.Nisargadatta Maharaj. La meraviglia è l'alba della sapienza

L’appercezione in cui tutto sorge, è questa la realtà. Un’appercezione pura e chiara, quella che chiamano l’occhio di Dio.Karl Renz

« La persona non- risvegliata vive nel suo mondo, la persona risvegliata vive nel mondo. » Andrew Cohen

Finché immagino "come dovrei essere", continuerò ad essere quello che sono ora.U.G.Krishnamurti

"Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti." Eraclito

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezzaBenjamin Franklin

In televisione non c'è la pubblicità, il mezzo televisivo è "solo" pubblicità.Dioniso 777


venerdì 21 settembre 2012

Isabella Di Soragna

Da questo fantastico sito che consiglio vivamente,,http://www.isabelladisoragna.eu/site/?lang=italiano

Quando sei sul punto di svegliarti al mattino sei ancora in un mondo che è sfumato, innocente. Poi il tuo video mette a fuoco l’obbiettivo del sistema neuronale e crea al momento del risveglio il mondo circostante. Sei sempre stato convinto che il mondo e la gente erano già lì pronti ad aspettarti, come una culla sempre accogliente ed è invece la tua macchina da presa che comincia ad agitarsi e a filmare convulsamente istante dopo istante quanto il tuo cervello produce o per lo meno è partecipe della produzione cinematografica. Le comparse che si avvicendano dalla nascita in poi, i genitori, i conoscenti, gli amici e quant’altri ti confermano di continuo la loro presenza con i loro nomi e concretizzano le ombre fuggevoli in entità che prendono corpo. Il lavaggio del cervello non te lo fanno loro in realtà, ma tu stesso. Infatti è il tuo programma di nascita che si perpetua per mezzo dei video ripetuti in un continuo ‘surplace’: anche se appaiono diversi, la loro ricetta di base è la stessa, con salse più o meno gustose. Le comparse che sembrano volerti condizionare i neuroni, sono schede tue che prendono corpo: puoi sempre prendertela con la pubblicità che ti obbliga a comprare un dopobarba o col guru che ti induce a seguirlo, sei solo tu nel panorama, con tanti burattini appesi ad un unico soffio vitale.
In seguito le attività quotidiane, cementate dalle repliche incessanti delle azioni, ti coinvolgono, facendoti dimenticare che tutto questo è sorto da un minuscolo punto di luce. L’ologramma creato dal tuo cervello ha preso proporzioni gigantesche, cosmiche, ma sono “della stessa stoffa del sogno” di qualche ora notturna poco prima.
Questo piccolo “io esisto” è solo una definizione legata al corpo, una riunione di sensazioni a cui si attribuisce un nome. E’ un’insieme di funzioni corporali complesse che a loro volta – se si indaga a fondo – spariscono nel vuoto del non-essere.
Questo tulpa o golem * chiamato essere umano, prende una tale forza proprio dal nostro accanimento a conservarlo, che diventa imperatore o dittatore togliendo qualunque libertà. Poi nel corso di questo filo di vita, troveremo mille modi di lotta per la libertà e infinite dittature da abbattere, mentre la sola dittatura è la nostra idea di essere omuncoli separati in coscienze frammentate. La tua natura originaria è così potente da dare realtà poi a qualunque cosa tu incontri, invece di indentificarti ad un misero corpo, perché non identificarti all’infinito che sei oltretutto?
L’aria è una sola eppure le bocche sono tante! Perché non vedersi come aria da cui pendono fasci di colori e suoni che ruotano nella giostra, si animano e poi scompaiono: l’aria rimane, non si cura della loro apparizione e nemmeno della loro sparizione.
L’aria che respiriamo è però solo un’immagine riflessa della nostra vera dimora, la patria a cui tutti aspiriamo di tornare, mentre nel quotidiano ci inventiamo invece patrie fittizie con confini geografici. E non dobbiamo nemmeno ritornarci, perché ci siamo già e l’aria da cui dipendiamo tutti non dobbiamo andare a cercarla, é lì, gratuita e onnipresente.
In apparenza dunque questo fantasma che appare al nostro risveglio ci separa dagli altri fantasmi, mentre in realtà è come un sogno che svanisce all’alba della rinuncia a qualunque identificazione.
Quanti hanno il coraggio di accettare che non c’è via d’uscita per questo pupazzo temporaneo? L’abbiamo ideato, costruito, e poi ci siamo infilati nei suoi contorni con costanti rappresentazioni di noi stessi in infinite situazioni, rinforzandolo in questo modo, poi abbiamo gridato alla prigionia e ci siamo inventati anche una liberazione altrettanto allucinatoria. Ora si tratta solo di smontarlo con pazienza. Quando smonti un apparecchio televisivo o qualunque congegno completamente, funziona forse ancora?                                               Isabella di Soragna

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