Mazzucco aveva rivolto un preciso appello a Beppe Grillo perché ritirasse la sua firma dal “patto per la scienza” proposto dal virologo Roberto Burioni, massimo propagandista dell’obbligo vaccinale in Italia. Un appello firmato anche da Renzi e Mentana, che secondo Gianfranco Carpeoro – autore di una segnalazione alla magistratura – configurerebbe un reato di associazione a deliquere, attentando alla Costituzione laddove chiede di limitare la libertà d’opinione e anche la libera ricerca scientifica.
Burioni propone infatti di “fermare” – anche con la forza, per legge – le indagini indipendenti come quelle dei biologi italiani guidati da Vincenzo D’Anna, che hanno appena scoperto vaccini “sporchi” (con tracce di diserbanti e Dna di feti abortiti) e vaccini inefficaci, perché privi degli agenti immunizzanti indicati. Sempre Giulia Grillo dichiara, a “Presa diretta” su RaiTre: «In questo momento va posta particolare attenzione al morbillo, perché è in atto una diffusione abbastanza sostenuta che non riguarda solo i bambini ma anche gli adulti». Attenzione: «Invito anche gli adulti a fare il vaccino contro il morbillo – dice il ministro della salute – perché spesso sono loro che lo trasmettono ai bambini, e i casi più gravi li abbiamo avuti proprio tra gli adulti». Questo “retropensiero” esiste già da molto tempo, sottolinea Mazzucco: «La nostra beneamata Grillo sta solamente facendo il lavoro che evidentemente è stata messa lì a fare, perché è già da tempo che sento, tra le righe, che qualcuno appenaMazzuccopuò ci infila dentro anche gli adulti». Pericolo: «Tra “cominciare a pensare” anche agli adulti e arrivare all’obbligo, il passo è breve».
La cara Grillo dice che è mancata l’informazione? «Benissimo, allora la dia tutta, se vuole fare veramente il ministro della salute dei cittadini». Ovvero: «Dia i dati veri delle reazioni avverse, dica cosa si sono raccontati i virologi già 15 anni fa, in segreto fra di loro, ammettendo – nero su bianco – che sanno benissimo che c’è una correlazione statisticamente significativa tra vaccini e autismo». E magari Giulia Grillo informi gli italiani su quanto è successo a William Thompson, il medico americano che ha denunciato di esser stato «obbligato a distruggere tutti i documenti che rivelano la correlazione diretta tra vaccini e autismo». Faccia questa informazione, la Grillo, e smetta di «riempirsi la bocca di parole solo perché è il ministro della salute: questa è una vergogna assoluta». Aggiunge Mazzucco: «Il solo fatto di avere questa ministra della salute mi ha indotto a decidere di non votare mai più per i 5 Stelle: mai più, finché non avranno completamente capovolto questo tipo di politica. E se gli altri 5 Stelle stanno zitti, è anche colpa loro: sono complici di questo schifo».
Lo si può comprendere, Mazzucco, di fronte a quest’altra affermazione del ministro: «Se la popolazione autonomamente non si vaccina, certo che la si obbliga: prima si convince il cittadino, poi eventualmente lo si obbliga». Protesta Mazzucco: «Una cosa è obbligare ad allacciare le cinture di sicurezza: nessuno può discutere sul fatto che servano a salvarti la vita, e che non ci sono controindicazioni. Ma fin che tu non mi hai dimostrato che non ci sono danni da vaccino, e che il vaccino è veramente sicuro, tu non mi puoi obbligare». Questo dibattito, aggiunge Mazzucco, dura dall’800. Basta leggere quello che scriveva William White: «Vi sono poche cose, tra la gente di cultura, in cui le convinzioni siano così assolute e così poco informate Belpietrocome la vaccinazione. Ti diranno che ha eradicato il vaiolo e che non è assolutamente dannosa. E se oserai soltanto mettere in dubbio una di queste affermazioni, verrai etichettato come un sostenitore di quegli ignoranti e fanatici antivaccinisti».
«Se tu insisterai e chiederai quando, esattamente, il vaiolo sia stato eradicato, e quale sia esattamente il vaccino che non fa danni, ti verrà probabilmente risposto che queste faccende riguardano la medicina, e che i fatti non sono in discussione». Questo scriveva, White, nel lontano 1885, cioè 130 anni fa. «La situazione non è mai cambiata – dice Mazzucco – da quando è iniziato il dibattito sui vaccini: c’è sempre questa divisione plateale, manichea, tra il bene e il male – quelli che decidono cosa è giusto e cosa non è giusto – e quelli che protestano e cercano di difendere la libertà personale, la libertà individuale». Ma nell’Italia del 2018, il famoso “contratto di governo” firmato dai gialloverdi non prometteca di “superare la legge Lorenzin”? «Certo», commenta Mazzucco, sarcastico: ma “superarla” può vuol dire aggiungere altri 4 vaccini obbligatori. Salvo poi scoprire, come ha fatto il quotidiano “La Verità” diretto da Maurizio Belpietro, che – dopo la legge Lorenzin, incassato il business garantito dall’obbligatorietà – le case produttrici hanno fatto volare i prezzi dei vaccini: «Prima l’obbligo, poi la stangata».
Il costo delle vaccinazioni, a carico dello Stato, è aumentato del 62%. In soldoni: la spesa è cresciuta di 130 milioni tra il 2016 e il 2017. «La colpa non è dell’aumento del numero di immunizzazioni, ma del prezzo delle dosi, passato da 14,02 a 22,74 euro in media. Un affare, per le multinazionali del farmaco». Complimenti a Belpietro: ed è curioso – osserva Mazzucco – che la notizia non compaia sugli altri giornali. Dove sono, quelli che difendono la famosa informazione? Del resto, solo un altro quotidiano – “Il Tempo”, diretto da Franco Bechis – ha sparato la notizia-bomba dei vaccini “sporchi” scoperti dai biologi. E sui media è passata praticamente sotto silenzio anche la notizia della Puglia, unica Regione ad aver garantito un servizio di “farmacovigilanza attiva” per monitorare gli effetti delle vaccinazioni. Risultato-choc: in Puglia, 4 bambini su 10 hanno subito reazioni avverse.  «La cosa pazzesca di questa storia – riassume Mazzucco – è che prima hanno introdotto l’obbligo, poi si sono messi  a discutere il prezzo con le case farmaceutiche. Cioè: non si sono preoccupati di fissare il prezzo prima, per evitare sorprese. Così, quando ormai l’obbigo c’era (era legge), questi figli di buona donna hanno alzato i prezzi. La Lorenzin diceva: i vaccini sono gratuiti. Certo, all’Asl non devi pagare per l’iniezione, ma le tasse le paghi eccome. E quindi le case farmaceutiche vengono pagate con i nostri soldi». Paradosso assoluto: «Una presa per i fondelli meravigliosa: da una parte il cittadino deve Bianca Berlinguerpagarsi le vaccinazioni con le tasse, in più c’è l’obbligo vaccinale (quindi anche l’obbligo di pagare i vaccini). E in più, se per caso c’è un danneggiato da vaccino, chi lo risarcisce? Non la casa farmaceutica, coi soldi che le abbiamo appena dato, ma sempre noi cittadini, con i soldi dello Stato, perché è lo Stato che ti rimborsa».
Per Mazzucco, siamo di fronte a una frode clamorosa: «Da una parte siamo obbligati a pagare per farci vaccinare, e poi dobbiamo pure pagare per i danni che riceviamo, nel caso qualcosa vada storto. Gli altri invece si beccano i soldi e non rischiano nessuna denuncia». E non un politico che si alzi in piedi a denunciare l’incredibile raggiro. Anche Bianca Berlinguer e Mauro Corona, su RaiTre, insistono sull’obbligo dei vaccini? «E’ chiaro, quello che sta succedendo». Per Mazzucco «stanno arrivando degli ordini molto precisi, dall’alto: vogliono insistere su tutti i fronti mediatici, perché evidentemente hanno capito che la cosa non è passata. E per arrivare dove vogliono loro – cioè arrivare all’obbligo vaccinale imposto a tutti, anche agli adulti – bisogna battere tutti i tasti possibili». E Bianca Berlinguer si mette a fare propaganda anche lei, in questo modo, naturalmente senza essersi informata? Vergogna: dovrebbe ricordare ai suoi telespettatori, innanzitutto, che i vaccini «sono gli unici farmaci che non passano attraverso le forche caudine della sperimentazione». Fantastico: «In un bambino, così, puoi iniettare delle porcherie che in certi casi rischiano di ucciderlo, come è stato dimostrato». Un documento ufficiale delle case farmaceutiche, conferma Mazzucco, ammette che – nelle statistiche – almeno in 8 casi la famosa “sindrome da morte improvvisa” (la morte in culla) avviene nelle 24 ore che seguono alla somministrazione del vaccino esavalente. «Iniettare in un bambino un prodotto che rischia di ucciderlo, senza prima aver fatto la normale sperimentazione clinica, è un crimine vergognoso».
Come vedete, sintetizza Mazzucco, tutto quadra: l’intero sistema è concepito a protezione delle case farmaceutiche, non del bambino. «Il governo americano per primo, negli anni ‘80, ha deciso di creare il “tribunale dei vaccini”, nel quale è lo Stato – al posto delle case farmaceutiche – ad assumersi l’onere di risarcire i danneggiati da vaccino». Per Mazzucco, «vuol dire che da quel momento è partito il ricatto di Big Pharma». E questo tipo di legislazione è stato adottato in tutto il mondo, anche in Una campagna del CorvelvaItalia. «Quindi le case farmaceutiche sono libere di metterci quello che vogliono, nei vaccini. Non sono obbligate a sperimentarli, mentre tu sei obbligato a iniettarteli. E se per caso qualcosa va storto, non puoi nemmeno rivalerti su di loro». I militanti 5 Stelle piagnucolano: se osiamo alzare la voce sui vaccini, non ci lasciano più governare? «Bene, vadano a casa», replica Mazzucco. Dicano: “Noi volevamo eliminare l’obbligo vaccinale per motivi serissimi, ma non ce lo lasciano fare”. «Denuncino chi glielo impedisce e diano le dimissioni: così si tiene la schiena dritta. Troppo comodo, dire: se lo faccio, non mi lasciano governare. A cosa serve governare, se poi sei obbligato a piegare la schiena in questo modo? Ti ricattano le case farmaceutiche? Benissimo, le denunci e vai a casa. Non hai bisogno di fare per forza il ministro della salute».
Troppo comodo, insiste Mazzucco, «nascondersi dietro a questo, quando c’è di mezzo la vita, la salute degli altri». Tuttalpiù si potrebbero capire cedimenti e compromessi su questioni puramente economiche: sei obbligato a concedere le trivellazioni in mare? D’accordo: se non garantisci quel business, ti fanno cadere. «Lo capisco», dice Mazzucco: a volte tocca calarsi le braghe: «Ma non quando ci sono di mezzo la vita e la salute della gente». Per fare un esempio: «Provate a incontrare la mamma di un bambino danneggiato. Guardatela negli occhi. A quel punto mi dite ancora che si può permettere tutto questo, solo perché “altrimenti non ci fanno più governare”? No, devi denunciare. E oggi hai a disposizione l’intero palcoscenico italiano. Lo dici: Bruxelles ci impone l’obbligo vaccinale, pena la procedura d’infrazione. E quindi noi andiamo a casa, vedete voi per chi votare». Chiosa Mazzucco: «Sapete cosa succede, il giorno dopo? Viene giù il paese. Questo devi fare, se hai gli attributi». Se invece «ti piace stare lì a fare il ministro per avere il tuo stipendietto e l’accesso ai salotti che contano», allora non ci siamo. Come diceva, una volta, Beppe Grillo? «Vaffanculo».

martedì 8 gennaio 2019

Dalle “Palle Dorate” alla finta vaccinazione in diretta…

Pubblicato


Marcello Pamio
Alla premiazione dei Golden Globes vengono riunite tutte le star del mondo dell’intrattenimento: cinema, musica, televisione.
Le «Palle d’oro» sono il premio assegnato dall’Associazione Stampa estera di Hollywood e la cerimonia si svolge nei saloni del Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills a Los Angeles, a sole 10 miglia dal Monte Lee dove si erge la famosissima scritta "Hollywood" lunga oltre 100 metri.
Fin qui nulla di strano, visto che la kermesse avviene ogni anno dagli anni Cinquanta.
La notte degli sfarzi irriverenti è stata però sconvolta da una strana e un poco ambigua gag.
Quest’anno i conduttori sono stati Sandra Oh e Andy Samberg.
Ad un certo punto Sandra Oh se ne esce avvertendo i superVip seduti comodamente in platea di arrotolarsi le maniche «perché state tutti per farvi il “flu shot”»!
Mentre lo diceva un gruppo di finti “dottori” e “infermieri” sono usciti brandendo siringhe e tentando (per finta) di fare le vaccinazioni antinfluenzali alle celebrità.
«Questi sono tutti infermieri professionisti dal Rite Aid di Echo Park. Se siete antivaccinisti, mettetevi un fazzoletto sopra la testa e vi salteremo. Costa solo 15 dollari ragazzi, ringraziateci»
Il tutto è stato corroborato dalla canzone LMFAO «Shots».
L’attrice Linda Cardellini ha poi confermato a Vanity Fair che gli aghi ovviamente erano falsi.
Le immagini video hanno immortalato il candidato al Golden Globe Willem Dafoe perché è stato uno degli obiettivi dei finti dottori, e la sua reazione ha decisamente fatto parlare.
Propaganda vestita da gag…
La gag durante il Golden Globe fa pensare molto.
Inscenare una finta vaccinazione ad un galà trasmesso in una diretta fa capire che sono alla frutta.
Per non parlare dello scandaloso annuncio agli anti-vaccinisti in sala, cioè a quelli che hanno l’ardire di mettersi contro il Sistema padronale. «Se siete antivaccinisti, mettetevi un fazzoletto in testa e vi saltiamo», il tutto condito dalle risate isteriche del conduttore.
Le star e gli attori in sala, almeno stando alle immagini riprese, erano del tutto ignari della scenetta, per cui da una parte sembra che abbiamo voluto “fare la conta” degli attori per così dire affidabili.
Della serie «o con noi, o contro di noi».

Dall’altra parte sfruttare una ghiottissima occasione mediatica vista da 20 milioni di americani per inneggiare alle vaccinazioni, fare propaganda.
Il risultato però, vedendo le immagini, è stato controproducente per le menti malate che hanno pensato e organizzato quella finta vaccinazione. Le facce tra l’attonito e il preoccupato degli attori avvicinati dalle siringhe, fa ben sperare che ancora qualcuno, anche all’interno della massonica Hollywood, sa ragionare con la propria testa!

«Propaganda nazista ai Golden Globes 2019»
Propaganda nazista ai Golden Globes 2019

mercoledì 5 dicembre 2018

David Icke a Maastricht nel 2017: la Matrix non è un luogo, ma una fonte di informazione che decodifichiamo

Scritto da Cristina Bassi
Sintetizzo in traduzione questo recente filmato (lo trovate a fine testo) di una intervista fatta a David Icke in un suo tour in Olanda, nel novembre del 2017. Sono degli spunti molto importanti per cogliere Matrix, concetto ora (anche grazie la film) molto piu’ diffuso di un tempo. Forse ancora non facile per molti cogliere in concetto dei campi informazionali che compongono la realtà che noi decodifichiamo nel nostro cervello; la realtà/Universo è frequenza e vibrazione, come anche Tesla già suggeriva… e non materia solida. 


Cos’è la matrix? E’ la natura della realtà che ci impediscono di conoscere, ovvero impediscono di conoscere questa verità: non c’è solidità. 
La conoscenza è fondamentale, se la vieti alle persone le tieni in una prigione percettiva. La realtà è come il nostro computer che prende informazioni in modi molto diversi da quelli che si vedono sul video e poi li decodifica per il video che vediamo.
Il campo di cui facciamo esperienza, è un campo informativo che NOI decodifichiamo. Cio’ che vedi sul video e che chiamiamo internet, esiste solo sul video, in tutto il resto ci sono solo cavi, elettronica, codici, circuiti elettronici
Allo stesso modo il mondo di cui stiamo facendo esperienza ora, è un campo informativo che NOI stiamo decodificando, proprio come nel principio del computer. Se osservi come è il mondo dei 5 sensi… questi raccolgono informazioni in forma di onde.
Prendiamo l’udito. Ora mente parlo non ci sono parole che passano tra me e te, ma c’è un campo informativo vibrazionale. Il tuo orecchio intercetta l’onda sonora, la trasforma in un segnale elettrico che comunica con il cervello, che sente cosi le parole.
Tutto cio’ che percepiamo come esterno a noi, in realtà è nella nostra testa. Uno dei maggiori exploit per me è stato quando è uscito il film Matrix perché costoro diedero il ritratto visivo di ci’ di cui sto parlando.
Ora se questo è il processo attraverso cui creiamo la realtà (e ci sono tantissime implicazioni per questo, buone e non) chiunque sia che controlla le informazioni che riceviamo e che decodifichiamo… sta dettando le direttive del mondo in cui viviamo.
Quindi ciò’ che chiamiamo Matrix o la realtà simulata, non è un luogo o un mondo, è una fonte informazionale (da cui provengono informazioni).
Questo (il “nostro”) è un campo informativo che è stato creato perché noi lo decodificassimo e credessimo di essere in un mondo “naturale”, in un mondo emerso o creato “per caso” (che scherzo!)  attraverso un dio delle religioni, per esempio, dipende dal sistema di credenze che segui, ma in realtà è una fonte di informazione che decodifichiamo.
La tua realtà percettiva  viene confinata da questa fonte e tutte le informazioni che ricevi vengono fornite da questa fonte. Poiché sei in questo mondo simulato e non hai altre fonti di informazione. Questa fonte di informazione ti alimenta di questa realtà Matrix, secondo il suo volere.
E la Verità vi renderà Liberi - Libro   L'Imbroglio della Realtà e l'Inganno della Percezione - Libro  Figli di Matrix
Quanti programmi vedi e senti nel mainstream che mettono in discussione la realtà, cosi come è formata e si costituisce?
Quel che noi chiamiamo risveglio è quando permetti alla tua mente di espandersi, oltre le frequenze , perché questo è quel che è: una banda di frequenze di informazioni, come un canale TV per esempio, un canale tv olografico, illusoriamente fisico.
Una volta che hai iniziato ad espandere la tua mente oltre questi muri, sei ora in grado di accedere a livelli di Coscienza della Realtà, che non sono parte di questa simulazione, è dove il mondo appare molto diverso da quel che è la realtà sensoriale.
Sei in questo mondo, nel senso che il tuo corpo sta interagendo e decodificando queste onde informative,   ma la tua Coscienza sta attingendo ad un punto di osservazione che non è di questo mondo, ed è lì dove le persone iniziano a vedere la Verità
E che succede a questo punto? La maggioranza ancora “nel programma”, vede come pazzo e fuori di testa,  un disturbato mentale, chiunque si sia mosso oltre quel programma, chiunque veda da un altro punto di vista.
Dal filosofo greco Platone abbiamo un meraviglioso esempio, con la sua allegoria della caverna, mentre parla della realtà simbolica, su come prigionieri in catene nella caverna vedono un muro; dietro di loro ci sono incendi, ma non potevano vederli, quel che potevano solo vedere erano le ombre sul muro. Quindi per loro, delle ombre sul muro sono la realtà. Platone parla anche di come un prigioniero uscì, vide che le ombre sul muro non erano la realtà , vide quel che c’era fuori e rientrò dicendolo ai compagni… che non furono felici di questo .
L’allegoria è sempre questa…quando un prigioniero apre la porta per uscire dalla cella, tutti gli altri prigionieri cercano di riportarlo dentro. E’ la questione della intimidazione delle persone per mezzo della arroganza della ignoranza, come la chiamo io. E’ una forma di fascismo psicologico.
Un’altra parte interessante della analogia della caverna, è che alcuni di questi prigionieri divennero esperti  delle ombre sul muro. Come gli accademici del giorno d’oggi, che sono persone molto dotte ma dentro una illusione, molto dotte su come percepiamo quello che è… che poi invece non è.
Questa mentalità che è nella matrix e fuori di essa, è cio’ che chiamiamo intelletto, che non è la Coscienza. Tutta l’educazione scolastica è relativa all’intelletto e non alla espansione della mente, non è per avere dei pensatori critici. “E non ti prendi buoni voti se non dice che quello che vedi è quello che noi diciamo che è”. Un programma che va avanti tutta la vita.
Quindi la Matrix è una fonte di informazione, come fosse un campo wifi, che noi decodifichiamo. Perché noi siamo dentro e fuori di questa. Penso che la stragrande maggioranza delle persone (per fortuna le cose stanno cambiando) non abbia mai avuto un pensiero originale nella propria mente, che non sia venuto da questa fonte di informazione matrix, a parte forse solo i giovanissimi.
Perché se guardi gli studenti.. che fanno? Non fanno che ripetere. Non esplorano, non indagano. Un esame del resto è ripetere cio’ che viene loro detto. Come quello che fa un giornalista, ripetere 24h su 24.
Per rispondere alla tua domanda… le persone si stanno svegliando per una serie di ragioni:
Ho cominciato il mio viaggio per il mondo nel 2016 e quel che ho visto è una marea di gente infelice per come sono le cose nel modo e la loro condizione. Quando le persone sono come in uno stato di transizione, da un lato hanno abbandonato l’attaccamento al programma, alla versione della realtà proposta del sistema, in cui si sentono molto a disagio… qualcosa sta cominciando a muoversi. Se possono accedere a quell’altra versione, a quella informazione che dice, perchè non si sentono bene e perchè devono non sentirsi a loro agio … hanno un momento di risveglio in cui dicono che tutto cio’ ha piu’ senso. Ecco che quindi il loro risveglio continua e cominciano a mettere in discussione altre cose.
Quando le persone hanno raggiunto il punto in cui vedono che quel qualcosa in cui “credevano” non è affatto cio’ che credevano, ecco allora che il cancello (della mente) si spalanca… verso nuove percezioni e verità

 Fonte https://www.thelivingspirits.net

martedì 27 novembre 2018

Francia, giubbotti gialli: “nazionalismo” contro “sovranismo”

Fonte https://scenarieconomici.it
Dopo una settimana di proteste, i gilets jaunes, come volevasi dimostrare, stanno ancora manifestando oggi in tutto il paese. E non si fermeranno. Fanno sul serio. Hanno creato un movimento. Le loro rivendicazioni? Meno tasse e via Macron. Qualcuno parla di tornare alle urne.

Alcuni sindacati di polizia si sono schierati con il popolo, dichiarando il loro imbarazzo per le azioni di repressione che alcuni di loro sono stati portati a compiere. Grazie all’intervento “fortunato” dei black-blocks infatti, Macron, ha colto l’occasione per uscire da un silenzio stampa tanto assordante quanto cinico e sordo per ribadire le sue accuse alle violenze dei manifestanti che poi sono solo quelle di qualche BB felicemente infiltrato (https://www.huffingtonpost.fr/2018/11/24/macron-dit-sa-honte-face-a-la-violence-des-gilets-jaunes_a_23599408/).
Vi chiederete: come mai tanta ostinazione (e sto parlando del pupazzo di Parigi) nel non volere ascoltare le trippe del popolo? Semplice, la finanza internazionale, di cui lui è il fantoccio, malata di narcisismo patologico, ha un sogno: quello di potere venire allo scoperto e di potere apertamente prevaricare i popoli della terra senza doversi più nascondere, ma come in un gioco sadomaso, che la cosa sia richiesta e apprezzata dal popolo, che esso la ringrazi, e ne chieda ancora!
Purtroppo non tutti amano il sadomasochismo, c’è ancora una parte di umanità sana che dice no. Ogni volta che la casta monecratica mette i suoi emissari, come Macron, il malcontento sale nonostante i potentissimi mezzi di corruzione di cui dispone per corrompere tutta la società: lo strumento monetario fiat e debito.
Oggi egli è troppo occupato a fare dichiarazioni vacue su Brexit ed Europa mentre la sua casa brucia e quella europea si scalda.
Alcuni si chiederanno. Ma la Francia, avendo il trattamento privilegiato da parte delle politiche europee, di cui abbiamo parlato in alcuni articoli, come mai brucia?
Vorrei pertanto sottolineare l’importanza fondamentale della distinzione tra, da una parte, la sovranità di uno Stato – che può sfociare come nel caso francese in nazionalismo e prevaricazione dei popoli di altri paesi – e dall’altra la sovranità di un popolo, di ognuno di noi. In un mondo normalmente democratico la sovranità del popolo dovrebbe dipendere in qualche modo anche dalla sovranità di un paese, perché le sue istituzioni dovrebbero essere la fedele rappresentazione del volere di un popolo, ma sappiamo che così non è.
In Francia la sovranità del paese, che è nazionalismo, è squilibrata, neocoloniasta, prepotente, sfocia nel volere di una elite depravata e psicopatica che sta usando le istituzioni della République a suo uso e consumo arrivando a tracimare al punto da schiacciare la seconda sovranità, quella del popolo, quella di ognuno di noi.
Nel paese che più di tutti al mondo è vissuto nella dicotomia e nella propaganda ipocrita, inculcata sin da piccini, di presentarsi al mondo come la culla dei diritti universali fino a quando il comitato d’affari misto pubblico privato al vertice della République aggrediva “solo” altri continenti, e drogava il popolo francese con aiuti e sovvenzioni a non finire, tutto ok Madame la Marquise. Ma il popolo francese è per l’appunto, e grazie al cielo, un popolo viziato, abituato al guanto di velluto di Mitterand che non disdegnava di utilizzare specie con le colonie il pugno di ferro fuori.
E non è solo la goccia del caro benzina ad avere fatto traboccare il vaso, in Francia. E’ qualcosa nelle trippe, un cortocircuito tra mente e viscere che è saltato: un popolo crassamente manipolato a pensare di essere la culla dei diritti umani, non può neanche lontanamente sopportare il trattamento che gli è riservato dall’élite, non può rassegnarsi a capire che è stata tutta propaganda menzognera. Donde la determinazione dei nostri vicini: è la propaganda di cui il loro dna è fatto che si ritorce come un boomerang.
Purtroppo la massa critica non è ancora arrivata all’idea che “sovranismo” nel mondo senza Stati, che è quello che la casta mondialista ha in mente di propinarci, significherebbe che ognuno fosse libero di organizzarsi in comunità e fosse sovrano. Essere sovrani significa che la moneta che hai in tasca, l’hai in virtù del fatto che un essere umano ha diritto ipse facto di vivere dignitosamente, come ci insegna proprio quella Dichiarazione dei diritti dell’uomo di cui la Francia si fa a parole campionessa, senza costringerti a prostituirti e soprattutto è tua e non è debito nei confronti di nessuna casta di privati. Ecco perché la casta dei falsari monetari odia il sovranismo, non sopporta il populismo, e li fa coincidere con nazionalismo e fascismo. Perché un popolo che si sa sovrano, non accetta più la legge fallace del do ut des, e del mors tua vita mea, rivendica la sua sovranità riprendendosi la moneta e riprendendosela, sia chiaro, non in quanto singolo cittadino ma in quanto comunità organica.
“Sovranismo” non è nazionalismo. Nazionalismo è spingere per la sovranità di una nazione, fatta di Stato, popolo, territorio nei confronti degli altri Stati, trarre il proprio benessere dal predominio e lo sfruttamento delle risorse appartenenti ad altri popoli, come fa per l’appunto la Francia con il CFA. Sovranismo è un fatto interno, è spingere per la sovranità dei cittadini, cioè degli uomini e delle donne, all’interno dello stesso paese, ed è un fatto universale. Nazionalismo invece è una conseguenza dell’internazionalismo apolide, quello che spinge per il globalismo perché è proprio con la complicità di alcune nazioni, USA, Francia, Norvegia, Olanda, Danimarca, Gran Bretagna, Cina, più “sovrane” di altre e con il sofisma che il loro nazionalismo sarebbe “patriottismo” legittimo che si perpetua il neocolonialismo finanziario in tutte le sue forme.
Un cittadino sovrano ha il dovere di difendersi dalla casta organizzandosi in COMMUNITAS, perché solo uniti potremo esercitare la nostra sovranità, e fino a quando tale communitas è lo Stato, dobbiamo farne la nostra casa e la nostra cassa, con una compartecipazione agli utili che esso accentra da trasferire ad anonimi creditori, che creano la moneta che prestano, con un gioco di scrittura contabile.
Lo Stato in poche parole va depersonalizzato e strumentalizzato a nostro servizio e non viceversa come è successo da quando abbiamo dato la personalità giuridica a società per azioni ed enti pubblici.
Infine, quando Macron dice che patriottismo non è nazionalismo, lo fa come al solito per rovesciare le parole, lo fa per giustificare quel nazionalismo insano e neocoloniale della Francia nel mondo, che ai francesi hanno inculcato come “rayonnement” nel mondo, per far loro accettare il nazionalismo spietato del loro paese, chiamato, in modo “mignon” “chauvinisme”.
Se così non fosse, il popolo francese parlerebbe come Marine Le Pen che alla domanda di che cosa ne pensasse della parità fissa tra CFA ed euro ha dichiarato:
“E’ un dramma per le colonie africane, già è un dramma per noi (l’euro). Tiene l’economia africana in asfissia. E’ un modo per uccidere economicamente l’Africa, quindi io sono fondamentalmente contraria a questo modo di fare. Condanno questa moneta perché è impossibile farcela.
Considero che Tutte le nazioni hanno il diritto di avere la loro moneta, la moneta è uno degli elementi della sovranità. Sono coerente, non considero che alcuni paesi abbiano dei diritti e non degli altri, quello che rivendico lo chiedo per il mio paese e il mio popolo e anche per tutti i paesi e per tutti i popoli.” (tratto da https://www.youtube.com/watch?v=zw1DKcVBXUw&feature=share )
Nforcheri 25/11/2018
14 Stati africani costretti a pagare il signoraggio alla Francia
La zona Franco: appannaggio del signoraggio coloniale della Francia
https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2018/06/13/francia-africa-ipocrisia-vomitevole/

sabato 3 novembre 2018

Smartphones, social e tutto il resto. La fine dell’umanità così come è sempre stata.

Fonte https://www.andreabizzocchi.it
Ho sempre avuto una istintiva repulsione, o come minimo diffidenza, nei confronti della tecnologia. Ovviamente la tecnologia presenta, come qualunque altra cosa al mondo, una commistione di caratteri sia negativi che positivi. Ma presenta anche delle caratteristiche ben precise: ad esempio la tecnologia non è tanto l’oggetto tecnologico che ha prodotto, quanto un certo tipo di mentalità e una certa “visione della vita” che quell’oggetto sono arrivati a concepire. Per dire: i popoli della natura non si sono mai sviluppati da un punto di vista tecnico-tecnologico non perché non avessero sufficienti capacità intellettive, ma semplicemente perché l’idea di progresso/sviluppo era del tutto alieno ad una mentalità che viveva “nel tempo” (e non del tempo) e nel “Tutto” (generalizzando, l’unione simbiotica con la Natura e il cosmo, la capacità di immedesimarsi in un animale, in una foglia che cade, in un fiume che scorre, eccetera). Più semplicemente questi popoli “freddi” (come li chiamava Levy Strauss) non hanno mai avuto smanie di “progresso” di alcun genere (tanto meno tecnologico) perché stavano bene così come stavano. A differenza nostra, che ci “agitiamo” a progredire e svilupparci proprio perché non stiamo bene.
Ma veniamo a noi. Ho scritto queste poche righe qualche mese fa seduto su una panca del terminal GreyHound di Port Autorithy (Newark) dopo aver passato quasi due giorni per aeroporti (Bologna, Parigi, Atlanta, Orlando, New York). Ovunque ho visto solo persone a testa bassa smanettare sul loro smartphone; e nessuno, dico nessuno, ridere/scherzare/giocare/parlare con il proprio compagno, con il proprio figlio, con l’amico o con lo sconosciuto vicino di sedia (che una volta era cosa assolutamente normale). Eppure ancora solo dieci anni addietro le cose stavano diversamente, e quando ho cominciato a viaggiare da solo per il mondo (una trentina d’anni fa, che non sono pochi ma non sono nemmeno un’altra era geologica) il viaggio era la quintessenza del conoscere persone e dell’intessere relazioni. Anzi, direi che si viaggiava soprattutto per questo. Ma oramai è così ovunque e la sostanza del discorso è che questi aggeggi che si sono impossessati delle nostre vite (unitamente a tutto il resto è ovvio), sono un formidabile strumento di distruzione del tessuto sociale e di rapporti. E una società che piuttosto che delle molteplici e drammatiche realtà che sta vivendo a diversi livelli si preoccupa del numero dei like della pizza che sta mangiando e condivide in tempo reale su qualche social, è una società che ha poche speranze di combinare qualcosa di buono. Ed è anche una società in cui cooperazione, mutuo aiuto, condivisione, senso di solidarietà, eccetera, scompaiono progressivamente. Perché i valori (si fa per dire) diventano altri.
Che fare? Non credo ci siano soluzioni perché le operazioni di ingegneria sociale (cioè di trasformazione della società dirette dall’alto) sono molteplici e portate avanti in maniera scientifica e impercettibile (vedi tra le altre cose la distruzione della famiglia tradizionale, promozione di genderismo e gravidanze via uteri in affitto, ecc).
Siamo tutti in riprogrammazione e non ce ne rendiamo conto. Siamo, antropologicamente parlando, in una fase di transizione che ci scaricherà direttamente nel postumano. Eppure pochi paiono capirlo. Antropologicamente parlando, non siamo già più esseri umani, che ci piaccia o meno ammetterlo. Qui non si tratta di “salvare l’uomo”, ma di vivere con dignità e semmai di non essere complici di coloro che “l’uomo” lo stanno distruggendo.
Mi sento solo di dire: rendiamoci conto di dove, come umanità, stiamo andando, e mettiamo giù questi strumenti, non usiamoli o quantomeno il meno possibile. La realtà, la vita, l’amore e il cuore, che sono ciò di cui abbiamo bisogno per vivere bene, stanno da un’altra parte. Torniamo alla nostra umanità, che sarà pure molto imperfetta ma che nel suo farci ridere e piangere, gioire e soffrire, amare e a volte anche “odiare”, è pur sempre reale e soprattutto ci fa sentire ed essere “vivi” e non morti come quegli oggetti tecnologici con cui ci relazioniamo costantemente (anche qui si fa per dire. Non ci si può relazionare con qualcosa di morto).
Perché come “a stare con lo zoppo si impara a zoppicare”, a relazionarsi con ciò che è morto ci si spegne e poi si muore. Anche
se si è “vivi”.

domenica 28 ottobre 2018

Alan Watts: il potere e la fiducia nell’Universo

Scritto da Cristina Bassi  fonte https://www.thelivingspirits.net
Alan Watts (1915-1973), nativo inglese naturalizzato poi americano, fu autore, filosofo e docente di successo. Divenne celebre in tutto il mondo, negli anni ’60,  come ponte di collegamento fra la cultura occidentale e quella orientale.
Il video che qui presento e sintetizzo in traduzione, ha per oggetto il potere che deriva nel riporre fiducia nell’Universo; questo mi ricollega per un attimo al linguaggio della medicina energetica, in relazione ai meridiani polmone-colon quello della stagione autunnale: quando in equilibrio e armonia, esprime Fiducia e Fede (non in un dogma) quando in disarmonia e squilibro, manifesta fanatismi, -ismi vari, guru, ossessioni perfezionistiche, mancanza di ispirazione, stato caotico, ossessività.
Ma torniamo alla lezione di Alan Watts:
Lao Tzè diceva: “Il Grande Tao fluisce in ogni luogo, sia a destra che a sinistra. Ama  e nutre tutto, ma non si sovraccarica e quando raggiunge l’obbiettivo, non erige templi”.
Tao, la Via della Liberazione - Libro
Fidarsi dell’altro, dice, rende piu’ potenti, ma non perché si controlli tutto, ma perché ci si fida del lavoro di tutti: gli altri lo eseguono per voi.
“E’ per questo che potete andare a dormire la notte, fidandovi che il vostro sistema nervoso vi svegli la mattina. Gli potete persino dire di svegliarvi alle 6 e lo farà! Sembra un paradosso, ma raggiungere un senso di Unità con tutto il resto dell’Universo, non è cercare di ottenere potere sul resto dell’universo. Questo lo disturberà solo e anzi creerà antagonismo”.
L’unico modo per essere Uno con l’Universo, ci ricorda, è avere fiducia nell’Universo stesso.
Le persone diventano ansiose quando devono prendere una decisione.
C’è un aneddoto per questo, ci racconta:
“ un coltivatore aveva bisogno di aiuto e ingaggiò’ un ragazzo che fece un lavoro incredibilmente veloce e perfetto nel mettere un recinto. Ma in un giorno il lavoro era terminato e quindi l’agricoltore dovette ingegnarsi sul cosa fargli fare.
Lo chiamò e gli disse: “qui ci sono patate, ti chiedo di dividerle in tre gruppi: quelle che vendiamo, quelle che conserviamo per fare semenza, quelle che buttiamo”.
L’aiutante si ripresentò a fine giornata di lavoro, dicendo: “mister, io finisco qui”.
“Come – rispose sorpreso e allarmato l’agricoltore- : ti aumento lo stipendio, faccio cio’ che desideri, una cosa del genere non mi è mai capitata…“No – disse il lavoratore-  tutto questo dover scegliere …è troppo”.
Quando decidiamo siamo sempre preoccupati: ho preso in considerazione abbastanza dati? Però se ci riflettete, vedrete che non potrete mai prendere in considerazione abbastanza dati, perché i dati a disposizione per una data situazione sono infiniti. Cosi pensate a cosa fare e poi quando arriva il tempo di agire… date i numeri.
Fortunatamente dimentichiamo le variabili che potrebbero intervenire ed è incredibile come funzioni. I guerrieri sono coloro che pensano a tutte le variabili al di là del loro controllo, cosi quando prendono la decisione, funziona. E penso che questo abbia poco a che fare con il vostro intento cosciente e il controllo.
Se delegate autorità, svolgete le cose piu’ armoniosamente. I veri grandi businessmen sono coloro che sono in grado di delegare autorità, si fidano che gli altri lavorino per la cosa. Cio’ accade perché costoro sviluppano un business sulla base della stessa struttura fondamentale di un organismo vivente, ovvero delegando autorità.
Funziona cosi: tanto più’ lasciate andare e vi fidate come se fossero altri piuttosto che voi stessi a fare la cosa, tanto piu vi rendete conto della inseparabile identità del sé e dell’altro. Al contrario, se cercate di trovare l’identità del sé e dell’altro, sottomettendo l’altro al sé… non andate da nessuna parte. Se date il sé, che è controllo, all’altro, riponendo fiducia in questo, potete fare un errore, fare una cattiva scommessa, ma a lungo andare agite con un principio, che ha sostenuto l’evoluzione.
Cosi funziona la evoluzione biologica: costante delega di autorità. Per questo la democrazia è superiore alla monarchia. Perché in democrazia è all’opera la sinergia politica. La sinergia è l’intelligenza di un sistema altamente complesso, la cui natura è spesso ignota all’individuo singolo”.
La Cultura della Controcultura - Libro
Watts teneva le sue lezioni negli anni 60, che non sono oggi. Lo faceva da anglosassone, che non è la cultura Latina-italica. Tuttavia trovo ci sia una grande verità e saggezza, ma per essere colta e praticata, oggi occorre a mio avviso epurare l’esperienza da –ismi, emozionalità, illusioni… tutto cio’ che è stato spesso fuorviante in questi decenni,  con ciò’ che è circolato sotto il cappello “new age”, con i suoi mantra classici: “lasciare andare”, “vai dove ti porta il cuore”, “attrai chi ti pare” etc etc.
Il rapporto è intimo e personale con l’Ente, l’Universo, l’Uno, l’Esistente, il Tutto cio’ che è e sarà, o come volete chiamarlo, anche Dio se non lo collegate ad un dogma di una istituzione terrena. In questa accezione, “l’abbandono”, la Fiducia, il lasciare andare non sono una risposta emozionale. E’ un collegamento interiore, con l’Intelligenza che crea la Vita.
Sarebbe probabilmente meno complicato se potessimo fare il tutto immersi in un ritmo “ di natura “, se non fossimo in un paese pesantemente in crisi e oppresso, soprattutto da quelli a cui “emozionalmente” gli Italians si sono “affidati” con ingenuità e opportunismo. MA: qui siamo, in questa realtà e qui dobbiamo cercare le nostre soluzioni e risposte.
Il Tao della Filosofia - Libro
Continua Watts: “quando entriamo in un nuovo ambiente, non sappiamo mai esattamente cosa sia, perché l’unico che conosciamo è quello “passato. Attaccare la spina, collaborare con il flusso della Natura, rende le cose più’ facili e le fa accadere. Non più’ autosacrificio e virtuosismi, quindi: nulla di tutto questo. Lasciare andare il controllo sugli altri, rinunciare a dominare è diventata la politica piu’ difficile da attuare.”
Nel qui e ora…va da sé che venga da osservare quale sia l’esito della strategia politica e geopolitica del grande colosso occidentale da cui dipendiamo, per vedere come “il controllo” sia diventato esasperante sulle nostre vite (creando l’inevitabile caos), ben diverso da un “ordine delle cose” (metodo e disciplina) .
Prosegue Alan Watts  nella sua lezione:
“Parallelamente in questo nostro momento storico, imparare come godere della vita  è diventata la pratica piu’ difficile. E’ sacrosanto dovere imparare a farlo. Perchè in un’epoca di tempo libero, le persone veramente devono apprendere come divertirsi. Se le persone non lo fanno, tutto il futuro della razza umana sarà distrutto.
Quindi ‘utopia è diventata non tanto una sorta di sogno ma una necessità urgente… non possiamo farne a meno, se cercassimo di farlo, quello che accadrebbe è che porremmo fine alla nostra razza umana in un mutuo massacro di capri espiatori.
L’attuale paranoia presente negli Stati Uniti, è che tutti stanno pensando a capri espiatori e quanto grande sarebbe demolirli. Tutta questa storia di destra e sinistra è diventata irrilevante [Watts è morto nel 1973], perché ora abbiamo l’opportunità di avere fiducia nella nostra intelligenza, la nostra tecnologia, e correre il rischio di fare ciò’ che vogliamo, cosa che funzionerà fintanto che ciò’ che io voglio, sostanzialmente è cio’ che tu vuoi.
Ma io non so cosa vuoi. Quindi arriviamo al punto della questione: “cosa voglio?” E la risposta è “non so”.
Buddismo - Libro
Quando al Bodhidharma fu chiesto “chi sei?”, che è un’altra forma della stessa domanda, egli rispose “non lo so”. Il Bodhidharma dice non so. E quando non sai cosa vuoi, hai raggiunto lo stato dell’assenza di desiderio.
C’è uno stadio iniziale del non sapere, poi c’è uno stadio finale del non sapere. Nella fase iniziale, non sai cosa vuoi perché non ci hai pensato, o lo hai fatto in modo superficiale. Ma quando qualcuno ti costringe a pensarci, allora fai un po’ di selezione…”si penso mi piace, questo, quello…”: questa è la fase intermedia.
Quando vai oltre questa, e giungi al “cosa veramente voglio”, finisci col dire alla fine “no, non penso sia quello”. “Potrei essere soddisfatto per un po’, non volterei le spalle a questo, ma non è cio’ che voglio”. Perché non sai veramente cio’ che vuoi?  Due le ragioni per questo:
  1. Lo hai già
  2. Non conosci te stesso, perché non sei mai nella condizione per farlo.
Cosi come il coltello non taglia se stesso o il fuoco non brucia se stesso, la luce non illumina se stessa: è sempre un mistero infinito, verso se stessa. Questo “non lo so” non è altro che l’interiorità dello spirito. Questo “non lo so”, è la stessa cosa che “io amo, lascio andare, non cerco di forzare, o controllare, è la stessa cosa dell’umiltà.
Le Upanishad dicono : “ se pensi di comprendere Brahma, non comprendi. Devi ricevere ulteriori istruzioni. Se sai che non comprendi, allora comprendi veramente. Poiché Brahma è sconosciuto.
Il non attaccamento a sè e l’accesso al potere
Il principio è che ogni volta che lasci andare il controllo volontariamente, in altre parole cessi di essere attaccato a te stesso, hai un accesso al potere.  Perché per tutto il tempo perdi energia nell’autodifesa, cercando di gestire le cose, cercando di forzare le cose perché si adattino alla tua volontà, nel momento in cui smetti di fare tutto questo, quella energia sprecata, diventa disponibile. Quindi ce l’hai a disposizione e sei Uno con il Principio Divino, hai l’energia.
Ma quando cerchi  di agire come se fossi Dio, ovvero non hai fiducia di nessuno  e sei il dittatore che deve tenere a bada tutti, perdi quella energia divina, perché quel che stai facendo è semplicemente difenderti. Quindi il principio è : tanto piu’ dai via, doni, tanto piu’ torna indietro.
Ora dirai che non hai il coraggio di darlo via. Mi spiace. Puoi superare quell’ostacolo solo rendendoti conto che è meglio che tu lo faccia, perché non puoi trattenerlo in nessuno luogo.
Il senso è che tutto si dissolve costantemente, crolliamo tutti, siamo in un processo di morte continua, e che quel mondo su cui pensavamo le persone avrebbero messo il loro cuore, diventa polvere oppure prospera come la neve nei deserti… le torri avvolte dalle nubi, i gloriosi palazzi, tutto il globo…si dissolveranno e quando questa sfilata inconsistente svanisce, non c’è nulla che viene lasciato indietro … tutto crolla.
Questo è di grande assistenza per te: vedere che tutto è in decadenza, questo ti aiuta. Ti permette di non dover lasciar andare, perché non c’è piu’ niente da trattenere. Quando sei veramente in questo… ti rendi conto improvvisamente di avere potere, ovvero di avere un grandissimo accesso a questa energia.
Ma non è un potere che viene a te perché lo hai afferrato, al contrario esso è arrivato in un modo completamente opposto. E quando arriva in questo modo, nel modo opposto, è un potere di cui ti puoi fidare”.
“Tu stesso sei eterna energia, come è questo universo. Non sei venuto IN questo mondo, ma sei uscito DA questo mondo. Come l’onda dall’oceano”
Concludo con altre citazioni dalle sue lezioni  (purtroppo dimenticando di prendere nota del link al video):
“Se dovrai svegliarti, dovrai farlo. Se sei pronto per svegliarti lo farai, diversamente no e fingerai di essere solo il “me poverino”
Allora… quando sei sul percorso per risvegliarti, e scoprire chi veramente sei, quel che fai è cio’ che sta facendo tutto l’universo in un luogo che chiami qui ed ora
Sei qualcosa che tutto l’universo sta facendo allo stesso modo in cui un’onda è qualcosa che tutto l’oceano sta facendo.
Il vero te stesso non è un pupazzo che la vita spinge a destra e a manca. l vero te stesso, che sta nelle tue profondità, è tutto l’universo
Quindi quando muori, non è che deve sopportarti un’ eterna non esistenza, perchè non sarà questa l’esperienza. Molti hanno paura che quando moriranno, finiranno con l’essere chiusi in eterno dentro una stanza buia “

martedì 2 ottobre 2018

La fatica fa bene: rende meno stupidi. Non fatevela rubare dalle macchine

di Claudio Risé - 01/10/2018
La fatica fa bene: rende meno stupidi. Non fatevela rubare dalle macchine
Fonte: Claudio Risé Fonte https://www.ariannaeditrice.it


Sudore e responsabilità sono parte della vita fin dal travaglio della nascita.
Quando tentano di sbarazzarsene uomini e società si indeboliscono e si
disfano. Lo avevano già capito Cesare Augusto e i monaci benedettini.

La più antica delle fake news, la più dura a morire? Quella che ci assicura
che liberarci della fatica è uno straordinario affare. Anzi il più importante di
tutti. Trasferire la fatica ad altri, a qualcuno o qualcosa che la faccia al nostro
posto è l'antico sogno del pigro che sonnecchia dentro di noi, mentre
lavoriamo. È anche il messaggio di gran parte della pubblicità. Ma si tratta di
una sciocchezza, praticabile per poco tempo.
È questa, ad esempio, la storia (raccontata dai racconti popolari in tutto il
mondo, in modi diversi ma con la stessa morale) del Principe che scambia la
sua situazione con il povero per liberarsi delle sue fatiche principesche e
vedere la vita da un altro punto di vista. Proposta subito accolta dall'altro, ben
contento di liberarsi delle fatiche da povero. Dopo qualche peripezia però,
ognuno scopre gli inaspettati fastidi della nuova posizione, finisce nei guai, e
deve ritornare velocemente sui suoi passi. L'avventura gli ha comunque
mostrato che la fatica ti aspetta in ogni situazione, anzi è semplicemente la
vita.
Un insegnamento che comincia da subito, con la nascita. Che come si sa,
può avvenire in due modi, con il parto naturale, o con il più veloce cesareo.
Molto amato dalle donne italiane (che lo richiedono ormai in oltre il 38% dei
casi, primato europeo e mondiale per regioni dove è ancora più alto:
Campania, Sicilia e Puglia), perché dura pochi minuti e c'è meno fatica. Ma
oltre a costare un bel po' ha i suoi svantaggi per il bambino, alcuni dei quali
possono rientrare subito, ma altri, soprattutto quelli psichici e cognitivi, si
rivelano invece più tardi (una delle ragioni che ha valso all'Italia il richiamo
dell'Organizzazione Mondiale di Sanità). Già alla nascita, comunque, il bimbo
si trova un bel po' disorientato: uscire da un rifugio caldo dove sei rimasto 9
mesi richiederebbe un tempo più lungo, "umano" appunto, non costruito dalla
tecnica chirurgica. Nel migliore dei casi, comunque, la fatica che il bambino
non ha fatto alla nascita dovrà poi farla più tardi, spesso con un terapeuta,
per mettersi pienamente nel mondo e abbandonare le aspettative di facilità e
perfezione suscitate nel profondo da un modo di nascere "facile", ma da
adottare solo quando indispensabile. Le ricerche mediche condotte nel
mondo illustrano ampiamente i costi dell'eliminazione della fatica alla nascita.
Più in generale, Il fatto è che senza fatica l'uomo resta (o torna) bambino, e la
società si imbarbarisce e si disfa. Quando i romani cominciarono a trasferire
agli schiavi le loro fatiche, compresa (in parte) la generazione dei figli, Cesare
Augusto si accorse che questa vita più comoda stava indebolendo il carattere
e le forze dei cittadini, sia nella loro vita privata che in quella pubblica. Per
contrastare la decadenza promulgò allora, negli anni attorno alla nascita di
Cristo, le Leges Iuliae, sulla famiglia e sul rispetto delle tradizioni degli
antenati (mos maiorum).
Fu in sostanza una legislazione sulla necessità del tornare a fare fatica,
abolendo le scorciatoie e assumendosi le proprie responsabilità Gli adultèri
furono proibiti e puniti con l'esilio. Ci si doveva sposare non troppo tardi, chi
non si sposava e non aveva figli era multato. Si doveva tornare a lavorare la
campagna, come facevano gli antenati con le loro esistenze laboriose e
discrete. Qualcuno non fu d'accordo, come Giulia la figlia di Augusto, da lui
molto amata, ma poi condannata all'esilio a Ventotene per la vita lussuriosa e
aver complottato contro il padre. Intellettuali come Virgilio furono invece
spronati (da Mecenate, consigliere di Augusto) a cantare la bellezza della
natura e il significato profondo della fatica che essa richiede per dare i suoi
frutti. Fu anche per il loro impulso e sostegno che Virgilio scrisse le
Georgiche, un poema che mostra l'anima di quell' Impero che trovava la forza
nella eroica fatica umana, coltivata ed educata giorno per giorno sulla terra,
la coltivazione dei campi, la cultura degli alberi, delle api, l'allevamento del
bestiame. È in quella pace operosa fatta di intelligenza e fatica che nasce un
Paese forte. L'Eneide, dove il mitico eroe Enea progenitore di Roma porta
l'eredità greca, nasce su questo stesso impianto etico dove la fatica non è
una disgrazia (come pensano oggi anche molte psicologie e pedagogie), ma
una prova indispensabile alla costruzione di un pensiero e una morale,
personale e collettiva. Dopo le leggi di Cesare Augusto i cittadini romani
tornarono a fare figli e l'Impero romano durò altri quattro secoli.
Quando l'Impero cedette alle pressioni di popoli più forti, il monachesimo fece
poi della fatica e della sua ricchezza formativa del fisico e del morale la
struttura portante delle sue Regole. Si tratta di quelle norme e usanze che (a
partire da quella scritta da Benedetto da Norcia, inorridito dalla decadenza
romana), contribuirono alla bonifica e fondazione dell'Europa e della sua
ricchezza e cultura (come lo Sguardo Selvatico ha raccontato qualche
numero fa). Ancora oggi, l'ispirata e sapiente ospitalità dei conventi
rappresenta un'oasi di silenzio e ristoro indispensabile per migliaia di europei
di ogni condizione e età.
Dallo sviluppo industriale in poi però, la fatica è stata direttamente sfidata da
quelle correnti del pensiero tecnico e scientifico che vogliono non più aiutare
l'uomo nelle difficoltà (come accaduto fin dall'antichità, per esempio con lo
strumento tecnico del bastone), ma trasferire alle macchine operazioni,
fisiche e mentali, proprie dell'uomo. Per poi gradualmente sostituirlo, come
sta già accadendo nella procreazione.
Anche perché a quel punto l'uomo potrebbe essere ormai inutile. Infatti come
dice il principio base delle neuroscienze, il cervello "o lo usi o lo perdi". Se
non lo usi più, sostituendolo con macchine, si smonta, e diventi
"svanito" (come si diceva una volta, stando bene attenti a evitarlo). Nell'attesa
di essere sostituito dalle macchine (e dopo che farà, e di cosa vivrà?), l'uomo
diventa più stupido e si ammala in vari modi (l'ho raccontato in Sazi da
Morire. Malattie dell'abbondanza e necessità della fatica. San Paolo ed).
Come ha detto Vivek Haldar, uno dei geni di Google: "Strumenti brillanti,
menti ottuse": più macchine intelligenti usi, più diventi stupido.
Le neuroscienze hanno ormai ampiamente spiegato come (ad esempio) i
navigatori automobilistici tolgano progressivamente ogni senso
dell'orientamento, disattivando le aree cerebrali che se ne occupano. I più
furbi li attivano solo per percorsi impegnativi e in casi di fretta assoluta. Così
come molti si sono accorti di quanto la televisione non stop peggiori i
processi cerebrali degenerativi degli anziani, e quindi dosano, sondano le
possibilità offerte invece dalla musica dal vivo, dall'aria aperta... Intere
pedagogie poi, come quella steineriana, adottate da tempo dalle classi agiate
in Occidente, hanno bandito ogni tecnologia dalla scuola e dalla vita dei
ragazzini, che imparano a scriversi i libri da soli.
Perché la fatica, poi, è anche divertente. Come scopre l'anziano a cui viene in
mente l'intero "5 maggio" del Manzoni, mandato faticosamente a memoria
secoli prima, o il ragazzino quando impara finalmente bene qualsiasi cosa
utile a farne un'altra, dallo smontare e rimontare una moto, a creare un orto, o
insegnare qualcosa a un amico che non la sa. Non siamo, infatti, né solo
accumulatori di soldi, né solo consumatori, né solo edonisti, ma sempre
anche molto altro. Scoprire cosa, costa soprattutto fatica, con passioni e
anche delusioni. Ma rinunciare a farla ci rende meno umani, e più deboli e
stupidi. Non è il caso.

sabato 1 settembre 2018

Privatizzare acqua, luce, gas, treni: inglesi rapinati e beffati


La maniera in cui le nostre compagnie ferroviarie, dell’energia e dell’acqua sono state gestite da quando sono state privatizzate dai conservatori è uno scandalo assoluto. L’impegno del Manifesto dei Laburisti a riprendere il controllo dell’acqua e delle ferrovie, e ad intervenire per correggere il mercato dell’energia, è decisamente emozionante e porterà a un vero cambiamento. Quando queste industrie furono privatizzate da Margaret Thatcher, ci fu promesso che l’efficienza sarebbe aumentata, che la proprietà si sarebbe allargata e che il processo avrebbe generato investimenti. Ma è accaduto l’esatto contrario. E anziché imparare dai propri errori, i governi conservatori hanno venduto anche il Servizio Postale per una frazione del suo valore, danneggiando i contribuenti ed estendendo ulteriormente l’influenza delle compagnie private e della finanza sulla vita di tutti i giorni. A quasi trent’anni dalla vendita della gestione dell’acqua, la proprietà delle azioni è oggi saldamente in mano a un piccolo gruppo di investitori internazionali – molti dei quali hanno sede in paradisi fiscali. Nel frattempo, i prezzi sono aumentati del 40% e più di un quarto di quanto i consumatori pagano in bolletta finisce a ripagare gli interessi sui debiti delle società private e in dividendi agli azionisti.
I nuovi investimenti sono stati finanziati con nuovo debito anziché coi soldi degli azionisti. Quando l’acqua è stata privatizzata, il governo si è generosamente fatto carico di tutto il debito del settore – 4,9 miliardi di sterline – in modo da lasciare i nuovi proprietari senza debiti. I nuovi proprietari ne hanno approfittato, accumulando sino al 2016 l’incredibile ammontare di 46 miliardi di sterline di debiti. Mentre accumulavano debiti a discapito dei contribuenti, le compagnie private dell’acqua pagavano miliardi agli azionisti in dividendi. Il totale di 18,8 miliardi di profitti al netto delle tasse degli ultimi 10 anni è  stato tutto distribuito agli azionisti, salvo 700 milioni di sterline. Ciò significa che più di 18 miliardi di sterline sono entrati nelle tasche degli azionisti anziché essere utilizzati per diminuire le bollette e migliorare i servizi. Tre società hanno addirittura pagato più dividendi di quanto siano stati i loro profitti al lordo delle tasse. Si tratta di una situazione semplicemente insostenibile.
Questa rapina alla luce del sole sta avvenendo anche nel settore energetico. Nel 2016-17, la Rete Nazionale ha ottenuto un profitto di 1,9 miliardi di sterline sulla distribuzione dell’elettricità e del gas. Circa 660 milioni sono stati usati per pagare dividendi, cosa che rappresenta un costo nascosto per i consumatori del 12%. I benefici promessi grazie alla concorrenza del mercato non si sono mai visti: le grandi “sei sorelle” dell’energia hanno sfruttato i consumatori, addebitando agli utenti nel 2015 ben 2 miliardi di sterline. Le persone non vogliono essere costrette a vagliare le diverse opzioni per trovare un contratto decente; vogliono soltanto energia sicura e a un prezzo accessibile. Dobbiamo fare cambiamenti drastici nel nostro sistema energetico entro pochi anni se vogliamo avere la possibilità di affrontare i cambiamenti climatici. Trasferendo la proprietà e la responsabilità delle nostre utilities a organismi di proprietà pubblica e alle comunità locali che devono rispondere ai cittadini, saremo in grado di creare un sistema energetico sostenibile e a basso utilizzo di carbone, adatto al ventunesimo secolo.
Più importante ancora, la proprietà pubblica metterebbe fine al flusso di denaro dei contribuenti che va a sostenere i profitti privati delle società e dei loro azionisti, mentre i prezzi aumentano, i servizi peggiorano, e i debiti si accumulano. Riportare le utilities sotto controllo pubblico rimetterebbe i profitti nelle tasche dei cittadini e nei servizi stessi, abbassando la bolletta media di 220 sterline all’anno per famiglia e consentendo di investire altri risparmi nelle infrastrutture e per migliorare i servizi. Inoltre, ponendo un freno agli aumenti dei biglietti dei treni – che sono aumentati del 27% a partire dal 2010 – i laburisti farebbero risparmiare ai passeggeri una media di 1.014 sterline all’anno sui biglietti. Si è molto parlato di quanto costerebbe tutto questo, ma i commentatori, pronti a sparare grandi cifre, mostrano tutta la loro ignoranza in economia, e anche in storia. Quando nel 1977 l’industria della costruzione navale venne nazionalizzata, questo fu fatto scambiando le azioni con titoli di Stato – una mossa che non ebbe alcun effetto sull’erario.
Nel mondo negli ultimi anni c’è stata un’inversione del processo delle privatizzazioni. Negli Stati Uniti, l’85% delle forniture di acqua proviene dal settore pubblico, e l’80% della rete di distribuzione elettrica tedesca è ora posseduta e gestita dalle autorità regionali e locali.
Una delle più grandi beffe della privatizzazione britannica – che fu dettata da una profonda perdita di fiducia nella capacità dello Stato di gestire queste cose – è che molti dei nostri tesori nazionali sono finiti nelle mani di società pubbliche straniere. I piani di rinazionalizzazione dei laburisti assicureranno la supervisione democratica locale sui servizi, mettendo il potere nelle mani delle comunità. Al di là delle chiacchiere sul rigore dei conti, i conservatori sono più interessati ad aiutare i ricchi evasori a fare soldi facili di quanto non lo siano a fermare l’emorragia di soldi del popolo britannico. Come ho recentemente sottolineato durante un dibattito con Damian Green all’Andrew Marr show, questa posizione ha qualcosa a che fare con il fatto che molti finanziatori dei conservatori, ed effettivamente anche alcuni parlamentari e ministri conservatori, hanno ottenuto profitti dalle privatizzazioni. E’ tempo di mettere fine a questa truffa dei conservatori. I laburisti chiuderanno il rubinetto che versa miliardi di sterline nelle tasche degli azionisti e si assicureranno che questi servizi vitali siano gestiti nell’interesse della maggioranza, non di pochi.
(John McDonnell, “La privatizzazione dei servizi pubblici nel Regno Unito: storia di un fallimento”, dall’“Independent” del 6 giugno 2017; articolo tradotto e riproposto da “Voci dall’Estero”).
La maniera in cui le nostre compagnie ferroviarie, dell’energia e dell’acqua sono state gestite da quando sono state privatizzate dai conservatori è uno scandalo assoluto. L’impegno del Manifesto dei Laburisti a riprendere il controllo dell’acqua e delle ferrovie, e ad intervenire per correggere il mercato dell’energia, è decisamente emozionante e porterà a un vero cambiamento. Quando queste industrie furono privatizzate da Margaret Thatcher, ci fu promesso che l’efficienza sarebbe aumentata, che la proprietà si sarebbe allargata e che il processo avrebbe generato investimenti. Ma è accaduto l’esatto contrario. E anziché imparare dai propri errori, i governi conservatori hanno venduto anche il Servizio Postale per una frazione del suo valore, danneggiando i contribuenti ed estendendo ulteriormente l’influenza delle compagnie private e della finanza sulla vita di tutti i giorni. A quasi trent’anni dalla vendita della gestione dell’acqua, la proprietà delle azioni è oggi saldamente in mano a un piccolo gruppo di investitori internazionali – molti dei quali hanno sede in paradisi fiscali. Nel frattempo, i prezzi sono aumentati del 40% e più di un quarto di quanto i consumatori pagano in bolletta finisce a ripagare gli interessi sui debiti delle società private e in dividendi agli azionisti.
I nuovi investimenti sono stati finanziati con nuovo debito anziché coi soldi degli azionisti. Quando l’acqua è stata privatizzata, il governo si è generosamente fatto carico di tutto il debito del settore – 4,9 miliardi di sterline – in modo da lasciare i nuoviJohn McDonnellproprietari senza debiti. I nuovi proprietari ne hanno approfittato, accumulando sino al 2016 l’incredibile ammontare di 46 miliardi di sterline di debiti. Mentre accumulavano debiti a discapito dei contribuenti, le compagnie private dell’acqua pagavano miliardi agli azionisti in dividendi. Il totale di 18,8 miliardi di profitti al netto delle tasse degli ultimi 10 anni è  stato tutto distribuito agli azionisti, salvo 700 milioni di sterline. Ciò significa che più di 18 miliardi di sterline sono entrati nelle tasche degli azionisti anziché essere utilizzati per diminuire le bollette e migliorare i servizi. Tre società hanno addirittura pagato più dividendi di quanto siano stati i loro profitti al lordo delle tasse. Si tratta di una situazione semplicemente insostenibile.
Questa rapina alla luce del sole sta avvenendo anche nel settore energetico. Nel 2016-17, la Rete Nazionale ha ottenuto un profitto di 1,9 miliardi di sterline sulla distribuzione dell’elettricità e del gas. Circa 660 milioni sono stati usati per pagare dividendi, cosa che rappresenta un costo nascosto per i consumatori del 12%. I benefici promessi grazie alla concorrenza del mercato non si sono mai visti: le grandi “sei sorelle” dell’energia hanno sfruttato i consumatori, addebitando agli utenti nel 2015 ben 2 miliardi di sterline. Le persone non vogliono essere costrette a vagliare le diverse opzioni per trovare un contratto decente; vogliono soltanto energia sicura e a un prezzo accessibile. Dobbiamo fare cambiamenti drastici nel nostro sistema energetico entro pochi anni se vogliamo avere la possibilità di affrontare i cambiamenti climatici. Trasferendo la proprietà e la responsabilità delle nostre utilities a organismi di proprietà pubblica e Margaret Thatcheralle comunità locali che devono rispondere ai cittadini, saremo in grado di creare un sistema energetico sostenibile e a basso utilizzo di carbone, adatto al ventunesimo secolo.
Più importante ancora, la proprietà pubblica metterebbe fine al flusso di denaro dei contribuenti che va a sostenere i profitti privati delle società e dei loro azionisti, mentre i prezzi aumentano, i servizi peggiorano, e i debiti si accumulano. Riportare le utilities sotto controllo pubblico rimetterebbe i profitti nelle tasche dei cittadini e nei servizi stessi, abbassando la bolletta media di 220 sterline all’anno per famiglia e consentendo di investire altri risparmi nelle infrastrutture e per migliorare i servizi. Inoltre, ponendo un freno agli aumenti dei biglietti dei treni – che sono aumentati del 27% a partire dal 2010 – i laburisti farebbero risparmiare ai passeggeri una media di 1.014 sterline all’anno sui biglietti. Si è molto parlato di quanto costerebbe tutto questo, ma i commentatori, pronti a sparare grandi cifre, mostrano tutta la loro ignoranza in economia, eIl leader laburista Jeremy Corbynanche in storia. Quando nel 1977 l’industria della costruzione navale venne nazionalizzata, questo fu fatto scambiando le azioni con titoli di Stato – una mossa che non ebbe alcun effetto sull’erario.
Nel mondo negli ultimi anni c’è stata un’inversione del processo delle privatizzazioni. Negli Stati Uniti, l’85% delle forniture di acqua proviene dal settore pubblico, e l’80% della rete di distribuzione elettrica tedesca è ora posseduta e gestita dalle autorità regionali e locali. Una delle più grandi beffe della privatizzazione britannica – che fu dettata da una profonda perdita di fiducia nella capacità dello Stato di gestire queste cose – è che molti dei nostri tesori nazionali sono finiti nelle mani di società pubbliche straniere. I piani di rinazionalizzazione dei laburisti assicureranno la supervisione democratica locale sui servizi, mettendo il potere nelle mani delle comunità. Al di là delle chiacchiere sul rigore dei conti, i conservatori sono più interessati ad aiutare i ricchi evasori a fare soldi facili di quanto non lo siano a fermare l’emorragia di soldi del popolo britannico. Come ho recentemente sottolineato durante un dibattito con Damian Green all’Andrew Marr show, questa posizione ha qualcosa a che fare con il fatto che molti finanziatori dei conservatori, ed effettivamente anche alcuni parlamentari e ministri conservatori, hanno ottenuto profitti dalle privatizzazioni. E’ tempo di mettere fine a questa truffa dei conservatori. I laburisti chiuderanno il rubinetto che versa miliardi di sterline nelle tasche degli azionisti e si assicureranno che questi servizi vitali siano gestiti nell’interesse della maggioranza, non di pochi.
(John McDonnell, “La privatizzazione dei servizi pubblici nel Regno Unito: storia di un fallimento”, dall’“Independent” del 6 giugno 2017; articolo tradotto e riproposto da “Voci dall’Estero”).

giovedì 16 agosto 2018

"Egli non cerca" (dallo Shodoka)

Fonte http://www.lameditazionecomevia.it/shodoka1.htm
Lo Shodoka (Il canto del risveglio) di Yoka Daishi (VII sec.) inizia con questi versi:
"Caro amico, vedi
quest'uomo saggio,
che ha smesso con la dottrina
ed è inattivo?
Egli non cerca più di reprimere
i pensieri illusori e non cerca la verità.
La vera natura della nostra ignoranza
è in realtà la natura del Buddha;
il nostro corpo vuoto e illusorio
è il corpo del Dharma.
Quando si comprende il corpo del Dharma,
non c'è più niente di fronte a noi.
La Fonte originaria,
da cui ha origine la nostra natura
è l'autentico Buddha".

Chi si attacca a una dottrina non può essere definito saggio: lui stesso ne è consapevole, in quanto cerca nella sua dottrina la verità, la cartina geografica della sua vita, le risposte alle sue innumerevoli questioni. Cosa devo fare? Vediamo cosa dice la dottrina al riguardo. Ecco, l'uomo saggio non si pone su questo sentiero. Appunto, è questo il fatto: l'uomo saggio non si pone in nessun sentiero. Il suo stesso camminare lungo il sentiero è diventato il sentiero medesimo. L'ha intrapreso, certo, e infatti c'è scritto che "ha smesso". Se ha smesso, prima aveva a che fare con una dottrina. È stato necessario, ma ora l'ha abbandonata. Ha avuto una sua funzione, ma ora è inutile, chiusa, settaria, è rischiosa: pensi di essere sulla luna e invece sei aggrappato al dito che la indica; ti dici libero e invece agisci continuamente con il vademecum sotto braccio. Misuri la realtà attraverso il metro di giudizio che ti proviene dalla tua dottrina: non vedi più la realtà, la giudichi, la sezioni, ti privi del godimento, della fruizione piena di essa.
La dottrina dice: fai questo e non fare quello. Anche in certi testi zen ci sono molte indicazioni in questa direzione. Medita in un certo modo, comportati seguendo certe regole, usa il tuo corpo con una certa disciplina, ecc. Ma si deve andare oltre: non abbiamo a che fare con un manuale di istruzioni. Per alcuni sarebbe consolante agire secondo i suggerimenti di un prontuario, ma continuerebbero a vivere sempre nella solita gabbia. Magari dorata, ma sempre gabbia. Il saggio invece è andato al di là: non c'è più esercizio, non c'è più pratica. Dire esercizio e pratica significa dire dualismo: qui c'è un esercizio e qui c'è il resto della vita; qui pratico e poi questa sera esco con gli amici. Che terribile situazione! Che faticoso impegno! Pensare che ci siano delle cose che vanno bene e altre che sono da estirpare, pensieri da pensare e pensieri da rifiutare: è tutto così illusorio. È uno zen da soldati! Da fanatici.
Il saggio supera il dualismo, anche quello tra ignoranza e saggezza, tra illusione e verità. Cercare la verità: questa è la più terribile malattia della mente di un "ricercatore spirituale". Già il nome stesso: ricercatore! Ma cosa cerchi? Non vedi? Accattone! In questo senso il saggio è inattivo: non si dà proprio alcuna pena. Non c'è più nessun obiettivo da perseguire: è presente nel qui e ora, è consapevole, è lucido. Cosa ci sarebbe da aggiungere?
È un dato di fatto: non può che essere così. Sei sei in cerca di qualcosa che chiami verità, evidentemente ritieni che ci sia qualcosa che non sia tale. E viceversa: se vedi da qualche parte illusione o ignoranza, non potrai che cercare qualche verità da altre parti. In ogni caso, sei già caduto: sei nel dualismo. Il saggio invece ha superato verità e illusione, e se non c'è più la coppia verità-illusione, c'è solo la buddhità. Già qui, già ora, nel campo dei nostri pensieri illusori - proprio quelli che qualche sprovveduto vorrebbe eliminare - c'è la natura del Buddha. Ignoranza è buddhità, illusione è dharma (la realtà-verità). È questa la (non-)via naturale. E ardua: perché siamo tutto tranne che naturali...

martedì 7 agosto 2018

«Burioni: genio imbattibile»? Vaccinate Vittorio Feltri per cortesia

Pubblicato
Marcello Pamio
Come non dare ragione al grande e soprattutto “libero” giornalista Vittorio Feltri, che dirige il quotidiano ovviamente «Libero» di Silvio Berlusconi.
Ha proprio ragione, ma il vaccino per il cervello e l’intelligenza dovrebbe farlo lui e tutti i suoi pennivendoli.
Pure il direttore è caduto nella voragine dell’ignoranza che stando alle dichiarazioni è sempre più profonda.
«Chi non li vuole obbligatori - scrive nell’editoriale di martedì 7 agosto 2018 - non è detto che sia cretino, ma sicuramente è ignorante come un tamburo rotto».
Bontà sua. Però su una cosa non concordo: i cretini sono in crescita e scrivono a vanvera.
«Anche i sassi dovrebbero aver imparato che se uno si immunizza non si ammala, viceversa rischia addirittura la pelle».
Qua purtroppo il tamburo si è sfracellato al suolo. Vittorio Feltri, esattamente come la banda di raglianti megafoni del Sistema, è convinto che la vaccinazione sia sinonimo di immunità.
Se uno si immunizza non si ammala? Caro direttore, ha scritto una immensa fregnaccia che deriva probabilmente dal fatto che attinge a piene mani le sue informazioni dai guru dello scientismo tout court, come il povero Bubù nazionale.
Se studiasse invece di fare il copia-incolla, forse capirebbe che vaccinare NON sempre implica immunità, e proprio per questo motivo la medicina descrive i cosiddetti «no-responder» o i «bad-responder», cioè quei bambini e adulti vaccinati regolarmente che NON presentano gli anticorpi, e quindi non sono immunizzati. La percentuale è variabile e dipende dal tipo di vaccino.
Ma il nostro va avanti con la sua analisi che rasenta il ridicolo.
«La scienza favorisce il benessere, chi nega ciò, ovvero l’evidenza, è un povero troglodita indegno di far parte del consorzio umano». Chi mette in dubbio una pratica MEDICA rischiosa, perché di questo si tratta, sta forse mettendo in discussione il benessere raggiunto anche grazie alla scienza?
E’ proprio vero che l’età associata al caldo e alla perdita di idratazione cellulare, se non correttamente compensate, bloccano lo scambio sinaptico neuronale…
«La collettività ha il dovere di proteggersi».
Se questo è vero allora caro direttore di «Libero» ci potrebbe far sapere contro quali malattie lei è immunizzato? Quando è stata l’ultima volta che ha fatto dei vaccini «contro i morbi pericolosi»? E non mi riferisco all’influenza. Visto che si riempie la bocca di protezione, collettività, salute, ecc. inizi a dare l’esempio. Lei, i suoi quattro figli e nipoti, avete nel sangue gli anticorpi contro la poliomielite, difterite, morbillo, rosolia, varicella, meningite, ecc.?
Quand’è stata l’ultima volta che ha dosato i titoli anticorpali per verificare se è immunizzato o meno?
Lei come tutti gli altri siete solo «chiacchiere e distintivi».
«Vuoi che tuo figlio vada a scuola? Evita di renderlo veicolo di schifezze che uccidono e rovinano la salute».
Caro Feltri, la scuola e quindi il diritto allo studio è concepito non solo dalla Costituzione italiana, ma anche da tutti i Trattati internazionali sui Diritti dell’Uomo.
Forse dovrebbe prendere in mano la «Dichiarazione universale dei Diritti» promossa dalle Nazioni Unite nel 1948. Tutti quanti noi nasciamo liberi (articolo 1) e «ogni individuo ha diritto all’istruzione» (articolo 26). Semplice, chiara e diretta.
La Dichiarazione non dice infatti che il bambino ha diritto all’istruzione soltanto se viene bucato da dieci (più quattro) vaccini. Solo una legge da mentecatti (119/2017) presentata da un ministro cerebralmente claudicante e votata da un parlamento di ignoranti, può imporre una simile aberrazione che viola ogni diritto universale.
Infine caro Vittorio, se vuole veramente bene a tuo figlio, evita di riempirlo di schifezze pregne di sostanze chimiche come quelle contenute nel cibo spazzatura venduto dalla GDO, Grande distribuzione organizzata. Queste, assieme all’inquinamento ambientale stanno devastando la salute dei nostri figli. E’ ora di svegliarsi.
Secondo lei i bambini italiani stanno morendo di morbillo, pertosse o varicella? Non stiamo ancora camminando - come si augura qualcuno - sui cadaveri….
Invece i bambini oggi stanno morendo di cancro, leucemie, linfomi. La situazione è gravissima e l’Italia è al primo posto in Europa per tumori in età pediatrica. Qualcuno se ne sta occupando?
Sono questi i problemi seri da risolvere, non la paura delle malattie esantematiche che hanno accompagnato l’uomo da sempre. Paure ben fomentate da quelli come Burioni, definito nel suo editoriale come un «genio imbattibile nel suo ramo».
Imbattile nelle offese e nell’arroganza lo è di certo. Non avrei mai immaginato che un medico potesse arrivare a un così basso livello di moralità e deontologia.
Termina (per fortuna) il suo intervento ricordando il caso della signora «deficiente che ha scritto su un social (riferendosi a Burioni) spero affoghi. A noi pare che sia già affogata lei nella sua stupidità».
Riprendendo il titolo «Vaccinatevi il cervello», va specificato che non tutti però posso farlo, perché a qualcuno manca proprio la materia prima…