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lunedì 16 febbraio 2015

Miti, odori e colori… del capodanno, ovvero la Festa di primavera



peacekeepers celebrate chinese new year, united nations photo
Fonte  http://www.cinaforum.net
Il nuovo anno cinese (nong li xin nian, 農曆新年) sta per arrivare. Secondo il calendario lunare, il nuovo anno comincerà il 19 febbraio 2015, una data completamente diversa dal capodanno occidentale. E, vi dirò di più: il giorno delle celebrazioni, quest’anno, non è lo stesso del 2014 (31 gennaio), né sarà uguale a quello dell’anno prossimo (8 febbraio).
La variazione continua del nostro capodanno è una delle sue caratteristiche più affascinanti. Tutte le volte che provo a spiegarla ai miei amici italiani, finisco per confonderli, come se per loro si trattasse di un fenomeno incomprensibile, perché sono abituati al calendario gregoriano, con il capodanno che cade in una data fissa, e che rispecchia un sistema molto diverso da quello utilizzato dai cinesi – il calendario lunisolare – che comprende due sequenze di sistemi: lunare e solare.

L’ideogramma cinese di “anno” (nian, 年) originariamente significava “raccolto maturo”, un elemento cruciale per la comprensione del calendario cinese. La storia della Cina è quella di una società rurale tradizionale e ciò ha indotto il popolo cinese a elaborare il suo calendario introducendo il concetto di “periodo solare” (jieqi, 節氣), corrispondente al tempo necessario al sole per spostarsi di 15° lungo l’eclittica. In questo modo, nel corso di un intero anno, vengono calcolati ventiquattro periodi solari, ognuno dei quali coincide con un momento particolare, chiamato “inizio di primavera”, “acqua piovana”, “risveglio di insetti” etc., che si riferiscono a un fenomeno astronomico o naturale che riguarda l’organizzazione del lavoro nei campi.
Nello stesso tempo, il popolo cinese utilizzava anche il calendario lunare per definire la durata di un mese, cominciando dalla fine della fase della luna nuova fino al giorno che precede la luna nuova successiva. Questo periodo coincide con un ciclo completo di fasi lunari.

Due sistemi di calcolo integrati in un unico calendario

I due sistemi per calcolare il trascorrere del tempo furono perfettamente integrati in un unico calendario dagli scienziati dell’antichità, che lo diffusero fino alla Corea, al Vietnam e alle isole Ryukyu. L’identità di questi scienziati non ci è stata tramandata, ma si ritiene fossero matematici e filosofi cinesi.
Poiché la durata di un anno lunare è leggermente più breve di quella di un anno solare, e poiché alcune fasi solari devono essere inserite in un mese ben preciso, la sfida era quella di far sì che il calendario lunare e quello solare si integrassero procedendo parallelamente. Perciò questi matematici concepirono un “mese aggiuntivo” da aggiungere all’anno lunare, in modo tale che dati fenomeni naturali corrispondessero a una certa fase solare. D’altro canto, la durata del nuovo anno cinese dipende dall’anno lunare, ed è per tutte queste ragioni che è sempre più lunga di quella dell’anno del calendario gregoriano (ci sono tredici, talvolta quattordici, mesi). Inoltre, la creazione del calendario lunisolare riflette lo spirito della tradizione filosofica cinese: il Sole e la Luna, i rappresentanti della luce e delle tenebre, interagiscono nella natura.

A questo punto è il caso di fare presente che nel calendario cinese tradizionale non si usano i nomi dei mesi (gennaio, febbraio…) come nel calendario gregoriano, ma solo i numeri ordinali che indicano i mesi dell’anno in successione. Secondo il calendario cinese, il primo giorno del primo mese è anche il primo giorno del nuovo anno, e coincide con l’inizio della primavera. Per questo il nuovo anno cade durante la “Festa di Primavera” (春節, chunjie).


Ma attenzione, prima dell’arrivo del capodanno, bisogna festeggiare altre ricorrenze.
La prima – importante – di queste è quella degli “Otto ingredienti” (臘八, laba), che cade nell’ottavo giorno del dodicesimo mese, o “ultimo mese” (臘月, layue), così come viene chiamato nel calendario cinese. Durante questa giornata, in tutto il Paese viene preparata una zuppa deliziosa chiamata Laba, una tradizione che si tramanda da più di mille anni. Gli ingredienti di questa zuppa sono più o meno otto: cereali misti, fagioli, noci, datteri cinesi, e altri, tutti facilmente reperibili. Proprio per questo motivo la zuppa di Laba, nel momento in cui si è cominciato a consumarla, era molto popolare tra le famiglie povere. “Bere il Laba” in quel giorno è considerato salutare e propiziatorio. È con la festa del Laba che l’atmosfera di festa per il nuovo anno comincia a sentirsi.
Sempre prima dell’arrivo del nuovo anno c’è un’altra tradizione da rispettare: la celebrazione della Divinità della Cucina (竈君, zaojun), che ricorre il ventitreesimo o il ventiquattresimo giorno dell’ultimo mese, quando si pensa che la divinità torni in paradiso per fare rapporto all’Imperatore di Giada (玉帝, yudi) – nel livello più alto di paradiso, secondo il taoismo – sulle attività di ogni famiglia nel corso dell’ultimo anno. Per far sì che la Divinità della Cucina parli bene all’Imperatore di Giada, il capofamiglia deve offrirle frutta, dolci e incensi come “mazzetta”. Questa giornata è anche chiamata “piccola vigilia” (小年夜, xiaonianye), a seconda delle diverse aree del paese, e ogni capofamiglia pulisce tutte le stanze della casa, lava i vestiti, le ciotole e le pentole, in modo da spazzare via la polvere, gli elementi negativi e le sfortune, preparandosi ad accogliere tutto ciò che di nuovo e fortunato è in arrivo.
È soltanto a questo punto che in tutta la Cina si attende con ansia l’arrivo del nuovo anno.

Tanto cibo, e ogni piatto ha un significato propiziatorio

Alla vigilia del nuovo anno (除夕, chuxi), i cinesi fanno quello che gli occidentali fanno alla vigilia di Natale: tutti i membri della famiglia si riuniscono e mangiano. Allestiscono un grande banchetto con pesce, carne, verdura, cereali, i dolci di riso (年糕, niangao) nel sud, i ravioli cinesi (餃子, jiaozi) nel nord. Ogni piatto, in quel giorno, assume un significato propiziatorio. Per esempio, pesce (魚) in cinese si legge yu, sillaba che però corrisponde anche al carattere “餘”, che significa “surplus”. Nel contesto della vigilia del Capodanno cinese, sta a indicare l’augurio che guadagneremo più di quanto spenderemo. I dolci di riso si pronunciano gao, che corrisponde anche al carattere “高” (“alto”), e significa che la nostra vita sarà sempre migliore con il passare del tempo.
Ma, nell’attesa del nuovo anno, non ci si limita a consumare queste leccornie. Tra le tradizioni più radicate non possiamo non citare quella dei fuochi d’artificio, all’origine dei quali c’è un’antica leggenda.
L’Anno (, nian) era un mostro orribile che viveva in fondo al mare. Ogni vigilia di anno nuovo, puntualmente spuntava fuori dall’acqua e inghiottiva gli abitanti di un villaggio vicino. Durante una vigilia, quando le persone, come sempre, impaurite per l’arrivo di Nian, stavano per abbandonare in fretta e furia l’abitato, sopraggiunse uno sconosciuto, un uomo anziano con capelli e baffi bianchi. Sparò dei fuochi d’artificio e spaventò Nian. Da quel momento in poi, la gente capì che Nian aveva paura della luce rossa, del fuoco e del rumore, e cominciò a far esplodere i fuochi d’artificio, a illuminare le case, e ad accendere fuochi ogni vigilia di anno nuovo per proteggersi dal mostro.
Ed è proprio con un gran numero di fuochi d’artificio colorati che i cinesi danno il benvenuto alla Festa di Primavera, caratterizzata dal colore rosso, dal rumore e dalla luce. La Festa di Primavera dura dal primo giorno del primo mese (正月, zhengyue) fino al Festival delle Lanterne (元宵節, yuanxiaojie), il quindicesimo giorno del primo mese. Durante questo periodo, i cinesi danno il benvenuto all’anno nuovo (拜年, bainian) con un rituale molto speciale che consiste nel fare visita ad amici e parenti, e nel pasteggiare insieme.
Le celebrazioni raggiungono l’apice durante il Festival delle Lanterne, che risale alla Dinastia degli Han occidentali (206 BC – AD 25). Durante questa festività si mangiano dolcetti di riso glutinoso (元宵, yuanxiao) ripieni di una pasta di fagioli dolci, un simbolo dell’unità della famiglia. Inoltre, si esce la sera portando con sé lanterne di carta e pronunciando indovinelli, e i primi giorni dell’anno i giovani passeggiano nella speranza di trovare l’amore. La Festa di Primavera si conclude con il Festival delle Lanterne. Dopo, tutto torna alla routine quotidiana, al lavoro duro, con nuove speranze per il nuovo anno, e in attesa dell’anno successivo.
In questo pezzo ho cercato spiegare brevemente l’anno nuovo cinese introducendo le sue festività più importanti. Col passare del tempo, la Festa di Primavera ha subito dei cambiamenti, pur rimanendo la festività più importante per i cinesi, che, ovunque si trovino, cercano di tornare nelle rispettive dimore per festeggiare con i familiari e condividere i racconti lieti e tristi dell’anno passato.
Una festività dunque radicata i una società rurale che ha vissuto per un tempo molto lungo secondo i propri ritmi, e che non ha nulla a che fare con la religione. Per questo, il capodanno cinese è una festività secolare, una caratteristica molto importante della Cina e della sua civiltà.
Xie Mingguang ha un Dottorato di ricerca in Lettere presso la Scuola Superiore Normale di Pisa. Attualmente vive a Pechino

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