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martedì 15 gennaio 2013

PD prono al mondialismo di rapina


“Quel residuo di sovranità fiscale vuota e formale ancora nelle mani dei parlamenti nazionali dovrebbe essere trasferito all’Europa”, ha osservato Fassina…
Ecco chi vi vuole schiavi. Il PD (ma anche in misura minore gli altri partiti) è sistematicamente contro la nostra nazione e sempre a favore del potere finanziario speculativo internazionale. Non servono altre parole. ndr

Fassina parla con il silenziatore. Monti gli aveva dato dell’estremista. Ma lui abbassa i tonidi Giampiero Di Santo  http://www.italiaoggi.it
Mario Monti non deve avere creduto ai suoi occhi nel leggere quello che l’«estremista da silenziare», il responsabile economico del Pd cresciuto all’ombra del Fondo monetario internazionale, Stefano Fassina insomma, è andato a Londra a raccontare agli investitori e al Financial Times perché i mercati internazionali sapessero.
Ma il premier uscente, di sicuro, avrà molto gradito le aperture del suo collega economista, perché, come dice con chiarezza il quotidiano britannico, adesso è chiaro che il «Partito democratico, la cui alleanza di centro-sinistra è favorita per la vittoria delle elezioni politiche di febbraio, ha porto un ramoscello d’ulivo a Mario Monti, riconoscendo al suo governo il merito di avere restituito credibilità all’Italia e annunciando che Scelta civica e Pd, in caso di vittoria, coopereranno per garantire la governabilità».
Altro che estremista, insomma, Questo Fassina, malgrado le apparenze e le dichiarazioni non certo tranquillizzanti per i moderati, del recente passato.
Nella City londinese, il responsabile del Pd per l’economia ha dato fondo a tutte le sue riserve di moderatezza per far sapere al mondo che con lui al governo non c’è pericolo che il populismo di sinistra prenda il sopravvento.
Non è un caso che, tanto per cominciare, Fassina abbia assicurato che il governo di centro-sinistra non cercherà di «rilanciare la sofferente economia attraverso un aumento della spesa pubblica deciso unilateralmente». L’esponente democratico ha garantito che il Pd si farà promotore di una grande intesa a livello dell’Unione europea che dia a Bruxelles poteri di veto sui bilanci degli stati membri in cambio di una politica di minore austerità e di sostegno all’economia. E ha spiegato di essere addirittura favorevole al trasferimento di quel che resta della sovranità fiscale italiana a Bruxelles: «Se l’economia non si rimette in moto avremo enormi problemi sul fronte delle entrate e della sostenibilità del debito», ha spiegato. «Per rianimarla, però, non abbiamo intenzione di rinegoziare il Fiscal compact o di eliminare dalla Costituzione la norma che impone l’obbligo del pareggio di bilancio. Se agissimo unilateralmente, danneggeremmo il progetto europeo e invece noi vogliamo avere margini per una politica economica espansiva, ma a livello europeo». Per raggiungere questo obiettivo, ha spiegato Fassina, il centro-sinistra ha aperto all’idea di un supercommissario europeo per le questioni fiscali, come ha proposto il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble e si prepara a cercare il sostegno della Francia a questa ipotesi. «Quel residuo di sovranità fiscale vuota e formale ancora nelle mani dei parlamenti nazionali dovrebbe essere trasferito all’Europa», ha osservato Fassina, «in cambio di una golden rule sugli investimenti pubblici e di un ruolo più importante per la Banca europea per gli investimenti. E non è tutto, perché Fassina ha promesso che l’eventuale intesa europea non sarà utilizzata dall’Italia per avere le mani libere da Bruxelles sullo smantellamento delle riforme avviate da Monti. «Non vogliamo evitare di fare i nostri compiti a casa, l’agenda delle riforme strutturali deve andare avanti: intendiamo liberalizzare ulteriormente il mercato delle assicurazioni, le farmacie e i servizi legali, mentre non c’è motivo di cambiare la riforma del mercato del lavoro fatta dal governo Monti». Fassina ha poi detto di avere «aspettative positive sul risultato elettorale, sulla conquista, da parte del centro-sinistra,della maggioranza sia alla camera sia al senato, e sul ruolo di premier per il segretario del Pd e leader dell’alleanza Pier Luigi Bersani.
Il responsabile economia e lavoro del partito di largo del Nazareno, però, ha riconosciuto che la battaglia per prendere il conlrollo del senato sarà dura: «A palazzo Madama la corsa è aperta e alcune regioni, Lombardia, Sicilia e Veneto sono in bilico». Ecco perché Fassina ha teso di nuovo la mano a Monti e ha annunciato che il Pd eviterà di attaccare il premier nel corso della campagna elettorale perché, ha detto, gli avversari sono «il nuovo populismo di Beppe Grillo e del suo Movimento 5 stelle e il vecchio populismo dell’alleanza di centro-destra. Siamo con Monti tra gli europeisti e contro i populisti. Sulle riforme costituzionali, l’Europa e il bisogno di riforme strutturali, c’è intesa».

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