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mercoledì 16 dicembre 2015

La cultura dell’humus può salvare il mondo

Fonte: Comune info 



Ogni essere vivente ospite di questa Terra è costituito da catene di carbonio. L’uomo,  però, con l’uso sconsiderato del petrolio, dei combustibili fossili e con altre irresponsabili attività ha sconvolto in maniera radicale il ciclo del carbonio. Tuttavia, ognuno di noi può compiere un’azione che, seppur piccola, è di grande importanza: producendo humus, attraverso il compostaggio, può restituire alla terra  il carbonio che ci presta
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di Gustavo Duch
Dopo aver tolto il tè dal fuoco, Pierre si sedette accanto al tavolo della cucina. Mentre serviva le due tazze fumanti, le sue mani richiamarono la mia attenzione: mani maghrebine piene di solchi dove erano penetrate migliaia di minuscole particelle nere che generavano sulla sua pelle una vera e propria stampa giapponese.
È il risultato della mia passione” mi disse anticipando la mia indiscrezione. “E se senti il loro odore  – aprì le mani vicino alle mie narici formando con esse un calice – potrai scoprirla”. Effettivamente odoravano come il compost che preparo nel mio orto.
Approffitai di questo dettaglio, un po’ imbarazzato com’ero, per iniziare la conversazione che tanto desideravo.
“Pierre, perché così tanti anni a sottolineare il ruolo dell’humus per l’agricoltura?”
shutterstock_154641506“Immagino – rispose – che anche nel tuo paese valga il detto che una persona non deve morire senza prima piantare un albero e avere un figlio, vero? Ebbene, è chiaro che sono due questioni fondamentali affinché la vita della nostra specie continui ad essere possibile su questo Pianeta che ci accoglie. Effettivamente, piantare alberi – tanti quanti ci sia possibile – ed evitare la deforestazioneprovocata dalla brama capitalista per le monocolture di soia, gli agrocombustibili o l’allevamento di bestiame su grande scala, è indispensabile per poter disporre dell’ossigeno di cui abbiamo bisogno per respirare”.
“È importante mantenere la consapevolezza e la tensione su questo aspetto,però credo che ci dimentichiamo di qualcosa di ancora più rilevante. I nostri corpi, così come quello degli alberi e di ogni altro essere vivente, il cibo che abbiamo qui su questo tavolo, tutto è principalmente un insieme ordinato di milioni di molecole di carbonio. Anche osservandolo molto da vicino: il glucosio che ci permette di camminare, le vitamine che ci danno vitalità o le proteine che sono le nostre minute strutture, tutto, è composto da carbonio. Compreso l’ossigeno, che i vegetali ci regalano con la fotosintesi, è il processo di digestione del diossido di carbonio dell’atmosfera”.
La sua voce ammaliante si ferma un attimo per dare un primo sorso al tè e poi riprende chiedendomi: “Hai pensato qualche volta che tu stesso non sei altro che catene di carbonio riciclate da precedenti esseri viventi? Forse nelle tue ossa c’è carbonio che a suo tempo è stato un olmo o un pellicano”.
compost_yard-fall“Ebbene è così …la Terra contiene una quantità specifica di carbonio che non varia nel tempo: semplicemente, passa da una fase all’altra, in un ciclo continuo. Dall’aria, alla terra, all’acqua, alla materia, all’aria, alla terra…” -e le sue mani tracciano un cerchio sopra una lavagna immaginaria-  “Allora, non è vero che non siamo coscienti dell’importanza del carbonio per la nostra vita? Sembra che lo teniamo in conto solo quando revisoniamo le riserve di petrolio, perché, chiaramente, anche il petrolio non è altro che carbonio. Carbonio vecchio e rugoso dal tanto aspettare”.
“Bene – continua Pierre con un tono più rilassato ma senza perdere la forza che, nelle sue discussioni, ha tanto attirato la mia attenzione-  io penso che sia ovvio che la nostra civiltà sta sconvolgendo in maniera radicale e pericolosa il ciclo del carbonio. L’abuso nell’utilizzo del petrolio fa sì che nell’atmosfera si accumuli più carbonio, più CO2, del naturale. Dico che siamo la civiltà cocacola, una civiltà più carbonizzata del normale”.
“Allora, il nostro dovere in quanto esseri fatti di carbonio, è riportare il carbonio nel suo luogo appropriato, la terra, e compensare così questo squilibrio che riscalderà il pianeta. Dobbiamo restituirle il carbonio che ci presta, restituirle tutto quello che possiamo. Per questo, caro amico, per questo faccio compost, humus, -e giocherellando con lo sguardo così come ora gioca con le parole, conclude- perché sono umano, è il mio umile contributo all’umanità. Il mio lavoro degli ultimi trent’anni è consistito nel diffondere e spiegare la necessità di tornare alla terra, di rendere la terra fertile, di trasmettere e sostenere progetti ed iniziative per questa ‘cultura dell’humus’. Speriamo di vedere in queste piccole azioni la grande capacità di cambiamento che può generare, speriamo che riusciamo a capire che dobbiamo sostenere un’ agricoltura ‘umanizzata’ anziché un’agricoltura ‘industrializzata’ “.
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Si alza dal tavolo e con gentilezza mi invita a seguirlo: mi mostrerà quell’humus del quale stiamo parlando.
Molto vicino all’orto, di fronte a tre grandi file di cumuli di materia organica in decomposizione, affonda la sua mano all’interno del compost e mi indica che è molto caldo, “al dente”, dice, come un cuoco che sta provando il suo stufato.
Produrre compost, humus, a partire dalle rimanenze dei nostri raccolti, dagli escrementi degli animali, dagli avanzi del nostro cibo: bisognerebbe insegnarlo nelle scuole così come si insegnano le addizioni e le sottrazioni. Nei programmi dei partiti politici dovrebbero, in primo piano, figurare progetti per riciclare in questo modo tutta la materia organica possibile”.
Come il buon maestro che è stato in gioventù, per completare la risposta alla mia domanda, riassume: “Produrre humus è fondamentale per correggere i nostri eccessi, ci consentirà di combattere con certezza il cambiamento climatico.”
“Inoltre, restituendo materia organica alla nostra terra, la rendiamo più fertile, più sana, più forte contro i parassiti, più produttiva e, beninteso, poiché non dobbiamo mai dimenticare i contadini, ci rende più autonomi, ci pone al margine -al di fuori- del modello criminale dell’agricoltura industriale che rovina la terra con i fertilizzanti chimici. Più humus è più sovranità“.

Tratto dal blog Palabre-ando. La pubblicazione su Comune è autorizzata dall’autore (traduzione di Daniela Cavallo)

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