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lunedì 9 aprile 2012

Un grande GARY SNYDER

Gary Snyder, ANARCHIA BUDDHISTA




Gary Snyder
ANARCHIA BUDDHISTA
"Journal for the Protection of All Beings", n. 1, 1961
(traduzione di F. Beltrametti)


Il buddhismo ritiene che l'universo e tutte le creature in esso contenute sono intrinsecamente in uno stato di totale saggezza, amore, e compassione, e che agiscono in riflesso naturale e mutua interdipendenza. Il fatto di essere buddhista - o un poeta, o qualunque altra cosa per quel che conta - è di seguire un qualche tipo di vita che porti alla realizzazione personale di questo "stato-dall'-inizio", che non si può aver da soli e per se stessi - perché non può essere pienamente realizzato finché uno non vi abbia rinunciato, e lo abbia dato via, a tutti gli altri.

Nell'opinione buddhista, quel che ostacola il manifestarsi di questo stato naturale è l'ignoranza, nutrita dalla paura e dalla brama. Storicamente, i filosofi buddhisti han mancato di analizzare fino a che punto l'ignoranza e la sofferenza umana sono causate o incoraggiate da fattori sociali, e hanno generalmente ritenuto che paura e brama sono dati di fatto dalla condizione umana. Di conseguenza, l'interesse maggiore della filosofia buddhista è l'epistemologia e la psicologia senza prestare alcuna attenzione a problemi storici o sociologici. Nonostante il buddhismo mahayana abbia una grande visione di salvezza universale e d'illimitata compassione, lo sviluppo attuale del buddhismo è stato lo sviluppo di sistemi pratici di meditazione diretti al fine di liberare gli individui dai loro complessi psicologici e dalle condizionanti culturali. Il buddhismo istituzionale è stato cospicuamente pronto ad accettare o sostenere le ineguaglianze e tirannie di qualunque sistema politico sotto il quale si trovava. Questo significa morte per il buddhismo, perché è morte per la compassione. La saggezza senza compassione non sente pena.
Oggi nessuno può permettersi d'essere innocente, o di indulgere nell'ignoranza sulla natura dei governi, delle politiche e degli ordini sociali contemporanei. Le politiche nazionali del mondo moderno esistono solo fomentando deliberatamente brama e paura - le radici (sia socialmente che psicologicamente, se rintracciate abbastanza indietro) della sofferenza umana. L'America moderna è diventata economicamente dipendente da un sistema fantastico che stimola l'avidità che non può essere soddisfatta, il desiderio sessuale che non può esser saziato, e l'odio che non ha altro sbocco che contro se stessi e le persone che uno dovrebbe amare. Le condizioni della guerra fredda hanno trasformato tutte le società moderne, inclusa quella sovietica, in lavatrici di cervelli senza speranza, e creato popolazioni di "preta" - spettri affamati - con appetiti giganteschi e gole non più grandi di aghi. Il suolo, le foreste e tutta la vita animale vengono distrutti per nutrire questi meccanismo cancerosi.

Un essere umano è per definizione membro di una cultura. Una cultura non è necessariamente negligente e distruttiva; piena di contraddizioni, frustrazione e violenza. Questa constatazione è venuta fuori in modo modesto da alcune delle scoperte dell'antropologia e della psicologia. Uno può metterlo alla prova da sé attraverso la pratica buddhista. Abbi questa fede - o intelligenza - e sei portato a un interesse profondo per la necessità di un cambiamento sociale radicale e a un impegno personale in certe forme d'azione rivoluzionaria essenzialmente non violenta.
La disaffiliazione e accettazione della povertà attraverso la pratica del buddhismo diventa una forza positiva. L'inermità tradizionale e il rifiuto di uccidere in qualsiasi modo ha implicazioni molto sovversive per le nazioni. La pratica della meditazione, per la quale uno ha bisogno "solo del suolo sotto il proprio piede" spazza via montagne di cianfrusaglie pompate nella mente dalle "comunicazioni" e dalle università-super-mercato. Il credere nell'adempimento sereno e generoso dei desideri naturali (e non nella loro repressione, una posizione ascetica indù che il Buddha respinse) distrugge i costumi arbitrari che creano frustrazione e indica la via verso un tipo di comunità che sgomenterebbe i moralisti ed eliminerebbe eserciti di uomini che combattono perché non possono essere amanti.

La filosofia buddhista Avatamsaka (Kegon in giapponese) - che alcuni ritengono sia l'espressione intellettuale delle zen - vede l'universo come una vasta rete di interrelazioni in cui tutti gli oggetti e le creature sono necessarie e sante. Da un certo punto di vista, governi, guerre, e tutto quel che consideriamo malvagio sono contenuti senza compromessi in questo regno illuminato. Il falco, l'assalto improvviso e la lepre fan tutt'uno. Tuttavia, dal punto di vista umano, non possiamo vivere in quei termini a meno che tutti gli esseri vedano con lo stesso occhio intelligente. Il bodhisattva vive allo stesso standard di chi soffre, e dev'essere effettivo nell'aiutare chi soffre.

La misericordia dell'occidente è stata la ribellione; la misericordia dell'oriente è stata la cognizione del sé basilare. Abbiamo bisogno d'entrambe. Entrambe son contenute, come la vedo io, nei tre aspetti tradizionali della pratica buddhista: saggezza (prajna), meditazione (dhyana) e moralità (sila). La saggezza è conoscenza della mente dell'amore e chiarezza che sta sotto le proprie ansietà e aggressività motivate dall'ego. La meditazione è andare nella psiche per vedervi tutto questo da voi stessi - vedere e rivedere, fin che diventa la mentalità in cui vivete. La moralità è esprimerlo (tutto questo) nel mondo in cui vivete, attraverso l'esempio personale e l'azione responsabile, diretta ultimamente verso la vera comunità (sangha) di "tutti gli esseri".

Quest'ultimo aspetto significa, per me, sostenere ogni rivoluzione culturale o economica che si muove chiaramente verso una società libera, internazionale, senza classi; la "rivoluzione sessuale", "il vero comunismo". Le culture tradizionali sono comunque condannate, e piuttosto che aggrapparsi senza speranza ai loro aspetti buoni si dovrebbe realizzare che ogni cosa che è o era valida in ogni cultura può esser ricostruita attraverso la meditazione, scavando nell'inconscio. Significa resistere alle menzogne e alla violenza dei governi e dei loro funzionari irresponsabili. Contrattaccare con la disobbedienza civile, il pacifismo, la poesia, la povertà - e la violenza, se è questione di ripulire qualche irrecuperabile violento o di spingere la rogna al largo del molo. Difendere il diritto di fumare marijuana, di mangiare peyotl, d'essere poligamo, poliandro, oppure omosessuale - e imparare dalla gente hip fellahin dell'Asia e dell'Africa attitudini e tecniche messe al bando dall'occidente giudaico-cristiano. Rispettare l'intelligenza e la conoscenza ma non come avidità o mezzi al servizio del potere personale. Lavorare sulla propria responsabilità, senza dualismo tra fini e mezzi - mai un agente d'una ideologia - ma volenterosi d'aderire all'azione di un gruppo. "Formare la nuova società all'interno del guscio della vecchia". Roba vecchia. Così è il buddhismo. Lo vedo come una specie di disaffiliazione impegnata: "Anarchia buddhista"

1 commento:

  1. Molto interessante ... ho sempre amato il buddhismo, la trovo la sola religione, pardon, filosofia, che rispecchia l'esistenza. Perfetta direi. Hai letto Siddharta a proposito? Il paragone finale della vita con il fiume, le voci ... che descrizione anche quella. Non conoscevo Gary Snyder, da approfondire direi.

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