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domenica 13 aprile 2014

Articolo da incorniciare. Tutti tutti i dirigenti del Pd sono pienamente consapevoli di essere servi del capitalismo anglo-americano

Tumore, metastasi, cellule metastasiche…

di Elisabetta Teghil

La lettura corrente presenta Renzi come un bamboccione , un esperto della comunicazione, un gran imbonitore che racconta bugie e fa false promesse e, magari, un Berlusconi in sedicesimo.

Una lettura riduttiva che non va al cuore del problema.

Non si spiegherebbe, altrimenti, come avrebbe fatto a vincere le primarie del partito e a diventarne segretario nonostante dovesse battere la corrente che fa capo al padre padrone del PD, cioè senza giri di parole, a D’Alema.

Quest’ultimo gli aveva ricordato con un linguaggio cifrato che avrebbe potuto farsi male, ma lui ha fatto spallucce ed è andato per la sua strada.

Questo perché Renzi è l’uomo di fiducia di quelli che genericamente si chiamano poteri forti ma che dovrebbero essere chiamati multinazionali anglo-americane.

Questa sì che è la vera anomalia italiana: il partito di riferimento delle multinazionali anglo-americane, per quanto abbia dalla sua media, finanza, iper-borghesia, Servizi e chi più ne ha più ne metta, non riesce a trasformare questa situazione di forza in un successo elettorale.

E così come è accaduto con il governo Prodi, l’esito elettorale è stato manomesso inducendo una pattuglia di senatori e deputati ad appoggiare il governo Letta e ora Renzi, come a suo tempo era stato fatto con il governo D’Alema.

In pratica si tratta di realizzare compiutamente il neoliberismo in Italia, quello che il PD, quando ha guidato questo paese, da solo o con alleanze spurie, ha realizzato a macchia di leopardo.

Dobbiamo essere dei politologi, degli addetti ai lavori? No, il neoliberismo compiuto è la società americana ed è il PD che deve realizzare il passaggio dalla democrazia autoritaria alla tecnocrazia autoritaria e tutti/e sembrano dimenticare che Renzi è il segretario del PD.

Potenza mediatica.

In definitiva cosa ci aspetta?

Intanto due partiti, falsamente alternativi, che praticano un’alternanza al servizio delle multinazionali, con l’aggravante che, in questo caso, sono quelle anglo-americane.

Da qui la svendita dei gioielli di famiglia e le privatizzazioni che non sono la vendita ai privati, come il termine potrebbe far credere, perché non esistono privati che possano mangiare e digerire bocconi così grandi come sono i beni pubblici e/o statali.

Questo con lo smantellamento puntuale e preciso dello stato sociale e l’esigenza di salute, di pensione, di istruzione relegate nella sfera del guadagno e del profitto a vantaggio dei soliti noti.

Altresì vuol dire la distruzione dell’economia marginale che non significa che non ci saranno più… bagarini… parcheggiatori… prostitute… ma dovranno essere” legalizzati”, appartenere a qualche società e non lavoreranno più in proprio, ma al servizio di gruppi economici che per la legge del mercato santificata ed elevata a parola di dio, diventeranno sempre di più a dimensione nazionale e poi saranno fagocitate da multinazionali, quasi sicuramente anglo-americane.

Questo è il destino dei liberi professionisti, dovranno mettersi l’abito divisa e lavorare negli studi, dapprima nazionali e poi, parola magica, internazionali, e tutti diventare una branca di una multinazionale.

Destino analogo è riservato ai padroncini, alle piccole e medie imprese.


Il patto sociale che ha governato questo paese nel dopoguerra è saltato e non per le lotte della classe operaia, ma per il processo di auto valorizzazione della iper-borghesia o borghesia imperialista che dir si voglia.Da parte nostra il bisogno primario è sviluppare il processo di ricostituzione di una composizione di classe all’altezza della situazione politica che si è determinata e si va determinando.


La ridefinizione degli assetti istituzionali è necessaria al governo delle multinazionali. Tanto più in un paese storicamente a sovranità limitata.

E’ questo il senso di presentare il ridimensionamento della così detta borghesia di Stato come un problema di tangenti e di moralità e di utilizzare la così detta guerra di mafia e la guerra all’evasione fiscale

La lotta all’evasione fiscale non è altro che fagocitare i risparmi e le case degli italiani.

Anche qui come negli Stati Uniti, dove per evasione fiscale si finisce in carcere e, allo stesso tempo, la forbice tra i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri si allarga a dismisura.

Tutto ciò si sta già sperimentando in corpore vili in Grecia.

L’aumento dei suicidi e delle esplosioni di violenza, come succede in America, sono accompagnate dalle rituali condoglianze, omettendo sempre che alla base c’è la disperazione sociale ed economica e la cultura della depoliticizzazione.

I disastri naturali e i guasti dell’uomo vengono messi in preventivo e con numerose vittime, e gli uni e gli altri hanno una risposta nella militarizzazione del territorio e nel trasformare una tragedia in un’occasione di profitto.


Il cambiamento del senso delle parole…riforma…sicurezza…è stato strumento fondante per togliere ogni riferimento politico-sociale e per questo ha acquistato grande importanza presentare le conquiste del mondo del lavoro come obsolete, a partire dai contratti nazionali, far apparire la precarietà come norma e il lavoro pubblico e a tempo indeterminato come eccezione, proclamare la fine delle ideologie.

La ridefinizione degli assetti istituzionali viene promossa da meta concetti… lotta al terrorismo… lotta alla mafia… lotta agli sprechi… moralizzazione della vita pubblica… caccia ai fannulloni e agli evasori fiscali… ai falsi invalidi...


Il tutto accompagnato dal processo di distruzione delle economie altre e, perciò, le guerre di aggressione nei confronti degli Stati che tentano di sottrarsi a questa logica inesorabile si incentiveranno tramite l’uso della polizia internazionale che si chiama Nato. L’Italia neoliberista sarà chiamata a parteciparvi sia pure in un ruolo subalterno e gregario anche contro i propri interessi, così come è successo, su richiesta pressante del PD e della più alta carica istituzionale, in Libia.

L’attuazione compiuta del programma neoliberista significa l’impoverimento di sempre maggiori strati della popolazione, anche di quelli che si sentivano al riparo.

La realizzazione del TTIP non sarà altro che il dominio delle multinazionali.

Non c’è nessuna crisi o, più esattamente, è l’autoespansione del capitale che ha portato al neoliberismo e quest’ultimo comporta una divaricazione accentuata tra l’iper-borghesia e il resto della popolazione con il concentrarsi delle ricchezze nelle mani degli appartenenti a quest’ultima.

Così come, del resto, negli Stati Uniti.

Gli Usa si pongono come Stato del capitale e spostare il discorso dichiarando che ci sono più imperialismi ( anche l’Italia nel suo piccolo lo è) nasconde, dietro l’ovvietà della dichiarazione, una voluta trasposizione di piani e il tentativo di confondere e di occultare.

Il controllo sociale nei confronti di tutto e di tutti, con l’aumento della popolazione detenuta e sottoposta a misure limitative della libertà, come accade già negli Usa, non è più un’opzione da esercitare in questa o in quell’altra occasione, ma è essenziale come lo scorrere del sangue in un essere vivente.


I media non sono asserviti al potere, ma ne sono una componente.

In questo disegno, la Costituzione, nata dalla Resistenza, pur con le sue limitazioni, è destinata ad essere rimossa, e non più violata in maniera episodica come in occasione dell’aggressione alla Jugoslavia o del finanziamento pubblico alle scuole private, ma riscritta da capo a fondo.

La separazione dei poteri, dei compiti e delle istituzioni che, pur con evidenti limiti e carenze, caratterizzava questa società, è diventata un ostacolo. Poliziotti, magistrati, militari devono essere pronti a scambiarsi i ruoli.

Per far questo è necessario per il dominio, di volta in volta, individuare un momento organizzato, una componente sociale da demonizzare, su cui scaricare tutte le colpe... Ogni forma di resistenza al neoliberismo va asfaltata.

Il potere dovrà concentrarsi tutto nelle mani dell’esecutivo, espressione degli interessi delle multinazionali che scelgono, di volta in volta, chi è più spendibile sul mercato elettorale, così come del resto avviene sempre negli Stati Uniti.

Il neoliberismo è la realizzazione compiuta di una società nuova, nazista per la rottura di ogni forma di mediazione fra i cittadini e il potere, aristocratica per il ruolo che si attribuisce l’iper-borghesia, medioevale per l’accentuazione degli aspetti corporativi e per la disperazione dei/delle più e per le differenze sociali.

Il neoliberismo è un tumore e il Pd ne è la metastasi nella società italiana. I suo militanti e le sue appendici ne sono le cellule metastatiche.
Fonte http://www.sinistrainrete.info/

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