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martedì 26 novembre 2013

Dalla cultura del bordello al bordello dalla Cultura. Una riflessione sulla regressione italiana, in margine alle dichiarazioni dell'onorevole Biancofiore.


"Chi usa la violenza contro le donne è un animale, perchè le considera merce deperibile, oggetto di scambio e d'uso, soggetti di carne messe a disposizione della comunità libidinosa maschile. Se volete capire quanto è civile ed evoluta una società, allora osservate come vengono trattate le donne. Il progresso di una civiltà lo si misura da come, in quella specifica società, vengono trattate le donne all'interno della comunità".

                                                                                                                         Karl Marx, 1850


di Sergio Di Cori Modigliani

Dice la deputata in parlamento Micaela Biancofiore: "Quando noi donne ci troviamo davanti a un uomo ricco e potente, diventiamo sempre subito disponibili. Perchè è inutile fare gli ipocriti, la verità è che la stragrande maggioranza delle donne ama i soldi e le donne vogliono i soldi".
Siamo alla frutta, non c'è che dire.
Quantomeno me lo auguro, sperando che non si tratti, invece, di un aperitivo.
Questa idea del mondo della deputata mi sembra un ottima ispirazione per commentare la necessità di una più evoluta consapevolezza collettiva che abbatta gli stereotipi ormai stantii, che appartengono a un mondo ideologizzato, e non corrispondono più alle esigenze della civiltà post-moderna.
Compresa la cosiddetta solidarietà di genere, molto viva e attiva in Italia e -a mio avviso- un prodotto poco dibattuto (ma non è un caso) del berlusconismo. 
Anche le femministe, infatti, ne sono rimaste vittime. 
La frase della Biancofiore è un esempio, a mio avviso chiaro e lampante.
Ieri si è celebrata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
I media, soprattutto la tivvù, si sono spesi nel veicolare la consueta retorica intrisa di banalità e demagogia che dura lo spazio della giornata. Come accade di solito a luglio quando si commemora la data dell'assassinio del giudice Borsellino e tutti fanno a gara nell'esibire il proprio sdegno contro la mafia. Per un giorno vanno in vacanze. Poi, passata la notte, riprendono ad andarci a letto insieme facendo con i boss succosi affari.
Ignoro come e se sia stata celebrata in continenti lontani dalla mia cultura.
Ma ho spulciato ciò che è accaduto in nazioni a noi simili come tradizione e dibattito, dalla Francia alla Gran Bretagna, dalla Danimarca al Canada, dall'Argentina al Cile, all'Australia.
E ho notato una gigantesca differenza che saltava davvero agli occhi.
Nelle altre nazioni (dove le femministe si sono evolute, e partecipano pienamente alla vita sociale e politica delle loro rispettive nazioni, in quello che viene definito il femminismo post-moderno) la società civile ha partecipato al dibattito in maniera mista (nel senso digenere, cioè maschi e femmine insieme) a differenza dell'Italia dove, invece, è passata una linea obsoleta e a mio avviso pericolosa e dannosa per tutte le donne: quella di definire l'annoso problema della violenza maschile sulle donne come un gravissimo problema che riguarda le femmine, ma (il punto sta in questo "ma") di conseguenza va trattato dalle donne per le donne, perchè appartiene a una "tematica classica del mondo femminile" e quindi esclude il consorzio del mondo maschile.
Grave errore.
La violenza sulle donne, secondo me, è un problema che riguarda l'intera società.
Sarebbe come dire che la pedofilia riguarda soltanto coloro che hanno figli piccoli. Se uno è single e non ha figli, allora non deve essere coinvolto e non lo riguarda.
L'aumento esponenziale in Italia della violenza sulle donne è una logica conseguenza dell'interpretazione berlusconiana dell'esistenza, che ha annullato la Cultura lanciando la marketizzazione della società in ogni suo ambito, applicando modalità mutuate dal sistema pubblicitario alla vita quotidiana.
Ho visto in tivvù su Rainews24 un format di infantile banalità dove diversi tipi di donne (tutte professioniste della comunicazione mediatica) declamavano il loro bravo compitino, felici di avere una scusa per dar fondo alla propria smania di visibilità. Molte non sapevo chi fossero, alcune le conoscevo soltanto di nome, altre -per un caso del destino e della professione- le conosco benissimo: sono delle furbe corrotte, ignobili carrieriste che hanno dato il loro solido contributo al declino e alla distruzione di questa società.  Ascoltandole, mi sono chiesto: "ma io non voglio avere niente a che fare con queste tre donne qui, le conosco, so che sono delle vere delinquenti". Mi sono tenuto il mio sconcerto per me stesso, adattandomi giocoforza al territorio in cui vivo e opero, quello della Repubblica Italiana. Quindi non ne ho parlato. 
Perchè da noi, è censurato.

Quando ho iniziato a fare questo blog ero appena ritornato in Italia dopo un lungo decennio ventennale all'estero, e mi capitava spesso, all'inizio, di scrivere anche su questioni relative al mondo femminile. Sono stato sollecitato da diversi soggetti femminili (soprattutto femministe) a non farlo più. Con gentilezza e altrettanta fermezza, mi venne spiegato che le tematiche femminili devono essere dibattute e affrontate solo dalle donne. E così, ho smesso di parlarne.
Personalmente seguito a pensare che sia una totale idiozia e un errore politico molto grave.
Non penso affatto che il mondo si divida in maschi e femmine, se non per la biologia.
Penso piuttosto che le discriminanti su molti aspetti della vita sociale (bio-etica, aborto, libertà sessuale, femminicidio, ecc.) viaggino in maniera trasversale. L'espressione celebre "l'utero è mio e me lo gestisco io" che nei primissimi anni'70, allora, divenne il mantra delle lotte femministe per la liberazione delle donne, aveva un senso forte (nel 1970) perchè rappresentava una rottura con modelli autoritari ormai superati dall'evoluzione sociale. E io, oggi, avendo avuto la fortuna di crescere in quegli anni (a dimostrazione della bontà della mia tesi) le ringrazio, perchè diedero un forte contributo alla liberazione di tutta la società, nessuno escluso. 
Liberarono tutti.
La mia generazione di maschi (quelli nati negli anni'50) è stata la prima generazione di maschi negli ultimi 8.000 anni che non è cresciuta nei bordelli, perchè abbiamo iniziato da subito a fare sesso con le nostre compagne di scuola. 
Fu una novità rivoluzionaria che sconvolse i nostri genitori e le roccaforti del potere: era inconcepibile per loro.
Allora, la prostituzione era molto limitata; a nessun maschietto di 20 anni veniva in mente di fare sesso a pagamento. Era davvero una attività fuori dal mondo. Chi la praticava veniva guardato e trattato con pena misericordiosa,  perchè esisteva una consapevolezza collettiva totale nel combattere contro la schiavitù e l'asservimento di una persona terza approfittando del suo bisogno. Le femmine, allora, non volevano vendersi, volevano essere libere.
Poi, tutto è cominciato a cambiare con l'irruzione di Berlusconi che ha prima lanciato, pubblicizzato, diffuso, e infine affermato, il ritorno alla consuetudine di fare del sesso a pagamento, facendo regredire l'intera nazione.
Perchè quello era il suo gusto personale, e chi lavorava con lui e per lui, doveva adattarsi a vivere in un mondo che funzionava così. Ha finito per contaminare ogni aspetto della società, dando un enorme contributo all'avvilimento esistenziale, alla contrazione dello scambio culturale, e alla totale regressione di questa nazione.
Finchè non è diventata Norma consuetudinaria.
E l'Italia dei maschietti è ritornata a vivere come viveva negli anni'50.
Con una allarmante differenza: prima degli anni'60 la cultura familiare e sociale imponeva una restrizione molto forte allo scambio sessuale con le femmine. Una ragazza che a diciassette anni faceva sesso era considerata una persona equivoca, disdicevole, immorale, e veniva bandita, considerata una puttana. Il sesso era colpevolizzato e vissuto come colpa. L'esercizio della prostituzione, quindi, andava a coprire un bisogno sociale che aveva il compito di far sfogare i maschi senza che venisse intaccato l'ordine sociale.
Nel 1990, invece, quando Berlusconi lanciò il suo modello sociale, non esisteva più questo bisogno sociale: venne imposto dall'alto.
Il che è molto diverso.
Fu una scelta autoritaria di imposizione che -lo avrebbe capito anche un bambino- ben presto avrebbe contaminato anche gli aspetti della morale, dell'etica, e infine quelli della psicologia emotiva che fonda l'esistenzialità quotidiana dello scambio di coppia tra maschio e femmina.
La sinistra abboccò entusiasta. 
Anzi, fu quella che fece da avanguardia, spacciandolo per atto libertario.
I risultati si sono visti.

Veniamo alla Biancofiore.
La sua dichiarazione che ho riportato tra virgolette è stata proposta nel corso di un convegno manifestazione per celebrare la giornata contro la violenza sulle donne. Ed è stato molto apprezzato.
La mia personale opinione è che si tratta di una estensione di tale violenza, che non viene commentata in questi termini perchè l'Italia non è in grado di identificarla come tale, essendo ormai regredita come nazione pensante.
La Biancofiore ha mutuato e incorporato il modello berlusconiano prostitutorio e lo ripropone "a nome delle donne".
Lo voglio dire in tutta la sua estensione controcorrente: protesto vivamente a nome di tutte le donne vittime della violenza maschile.
L'argomentazione della Biancofiore è, infatti, un'idea maschile del mondo, che non ha niente a che vedere con le istanze del mondo femminile. Le donne vogliono i soldi nella stessa identica quantità e percentuale in cui lo vogliono i maschi. Non ha niente a che vedere con la sessualità.
Ha a che vedere con la politica, con la cultura, con lo scambio sociale, con la caratterialità.
Se un soggetto politico di genere femminile, noto per la sua attività, ieri avesse detto una frase del genere -nelle nazioni sopra citate- ci potete giurare, avrebbe concluso lì la sua carriera. L'avrebbero sbranata in pubblico. 
Ho trovato, invece, pur nei distinguo, anche tra persone insospettabili, il riconoscimento di una certa logica da salvaguardare, e molti di questi sono giovani, alcuni giovanissimi. 
Questo post è per avviare una riflessione su questo spinoso argomento e una volta tanto dibattere -se è possibile- su argomenti veri che ci toccano tutti nel tessuto quotidiano.
L'Italia non sta come sta perchè Goldman Sachs ci mangia vivi.
Goldman Sachs è venuto a mangiarci vivi perchè sapeva che un paese dedito alla prostituzione di massa, è un paese dove è molto facile corrompere la dirigenza e quindi fare dei buoni affari.
I loro, si intende.
Sulla pelle di tutta la nazione.
Hanno la Biancofiore come sponsor.
Insieme a tutti coloro -indifferentemente maschi o femmine- che la pensano come lei.

P.S.
L'immagine che vedete in bacheca è un piccolo scoop: ritrae due testimoni eccezionali che sanno tutto della trattativa sui diritti televisivi Mediaset, che Berlusconi ha scovato a Los Angeles e si dichiarano pronti a venire a Roma per testimoniare raccontando tutto.
Presto ne vedremo e ne ascolteremo delle belle.












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