.Nisargadatta Maharaj. La meraviglia è l'alba della sapienza

L’appercezione in cui tutto sorge, è questa la realtà. Un’appercezione pura e chiara, quella che chiamano l’occhio di Dio.Karl Renz

« La persona non- risvegliata vive nel suo mondo, la persona risvegliata vive nel mondo. » Andrew Cohen

Finché immagino "come dovrei essere", continuerò ad essere quello che sono ora.U.G.Krishnamurti

"Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti." Eraclito

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezzaBenjamin Franklin

In televisione non c'è la pubblicità, il mezzo televisivo è "solo" pubblicità.Dioniso 777


Upton Sinclair, “è difficile far capire qualcosa ad un uomo quando il suo stipendio dipende dal suo non capire”.


domenica 29 ottobre 2017

Tom Hodgkinson: "Vacanze e ferie sono una truffa, questa non è Libertà"

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I giorni di ferie che ci vengono concessi sono ancora pateticamente insufficienti. Negli ultimi settant'anni le settimane di vacanza retribuite sono diventate quattro in Gran Bretagna e credo, la miseria di 2 negli Stati Uniti (come in Italia da brava colonia...) e talvolta gli ambiziosi lavoratori non si concedono nemmeno questa magra indennità...




Questa è civiltà?



Due settimane al sole è senza dubbio una ricompensa inadeguata per cinquanta settimane di fatica!

E' una proporzione completamente sballata.
Nelle civiltà antiche c'erano molti più giorni di riposo:




"Nell'antico Egitto la superstizione popolare proibiva di lavorare per circa un quinto dei giorni dell'anno. nell'Atene dell'età classica c'erano cinquanta o sessanta giorni di festa ogni anni e a Taranto, nel suo periodo di massimo splendore, i giorni di festa superavano in numero quelli lavorativi...

Nel vecchio calendario romano c'erano 108 giorni nei quali per motivi religiosi la legge vietava di occuparsi di questioni giudiziarie o di condurre attività pubbliche di altro genere."



Cosi scriveva J.A.R Pimlott in The Englishman's Holiday (1947)


Per me è una cosa incredibile che con tutte le ricchezze e i macchinari di cui disponiamo siamo stati capaci soltanto di ridurci ad avere una quantità di tempo inferiore rispetto a qualsiasi periodo al 1800.



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L'idea di vacanza come fuga dall'inferno del lavoro è relativamente recente. Le ferie fecero la loro comparsa nel momento in cui se ne sentì il bisogno, quando il concetto di impiego fisso si era tradotto in realtà e il mondo del lavoro era diventato così sgradevole che era assolutamente necessario prendersi dei periodi di pausa per non impazzire.

Prima che tutti noi avessimo degli impieghi, c'era molto meno bisogno di fare vacanze pianificate e organizzate perché c'era abbondanza di giorni festivi, giorni sacri e giorni di mercato.
E il tempo libero si mescolava con il tempo dedicato al lavoro.

Tradizionalmente, l'espansione delle vacanze è sempre stata guardata con sospetto dalle autorità, le quali temono che le plebi (schiavi) butteranno via il loro tempo libero bevendo, invece di coltivare le loro menti e imbibirsi di propaganda.

Le ferie pagate del 20° secolo differivano per un aspetto importante dalle vecchie feste civili e religiose dell'epoca preindustriale: 
erano controllate dall'alto.

Se il governo era in grado di legiferare in materia di tempo libero, allora l'intera faccenda del proletariato che se la spassava diventava una minaccia meno temibile per l'ordine sociale.

Possiamo rivolgerci ai sindacati perchè ci aiutino a creare una vita migliore? No. I sindacati fanno parte del problema.

Credono al vecchio mito secondo cui "il tempo è denaro".

La loro campagna a favore di "una giusta giornata lavorativa per una giusta paga giornaliera" serve solo a tenere i lavoratori sotto controllo e a limitare i lor orizzonti a dei piccoli aumenti salariali o a dei miseri miglioramenti delle condizioni di lavoro.



Questa non è Libertà, è soltanto qualche soldo in più in tasca.


Sicuramente noi oziosi dovremmo promuovere una campagna a favore di un aumento delle ferie. Gli impieghi sarebbero più sopportabili se vi dedicassimo soltanto 3-4 giorni alla settimana e 3-4 ore al giorno.


Dal libro "L'Ozio come stile di vita"

sabato 28 ottobre 2017

Counterpunch: 'Antifa, il braccio armato del neoliberismo'

In USA una sinistra allo sbando è stata esortata a unirsi attorno a una banda di individui mascherati detti 'Antifa', ossia 'antifascisti'. Etichetta usata per silenziare il dibattito [Diana Johnstone


Nelle ultime settimane una sinistra totalmente allo sbando è stata esortata ad unirsi attorno ad una banda di individui mascherati detti “Antifa”, abbreviazione di “antifascisti”. Incappucciati e vestiti di nero, gli Antifa sono una variante dei Black Bloc, noti per irrompere violentemente all’interno di manifestazioni altrimenti pacifiche. L’etichetta di “antifascisti” è anche molto utile per stigmatizzare coloro che li attaccano come “fascisti”. Nonostante il nome tipicamente europeo, gli Antifa sono un altro esempio della degenerazione politica in America.

ANTEFATTI STORICI
Gli Antifa sono saliti alle cronache per avere impedito alcune conferenze di personaggi legati alla destra all’università di Berkeley, ma il loro momento di gloria è avvenuto durante gli scontri di Charlottesville il 12 agosto, in buona parte perché Trump ha commentato che “c’erano buone persone da entrambi i lati”. I commentatori hanno colto l’opportunità di attaccare il Presidente per la sua “equivalenza morale”, dunque benedicendo gli Antifa.

I fatti di Charlottesville sono serviti per lanciare con successo sul mercato il libro “Antifa: the Antifascist handbook”, il cui autore, Mark Bray, è antifascista di nome e di fatto. Il libro, come ha dichiarato l’editore Melville House, si è venduto rapidamente, con recensioni sul New York Times, The Guardian e NBC. The Washington Post ha celebrato Bray come il portavoce di “un movimento attivista emergente” e evidenziato che “il contributo più importante di questo libro è di mettere in luce i contributi dell’antifascismo nella storia recente, e in particolare la lotta al suprematismo bianco“.

L’antifascismo di Bray presenta il movimento come un diretto erede degli abolizionisti, nonostante all’epoca non ci fosse il fascismo -e dunque non esistevano gli antifascisti- e nonostante l’etichetta di “antifa” non si possa applicare a tutti gli avversari del fascismo. Il fatto di dichiarare una continuità con le Brigate Internazionali che combatterono Franco in Spagna è una associazione fallace.
Il movimento antifascista delle origini nacque come tentativo dell’Internazionale Comunista di porre fine alle ostilità tra i partiti socialisti in Europa per fare fronte comune contro i movimenti di Mussolini e Hitler.

Tutto ciò è totalmente anacronistico. Il fascismo esaltava la violenza, e la violenza era il suo modo di imporre la propria ideologia. Sia i comunisti che i fascisti combattevano nelle strade, e l’atmosfera di violenza aiutava il fascismo a porsi agli occhi del popolo come argine contro il bolscevismo, guadagando il supporto dei capitalisti e dei militaristi.
Dal momento che il fascismo storico non esiste più, l’antifascismo di Bray ha allargato la nozione di “fascismo” fino a includere qualunque cosa, dal “patriarcato” (un concetto pre-fascista) alla transfobia (un concetto, questo, post-fascista). Gli attuali antifascisti mascherati sembrano ispirarsi più a Batman che a Marx o Bakunin.

IL BRACCIO ARMATO DEL NEOLIBERISMO
Dal momento in cui Mark Bray ha “trasportato” l’antifascismo europeo sugli Antifa americani, è opportuno evidenziare cosa sono gli Antifa in Europa. 

In Europa gli Antifa prendono essenzialmente due forme. Gli attivisti Black Bloc invadono le manifestazioni di sinistra per creare disordini. Questi esaltati sono una minoranza politica che non fa altro che giustificare la presenza della polizia ed è spesso sospettata di avere al proprio interno infiltrazioni dei servizi segreti. Per esempio, il 23 settembre diverse dozzine di Black Bloc hanno tentato di irrompere al convegno del politico Jean-Luc Mélenchon, capo del maggiore partito di sinistra in Francia. Il messaggio che volevano lanciare era: “nessuno è abbastanza rivoluzionario per noi”. Si pongono come una auto-conclamata inquisizione morale.

Nel 2010 una donna di nome Ornella Guyet arrivò a Parigi in cerca di lavoro come giornalista in diverse testate di sinistra. Secondo l’ex direttore di Le Monde Diplomatique Maurice Lemoine, che non si fidava troppo di lei quando la assunse come collaboratrice, “cercava di infiltrarsi ovunque”. Viktor Dedaj, direttore di uno dei maggiori siti di sinistra in Francia, Le Grand Soir, è stato tra coloro che ha tentato di aiutarla, solo per ricevere una brutta sorpresa qualche mese dopo. La Guyet si pose come una inquisitrice, dedita a “denunciare il cospirazionismo, l’antisemitismo e il rossobrunismo su internet” con attacchi personali verso individui che reputava colpevoli. Significativo notare che tutti i suoi bersagli si opponevano alle guerre di NATO e Stati Uniti in Medio Oriente. Tra i suoi obiettivi c’erano lo stesso Viktor Dedaj, così come Michel Collon, scrittore e attivista del Partito dei Lavoratori del Belgio; e François Ruffin, regista e editore del giornale di sinistra Fakir, recentemente eletto nella Assemblea Nazionale del partito di Mélenchon. E così via.

La lista è lunga, ma tutti hanno una cosa in comune: l’opposizione alle guerre di aggressione.
La tecnica degli antifa è la colpa per associazione. Il più grande dei peccati è la critica all’Unione Europea, la qual cosa è associata al “nazionalismo”, il quale è associato al “fascismo”, il quale è associato all’ “anti-semitismo”, e così via. Nel giugno 2011 il partito antieuropeista Union Populaire Républicaine diretto da François Asselineau fu bersaglio di un articolo pubblicato su molti siti antifascisti, firmato da “Marie-Anne Boutoleau” (uno pseudonimo di Ornella Guyet).

Temendo degli assalti, gli organizzatori del partito hanno cancellato un incontro che doveva tenersi a Lione. UPR ha fatto una piccola indagine, scoprendo che Ornella Guyet era tra gli speaker di una conferenza tenutasi nel 2009 a Parigi organizzata dal Centro per gli studi di comunicazione internazionale della George Washington University. Una cosa curiosa, per una così zelante combattente dei “rosso-bruni”. La morale della storia è molto semplice: gli autodichiarati rivoluzionari sono la migliore psicopolizia del partito della guerra neoliberista. Non sto suggerendo che tutti gli Antifa sono agenti dell’establishment, ma che molti di essi possono essere manipolati o infiltrati proprio perché possono agire alla luce del giorno.

SILENZIARE IL DIBATTITO SULL’IMMIGRAZIONE
Uno di quelli sinceri è certamente Mark Bray. Lo si capisce leggendo il suo libro: “La soluzione finale di Hitler uccise sei milioni di ebrei […] Circa un ebreo su tre nel continente fu ucciso, inclusi alcuni miei parenti”

Questa storia personale spiega perché Mark Bray è così appassionatamente antifascista, è comprensibile la paura che “possa succedere di nuovo”. Tuttavia anche le più giustificate preoccupazioni emotive non contribuiscono al dibattito. Siamo in un momento di grande confusione politica. Etichettare qualunque manifestazione “politicamente scorretta” come fascista non aiuta a fare chiarezza. La scarsità di fascisti – veri – è stata compensata identificando la critica all’immigrazione con il fascismo. Questa identificazione prende molta della sua forza emotiva dall’ancestrale paura delle comunità ebraiche di essere escluse dalle nazioni in cui vivono.

Bisogna fare un distinguo tra immigrati e immigrazione. Gli immigrati sono persone, che meritano considerazione. L’immigrazione è una scelta politica che deve essere valutata. Si dovrebbe poter discutere della cosa senza essere accusati di odiare gli stranieri; dopotutto i sindacati sono sempre tradizionalmente opposti all’immigrazione non per razzismo, ma perché può essere una strategia dei capitalisti per abbassare gli stipendi.
Rendendo il tema dell’immigrazione il punto focale per decidere se qualcuno è fascista o meno, gli Antifa impediscono un dibattito proficuo. Senza dibattito, il tema si polarizza su due argomenti: pro o contro. E chi vincerà tra i due?

Un recente sondaggio mostra che l’immigrazione è sempre più impopolare nei paesi europei. La maggioranza degli europei reputa che sia un obbligo ospitare i profughi, ma si oppone all’immigrazione di massa. Per il 60% degli intervistati l’immigrazione è negativa per il paese; una sinistra che si vota alla causa dei confini aperti diventerà sempre più impopolare.

LA CACCIA ALLE STREGHE
La cosa peggiore degli Antifa statunitensi è il loro sforzo di condurre la sinistra americana verso una caccia alle streghe per braccare fascisti immaginari, invece di lavorare a un programma comune. Negli USA le persone davvero pericolose sono a Wall Street, nei think tank di Washington, nell’industria militare, senza contare i media mainstream che adottano un atteggiamento benevolo verso gli “antifascisti” perché utili nella lotta contro Trump.

Gli Antifa, “resistendo” contro cause perse -l a Confederazione e il suprematismo bianco – stanno distraendo la lotta contro l’establishment neoliberale. L’uso facile del termine “fascista” impedisce di identificare i veri nemici dell’umanità. Nel caos contemporaneo, la più grande minaccia è l’imperialismo globale: il capitalismo finanziario, il complesso industriale militare, le manie ideologiche degli Stati Uniti e la megalomania dei leader occidentali. Si potrebbe chiamare imperialismo, se non fosse che è molto più vasto e distruttismo dell’imperialismo storico dei secoli passati.

La fissazione di impedire il risorgere di una forma di tirannia morta ottant’anni fa, in circostanze completamente diverse, impedisce di vedere la mostruosa tirannia di oggi. L’elezione di Donald Trump è un grave sintomo di decadenza del sistema politico americano, governato dal denaro, dalle lobbies, dal complesso militare-industriale e dai media. Queste menzogne minano le basi della democrazia. Gli Antifa stanno combattendo l’unica arma ancora disposizione del popolo: il diritto di parola e di assemblea.


giovedì 19 ottobre 2017

GUYLAINE LANCTOT: LA SALUTE ILLIMITATA DI CORPO E SPIRITO


 (Conferenza di Imola del 7 Maggio 2017)F
PRESENTAZIONE DI UNA DOTTORESSA CANADESE DI STRAORDINARIO LIVELLO
Ho il piacere e l’emozione autentica di presentare in sintesi la dottoressa Guylaine Lanctot, un genio mondiale della medicina autentica per decenni, e oggi una vera e propria Maestra Spirituale capace di liberare i pazienti dalla paura di vivere e dalla paura di morire. Un messaggio avanzato e memorabile che ci ha regalato con inesauribile forza, passione e maestria, apprezzato da tutti i presenti, ma in modo profondo e particolare da due ospiti eccezionali come Fabio e Wilde Previati.
*****
PARTE UNO: SINTESI DEL TESTO “LA MAFIA DELLA SANITÀ”
UN TESTO TUTTORA CARICO DI REALISMO E DI VALORE
Il primo sottotitolo “Segreto della salute illimitata” fa già capire che la Lanctot puntava già dall’inizio a qualcosa di superiore. Il secondo sottotitolo “Come liberarsi dall’Industria Farmaceutica” e diventare sovrani della propria salute”, fa intendere di quale pasta fosse fatta questa magnifica donna. È un libro che esiste in lingua italiana, edito da Amrita e da Macro Edizioni. Ho il piacere e l’onore pertanto di presentare la dottoressa Guylain Lanctot, un genio mondiale della medicina autentica.
SOVRANITÀ INDIVIDUALE E DIGNITÀ DIVINA DELL’ESSERE UMANO
“Non appartengo a nessuna religione. Sono fedele solo a me stessa. Io sono la mia sovrana, una sovrana che ha fede non nelle autorità e nelle istituzioni, ma in se stessa. Ho fede nella divinità dell’essere umano. Basta lasciare la prigione per volare. Pace, gioia, armonia, salute e prosperità sono dietro la porta: ci aspettano. Purtroppo il sistema sanitario mondiale, e anche quello delle nazioni da esso colonizzate e controllate, è una vera e propria mafia che fa ammalare, che tormenta, che uccide in nome del vile danaro e del potere”. Così esordisce la Guylain nel suo best-seller edito da Amrita e da Macrolibrarsi.
LA QUESTIONE DELL’IMPERMANENZA
Siamo di passaggio sulla terra. Il corpo è una macchina noleggiata per un viaggio, per le nostre esigenze di apprendimento e di evoluzione. La vera natura umana è buona, la sua vera essenza è divina. Ogni vivente sulla terra è di natura divina e identica, essendo nato dalla stessa sorgente, avendo la stessa origine. Apparteniamo tutti alla stessa famiglia. Come negli iceberg, la parte più importante è quella che non si vede. È l’anima che consente al corpo di esistere. Le condizioni di salute dell’anima determinano la salute dei quattro corpi invisibili (eterico-emotivo-mentale-spirituale) e del corpo fisico. Le entità divine sono capaci di tutto, ed anche di auto-guarirsi. Le remissioni spontanee sono normali. Anomale sono le malattie e la morte non voluta. La malattia è innanzitutto un turbamento dell’anima.
PRIORITÀ DELLE FACOLTÀ SPIRITUALI
È la nostra anima a condurre la danza. Solo l’essere umano ha la facoltà e la capacità di scegliere. Questa facoltà si trova nella sua anima, sede della coscienza e della volontà. Purtroppo viviamo in un mondo dove la materia fisica prevale sullo spirito, per cui lo spirito è al servizio della materia. Pensare che vale soprattutto ciò che si vede, si sente e si tocca con le dita è scelleratezza mentale, è stupidità manifesta diceva il grandissimo Giordano Bruno, brutalizzato e arso sul rogo da Papa Clemente VIII a Campo de Fiori in Roma nel 1601.
TRASFORMARE LA PRIORITÀ MATERIALISTA IN PRIORITÀ SPIRITUALE
Ma noi essendo dotati di libero arbitrio, contrariamente alle altre creature vegetali ed animali, abbiamo il diritto, il dovere e la possibilità di trasformare la priorità materialista in priorità spirituale, dove la materia è al servizio dello spirito. Solo allora conosceremo gioia, giovinezza, salute ed eternità. A noi la scelta!
UNA POPOLAZIONE SOGGIOGATA, SPAVENTATA ED IMMUNO-DEPRESSA
Viviamo in un mondo orribile dove la medicina punta a deprimere. In un mondo dove i vaccini mettono a durissima prova il sistema immunitario fin dalla prima infanzia. In un mondo dove ogni bambino subisce l’aggressione di oltre venti vaccini prima di andare a scuola. Nessuna meraviglia che crescendo, le malattie tipo sclerosi, allergie, tumori, artriti facciano la loro comparsa e vengano curate con antibiotici e altri farmaci. Visite su visite, ecografie, mammografie e simili. Una popolazione immuno-depressa, spaventata, inoculata, con quasi un milione di americani che muoiono ogni anno per gli effetti collaterali dei medicinali, per malattie iatrogene o medico-causate. I medici hanno una funzione sociale. Fanno a gare nel creare malattie dove non esistono. Fanno i mercanti di malattie.
IL TERRORE DELL’INQUISIZIONE
Dal 1257 al 1818 l’Inquisizione cattolica torturò e bruciò sul rogo milioni di persone innocenti. Erano accusate di stregoneria e di eresia contro i dogmi religiosi, giudicate senza processo, in segreto, col terrore della tortura. Se confessavano il loro presunto crimine erano dichiarate colpevoli di stregoneria e arse sul rogo. Se non confessavano erano considerate eretiche e poi arse comunque sul rogo. Non sfuggiva nessuno. Si praticava persino sulle donne la prova della pietra al collo. Se annegava la poveretta era innocente ma moriva. Se restava a galla, peggio ancora, veniva definita strega e la bruciavano. In ogni caso moriva. In tre secoli di registrazioni scritte vennero sterminati nove milioni di streghe e stregoni, 80% donne e bambine, non senza essere prima sottoposte a torture, stupro e violenze carnali dagli aguzzini in odore di santità. Le famiglie venivano spossessate di ogni ricchezza e di ogni bene immobile. Si dissotterravano persino le ossa dei loro defunti per arderle anche esse sul rogo. Ricordiamo Giovanna d’Arco, pastorella che salvò la Francia da invasioni esterne. Venne accusata di stregoneria perché indossava i pantaloni e cavalcava come un uomo. Fu bruciata viva. Questo regime del terrore, regolato dal Malleus Maleficarum (il maglio delle streghe), stabiliva che le giovani accusate fossero espressamente violentate e torturate. Questo regime del terrore durò cinque secoli sotto la benedizioni di tutti i papi e i religiosi dell’epoca.
A CHI SERVE IL TERRORE
Perché ricorrere a questo clima terroristico? La paura serve a dominare e sfruttare le popolazioni, a sottomettere i ribelli e gli spiriti liberi, a imporre una religione non sentita e non voluta dal popolo, ad arricchire i dignitari, le autorità religiose e i loro complici, nonché gli inquisitori che godevano di grandi privilegi e che erano al di sopra delle leggi. Praticamente è la stessa cosa che accade oggi dove governanti, ministeriali, lobbisti e leccapiedi che contano sono tutti al di sopra delle leggi!
IL RAPPORTO FLEXNER DAL 1910 AL 1925, REGIME DEL TERRORE SANITARIO
In base alle regole del rapporto Flexner, finanziato dalle fondazioni esentasse Carnegie e Rockefeller, AMA (American Medical Association) e AAMC (Association of American Medical Colleges) eliminarono la maggioranza dei terapisti omeopati, fitoterapisti e simili, colpendo in particolare le donne e i neri. La riforma sanitaria eliminò queste discipline e ridusse le facoltà di medicina da 650 a 50, e il numero di studenti da 7500 a 2500. La salute cadde nelle mani di una elite maschile ricca e corrotto. La medicina divenne uno strumento al servizio delle finanze. La grande finanza assunse quindi il controllo della salute, controllo che da allora sfrutta e impone coi risultati disastrosi che ben conosciamo. I suoi complici sono i ministeri della salute, i sottosegretari, i politici, i media, le facoltà di medicina e soprattutto i medici collusi che godono di enormi privilegi, di regalie, di danaro, di prestigio. L’inquisizione dunque esiste tuttora, e la caccia alle streghe continua ininterrotta.
Fonte Alla fonte la seonda parte. https://www.valdovaccaro.com/2017/05/guylaine-lanctot-la-salute-illimitata-corpo-spirito/

giovedì 12 ottobre 2017

I globalisti mirano a frantumare gli stati europei (con secessioni di immigrazione che porta alla tribalizzazione dei territori)

Fonte https://debernardi.wordpress.com

Cataluña e l'agenda di Soros: i documenti "Open Society" hanno rivelato i finanziamenti dei think tank separatisti

Cataluña e l'agenda di Soros: i documenti "Open Society" hanno rivelato i finanziamenti dei think tank separatisti
di Sean Jobst
10 ottobre 2017
Oye Soros Gilipollas: Al infierno con su "Sociedad Abierta"!
Non prende un forense per trovare le impronte digitali del banchiere "filantropo" George Soros in tutto il mondo. La Catalogna non è certamente un'eccezione, come è stato rivelato nei dati finanziari scoperti dal Barcellona La Vanguardia nel 2016. Il 16 agosto 2016, un articolo di Quico Sallés ha rivelato in che misura Soros ha finanziato l'ala propagandistica del movimento indipendente catalano. Questa è la stessa ala che ora sta attuando per conto dello sforzo di indipendenza della Catalogna, tra i media mondiali.
Secondo i documenti interni forniti dalla Fondazione Soros, tra il 12/16/2013 e il 31/31/2014, la "Open Society Initiative for Europe" di Soros (OSIFE) ha "assegnato" USD 27,049 al Consiglio di Diplomazia Pubblica della Catalogna (Diplocat). I record indicano che la copertura mediatica delle elezioni era al centro di questa somma, abbastanza massiccia per un solo mese e che possiamo dedurre includeva più finanziamenti nei mesi e forse anche negli anni a venire.
Fondata da donatori privati, Diplocat si definisce come un "paradiplomacy", un termine coniato nel 1990 per descrivere un ruolo attivo e indipendente dei governi regionali per fare la propria politica estera all'interno di un sistema federale. Questo descrive perfettamente Diplocat, essendo la politica estera della Generalitat de Catalunya che oggi conduce il separatismo catalano. Diplocat è quindi la faccia mondiale del lato pro-indipendenza.
I documenti della Fondazione Soros hanno anche rivelato che nel corso del medesimo periodo, il "Centro di Informazione e Documentazione Internazionale" di Barcellona (CIDOB), che gestisce "Information and Documentation" per la Generalitat, è stato aggiudicato 24.973 dollari "assegnati" allo stesso periodo. Sia Diplocat che CIDOB stanno portando avanti con successo gli sforzi per attirare il sostegno internazionale dei media per la causa della indipendenza catalana, in particolare nelle narrazioni che vengono ora promosse in punti vendita in tutto il mondo.
Propaganda di Diplocat ben finanziata, presentata ai media
La causa immediata per il finanziamento sono state due conferenze tenutesi a Barcellona nel gennaio 2014. CIDOB ha utilizzato i fondi per finanziare una conferenza sull'integrazione, mentre quella di Diplocat è stata ufficialmente chiamata "Elezioni europee 2014: l'aumento della xenofobia e dei movimenti euroskeptici in Europa". Quest'ultima conferenza è stata coordinata da Elisabet Moragas e presieduta dal presidente Diplocat Albert Royo, e si è tenuta dietro porte chiuse e solo per invito - riunendo politici e rappresentanti dei media per "dialogo aperto".
A quanto pare, come il parlamento di Soros di una "società aperta", tale "dialogo aperto" potrebbe ancora essere tenuto dietro le porte chiuse e escludere un pubblico i cui pareri in ultima analisi non si preoccupano di nulla. Dato il titolo orwelliano della conferenza, i tecnici assemblati hanno senza dubbio adottato decisioni in merito alla crisi dei migranti e come i media potrebbero coprire tale questione. Sotto la supervisione dei politici finanziati dalle ONG e dalle fondazioni di Soros, i giornalisti partecipanti potrebbero manipolare l'opinione pubblica in qualunque modo già predeterminati dai finanziatori della conferenza.
Soros: "Il nostro piano tratta i confini nazionali come ostacolo"
La totale ignoranza della sovranità o persino il tanto democratico processo democratico è in piena esposizione guardando le dichiarazioni registrate da Soros ai media. Riferendosi al disprezzo per l'istinto naturale e normale di un paese per mantenere l'integrità demografica impedendo l'immigrazione libera, l'elitista Soros ammette di non aver rispetto per la sovranità: "Il nostro piano tratta la protezione dei rifugiati come frontiere oggettive e nazionali come ostacolo “.
Il mondo stesso è il testamento del loro divergente principio. Soros ha finanziato ONG e think tank che hanno spinto per il cosiddetto intervento "umanitario" in paesi come la Libia e la Siria, ovviamente tale "umanitarismo" è una copertura orwelliana per l'esatto contrario: sostenere gruppi armati e lobbyare per i bombardamenti stranieri nel nome dei "diritti umani", minando i governi che avevano sconfitto la sua elite e le guerre civili dell'ingegneria per destabilizzare quei paesi. Il suo associato, l'ex procuratore generale irlandese e il presidente di Goldman Sachs International, Peter Sutherland, è ancora più diffuso in questo ruolo in qualità di rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la migrazione internazionale.
Allo stesso tempo, Soros è al centro della crisi di migrazione di massa in Europa, inondando gli stessi paesi europei che disprezza con un gran numero di migranti economici. Questi migranti sono stati portati in Europa attraverso le varie ONG che finanzia. I media lo vendono al pubblico come rifugiati, ovviamente attraverso le decisioni fatte dietro porte chiuse in conferenze di elite come quella di Diplocat - oscurando il fatto che la maggioranza sono in realtà migranti economici. Anche quei profughi effettivi sono il risultato di politiche progettate dai simili di Soros, che guadagnano la guerra.
Inserisci Fundación La Caixa
Verso questa fine, Soros finanzia il Programma europeo per l'integrazione e la migrazione (EPIM), che è una coalizione di dodici nonprofit connessi all'elite. Uno di questi è la Fondazione La Caixa, un'altra banca che perpetua la schiavitù del debito mentre finge di impegnarsi in "progetti sociali". Molto simile a Avaaz di Soros in Libia e ai caschi bianchi in Siria, Fundación La Caixa ha coinvolto campagne di propaganda altamente sofisticate e finanziate sotto la cosiddetta "diritti umani". All'interno della Spagna e dell'Europa in generale, è stata particolarmente attiva la promozione della migrazione di massa .
È interessante notare che la Fondazione La Caixa è stata fino a poco tempo fa fondata in Catalogna. Letteralmente meno di una settimana fa, ha annunciato che ha spostato la sua sede legale a Valencia; il giorno dopo, ha annunciato un'altra mossa a Maiorca . Dubito che la mossa sia coincidenziale, dato che i collegamenti di Soros hanno con La Caixa e con i think-tanks pro-indipendenti del governo catalano e con il ministero degli esteri. Forse conosce gli effetti della destabilizzazione della Spagna, in modo da poter perseguire meglio i suoi intrighi al di fuori della Catalogna, ma ancora abbastanza vicino per avere un ruolo diretto. Questa è una speculazione, ma è certo che La Caixa abbia legami con la stessa lobbying dell'indipendenza di Generalitat de Catalunya, ricevendo la sua Medaglia d'Oro nel 2005. Il nesso di politici e banchieri si manifesta ancora.
Comitato di accoglienza migrante Catalano Diplocat
- ma no "bienvenidos" per i fratelli spagnoli?
Royo: "Molto doloroso che la Catalogna non può accogliere più rifugiati malgrado la sua disponibilità solo perché la Spagna non lo permetterà"
Le doppie piattaforme della "società aperta" di Soros sono un'erosione delle sovranità nazionali e delle frontiere e l'immersione libera in Europa. Entrambi sono direttamente legati alle varie attività delle ONG in tutto il mondo, ognuno che lavora strettamente in concerto tra di loro in modo che le azioni di una istituiscano il "problema" che altri componenti della sua rete possono entrare e "risolvere ”. Ho precedentemente descritto questo processo in relazione alla Germania. Non dovrebbe sorprendere che il Diplocat, finanziato da Soros, promuove attivamente l'immigrazione di massa e abbia addirittura descritto uno dei fattori di indipendenza dalla Spagna, affinché la Catalogna possa accogliere ancora più "rifugiati" (quasi tutti sono immigrati economici in realtà) come questo articolo sul loro sito ufficiale ammette:
09 feb 2017
DIPLOCAT si unisce alla campagna a favore dei rifugiati e dei richiedenti asilo
Albert Royo ricorda la volontà della Catalogna di accogliere più rifugiati
Il Consiglio di Diplomazia Pubblica della Catalogna (Diplocat) ha aderito oggi alla campagna "La nostra casa, la tua casa" guidata da un gruppo di cittadini indipendenti e organizzazioni catalane interessate alla situazione attuale di migliaia di migranti e sfollati all'interno e all'esterno dell'Unione Europea. Diplocat contribuirà a dare visibilità internazionale all'affetto storico della Catalogna verso l'asilo e l'esilio a seguito della sua storia recente.
La dichiarazione di campagna, che ha già più di 53.600 firme, ha ora il supporto di Diplocat come entità. Il Consiglio incoraggia inoltre i cittadini a partecipare al concerto di sabato e a partecipare alla manifestazione che si terrà a Barcellona il 18 febbraio sotto lo slogan "Non c'è più scuse, oggi benvenuto", che dovrebbe essere il più importante raduno in Europa per questo causa.
Il segretario generale di Diplocat, Albert Royo, afferma che "stiamo parlando della più importante crisi umanitaria dopo la seconda guerra mondiale" e che è "molto doloroso che la Catalogna non possa accogliere più rifugiati malgrado la sua disponibilità solo perché la Spagna non Permettilo". {FINE}
¿Dónde están los "catalanes"?
Ho già documentato gli interessi stranieri che sostengono questo movimento per l'indipendenza catalana. E ho appena mostrato l'ammissione del sostenitore indipendente Albert Royo, capo del Diplocat ben finanziato che ha lobbato per la causa separatista tra i media stranieri, che accettare ancora più migranti in Catalogna è una motivazione primaria per l'indipendenza, ammettendo che preferisce l'economia estera i migranti ad accettare il proprio posto come fratelli tra i popoli iberici effettivamente legati ai catalani per sangue, origine e storia. Non dovrebbe sorprendere allora che i migranti ingrati sarebbero venuti in Spagna e si voltarono e si rivolgessero con diversi marxisti, potenze straniere e banchieri globalisti per questo sforzo di indipendenza catalano. Ci sono stati molti "catalani" a protesta separatista a Barcellona ....
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domenica 8 ottobre 2017

L’intervista. Il filosofo Diego Fusaro: “Sto con Putin perché ho letto Kant”

Pubblicato il 18 giugno 2014 da Alfonso Piscitelli    Fonte http://www.barbadillo.it
Categorie : Esteri Le interviste
OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl più interessante dei nuovi filosofi italiani legge Marx & Schmitt e appoggia Putin perché riavvicina l’Europa alle radici della sua cultura giuridica e politica.
Diego Fusaro (Torino, 1983) è il più interessante tra i filosofi italiani di giovane generazione. Sua è una rilettura del pensiero di Marx  al di là di ogni vecchia scolastica o tentativo di “rottamazione” (Bentornato Marx! il titolo del suo libro). Tra le sue opere ricordiamo anche “Minima Mercatalia. Filosofia e capitalismo” e il recente “Idealismo e Prassi. Fichte, Marx, Gentile”. Fusaro è stato allievo del grande (e misconosciuto) Costanzo Preve e proprio Preve gli ha trasmesso l’interesse per la Russia.  Costanzo Preve – ci dice Fusaro – scrisse un saggio intitolato “Russia, non deluderci!”.
In che senso?
Preve si aspettava che la Russia potesse opporsi allo strapotere del capitalismo americano e alle sue pulsioni imperialiste, e dunque garantire l’esistenza di un mondo multipolare. Se la Russia non delude in questa sua missione naturale, essa svolge una funzione fondamentale anzitutto per noi Europei.
La Russia di Putin a differenza della vecchia URSS non esprime una radicale alternativa “di sistema” al mondo liberalcapitalista.
Vero, ma dal punto di vista geopolitico la Russia rappresenta pur sempre un freno all’agire di una super-potenza che ormai tende a sconfinare nella pre-potenza. Il mondo post-1989 è esattamente questo, la tendenza americana a dominare il mondo in forma unipolare.
Nel parlare del necessario “multipolarismo” lei fa riferimento a Kant.
Sì, in un mio scritto: Minima Mercatalia. Filosofia e capitalismo. Kant diceva, nel 1795, che per garantire una stabile pace è meglio che vi sia una pluralità di Stati (diremmo noi: meglio più blocchi, anche contrapposti) che una Monarchia Universale. Oggi la “monarchia universale” è quella dello “one way”, del pensiero unico americano che mira ad annullare ogni diritto alla differenza e ogni modo alternativo di abitare il mondo che non sia quello americano.
Oggi la Russia tende a scontrarsi con l’Occidente sul tema dei valori e dei cosiddetti diritti individuali.
Quella dei diritti individuali è una vera e propria ideologia, nel senso deteriore del termine. Tale ideologia afferma i diritti di un individuo astratto, mentre i veri diritti sono quelli dell’individuo all’interno della comunità. Individuo e comunità esistono reciprocamente mediati, non ha senso pensarli astrattamente, come fa l’ideologia dei diritti civili, la quale è poi un alibi per non parlare dei diritti sociali.
Diritti individuali magari bilanciati anche con i doveri, come diceva Mazzini.
Certamente. Mi rifiuto poi di pensare che matrimoni gay, adozioni gay e eutanasia rappresentino i simboli della massima emancipazione possibile. È una presa in giro, anzitutto per i precari e per i disoccupati. I diritti devono essere anzitutto diritti sociali: quelli che garantiscono una sopravvivenza dignitosa dell’individuo all’interno della sua comunità, permettendogli di potersi pienamente esprimere in tutte le sue potenzialità.
Putin si appella a quel diritto naturale che affonda le sue radici nel grande pensiero europeo: lo stoicismo, i padri della chiesa.
In tempi più recenti possiamo ricordare Grozio e Pudendorf come alfieri di questa concezione. Se Mosca oggi ci aiuta a riavvicinarci a questi temi, allora è davvero auspicabile che essa sia forte e ci sia vicina. Infatti, appare evidente come la Russia, anche per via della sua straordinaria cultura, rappresenti una realtà molto più affine allo spirito europeo di quanto non sia l’America, che è invece il regno della tecnica (Heiddeger) e del capitale smisurato (Marx).
E dunque…?
Dunque l’Europa dovrebbe staccarsi dall’America, e dovrebbe schierarsi nel blocco euroasiatico. Impresa utopica… se pensiamo alla presenza delle basi militari USA in Italia, a ben sessant’anni dalla fine dei nazifascismi e a vent’anni dalla fine del comunismo. L’Italia è oggi una colonia statunitense, anche se nessuno lo dice.
In campo economico e sociale sembra che l’“utopia si stia realizzando: flussi di studenti, di merci, di turisti. Interscambio energetico e tecnologico. Anche per questo forse si producono “crisi” … per suscitare un nuovo clima da guerra fredda e impedire la piena integrazione.
Gli Americani devono necessariamente dividere gli Europei per conservare il lorodominio unipolare. Dividere per comandare meglio. Le basi americane che costellano vergognosamente il territorio europeo servono esattamente a mantenere in uno stato di perenne subalternità militare, geopolitica e culturale gli Europei.
C’è anche un ritardo della cultura europea o perlomeno di quella italiana nel capire i cambiamenti epocali in atto.
Dopo il 1989 si è verificata una ondata penosa di riflussi e pentimenti. In questo scenario si inserisce la vicenda tragicomica della sinistra italiana e di quello che, con Preve, chiamo l’orrido serpentone metamorfico PCI-PDS-DS-PD: dal grande Antonio Gramsci a Matteo Renzi. Ormai da venti anni, senza alcun infingimento, la sinistra sta dalla parte del capitalismo, delle grandi banche e dei bombardamenti “umanitari”. Per questo io non sono di sinistra: se la sinistra smette di interessarsi a Marx e Gramsci, occorre smettere di interessarsi alla sinistra.
Se la sinistra ha assunto questa posizione è stato appunto in nome della nuova Ideologia dei Diritti umani
Affermava Carl Schmitt : l’ ideologia diritti umani è utile per creare un fronte unito contro chi viene individuato come “non umano”. Contro un nemico che viene dipinto come un mostro, ogni strumento di annientamento è lecito: si pensi agli strumenti utilizzati contro Saddam Hussein, contro Gheddafi. Si deve sempre inventare un nuovo Hitler in modo da legittimare la nuova Hiroshima: dove c’è il dittatore sanguinario, lì deve esserci il bombardamento etico. È il canovaccio della commedia che, sempre uguale, viene impiegato per dare conto di quanto accade sullo scacchiere geopolitico dopo il 1989: il popolo compattamente unito contro il dittatore sanguinario (nuovo Hitler!), il silenzio colpevole dell’Occidente, i dissidenti “buoni”, cui è riservato il diritto di parola, e, dulcis in fundo, l’intervento armato delle forze occidentali che donano la libertà al popolo e abbattono il dittatore mostrando con orgoglio al mondo intero il suo cadavere (Saddam Hussein nel 2006, Gheddafi nel 2011, ecc.). Farebbero lo stesso contro Putin…
… se Giuseppe Stalin non avesse innalzato attorno alla Russia una palizzata di bombe atomiche.
Esatto, proprio per questo è opportuno che Putin conservi il primato militare come arma di dissuasione: per poter svolgere una civile funzione di freno alla super-potenza americana. Per questo, l’immagine simbolo di questi anni è quella che vede contrapposti Obama che dice: “Yes, we can” e Putin che idealmente gli risponde: “no, you can’t!”. Frenare gli Americani significa frenare la loro convinzione di essere degli eletti, di avere una special mission, che consisterebbe nell’esportare la democrazia, come si esportano merci, a colpi di embarghi o di bombardamenti. Sulla scia di questa convinzione è stata dichiarata una guerra mondiale a tutto il mondo che non si piega ai diktat e la guerra è stata portata di volta in volta in Irak, in Serbia, in Afghanistan, in Libia, attraverso la guerriglia in Siria. Solo la Russia resiste. È questa la “quarta guerra mondiale”. Essa, successiva alla terza (la “Guerra fredda”), è di ordine geopolitico e culturale ed è condotta dalla civiltà del dollaro contro the rest of the world, contro tutti i popoli e le nazioni che non siano disposti a sottomettersi al suo dominio, forma politica della conquista del mondo da parte della forma merce e della logica della reductio ad unum del globalitarismo,
Putin stesso viene definito come una sorta di despota asiatico antidemocratico… anche se le percentuali del consenso di cui gode, espresso in regolari elezioni, sono eclatanti.
Come dice Alain de Benoist, l’ideologia liberale occidentale è una “ideologie du meme”: riconosce e legittima solo ciò che percepisce come uniforme a sé stessa. E in nome di questo unilateralismo si glorificano anche fenomeni ridicoli come quello delle Pussy Riot, come espressioni di “dissidenza” e di “lotta per i diritti”! Il capitale odia tutto ciò che capitale non è, mira ad abbattere ogni limite, in modo da vedere ovunque sempre e solo la stessa cosa, cioè se stesso. Con le parole di Marx, “ogni limite è per il capitale un ostacolo che deve essere superato”.
Come considera la proposta formulata da Vladimir Putin di una “Europa unita da Lisbona a Vladivostok”?
È un concetto interessante. E’ necessario che l’asse dell’Europa si orienti altrove rispetto all’Occidente americanizzato. Ed è necessario immaginare una Europa più ampia dei confini imposti dalla UE: quella UE che rappresenta il trionfo dei principi di capitalismo speculativo di stampo occidentale. La UE è oggi la quintessenza dell’americanismo, del neoliberismo americano e della vergognosa rimozione dei diritti sociali. È, direbbe Gramsci, la “rivoluzione passiva” con cui, dopo il 1989, i dominanti hanno imposto il neoliberismo.
E come si definirebbe Diego Fusaro oggi?
Sono uno allievo indipendente di Hegel e Marx, Gentile e Gramsci, ma mi considero abbastanza isolato nel panorama culturale italiano, perché la sinistra in Italia è passata dalla lotta al capitale alla lotta per il capitale. I suoi nomi di spicco sono Fabio Fazio e la signora Dandini, Zagrebelsky e Rodotà. In questo senso, non ne faccio mistero, mi sento un dissidente e un ribelle, e propongo un pensiero in rivolta contro l’esistente. La sinistra oggi è contro la borghesia ma non contro il capitalismo globale: ma dal 1968 è il capitalismo stesso che lotta contro la borghesia, cioè contro quel mondo di valori (etica, religione, Stato, valori borghesi, ecc.) per loro stessa natura incompatibili con la mercificazione universale capitalistica. Per ciò, lottando contro la borghesia, dal 1968 ad oggi la sinistra lotta per il capitalismo. Io ritengo che si debba invece lottare contro il capitalismo e che sia ancora valido un ideale di emancipazione del genere umano inteso come un soggetto unitario (la razza umana), che esiste solo nella pluralità delle culture e delle lingue, delle tradizioni e dei costumi, ossia in quella pluralità che – diceva il filosofo Herder – è il modo di manifestarsi di Dio nella storia.
All’atto della sua prima elezione Obama veniva accolto – e non solo dalla sinistra – come una sorta di Messia. Vi è chi lo definì come “il Presidente di tutto il mondo libero”.
Quello fu un tipico caso di provincialismo italiano ed europeo: la festa per l’incoronazione dell’Imperatore Buono. Oggi i tempi sono cambiati, c’è piùdisincanto non solo verso Obama, ma anche verso la costruzione verticistica dell’Unione Europea. Mi pare che la Francia si sia rivelata “l’anello debole” della catena eurocratica. O meglio: il punto in cui la catena si può spezzare. Chi è contro il capitale, nel senso di Gramsci e di Marx, non può oggi non essere contro l’imperialismo americano, ma poi anche contro l’Europa dell’euro e della finanza, del precariato e del neoliberismo

giovedì 5 ottobre 2017

Era “ANTIFA” lo sterminatore di Las Vegas. Ma non si dice.

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Subito dopo aver fatto irruzione  nella stanza del Mandaly Bay Hotel  da cui Stephen Paddock sparava, gli uomini dello Hostage Rescue Team (Gruppo salva-ostaggi) hanno  trovato, oltre il cadavere dell’uomo che si era sparato alla testa e le decine di ami d’assalto, anche “molta letteratura Antifa”.  La notizia, diffusa inizialmente, è stata però subito censurata dai media mainstream.  Lo stesso Trump è stato istruito dai suoi gestori a ripetere che lo stragista era “un uomo molto malato”, attribuendo ad una follia senza movente la strage.
“Antifa” è l’abbreviazione gergale di “Azione Antifascista”, la galassia violenta e corpuscolare di gruppi rossi e neri (anarchici) che, da quando è stato eletto Trump, secondo loro esponente della frangia fascista della società, sono passati all’azione diretta. Picchiano, minacciano, interrompono riunioni della “destra” (altra galassia),   a cui negano con le cattive l’agibilità politica, il diritto di riunione e di parole: “Hate speech is not free speech”,  i discorsi d’odio non hanno (diritto alla ) libertà di parola, è uno dei loro slogan. Nutrono   una ideologia anarco comunista, contro le “tre oppressioni: razzismo, sessismo, capitalismo”.  Insomma si credono anti-sistema ma sono  la guardia armata del Politicamente Corretto Totale, i picchiatori del conformismo del Sistema portato al parossismo demente.
Demente non è una esagerazione. Sono Antifa i gruppi che abbattono, o fanno abbattere, le statue del generale Lee e quella del “razzista” Cristoforo Colombo – uno sforzo supremo di “pulire” la storia americana di tutto il politicamente scorretto, per farne la società purificata della  perfezione antirazzista e  anti-Alt  Right: reincarnazione  impazzita, se ci si pensa, della “città luminosa sulla collina”, dell’America come “nazione necessaria” e purificatrice del mondo.

Il contagio collettivo dell’odio

Snowflakes e black-bloc, politici e giornalisti di grido partecipano alla frenesia,   si contagiano a vicenda.  Molti psichiatri Usa hanno diagnosticato – non scherzano –  una nuova sindrome: “President Trump Stress Disorder”, caratterizzato da “angoscia, ansia, attacchi di panico” che cresce con il crescere del  caos della stessa presidenza. “A sinistra è una epidemia di malessere psicologico vera e propria”, rivelano gli psichiatri al New York DAily News:
http://www.nydailynews.com/news/politics/cope-president-trump-stress-disorder-article-1.3414933
Una sindrome che può calmarsi, temporaneamente, solo attaccando fisicamente i concittadini nemici, deplorevoli votanti per Trump o lettori di Breitbart.  Una senatrice  dello Stato del Missouri, tale Chappelle-Nadal, ha postato su Facebook il moderato auspicio: “Io spero che sia assassinato!”. Interpellata dal Secret Service (il servizio di protezione presidenziale)  s’è giustificata: “Sono molto frustrata”. Molti “Antifa” seguono l’ideologia del super-anarchico Saul Alinsky, per il quale “Lucifero è stato il primo dei radicali  rivoluzionari”.
Ora, gli spettatori del concerto country su cui Paddock ha infierito erano  – come non ha mancato di far notare compiaciuto qualche anchorman delle tv progressiste mainstream  – sicuramente elettori di “The Donald”: quindi un bersaglio legittimo per   un ossesso “antifa”.
Si capisce anche come la notizia non venga diffusa troppo.  Nella polarizzazione estrema della società americana,  già eccitata  fino alla paranoia  – non senza la complicità dei media,  che continuano a dipingere Trump come un nemico  servo della Russia –   è ritenuto più prudente non mostrare la strage di Vegas per quel che è: un fatto di guerra civile. La guerra civile americana strisciante,   o meglio corpuscolare che formicola  e polarizza   la società, salita ad un quasi inverosimile parossismo di odio reciproco.  Riconoscere l’eccidio per quel che è, infatti, promuoverebbe la “risposta” dell’opposto radicalismo,  armato anch’esso.  L’evocazione stessa della parola, “guerra civile americana”, ricorda uno dei fatti più brutali della storia  umana, dove i generali nordisti hanno sterminato non solo i sudisti ma “le donne, i bambini,  devastato i loro terreni…”.
Nei quadri di Hopper: sta per avvenire un delitto, o è appena avvenuto.
La violenza endemica della società Usa, ora giunta alla demenza, è tradizionale, come ricorda Nicolas Bonnal. “La brutalità del paese, della sua popolazione e dei suoi costumi” è la prima cosa che hanno rilevato i nuovi arrivati in America, da Tocqueville a Charles Dickens a Louis-Ferdinand Céline; oggi, alla violenza di base  si unisce “la crudeltà del controllo  della  sua polizia, che arriva ad assassinare 1200 cittadini all’anno e  ne controlla col bracciale elettronico 6 milioni (il lager elettronico non è una metafora)”, e “rinchiude 2,3 milioni di detenuti”, quasi la metà (43%) dei carcerati del mondo intero  nei soli Stati Uniti. “Negli ultimi due secoli, 34  milioni  di cittadini americani sono stati incarcerati per durate indeterminate”.

La legge di Lynch applicata al mondo

E’ il paese la cui civiltà giuridica ha dato  la giustizia popolare spiccia, chiamata legge di Lynch.
Bonnal ricorda come   nel suo Lyceum Adress  (1838), l’allora liceale Abraham Lincoln evoca  il fatto che nel Mississippi  i bravi americani han cominciato ad impiccare i giocatori d’azzardo, “professione non particolarmente utile e onesta, ma non vietata dalle leggi”; proseguito con l’impiccare i negri sospettati di insurrezione; poi impiccato i bianchi sospettati di essere d’accordo coi negri; “e infine degli stranieri, provenienti dagli stati vicini, e viaggianti per i loro affari”.
Non è in fondo la stessa legge di Lynch quella che pratica la diplomazia imperiale americana?, chiede Bonnal.  “linciaggio collettivo di presunti “stati canaglia” isolati. Si lincia l’America centrale, l’Irak, la Siria, la  Libia, la  Corea aspettando di linciare l’Iran, la Cina e la Russia”. Impossibile? Tutt’altro: “E’  la logica di questa folla di linciatori che accusano senza prove e si scaldano a vicenda con Bibbia e whisky, e poi sterminano”.
http://www.dedefensa.org/article/lincoln-et-la-barbarie-americaine
Il massacratore di Las Vegas è la figura perfetta di questa violenza totale e corpuscolare ed endemica. Suo padre, Patrick Benjamin Paddock, è stato un rapinatore violento, seriale,negli anni ’70. Il FBI, che riuscì ad arrestarlo nel 1976,  lo ha posto per qualche tempo nella lista dei dieci maggiori ricercati. Nel manifestino “wanted”, si precisa che “deve essere considerato armato e molto pericoloso”, e che è stato “diagnosticato come psicopatico con tendenze suicide”.
Papà Paddock, wanted.
Continuano i dubbi che il figlio abbia agito da solo, come un pazzo isolato nella  sua follia solitaria. Quarantacinque minuti prima della sparatoria, una donna ha gridato alla folla degli spettatori al concerto: “Morirete tutti, fottuti!.  Era, dicono i testimoni, una  donna sulla cinquantina, di tipo ispanico. La security del concerto l’ha portata fuori  di forza, insieme al suo accompagnatore. L’una e l’altra non identificati.
E’ un episodio in più della mostruosa e profondissima malattia morale che invade la società americana, e si riflette ed accelera la disgregazione  dell’impero. E’ la violenza psicopatica con cui l’impero si suicida, rivolgendo il proprio odio armato contro se stesso. Ma non senza aver  prima sparso stragi attorno a sé.