martedì 2 ottobre 2018

La fatica fa bene: rende meno stupidi. Non fatevela rubare dalle macchine

di Claudio Risé - 01/10/2018
La fatica fa bene: rende meno stupidi. Non fatevela rubare dalle macchine
Fonte: Claudio Risé Fonte https://www.ariannaeditrice.it


Sudore e responsabilità sono parte della vita fin dal travaglio della nascita.
Quando tentano di sbarazzarsene uomini e società si indeboliscono e si
disfano. Lo avevano già capito Cesare Augusto e i monaci benedettini.

La più antica delle fake news, la più dura a morire? Quella che ci assicura
che liberarci della fatica è uno straordinario affare. Anzi il più importante di
tutti. Trasferire la fatica ad altri, a qualcuno o qualcosa che la faccia al nostro
posto è l'antico sogno del pigro che sonnecchia dentro di noi, mentre
lavoriamo. È anche il messaggio di gran parte della pubblicità. Ma si tratta di
una sciocchezza, praticabile per poco tempo.
È questa, ad esempio, la storia (raccontata dai racconti popolari in tutto il
mondo, in modi diversi ma con la stessa morale) del Principe che scambia la
sua situazione con il povero per liberarsi delle sue fatiche principesche e
vedere la vita da un altro punto di vista. Proposta subito accolta dall'altro, ben
contento di liberarsi delle fatiche da povero. Dopo qualche peripezia però,
ognuno scopre gli inaspettati fastidi della nuova posizione, finisce nei guai, e
deve ritornare velocemente sui suoi passi. L'avventura gli ha comunque
mostrato che la fatica ti aspetta in ogni situazione, anzi è semplicemente la
vita.
Un insegnamento che comincia da subito, con la nascita. Che come si sa,
può avvenire in due modi, con il parto naturale, o con il più veloce cesareo.
Molto amato dalle donne italiane (che lo richiedono ormai in oltre il 38% dei
casi, primato europeo e mondiale per regioni dove è ancora più alto:
Campania, Sicilia e Puglia), perché dura pochi minuti e c'è meno fatica. Ma
oltre a costare un bel po' ha i suoi svantaggi per il bambino, alcuni dei quali
possono rientrare subito, ma altri, soprattutto quelli psichici e cognitivi, si
rivelano invece più tardi (una delle ragioni che ha valso all'Italia il richiamo
dell'Organizzazione Mondiale di Sanità). Già alla nascita, comunque, il bimbo
si trova un bel po' disorientato: uscire da un rifugio caldo dove sei rimasto 9
mesi richiederebbe un tempo più lungo, "umano" appunto, non costruito dalla
tecnica chirurgica. Nel migliore dei casi, comunque, la fatica che il bambino
non ha fatto alla nascita dovrà poi farla più tardi, spesso con un terapeuta,
per mettersi pienamente nel mondo e abbandonare le aspettative di facilità e
perfezione suscitate nel profondo da un modo di nascere "facile", ma da
adottare solo quando indispensabile. Le ricerche mediche condotte nel
mondo illustrano ampiamente i costi dell'eliminazione della fatica alla nascita.
Più in generale, Il fatto è che senza fatica l'uomo resta (o torna) bambino, e la
società si imbarbarisce e si disfa. Quando i romani cominciarono a trasferire
agli schiavi le loro fatiche, compresa (in parte) la generazione dei figli, Cesare
Augusto si accorse che questa vita più comoda stava indebolendo il carattere
e le forze dei cittadini, sia nella loro vita privata che in quella pubblica. Per
contrastare la decadenza promulgò allora, negli anni attorno alla nascita di
Cristo, le Leges Iuliae, sulla famiglia e sul rispetto delle tradizioni degli
antenati (mos maiorum).
Fu in sostanza una legislazione sulla necessità del tornare a fare fatica,
abolendo le scorciatoie e assumendosi le proprie responsabilità Gli adultèri
furono proibiti e puniti con l'esilio. Ci si doveva sposare non troppo tardi, chi
non si sposava e non aveva figli era multato. Si doveva tornare a lavorare la
campagna, come facevano gli antenati con le loro esistenze laboriose e
discrete. Qualcuno non fu d'accordo, come Giulia la figlia di Augusto, da lui
molto amata, ma poi condannata all'esilio a Ventotene per la vita lussuriosa e
aver complottato contro il padre. Intellettuali come Virgilio furono invece
spronati (da Mecenate, consigliere di Augusto) a cantare la bellezza della
natura e il significato profondo della fatica che essa richiede per dare i suoi
frutti. Fu anche per il loro impulso e sostegno che Virgilio scrisse le
Georgiche, un poema che mostra l'anima di quell' Impero che trovava la forza
nella eroica fatica umana, coltivata ed educata giorno per giorno sulla terra,
la coltivazione dei campi, la cultura degli alberi, delle api, l'allevamento del
bestiame. È in quella pace operosa fatta di intelligenza e fatica che nasce un
Paese forte. L'Eneide, dove il mitico eroe Enea progenitore di Roma porta
l'eredità greca, nasce su questo stesso impianto etico dove la fatica non è
una disgrazia (come pensano oggi anche molte psicologie e pedagogie), ma
una prova indispensabile alla costruzione di un pensiero e una morale,
personale e collettiva. Dopo le leggi di Cesare Augusto i cittadini romani
tornarono a fare figli e l'Impero romano durò altri quattro secoli.
Quando l'Impero cedette alle pressioni di popoli più forti, il monachesimo fece
poi della fatica e della sua ricchezza formativa del fisico e del morale la
struttura portante delle sue Regole. Si tratta di quelle norme e usanze che (a
partire da quella scritta da Benedetto da Norcia, inorridito dalla decadenza
romana), contribuirono alla bonifica e fondazione dell'Europa e della sua
ricchezza e cultura (come lo Sguardo Selvatico ha raccontato qualche
numero fa). Ancora oggi, l'ispirata e sapiente ospitalità dei conventi
rappresenta un'oasi di silenzio e ristoro indispensabile per migliaia di europei
di ogni condizione e età.
Dallo sviluppo industriale in poi però, la fatica è stata direttamente sfidata da
quelle correnti del pensiero tecnico e scientifico che vogliono non più aiutare
l'uomo nelle difficoltà (come accaduto fin dall'antichità, per esempio con lo
strumento tecnico del bastone), ma trasferire alle macchine operazioni,
fisiche e mentali, proprie dell'uomo. Per poi gradualmente sostituirlo, come
sta già accadendo nella procreazione.
Anche perché a quel punto l'uomo potrebbe essere ormai inutile. Infatti come
dice il principio base delle neuroscienze, il cervello "o lo usi o lo perdi". Se
non lo usi più, sostituendolo con macchine, si smonta, e diventi
"svanito" (come si diceva una volta, stando bene attenti a evitarlo). Nell'attesa
di essere sostituito dalle macchine (e dopo che farà, e di cosa vivrà?), l'uomo
diventa più stupido e si ammala in vari modi (l'ho raccontato in Sazi da
Morire. Malattie dell'abbondanza e necessità della fatica. San Paolo ed).
Come ha detto Vivek Haldar, uno dei geni di Google: "Strumenti brillanti,
menti ottuse": più macchine intelligenti usi, più diventi stupido.
Le neuroscienze hanno ormai ampiamente spiegato come (ad esempio) i
navigatori automobilistici tolgano progressivamente ogni senso
dell'orientamento, disattivando le aree cerebrali che se ne occupano. I più
furbi li attivano solo per percorsi impegnativi e in casi di fretta assoluta. Così
come molti si sono accorti di quanto la televisione non stop peggiori i
processi cerebrali degenerativi degli anziani, e quindi dosano, sondano le
possibilità offerte invece dalla musica dal vivo, dall'aria aperta... Intere
pedagogie poi, come quella steineriana, adottate da tempo dalle classi agiate
in Occidente, hanno bandito ogni tecnologia dalla scuola e dalla vita dei
ragazzini, che imparano a scriversi i libri da soli.
Perché la fatica, poi, è anche divertente. Come scopre l'anziano a cui viene in
mente l'intero "5 maggio" del Manzoni, mandato faticosamente a memoria
secoli prima, o il ragazzino quando impara finalmente bene qualsiasi cosa
utile a farne un'altra, dallo smontare e rimontare una moto, a creare un orto, o
insegnare qualcosa a un amico che non la sa. Non siamo, infatti, né solo
accumulatori di soldi, né solo consumatori, né solo edonisti, ma sempre
anche molto altro. Scoprire cosa, costa soprattutto fatica, con passioni e
anche delusioni. Ma rinunciare a farla ci rende meno umani, e più deboli e
stupidi. Non è il caso.

sabato 1 settembre 2018

Privatizzare acqua, luce, gas, treni: inglesi rapinati e beffati


La maniera in cui le nostre compagnie ferroviarie, dell’energia e dell’acqua sono state gestite da quando sono state privatizzate dai conservatori è uno scandalo assoluto. L’impegno del Manifesto dei Laburisti a riprendere il controllo dell’acqua e delle ferrovie, e ad intervenire per correggere il mercato dell’energia, è decisamente emozionante e porterà a un vero cambiamento. Quando queste industrie furono privatizzate da Margaret Thatcher, ci fu promesso che l’efficienza sarebbe aumentata, che la proprietà si sarebbe allargata e che il processo avrebbe generato investimenti. Ma è accaduto l’esatto contrario. E anziché imparare dai propri errori, i governi conservatori hanno venduto anche il Servizio Postale per una frazione del suo valore, danneggiando i contribuenti ed estendendo ulteriormente l’influenza delle compagnie private e della finanza sulla vita di tutti i giorni. A quasi trent’anni dalla vendita della gestione dell’acqua, la proprietà delle azioni è oggi saldamente in mano a un piccolo gruppo di investitori internazionali – molti dei quali hanno sede in paradisi fiscali. Nel frattempo, i prezzi sono aumentati del 40% e più di un quarto di quanto i consumatori pagano in bolletta finisce a ripagare gli interessi sui debiti delle società private e in dividendi agli azionisti.
I nuovi investimenti sono stati finanziati con nuovo debito anziché coi soldi degli azionisti. Quando l’acqua è stata privatizzata, il governo si è generosamente fatto carico di tutto il debito del settore – 4,9 miliardi di sterline – in modo da lasciare i nuovi proprietari senza debiti. I nuovi proprietari ne hanno approfittato, accumulando sino al 2016 l’incredibile ammontare di 46 miliardi di sterline di debiti. Mentre accumulavano debiti a discapito dei contribuenti, le compagnie private dell’acqua pagavano miliardi agli azionisti in dividendi. Il totale di 18,8 miliardi di profitti al netto delle tasse degli ultimi 10 anni è  stato tutto distribuito agli azionisti, salvo 700 milioni di sterline. Ciò significa che più di 18 miliardi di sterline sono entrati nelle tasche degli azionisti anziché essere utilizzati per diminuire le bollette e migliorare i servizi. Tre società hanno addirittura pagato più dividendi di quanto siano stati i loro profitti al lordo delle tasse. Si tratta di una situazione semplicemente insostenibile.
Questa rapina alla luce del sole sta avvenendo anche nel settore energetico. Nel 2016-17, la Rete Nazionale ha ottenuto un profitto di 1,9 miliardi di sterline sulla distribuzione dell’elettricità e del gas. Circa 660 milioni sono stati usati per pagare dividendi, cosa che rappresenta un costo nascosto per i consumatori del 12%. I benefici promessi grazie alla concorrenza del mercato non si sono mai visti: le grandi “sei sorelle” dell’energia hanno sfruttato i consumatori, addebitando agli utenti nel 2015 ben 2 miliardi di sterline. Le persone non vogliono essere costrette a vagliare le diverse opzioni per trovare un contratto decente; vogliono soltanto energia sicura e a un prezzo accessibile. Dobbiamo fare cambiamenti drastici nel nostro sistema energetico entro pochi anni se vogliamo avere la possibilità di affrontare i cambiamenti climatici. Trasferendo la proprietà e la responsabilità delle nostre utilities a organismi di proprietà pubblica e alle comunità locali che devono rispondere ai cittadini, saremo in grado di creare un sistema energetico sostenibile e a basso utilizzo di carbone, adatto al ventunesimo secolo.
Più importante ancora, la proprietà pubblica metterebbe fine al flusso di denaro dei contribuenti che va a sostenere i profitti privati delle società e dei loro azionisti, mentre i prezzi aumentano, i servizi peggiorano, e i debiti si accumulano. Riportare le utilities sotto controllo pubblico rimetterebbe i profitti nelle tasche dei cittadini e nei servizi stessi, abbassando la bolletta media di 220 sterline all’anno per famiglia e consentendo di investire altri risparmi nelle infrastrutture e per migliorare i servizi. Inoltre, ponendo un freno agli aumenti dei biglietti dei treni – che sono aumentati del 27% a partire dal 2010 – i laburisti farebbero risparmiare ai passeggeri una media di 1.014 sterline all’anno sui biglietti. Si è molto parlato di quanto costerebbe tutto questo, ma i commentatori, pronti a sparare grandi cifre, mostrano tutta la loro ignoranza in economia, e anche in storia. Quando nel 1977 l’industria della costruzione navale venne nazionalizzata, questo fu fatto scambiando le azioni con titoli di Stato – una mossa che non ebbe alcun effetto sull’erario.
Nel mondo negli ultimi anni c’è stata un’inversione del processo delle privatizzazioni. Negli Stati Uniti, l’85% delle forniture di acqua proviene dal settore pubblico, e l’80% della rete di distribuzione elettrica tedesca è ora posseduta e gestita dalle autorità regionali e locali.
Una delle più grandi beffe della privatizzazione britannica – che fu dettata da una profonda perdita di fiducia nella capacità dello Stato di gestire queste cose – è che molti dei nostri tesori nazionali sono finiti nelle mani di società pubbliche straniere. I piani di rinazionalizzazione dei laburisti assicureranno la supervisione democratica locale sui servizi, mettendo il potere nelle mani delle comunità. Al di là delle chiacchiere sul rigore dei conti, i conservatori sono più interessati ad aiutare i ricchi evasori a fare soldi facili di quanto non lo siano a fermare l’emorragia di soldi del popolo britannico. Come ho recentemente sottolineato durante un dibattito con Damian Green all’Andrew Marr show, questa posizione ha qualcosa a che fare con il fatto che molti finanziatori dei conservatori, ed effettivamente anche alcuni parlamentari e ministri conservatori, hanno ottenuto profitti dalle privatizzazioni. E’ tempo di mettere fine a questa truffa dei conservatori. I laburisti chiuderanno il rubinetto che versa miliardi di sterline nelle tasche degli azionisti e si assicureranno che questi servizi vitali siano gestiti nell’interesse della maggioranza, non di pochi.
(John McDonnell, “La privatizzazione dei servizi pubblici nel Regno Unito: storia di un fallimento”, dall’“Independent” del 6 giugno 2017; articolo tradotto e riproposto da “Voci dall’Estero”).
La maniera in cui le nostre compagnie ferroviarie, dell’energia e dell’acqua sono state gestite da quando sono state privatizzate dai conservatori è uno scandalo assoluto. L’impegno del Manifesto dei Laburisti a riprendere il controllo dell’acqua e delle ferrovie, e ad intervenire per correggere il mercato dell’energia, è decisamente emozionante e porterà a un vero cambiamento. Quando queste industrie furono privatizzate da Margaret Thatcher, ci fu promesso che l’efficienza sarebbe aumentata, che la proprietà si sarebbe allargata e che il processo avrebbe generato investimenti. Ma è accaduto l’esatto contrario. E anziché imparare dai propri errori, i governi conservatori hanno venduto anche il Servizio Postale per una frazione del suo valore, danneggiando i contribuenti ed estendendo ulteriormente l’influenza delle compagnie private e della finanza sulla vita di tutti i giorni. A quasi trent’anni dalla vendita della gestione dell’acqua, la proprietà delle azioni è oggi saldamente in mano a un piccolo gruppo di investitori internazionali – molti dei quali hanno sede in paradisi fiscali. Nel frattempo, i prezzi sono aumentati del 40% e più di un quarto di quanto i consumatori pagano in bolletta finisce a ripagare gli interessi sui debiti delle società private e in dividendi agli azionisti.
I nuovi investimenti sono stati finanziati con nuovo debito anziché coi soldi degli azionisti. Quando l’acqua è stata privatizzata, il governo si è generosamente fatto carico di tutto il debito del settore – 4,9 miliardi di sterline – in modo da lasciare i nuoviJohn McDonnellproprietari senza debiti. I nuovi proprietari ne hanno approfittato, accumulando sino al 2016 l’incredibile ammontare di 46 miliardi di sterline di debiti. Mentre accumulavano debiti a discapito dei contribuenti, le compagnie private dell’acqua pagavano miliardi agli azionisti in dividendi. Il totale di 18,8 miliardi di profitti al netto delle tasse degli ultimi 10 anni è  stato tutto distribuito agli azionisti, salvo 700 milioni di sterline. Ciò significa che più di 18 miliardi di sterline sono entrati nelle tasche degli azionisti anziché essere utilizzati per diminuire le bollette e migliorare i servizi. Tre società hanno addirittura pagato più dividendi di quanto siano stati i loro profitti al lordo delle tasse. Si tratta di una situazione semplicemente insostenibile.
Questa rapina alla luce del sole sta avvenendo anche nel settore energetico. Nel 2016-17, la Rete Nazionale ha ottenuto un profitto di 1,9 miliardi di sterline sulla distribuzione dell’elettricità e del gas. Circa 660 milioni sono stati usati per pagare dividendi, cosa che rappresenta un costo nascosto per i consumatori del 12%. I benefici promessi grazie alla concorrenza del mercato non si sono mai visti: le grandi “sei sorelle” dell’energia hanno sfruttato i consumatori, addebitando agli utenti nel 2015 ben 2 miliardi di sterline. Le persone non vogliono essere costrette a vagliare le diverse opzioni per trovare un contratto decente; vogliono soltanto energia sicura e a un prezzo accessibile. Dobbiamo fare cambiamenti drastici nel nostro sistema energetico entro pochi anni se vogliamo avere la possibilità di affrontare i cambiamenti climatici. Trasferendo la proprietà e la responsabilità delle nostre utilities a organismi di proprietà pubblica e Margaret Thatcheralle comunità locali che devono rispondere ai cittadini, saremo in grado di creare un sistema energetico sostenibile e a basso utilizzo di carbone, adatto al ventunesimo secolo.
Più importante ancora, la proprietà pubblica metterebbe fine al flusso di denaro dei contribuenti che va a sostenere i profitti privati delle società e dei loro azionisti, mentre i prezzi aumentano, i servizi peggiorano, e i debiti si accumulano. Riportare le utilities sotto controllo pubblico rimetterebbe i profitti nelle tasche dei cittadini e nei servizi stessi, abbassando la bolletta media di 220 sterline all’anno per famiglia e consentendo di investire altri risparmi nelle infrastrutture e per migliorare i servizi. Inoltre, ponendo un freno agli aumenti dei biglietti dei treni – che sono aumentati del 27% a partire dal 2010 – i laburisti farebbero risparmiare ai passeggeri una media di 1.014 sterline all’anno sui biglietti. Si è molto parlato di quanto costerebbe tutto questo, ma i commentatori, pronti a sparare grandi cifre, mostrano tutta la loro ignoranza in economia, eIl leader laburista Jeremy Corbynanche in storia. Quando nel 1977 l’industria della costruzione navale venne nazionalizzata, questo fu fatto scambiando le azioni con titoli di Stato – una mossa che non ebbe alcun effetto sull’erario.
Nel mondo negli ultimi anni c’è stata un’inversione del processo delle privatizzazioni. Negli Stati Uniti, l’85% delle forniture di acqua proviene dal settore pubblico, e l’80% della rete di distribuzione elettrica tedesca è ora posseduta e gestita dalle autorità regionali e locali. Una delle più grandi beffe della privatizzazione britannica – che fu dettata da una profonda perdita di fiducia nella capacità dello Stato di gestire queste cose – è che molti dei nostri tesori nazionali sono finiti nelle mani di società pubbliche straniere. I piani di rinazionalizzazione dei laburisti assicureranno la supervisione democratica locale sui servizi, mettendo il potere nelle mani delle comunità. Al di là delle chiacchiere sul rigore dei conti, i conservatori sono più interessati ad aiutare i ricchi evasori a fare soldi facili di quanto non lo siano a fermare l’emorragia di soldi del popolo britannico. Come ho recentemente sottolineato durante un dibattito con Damian Green all’Andrew Marr show, questa posizione ha qualcosa a che fare con il fatto che molti finanziatori dei conservatori, ed effettivamente anche alcuni parlamentari e ministri conservatori, hanno ottenuto profitti dalle privatizzazioni. E’ tempo di mettere fine a questa truffa dei conservatori. I laburisti chiuderanno il rubinetto che versa miliardi di sterline nelle tasche degli azionisti e si assicureranno che questi servizi vitali siano gestiti nell’interesse della maggioranza, non di pochi.
(John McDonnell, “La privatizzazione dei servizi pubblici nel Regno Unito: storia di un fallimento”, dall’“Independent” del 6 giugno 2017; articolo tradotto e riproposto da “Voci dall’Estero”).

giovedì 16 agosto 2018

"Egli non cerca" (dallo Shodoka)

Fonte http://www.lameditazionecomevia.it/shodoka1.htm
Lo Shodoka (Il canto del risveglio) di Yoka Daishi (VII sec.) inizia con questi versi:
"Caro amico, vedi
quest'uomo saggio,
che ha smesso con la dottrina
ed è inattivo?
Egli non cerca più di reprimere
i pensieri illusori e non cerca la verità.
La vera natura della nostra ignoranza
è in realtà la natura del Buddha;
il nostro corpo vuoto e illusorio
è il corpo del Dharma.
Quando si comprende il corpo del Dharma,
non c'è più niente di fronte a noi.
La Fonte originaria,
da cui ha origine la nostra natura
è l'autentico Buddha".

Chi si attacca a una dottrina non può essere definito saggio: lui stesso ne è consapevole, in quanto cerca nella sua dottrina la verità, la cartina geografica della sua vita, le risposte alle sue innumerevoli questioni. Cosa devo fare? Vediamo cosa dice la dottrina al riguardo. Ecco, l'uomo saggio non si pone su questo sentiero. Appunto, è questo il fatto: l'uomo saggio non si pone in nessun sentiero. Il suo stesso camminare lungo il sentiero è diventato il sentiero medesimo. L'ha intrapreso, certo, e infatti c'è scritto che "ha smesso". Se ha smesso, prima aveva a che fare con una dottrina. È stato necessario, ma ora l'ha abbandonata. Ha avuto una sua funzione, ma ora è inutile, chiusa, settaria, è rischiosa: pensi di essere sulla luna e invece sei aggrappato al dito che la indica; ti dici libero e invece agisci continuamente con il vademecum sotto braccio. Misuri la realtà attraverso il metro di giudizio che ti proviene dalla tua dottrina: non vedi più la realtà, la giudichi, la sezioni, ti privi del godimento, della fruizione piena di essa.
La dottrina dice: fai questo e non fare quello. Anche in certi testi zen ci sono molte indicazioni in questa direzione. Medita in un certo modo, comportati seguendo certe regole, usa il tuo corpo con una certa disciplina, ecc. Ma si deve andare oltre: non abbiamo a che fare con un manuale di istruzioni. Per alcuni sarebbe consolante agire secondo i suggerimenti di un prontuario, ma continuerebbero a vivere sempre nella solita gabbia. Magari dorata, ma sempre gabbia. Il saggio invece è andato al di là: non c'è più esercizio, non c'è più pratica. Dire esercizio e pratica significa dire dualismo: qui c'è un esercizio e qui c'è il resto della vita; qui pratico e poi questa sera esco con gli amici. Che terribile situazione! Che faticoso impegno! Pensare che ci siano delle cose che vanno bene e altre che sono da estirpare, pensieri da pensare e pensieri da rifiutare: è tutto così illusorio. È uno zen da soldati! Da fanatici.
Il saggio supera il dualismo, anche quello tra ignoranza e saggezza, tra illusione e verità. Cercare la verità: questa è la più terribile malattia della mente di un "ricercatore spirituale". Già il nome stesso: ricercatore! Ma cosa cerchi? Non vedi? Accattone! In questo senso il saggio è inattivo: non si dà proprio alcuna pena. Non c'è più nessun obiettivo da perseguire: è presente nel qui e ora, è consapevole, è lucido. Cosa ci sarebbe da aggiungere?
È un dato di fatto: non può che essere così. Sei sei in cerca di qualcosa che chiami verità, evidentemente ritieni che ci sia qualcosa che non sia tale. E viceversa: se vedi da qualche parte illusione o ignoranza, non potrai che cercare qualche verità da altre parti. In ogni caso, sei già caduto: sei nel dualismo. Il saggio invece ha superato verità e illusione, e se non c'è più la coppia verità-illusione, c'è solo la buddhità. Già qui, già ora, nel campo dei nostri pensieri illusori - proprio quelli che qualche sprovveduto vorrebbe eliminare - c'è la natura del Buddha. Ignoranza è buddhità, illusione è dharma (la realtà-verità). È questa la (non-)via naturale. E ardua: perché siamo tutto tranne che naturali...

martedì 7 agosto 2018

«Burioni: genio imbattibile»? Vaccinate Vittorio Feltri per cortesia

Pubblicato
Marcello Pamio
Come non dare ragione al grande e soprattutto “libero” giornalista Vittorio Feltri, che dirige il quotidiano ovviamente «Libero» di Silvio Berlusconi.
Ha proprio ragione, ma il vaccino per il cervello e l’intelligenza dovrebbe farlo lui e tutti i suoi pennivendoli.
Pure il direttore è caduto nella voragine dell’ignoranza che stando alle dichiarazioni è sempre più profonda.
«Chi non li vuole obbligatori - scrive nell’editoriale di martedì 7 agosto 2018 - non è detto che sia cretino, ma sicuramente è ignorante come un tamburo rotto».
Bontà sua. Però su una cosa non concordo: i cretini sono in crescita e scrivono a vanvera.
«Anche i sassi dovrebbero aver imparato che se uno si immunizza non si ammala, viceversa rischia addirittura la pelle».
Qua purtroppo il tamburo si è sfracellato al suolo. Vittorio Feltri, esattamente come la banda di raglianti megafoni del Sistema, è convinto che la vaccinazione sia sinonimo di immunità.
Se uno si immunizza non si ammala? Caro direttore, ha scritto una immensa fregnaccia che deriva probabilmente dal fatto che attinge a piene mani le sue informazioni dai guru dello scientismo tout court, come il povero Bubù nazionale.
Se studiasse invece di fare il copia-incolla, forse capirebbe che vaccinare NON sempre implica immunità, e proprio per questo motivo la medicina descrive i cosiddetti «no-responder» o i «bad-responder», cioè quei bambini e adulti vaccinati regolarmente che NON presentano gli anticorpi, e quindi non sono immunizzati. La percentuale è variabile e dipende dal tipo di vaccino.
Ma il nostro va avanti con la sua analisi che rasenta il ridicolo.
«La scienza favorisce il benessere, chi nega ciò, ovvero l’evidenza, è un povero troglodita indegno di far parte del consorzio umano». Chi mette in dubbio una pratica MEDICA rischiosa, perché di questo si tratta, sta forse mettendo in discussione il benessere raggiunto anche grazie alla scienza?
E’ proprio vero che l’età associata al caldo e alla perdita di idratazione cellulare, se non correttamente compensate, bloccano lo scambio sinaptico neuronale…
«La collettività ha il dovere di proteggersi».
Se questo è vero allora caro direttore di «Libero» ci potrebbe far sapere contro quali malattie lei è immunizzato? Quando è stata l’ultima volta che ha fatto dei vaccini «contro i morbi pericolosi»? E non mi riferisco all’influenza. Visto che si riempie la bocca di protezione, collettività, salute, ecc. inizi a dare l’esempio. Lei, i suoi quattro figli e nipoti, avete nel sangue gli anticorpi contro la poliomielite, difterite, morbillo, rosolia, varicella, meningite, ecc.?
Quand’è stata l’ultima volta che ha dosato i titoli anticorpali per verificare se è immunizzato o meno?
Lei come tutti gli altri siete solo «chiacchiere e distintivi».
«Vuoi che tuo figlio vada a scuola? Evita di renderlo veicolo di schifezze che uccidono e rovinano la salute».
Caro Feltri, la scuola e quindi il diritto allo studio è concepito non solo dalla Costituzione italiana, ma anche da tutti i Trattati internazionali sui Diritti dell’Uomo.
Forse dovrebbe prendere in mano la «Dichiarazione universale dei Diritti» promossa dalle Nazioni Unite nel 1948. Tutti quanti noi nasciamo liberi (articolo 1) e «ogni individuo ha diritto all’istruzione» (articolo 26). Semplice, chiara e diretta.
La Dichiarazione non dice infatti che il bambino ha diritto all’istruzione soltanto se viene bucato da dieci (più quattro) vaccini. Solo una legge da mentecatti (119/2017) presentata da un ministro cerebralmente claudicante e votata da un parlamento di ignoranti, può imporre una simile aberrazione che viola ogni diritto universale.
Infine caro Vittorio, se vuole veramente bene a tuo figlio, evita di riempirlo di schifezze pregne di sostanze chimiche come quelle contenute nel cibo spazzatura venduto dalla GDO, Grande distribuzione organizzata. Queste, assieme all’inquinamento ambientale stanno devastando la salute dei nostri figli. E’ ora di svegliarsi.
Secondo lei i bambini italiani stanno morendo di morbillo, pertosse o varicella? Non stiamo ancora camminando - come si augura qualcuno - sui cadaveri….
Invece i bambini oggi stanno morendo di cancro, leucemie, linfomi. La situazione è gravissima e l’Italia è al primo posto in Europa per tumori in età pediatrica. Qualcuno se ne sta occupando?
Sono questi i problemi seri da risolvere, non la paura delle malattie esantematiche che hanno accompagnato l’uomo da sempre. Paure ben fomentate da quelli come Burioni, definito nel suo editoriale come un «genio imbattibile nel suo ramo».
Imbattile nelle offese e nell’arroganza lo è di certo. Non avrei mai immaginato che un medico potesse arrivare a un così basso livello di moralità e deontologia.
Termina (per fortuna) il suo intervento ricordando il caso della signora «deficiente che ha scritto su un social (riferendosi a Burioni) spero affoghi. A noi pare che sia già affogata lei nella sua stupidità».
Riprendendo il titolo «Vaccinatevi il cervello», va specificato che non tutti però posso farlo, perché a qualcuno manca proprio la materia prima…

venerdì 13 luglio 2018

: Juncker ubriaco, emblema di un’Europa che crolla

Vedere quelle immagini produce tristezza. Un vecchio che oscilla, incapace di reggersi sulle proprie gambe, ridanciano e scomposto nei gesti, articolando parole che, immagino, siano sconnesse come i suoi pensieri. Ad alcuni, compresi primi ministri, provoca involontaria risata, soffocata dall’imbarazzo. Perché questo indecoroso spettacolo pubblico non è elargito da un barbone in una qualunque stazione dei treni italiana. Questa scena imbarazzante è proposta in mondo visione da un signore che, degli italiani, ha spesso formulato giudizi critici, sprezzanti, al limite dell’offesa e del buon gusto. Questo signore è il presidente della Commissione Europea, Juncker, cioè il vertice del governo che decide sulla vita di noi tutti, cittadini europei, italiani baffi neri e mandolino, mafia e spaghetti compresi. Quando tu, Juncker, dicevi ancora recentemente che gli italiani dovrebbero recuperare competitività, lavorare di più, essere meno corrotti e non accusare l’Europa dei propri mali, parlavi come presidente di tutti noi, sudditi spreconi della nostra vita. Ma noi non siamo tutti mafiosi e non balliamo come cicale aspettando che le operose formiche del nord Europa lavorino per noi. Se non altro, noi camminiamo eretti sulle nostre gambe, e non abbiamo bisogno di nessuno che ci sostenga.
Ti ricordo, presidente, che il bilancio dell’Italia nei confronti dell’Unione Europea è a credito per decine di miliardi, a differenza di quanto la tua vergognosa narrazione (e quella dei tuoi tanti servili cortigiani) tende a far credere. Da creditore, Juncker sorretto al vertice Nato del 12 lugliopertanto, sono a dirti esattamente l’opposto di quanto affermi. L’Italia lavora in ore medie lavorate pro capite più di tanti altri paesi del nord, Germania compresa. La nostra inefficienza, te lo scrivo da economista, è dovuta a una moneta senza Stato, che in un sistema a cambi fissi e in un modello predatorio ha avvantaggiato gli uni e penalizzato altri. Ti dirò di più; è stato fatto per quello. Solo che questo popolo ora si è stancato di vedere imprenditori suicidarsi in onore delle vostre presunte “riforme”. Questo popolo si è stancato di tagliare le pensioni per far quadrare bilanci che non possono quadrare, perché sono gli interessi sul debito verso banche private e non più pubbliche a mangiarli. Questo popolo si è stancato di perdere posti di lavoro in onore della vostra “produttività”, che si dovrebbe chiamare come è: deflazione salariale.
Questo popolo si è stancato di tagliare la spesa pubblica per gli anziani non autosufficienti, per i malati di cancro negli ospedali, per i posti di lavoro dei giovani disperati costretti ad emigrare, mentre voi organizzate spostamenti di massa tra continenti per abbassare la competitività salariale, con una lotta tra poveri. Questo popolo si è stancato di credere alla favola dello spread e dei “mercati”, perché ha capito che una banca centrale, se vuole, può metterli a tacere per il bene del popolo, comprando i titoli dello Stato oggetto di speculazione privata. E a chi mi dice che questa sia demagogia, caro signore, da economista rispondo con un garbato “vaffanculo”. Lo faccio in memoria degli imprenditori suicidi di Stato, dei risparmiatori Jean-Claude Junckertruffati dal bail-in, dei poveri senza lavoro e speranza. Quella scena di te che oscilli tra i grandi delle Terra rimarrà indelebile nella memoria di milioni di persone. Quella resterà nei libri di storia, te lo dico oggi, come una pagina memorabile.
Il tuo oscillare, dopo tanti anni di sicumera ed arroganza, dopo aver offeso un intero popolo, rimarrà ad imperitura memoria della caduta del vostro potere. Tu sei il simbolo cadente, Juncker, di un potere decadente. Ti possono sostenere membri della corte compiacenti, come nei penosi filmati che circolano in rete tutto il mondo ha potuto vedere. Non ti potranno sostenere in eterno, perché la rabbia del popolo oppresso è inarrestabile, e colma ne è la misura. La tua traballante camminata, su quel tappeto rosso, produce ilarità. Bene lo spiegava Pirandello – un grande italiano, sai? – nel fatto che l’imprevisto provoca il riso. Ma dopo quel riso, la riflessione è amara è ineluttabile. Tu sei il simbolo, insostenibile e indifendibile, della barcollante tenuta di un sistema oligarchico di potere che, irrispettoso del bene e del volere del popolo, lo ha oppresso per vent’anni.Valerio MalvezziPotrete offenderci con le parole; potrete chiamarci demagoghi o populisti, retrogradi o qualunquisti, razzisti o nazionalisti. Non potrete fermare l’ineluttabilità degli eventi, come non si può sorreggere un corpo senza più energia dalla forza di gravità.
L’Unione Europea dei burocrati, dei prevaricatori, dei legislatori che pretendono di sfuggire al giudizio popolare non potrà reggersi a lungo, perché priva delle gambe della moralità. Un’Europa che ha anteposto alla legge del cuore quella del portafoglio non può andare lontano. Un’Europa che si preoccupa più dei mercati che dei suoi cittadini non potrà coesistere con le loro speranze. Un’Europa che antepone la finanza alla morale non ha più futuro. Io ti dico oggi che la tua incerta e indecorosa camminata, in un traballante contesto ufficiale, non è altro che la simbolica anticipazione di un’ineluttabile caduta di un intero centro di potere illiberale, non democratico e oligarchico. Quel tipo di Europa cadrà, prima o poi. E io sarò lì a vederlo e a segnarlo sui libri di storia, come tanti miei concittadini italiani, donne e uomini dalle gambe salde e dal cuore puro. Ti manderemo un biglietto in tanti, quando quella Europa, la vostra e non certo la nostra, cadrà. Lo faremo ricordando un verso in endecasillabi di un altro grande Italiano, un poeta che ricordava che esiste l’inferno, ma poi c’è il paradiso. “E cadde come corpo morto cade”. Sul mittente di quella missiva leggerai: un italiano come tanti.
(Valerio Malvezzi, “Quando l’Europa barcolla, spettacolo Juncker”, da “Scenari Economici” del 13 luglio 2018).

martedì 10 luglio 2018

La lezione della Thailandia


Fonte http://www.dolcevitaonline.it
Amo profondamente la Thailandia per tanti motivi, ma soprattutto per il suo popolo. Se negli ultimi anni questa nazione è diventata un punto di riferimento nel mio vagare per il mondo, è proprio perché mi piace avere a che fare con i thailandesi. E osservando il modo in cui stanno gestendo la situazione dei bambini e l’allenatore intrappolati nelle grotte del nord, ho capito 5 cose:
1. Se questo episodio fosse successo in Italia, l’allenatore (un ragazzo di 25 anni) sarebbe stato fatto a pezzi dai media e dalla gente prima ancora di rivedere la luce del sole. Le persone lo avrebbero giudicato colpevole senza uno straccio di prova, qualcuno avrebbe detto di lasciarlo là sotto e altri avrebbero chiesto il carcere non appena fuori. Ripeto: senza nemmeno sapere come sono andate realmente le cose. Questo in Thailandia non succede: per molti è persino un eroe perché sta insegnando ai ragazzini a meditare per mantenere la calma in quella situazione estrema. Tutte le energie dei thailandesi sono concentrate sul salvataggio, ci sarà tempo per stabilire eventuali colpe. Non hanno quell’ossessione molto italiana nel voler sempre trovare il colpevole, anche quando non c’è.
2. Bisogna accettare che a volte nella vita le cose vanno storte. I thailandesi sono maestri in questa consapevolezza, anche per questioni religiose e culturali. Mi ha colpito moltissimo una frase della moglie del sommozzatore morto durante i soccorsi: di fronte alle telecamere, con occhi lucidi ma fieri, ha detto che “non possiamo sapere quando moriremo o quando se ne andranno i nostri cari e per questo motivo dovremmo essere sempre grati di essere vivi, ogni giorno“.
3. Leggo commenti assurdi sulla pericolosità di portare ragazzini di 12 anni dentro alle grotte. Prima di tutto, erano aperte al pubblico. In secondo luogo, siamo solo noi così apprensivi verso i bambini: “non fare quello, non ti sporcare, fai attenzione, non ti allontanare…”. La vita va vissuta e i rischi vanno presi, perché i pericoli sono enormemente sopravvalutati. Fatevi un giro sul traghetto che attraversa Bangkok: vedrete donne incinte, bambini e novantenni saltare su e giù con un’agilità che io posso solo sognare. E la persona che fa i biglietti cammina sul bordo dell’imbarcazione come un gatto sul cornicione. Solo qui pensiamo che una gita in mezzo alla natura sia qualcosa di rischioso e solo qui diamo la colpa a un povero cristo di 25 anni che voleva far divertire i “suoi” ragazzi. Come detto, a volte le cose vanno storte. Chiudersi in una bolla non è vita, è sopravvivenza.
4. In questo periodo si parla tanto di nazionalismo nel nostro paese. Si urlano slogan come “l’Italia agli italiani” e “prima gli italiani”. Bene, a tanti esaltati suggerirei di guardare ai thailandesi per capire cosa significa davvero essere nazionalisti. Perché per noi il nazionalismo è soggettivo: prima di supportarti voglio sapere se sei di destra o di sinistra, se sei ricco o povero, se sei uomo o donna, quanti anni hai e perché sei in difficoltà. Ricordo bene il caso delle due ragazze rapite da estremisti islamici in Medio Oriente qualche anno fa. L’odio nei loro confronti e gli insulti pronunciati (anche da politici) mi fecero vergognare di essere italiano. In Thailandia (come in tanti altri paesi asiatici) se tu sei mio connazionale, avrai sempre il mio aiuto. Senza se e senza ma.
5. Milioni di thailandesi stanno pregando per ore ogni giorno. Puoi anche non credere in Dio, è naturale in questa società che ci spinge a razionalizzare tutto, anche l’amore. E forse la spiritualità non fa alcuna differenza nei soccorsi, ma aiuta a creare il giusto clima, a unire le persone in un momento di grande difficoltà. Trasforma il problema di pochi nel problema di tanti. Così il peso è sulle spalle di tutti, ma è più facile da sopportare.

sabato 30 giugno 2018

DOV’E’ LA VITTORIA? (Ci ha porto la chioma)

Conte è stato sconfitto? È  stato raggirato  da Merkel e Macron, come dice la Meloni? Non ha ottenuto niente, anzi meno di quel che ottenevano Gentiloni e Renzi, secondo Minniti?
La vittoria, se la vogliamo guardare in faccia, c’è. Evidente e  chiara. Consiste nel prendere coscienza che  non esiste “soluzione europea”  al problema dei migranti. E nemmeno a nessun altro problema che  ci riguardi. Che l’”Europa”non è che una accolta di furbastri che,  mentre tu tratti duramente ma lealmente, fanno accordi sottobanco in piccole riunioni bilaterali di cui non ti dicono nulla. Dunque ecco la vittoria: capire che la cosiddetta Unione Europea è un sistema metodico di arbitrio, prepotenza, slealtà ed oppressione.
La  Grecia  ha accettato, poveretta , di accogliere i migranti “secondari”, che la Baviera caccerà,  perché la Merkel  consente a Tsipras – in cambio   – di rimandare sine die il rincaro dell’IVA  che la BCE, e Bruxelles, gli imponevano con tanta insistenza (come lo impongono a noi). Tsipras spera così di vincere le elezioni. Quanto a Sanchez, ha accettato di prendersi i profughi cacciati dalla Germania perché il debito pubblico e  privato della Spagna è stato contratto con l’estero – è schiacciata dalla Negative International InvestmentPosition (NIIP), dunque dipende dalla  Germania molto più di noi, che gran parte del nostro debuito pubblico lo abbiamo in Italia, e debito privato quasi non ne abbiamo.
Con questi espedienti degradanti  – per i servi – la Merkel ci “ha isolato”  e forse raggirato. Per salvare il suo governicchio.

La UE non esiste, e si è visto


Se Merkel e Macron ti raggirano, non c’è istanza superiore a cui possa appellarti: dunque non esiste l’Unione. Esiste la  cosca dei due paesi in combutta per spogliare l’Italia e riempirla di negri, tutto qui. Basta prenderne atto. Noterete che, durante la trattativa, Juncker è scomparso. La Mogherini  non è scomparsa, perché non c’è mai stata – il suo robot è stato visto  in Albania e Macedonia, dove il teatrino di carta chiamato Bruxelles vuole far entrare anche questi due. Scomparsi tutti a Bruxelles. Vittoria! S’è scoperto il trucco.  Che “Bruxelles” non esiste se non come teatrino di carta della Germania e degli arbitrii di Macron, un teatrino che al bisogno viene ripiegato e sparisce in un cassetto.  C’è chi risponderà che questo è avvenuto  perché il vertice è un incontro intergovernativo,  per questo è stato un inganno,  e che  ciò dimostra che ci vuole “più  Europa”,  cedere  altra sovranità. Spero che nessuno ci caschi, ormai. Non c’è soluzione europea, e dobbiamo fare da soli, prendere in Libia le iniziative  per fermare i migranti, come già abbiamo cominciato a fare:
http://www.analisidifesa.it/2018/06/le-iniziative-italiane-in-libia-per-fermare-i-flussi-illegali/
E’ chiaro che in Europa, abbiamo dei nemici. Nemici veri, da stato di guerra. Come era  stato previsto: l’euro, invece di avvicinare i popoli, li avrebbe resi  ostili l’uno all’altro. In questo stato di guerra – ibrida, naturalmente,  come si fa oggi: senza dichiarazione leale, senza justus hostis,  dove gli alleati sono i nemici, usano i civili come arma,  dove ti strangolano con  la finanza prima di  bombardarti  le fabbriche – e non le bombardano, le comprano gratis –   non è che siamo messi benissimo. Ciò perché non abbiamo un esercito ( mi ricordo la gioia di  tutti, finalmente niente leva! La democrazia morì allora), niente banca centrale  indipendente  – dipendiamo dalla banca centrale nemica – niente moneta; e in più ci siamo legati dalle mille pastoie  con cui l’Europa ci ha legato come  in catene, persino il Regno Unito non riesce ad uscire. Rendiamoci conto che dobbiamo cominciare la lotta di liberazione, e sarà dura e forse sanguinosa.
Il Muro costruito in Turchia contro i profughi siriani, che la Merkel ci fa pagare 3 miliardi a Erdogan. Dopo il vertice Merkel ha invocato “uno sforzo nazionale” per “accelerare le espulsioni”.
http://www.spiegel.de/international/world/death-strip-on-border-between-turkey-and-syria-a-1124706.html
Ma restare nella prigione dei popoli, sarà peggio: una spoliazione continua senza prospettive, fino alla morte del paese sotto la demografia africana.
La prossima spoliazione l’ha già descritta l’eurodeputato Marco Zanni: avete visto che DeutscheBank è prossima al collasso – e sarà un enorme buco per tutti . “Guarda caso”, scrive Marco Zanni, proprio adesso “la Germania chiede di usare il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) come  fondo unico di risoluzione delle banche”.
Il MES, detto il Fondo Salva-Stati, deve diventare il Fondo Salva-Deutsche Bank. In altre parole, Berlino vuol farci pagare il salvataggio del  suo buco nero, come atto di solidarietà europea. Come abbiamo già fatto quando abbiamo “salvato la Grecia” ossia le banche francesi e tedesche che avevano prestato incautamente troppo ad Atene, spendendoci 40 miliardi dei contribuenti italiani.  Adesso, il MES andrà rifinanziato: ha “salvato”  (leggi: indebitato)  Irlanda, Portogallo, Spagna , e “rischiava di esaurirsi solo per garantire i depositi  di una banchetta cipriota” di cui non si ricorda il nome. Per salvare la Deutsche, quanto ci vorrà?  Basta leggere  i testi: “Uno stato della zona euro, in difficoltà finanziaria, può richiedere un prestito a questo fondo. E chi ce lo mette il contante? Secondo il trattato, ogni stato aderente al MES dovrà corrispondere una certa quota di capitale allo stesso: si va dai 190 miliardi della Germania, passando per i 142 della Francia, fino ai 125 dovuti dall’Italia”.
L’Italia a cui l’Europa chiede di non spendere in investimenti, perché deve pagare i suoi debiti,  in questo caso può allegramente garantire 125 miliardi: che non ha. Niente di male, ce li prestano, e pagheremo gli interessi sul nuovo debito. Sicché poi Berlino ci rimprovererà di  avere un debito pubblico eccessivo,di vivere sopra i nostri mezzi, quindi tagliare e tagliare, svendere, obbedire al vincolo esterno…Non vi basta ancora? Pagherete per la Deutsche Bank?

Vogliono farci pagare per Deutsche Bank

Nei sacri statuti, se la Germania vuole attingere al MES per salvare la Deutsche Bank, come minimo dobbiamo ricordare (e ricordarle) che quando uno stato si rivolge al MES, deve accettare  la Troika, l’agente pignoratore per l’amministrazione controllata.
Vi sembra che Berlino accetterà la Troika? Berlino che non ha accettato di sottoporre alla sorveglianza della BCE  le sue banche regionali in dissesto enorme, occulto e opaco?
Però  il governo italiano, dovrà pretenderlo: aiuti dal MES? Allora la Troika a Berlino! Come Berlino minaccia per noi!  Reciprocità!
Ovviamente  ci sputeranno in faccia, rifiuteranno con arroganza e derisione, fra i cachini di gioia dei nostri nemici interni. Bene, è la vittoria: la prova che nella UE la legge non è uguale per tutti. Che  è l’orwelliana Fattoria degli Animali, dove tutti gli animali sono uguali, ma i maiali sono più uguali degli altri. Vedete in che situazione ci siamo cacciati: credevamo di entrare nella civiltà, e ci hanno incastrato in una dittatura oscura senza nome, di cui non conosciamo neppure i limiti, perché probabilmente limiti non ha. Il dispotismo orientale del Califfo, era più civile, conosceva qualche limite, almeno si poteva provare ad ottenere giustizia con la supplica alla Sublime Porta.
La vittoria consiste in questo. Nel capire che dobbiamo far da soli  anche in regime monetario, perché non c’è “soluzione europea” del nostro debito pubblico, perché l’Europa non ci proporrà mai altro che punizione,  recessione e deflazione permanente, disoccupati di massa e di lunga durata.
Una volta realizzato che  dobbiamo far da soli  – l’Italia è contributore netto presso  della UE, mica ha bisogno –   la vittoria  italiana è a portata di mano.
Possiamo farcela perché:
1 Gli italiani hanno una ricchezza finanziaria pro capite superiore ai tedeschi
2  Abbiamo un trilione di euro in conti  bancari e 3 trilioni in attivi liquidi
3  L’Italia ha un attivo primario di  2,6% del Pil,  E tutto ciò, si badi, senza aver fatto le vere riforme strutturali che dobbiamo fare.
Ciò significa, secondo il chief investment officer Manish Singh (già  UBS e Societé Générale), che “L’Italia non solo può sopravvivere all’Italexit, ma prosperare”.  Manish Singh è uno dei tanti investitori  internazionali che, se l’Italia esce dall’euro e opera con una sua moneta svalutata, sono pronti ad investire, ossia a indebitarci di nuovo, perché siamo ridiventati solvibili. E’ l’industria francese che sarà schiacciata dal nostro export in lire.
Anche  il Nobel Stigliz  illustra (per l’ennesima volta) la convenienza d’Italia di uscire dall’euro, in un articolo apparso su”Politico”  del 26 giugno:
https://www.politico.eu/article/opinion-italy-germany-how-to-exit-the-eurozone-euro-reform/
Di fronte all’ostinazione tedesca di non riformare l’euro, l’Italia  ha la possibilità di fare una scelta diversa dalla Grecia. I benefici per l’Italia di abbandonare l’euro sono chiari, diretti e considerevoli”.
“Il cambio basso consentirà all’Italia di esportare di più. I consumatori adotteranno beni fatti in Italia invece di beni importati. I turisti troveranno il Paese ancora più attraent, per i suoi prezzi bassi. Tutto ciò stimolerà la domanda e accrescerà gli introiti dello Stato. La crescita prenderà piede, e con essa l’alto livello di disoccupazione (11,3%, quella giovanile al 33,1%) scenderà”.
E Stigliz ci spiega anche come fare: l’Italia può creare “script”, titoli di  debito pubblico, con cui permetterà di pagare le tasse e i mutui.  La perdita di valore di questi “script”   sarà  l’equivalente di una svalutazione,  con il che l’Italia recupera la sua politica monetaria efficace” . E’ il piano B.
Naturalmente, continua Stigliz, “la creazione di una moneta infomale sarà accolta da urli e strilli da parte degli altrimembri della zona euro. Sicuramente una moneta parallela  infrange  le regole e lo spirito dell’eurozona. A questo punto, l’Italia lascerà agli altri membri dell’eurozona di espellerla”.
https://www.politico.eu/article/opinion-italy-germany-how-to-exit-the-eurozone-euro-reform/
Non vi sfugga l’ironia. Gli altri membri che ci espellono, si sparano sull’alluce da soli.  Pensate solo come si troverebbe l’industria francese, a restare sola con l’euro ormai tedesco, rivalutato del 30%. Sarebbe schiacciata. Macron avrebbe i giorni contati.  E già ora, la Le Pen sta superandolo nei sondaggi.
Vedete che si può vincere. Occorre coraggio e polso fermo,  come in guerra. I miei dubbi non sono su questo governo. Sono sulle quinte colonne che invocano lo straniero perché ci punisca, e  stringa le nostre catene.
Perché sono loro che strillano che Conte è stato sconfitto; e Gentiloni dice che  gli europei “si vendicheranno sulle nostre banche”. Ma le ONG sono di un parere contrario, visto che sono molto,molto arrabbiate.
Per Haaretz, ad essere isolata è la Mutti:
Haaretz.com‏ @haaretzcom
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Merkel has gone from leader of Europe to near isolation | Analysis
Ed anche Le Figaro ritiene che Conte non abbia perso, perché “L’Italia può  continuare la sua politica di fermezza migratoria,  avendo ottenuto una specie di carta bianca da parte del consiglio europeo. Politicamente è una vittoria”:

Prendere in parola: carta bianca. Fermezza. Senza bisogno di fare pubblicità, molto si può  fare in “fermezza”.

Questo mondo esiste solo grazie al respiro, ossia del…vento! Siete potente, dormendo un pensiero sorge e voi create un altro mondo, un sogno...