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mercoledì 2 aprile 2014

Ancora il mio economista preferito..... Uscire dall’euro e dall’Europa? Il ritorno dei nazionalismi

euro4Da qualche tempo le critiche all’euro sono diventate di moda, e da più parti si levano voci che reclamano un’immediata uscita dalla camicia di forza della moneta unica, con il coro di altre voci che reclamano anche l’uscita dell’Italia dalla UE. La cosa preoccupante è che si tratta per lo più di voci che provengono da ambienti che fino a qualche giorno fa difendevano a spada tratta non solo l’Unione Europea ma anche l’Euro, e che cercavano di ridicolizzare ogni tentativo di avanzare critiche serie al trattato di Maastricht ed agli accordi che l’hanno seguito. Gli stessi parlamentari che hanno votato all’umanità l’adesione al trattato di Lisbona, la costituzione dell’Eurogendfor,  e tutte le altre leggi che, come sottolinea giustamente Barnard nel suo articolo, nessuno ci ha mai chiesto di votare. D’altra parte, non sarebbe stato necessario, visto il coro unanime della politica, dei giornali, delle televisioni e persino dei sondaggi. Per la verità, il trattato di Lisbona è stato pensato e scritto in modo deliberatamente oscuro e incomprensibile, proprio per evitare che a qualcuno venisse in mente di chiedere una consultazione popolare su di esso, ma dubito francamente che se pure fosse stata organizzata, in Italia un qualsiasi referendum sull’Europa avrebbe avuto un esito diverso dal consenso pressoché cieco e unanime che è stato espresso dal Parlamento in entrambi i suoi rami. Il grafico qui a fianco esprime chiaramente questa situazione. Nel 2002 la fiducia nell’Unione Europea era ai massimi livelli. Ora la situazione è praticamente invertita, la fiducia nell’Unione ha raggiunto il livello che aveva la sfiducia dodici anni fa. In Italia c’è un problema culturale enorme, la gente non sa, non capisce, non si informa, non legge, non discute se non quando è proprio costretta a farlo. E anche allora, preferisce gli slogan, le parole d’ordine semplici, le soluzioni apparenti, le prese di posizione preconcette e che fanno leva sugli impulsi deteriori e banali. La riflessione, il ragionamento, la discussione anche accesa, ma leale e franca tra posizioni contrapposte non fa parte del nostro DNA. Come ha efficacemente detto Gino Strada l’altra sera a Servizio Pubblico, discutere con certa gente è come discutere con l’aspirapolvere.
Trent’anni di bombardamento televisivo hanno creato un paio di generazioni di idioti, nel senso letterale del termine. Ciascuno pensa a sé stesso e non si cura minimamente degli interessi comuni (è questo il significato originario di idiota). Con internet e soprattutto, con la crisi finanziaria, la situazione sta migliorando un poco, ma si sa che la gente ha la memoria corta per quanto concerne la politica, e anche i politici lo sanno. Quindi cambiano posizione e bandiera ben sapendo che se strillano forte solo pochi ricorderanno che qualche mese prima dicevano esattamente il contrario. Strillare più forte, comporta sempre assumere la posizione più radicale e più semplice da capire. Le sfumature e i ragionamenti non bucano lo schermo. Quindi, dagli addosso all’Euro e anche all’Europa. D’altra parte i sondaggi sono quelli che ho riportato sopra e come dargli torto? Solo che la funzione della politica non dovrebbe essere quella di inseguire i sondaggi, ma di determinarli. Ma come ho spiegato più volte, in questo sistema la politica è morta e politici veri non se ne incontrano più. Come potrebbe essere diversamente se le scelte politiche vengono in realtà decise in stanze ignote ai più e manovrate con strumenti che non sono formalmente politici, come quelli finanziari?
IL TEMPO_INFOGRAFICA_25_03_2014Questa situazione è molto preoccupante, poiché passano concetti del tutto anacronistici e fuori luogo come il ritorno alla lira e alla “sovranità monetaria”. La nostalgia del passato è molto più semplice che gettare lo sguardo verso un incerto e nebbioso futuro, cercando di ideare qualcos’altro. Il sondaggio qui a fianco sta ad indicare che queste parole d’ordine hanno ormai sfondato nell’opinione pubblica. Secondo Datamedia, infatti, ben il 58,1% degli italiani pensa che sarebbe un fatto positivo uscire dall’Euro, mentre solo fino a poche settimane fa questa idea era ancora di una minoranza. Si sta verificando, quindi, un effetto valanga, la crisi e gli strilli dei nuovi anti-Euro convincono anche i più recalcitranti.
Dicevo che è una situazione preoccupante. Vado a spiegare le ragioni.
1) Nel 1999, quando se ne parlava e tre anni prima che entrasse in vigore, espressi i miei dubbi sull’adozione dell’Euro senza una preventiva unità politica o quanto meno fiscale, dei paesi Europei. Allora l’Euro venturo andava di gran moda e la grande maggioranza era ben felice del suo arrivo. Quelli che erano contrari, come spesso accade, venivano tacciati di incompetenza, immobilismo, arretratezza culturale ed altre simili amenità. La grancassa mediatica fece bene il suo lavoro e ben il 70% degli italiani era felicemente europeista e convinta che l’Euro ci avrebbe tolto dai guai. Già perché anche allora eravamo nei guai, anche se sono in pochi a ricordarlo. I guai erano esplosi, dopo aver strisciato per anni nei gangli vitali della società italiana, alla fine degli anni ’80, ed hanno portato alla nota svalutazione della lira del settembre 1992 a seguito dell’attacco speculativo di Soros e compagnia. Comunque, una volta entrati nell’Euro il declino dell’economia ha cominciato ad accelerare. Le ragioni sono note e non sto a ripeterle qui. La la soluzione non sta né nel ritorno alla lira né nel ripristino della “sovranità monetaria”. Questa espressione è curiosa, perché in realtà in sé non significa nulla. O meglio avrebbe un senso se la gente fosse talmente consapevole dei meccanismi monetari e finanziari da poter avere libertà effettiva di scelta delle persone o delle istituzioni che governano la moneta. Ma stiamo parlando di utopie. La verità è un’altra, ovvero che dietro l’accattivante espressione “sovranità monetaria” si nasconde l’idea di riportare l’emissione monetaria sotto il controllo dello Stato, il che sarebbe una iattura ancora maggiore di quella attuale. Infatti, non si può emettere moneta in funzione di scelte politiche, assisteremmo a un’esplosione di demagogia, di clientelismo, di corruzione. La “sovranità monetaria” è un’espressione vuota di contenuti reali. Se poi si vuole indicare che non possiamo dipendere dalle banche straniere, allora è il caso di dirlo apertamente indicando anche le strade per farlo. Infatti si rischia che, riconquistata la “sovranità monetaria”, le banche straniere continuino a fare i loro interessi per altre vie, ad esempio le manovre sui titoli del debito pubblico, o i finanziamenti alle imprese, o gli investimenti nelle infrastrutture che portano profitto. Di esempi di paesi che pur avendo la “sovranità monetaria” sono stati devastati dal capitale speculativo della finanza, ce ne sono a bizzeffe. L’Argentina, il Brasile, la Corea, la Russia tra la metà degli anni novanta e  la metà del decennio successivo ricordano qualcosa? Hanno insegnato qualcosa? Ergo, la “sovranità monetaria” è la panacea dei gonzi desiderosi di buttarsi dalla padella direttamente nella brace, così fanno prima a levarsi di torno. Quanto all’Euro, è possibile, anzi probabile, che in tempi relativamente brevi si suicidi da solo. Quindi non ci conviene uscirne ricominciando a stampare lire che, in questa situazione, ci farebbero precipitare ancora prima dell’Euro. D’altra parte la lira non sarebbe altro che una moneta locale in un mondo globalizzato. A chi pensate che possa interessare in un mondo in cui gli scambi sono globalizzati, se non per farne oggetto di mera speculazione selvaggia? Semmai dobbiamo prepararci alla possibile/probabile  rottura dell’Euro prevedendo quali strumenti usare in tale eventualità. Bankitalia si dirà. E infatti, comincio a pensare che la recente ricapitalizzazione di Bankitalia, giustamente osteggiata e denunciata dal M5S, abbia avuto proprio questo significato di fondo. Scongiurare il rischio di “anarchia monetaria” e rinsaldare il controllo della moneta nelle mani della grande finanza internazionale. Me ne occuperò spero presto.
Quello che si deve dire alla gente che il problema di chi controlla la moneta è insolubile. Che lo faccia il potere finanziario o il potere politico, la gente che lavora è sempre fottuta. E quindi il problema sta nella natura della moneta, non in chi la governa. Se si pensa ad una moneta “anarchica” ovvero ad una moneta senza governo, allora si trova la strada per uscire da questa follia. Altrimenti parliamo di aria fritta, o meglio di padelle e di braci, entrambe ormai così roventi che dovunque si cada si cade male. E allora che si fa? Lo scrivo da anni e lo continuerò a ripetere finché non riusciremo in qualche modo a realizzare l’alternativa. Si fa una Faz, in cui la moneta è a a tasso negativo e l’emissione è priva di poteri. E così si esce dalle trappole dell’Euro senza uscirne. Qualcuno ha un’idea migliore?
2) Ancora peggiore è la prospettiva di rottura dell’Unione Europea. Certo, non di questa UE, dominata da una banda di burocrati servi del potere finanziario, sadici o impazziti, guidata da un gollum senza anima, e supinamente sottomessa a mo’ di tappetino, ai voleri del padrone d’Oltreoceano. Un’Europa forte fino alla perversione con i deboli e debole, fino all’inesistenza con i forti. Un’Europa votata solo a succhiare al sangue dei popoli che la compongono.  Questa Europa fa schifo a tutti. Ma il ritorno agli stati nazionali sarebbe persino peggio. Le politiche di dumping degli stati nazionali europei hanno già scatenato due guerre mondiali e molte delle guerre che hanno caratterizzato l’ottocento. Abbiamo già dato, grazie, non ci servono altre esperienze del genere. Piuttosto si tratta di costruire un’Europa del popoli, democratica, libertaria, pacifica e senza alcuna barriera né all’esterno né, tanto meno, all’interno. Se la spending review, comporta l’alleggerimento degli Stati nazionali, ben venga, è proprio quello che serve. E che si continui fino alla loro scomparsa definitiva. Sarà un processo lungo e forse anche difficile, ma sono convinto che la maggior parte della gente lo capisce perfettamente e lo condivide. E d’altra parte è inevitabile, se vogliamo uscire dalle logiche della guerra dobbiamo generare il maggior numero di interconnessioni possibili tra le persone. Immagino tante comunità locali, ciascuna dotata di ampia autonomia, compresa l’economia, tranne che in alcune materie tra cui la difesa, che però vanno a scomparire in un mondo sempre più interconnesso. Un’Europa di tante comunità autogestite, strettamente interconnesse tra loro e con il resto del mondo, fino a formare una rete inestricabile di relazioni che facciano scomparire il concetto di potere. Un’Europa fatta da tanti popoli, diversi tra loro ed amanti delle loro tradizioni così come dell’innovazione tecnica e culturale. Poiché è quella la vera ricchezza dell’umanità. Nessun ritorno alle nazioni, chiuse nel proprio guscio e pronte ad aggredire, ma tanta gente aperta e pronta a scambiare e conoscere, ciascuno sviluppando la propria personalità nel rispetto degli altri, di tutti gli altri. Un’utopia? Forse, ma se non ci poniamo l’obiettivo non lo raggiungeremo mai. Dovrebbe farlo la “sinistra” che si è invece asservita al potere finanziario. Non può farlo la destra, che è legata all’idea di nazione ed al mito del potere, tranne poi ad asservirsi anch’essa al dominio della finanza quando lo raggiunge. È un salto di paradigma quello che dobbiamo compiere, tra un passato che ha ben poco di glorioso poiché ci ha portato guerre e distruzioni in nome di un potere sempre più nudo, ed un futuro di relazioni e di collaborazione. Un salto di paradigma che presuppone la costruzione di un ambiente economico che generi strutture sociali ben diverse dalle attuali. Appunto, la Faz.

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