.Nisargadatta Maharaj. La meraviglia è l'alba della sapienza

L’appercezione in cui tutto sorge, è questa la realtà. Un’appercezione pura e chiara, quella che chiamano l’occhio di Dio.Karl Renz

« La persona non- risvegliata vive nel suo mondo, la persona risvegliata vive nel mondo. » Andrew Cohen

Finché immagino "come dovrei essere", continuerò ad essere quello che sono ora.U.G.Krishnamurti

"Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti." Eraclito

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezzaBenjamin Franklin

In televisione non c'è la pubblicità, il mezzo televisivo è "solo" pubblicità.Dioniso 777


Upton Sinclair, “è difficile far capire qualcosa ad un uomo quando il suo stipendio dipende dal suo non capire”.


sabato 9 giugno 2018

MODERATI E MITRAGLIATI

Fonte http://marcodellaluna.info
Il governo Salvini-Di Maio rischia di essere mitragliato se resta a metà del guado.
Gli interessi economici che stanno dietro UE ed BCE già si muovono per denigrare, delegittimare e sgambettare il nuovo governo, nato dalla resistenza al loro potere e alle loro pratiche. Cercheranno di coglierlo in fallo, di tendergli agguati, di dividerlo comprandone parti, e di farlo cadere, così da completare la sottrazione dell’autonomia politica e delle risorse economiche delle nazioni, iniziando con quelle più vulnerabili e incravattabili, come l’Italia.
Perciò questo governo può vincere la partita solo se attaccherà per primo – se, cioè, dopo la fase di insediamento, metterà a nudo e delegittimerà quegli stessi interessi prima i essere fatto fuori da essi, rovesciando il loro tavolo. Quindi deve smettere di fare l’europeista benpensante, sostituire i corpi estranei al suo interno, e cantar chiara la verità a quella gente che dovrà sostenere il contrattacco dei “mercati” (della BCE, dell’Eurogruppo, del rating…).
Dovrà anche lavorare – assieme agli altri governi “populisti” e agli USA – non a riformare un ordinamento eurocratico (UE, Euro) che non è riformabile perché è nato proprio per quello che sta facendo, e neppure a prepararsi per uscire da esso unilateralmente – cosa che sarebbe devastante – ma invece a farlo crollare così da liberarsene tutti, per ritrovare la libertà politica, il diritto dei cittadini a un voto effettivo, e usarla per costruire un’Europa diversa (se possibile), cioè per le nazioni e non per gli usurai e per gli autocrati irresponsabili.
E bisogna che il governo si ritiri dal Trattato di Velsen, per prevenire che, in caso di caduta del governo e di sommosse popolari più o meno spontanee, ci arrivi la polizia militare antisommossa Eurogendfor a reprimere e a instaurare la dittatura degli usurai stranieri.

Se Lega e Stelle indugeranno invece a metà del guado senza spiegare chiaramente ciò che è l’Unione Europea, che interessi serve e che scopo ha, fingendo che essa sia rinegoziabile e riformabile, che possa diventare “democratica” anziché autocratica, allora quei medesimi interessi li faranno fuori con attacchi mediatici, giudiziari e finanziari – come hanno fatto fuori tutti coloro che cercarono di portare avanti una politica di interesse nazionale italiano: Mattei, Moro, Craxi.
La loro chance – ripeto – sta nel delegittimare prima di essere delegittimati e poi rottamati. Se continueranno a lungo a fare i moderati per farsi accettare, sono fritti. O attaccano l’UE e l’Euro, e fanno la storia; oppure si allineano per le poltrone.
Scoprire i giochi significa iniziare a spiegare l’opinione pubblica quello a cui L’Europa è servita – ad esempio raccontando, come ha fatto D’Alema, che la Banca Centrale Europea prestava i soldi allo  0,75% ai banchieri francesi e tedeschi i quali a loro volta usavano quel denaro per comprare i titoli del debito pubblico greco che pagavano il 15% di interesse virgola e con rompevano i governanti greci affinché facessero debito pubblico anche per comprare prodotti tedeschi come le navi da guerra, e poi quando la Grecia non ce l’ha più fatta a pagare gli interessi usurari, l’Unione Europea ha imposto all’Italia e ad altri paesi di prestare soldi alla Grecia a un tasso inferiore a quello a cui li prendevano prestito – ma non per aiutare la Grecia ma per far realizzare ai predetti banchieri i loro incassi usurari, anziché arrestarli (modelli analoghi sono stati applicati a Spagna, Portogallo, Irlanda). Questo è quello che ha fatto innanzitutto Monti tassando i beni immobili e facendone crollare il valore di circa un terzo, cioè di circa 2000 miliardi, che sono stati distrutti come patrimonio nazionale; e per far questo egli era stato messo a Palazzo Chigi e nominato senatore a vita.
Bisogna far capire alla gente che l’UE è una costruzione progettata e realizzata dagli usurai per realizzare una usura radicale fino al totale svuotamento dei risparmi e degli assets dei paesi sottomessi. Per questo non è riformabile e non ha senso negoziare per riformarla, se non forse al fine di far emergere più visibilmente la sua non riformabilità.

Credo che gli ultimi avvenimenti abbiano predisposto l’opinione pubblica a capire. La vicenda di Mattarella che, sotto pressione comunitaria e della BCE impedì un governo voluto della maggioranza del Paese perché chiaramente euroscettico e includente il professor Savona, ha fatto percepire come, riforma dopo riforma, senza che fosse dichiarato, il Paese è stato portato a una degradata condizione di dipendenza e sottomissione a interessi esterni tale da impedirgli di uscire dalla rotta prestabilita e da vanificare quindi la volontà del suo elettorato.
Il governo Lega 5 Stelle è nato quindi nel compromesso e nella ambiguità, ossia da un lato critico e riformatore verso l’euro e l’UE, e dell’altro lato dichiarando, anche nel discorso di Conte alle Camere, di voler restare in ambedue, imbrigliato da un ministro degli Esteri e uno delle Finanze ossequienti all’europeismo, e senza chiarire il punto fondamentale, ovvero che cosa farà, che contromisure adotterà in concreto, qualora i partners europei egemoni rifiutino di rinegoziare i trattati a cominciare da quelli sull’euro e sui migranti. Se si va a trattative senza prospettare contromisure in caso di indisponibilità della controparte, non si ottiene un fico secco perché non si ha potere di contrattazione.
Lega e Stelle non hanno per il momento spiegato agli italiani che la situazione di sudditanza e squilibrio a danno dell’Italia, che essi vogliono cambiare rinegoziando i trattati comunitari, non si è creata per errore o per accidente bensì è stata creata deliberatamente e programmaticamente da precisi interessi secondo un itinerario prestabilito molto tempo fa, sicché cambiare le regole che non vanno bene richiede o richiederebbe di battere quegli interessi, e per batterli bisogna avere una forza maggiore di quella dei portatori di questi interessi. Dov’è questa forza? Può venire solo da un’operazione di smascheramento del progetto eurocratico, che si colleghi a una ribellione concertata col gruppo di Visegrad, con l’Austria, con gli USA, diretta ad abbattere l’UE e l’Euro, sostituendoli con un ordinamento completamente diverso e non in mano a speculatori e nuovi kapò franco-tedeschi. Chiamiamoli “makrò”.
A un livello più profondo e generale, la nuova maggioranza sta lasciando inespressa, non comunicata, non proposta al dibattito pubblico, la dinamica di fondo, in cui si colloca anche l’insieme delle caratteristiche nocive della costruzione comunitaria: essa non ha ancora detto alla gente che, semplicemente, le cose che non vanno bene non sono venute in essere perché le hanno volute i tedeschi oppure una lobby di banchieri internazionali oppure di tecnocrati a Bruxelles, bensì perché esse servono e corrispondono all’interesse del capitale finanziario internazionale che guida i processi di riforma e che, per massimizzare il proprio potere e per conformare il mondo e le società e le loro comprensioni della realtà ai propri interessi, ha bisogno precisamente di questo, ossia di creare una dipendenza unilaterale della politica e delle nazioni e delle singole persone (togliendo loro le scelte politiche e lasciando esistere un simulacro di democrazia solo finché rimane nei binari voluti dal capitale) dal cartello bancario privato che produce e concede moneta e credito. E lo ha creato togliendo agli stati la sovranità monetaria e sottoponendoli alla pressione irresistibile del rating del loro debito pubblico.
08.06.18 Marco Della Luna

sabato 26 maggio 2018

UE: UN NAZISMO SENZA MILITARISMO di Paolo Savona

[ 26 maggio 2018 ] fontehttps://sollevazione.blogspot.it

«L'Italia è in una nuova condizione coloniale.... siamo in presenza di un fascismo senza dittatura e, in economia, di un nazismo senza militarismo». 
(Paolo Savona)

Presentiamo ai lettori alcuni significativi stralci del libro di Paolo Savona "Come un incubo come un sogno" (Rubbettino) in libreria nei prossimi giorni. Sarà chiaro perché gli euroinomani lo detestano e Mattarella non vuole nominarlo ministro.

COME CI FICCAMMO NEI GUAI...

«Il mancato perseguimento degli obiettivi conduce a uno stato permanente di tensione all'interno dell'Europa per le ingiustizie che implica: i cittadini non sono tutti uguali nei diritti, ma solo nei doveri. L'esprit d'Europe si attenua e vengono meno le componenti
TUTTI CONTRO....
Anche Il fatto Quotidiano del 22 maggio
sociali della pace, la vera forza che ha trainato all'inizio l'idea di Europa. I motivi di questa situazione sono due: l'unione non era ancora maturata nella coscienza dei popoli europei finendo con il peggiorarla per le cattive performance registrate nei momenti di crisi e perché le istituzioni create confliggevano con gli obiettivi. La scelta fu decisa da un'élite che procedette illudendo il popolo con le promesse contenute nell'articolo 3 riportato. Per l'euro, invece, la volontà delle élite divergeva e fu necessario un compromesso che assegnò compiti limitati all'eurosistema e condusse a una sua nascita prematura rispetto all'indispensabile unione politica. Le preoccupazioni erano dovute al fatto che l'assegnazione di poteri più ampi alla Banca centrale europea non avrebbe garantito un'inflazione contenuta e poteva condurre a una mutualizzazione dei debiti pubblici, entrambi aspetti che la Germania non intendeva accettare. Fu un atto di debolezza dovuto alla fretta».

"ITALIANI FANNULLONI E SCANSAFATICHE"..
L'inaccettabile sciovinismo della stampa tedesca (1)
ITALIA COLONIA (TEDESCA)...
«Al di là dei difetti in materia "economica", i modi in cui l'Ue è nata, con poca preparazione dei cittadini europei e in assenza di un referendum in molti dei paesi firmatari, sono la manifestazione più chiara della filosofia politica più ingiusta e pericolosa per l'affermarsi della democrazia: quella che gli elettori non sanno scegliere, mentre sarebbero capaci di farlo per loro conto solo gruppi dirigenti "illuminati" che, guarda caso, coincidono con quelli al potere. Tra questi Paesi vi è l'Italia, dove la Costituzione decisa dai padri della Repubblica contiene la più chiara violazione del principio democratico, quello che i trattati internazionali non possono essere oggetto di referendum. Conosciamo le origini di questa grave limitazione, ma esse non valgono più dalla caduta del comunismo sovietico; torna comodo tenersi la proibizione per imporre la volontà dei gruppi dirigenti economici e politici. Posso testimoniare personalmente che i sostenitori del Trattato di Maastricht, in particolare per quanto riguarda la cessione della sovranità monetaria, erano coscienti dei difetti insiti negli accordi firmati, ma la sfiducia che essi avevano maturato sulla possibilità di collocare l'Italia nel nuovo contesto geopolitico hanno indotto il Parlamento a seguire i loro consigli, compiendo un atto che sarebbe potuto essere favorevole al Paese se l'assetto istituzionale dell'Ue avesse condotto a un'unione politica vera e propria e non avesse i gravi difetti di architettura istituzione e di politeia indicati...Poiché l'unione commerciale e monetaria non ha condotto all'unione politica come sperato, questi gruppi dirigenti ci hanno lasciato un'eredità negativa che, sommandosi ai difetti culturali e politici del Paese, fa scivolare l'Italia in una nuova condizione coloniale, quella stessa sperimentata dalla Grecia».  

FASCISMO SENZA DITTATURA...

«L'Italia era impreparata nel 1992 ed è ancor più impreparata oggi, per le difficoltà che si sono accumulate e perché ha capito con quali compagni di strada si è messa. Non accuso la sola dirigenza italiana della scelta errata, ma anche quella europea, che era ben conscia, anche spingendosi oltre la realtà fattuale, che l'Italia non fosse preparata per stare nella moneta unica così come era stata concepita. Nella riunione del 24 marzo 1997, tenutasi a Francoforte, l'Italia era fuori dall'euro, nonostante Ciampi, ministro del Tesoro del governo Prodi, avesse varato il 30 dicembre precedente una manovra fiscale di 4.300 miliardi di lire, imponendo quella che è ricordata come "eurotassa" per rientrare nei parametri fiscali concordati. L'Italia aveva chiesto inutilmente di prorogare l'avvio dell'euro, ma la Germania si oppose. Un anno dopo, il 28 marzo, l'Italia venne accettata nel gruppo di testa dei Paesi aderenti all'euro. Non si conosce che cosa sia esattamente successo nel corso di quell'anno; forse ha contato l'impegno della diplomazia monetaria, dove la Banca d'Italia svolgeva un ruolo importante, o forse il fatto che, fatti bene i calcoli, i Paesi-membri hanno compreso che, tenendoci fuori, avrebbero patito la nostra concorrenza sul cambio e, accettandoci, avrebbero bardato il nostro sviluppo. Ora la nuova sovranità da espugnare è quella fiscale con le stesse modalità che hanno ispirato la cessione della sovranità monetaria, ossia secondo una visione di parte, pregiudiziale, del suo funzionamento, accompagnata dalla solita dichiarazione che servirebbe a migliorare il benessere generale. Essa non sarebbe un passo verso un'unione dove i cittadini godono degli stessi diritti ma per consentire una buona performance dell'euro e del mercato unico che causa una divisione tra essi. L'uomo al servizio delle istituzioni e non viceversa, una concezione sovietica dietro il paravento della liberaldemocrazia. Semmai si decidesse di farlo — e i gruppi dirigenti italiani, la stessa cultura accademica prevalente sono pronti ad accettarlo — si rafforzerebbero ancor più le forme di coordinamento obbligatorio, di tipo burocratico, diminuendo quello spontaneo garantito dal mercato unico creato con gli Accordi di Roma del 1957. Il problema dell'Ue non è l'autonomia delle sovranità fiscali nazionali, peraltro già vincolate dai parametri di Maastricht e rafforzate con il fiscal compact, ma l'assenza di un'unione politica in una delle forme conosciute di Stato. Spiace doverlo evidenziare, ma, cavalcando l'ideale elevato di porre fine alle guerre tra Paesi europei, non potendo procedere per via politica, i gruppi dirigenti hanno deciso di seguire una soluzione dove i principi democratici non hanno accoglienza. La conseguenza di questa scelta ha i contenuti di un fascismo senza dittatura e, in economia, di un nazismo senza militarismo».
Di Maio=PESTE. Salvini=COLERA...
L'inaccettabile sciovinismo della stampa tedesca (2)


SE QUALCOSA NON FUNZIONA SI CAMBIA...

«I gruppi dirigenti apprezzano l'inversione dei rapporti di forza favorevole che l'Ue stabilisce tra loro e il popolo, in particolare i lavoratori, con i media che esaltano quasi quotidianamente "le magnifiche e progressive sorti" dell'Unione europea per il Paese, anche se esse non emergono dalla realtà. L'enigma (peraltro di facile soluzione) è a quale parte del Paese si riferiscono? Purtroppo la risposta è quella parte che già sta bene e sa difendersi, essendo in larga maggioranza. Siamo tornati indietro di secoli nelle conquiste raggiunte nella convivenza civile democratica. Poiché una politica monetaria comune non si adatta a tutte le esigenze o condizioni di fatto dei Paesi che aderiscono alla moneta unica, l'aggiustamento dovrebbe essere attuato con adeguate politiche fiscali, le quali, come si è ricordato, sono restate nelle mani dei singoli Paesi, ma sono vincolate da limiti ben precisi posti ai deficit del bilancio pubblico e al livello del debito sovrano sul Pil. Soprattutto per i Paesi, come l'Italia, che fin dall'inizio avevano una posizione squilibrata rispetto a questi due parametri fiscali (oltre il 7% nel deficit di bilancio e oltre il 100% nel rapporto debito pubblico/Pil), gli spazi per queste politiche sono di fatto attribuiti in modo asimmetrico, positivi per chi rientra nei parametri concordati, negativi per gli altri. L'ingiustizia è innata negli accordi (...) Non c'è verso di convincere i leader dell'Unione europea di seguire il principio di Franklin Delano Roosevelt che se qualcosa non funziona, si cambia. Ma il cambiamento richiede preparazione scientifica, fantasia creatrice e coraggio per intraprenderlo. Nell'Ue le forze della conservazione prevalgono. La storia economica brevemente percorsa suggerisce che è necessario mutare le politiche riguardanti gli investimenti, soprattutto pubblici, e la tutela del risparmio operando sui tassi dell'interesse e sul rischio, nonché il funzionamento del sistema monetario internazionale ed europeo, affrontando con adeguate politiche i divari di produttività tra aree geografiche, settori produttivi e dimensioni di impresa. Se non lo fa, la società prima o dopo si vendicherà, seguendo i movimenti di protesta non perché siano preparati ad affrontare il problema, ma solo perché insoddisfatti delle politiche seguite dai partiti tradizionali».

E per quella inglese han vinto "I BARBARI"

IL RISCHIO CHE ARRIVI LA TROIKA...

«Non ho mai chiesto di uscire dall'euro, ma di essere preparati a farlo se, per una qualsiasi ragione, fossimo costretti volenti o nolenti (il piano B da me invocato). Ritengo che uscire dall'euro comporti difficoltà altrettanto gravi di quelle che abbiamo sperimentato e sperimenteremo per restare. Il problema consiste nel fatto che non abbiamo né piano A, né B. Il piano A dell'Italia è quello della Ue con le conseguenze indicate. Ho il timore che il piano B sia quello di consegnare la sovranità fiscale alla "triade" (Fmi-Bce-Commissione) se le cose peggiorano, infilandoci nella soluzione greca. Il Paese è in un vicolo cieco. Le autorità hanno il dovere di approntare e attuare due diversi piani, quello necessario per restare nell'Ue e nell'euro, e quello per uscire se gli accordi non cambiano e i danni crescono. Invece si insiste nella loro inutilità essendo l'euro irreversibile e si è disposti a pagare qualsiasi costo pur di stare nell'eurosistema. La prima dichiarazione viene fatta a voce alta, la seconda raramente, ma viene comunque pensata dagli ideologi dell'Ue e dell'euro, ben sapendo che questo costo non verrebbe pagato da loro, ma da una minoranza, sia pure di dimensione significativa».

lunedì 21 maggio 2018

Hanno paura di Borghi & C.


Fonte https://www.ingannati.it
Nonostante ci sia ancora chi pensa di vivere in una democrazia, i vari veti che il presidente della repubblica sta mettendo ai nomi di possibili primi ministri o altri ministri, così come i messaggi allarmati che intimano di non tradire quanto fatto fino ad ora (soprattutto in funzione di allineamento all’Europa, ed alla cessione di sovranità ad organismi come la BCE e la Giunta europea che, nel caso qualcuno se lo fosse dimenticato, NON sono eletti e NON hanno un mandato popolare); tutto questo, dicevo, sta a dimostrare senza ombra di dubbio che questa è soltanto una parvenza di democrazia. Voi credevate di avere la possibilità di scelta, credevate che esistessero regole imparziali, credevate che chi vince ha la possibilità di attuare il programma elettorale… e invece no! Se questi programmi non sono in linea con i desiderata di chi ci controlla, allora si mette il veto, con varie scuse più o meno credibili.
Ma per quale motivo questo governo fa così paura? Il motivo è presto detto, anzi, è proprio ufficiale, state a sentire:
A mettere in allarme i mercati sono le dichiarazioni relative ai mini bond, un controverso strumento con il quale lo Stato dovrebbe riuscire a saldare il suo debito con i fornitori, pagando con questa carta e non con denaro: il responsabile economico della Lega Nord ha confermato che arriveranno presto. Ma si trascura il fatto che l’operazione avrà impatti significativi sul debito pubblico.
Credit Agricole ritiene che i minibond siano un modo per dribblare le regole comunitarie. Ing afferma che si tratta, di fatto, di una valuta parallela. BNY Mellon dice che già la Grecia aveva pensato di introdurre questo strumento.
Capito? Hanno paura di perdere il monopolio più importante: quello della creazione di denaro, la prima e più importante arma di controllo dell’umanità. Ed il pericolo è così grande che sono disposti a tutto, pur di mantenerlo.

martedì 15 maggio 2018

NO A SAPELLI. OVVERO, LA DE-SELEZIONE ITALIOTA DELLE ELITES.

18 commenti
“E’ la prima volta nella storia – ha detto Paolo Mieli stasera  – che un governo non è supportato da nessun giornale. Vogliono – aggiungo io – un paese povero e incolto, facile da governare. Un villaggio musulmano,  totalmente dipendente dai massoni e dai banchieri”: così Danilo Quinto, l’ex radicale convertito, nel suo blog.
Anche il resto è da citare:
Sono felice di aver votato LEGA e dico che a Matteo Salvini si deve dire solo grazie. E’ l’unico leader politico che in questo momento ha l’Italia. Dice parole chiare, libere, oneste, di verità. Parole nobili, che non si sentivano da anni. Mi sento di dire che Salvini coltiva sempre di più la “nobiltà della politica” ed io sento di essergli grato, da cittadino di questo Paese, per lo sforzo che sta compiendo, perché “nobiltà della politica” significa svolgere un servizio per il bene comune, mettendo da parte gli interessi e  le ambizioni personali. Salvini non cambia e non rinuncia alle proprie idee (sulla Russia, su Putin, sulla Siria, sull’Europa) e questo è già moltissimo in un Paese abituato ai voltagabbana. Non solo. Salvini vuole realizzare le sue idee, per rispetto dei suoi elettori e di tutti i cittadini.
Sono d’accordo con Salvini, con il punto cruciale del suo intervento: la ridefinizione della posizione dell’Italia nei confronti dell’Europa. I punti del programma annunciato non si possono realizzare obbedendo ai diktat europei e rinunciando alla nostra sovranità, come vorrebbero continuare a fare i poteri forti e la gran parte dei mass media – i casi di “Repubblica” e de “Il Giornale” sono esemplari – che in questi giorni stanno attaccando in modo formidabile Salvini e la sua volontà di dare un Governo serio al Paese, temendo i sondaggi che vedono crescere in maniera intollerabile per molti i consensi per la LEGA.

http://daniloquinto.tumblr.com/post/173899968578/onore-a-matteo-salvini-di-danilo-quinto-14
Non c’è molto da aggiungere. Quando nella mattinata di ieri ha cominciato a circolare la voce che il premier scelto da Di Maio e Salvini era  Giulio Sapelli,  m’è sembrato impossibile: troppo perfetta la scelta. Sapelli è un economista cattedratico di fama internazionale, un critico acuto  e competente  dell’Unione Europea, dell’euro come aborto e della Merkel  come hitlerina, ospite fisso al Valdai Forum  (il tink tank putiniano);  desideroso per di più di combattere – perché per un  professore universitario di 61 anni diventare primo ministro di un governo così attaccato non è certo un riposo –  per un  senso del dovere che non si può definire che amor di patria.
Troppo bello. Nei minuti seguenti infatti è arrivato veto,  si capisce non da Di Maio, ma da Grillo e Casaleggio.  Certo, non si può chiedere troppo al 5 Stelle. L’ignoranza vuole la sua parte, così come la mancanza di coraggio e lucidità. Ma ancor più che l’ignoranza, constato qui la fatale pulsione che fa dell’Italia un paese arretrato, avviato a diventare “un villaggio musulmano”. Cerco di spiegarmi.  Ho rivalutato Salvini, quando ho visto che è capace di scegliere e chiamare  a lavorare insieme “persone migliori di sé”  come Bagnai e la Buongiorno,  per un progetto politico che ha chiaro in mente, e richiede i migliori. E’ una eccezione rarissima, nel mondo politico.
Nei miei 76 anni  di vita, l’ho visto accadere ormai troppe volte: appena nasce, per merito di qualche capo-popolo, un movimento nuovo, che apre a speranze di rinascita, a questo movimento si avvicinano, e si offrono per collaborare,  personalità capaci, competenti, dotate di qualità e coltura specifica, tecnica o generale; ma, passato il primo entusiasmo ed abbraccio, esse vengono allontanate dall’apparato partitico.  Ho visto mettersi a servizio di Umberto Bossi , Gianfranco Miglio, il maggior politologo di allora. Rapidamente, Bossi se n’è liberato:  ha sempre preferito i consigli del suo autista,  lui è uno “del popolo lumbard”, quello sì che capiva la “pancia del Nord”. Non sto a ricordare –  anche perché molti erano miei amici – i tanti “migliori”,  hanno visto in Forza Italia una speranza, e  si sono offerti per riempire i posti di responsabilità per cui avevano le qualità, a battersi per quella che credevano fosse la battaglia di Berlusconi, in Parlamento, nei ministeri, alla Rai.  Berlusconi, avete visto  tutti, ha fatto parlamentari e  persino ministre sue escort,  ha selezionato  non un personale politico, ma un corpo di ballo di cosce lunghe e nani leccaculo comici, come si trattasse di mettere insieme una troupe di avanspettacolo. Che infatti era proprio il suo scopo: mettere a carico dei contribuenti le sue pompinare, insediandole in cariche pubbliche stipendiate. E’finito con la nipote di Mubarak.
Nel Movimento 5 Stelle è successo lo stesso. Hanno prima assunto  Claudio Messora, il miglior video-blogger disponibile, intelligente militante, a capo della loro comunicazione – per poi buttarlo via rapidamente, ed è finita a querele; e sarebbe un ottimo presidente dellas RAI nel nuovo governo. Allontanato Paolo Becchi. Anatemizzato e maledetto Pizzarotti, il sindaco di Parma,  perché è più bravo di loro, infatti i cittadini l’hanno rieletto –  infischiandosene del  M5S.
Ovviamente si capisce perché i capipopolo procedono a queste epurazioni, si liberano di persone ottime, migliori di sé, disposte ad operare con loro per il progetto politico: perché temono di  perdere  il controllo  sul loro potere.  Temono le persone più intelligenti, più competenti, più creative, perché sono libere, fuori dal conformismo di partito – non capiscono che è proprio questa la loro utilità (se non  fossero libere non avrebbero creatività e fantasia); e i politici hanno una paura barbina di ciò che può sorprenderli, che non controllano.
E questo, attenzione, succede  negli apparati ministeriali, dove il dirigente sceglie e fa avanzare  le mezze tacche, perché non gli fanno ombra, e soprattutto non fanno risaltare  la sua propria incompetenza e inadempienza.  Nelle Università – dove i baroni  si accordano fra loro per far vincere i concorsi ai loro più mediocri leccaculo, temendo l’indipendenza e la concorrenza dei portaborse veramente migliori, quelli che farebbero avanzare la scienza. Naturalmente è per questo che, generazione dopo generazione di mediocri, non  solo la scienza non avanza, ma gli studenti abbandonano a frotte le università italiane, comprendendo benissimo che esse non insegnano quasi nulla di utile.
https://www.huffingtonpost.it/2018/01/22/gli-universitari-italiani-sono-i-piu-insoddisfatti-al-mondo_a_23339782/

E’ la selezione delle elites al contrario, quella italiana.  Chi ha un minimo di potere, dovunque, emargina le elites (i migliori di sé) e promuove la mediocrità.  Il risultato, impressionante,  l’abbiamo visto negli immani talk-show  con cui i giornalisti  (de-selezionati nel modo sopra descritto) si sono  lanciati come un sol uomo a dimostrare  come le   proposte del  futuro governo giallo-verde fossero irrealizzabili e da dilettanti allo sbaraglio – intervistando  di continuo e soltanto elementi del PD (gli sconfitti), che  davano  prova continua del loro dilettantismo ed ignoranza. Loro e i giornalisti.
Non so se vi siete resi conto: Gianni Riotta, in una trasmissione, Agorà, si è stupito quando gli hanno detto che nell’articolo 1 della Costituzione è scritto: “La sovranità appartiene al popolo”,  a questa rivelazione, Riotta ha esclamato: Se uno studente dice questo all’esame, lo bocciano!  Solo con sforzo riescono a convincerlo che nella Costituzione è scritto proprio così.
https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/gianni-riotta-non-conosce-costituzione-rinaldi-lezione-85253/
E Riotta è un principe del giornalismo italiota: corrispondente dagli Usa per il Corriere della Sera  per una  vita, è stato direttore de Il Sole 24 Ore confindustriale, oggi lavora per La Stampa:  solo piani alti.  E’ l’incarnazione stessa del processo di de-selezione delle elites. E’ salito  così in alto  perché è un ignorante  a tal punto. Ovviamente è per l’ Europa  della Merkel, per l’euro e per le cessioni di sovranità.
In un altro talk show,  c’è il sociologo De Masi, molto di sinistra,  che ha sempre votato PD, vicinissimo al 5 Stelle  (teorizza una sua idea: lavorare gratis per lavorare tutti) e col dente avvelenato perché s’è messo “con la destra”. Ma asfalta un tale Marattin,  definito “consigliere economico” del PD, che difende le “riforme” di Renzi.
Marattin racconta: prima del Jobs Act, le donne  quando venivano assunte   firmavano una lettera di dimissioni in bianco nel caso fossero incinte. Il Jobs Act  l’ha abolito.
De Masi: “Guardi che era illegale anche prima”.
Marattin tenta la carta, molto usata nei talk shows,  del  “i 5 stelle hanno abbandonato il loro programma su questo e quest’altro punto”.
DeMasi: “Tutti i partiti fanno programmi pre-elettorali e poi fanno altro. Per esempio il PD: io non lo avrei mai votato, se avessi saputo che il PD avrebbe abolito l’articolo 18”.
http://www.la7.it/laria-che-tira/video/de-masi-vs-marattin-pd-incidenti-sul-lavoro-sono-effetto-del-jobs-act-leggi-sbagliate-producono-14-05-2018-241561
Non c’è spazio per elencare tutte le dimostrazioni di dilettantismo  sesquipedale, e  incompetenza terminale dei sinistri  piddini: risultato evidente di 50 anni di de-saelezione, allontanamento ed emarginazione dei migliori, per restare soli fra i peggiori e mediocri. Il PD per esempio conosceva Alberto Bagnai, l’ha valutato quando era di sinistra, l’ha compulsato,  i militanti di sinistra alle sue conferenze tornavano a dire al partito: è bravo. Ma non  l’hanno voluto. L’hanno lasciato  alla Lega, e adesso dicono che è fascista. E i loro giornali  ne sbagliano apposta il nome: “Mugnai”, “Cimaglia”…
Alberto Bagnai, non Cimaglia.
Gli “economisti” della sinistra  che vedo partecipare ai  talk, così, non capiscono nulla e nulla sanno quando un competente parla di politica monetaria,  di come viene creata la moneta, di cosa è l’euro e perché dei Premi Nobel hanno messo in guardia contro la sua attuazione, prevedendo gli effetti destabilizzanti socialmente che constaiamo, in modo critico: gli mancano evidentemente le nozioni di base. L’economia che  difendono è quella che è pensiero unico  da 30 anni, non ne conoscono altra. E’ anche quella meno pericolosa per le loro carriere, perché non sfida il potere.
E oviamente, durando le trattative, la “base” grillina ignorante invidiosa ha preso a metterei bastoni tra le ruote: vuole de—industrializzazioni, vuole l’immigrazione umanitaria  –  senza saper distinguere  in questo governo lo scopo primario dagli accessori utopistici. Lo scopo primario è, come ha detto Salvini:  “O riesco a dare vita a un Governo che ridiscute i vincoli esterni con l’Europa oppure e’ un libro dei sogni: non voglio prendere in giro nessuno. Il Governo parte se puo’ fare le cose: se dovessimo renderci conto che non siamo in grado di farle, non cominciamo neanche”.

Frase da statista coraggioso. I grillini però si tirano indietro. Anche perché non hanno il personale adatto, altrimenti perdono il controllo.
Hanno scelto la posizione moderata, “centrista”, che fu tipica della DC. No agli estremismi, restiamo moderati. Non troppo intelligenti, non troppo coraggiosi, non troppo competenti –  prendiamo posizioni non troppo coraggiose (così l’Europa non ci teme) e non troppo intelligenti, sennò avremmo bisogno di Bagnai, di Messora,  di Sapelli – e non li controlliamo.
Vittoria dei Piddini, degli ignoranti; del “Sud” contro il “Nord” (la conseguenza sarà alla lunga  la secessione, quella vera);  degli italioti che vogliono diventare un villaggio musulmano.

domenica 13 maggio 2018

MATTARELLA VI INSEGNA LA LIBERTA’.

 FONTE 50 commenti
Sono contento di questa occasione storica: il presidente Mattarella insegna alle giovani generazioni che cos’è la Libertà.
Anzitutto l’articolo. E’ del Giornale berlusconiano:

Mattarella nega alla Lega i ministeri chiave con i dossier esteri

“Il Quirinale si aspetta che Salvini rassicuri Stati Uniti e alleati europei, Francia in testa

Una presa di posizione chiara, netta ed inequivocabile sulla politica estera. Sergio Mattarella non solo la chiede, ma la pretende. Vuole che Salvini si esponga in prima persona, confermando senza esitazioni la collocazione dell’Italia nell’Alleanza atlantica e al fianco degli Stati Uniti. Una dichiarazione che rassicuri non solo Washington, ma anche le cancellerie europee in agitazione ormai da giorni (l‘ambasciatore francese Christian Masset pare sia tra i più preoccupati). Come inquieto è lo stesso presidente della Repubblica, che in quanto a filoatlantismo non ha nulla da invidiare a Francesco Cossiga. D’altra parte, prima da vicepremier e poi da ministro della Difesa fu proprio Mattarella a seguire l’intervento italiano nella missione militare della Nato in Kosovo.
Così, nello scenario attuale e con l’alta tensione tra Usa e Russia all’orizzonte, è nelle cose che il Colle chieda garanzie. Il tweet di Salvini contro l’intervento americano in Siria, infatti, non è passato affatto inosservato a Washington. Così non è un caso che proprio ieri Guglielmo Picchi abbia provato ad aggiustare il tiro. «Non abbiamo dubbi, siamo nell’Alleanza atlantica senza se e senza ma», ha spiegato il deputato della Lega e consigliere per la politica estera di Salvini, che ha pure tessuto le lodi di Donald Trump e di Israele. Insomma, un prima manovra di assestamento che al Quirinale hanno sì apprezzato ma che non ritengono sufficiente. Sul Colle, infatti, si attende una parola chiara da Salvini in persona.
È per tutto queste ragioni che nelle ultime ore il Quirinale sta giocando di sponda con Di Maio per contenere la Lega. […] la distanza è tutta politica, non certo personale. Distanza siderale se pare che il Colle – questo raccontano sia fonti del M5s che del Carroccio – avrebbe posto un veto su tutte quelle poltrone dove passano i dossier chiave della politica estera. E quindi non solo la casella di premier e vicepremier, ma anche quella di ministro degli Esteri e della Difesa, tutti snodi nevralgici se si arrivasse ad una crisi nei rapporti tra Stati Uniti e Russia. A preoccupare, infatti, sono soprattutto le posizioni filo Putin e il rapporto con Mosca. Qualche spiraglio, invece, si sarebbe aperto per la casella di sottosegretario alla presidenza (con forti dubbi per l’eventuale delega sui servizi). Nessun problema, invece, per la poltrona di ministro dell’Economia (sempre che ci vada Giancarlo Giorgetti) e dell’Interno.
Il punto, però, resta soprattutto la premiership. Di Maio e Salvini hanno contattato alcune figure per così dire «terze» ma tutti hanno declinato l’offerta. Così, anche grazie alla sponda del Quirinale che dal M5s si sente decisamente più garantito sul fronte internazionale, sono tornate a salire le quotazioni proprio del leader del M5s. Quel che è certo è che Mattarella ha messo in chiaro che il futuro premier dovrà avere un profilo «presentabile» al prossimo G7 che si terrà l’8 e 9 giugno in Canada. Insomma, nessun esperimento con personalità alle prime armi, ma qualcuno che abbia già una consuetudine con i consessi internazionali o comunque un suo peso politico da mettere sul tavolo”.
http://www.ilgiornale.it/news/politica/mattarella-nega-lega-i-ministeri-chiave-i-dossier-esteri-1525535.html?mobile_detect=false
Vedete o giovani, quanta libertà vi dà l’Europa? Potete votare liberamente per chi volete. Poi gli Stati Uniti decidono che non può essere né premier né vicepremier, e si assicurano che Mattarella non gli dia gli Esteri né la Difesa: e ciò nel caso “si arrivasse ad una crisi nei rapporti fra Stati Uniti e Russia”. Una crisi peggiore di quella in corso, capite cosa significa?
La collocazione atlantica al fianco degli Stati Uniti” non può essere discussa in politica. Ma tuto il resto sì. Negli appositi talk shows.  La libertà vostra, grazie alla democrazia, è totale. L’Europa vi ha dato delle libertà che prima non avevate, come mostra questo breve video dell’europarlamento:
https://twitter.com/Europarl_IT/status/993105095138082816

siete liberi di “viaggiare, lavorare, studiare e andare in pensione” – cosa che gli stati nazionali non vi permettevano – avete “più opportunità di lavoro” (all’estero) , e ”garantisce i vostri diritti di consumatore”. Di più, di più,: se siete sodomiti, potete sposarvi tra voi e adottare un figlio preso da un utero in affitto; potete avere il suicidio assistito. Solo la collocazione atlantica a fianco degli Stati Uniti” non deve essere una opzione fra le altre.
Quella si chiama “libertà politica”, e questa non vi è data. Ma che vi importa, o giovani? Che sacrificio è, in comparazione dei diritti LGBT di cui voi tutti godete?
Avete letto sopra, o giovani, che “l’ambasciatore francese Christian Masset” è “preoccupato”, sicuramente ha telefonato a Mattarella, che si premura di epurare il futuro governo secondo i desideri di Parigi. Ora, magari, voi pensate che la UE essendo una unione di “liberi e uguali”, dove tutti gli Stati membri hanno pari diritti, il governo italiano abbia mai potuto fare altrettanto? Che possa ficcare il naso, tramite ambasciatore, su quale ministro degli Esteri ha scelto Macron? E’ un errore. Scusabile, lo ammetto. Voi siete ancora legati alla vecchia idea per cui le “giuste” relazioni internazionali sono basate sulla non-ingerenza e sulla “reciprocità”: un concetto antiquato e malsano, tant’è vero che viene promosso dal dittatore Putin. Le vere relazioni internazionali, di cui l’Europa è il modello, sono queste: loro possono interferire negli affari interni nostri, noi “non” possiamo, nemmeno osiamo, ingerirci degli affari loro. E’ il modello di espansione della democrazia americano: quando un governo appare alle potenze occidentali poco democratico, esse lo bombardano e lo cambiano. A Salvini, per ora, si limitano a chiedere una abiura “pubblica, netta e inequivocabile”, sulla politica estera. Qualcosa che ricorda il trattamento che si faceva subire agli eretici in tempo di fanatismo ed oscurantismo religioso. Ma a voi che importa, o giovani? La storia è così noiosa! Voi avete, grazie alla UE, tutte le libertà, tipo “studiare, lavorare e andare in pensione dovunque nella UE”, – volete che vi rimandi il filmetto?
https://twitter.com/Europarl_IT/status/993105095138082816

Siete liberi, o giovani! Certo che se “si arrivasse a una crisi fra Stati Uniti e Russia”, sarete voi a partire, in mimetica ed elmetto. La libertà politica serve, ma solo di tanto in tanto.
Per esempio, di fronte a quel che il presidente Mattarella con le “cancellerie” sta facendo della volontà popolare legittimamente espressa dal popolo italiano, l’unica risposta sarebbe la tanto celebrata Resistenza, la preparazione alla lotta per la Libertà, anche armata. Ma voi avete le armi? Sapete usarle? No, vi hanno liberato della noiosa incombenza che si chiamava “servizio militare di leva” – quindi voi non fate più paura a chi vi toglie la libertà, mentre siete voi che dovete aver paura di loro: non a caso voi siete disarmati e impreparati alla “lotta”, mentre loro hanno tre polizie di 500 mila uomini – per mantenere l’ordine – non verso gli immigrati violenti, è chiaro; verso di voi, se vi ribellate in caso di “crisi fra Stati Uniti e Russia”
Richiamo infine la vostra attenzione, o giovani che necessitate di chiarirvi le idee sulla Libertà, sull’ultimo capoverso dell’articolo di cui sopra.
Si tratta di scegliere il premier. I due partiti che hanno vinto le elezioni, col 33 e 17 per cento dei voti (quindi il 50%), hanno la maggioranza – ma non possono sceglierselo fra loro, come vogliono loro secondo il mandato che hanno ricevuto da voi.
Di Maio e Salvini hanno contattato alcune figure per così dire «terze» ma tutti hanno declinato l’offerta”, e ci credo.
“Mattarella ha messo in chiaro che il futuro premier dovrà avere un profilo «presentabile» al prossimo G7 che si terrà l’8 e 9 giugno in Canada”.
E chi può essere? Uno atlantico e europeista, di sicuro. Ma dove trovarlo? Cercate, cercate….
“Insomma, nessun esperimento con personalità alle prime armi, ma qualcuno che abbia già una consuetudine con i consessi internazionali o comunque un suo peso politico da mettere sul tavolo”.
Quindi nessun Di Maio, nessun Salvini, nessuno dei loro nuovi eletti da voi, perché sono tutti alle prime armi, oppure sono critici dell’euro, quindi “impresentabili” Nello stesso tempo deve essere uno “di area”, perché di europeisti e atlantisti ce ne sono mazzi a sinistra, ma la sinistra ha perso – sarebbe troppo sporca prendere da lì il premier del governo Lega-M5S
Chi sarà? Chi sarà? – come canta la Butterfly – giusta suspence, o giovini, vi attanaglia. Ma ecco:
uscito dalla folla cittadina
Un uomo, un picciol punto
S’avvia per la collina.
Chi sarà? Chi sarà? (canta la Callas)
Lo riconoscete? Sì! E’ lui!

Di nuovo eleggibile! Votatelo, siete liberi.

“Sorpresa! Berlusconi riabilitato e candidabile!

Il tribunale di sorveglianza di Milano: il venerdì pomeriggio. Con due mesi di anticipo rispetto al calendario (doveva decidere a giugno). Nel cuore delle trattative per il nuovo governo – che fa? Lava il Cavaliere da tutti gli effetti della condanna subita nell’agosto del 2013 per frode fiscale Mediaset.
“La clamorosa decisione – dicono i media – consente insomma a Berlusconi di tornare in campo a pieno diritto, candidandosi fin da subito se, per esempio, fallisse il nascente governo Lega-5Stelle e si andasse alle urne per luglio o settembre”.
Eccolo lì, l’uomo col profilo presentabile al prossimo G7, l’uomo con esperienza nei consessi internazionali, l’uomo col suo peso politico – anche se, oddio, noi vecchi ci ricordiamo che nei consessi internazionali la sua “esperienza” non fu memorabile, non aveva peso politico,

, faceva le corna al momento delle foto ufficiali, fingeva di fare nascondino dietro Angela Merkel (la “culona inchiavabile”), strattonava re Juan Carlos tirandolo per un braccio, urlava per richiamare l’attenzione dell’”Abbronzato”: “Mister Obama, Mister Obama!” al punto da irritare la regine d’Inghilterra. Insomma dava fastidio a tutti, era impresentabile, Merkel e Sarkozy lo schernirono e infine lo fecero cadere, con la complicità do Draghi e Napolitano, lo hanno sbattuto giù dal governo dandoci Mario Monti al suo posto, e 8 anni di governi non eletti. Ma hanno cambiato idea. Adesso è presentabile, atlantico, europeista.

E la magistratura? Cinquecento processi appena vinse le elezioni aprì contro il Cavaliere, per frodi, puttane, figlie di Mubarak, olgettine…e adesso lo rende ricandidabile. Il venerdì pomeriggio. Con due mesi d’anticipo, nel cuore delle trattative fa Lega, Cinque Stelle e Quirinale per un governo da cambiare. Come mi dice l’amico Angelo P., “questa magistratura non conosce festivi”. Non quando c’è da difendere la collocazione atlantica a fianco degli Stati Uniti.
Si può sempre contare sulla Giustizia Italiana.
A questo punto, a voi giovini, vi toccherebbe fare la  rivoluzione. Ma con quali mezzi? Armi? Cultura politica? Avrete nuove elezioni e Berlusconi premier.

Un a ltro governo di questi che tanto bene hanno fatto al debito pubblico
Qualcosa dà anche l’Italia alla UE…
Coi voti anche PD. Che volete di più? La UE vi ha già dato tante libertà: potete viaggiare, lavorare (se potete), pensionare….Vai col filmino!
https://twitter.com/Europarl_IT/status/993105095138082816

martedì 10 aprile 2018

Giannuli: Perché lascio il M5S


Il M5s ha tre meriti storici che nessuno può negare: aver abbattuto il falso bipolarismo Fi-Pd, aver posto in termini politici e non solo giornalistici il tema della casta ed aver impedito che la protesta che stava montando sfociasse in movimenti di estrema destra come Alba Dorata o il Front National. Per queste ragioni non sono affatto pentito di aver costeggiato ed appoggiato il M5s – pur senza mai entrare a farne parte – dal 2013 ad oggi.
Per la verità, non ho mai evitato di criticare singoli aspetti o scelte del movimento che, però, complessivamente ho sempre difeso.
Ma, come i lettori di questo blog hanno constatato, negli ultimi due anni, i motivi di dissenso sono andati crescendo e le critiche si sono fatte più frequenti e forse più aspre, per cui non è stato un caso che nelle recenti elezioni politiche, alla Camera non ho votato 5 stelle ma Potere al Popolo.
Non sono io che mi sono man mano allontanato dal M5s: io sono rimasto fermo, è il M5s che ha preso altre strade.
Il M5s al quale mi ero avvicinato era quello dell’ “Uno vale uno” che, pur non senza contraddizioni anche evidenti, rifiutava l’idea di un capo politico che decidesse tutto.
Oggi, nel movimento vige un regolamento che nessuno ha mai approvato e che dà pieni poteri al capo politico, sino al punto di dargli la possibilità di nominare i capigruppo parlamentari non più eletti (cosa che non ha precedenti nella storia del parlamento repubblicano).
Il M5s al quale mi ero avvicinato parlava di democrazia diretta, anche con un’enfasi eccessiva che si traduceva in un discutibile rifiuto della democrazia rappresentativa, oggi di democrazia diretta non si parla più ed è restato solo un antiparlamentarismo ancora più inquietante di ieri.
Il M5s cui mi ero accostato miscelava temi di destra (come l’ostilità verso gli immigrati) con temi di sinistra (come la difesa dell’art. 18), ma aveva una decisa avversione ai poteri finanziari (ricordiamoci le partecipazioni di Grillo alle assemblee degli azionisti Telecom); oggi il “Capo politico” del movimento dice che i governi devono tener conto dell’orientamento dei mercati finanziari.
Il M5s con il quale iniziai a collaborare si schierò decisamente per la legge elettorale proporzionale e contro la riforma renziana della Costituzione in difesa della Costituzione repubblicana del 1948. L’edizione più recente del M5s ha fatto non poche concessioni nel dibattito sulla legge elettorale (in particolare quando si parlò di metodo tedesco) e, con ogni evidenza, si appresta a sostenere il ritorno ad una qualche forma di maggioritario.
Quanto alla Costituzione, la pretesa di avere la Presidenza del Consiglio sulla base della maggioranza relativa ottenuta nel voto per l’elezione della Camera è solo la premessa logica di una riforma di indirizzo presidenziale. Ma allora, perché ci si è opposti alla riforma di Renzi? Io ho combattuto Renzi in quel Referendum perché ero contrario alla sua riforma, mi viene il dubbio che qualche altro ha combattuto quella riforma solo perché voleva togliere di mezzo Renzi. Sono cose molto diverse.
Il M5s di cinque anni fa entrò nelle stanze del potere per ribaltarle, quello di oggi non si sottrae all’abbraccio mortale del potere consolidato: non hanno cambiato il potere, ma il potere ha cambiato loro.
Il M5s con cui ho collaborato fece un’epica battaglia parlamentare contro la “riforma” della Banca d’Italia che ne faceva dono alle principali banche nazionali. La legge prevedeva tre anni di tempo per mettere sul mercato le azioni possedute in eccesso dai pochi oligopolisti, il limite è scaduto nel 2017 senza che sia avvenuto niente ed il M5s non dice niente, preferendo posare occhi vogliosi sulla Cassa Depositi e Prestiti, in perfetto stile spoil system. Certo, sin qui è stata gestita malissimo, ma quale è il rimedio? Piazzare qualche amico? Non so.
Il M5s di Roberto Casaleggio era contrario all’Euro senza se e senza ma (anche troppo e, semmai, ero io a moderare le cose dicendo che non si può uscire da un ordine monetario dalla sera alla mattina e senza sapere bene con cosa sostituirlo) oggi non solo non si parla proprio più di uscita dall’Euro, ma si fa dell’oltranzismo filo Ue, e si prospetta l’adesione al gruppo più eurista del parlamento europeo, En Marche.
Il M5s delle origini si diceva “Né di destra né di sinistra”, ma in realtà ospitava nel suo seno sia destra che sinistra, oggi quella ambiguità è sciolta e, pur continuando a dirsi né di destra né di sinistra, il Movimento sta imboccando una strada decisamente di destra.
Io ero e sono sempre rimasto di sinistra, potevo convivere con l’ambiguità iniziale, ma non con una cosa esplicitamente di destra.
Per cui, sapete che sono anticonformista ed, in un paese in cui (quasi) tutti salgono sul carro del vincitore, io scelgo di scendere dal carro del vincitore.
Sarò grato ai conduttori televisivi che non mi presenteranno più come “vicino al Movimento 5 stelle” ma come persona “che è stata a lungo vicina al M5s”. Nessuna acrimonia e nessuna ostilità preconcetta, quando il M5s farà scelte condivisibili lo difenderò, quando ne farà di segno opposto lo criticherò, ma sempre nel merito, perché, nonostante tutto, il M5s è ancora oggi una importante risorsa per il paese e sarebbe altamente auspicabile che correggesse questa discutibile rotta.
* da aldogiannuli.it

domenica 18 marzo 2018

Fasanella: sabotare l’Italia, tutti complici dei killer di Moro

Poi qualcuno si domanda com’è che siamo caduti così in basso – cioè con un tizio come Romano Prodi, il rottamatore dell’Iri, trasformato in paladino del popolo (s’intende: il popolo oppresso dall’Uomo Nero, quello delle tevisioni, delle olgettine e della P2). Al Cavaliere di Arcore, dagli anni ‘90 il copione oppose Prodi, advisor europeo della banca d’affari più famigerata del pianeta, la Goldman Sachs, nonché presidente dell’istituzione più medievale, l’infame Commissione Europea. Lo stesso Prodi che, quando ancora si stava posizionando nella galassia Dc, se ne uscì con una storia pittoresca su Aldo Moro: il nome “Gradoli”, presentato come possibile indizio sulla località della prigionia dello statista sequestrato dalle Brigate Rosse, disse che gli era stato rivelato nientemeno che nel corso di una seduta spiritica. Ancora oggi ci si domanda per quale servizio segreto lavorasse, quel famoso spiritello chiacchierone, mentre c’è chi – come Giovanni Fasanella, autore del bestseller “Il golpe inglese”, scritto con Mario José Cereghino – nel quarantennale della tragica scomparsa di Moro ha le idee più chiare. Dal suo lavoro emerge uno scenario ben poco “spiritico” e molto geopolitico: a eliminare il presidente della Dc sarebbero stati gli stessi poteri che ce l’avevano a morte con l’Italia, al punto da far assassinare il patron dell’Eni, Enrico Mattei, esploso in volo nel 1962 insieme al suo aereo dopo aver terrorizzato le Sette Sorelle offrendo condizioni eque ai paesi petrolieri.
Tutta da riscrivere, la verità su Moro: ora lo sa anche la magistratura, che ha appena ricevuto la dirompente relazione della commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Giuseppe Fioroni. Nel suo nuovo lavoro, “Il puzzle Moro”, edito da Romano ProdiChiarelettere, Fasanella riassume le sconvolgenti conclusioni della commissione: tutti i grandi poteri concorsero al rapimento, affidato alla manovalanza Br. Ma l’autore aggiunge un elemento inedito, altrettanto pesante, tratto dalle carte desecretate dell’archivio di Stato britannico: rivela l’iniziativa di Londra per “sovragestire” l’Italia, con il concorso dei maggiori servizi segreti, a cui Moro (vivo) faceva paura. Fasanella ne ha parlato in due recenti interviste, con Claudio Messora su “ByoBlu” e poi con Stefania Nicoletti a “Border Nights”, offrendo una sintesi decisamente vertiginosa. Punto primo: nel 1976, due anni prima del sequestro, la Gran Bretagna propone di organizzare un classico golpe militare, in Italia, per bloccare l’azione politica di Moro, considerato una minaccia mortale per gli interessi post-coloniali inglesi, in Medio Oriente e in Africa, dove l’Italia – come già all’epoca di Mattei – sta ridiventando un interlocutore privilegiato per i paesi poveri, in via di sviluppo, impegnati nella grande impresa della decolonizzazione. Seconda notizia: la Francia appoggia con entusiasmo l’idea di schierare carri armati nelle strade italiane. Ma a inglesi e francesi – terza notizia – si oppongono tedeschi e americani.
La Germania, ancora divisa in due e impaurita dall’Urss, teme che possa vacillare lo scudo Nato di fronte alla prevedibile reazione della sinistra italiana, allora fortissima, di fronte a un colpo di Stato militare in stile greco. Quanto agli Usa, la loro intelligence ha ancora le ossa rotte dopo la scandalo Watergate che ha appena travolto Nixon: meglio non impelagarsi in qualcosa di orrendo (e imbarazzante) in Italia. Al che, racconta Fasanella, Londra fa scattare il Piano-B: un progetto “eversivo” per sabotare l’Italia dall’interno. Il progetto è ancora protetto dal segreto, ammette il giornalista, ma il titolo del dossier compare negli archivi. E’ la prova che la Gran Bretagna ha programmato precise azioni per destabilizzare il nostro paese: la strategia della tensione. «Non a caso, da allora, esplose in modo inaudito la violenza politica tra gli opposti estremismi». Fino alla crescita rapida ed Giovanni Fasanellaesponenziale delle Brigate Rosse, che culmina con il caso Moro: un delitto perfetto. Soddisfatti gli inglesi, che insieme ai francesi hanno coronato il loro disegno neo-coloniale (amputare la politica estera italiana, filo-araba e filo-africana), e soddisfatti anche gli americani e i sovietici: i primi temevano che l’apertura di Moro al Pci trasformasse l’Italia in una nuova Jugoslavia, mentre i secondi vedevano in Berlinguer un pericoloso “eretico”, capace di allontanare dall’ortodossia di Mosca gli altri partiti comunisti europei.
Questo spiegherebbe la sostanziale collaborazione di tutte le strutture di intelligence, amiche e nemiche: le une e le altre, interessate a incassare la fine di Moro come risultato politico. Obiettivo principale, in Europa: mortificare le aspirazioni dell’Italia, congelandone la politica. Non andò esattamente così: con Craxi, il paese divenne un protagonista del G7, e l’Italia rialzò la testa anche in politica estera (inaudita la crisi di Sigonella). Quindi, dopo l’inevitabile liquidazione del leader socialista ribelle, arrivò la normalizzazione definitiva: il rigore Ue, la camincia di forza dell’Eurozona, il vecchio Prodi rimesso in campo per raccontare agli italiani le meraviglie dell’euro. Caduto l’ultimo alibi (Berluconi, l’Uomo Nero da odiare) ora affiorano verità scomode, incresciose, che risalgono agli anni ‘70. La trama è sempre la stessa: l’ha raccontata anche Gioele Magaldi, nel bestseller “Massoni”. Tema: impedire, ad ogni costo, che l’Italia diventi importante. Tutte le volte che ci ha provato – con Mattei e Moro, persino con Craxi – ha mandato nel panico i “sovragestori”, i veri signori dell’élite finanziaria (ieri industriale) che detesta la democrazia. Gli unici italiani tollerati, nei salotti che contano, sono quelli prontissimi a obbedire: Prodi e Ciampi, Draghi e Napolitano. Ora – dopo 40 anni – si scoperchia la vera tomba di Moro, e si scopre che i mandanti sono ancora in circolazione. Stanno lassù, come sempre, godendosi lo spettacolo del nostro “populismo” inconcludente: una protesta elettorale che non fa paura a nessuno.
(Il libro: Giovanni Fasanella, “Il puzzle Moro”, Chiarelettere, 368 pagine, euro 17,60).

giovedì 8 marzo 2018

Quei legami tra la Casaleggio e Soros che i grillini bollano come fake news

Spunta un documento nel quale appare che la società ricevette dal 2017 248mila dollari per controllare militanti e candidati


Hai voglia a prendere il 33%. Del peccato originale non ci si libera mai. E non stiamo parlando di uno come Rocco Casalino a capo della comunicazione o dei soldi in nero pagati al milionario Grillo.
Ma della vera anima nera dei 5 Stelle: la Casaleggio Associati Srl.
Adesso spunta qualcosa di grosso che rende bene l'idea delle astuzie della Casaleggio Associati, ben avvezza a certi stratagemmi. Un documento della discussa Open Society Foundations (una delle più grandi fondazioni private al mondo che supportano gruppi per i diritti umani, con un budget annuale di oltre 900 milioni di dollari), la società che fa capo all'87enne miliardario americano George Soros (nato a Budapest in una famiglia ebraica, ha un patrimonio di 25,2 miliardi di dollari, una delle trenta persone più ricche del mondo), molto chiacchierato per le sue attività speculative (condannato per insider trading) e di una filantropia sospetta (ha spostato 18 miliardi di dollari alla Open Society Foundations per pagare meno tasse in quanto le donazioni sfuggono alle imposte), dimostra che la Casaleggio Associati ha incassato dalla Open Society Foundations di Soros, 248mila dollari dall'agosto 2017 al marzo 2018 per un progetto volto «a cambiare, a spingere gli elettori e i candidati alle elezioni politiche del 2018 a cambiare strategia su migrazioni ed euroscetticismo». E viene indicato pure un referente, Luca Elauteri, socio fondatore e amministratore dal 2004 della Casaleggio Associati con tanto di e-mail (info@casaleggio.it). Elauteri si occupa di Content e Social Media Strategy nell'ambito di editoria digitale e dei new media. Questo documento è stato scoperto da Alessandro Cerboni, bioingegnere di Arezzo, vice presidente di Assocompliance, per anni vicino al M5s che conosce tutti gli scheletri negli armadi della Casaleggio, una persona troppo intelligente e qualificata per restare con la banda Di Maio (infatti lo segarono alle «parlamentarie»).
La Open Society Foundations ha iniziato a lavorare in Italia nel 2008, proprio un anno prima della fondazione del M5s. Ovviamente la Casaleggio Associati bolla la notizia come una fake news, ma il dubbio resta. Sarà per questo che per tutta la campagna elettorale il M5s non è stato più antieuro come lo era invece agli inizi e non si è più scagliato contro gli immigrati? Chi c'è al servizio delle lobby estere o viene influenzato dalle stesse? Ad avvalorare questo documento, la notizia che gli «uomini di Soros» avrebbero contribuito a scrivere il programma di governo del Movimento 5 stelle sui migranti: la denuncia, pubblicata a gennaio, fu fatta da Francesca Totolo che, su Il Primato Nazionale, scrisse un articolo dove dimostrava i legami tra la Open Society Foundations e il M5s. «Il ricollocamento dei richiedenti asilo» è stato redatto da Maurizio Veglio, noto avvocato tra i membri di Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione), associazione fondata e finanziata dalla Open Society Foundations. L'Asgi ha aderito a numerose campagne pro-immigrazione volte a favorire l'accoglienza dei migranti e pro-ius soli e c'è un collegamento diretto tra alcune parti del programma sui migranti del M5s e l'Asgi, associazione che spesso fa causa ai sindaci di centrodestra.
Del resto i legami tra i grillini e Soros esistono da sempre. Lorenzo Fioramonti, ministro ombra dello Sviluppo Economico per il cinquestelle, ha lavorato per la Fondazione Rockfeller e scrive su Open Democracy, sito legato alla Open Society Foundations.
E due anni fa Di Maio pranzò coi vertici della Commissione Trilaterale, la somma dei poteri forti dell'Occidente fondata dal banchiere Rockefeller, che insieme a Soros era considerato uno dei due burattinai del mondo. Onestà.

mercoledì 21 febbraio 2018

Da IO SONO QUELLO Nisargadatta Maharaj


77. 9 Novembre 1971
I.: Sono molto legata ai miei figli e alla famiglia. Come si vince l'attaccamento?
M.: L'attaccamento nasce con l'idea dell'"io" e del "mio". Trova il vero significato di
queste parole e sarai libera da ogni schiavitù. La mente si dispiega nel tempo. Le cose
ti accadono una dopo l'altra e ne resta il ricordo. Non c'è nulla di sbagliato in ciò. Il
problema sorge solo quando il ricordo dei dolori e dei piaceri trascorsi - che sono
essenziali a qualsiasi forma di vita - diventa un comportamento riflesso, e oppressivo.
Questo riflesso assume la forma dell'"io" e usa il corpo e la mente per i suoi scopi,
che sono invariabilmente la ricerca del piacere e la fuga dal dolore. Quando
riconoscerai l'"io" per quello che è, un grappolo di desideri e paure, e il "mio", come
il ricettacolo di tutto l'occorrente, in cose e persone, per evitare il dolore e assicurare
il piacere, vedrai che l'"io" e il "mio" sono falsi e infondati. Creati dalla mente, la
dominano finché sono presi per veri; non appena se ne dubita, dileguano. Poiché sono
di per sé insussistenti, hanno bisogno di un supporto che trovano nel corpo, il quale
diventa il loro punto di riferimento. Quando dici "mio" marito, i "miei" bambini,
intendi il marito e i figli del corpo. Abbandona l'idea di essere il corpo e affronta la
domanda: chi sono? Immediatamente si mette in moto un processo che ripristina la
realtà o che, piuttosto, riconduce la mente alla realtà. Basta non avere paura.
I.: Chi sono per averla?
M.: Entri nella realtà solo se abbandoni le idee di "io" e "mio". Allora ristabilisci il
tuo stato normale e naturale, nel quale non sei né il corpo né la mente, né l'"io", né il
"mio". È la pura consapevolezza di essere, senza essere questo o quello, e senza
identificarti con alcunché di particolare o generale. In quella limpida luce della
coscienza non c'è nulla, nemmeno l'idea del nulla. Solo luce.
I.: Ci sono persone che amo. Devo abbandonarle?
M.: Abbandona solo la presa psichica. Il resto riguarda loro. Potranno continuare a
interessarsi a te, oppure no.
I.: Come no? Non sono i miei cari?
M.: Sono i cari del tuo corpo, non di te. O meglio, non c'è nessuno che non sia un tuo
caro.
I.: E le mie proprietà?
M.: Se non c'è il "mio", dove sono le proprietà?
I.: Allora, se perdo l'"io" perderò tutto?
M.: Forse sì, forse no. E comunque per te sarà lo stesso. La tua perdita sarà il
guadagno di qualcun altro. Non t'importerà.
I.: Se non m'importerà, perderò proprio tutto!
M.: Se non hai nulla, non hai problemi.
I.: Mi resta quello della sopravvivenza.
M.: Ci pensa il corpo a risolverlo, mangiando, bevendo e dormendo. Ce n'è a
sufficienza per tutti, purché sia condiviso.
I.: La società è basata sul prendere, non sul condividere.
M.: Condividendo la cambierai.
I.: Non me la sento. Del resto, le mie proprietà sono già tassate.
M.: Non è lo stesso che condividere volontariamente. La società non cambierà con la
costrizione. Ci vuole un cambiamento nel cuore. Convinciti che niente è tuo, che tutto
è di tutti. Solo allora la società potrà cambiare.
I.: La comprensione di un uomo non porterà lontano il mondo.
M.: Il mondo in cui vivi sarà profondamente influenzato. Sarà sano, felice e aperto. Il
potere di un cuore sincero è immenso.
I.: Ditecene di più.
M.: Parlare non è il mio svago preferito. A volte parlo, a volte no. Il fatto che parli o
no, fa parte di una data situazione, e non dipende da me. Quando c'è una situazione in
cui devo farlo, mi ascolto parlare. Altre volte no. Per me è tutto lo stesso. Che parli o
no, la luce e l'amore dell'essere ciò che sono, restano intatti, né comunque dipendono
da me. Esistono e io lo so. C'è la lieta consapevolezza, ma nessuno che sia lieto. Non
che manchi il senso dell'identità, ma è l'identità di una traccia della memoria, come
quella di una serie di immagini sullo schermo. Senza la luce e lo schermo non c'è il
film. Riconoscere che il film è l'effetto di un gioco di luce sullo schermo, libera
dall'impressione che sia reale. Limitati a capire che tu ami il sé, che lui ti ama, e che
l'"io sono" è il vincolo tra voi, nonostante l'apparente diversità. Vedi l'"io sono" come
un segno d'amore fra l'interno e l'esterno, la realtà e l'apparenza. Come nel sogno
tutto è mutevole tranne la coscienza dell'"io" che ti fa dire "Ho sognato", così l'"io
sono" ti fa riconoscere "Sono ancora il vero me stesso. Non sono io che faccio, e
niente è fatto a me. Sono ciò che sono e nulla può influenzarmi. Sembro dipendere da
tutto, in realtà tutto dipende da me".
I.: Sostenete di non far nulla: non state forse parlando?
M.: Non ho la sensazione di farlo. Il parlare accade.
I.: Io parlo.
M.: Veramente? Piuttosto, ti ascolti parlare e dici: parlo.
I.: Chiunque dice: "io lavoro, vengo, vado".
M.: Non ho niente da obiettare alle convenzioni del tuo linguaggio, ma esse
distorcono e distruggono la realtà. Sarebbe più appropriato dire: "c'è un parlare, un
lavorare, un andare e venire". Perché accada una cosa, l'universo deve coincidere in
quel punto. È sbagliato credere che ogni singola cosa possa causare un evento. Ogni
causa è universale. Il tuo stesso corpo non esisterebbe se l'universo non contribuisse
alla sua creazione e sopravvivenza. Le cose accadono come accadono perché il
mondo è com'è. Per alterare il corso degli eventi, devo immettere un fattore nuovo,
che non può essere che me stesso, il potere dell'amore e della comprensione messi a
fuoco dentro di me.
Quando nasce il corpo, gli succedono un mucchio di cose alle quali tu, che ne sei solo
l'abitante, partecipi credendo di essere il corpo stesso. Piuttosto, sei come lo
spettatore che ride e piange per la trama del film. Basta che egli sposti l'attenzione
dallo schermo su di sé per rompere l'incantesimo. Quando il corpo muore, la vita che
vivi ora - un succedersi di eventi fisici e psichici - si estingue. Ma per quel tipo di
estinzione, potresti non attendere la morte del corpo; basterebbe trasferire l'attenzione
sul sé e mantenervela. Tutto avviene come se un potere misterioso creasse e
muovesse ogni cosa. Persuaditi che non sei colui che muove, ma solo l'osservatore, e
sarai in pace.
I.: Questo potere è separato da me?
M.: Naturalmente no. Ma devi anzitutto allenarti a diventare un osservatore
spassionato. Solo allora coglierai la tua vera natura di amante e attore universale.
Finché sei coinvolto nei triboli della persona, non puoi vedere nulla al di là. Verrà il
momento in cui scoprirai di non essere né il particolare - la persona che appari -, né
l'universale, ma al di là. Come la punta della matita può tracciare tantissimi disegni,
così il punto inesteso della consapevolezza traccia i contenuti dell'universo; trova
quel punto e sii libero.
I.: Con che cosa creo il mondo in cui sto?
M.: Con i tuoi ricordi. Finché ignori il tuo ruolo di creatore, vivi in un mondo limitato
e iterativo. Se non ti identifichi col passato, sei libero di creare un mondo nuovo
armonico e bello. Oppure, sii semplicemente - al di là dell'essere e del non-essere -.
I.: Che cosa mi resta se lascio andare i ricordi?
M.: Nulla.
I.: Ho paura.
M.: Avrai paura finché non assaggerai la libertà e le sue beatitudini. Naturalmente
qualche ricordo che ti aiuti a identificare il corpo e a guidarlo, può restare, ma è
l'attaccamento al corpo come tale, che devi estinguere; il corpo cessa di essere il
campo del desiderio e della paura. Non è difficile capirlo e attuarlo, ma devi tenerci.
Senza interesse non fai nulla.
Sei un grappolo di ricordi tenuti insieme dall'attaccamento. Saltane fuori e guarda.
Per la prima volta vedrai qualcosa che non è un ricordo. Cessi di essere il tal-dei-tali,
assorto nei fatti suoi. Sei finalmente in pace. Vedi che non c'è mai stato nulla di
sbagliato al mondo: lo sbagliato eri tu, e ora è tutto finito. Le maglie del desiderio,
che è figlio dell'ignoranza, non t'intrappolano più.

domenica 11 febbraio 2018

La sinistra mondialista mobilita la piazza in difesa dei migranti e della mafia nigeriana

di Luciano Lago fonte https://www.controinformazione.info
Ancora una volta, con il pretesto dei fatti di Macerata, la sinistra mondialista ha sfogato tutto il suo rancore contro la marea montante di ripulsa contro le politiche di accoglienza indiscriminata e la retorica immigrazionista. Niente di meglio che buttarla sull’antifascismo visto che, come è ormai noto, “l’antifascismo è diventato l’ultimo rifugio dei farabutti. Quando non hai più niente da dire, nulla di vero, di concreto, di significativo da esprimere, quando non hai nulla di serio su cui fondare la tua legittimità, quando non hai motivo per occupare un posto di potere e non hai un merito, una capacità, un valore allora tiri fuori l’antifascismo” (Marcello Veneziani).
Nella giornata di ieri si sono susseguiti cortei e manifestazioni a Macerata ed in altre città d’Italia come a Piacenza, a Pavia a Torino e molte altre , con corollario di incidenti, in alcuni casi con violenti scontri con la polizia ed in altri casi con una palese insofferenza da parte dei cittadini stanchi della retorica vuota dei partiti politici.
Il fatto saliente che ha caratterizzato le manifestazioni antifasciste è stato la protesta contro lo sparatore di Macerata, Traini, visto come una risorgenza di fascismo e “minaccia per la democrazia” ma, nello stesso tempo, la rabbia degli antifascisti della sinistra si è scatenata anche contro coloro, associazioni e formazioni politiche, che partecipavano alle commemorazioni dell’eccidio delle foibe, visto dai gruppi di sinistra come un episodio di “lotta partigiana” contro i fascisti istriani.
Nel corso della manifestazione indetta dalla sinistra di “Liberi e uguali” a Macerata, si sono sentite filastrocche e slogan come “”COME BELLE SON LE FOIBE DA TRIESTE IN GIU”. Da notare che alla manifestazione partecipavano alte cariche istituzionali dello Stato Italiano come Laura Boldrini e Pietro Grasso i quali, fino al momento, non risulta che abbiano preso le distanze da tali slogan,  provocando una reazione e adirata di Massimiliano Fedriga, capogruppo della Lega alla Camera. Vedi: La rivolta contro gli slogan shoc a Macerata...
Nel frattempo a Macerata, la povera Pamela, la ragazza diciottenne italiana assassinata e fatta a pezzi con scempio del suo corpo, come ormai sembra accertato da parte dei nigeriani, fratelli e compaesani dei 6 feriti dallo sparatore Traini, rimane un fatto di cronaca accantonato per cui non vengono neppure ammesse manifestazioni pubbliche, dato che queste potrebbero “offendere” la sensibilità dei migranti, spaventati dall’ondata di rabbia montante dalla popolazione.
Boldrini alla manifestazione
Contro i presunti autori dell’efferato omicidio, due dei quali arrestati a Milano, sono scattate le manette per omicidio volontario, vilipendio ed occultamenti di cadavere, si tratta in totale di quattro “risorse” che andranno ad infoltire il grande numero di delinquenti stranieri extracomunitari già ospiti delle carceri italiane.
Non è escluso che alle prossime manifestazioni, i compagni della sinistra canteranno slogans anche contro questa vittima che ha causato l’arresto di ben quattro “risorse” così coccolate dalla sinistra immigrazionista.
A prescindere da queste stanche manifestazioni di piazza preorganizzate, che riguardano ormai soltanto gli esagitati gregari delle frange della sinistra, la grande maggioranza dei cittadini italiani è ormai stanca di questa casta politica che ha voluto, programmato ed agevolato l’invasione anche delle peggiori fecce umane, come i trafficanti della mafia nigeriana, che hanno preso possesso di molti territori delle città italiane, anche di quelle una volta tranquille (come Macerata), dove oggi vige lo spaccio di droga, il racket della prostituzione e gli altri traffici delinquenziali gestiti dalla delinquenza di importazione, la più crudele ed efferata.
La sinistra teme una solenne bocciatura nelle prossime elezioni e cerca di “buttarla in cagnara” lanciando una massiccia campagna di antifascismo per nascondere la propria vergognosa subordinazione alle centrali finanziarie e transnazionali, le stesse che hanno imposto le migrazioni di massa all’Italia con l’obiettivo di ottenere la destabilizzazione sociale del paese. L’immigrazione fornisce una mano d’opera di riserva per le mafie, per le multinazionali e per lo sfruttamento del grande capitale e allo stesso tempo costituisce una massa di manovra per i partiti di potere della sinistra che, perdendo consenso presso il loro elettorato tradizionale, possono utilizzare questi nuovi arrivati in sostituzione del loro vecchio elettorato.
Questo spiega la foga e l’ossessione dei personaggi della sinistra mondialista nel voler far approvare a tutti i costi la legge dello “Ius soli” in modo da fornire anche il diritto di voto quanto prima a larghe masse di migranti, divenuti un preziosa base di consenso.
Per quanto la propaganda pro immigrazione sia massicciamente  sostenuta da tutte TV, dal Papa Bergoglio  e dai grandi media (persino al Festival di San Remo), sarebbe arrivata ormai l’ora che gli italiani possano aprire  gli occhi prima che sia troppo tardi.  Di fronte a nuovi fatti drammatici, un domani  i cittadini italiani dovrebbero  dare a colpa soltanto a se stessi per aver troppo dormito.