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martedì 7 ottobre 2014

La tecnica delle ”rivoluzioni colorate”


Fonte http://www.rinascita.eu/
Spesso si parla di “rivoluzioni colorate”, dicesi finanziate da Soros e dalle Intelligence occidentali, ma vi siete mai chiesti come si realizzano? 
Perché queste sommosse hanno pur bisogno di gambe per camminare. Qualcuno dirà: “ma questo è complottismo! . 
Si questo è complottismo, le cose stanno proprio così e del resto lo ammettono anche le stesse fonti Occidentali che poi si vantano dell’impresa.
Semplificando un poco, proviamo a dare delle indicazioni, anche se il modus operandi e gli scenari possono cambiare a seconda delle nazioni prese di mira, ma il format è più o meno uguale. 
Per prima cosa, la “rivoluzione colorata”, parte da lontano, nei mesi, a volte anni precedenti, laddove agenzie di stampa, circoli culturali e intellettuali, cominciano a preparare il terreno veicolando certe idee e praticando certe politiche. 
Poi iniziano a muoversi lobby, in genere massoniche, ovvero celate, e tutta una serie di organizzazioni che fanno parte del contesto mondialista, tra queste le famigerate ONG, spesso finanziate dall’Onu e inquinate da veri e propri agenti sotto copertura. 
Ma anche altre associazioni (a volte anche la Chiesa), del volontariato, dei diritti umani, ecc., le più disparate insomma, vengono chiamate a fare la loro parte. Ovviamente sono poi attivi i partiti, i movimenti e i gruppi, da sempre su posizioni antagoniste al potere (ostico agli occidentali) che si vuol abbattere. 
I temi dei diritti umani, che come la pelle dei coglioni vengono tirati da ogni parte (ovviamente mai verso Israele, ci mancherebbe!), fanno alla bisogna: basta accentuare certe malversazioni, e il gioco è fatto perché ci pensano poi i mass media occidentali a dargli il loro risalto. 
In questo senso tornano utilissime determinate associazioni: dai gay, alle femen e come il cacio sui maccheroni qualche nome celebre della musica, del cinema, insomma qualche celebrità che (non di certo a gratis) finge di avere a cuore la causa dei diritti umani e della democrazia.
En passant è bene osservare che più il regime reagisce a certe provocazioni, più cerca di usare la forza per reprimerle e più fa il gioco dei “coloristi”, grazie ai mass media capaci di trasformare una manganellata in una revolverata, un ferito lieve in un moribondo, un fermo in un arresto con tanto di deportazione, e così via.
Quando i tempi sono maturi e soprattutto quando per motivi internazionali, agli occidentali interessa scatenare il caos, la rivoluzione colorata si anima improvvisamente. 
Arrivano finanziamenti consistenti e si attivano tutti gli elementi che devono essere attivati. 
In quei momenti ad un osservatore attento non sfugge il penoso giro di valzer, di personaggi e gruppi politici, che prima mostravano una certa faccia difforme dal contesto occidentale, e ora si scoprono attivi in favore della rivoluzione colorata. In realtà non è neppure un fattore di corruzione improvvisa, ovvero dei finanziamenti di cui sopra, ma trattasi semplicemente di gruppi da sempre in mano a personaggi controllati da “chi di dovere”, e chiamati a recitare un certo ruolo quando necessario.
Il colpo di genio dei “coloristi”, si ha quando con l’aiuto dei mass media, ci scappa fuori un leader (a volte creato in laboratorio), che si fa interprete e portavoce della “rivoluzione colorata”. Una specie di Daniel Cohen Bendit, lo ricordate? Era il leader della contestazione che esplose in Europa a metà degli anni ’60. Furbo, spregiudicato, guitto per vocazione, con un seguito opportunamente selezionato, si spacciò, grazie alla complicità dei mass media che fingevano di ritenerlo tale, come leader della contestazione giovanile e della rivolta che serpeggiava in Europa, pilotandola per altri interessi.
Se le condizioni lo permettono, si innescano grandi manifestazioni, si inventa un simbolo, una coloritura, oppure gli ombrelli aperti come a Hong Kong, e tra Internet, opportunamente inquinata e i mass media che fungono da cassa di amplificazione, si mostra al mondo la sana e spontanea rivola colorata. 
Anche il “modernismo” fa la sua parte, perché mettendo la questione in un certo modo, i mass media scatenano curiosità, interesse, entusiasmo, anche con il solo dire che centinaia di migliaia di ragazzi si scambiano messaggi e si sono dati appuntamento in piazza, quando poi magari ben poco di questo è vero ed è anche artefatto
In alcuni casi , come è accaduto a Kiev, frammisti tra i manifestanti vi sono appositi cecchini, veri killers, sotto copertura, che sparano per ammazzare e innescano reazioni armate da parte del potere; in Libia invece, dove il popolo stava con Jamaiiria di Gheddafy, furono addirittura introdotte orde di tagliagole e fanatici criminali finanziati e armati dagli occidentali, e la stesa cosa avevano fatto con la Siria dove però l’eroico esercito di Assad è riuscito a sconfiggerli e Putun ha impedito la No Fly Zone e i bombardamenti anglo americani.
Il resto lo conoscete. Tutto questo è anche dimostrato dal fatto che poi, a “rivoluzione vincente”, sparisce tutto, i sani principi di rivolta si dissolvono, i leader improvvisati non si sa che fine fanno, e al potere si innestano i banditi prescelti dall’Occidente. Tutte situazioni che in una vera rivoluzione non si realizzerebbero di certo.
Questo è, grosso modo, il format delle rivoluzioni “colorate”, tenetelo a mente, in modo da individuare immediatamente tutte le specificità e i farabutti che vi sono stati coinvolti dagli Occidentali.

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