.Nisargadatta Maharaj. La meraviglia è l'alba della sapienza

L’appercezione in cui tutto sorge, è questa la realtà. Un’appercezione pura e chiara, quella che chiamano l’occhio di Dio.Karl Renz

« La persona non- risvegliata vive nel suo mondo, la persona risvegliata vive nel mondo. » Andrew Cohen

Finché immagino "come dovrei essere", continuerò ad essere quello che sono ora.U.G.Krishnamurti

"Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti." Eraclito

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezzaBenjamin Franklin

In televisione non c'è la pubblicità, il mezzo televisivo è "solo" pubblicità.Dioniso 777


sabato 17 gennaio 2015

Etienne de La Boétie: Solo gli stupidi amano strisciare ai piedi del tiranno

NULLA DI NUOVO SOTTO IL SOLE
Proponiamo la lettura di un brano tratto dal "Discorso sulla servitù volontaria", scritto nel 1554 da Etienne de La Boétie, noto come "il grande amico di Montaigne". Si tratta di una riflessione sulla tirannide che, secondo l'autore, si regge non tanto sulle "alabarde, le sentinelle e le armi" quanto sul servilismo e sulla stupidità degli uomini.
"Chi pensa che le alabarde, le sentinelle e i posti di guardia difendono il tiranno, a mio giudizio si sbaglia di grosso.Credo che egli se ne serva più per il cerimoniale e come spauracchio che non per la fiducia che vi ripone. Gli arcieri vietano l'ingresso al palazzo a chi è malvestito e privo di mezzi, non già a individui ben armati e intraprendenti. Certo è facile, contando gl'imperatori romani, vedere che sono meno quelli che scamparono al pericolo con l'aiuto delle loro guardie rispetto a coloro che furono uccisi dai loro stessi arcieri. Non sono gli squadroni a cavallo, non sono le schiere dei fanti, non sono le armi che difendono il tiranno: non lo si crederà subito, ma senza dubbio è così. Sono sempre quattro o cinque che mantengono il tiranno; quattro o cinque che gli tengono in schiavitù tutto il paese; è sempre stato così: cinque o sei individui sono ascoltati dal tiranno, o perchè si sono fatti avanti da soli, o perchè sono stati chiamati da lui come complici delle sue crudeltà, compagni dei suoi piaceri, ruffiani delle sue dissolutezze e soci delle sue ruberie. Quei sei consigliano così bene il capo da far pesare sulla società non solo le sue malvagità ma anche le loro, quei sei hanno poi sotto di loro altri seicento approfittatori, che si comportano nei loro riguardi così come essi stessi fanno col tiranno. Quei seicento ne hanno sotto di loro seimila cui fanno fare carriera, ai quali fanno avere il governo delle province o il controllo del denaro, affinchè essi diano libero corso alla loro avarizia e crudeltà, e le realizzino al momento opportuno, compiendo peraltro tali malefatte da non poter durare senza la loro protezione, sfuggendo grazie a loro alle leggi e alla pena. Dopo costoro, ne viene una lunga schiera, e chi vorrà divertirsi a sbrogliare questa rete vedrà che non sono seimila, ma centomila, ma milioni che grazie a questa corda sono attacati al tiranno, e si mantengono a essa, come secondo Omero Giove si vanta di poter tirare a sè tutti gli dei dando uno strattone a una catena. Ecco da dove derivò la crescita del Senato sotto Giulio (Cesare), l'istituzione di nuove funzioni, lo stabilirsi d'incarichi; non certo, a ben considerare le cose, dall'esigenza di riformare la giustizia, ma allo scopo di fornire nuovo sostegno alla tirannide. Insomma, grazie a favori o vantaggi, a guadagni o imbrogli che si realizzano con i tiranni, alla fin fine quelli cui la tirannide sembra vantaggiosa quasi equivalgono a quelli che preferirebbero la libertà. Proprio come,secondo i medici, se nel nostro corpo c'è una parte infetta, non appena in un altro punto qualcosa non va, subito si ripercuote sulla parte contaminata: similmente, quando un re s'è dichiarato tiranno, tutto il peggio, tutta la feccia del regno, non dico la folla degli imbroglioni e degli avanzi di galera che non hanno alcun peso nella vita pubblica, ma coloro che sono rosi da sfrenata ambizione e da non comune avidità, si raccolgono attorno a lui e lo sostengono per aver parte al bottino e comportarsi a loro volta da tirannelli sotto il grande tiranno. Così fanno i grandi ladri e i famosi pirati; alcuni attraversano il paese, altri pedinano i viaggiatori, questi tendono imboscate, quelli stanno in agguato,  altri ancore fanno massacri, altri saccheggiano; e benchè vi siano tra loro delle gerarchie, e gli uni siano solo gregari, gli altri capi del gruppo, non ve n'è uno che alla fine non prenda parte, se non al bottino principale, almeno al risultato del saccheggio".
Etienne de La Boétie (1530-1563): Discorso sulla servitù volontaria 

Nessun commento:

Posta un commento