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mercoledì 10 luglio 2013

Incanto rumeno

 Da questo blog interessantissimo weltanschauungblog.blogspot.it

Un giorno ascoltando un cd musicale di una band rumena, tali Negura Bunget, rimasi affascinato dalle atmosfere che venivano create. 
Così capitò nel tempo che parlando con una persona di madrelingua rumena chiesi la traduzione del nome del gruppo, ed egli mi rispose: 
   
"la Negura è una nebbia fitta che si trova in alcune zone della Romania, molto  scura e atipica,  è un atmosfera che non saprei descriverti,  non credo ci sia nulla di simile al mondo" .
  
Tramite le dichiarazioni dei membri della band compresi poi che il termine completo aveva anche una natura esoterica, le due parole derivano dal substrato Tracico del linguaggio della Romania.
Iniziai così a percepire un inspiegabile legame inconscio con le terre rumene, mi vennero subito in mente alcuni personaggi del passato (ci son cresciuto con i loro libri) che giungevano da lì, mi riferisco a Mircea Eliade, a Cioran, a Ionesco ed al leader Codreanu.
Nei giorni successivi feci una brevissima ricerca in rete sulle zone di nascita di questi straordinari (seppur diversi tra loro) personaggi e scoprì con un certo stupore che i loro destini si erano incrociati.
                              
Cioran nacque a Răşinari, e immediatamente mi vennero in mente le descrizioni che egli faceva nei suoi splendidi Quaderni di quel piccolo paese agricolo della Transilvania con maiali liberi per le strade, cavalli con carretti trascinanti contadini sdentati che salutavano allegri, villaggi annebbiati, castelli tetri, capanne, pollai sporchissimi, donne vestite con abiti scuri e bambini smilzi che saltellavano tra gli orti dei contadini.
Un luogo lontano da Dio e dagli uomini come direbbe S.Bartas se andasse a girarci un film, ma poteva nascere in un posto diverso Emil Cioran? Ovviamente no.
Anche se nel tempo egli si trasferì a Parigi, credo che la grandezza dei suoi scritti sia profondamente debitrice a quelle località che da giovane egli si affannava a disconoscere.
     
Ionesco invece nacque a Slatina, una cittadina del sud a carattere prevalentemente industriale. E difatti curioso il fatto che coloro che lo conobbero lo descrissero come una persona sempre angosciata, preoccupata e con miriadi di paure.
Io lo conosco per via del suo ribaltamento della concezione di funzione del teatro, fu tra i primi che si rifiutarono di considerare il teatro come riflesso della realtà quotidiana, proponendo  un teatro metafisico che metteva in scena personaggi il cui valore simbolico testimoniasse la situazione dell’uomo nell’universo.

Proseguendo, veniamo a Mircea Eliade, egli nacque nella capitale Bucarest e fu un grande storico e scrittore delle religioni, ma soprattutto un appassionato di esoterismo. 
Egli si interessò molto di sciamanesimo, di tantrismo, di Yoga, Alchimia, schierandosi spesso contro le derive freudiane (la psicanalisi definita come “fobica esaltazione di una psiche turbata”) dell’Occidente. Interloquì parecchio con J.Evola tramite lettere tutt'oggi disponibili e si trovò dentro al movimento della “Legione di Ferro” di Codrenau (documentata l'elezione di Eliade a deputato del gruppo di Codreanu).
        
Quest'ultimo fu una figura controversa, leader nazionalista dai grandi ideali.
Riguardo le sue posizioni estreme, segnalo una mini parentesi storica che trovo alquanto curiosa e significativa. Lo storico Ungherese Nagy-Talavera (a suo dire deportato ad Auschwitz nel 1944 e, dopo la guerra, rinchiuso per sette anni nei gulag sovietici) riguardo Codreanu affermò:
    
« Improvvisamente nella folla intervenne il silenzio. Un uomo alto, di una bellezza triste, vestito del bianco costume dei contadini rumeni, entrò a cavallo nel cimitero (…) Si fermò vicino a me, e io non potei vedere nulla di mostruoso e di malvagio in lui. Al contrario. Il suo sorriso infantile e sincero si irradiava sopra la folla miserabile, ed egli sembrava essere misteriosamente lontano da essa. Carisma è una parola inadeguata per definire la strana forza che emanava da quell'uomo. (…) E così, in silenzio, egli restò in mezzo alla folla. Non aveva nessun bisogno di parlare. Il suo silenzio era eloquente; egli sembrava esser più forte di noi, più forte dell'ordine del prefetto che gli vietava di parlare. (…) In più di un quarto di secolo io non ho mai dimenticato il mio incontro con Corneliu Zelea Codreanu"
   
Queste parole credo valgano più di mille supposizioni banali e semplificatorie riguardo la figura di quest'uomo.
Codreanu nacque nella piccola Husi e fu un politico molto popolare in Romania. Egli sosteneva che la democrazia è al servizio della grande finanza, che essa avrebbe avuto bisogno di tanto denaro e di conseguenza sarebbe divenuta serva della finanza internazionale (profezia?).
Il suo pensiero si può riassumere in queste parole:
     
“Noi distinguiamo l’individuo, la nazione e la spiritualità trascendente e nella dedizione eroica consideriamo ciò che porta dall’uno all’altro di tali elementi, fino ad una superiore unità. Noi neghiamo in ogni sua forma il principio dell’utilità bruta e materialistica: non solo sul piano del singolo, ma anche su quello della nazione. Di là dalla nazione noi riconosciamo dei principi eterni ed immutabili, in nome dei quali si deve esser pronti a combattere, a morire e a tutto subordinare almeno con la stessa decisione in nome del nostro diritto di vivere e di difendere la nostra vita. La verità e l’onore sono, per esempio, dei principi metafisici, che noi poniamo più in alto della nostra stessa nazione”.
    
Posizioni coraggiose ed elevate le sue che gli costarono la vita, anche lui come Eliade si ritrovò spesso  a discutere con J.Evola in merito alle sue visioni e ci fu rispetto reciproco con lo studioso tradizionalista romano.
Purtoppo oggi le sue idee rimangono argomento tabù e bollate in fretta e furia con il solito e banale "fascista".
Recentemente sono comparsi dei documenti tradotti in francese in cui emerge che, oltre ad Eliade, anche Cioran (precisamente "la trasfigurazione della Romania"), e Ionesco subirono il fascino delle posizioni della guardia di ferro.
Ed ecco che il cerchio si chiude, tre uomini provenienti da ambiti culturali differenti, che inconsciamente negli anni ho attratto tra le mie letture favorite, si fusero anche se per breve tempo sotto il carisma tradizionalistadi C.Codreanu.
   
Su tale questione si leggono una marea di banalità superficiali, d'altronde comprendere questi uomini nel profondo, attraverso le loro opere o gesta, è per l'intellettuale medio troppo complesso, molto più semplice marchiarli come folli simpatizzanti di monarchie repressive, o come pensatori con scheletri nell'armadio.
Segni dei tempi.
   
"Ogni occidentale tormentato fa pensare ad un eroe dostoevskiano con un conto in banca" (Cioran)
   
 "Per poter cantare occorre un particolare stato d'animo, un'armonia dell'anima" (Codreanu)
    


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