lunedì 6 luglio 2015

Beppe Grillo da Atene

 E' un sistema che sta collassando, il sistema del credito. "Io ti do i soldi, ma non li voglio indietro, voglio gli interessi degli interessi e ti prendo tutto quello che hai"
Beppe Grillo

mercoledì 1 luglio 2015

TSIPRAS BIFRONTE

Questo post fa molto riflettere,so benissimo che il popolo è facilmente manipolabile.

Eroe della liberazione greca, o subdolo agente dei banchieri europei?
Il debito pubblico greco è piccolo, circa 323 miliardi; perciò, vi dicono, non è grave se la Grecia lascia l’Euro e se esso viene svalutato o ridenominato in dracme. Questa rassicurazione è menzognera perché i titoli di questo debito, in sé piccolo, sono usati come base per una moltiplicazione finanziaria di molte volte; inoltre, vi è una grossa massa di contratti derivati, indicizzati al titolo greco; il totale potrebbe superare i 2.000 miliardi. Perciò una svalutazione di quei titoli o una loro ridenominazione in dracme avrebbe un impatto molto forte, forse catastrofico, o destabilizzante per il business finanziario globale. E tutto questo vale per il btp italiano molto più che per il debito greco, dato il rapporto quantitativo. Ho spiegato più approfonditamente queste cose nel mio recente, breve saggioSottomissione Finanziaria, in questo blog.
Ecco spiegata una buona ragione per trattenere nell’Euro paesi che avrebbero bisogno ad uscirne. Una ragione che non viene resa nota all’opinione pubblica, ma che determina le scelte politiche dei suoi governanti, burattini del potere bancario.
Negli anni ’70, i nostri governanti ci imposero le targhe alterne, cioè di fecero provare il disagio della privazione dell’automobile, per indurci ad accettare forti rincari dei prezzi dei carburanti a beneficio dei petrolieri – il tutto dietro il pretesto del risparmio energetico, che non ci fu.
Analogamente, Tsipras forse sta usando la stessa tecnica psicopolitica per far accettare ai Greci le condizioni dei padroni-beneficiari dell’Euro: indice il plebiscito per lasciare al popolo la responsabilità della scelta se accettarle o no, ma condiziona per il sì questa scelta facendo provare alla gente la paura e il disagio della chiusura bancaria e della privazione dei soldi: se voteranno sì, la buona Europa concederà gli aiuti e tutto tornerà normale.
Normale per un po’, perché gli effetti macroeconomici e strutturali dell’Euro, cioè la divaricazione progressiva delle economie, in un anno circa riproporrebbero il problema.
Sussiste un preciso elemento indiziario che suggerisce che Tsipras in realtà stia facendo il doppio gioco al servizio dei padroni dell’Euro e della grande finanza nel senso suddetto, anziché per i Greci – un elemento che ha in comune con Grillo e con Iglesias, l’economista spagnolo leader del partito Podemos: tutti e tre, in fondo, cercano di tenere nell’Euro i loro rispettivi paesi ed evitano di parlare sia della realtà indicata nel primo paragrafo di questo articolo, sia e soprattutto della radice ultima dei problemi monetari e finanziari, ossia del fatto che vi è una classe globale di soggetti che hanno il potere di creare e imporre, a costo zero e senza produrre beni reali, moneta contabile, con cui comprano o finanziano (cioè indebitano) praticamente tutto e tutti, incluse le istituzioni e la politica, come ho spiegato nel mio recente articolo La macchina del destino. E che è questa classe sociale a governare l’Occidente. Incontrastata e irresponsabile.
L’Euro stesso è un sistema con cui i paesi forti (soprattutto la Germania) si fanno banchieri dei paesi “eurodeboli” (soprattutto l’Italia), accumulando crediti verso di loro, sottraendogli liquidità con gli interessi e l’imposizione di avanzi primari, e imponendo loro misure recessive che li indeboliscono ulteriormente nell’economia reale e nella competitività internazionale. Alla fine conseguono il pieno controllo di questi paesi, così come le banche conseguono il controllo delle aziende che dipendono da esse per tirare avanti. E’ un sostituto della conquista militare dei secoli scorsi.
La BCE, con le sue misure di sostegno (acquisti massicci di debito pubblico dei paesi eurodeboli sui mercati secondari), in realtà svolge il còmpito di mascherare tale processo di demolizione pilotata, per rendere possibile il suo completamento. Una BCE che, mediante tali acquisti, assicura il rifinanziamento del debito pubblico a tassi minimi a paesi con un rating da spazzatura, e che quindi sarebbe logico e sano che divenissero insolventi, è  come un medico che mantiene in vita una persona mediante una macchina di supporto vitale, mentre un altro le espianta gli organi, e l’imbonitore di turno chiama questo espianto “riforme” e “risanamento” ,  e dice che grazie ad esse il paziente è oramai fuori pericolo e si è riguadagnato rispetto, autorevolezza e fiducia sui mercati. Cerca persino (invano), attraverso il quantitative easing, di dare l’impressione di una ripresa reale.
Non è fuori pericolo: se togliessimo all’Italia il sostegno artificiale e anti-mercato della BCE, i tassi (rectius: i rendimenti) schizzerebbero alle stelle e l’Italia tornerebbe alla Lira. Ma tornerebbe ad essa indebolita dall’azione di governi che, col pretesto del risanamento, hanno tagliato le gambe sua economia in modo strutturale (chiusure aziendali, disoccupazione, indebitamento, emigrazione dei migliori), difficilmente revdrsibile, portando la pressione fiscale sulle aziende al 70%, ossia a livelli tali da renderle non competitive.
.30.06.15 Marco Della Lun

martedì 30 giugno 2015

Il Puerto Rico non è più..rico. La matematica non è opinione

portorico grecia
Pagare un debito di moneta con altra moneta emessa a debito è impossibile. A lungo andare si pagherà con i propri beni reali o con il lavoro non retribuito " ( G. Auriti )
Con questo sistema monetario debitorio, pagare i debiti è matematicamente impossibile " ( Prof. Cesare Padovani )
Finora non siamo mai entrati sulla questione del debito greco perchè riteniamo sia una grande distrazione di massa. Chi ha capito gli insegnamenti di Auriti sa certamente che il problema del debito non riguarda soltanto la Grecia ma riguarda tutti i popoli e tutti gli Stati. Il problema del debito non è un problema dell'Euro, anche se da noi è accentuato in maniera peggiore perchè non abbiamo più neanche la parvenza di poter gestire la politica monetaria come si faceva un tempo con la lira e con la monetizzazione del debito e l'indicizzazione dei redditi e salari all'inflazione. Ma era solo una parvenza perchè il nostro Stato ha sempre subìto la richiesta di restituzione con il prelievo fiscale. Invitiamo i nostalgici della Lira pre-1981 a studiare quali erano le politiche monetarie anche dopo l'Unità d'Italia e quali erano le politiche fiscali per ripagare i debiti della moneta in circolazione. 

Il problema del debito è un problema del sistema monetario internazionale e a tal proposito vi invitiamo alla lettura del libro " L'ORDINAMENTO DEL SISTEMA MONETARIO INTERNAZIONALE- Proposte di riforma " di Giacinto Auriti ( ordinabile mandando una mail a info@giacintoauriti.eu )
Mentre ci distraiamo con la Grecia ci giunge una notizia dal continente Americano ed in particolare dai paesi caraibici. Il Portorico è in default di 72 miliardi di dollari. Dollari, non Euro. A dimostrazione di quanto abbiamo sempre sostenuto. Tutto il mondo è indebitato e non dipende dal nome della moneta. Il Portorico ha una popolazione di 3,5 milioni di abitanti con un reddito pro capite lordo di 28.000 dollari. Il peso del debito sulla nazione è del 70% del PIL. Vi lasciamo immaginare in che condizioni si possano trovare i portoricani sui quali pesano 20.000 dollari di debito a testa che "bruciano" quasi intramente i loro redditi. Non è un caso che sta avvenendo una nuova emigrazione di massa dal Portorico la cui popolazione sta scendendo del 1% annuo dal 2008.
Proprio in questi giorni il governatore portoricano, Alejandro garcia Padilla, ha fatto sapere che i 72 miliardi di dollari di debito non saranno onorati , non per una questione politica ma per una questione " matematica " . 

Queste dichiarazioni confermano l'assunto del nostro prof. Cesare Padovani: " Con questo sistema monetario è matematicamente impossibile pagare i debiti " . Siccome la matematica non è un'opinione ma una scienza esatta, c'è da chiedersi in che modo i Paesi ed i Popoli dovrebbero ripagare i debiti pubblici. Ovviamente, essendo impossibile ripagarli con i redditi, si " ripagheranno con i propri beni patrimoniali e con il lavoro non retribuito " , come ci avvertì Auriti. Le riforme del lavoro e delle pensioni fatte in Italia sono andate verso questa strada, alla Grecia si chiede di fare altrettanto. E' fondamentale , quindi, che vi rendiate conto che il problema del debito non è colpa di una politica che ha fatto la "cicala" perchè quello che la politica decide di spendere è reddito di chi incassa. Il punto è che la politica spende soldi che non sono del popolo e non ha più alcun potere decisionale di politica monetaria. I diktat arrivano dall'élite finanziaria. Come diceva Auriti : " il governo ha il potere di CHIEDERE soldi IN PRESTITO al governatore della banca centrale, ma il governatore della banca centrale ha il potere di decidere se concedere il prestito o meno " . Non vi pare che i ricatti della BCE nei confronti della Grecia confermano queste affermazioni ? La BCE non concederà più prestiti alla Grecia se al referendum chiesto dal governo greco vincerà la linea antiausterità. Anche su questo referendum ci sarebbero da dire tante cose. Un referendum inutile nel suo quesito perchè non chiede al popolo di uscire dall'Euro e di avere una moneta di proprietà del popolo greco. Chiede soltanto che lo strozzino allenti un po' la corda. 
La stessa cosa chiede il Portorico, ma lo chiede al Congresso Americano che subisce le volontà della FED. Almeno una parvenza di democrazia la mantengono ancora in piedi facendo credere che sia il parlamento americano a decidere la politica monetaria di quanto il popolo si debba...indebitare

sabato 27 giugno 2015

Grecia, ora Tsipras è davvero un eroe. Contro la dittatura finanziaria

tsipras 2 [blog.ilgiornale.it]

Non sono mai stato un fan di Tsipras, però devo dire che questa volta è stato bravissimo. Un leader che ha il coraggio di pronunciare le parole che pubblico qui sotto merita rispetto:

“Chiedo a voi di decidere – in nome della sovranità e della dignità che la storia greca richiede – se noi greci dobbiamo accettare un ultimatum dai fini estorsivi che impone una severa e umiliante austerità senza fine e senza la prospettiva di poter reggerci di nuovo sulle nostre gambe economicamente e socialmente. Il popolo deve decidere liberamente se accettare o no il ricatto”.

Tsipras ha avuto molto coraggio e tocca il cuore del problema. L’Unione europea, il Fondo monetario internazionale e la Banca Centrale europea conducono da tempo una politica il cui scopo non è di rilanciare l’economia dei singoli Paesi europei tantomeno di “salvarli” ma di perseguire un disegno politico che mira a schiacciare i singoli Stati, a spazzare via lo stato di diritto, la democrazia, la sovranità, la libertà economica, la sicurezza sociale. Tutti quei valori che i popoli europei hanno faticosamente costruito dopo gli orrori della Guerra mondiale.

Gli italiani non devono illudersi e tanto meno gli spagnoli, i portoghesi, gli olandesi, i belgi, persino i francesi: quel che accade oggi ai greci, domani toccherà anche a loro.

Ricorrendo a un referendum, il premier greco Tispras rende responsabile l’intero popolo com’ è giusto che sia in democrazia.

Decidano i greci se vogliono essere schiavi per sempre o continuare ad essere liberi, anche a costo di sfidare le ire dei veri potenti di questa terra e l’inevitabile bufera finanziaria che si abbatterà su di loro e che quei potenti vorranno per ammonire gli altri popoli a non osare altrettanto.

La sfida è davvero tra una nuova forma di dittatura e la democrazia.

E mi auguro di cuore che i greci abbiano la forza e il coraggio di indicare agli altri popoli la retta via.

Viva la Grecia, viva la libertà, viva la democrazia.

Marcello Foa

Fonte: http://blog.ilgiornale.it [blog.ilgiornale.it]

Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2015/06/27/e-ora-tsipras-e-davvero-un-eroe-contro-la-dittatura-finanziaria/ [blog.ilgiornale.it]

giovedì 25 giugno 2015

Hanno vinto o’concuorso. Che pacchia, signò.


La Suprema ha dato ancora una volta ragione ai sindacati degli statali: il blocco degli aumenti è “illegittimo”, incostituzionale.  Non solo: la sentenza apre a 3 milioni di statali che potranno avviare vertenze (con scioper, naturalmente) per strappare di più. Ciò costerà a noi contribuenti almeno altri 2 miliardi di euro, che pagheremo perché gli statali avranno l’aumento.
Pagano cioè i lavoratori del privato, i pensionati del privato, gli autonomi –   categoria che non solo non hanno visto “aumenti” dal 2008,  ma che in  centinaia di migliaia  hanno perso il posto (gli statali ce l’hanno sicuro) e spesso hanno accettato decurtazioni degli stipendi altrimenti l’azienda datrice di lavoro chiudeva; hanno accettato “contratti di solidarietà”.
Gli statali non conoscono nessuna “solidarietà” con i cittadini che devono tirare ancor più la cinghia per pagare i loro aumenti, in piena recessione economica e calo del gettito. I loro stipendi sono già del 20% superiori a quelli dei privati dello stesso livello,ma vogliono di più. Perché – dicono gli spudorati – loro “hanno vinto o’concuorso”, mentre i privati no. Per loro la crisi non deve esistere.
Vi pare che   ciò rispetti il principio della “uguaglianza fra cittadini”? Chiedetelo alla Suprema   i cui membri si beccano 450 mila euro, e ora avranno gli aumenti  anche loro…Non ci sarà un lievissimo conflitto d’interessi? Beh, non chiedetelo  nemmeno.
Ma c’è di peggio: come ha notato Stefano Lepri su Il Tempo, per Costituzione deve essere il parlamento a decidere la spesa pubblica. La Corte suprema ha  dunque  espropriato il parlamento, decidendo  lei chi ha l’aumento e chi no, e quanto lo stato deve spendere per far star bene gli statali. Inoltre, ha strappato al governo il potere di governare gli emolumenti dei suoi dipendenti. E’ un datore di lavoro prigioniero e schiavo  dei suoi stipendiati
Che fare, quando la corte costituzionale calpesta la legge? Non si può definirlo un golpe? Ma no.
La Suprema spadroneggia. Legalmente, ovvio: è essa  la “legalità” incarnata e stipendiata.
Questa sentenza è solo l’ennesima del genere: ricordiamo quella con cui ha protetto le paghe dei magistrati  (minimo 7 mila euro mensili)  – ed anche le sue principesche, quindi –  perché una riduzione intaccherebbe “l’autonomia della magistratura”.   La famosa, celebre autonomia della magistratura divisa in partiti e correnti.
Ancora una volta si rivela il vero punto della politica, quello taciuto di più. Che l’Italia è nelle mani della famelica oligarchia parassitaria pubblica, tassatrice e incompetente,  per di più ostacolatrice della libertà di chi imprende (lo sospetta di evasione, lo deve controllare e legare con mille leggine  poliziesche…) che “governa” il paese interpretando le leggi come le fa’ comodo, a suo esclusivo vantaggio. E contro di noi contribuenti, disoccupati, minimi Inps, partite Iva…
Diciamolo in altro modo: siamo preda di una Casta che ci governa Corte-Costituzionalecome una potenza straniera d’occupazione.

martedì 23 giugno 2015

Eichendorff, da Vita di un perdigiorno

A chi Dio vuol concedere una vera grazia
lo fa viaggiare per il vasto mondo
a scoprire le sue meraviglie
per monti e valli e boschi e campi e fiumi.
i pigri chiusi in casa
non sono rallegrati dall’aurora
e sanno solo il pianto dei bambini
e angustie e noie e l’ansia per il pane.
dai monti sgorgano i ruscelli,
lassù le allodole trillano di gioia,
perché non devo anch’io cantar con loro
a piena voce e con felicità?
Al buon Dio mi voglio affidare,
egli che regge cielo e terra
e ruscelli e allodole e boschi e campi
anche i miei giorni al meglio ha programmato”

sabato 20 giugno 2015

La macchina del destino

Fonte: Marco Della Luna 



Il destino è molto semplice da capire.
La struttura socio economica del mondo contemporaneo è  caratterizzata da una classe bancaria globale che esercita il potere di creare dal nulla e a costo zero quantità virtualmente illimitate di simboli dotati di potere d’acquisto (mezzi monetari) e di strumenti finanziari convertibili in tali simboli, mediante il reciproco accreditamento contabile dei medesimi in un gioco di sponda tra banche, su scala mondiale. Per giunta, esercita anche il potere e privilegio di creare, mediante erogazione dei prestiti a interesse, tutti i mezzi monetari di cui abbisogna il resto della società, divenendo così sua creditrice strutturale. Per finire, questa classe privilegiata dispone anche delle agenzie che fanno il rating dei debitori nonché di un buon controllo manipolatorio su tutti i mercati.
Con queste premesse, il gioco, il Monopoli globale, è già fatto e deciso, la politica è finita, i partiti si riducano a missionari antisociali della classe finanziaria e la partecipazione popolare alle decisioni rilevanti diviene impossibile, il principio di eguaglianza rimane un ricordo, mentre reddito e ricchezza sono oggetto di una redistribuzione inversa, cioè concentrante.
Per schematizzare al massimo, immaginatevi che io abbia il potere esclusivo di creare moneta, stampando pezzi di carta, che metto in circolazione prestandoli a interesse, e che la mia moneta sia accettata e domandata da tutti, e in quantità crescenti, per pagare (a me) gli interessi: gradualmente ma automaticamente divento creditore del resto della società per tutta la sua ricchezza reale, senza contribuire minimamente alla produzione di ricchezza reale. Non creo nulla per gli altri, ma gli altri mi saranno debitori di tutto il valore che creano.
Questa caratteristica della società globale dovrebbe essere la premessa ad ogni discorso etico, politico e costituzionale; invece è sempre sottaciuta. Quindi quei discorsi sono discorsi del cavolo. Discorsi riferiti a un mondo che non esiste.
Una classe che ha la prerogativa di creare soldi dai soldi, producendoli dal nulla come simboli dotati di potere d’acquisto o comunque di potere di scambio sui mercati (cioè del potere di comperare il frutto del lavoro del resto della società), mentre il resto della società, l’economia reale, non lo può fare, e lavora per pagare gli interessi sui debiti – una classe cosiffatta automaticamente e indefinitamente accresce il proprio potere d’acquisto sottraendolo al resto del mondo e all’economia reale; quindi tendenzialmente compra tutto, diventa padrona di tutto, creditrice universale, sovrano politico, legislatore e governante globale incontrastato e senza opposizione, dotata com’è di un grande potere di ricatto e di divide et impera.
E proprio questo è ciò che avviene nel mondo, anche grazie al fatto che la popolazione generale, nella sua illimitata ignavia collettiva, sta al gioco, che non capisce, perché pensa i simboli finanziari e monetari come valori reali, e li compra, investe in essi, li accetta come garanzia, gioisce quando le quotazioni salgono e patisce quando scendono. Così facendo, assicura la domanda, quindi l’apparenza di realtà, di questi titoli stessi, e la legittima – legittima il potere di chi li genera e smercia.
Così l’uomo comune si fa veramente artefice del proprio destino, fabbro delle proprie catene. L’unico modo per evitare quanto sopra, sarebbe riconoscere e negare radicalmente la legittimità di ogni ordinamento giuridico internazionale e nazionale che quel meccanismo ha creato, perché anti-umano quindi eo ipso criminale (il criterio ultimo di legittimità di qualsiasi norma o potere, è se sia o no contrario all’uomo come singolo e come comunità); nonché proibire, impedire e punire quanto sopra, ossia la finanza stessa; ma, al punto in cui siamo, è assolutamente impossibile che ciò avvenga. Il destino del mondo è suggellato, finché il sistema non si rompa da sé, assieme ai suoi sigilli di legalità.


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